Mercato italiano - Auto a GPL, il 2026 inizia in nero: in un anno la quota di mercato si è dimezzata
L'infatuazione degli italiani per le auto a GPL si sta esaurendo? A dispetto delle indubbie economie di questo tipo di motorizzazione, i dati degli ultimi mesi dipingono un quadro oggettivamente difficile. Nel febbraio del 2024 le nuove immatricolazioni di auto a GPL erano state 14.522, e la quota di mercato su base annua superava il 10%. Nello stesso mese del 2025 c'era stato un leggero calo, a 13.976 targhe. Nel complesso, visti i risultati negativi di quel mese (-6,3%), il GPL se l'era cavata tutto sommato bene, aumentando addirittura la sua quota di mercato, passata dal 9,7% al 9,9%. Alla fine del 2025 la quota complessiva era del 9,2%, in leggero calo rispetto al 9,4% del 2024. Poi, qualcosa è cambiato. Un 2026 iniziato maleNegli ultimi due mesi, la situazione è precipitata: dopo il primo tracollo registrato a gennaio (-32,8%), a febbraio 2026 le nuove immatricolazioni dei modelli a GPL sono scese a 8.008, per una perdita secca del 42,7%. Considerando l'andamento estremamente positivo del mese (+14%), e quindi un maggior numero di auto vendute, la quota di mercato complessiva si è letteralmente dimezzata, passando dal 10% al 5%.Su base annua il dato è meno drammatico, ma di poco: si è passati dal 10,2% dei primi due mesi del 2025 al 5,7% del 2026. Spazio per riprendere quota ce n'è, ma la situazione non è delle più incoraggianti. Anche perché le stesse Case che sul GPL hanno sempre contato, in primis la Dacia, dicono che l'alimentazione vivrà fino al 2030 circa, per poi essere "schiacciata" dalle normative europee sulle emissioni. Arrivano le ibride a GPLIndipendentemente da quale sarà il futuro del GPL, non c'è un'unica causa dietro i risultati degli ultimi mesi: da un lato sta arrivando il restyling della Dacia Sandero, l'auto a GPL più venduta in Italia, e che non a caso è il modello che più ha perso quote di mercato. Dall'altro c'è una maggior offerta di modelli elettrificati (mild e full), che crescono del 32,6%. Negli ultimi mesi sono arrivati anche i primi modelli ibridi con motorizzazione bifuel a GPL: al momento l'unica a offrire questa soluzione è sempre la Dacia, con la Duster e la Bigster. Nel corso dell'anno dovrebbero però arrivare proposte anche da altri costruttori, a cominciare dalla Kia Sportage "tri-fuel", con un powertrain full hybrid e la doppia alimentazione.Certo, è presto per capire se sarà questa la chiave che segnerà un'inversione di tendenza nel mercato, ma i segnali - per quanto piccoli - sono incoraggianti: le ibride a GPL sono passate in un anno da 33 a 72 nuove immatricolazioni, con un incremento del 118,2% (+54,4% su base annua).I modelli più venduti in ItaliaIn attesa di osservare l'impatto dei nuovi modelli a GPL, ecco i dieci più venduti in Italia a febbraio 2026. 1. Dacia DusterCon 2.068 nuove immatricolazioni, la SUV della Dacia si conferma l'auto a GPL più venduta nel mese di febbraio. Lo scorso anno erano state 2.841: un calo legato (anche) all'arrivo della più grande Bigster, che all'inizio del 2025 non era ancora a listino. 2. Dacia SanderoIl modello che più di tutti ha perso quote in questi ultimi 28 giorni: 1.393 nuove targhe, contro le 5.053 del 2025. Un calo di oltre il 72%, legato soprattutto all'arrivo della versione aggiornata (con motori più potenti e serbatoio più capiente). 3. Renault ClioTutto sommato stabili le vendite della compatta francese: 904 immatricolazioni contro le 937 dell'anno scorso. Sulla sesta serie la versione bifuel non è ancora disponibile, ma dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. 4. Renault Captur: 577 (-58%)5. Dacia Bigster: 4006. Sportequipe 6: 387 (+674%)7. Kia Sportage: 253 (+5%)8. Kia Picanto: 233 (-16.49%)9. DR DR5: 20910. Dacia Jogger: 184 (-56%)
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BMW - M Performance Parts: arrivano il Track Kit per M2 e lo scarico per la M2 CS
Il catalogo BMW M Performance Parts si arricchisce di nuovi accessori dedicati alla M2. A partire dall'estate sarà possibile ordinare il Track Kit per la M2 e lo scarico M Performance per la M2 CS. Il primo sarà offerto ad un prezzo indicativo di 23.500 euro, tasse e montaggio escluso, mentre il secondo costerà 8.343,50 euro, montaggio escluso. Tutto per girare in pista con la M2Il Track Kit dedicato alla M2 è omologato per l'uso stradale ed è pensato per ottimizzare la vettura per l'uso nei trackday. Il pacchetto include lo splitter anteriore regolabile manualmente, i flicks laterali, nuovi deviatori dell'aria fissi per i passaruota e per il radiatore dell'olio e l'ala posteriore regolabile manualmente con terzo stop integrato. Quest'ultima, derivata dalla M3 GT3 e GT4 e regolabile su due incidenze, è dotata della posizione Race Mode per permettere di spostare di 50 mm la posizione dell'ala verso l'esterno, condizione in cui non è omologata per l'uso stradale. Il Track Kit inoltre comprende anche le sospensioni regolabili a 4 vie con possibilità di abbassare fino a -20 mm l'assetto. 8 kg in meno con lo scarico sportivo della M2 CSLo scarico sportivo dedicato alla M2 CS è stato invece ottimizzato per offrire un sound ancora più coinvolgente per la sportiva da 530 CV. I terminali con finitura in carbonio e titanio sono abbinati ad una costruzione leggera dell'intero impianto: in totale questo accessorio permette di risparmiare circa 8 kg rispetto allo scarico di serie, mantenendo l'omologazione stradale.
