SUV range extender - Volkswagen ID. Era 9X: un cinema a bordo per sedurre il mercato cinese

4 Ruote - Mar 03,2026
La Volkswagen ha svelato gli interni della ID. Era 9X, maxi SUV costruita nell'ambito della joint venture con il gruppo Saic, e destinata al solo mercato cinese. A muoverla una soluzione tecnica inedita per il costruttore tedesco, ossia un powertrain range extender, con 1.5 benzina da 141 CV che si occupa di ricaricare le batterie delle due varianti in gamma, da 295 e 510 CV. Un tuffo nel lussoCon questo modello la Casa tedesca abbandona, almeno per il mercato cinese, l'austera sobrietà europea per puntare in maniera più decisa al lusso, interpretato in "chiave cinese", con materiali raffinati e soluzioni di grande impatto scenico: l'abitacolo è probabilmente quello a maggior densità tecnologica mai prodotto dalla Volkswagen. A dominare la plancia sono due schermi da 15,6" al centro e dal lato del passeggero, mentre per il conducente c'è solo un piccolo quadro strumenti annegato nella finitura in legno che attraversa l'intero abitacolo. Tolti i pulsanti sulle razze, non c'è praticamente traccia di comandi fisici (e vedremo se questo sarà un problema con le nuove normative cinesi). Maxi schermo posterioreL'effetto "wow" è riservato però ai passeggeri della seconda e terza fila, che possono contare su un pannello da 21,4" ad alta definizione, montato a soffitto e che scende elettronicamente, per un'esperienza quasi cinematografica (con tanto di regolazione dell'immagine per chi siede in posizione più avanzata). Nella ID. Era 9X c'è però anche tanta tecnologia "sottopelle", dall'intelligenza artificiale che interagisce in linguaggio naturale e interpreta le emozioni del conducente, alla navigazione assistita che dialoga con gli Adas di livello 2 avanzato.
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Suv full hybrid - Nuova Renault Austral E-Tech Series, arriva lallestimento esclusivo per lItalia: prezzi e dotazioni

4 Ruote - Mar 03,2026
La Renault ha presentato, in esclusiva per il mercato italiano, l'allestimento E-Tech Series per la Austral, la SUV media rinnovata nel 2025 con un restyling che è intervenuto principalmente sul frontale, per avvicinarlo a quello degli altri modelli della Regié, e nel confort di bordo. La nuova Austral E-Tech Series prevede di serie la carrozzeria in Nero Etoilé (che prima costava 1.000 euro), e aggiunge tra le opzioni disponibili il Blu Ardesia satinato.A bordo debutta un nuovo caricatore a induzione per la ricarica wireless degli smartphone con standard Qi2 (Magsafe per gli iPhone), con anello magnetico che assicura la massima potenza di ricarica sui dispositivi compatibili. Con la collaborazione dell'operatore virtuale Airnity, inoltre, per tre anni è possibile utilizzare la connessione di bordo (2GB/mese) per i dati delle app scaricate all'interno dell'infotainment OpenR Link.Arriverà a breve, con un aggiornament over-the-air, la AI di Google Gemini, che prenderà il posto dell'assistente vocale di Google precedentemente installato. Al posto della modalità di guida Perso (che sta per "personalizzato") ci sarà lo Smart Mode, che gestisce automaticamente il passaggio tra quelle predefinite (Eco, Confort e Sport) in base allo stile di guida del conducente. I prezzi della nuova Austral E-Tech Series Austral Evolution E-Tech series: 35.900 euroAustral Techno E-Tech series: 37.400 euroAustral Esprit Alpine E-Tech series: 40.400 euro
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Premi - World Car Awards 2026, ecco tutte le finaliste: il verdetto tra un mese al Salone di New York

4 Ruote - Mar 03,2026
L'edizione 2026 dei World Car Awards è ormai prossima a concludersi: i 98 giornalisti della giuria hanno infatti scelto, all'interno dellalista provvisoria definita a inizio anno, le tre finaliste per le sei categorie del premio, che anche quest'anno vede tra i suoi partner di riferimento la bergamasca Brembo.Il conto alla rovescia per sapere chi vincerà il riconoscimento terminerà l'1 aprile, quando il New York International Auto Show sarà il palcoscenico della premiazione finale. Le categorie e le finalisteDi seguito, l'elenco delle tre finaliste per ognuna delle sei categorie di vetture che saranno premiate alla manifestazione newyorkese.World Car of the YearBMW iX3Hyundai PalisadeNissan LeafWorld Electric VehicleBMW iX3Mercedes-Benz CLANissan LeafWorld Luxury CarCadillac VistiqLucid GravityVolvo ES90World Performance CarBMW M2 CSChevrolet Corvette E-RayHyundai Ioniq 6 NWorld Urban CarBaojun Yep Plus / Chevrolet Spark EUVFireflyHyundai VenueWorld Car Design of the YearKia PV5Mazda 6e / EZ-6Volvo ES90
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Guerra in Iran - Perché la filiera dellauto rischia un nuovo effetto Covid-19?

