Santana Motors - Spagna, parte la produzione dei pick-up 400: in arrivo anche in Italia

4 Ruote - Dic 11,2025
Il ritorno sul mercato del marchio spagnolo Santana si completa con l'avvio della produzione nella fabbrica di Linares: dopo uno stop durato 14 anni, l'azienda ha presentato con il CEO Edu Blanco la propria strategia annunciando anche una partnership con la cinese BAIC. Diesel o plug-in hybrid, anche in ItaliaIl rilancio della Santana inizia con la produzione dei pick-up doppia cabina 400D diesel 190 CV e 400 PHEV plug-in hybrid benzina da 429 CV e 120 km di autonomia elettrica, commercializzati attraverso una rete che include Spagna, Portogallo, Andorra, Gibilterra e Italia. Tra le caratteristiche dei veicoli spiccano gli Adas di Livello 2 con 28 diversi dispositivi di assistenza alla guida e il doppio display interno da 10,25 e 14,6 pollici. Un modello da competizione derivato dal pick-up 400 della Santana Racing sarà inoltre impegnato nella Dakar con il pilota Jesús Calleja e lo stesso CEO Edu Blanco come navigatore. Con BAIC per nuovi modelli destinati all'EuropaIn parallelo, la Santana Motors ha siglato un accordo strategico con la cinese BAIC che prevede la produzione e la commercializzazione di nuovi Suv a marchio Santana tra il 2026 e il 2028: i veicoli saranno prodotti in Spagna con la formula SKD (Semi-Knocked Down), ovvero con l'assemblaggio finale di componenti semicompleti provenienti dall'Asia e caratterizzati dal design specifico della Casa spagnola.
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Modellini - K.I.T.T. e K.A.R.R. tornano in scala 1:43: le Pontiac di Supercar firmate Norev

4 Ruote - Dic 11,2025
Le celebri Pontiac Firebird Trans-Am K.I.T.T. e K.A.R.R., protagoniste e antagoniste del mitico telefilm Supercar, rivivono in scala 1:43 grazie alla francese Norev. Due modelli che, pur condividendo la stessa carrozzeria in metallo, si distinguono per dettagli iconici e finiture curate. A colpo d'occhio, entrambe presentano proporzioni corrette, superfici pulite e una verniciatura lucida e precisa. K.I.T.T. si riconosce subito per il look total black e il celebre scanner rosso anteriore, riprodotto con un inserto che cattura perfettamente l'atmosfera del telefilm. Realistici anche i cerchi, fedeli all'originale.K.A.R.R., la gemella ribelle, mantiene l'impostazione generale ma sfoggia i suoi tratti distintivi: la banda scanner gialla, resa con un elemento brillante che contrasta con il nero profondo, e la verniciatura argentata della parte inferiore. Le ruote, invece, restano identiche a quelle di K.I.T.T. In scala 1:43 l'abitacolo non può essere dettagliatissimo, ma Norev riesce a riprodurre gli elementi più iconici: sedili anatomici chiari, ben scolpiti, e una plancia che richiama il cruscotto futuristico dell'epoca. Le trasparenze sono limpide e permettono di apprezzare l'interno senza deformazioni, un risultato tutt'altro che scontato su modelli compatti ed economici. Insieme ricreano uno dei duelli più iconici della TV anni '80: una coppia inseparabile che ogni appassionato dovrebbe esporre a muso duro, una contro l'altra. Il prezzo? Circa 15 euro ciascuna, facilmente reperibili nei negozi specializzati. Due scintille di nostalgia perfette per la tua mensola accanto alla TV.