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Mezzi di soccorso - Hyundai sviluppa il robot vigile del fuoco: resiste fino a 800 gradi e spegne gli incendi da sol
Dopo gli operai, Hyundai punta ai robot vigili del fuoco. Pochi mesi fa la Casa coreana aveva svelato i primi dettagli di Atlas, l'automa pensato per le sue fabbriche, mentre ora l'automazione avanzata viene dedicata alla sicurezza. Dna militareIn un video intitolato A Safer Way Home, Hyundai ha mostrato all'opera questo nuovo mezzo autonomo realizzato con la locale National Fire Agency. Simile a un rover lunare, l'Unmanned Firefighting Robot (robot antincendio senza pilota) è basato su Hr-Sherpa, una piattaforma pensata per veicoli autonomi militari. Resiste a tuttoA bordo ha un motore elettrico che gli permette di raggiungere i 50 km/h, mentre le sei ruote motrici gli consentono di muoversi agevolmente su ogni terreno, macerie comprese. La carrozzeria isolata può resistere fino a 800 gradi centigradi senza subire danni, mentre il raffreddamento ad acqua protegge batterie e altri componenti. AI fisicaLa parte più affascinante del mezzo, però, è la piattaforma tecnologica. Grazie all'AI fisica, ovvero la fusione tra digitale e reale che consente all'AI di percepire l'ambiente, ragionare, pianificare e agire autonomamente, il robot fa leva sui suoi numerosi sensori, da quelli di temperatura alle telecamere a infrarossi, per identificare e valutare la situazione a distanza, muoversi verso i punti critici e attivare e direzionare le pompe ad alta pressione, regolando l'afflusso d'acqua. Imparare facendoMa non solo. I dati raccolti in ogni intervento vengono utilizzati per addestrare l'AI, innescando un circolo virtuoso che le permette di imparare facendo, un po' come faremmo noi umani. E, a proposito di umani, come spesso accade nella robotica, l'Unmanned Firefighting Robot non è pensato per sostituire i pompieri, ma per affiancarli in tutti quegli scenari troppo pericolosi per loro. Per ora almeno.
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Unrae - Cardinali: "Il Made in Europe è una forma di protezionismo"
Alla vigilia della sua presentazione, in calendario il 4 marzo, l'Industrial Accelerator Act, ossia il regolamento Ue sulle soglie minime di contenuto made in Europe nei sussidi per le tecnologie strategiche, tra cui l'auto, finisce nel mirino del direttore generale dell'Unrae, Andrea Cardinali. Secondo cui è a tutti gli effetti una misura protezionistica, un intervento che protegge le inefficienze dell'industria europea, le sue debolezze, la sua mancanza di competitività e che non servirà a recuperare il gap nel lungo periodo.Iniziamo come sempre dal mercato. A febbraio le immatricolazioni sono aumentate del 14%, un boom che fa salire a +10,2% il consuntivo del 1 bimestre. Come va letto questo dato?Io partirei dal fatto che un anno fa il mercato arretrò, nel 1 bimestre, del 6%. Al netto di questo dato, dunque, l'incremento sarebbe del 4% sul 2024. Che è un risultato importante, non lo nego, però, considerando la persistente onda lunga degli incentivi, resterei con i piedi per terra.Analizzando i numeri dei singoli canali emerge ancora una volta il rent-a-car, che ha raggiunto una quota dell'11,7% a febbraio dopo l'8,7% di gennaio.Che cosa sta succedendo nel noleggio a breve termine?Credo che vi siano aspettative molto positive sulla domanda in vista di una Pasqua imminente e sulla scia delle Olimpiadi invernali appena concluse. In generale c'è un'attesa di turismo internazionale molto sostenuto. Però, anche in questo ambito, vorrei far notare che il 10,2% dei primi due mesi si confronta con l'8,7% del 1 bimestre 2019. Non parlerei di boom. Certo, rispetto al 2024 la quota è raddoppiata, ma è fondamentalmente in linea con la stima dei flussi turistici.Immagino che abbiate analizzato il +8,7% di gennaio. emerso qualcosa di anomalo?Nulla di particolare, se non che i top player hanno inflottato molto.Nessuna forzatura particolare?Possono esservi state operazioni push da parte di qualcuno, ma sono interventi fisiologici che ciclicamente fanno quasi tutti. Solo le parti conoscono i termini commerciali di queste operazioni. Per esperienza so che una società di noleggio può ottenere condizioni anche molto vantaggiose. Però il rent-a-car dà un grande vantaggio