4 Ruote - Mar 03,2026
La crisi in Medio Oriente sta già iniziando a produrre i primi effetti economici: l'escalation militare e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz hanno causato un'impennata delle quotazioni petrolifere  che si tradurrà presto in un salasso per i consumatori. Vale per tutti i Paesi, Italia compresa.Ma quale sarà l'impatto sull'industria dell'auto? Abbiamo rivolto l'interrogativo a Francesco Zirpoli (foto sotto), docente presso la Venice School of Management dell'Università Ca' Foscari Venezia e direttore del Cami (Centre for Automotive and Mobility Innovation). A suo avviso, la crisi rischia di esacerbare problematiche già in essere da ormai diversi anni: L'attuale crisi in Medio Oriente, che per ora incide soprattutto sulla logistica dei componenti e sui costi dell'energia, non fa che rendere più evidenti fragilità già emerse durante la pandemia da Covid-19. Alla storica dipendenza dell'Unione europea dalle importazioni di materie prime si aggiunge infatti quella, altrettanto critica, dalla componentistica che costituisce il cuore delle nuove architetture dei veicoli - elettronica di potenza, semiconduttori, batterie e software. Listini a rischio rincariZirpoli delinea poi uno scenario dalle ampie conseguenze anche per gli automobilisti, che rischiano di assistere a ulteriori rincari dei listini, come avvenuto proprio negli anni post-pandemia. Senza un'accelerazione decisa nello sviluppo delle filiere dell'elettrico, dell'elettronica e del software, l'Ue si trova esposta a una doppia pressione. La prima - avverte il docente dell'ateneo veneziano - è di breve periodo: l'aumento dei costi della componentistica e dell'energia si traduce in prezzi più elevati e, in presenza di colli di bottiglia nelle forniture, nella scelta da parte dei produttori di privilegiare i modelli di fascia alta. quanto accaduto durante la pandemia, quando la scarsità di chip spinse a destinarli ai veicoli a maggior valore aggiunto, con una conseguente riduzione dei volumi produttivi e un aumento dei prezzi. Una dinamica analoga oggi colpirebbe i lavoratori e la catena di fornitura sul fronte dei volumi, e i consumatori su quello dei prezzi.In altre parole, l'eventuale prolungamento del conflitto oltre le quattro-cinque settimane indicate dal presidente degli Usa, Donald Trump, potrebbe causare danni alle tasche dei consumatori nel giro di pochissimi mesi. ... e fabbriche a rischio chiusuraTuttavia, Zirpoli segnala anche una seconda pressione di medio-lungo termine, dagli effetti potenzialmente devastanti per l'economia del Vecchio Continente: La perdita di competitività dell'industria europea e il rischio concreto di una riduzione strutturale della produzione sul territorio dell'Unione. Se la crisi non sarà l'occasione per rafforzare innovazione e autonomia strategica, ma porterà invece a un ripiegamento sulle tecnologie tradizionali, le debolezze strutturali dell'Ue si accentueranno.Dunque, per il docente, rallentare gli investimenti in digitalizzazione, elettrificazione e automazione avanzata, così come frenare il percorso verso l'indipendenza energetica basata sulle rinnovabili, non farà che ampliare il divario competitivo rispetto ai Paesi che stanno innovando e decarbonizzando più rapidamente.Al tempo stesso - conclude Zirpoli - aumenterà la dipendenza strategica dai produttori di petrolio e gas, i cui prezzi stanno già gravando in modo significativo sull'industria e sui consumatori europei.Insomma, la crisi in Medio Oriente rappresenta un serio campanello d'allarme per l'intera filiera dell'auto europea.