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Anfia - Uniti con governo e Stellantisper un rilancio

4 Ruote - Dic 10,2025
La correzione urgente del piano che dal 2035 metterebbe al bando in Europa la produzione di motori endotermici è stata al centro dell'assemblea nazionale dell'Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), tenutasi a Roma sotto il titolo Il futuro è adesso! L'automotive europeo come fattore essenziale di autonomia strategica. Roberto Vavassori, presidente di Anfia, lo ha sottolineato alla vigilia di quel 16 dicembre - salvo altri rinvii in cui la Commissione europea dovrebbe comunicare un nuovo pacchetto di regole per il settore. in questi giorni che si decide il futuro dell'Europa fra un declino irreversibile e un rilancio industriale, ha sottolineato il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, collegato in video poco prima di incontrare il ministro dell'economia tedesco con cui l'Italia fa fronte comune nella richiesta di deroghe al 2035. Il nostro principio guida è la libertà di scelta e non ci acconteremo di palliativi, rinvii o di misure tampone. Gli ha fatto eco da Detroit, collegato sempre in video, Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis. Siamo a un bivio. In un contesto così complesso, l'Europa è chiamata a un buonsenso e a una maggiore flessibilità, con nuove regole basate sulle neutralità tecnologica. Con vista, ha specificato Filosa, sull'orizzonte della salvaguardia dell'ambiente, del lavoro e del suo aspetto sociale e della accessibilità ai prodotti per i consumatori. Per poi citare l'amministrazione Trump come esempio di pragmatismo nell'allentare da una parte la regolamentazione sulle emissioni di CO2, dall'altra nello spingere l'industria a investire in casa anche grazie ai dazi sull'import. Urso e Vavassori hanno colto l'occasione per ricordare l'urgenza degli impegni per l'Italia presi da Stellantis l'anno scorso, quando Filosa non era ancora stato nominato a capo della multinazionale dell'auto. L'unione di intenti di Anfia, Stellantis e governo deve essere il punto nodale sul quale sviluppare la strategia nazionale", ha detto il presidente di Anfia. Il top manager è stato pronto: il gruppo ha investito i 2 miliardi promessi per gli stabilimenti italiani, con particolare attenzione alla nuova Jeep Compass a Melfi e al ritorno della Fiat 500 ibrida a Mirafiori, così come i 6 miliardi di acquisti di componentistica da fornitori locali sono diventati sette, stiamo facendo i conti. La burrasca fra governo e Stellantis sembra acqua passata, stando almeno al confronto a distanza avvenuto all'Anfia: L'obiettivo ha chiosato Urso è che l'anno prossimo non si parli più di crisi ma di rilancio. 
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Intervista - Pietrantonio (Unrae): passare dal green deal al competitiveness deal

4 Ruote - Dic 10,2025
Partiamo dal mercato. Che cosa prevedete per fine anno e soprattutto per il 2026?Il mercato continua essere non particolarmente brillante e perde terreno anche rispetto al 2024, anno in cui, nel confronto con il 2019, avevamo perso 360 mila unità, un volume pari all'intero mercato della Svezia. un mercato in cui indubbiamente c'è un pre-Covid e un post-Covid, ma in cui, meglio, c'è un pre-transizione e un post-transizione con tanti cigni neri nel mezzo: Covid, guerre, chip shortage, approvvigionamento delle materie prime. Ciò premesso, il canale dei privati in sofferenza indica che i consumatori sono in attesa. L'aumentato peso delle autoimmatricolazioni, seppur non particolarmente rilevante, è un altro segnale di mercato non brillante. Così come il noleggio a lungo termine, che pure cresce e sconta il fenomeno delle captive, indicativo del fatto che alcune Case stanno spingendo su quel canale per compensare la scarsa domanda di privati. Tutti questi segnali ci fanno pensare che il 2025 chiuderà con un leggero segno meno rispetto al 2024. Per quanto riguarda il 2026, invece, prevediamo una crescita dell'1,3% che porterebbe il totale del mercato a poco più di 1.540.000 targhe, il 