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Guerra in Iran - Cosa rischia lauto se a Hormuz si ferma anche lalluminio?

4 Ruote - Mar 03,2026
La guerra in Iran rischia di rivelarsi oltremodo controproducente per il mondo dell'auto. E lo sarà ancor di più se venisse confermata l'ipotesi di un prolungamento del conflitto ben oltre le poche settimane previste dal presidente degli Usa, Donald Trump. A tal proposito, il tycoon non ha escluso l'ipotesi peggiore: Avevamo preventivato quattro-cinque settimane, ma abbiamo la capacità di andare oltre.E se si concretizzasse proprio tale ipotesi? Quali saranno le conseguenze per l'industria e il mercato delle quattro ruote? Abbiamo rivolto la domanda a Dario Duse (nella foto sotto durante il nostro ultimo QNext), Emea Leader del team Automotive & Industrial di AlixPartners, nonché responsabile della filiale italiana. Lo scenario tratteggiato dall'esperto non è certo positivo, perché il rincaro dei fattori energetici ha un ovvio riflesso su una domanda già di per sé stagnante. Insomma, l'escalation non aiuta di certo il mercato. Il caso dell'alluminioAnche prima dello scoppio della guerra in Medio Oriente, l'automotive deteneva saldamente la non invidiabile prima posizione tra le industrie più disrupted', esordisce Duse, secondo il quale l'aumento del prezzo dell'energia e, in particolare, del petrolio (Brent salito di oltre il 15% in pochi giorni), in generale non aiuta un mercato dell'auto già stagnante.Tuttavia, l'esperto va oltre, ponendo l'accento su un caso finora poco affrontato nel più ampio dibattito sugli effetti dell'escalation per materie prime cruciali come il greggio e il gas. Infatti, la chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe causare anche tensioni nelle catene di approvvigionamento: per esempio, più del 20% dell'alluminio diretto verso gli Stati Uniti transita da lì, per cui una chiusura protratta potrebbe causare interruzioni delle forniture simili a quelle già sperimentate dall'industria con la carenza dei chip (con impatti molto più severi e duraturi) e con il blocco, per fortuna limitato, dello Stretto di Suez.E tutto ciò riguarderebbe un metallo utilizzato in una molteplicità di componenti e che rappresenta complessivamente circa il 15% del peso di un'automobile moderna (quota in aumento, anche per compensare la crescita di peso legata all'elettrificazione). L'auto non è immune alle crisiIn breve, per Duse, un generalizzato aumento dei costi dell'energia - già particolarmente penalizzante per l'auto in Europa e, in particolare, in Italia -, associato a un ulteriore indebolimento della domanda e a un aumento dei costi legato allo shortage, potrebbe causare effetti importanti se il blocco si prolungasse.Certo, l'industria ha ormai imparato a gestire e minimizzare gli impatti, ma essere attrezzati per la gestione e il monitoraggio non significa essere immuni da conseguenze potenzialmente molto pervasive a livello di componenti, conclude l'esperto di AlixPartners. In altre parole, anche l'industria dell'auto avrebbe tutto l'interesse ad assistere a quella de-escalation auspicata da più parti.
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Guerra in Iran - Cosa cambia per il mondo dellauto tra energia, costi industriali e prezzi finali?

4 Ruote - Mar 03,2026
Il Medio Oriente è in fiamme e nel mondo dell'auto il fuoco cova sotto la cenere. Tutti si aspettano che l'onda d'urto del conflitto investa, in senso figurato, il settore, con pesanti ripercussioni per l'industria automobilistica e per gli automobilisti. Per quantificarne la portata, però, è ancora presto. Anche perché la magnitudo degli effetti di medio-lungo periodo dipenderà anche dalla durata del conflitto. Quattroruote seguirà quotidianamente lo scenario per aggiornarvi su un quadro per definizione dinamico, cercando di rispondere ai quesiti più diffusi, anche con l'ausilio del parere di esperti dei carburanti e dell'energia, delle forniture e della produzione.I fattori in giocoIntanto, vediamo di mettere in fila i fattori in gioco, tra geopolitica ed economia domestica, con una premessa: le ripercussioni più importanti sono strettamente legate alla strategia militare dell'Iran, che punta ad allargare il conflitto dandogli una dimensione regionale e colpendo, oltre alle basi militari americane nell'area, anche le infrastrutture energetiche dei Paesi alleati degli Stati Uniti, dall'Arabia Saudita al Qatar, dagli Emirati al Kuwait.Abbiamo affrontato a parte i primi riflessi di questa strategia sulle quotazioni internazionali del petrolio, ma anche del gas, specie dopo gli attacchi ai siti produttivi in Qatar, che - dallo scoppio della guerra in Ucraina - è diventato uno dei principali fornitori di Gnl (gas naturale liquefatto, trasportato via nave) per l'Europa e per l'Italia in particolare.Il nodo del gasVista la rilevanza del gas nella produzione di energia elettrica, è chiaro quanto questo aspetto sia ancora più allarmante dell'impennata del prezzo del greggio. Bollette energetiche più care significano non soltanto un aggravio per le tasche dei consumatori, ma anche un aumento dei costi di produzione industriali, inclusi quelli della manifattura di auto e componenti.Inoltre, per la prima volta, una crisi nel cuore dell'area petrolifera per antonomasia rischia di avere riflessi sull'auto elettrica analoghi, se non maggiori, a quelli che potrebbero colpire i veicoli termici: un effetto paradossale. Fortunatamente, l'Italia - se è vero che riceve circa un quinto del gas dal Qatar - ne acquista una quota ben maggiore, vicina al 50%, dagli Stati Uniti e anche dall'Algeria. Inoltre, dispone di riserve superiori alla media europea. Se la crisi non dovesse protrarsi troppo a lungo, il Paese potrebbe riuscire ad ammortizzare le conseguenze più pesanti. I costi dei componenti fossiliI rincari energetici, però, sono soltanto l'aspetto più immediato e visibile dello spettro di ripercussioni innescate dall'operazione Ruggito del leone. ragionevole aspettarsi conseguenze a medio-lungo termine sull'intera filiera automotive.Il primo fronte riguarda i rincari di componenti a base fossile, come i polimeri utilizzati per plance, pannelli interni delle portiere, console, guarnizioni, paraurti e altri elementi. La pubblicazione specializzata Automotive Manufacturing Solutions riporta la stima di diversi analisti secondo cui, in uno scenario di crisi prolungata, i costi di questi componenti potrebbero aumentare di una percentuale compresa tra il 15% e il 25%.L'impatto sui trasportiUn altro fattore chiave è l'aumento dei costi di trasporto, legato all'insicurezza delle rotte marittime non solo nello Stretto di Hormuz, attraversato principalmente da petroliere e navi cariche di gas liquido, ma anche nello Stretto di Bab el-Mandeb, all'imboccatura del Mar Rosso, dove gli Houthi, legati all'Iran, hanno già minacciato di riprendere le azioni ostili contro i mercantili.Rotte alternative più lunghe e rincari delle tariffe assicurative rischiano di allungare i tempi di consegna di auto e ricambi e di provocare una nuova impennata dei prezzi per l'utente finale.
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