20% in meno rispetto al 2019. Quindi, comunque, un mercato in sofferenza cronica. Come giudica l'ultima tornata di incentivi, esauriti nell'arco di poco più di 24 ore?Non è questo il modo di incentivare la transizione. Anche stavolta c'è stata una lunghissima attesa, che ha rallentato il mercato per mesi, seguita da una fiammata improvvisa, con circa 55 mila voucher erogati in poco più di un giorno, che adesso andranno confermati in contratti di vendita. Sia chiaro, l'Unrae accoglie con favore tutte le risorse destinate all'automotive, e quindi ben vengano questi 595 milioni che sono stati dirottati da altri fronti, ma quello che auspichiamo è una misura di medio-lungo periodo che orienti meglio i consumatori e che dia la possibilità agli operatori di fare una pianificazione più equilibrata. Possibile che qualcuno abbia comprato un'elettrica solo perché costava meno di uno scooter? E che questa fiammata possa mettere in moto il mercato dell'auto elettrica anche in Italia?Sappiamo che le auto che costavano di meno sono state quelle più approcciate nelle concessionarie, coerentemente con lo spirito dell'iniziativa, rivolta a persone con Isee più basso e che normalmente hanno più difficoltà ad acquistare un'auto nuova. Bisognerà vedere se questi clienti si sono avvicinati all'auto elettrica perché hanno ritenuto solamente di poter fare un affare o per scelta consapevole. Lo sottolineo perché in Italia manca ancora la familiarità con questa tecnologia, il parco circolante attuale di elettriche è talmente basso che non si ha nemmeno la possibilità di attingere all'esperienza di parenti o amici. Certo, sappiamo che chi guida una Bev si trova mediamente bene e che se si usano gli ingredienti giusti, tra cui una narrazione positiva, e si abbandona la logica della contrapposizione ideologica tra fazioni avverse, l'elettrico potrebbe crescere rapidamente anche in Italia e allinearsi quantomeno con le medie europee. Lo auspichiamo perché c'è bisogno che l'Italia non sia percepita come un mercato di serie B da questo punto di vista. Secondo lei la stagione degli incentivi a perdere una tantum può dirsi definitivamente archiviata?Lo spero perché, come ho detto prima, questo continuo stop & go determina distorsioni sul mercato. Bisogna superare questa logica e approdare a misure strutturali e intelligenti, come una rinnovata fiscalità sulle auto aziendali. Siamo convinti che produrrebbe il massimo risultato in tempi piuttosto brevi perché le aziende reagiscono in maniera molto veloce ai benefici fiscali. Misure che a fine settembre avete chiesto al governo con le altre associazioniAbbiamo dimostrato che le associazioni possono fara squadra. Abbiamo proposto alle istituzioni una ricetta in sei punti che auspichiamo poter essere discussi in maniera coordinata con i diversi ministeri coinvolti. Uno dei punti chiave della lettera è, appunto, la riforma fiscale dell'autoIn Paesi come la Spagna e in Belgio, dove sono state adottate le formule giuste, la leva fiscale ha funzionato. Ecco, se dovessi fare una gerarchia rispetto ai punti individuati con le altre associazioni la revisione della fiscalità sarebbe il primo: avrebbe benefici rapidi su immatricolazioni, emissioni e sulla sicurezza stradale. Come dicevo, le aziende sono estremamente reattive. Lo abbiamo visto quest'anno con la riforma della disciplina fiscale dei fringe benefit, che ha immediatamente riorientato le auto assegnate in uso promiscuo verso le plug-in (+77% gennaio/ottobre). Rivedere ad esempio la deducibilità permetterebbe nel giro di poco tempo di immettere sul mercato dell'usato, la cui domanda resta alta perché il bisogno di mobilità delle persone non trova una risposta nel mercato del nuovo, vetture con minori emissioni inquinanti e climalteranti e con le migliori tecnologie per la sicurezza. Con un beneficio per le casse per lo Stato perché tutto il mercato dell'auto girerebbe più velocemente. Con l'iniziativa di Torino avete chiamato in causa la politica. Sono passati quasi tre mesi. La politica ha risposto oppure la lettera è caduta nel vuoto?Abbiamo avuto una risposta che non ritengo soddisfacente. Ci ripromettiamo di tornare alla carica per stimolare un'ulteriore discussione rispetto all'attuale tavolo automotive, che a nostro avviso non è strutturato nella maniera migliore per stimolare le iniziative che servirebbero per rilanciare questo settore. Sempre a proposito di politica, sullo sfondo resta, nello scenario del 2035, l'ipotesi di una revisione delle modalità o dei tempi del phase out. Che cosa sarebbe meglio per i consumatori e per l'industria dell'auto?Un maggiore senso di realtà, che si è un po' perso negli anni scorsi, in cui né il consumatore né i produttori sono stati considerati. Il senso di realtà di cui parlo vedrebbe certamente l'elettrico in progressione molto rapida, ma probabilmente con un orizzonte più in là del 2035. C'è una possibilità, secondo lei?Una serie di recenti aperture, incluse quelle sui biocarburanti o sulle plug-in e auspicabilmente anche sulle full hybrid ci fanno sperare in un approccio finalmente pragmatico alla transizione, che tenga conto di analisi fattuali, delle esigenze dei consumatori e della competitività dell'industria europea. L'importante è che, qualsiasi decisione si prenda, non passi il messaggio di un fallimento dell'elettrico, sarebbe un disastro. Chi vuole il bene dell'auto, parlo anche dei media, non deve mettere in cattiva luce nessuna tecnologia, bensì raccontarne al meglio caratteristiche, pregi e difetti. Per esempio, sarebbe auspicabile un maggiore approfondimento sulle potenzialità dei biocarburanti e se possono essere veramente efficaci in un percorso di transizione. Così come una narrativa più equilibrata sulle auto elettriche. L'industria dell'auto in Italia è al lumicino e in Europa teme l'auto cinese. Che da un anno, tra l'altro, è sottoposta ai dazi Un mosaico complicato aggravato da un'offerta superiore alla domanda e dallo spettro di nuova crisi dei semiconduttoriPurtroppo, l'Europa paga anni di frammentazione e di lentezze decisionali, di burocrazia, di regole complesse, di costi elevati, di un mercato interno che non cresce o cresce poco. Tutto questo, invece, non è accaduto in Cina. I cinesi nell'ultimo decennio hanno portato nell'industria dell'auto tecnologia, qualità e prezzo. La chiamata alle armi europea dovrebbe essere più sull'innovazione che non sul protezionismo, che rischia di essere miope e persino controproducente in un mondo globalizzato e interconnesso. Bisognerebbe avere una visione e un piano industriale europeo che integri la produzione, la ricerca tecnologica, il design, il software. Bisogna passare dal Green Deal a un Competitiveness Deal. Per quanto riguarda l'Italia, c'è bisogno di rimettere al centro della discussione l'auto. L'auto ha dato tanto all'Italia, ora forse l'Italia deve tornare a dare qualcosa all'auto. La stessa cosa in Europa. La Cina può servire come stimolo per reagire proprio sul piano della competitività e dell'innovazione. Il know-how ce l'abbiamo, è tempo di utilizzarlo con vigore supportati da adeguate politiche industriali. Il fatto che si stia parlando con toni diversi del Green Deal o comunque del percorso dell'auto nella direzione della decarbonizzazione può aiutare l'industria europea e avere positive ripercussioni sull'Italia.
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Anteprima - Cupra 2026: tutte le novità in arrivo, dalla Raval alla nuova Formentor VZ5

4 Ruote - Dic 10,2025
Il 2026 sarà un anno chiave per la Cupra, con una gamma rinnovata e modelli inediti che puntano su sportività, prestazioni e design aggressivi. Dalla compatta Raval alla sportiva Formentor VZ5, passando per aggiornamenti e serie speciali, ecco tutte le novità in arrivo, con date, motorizzazioni e prezzi. Cupra Raval: l'elettrica compattaQuesta hatchback è la prima di una famiglia di quattro elettriche compatte che il gruppo Volkswagen presenterà nel corso del prossimo anno, basata sulla nuova piattaforma Meb+. Lunga 4 metri e con un passo di 2,60, rispetto agli altri modelli la Raval potrà contare su una serie di modifiche volte a migliorarne il comportamento su strada: tra queste, l'assetto ribassato di 15 mm, lo sterzo progressivo e il Dynamic Chassis Control con ammortizzatori adattivi. Tre le versioni previste: Dynamic e Dynamic Plus, con powertrain da 210 CV, e la VZ Extreme da 226 CV. La versione più potente avrà anche le carreggiate allargate di 10 mm e un differenziale a controllo elettronico a slittamento limitato. Le altre novità dell'architettura Meb+ sono i freni a disco per tutte le ruote (sulla Meb dietro ci sono i tamburi), lo schema MacPherson all'anteriore e ponte torcente al posteriore. Le batterie saranno al litio ferro fosfato con tecnologia Cell-to-Pack, per offrire maggior densità e costi inferiori: in base alla versione l'autonomia stimata varia da 400 a 450 chilometri. La Raval sarà svelata nella sua interezza (interni compresi) a febbraio del prossimo anno.Quando arriva: primavera 2026Motorizzazione: elettrica, da 210 e 226 CVQuanto costerà: prezzi a partire da 26 mila euro Cupra Born: facelift per la prima elettrica del marchioLa prima elettrica di Martorell (costruita sulla base della Volkswagen ID.3) ha debuttato nel 2021, ed è giunto anche per lei il tempo di un aggiornamento: le novità riguarderanno principalmente i gruppi ottici, anteriori e posteriori, che andranno a richiamare quelli degli ultimi modelli della Casa spagnola. Attesi anche nuovi materiali e finiture per gli interni, che già con il MY26 hanno beneficiato di un upgrade tecnologico. Nessuna novità per quanto riguarda powertrain e batterie, che dovrebbero rimanere quelle attualmente in gamma: motori da 150 kW (204 CV), 170 kW (231 CV) e 240 kW (326 CV) per la più potente VZ, accumulatori da 59 e 79 kWh netti.Quando arriva: primavera-estate 2026Motorizzazione: elettrica, da 150 a 326 CVQuanto costerà: come l'attuale, da 40.100 euro Formentor VZ5, il ritorno del 5 cilindriTorna, in serie limitata, la più potente delle Suv della Cupra, mossa dal 5 cilindri turbo da 2.5 litri di origine Audi (montato anche sulla RS3), con 390 CV di potenza e 480 Nm di coppia massima. Cambio automatico a doppia frizione a sette rapporti, abbinato alla trazione integrale con Torque Splitter. A renderla ancor più aggressiva provvedono i cerchi da 20 e i quattro terminali di scarico su due livelli e color rame. Di questa Formentor ne verranno prodotti solo 4.000 esemplari, suddivisi tra tutti i mercati in cui è presente il marchio spagnolo.Quando arriva: inizio 2026Motorizzazione: benzina da 390 CVQuanto costerà: non dichiarato Leon VZ e VZ TCR, omaggio alle corseNel 2026 la Cupra renderà omaggio ai successi in pista della berlina impegnata nelle competizioni del motorsport. A fine 2026 arriverà la Leon VZ TCR Special Edition, prodotta in 499 esemplari (quante sono le Leon da gara vendute nel corso degli anni) e caratterizzata da grafiche esclusive sulla carrozzeria, spoiler sul tetto e numerosi altri dettagli aerodinamici. All'interno ci sono i sedili Cup Bucket con guscio in carbonio e cinture a quattro punti. A muovere la più cattiva delle Leon ci sarà il 2.0 turbobenzina da 325 CV (239 KW) e 420 Nm di coppia della Golf GTI Edition 50, abbinato al cambio DSG a doppia frizione a 7 rapporti e differenziale anteriore autobloccante elettronico. Per gestire tutta questa potenza sono presenti sterzo progressivo, telaio con controllo adattivo dell'assetto e freni Akebono a sei pistoncini. La VZ TCR sarà anticipata all'inizio del 2026 dalla Leon VZ: stesso motore, personalizzazione meno estrema e solo 1.500 esemplari.Quando arrivano: inizio 2026 (Leon VZ) e fine 2026 (Leon VZ TCR)Motorizzazione: benzina da 325 CVQuanto costeranno: non dichiarato Cupra Tribe Edition: serie speciale per Leon, Formentor e TerramarPresentata all'IAA di Monaco dello scorso settembre, questa serie speciale sarà lanciata sulla Leon (anche Sportstourer), sulla Formentor e sulla Terramar, disponibile per tutte le motorizzazioni in gamma. In cosa si distingue? Per la tinta esclusiva Manganese Matt della carrozzeria, per la lavorazione a maglia 3D dei rivestimenti dei sedili, i cerchi di lega di disegno specifico, finiture in cromo scuro per loghi e lettering sulla carrozzeria.Quando arrivano: inizio 2026 (Leon), primavera 2026 (Formentor e Terramar)Motorizzazioni: benzina, mild hybrid, gasolio, plug-inQuanto costeranno: prezzi non ancora annunciati
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Audi - Italdesign, c'è la svolta: UST Global acquista la maggioranza

4 Ruote - Dic 10,2025
La Italdesign passa ufficialmente di mano. Il gruppo Audi, infatti, ha firmato un accordo per cedere la maggioranza del capitale della società torinese a UST, società californiana, ma di proprietà indiana, specializzata in tecnologie digitali e servizi informatici.La cessione, conclusa al termine di un lunga maratona negoziale partita la scorsa primavera, rientra in un più ampio accordo di partnership strategica, che prevede la conferma dell'attuale società madre di Italdesign, la Lamborghini, nell'azionariato con una non meglio precisata "partecipazione significativa". Inoltre, la stessa Audi resterà "un partner strategico di Italdesign nel lungo termine, oltre che un importante cliente". Tra paure e cordate italianeL'operazione, di cui non sono stati precisati il valore dell'investimento e altri dettagli contrattuali, ha più volte alimentato preoccupazioni tra i lavoratori e i loro rappresentanti e spinto alcuni imprenditori a provare la strada della "cordata alternativa", con il coinvolgimento di Gruppo Adler, CdP e manager ex Fiat, pur di non lasciare andare all'estero uno dei fiori all'occhiello del design automobilistico italiano: fondata dal rinomato designer Giorgetto Giugiaro nel 1968, ha contribuito al lancio di veicoli entranti ormai nell'immaginario collettivo come la Volkswagen Golf o la Fiat Panda. E qualcuno si è perfino spinto a chiedere al governo di attivare il golden power per complicare i piani di Ust. Audi, però, ha preferito proseguire le trattative proprio con l'azienda californiana. Cosa cambia per ItaldesignOra UST potrà unire le sue competenze nell'intelligenza artificiale, nello sviluppo di veicoli software-defined e nella progettazione di ecosistemi digitali con il know-how di Italdesign nel design e nell'ingegnerizzazione dei veicoli e dei prodotti industriali, nella prototipazione, nella produzione di piccole serie e nell'elettronica automotive. Nel comunicato di ufficializzazione della cessione, si parla anche della possibilità per le due aziende di "offrire un portfolio completo e integrato di servizi - dall'ideazione e design iniziale allo sviluppo hardware e software fino ai sistemi di produzione - per supportare lo sviluppo di veicoli moderni e digitalmente avanzati". Inoltre, UST vuole sfruttare la sua rete in oltre 30 Paesi per ampliare la presenza internazionale di Italdesign. Quanto alla forza lavoro, l'acquirente si limita ad affermare che "in qualità di nuovo azionista di maggioranza", assumerà "la responsabilità operativa, valorizzando e rafforzando l'eredità italiana, la cultura del design e il talento dei dipendenti" dell'azienda torinese.Infine, il ruolo di partner strategico di lungo periodo dell'Audi è volto a garantire "continuità e collaborazione nelle aree che hanno definito la reputazione dell'azienda per oltre cinque decenni". Antonio Casu, amministratore delegato di Italdesign, è convinto che la "partnership porterà benefici a tutte le parti coinvolte" e consentirà all'azienda "di accelerare l'espansione del proprio portafoglio di servizi in nuovi mercati e di ottenere una penetrazione più profonda in diversi mercati internazionali". Per Geoffrey Bouquot, responsabile sviluppo tecnico di Audi, la collaborazione "continuerà a generare successo e risultati solidi sotto la nuova struttura proprietaria: Ust è il partner ideale per rafforzare le solide basi di Italdesign e aprire nuove opportunità di mercato". Infine Krishna Sudheendra, Ceo di Ust, ha assicurato l'obiettivo di "sostenere la visione di Italdesign, onorarne l'eredità e portare nuove capacità che aiutino il team a crescere ulteriormente". 
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