in termini di visibilità del prodotto. Sulla stessa macchina, nell'arco di sei mesi, siedono centinaia di persone: un bel boost in termini di brand awareness e potenza di fuoco nei test drive. Per le Case è un modo per far conoscere modelli nuovi o marchi nuovi: il rent-a-car ha anche una valenza di marketing.Che cosa si sa degli incentivi, annunciati dal governo il 30 gennaio scorso, al noleggio sociale, alle wall box private, ai motocicli e ciclomotori, ai veicoli commerciali e al retrofit a gas?Non ne sappiamo nulla. passato un meseSì, ma il governo è impegnato su altro, sui regolamenti europei.Si riferisce al cosiddetto Made in Europe che dovrebbe essere presentato il 4 marzo?Non solo a quello, ma su quello c'è grande attesa, perché l'Industrial Accelerator Act è un provvedimento trasversale, che riguarda tutta l'industria europea, non solo l'automotive: l'acciaio, l'alluminio, il cemento, i pannelli fotovoltaici, eccetera. E in ogni settore il concetto del Made in Europe, o del Buy European, se vogliamo, sarà declinato in maniera diversa. Il fatto che la presentazione del piano sia stata rinviata tre volte dimostra che non c'è un accordo. In generale viviamo un'eterna vigilia, sempre in attesa di qualcosa che dovrebbe cambiare le regole del gioco, senza che si sappia come, in che tempi e con quali conseguenze. Manca sempre un pezzo per avere il quadro completo. E sarà così anche dopo l'Industrial Accelerator Act, perché poi occorreranno i relativi regolamenti attuativi. Un'incertezza perenne.Sì, ma tutto questo, che certamente impatta sull'industria, non influenza le scelte d'acquisto dei consumatori e delle imprese.No, certo, il trasferimento dell'incertezza è in capo all'industria. In genere i regolamenti europei non hanno un impatto immediato sui clienti, tranne che sulle grandi flotte. Chi compra una vettura pensa soprattutto a dove potrà circolare oggi, non a quello che accadrà tra dieci anni, quando quella vettura andrà comunque sostituita. Sui consumatori e sulle aziende impattano molto di più le decisioni degli assessori alla mobilità di Roma o Milano, con i loro divieti e le revoche delle agevolazioni. Però non dimentichiamo che il Made in Europe, anche se non ha un effetto immediato sulle scelte di acquisto, avrà comunque un impatto sulle dinamiche di mercato, visto che, per esempio, riguarderà le commesse e gli appalti pubblici.L'Unrae è contraria al Made in Europe?Al di là del maquillage lessicale, che vuole ingentilirlo come resilienza industriale, il Made in Europe è a tutti gli effetti una misura protezionistica, molto più dei dazi compensativi, con probabili effetti collaterali inflazionistici. Si tratta di interventi che proteggono le inefficienze dell'industria europea, le sue debolezze, la sua mancanza di competitività. Riservandosi una quota obbligatoria di produzione continentale si tira il fiato nell'immediato, difendendosi dalla concorrenza internazionale, ma non si recupera il gap nel lungo periodo.In teoria si tratta di misure adottate per il tempo necessario a permettere all'industria europea di tornare competitivaIn teoria sì, ma per far diventare competitiva l'industria bisogna fare altro, non sottrarla alla competizione. Con un paradosso. Nella bozza che è circolata si escludono le batterie dalla quota minima di contenuto europeo. Un atto di realismo, perché soffriamo una dipendenza quasi assoluta dalle catene di fornitura estere, come peraltro sui microchip, altri componenti essenziali. Quindi ci tuteliamo dove siamo competitivi, nella componentistica tradizionale, e non dove siamo in ritardo e dobbiamo recuperare terreno. Mi sbaglierò, ma a me sembra un controsenso.Ha accennato alle flotte. Che cosa pensa del regolamento Ue sulle flotte?Che presenta storture evidenti. Prima di tutto l'approccio, che è sempre dirigistico: fissare regole e obiettivi da raggiungere. Peraltro senza sanzioni, e un obiettivo senza sanzione lascia il tempo che trova. Ma non si investe nei fattori abilitanti, indispensabili per arrivare al 45% di elettrico puro nel 2030. Così facendo, però, si corre il rischio che le aziende tornino ai rimborsi chilometrici. In Italia i rimborsi chilometrici delle auto private dei dipendenti sono interamente deducibili, a differenza dei costi di flotta. E spesso si tratta di auto vecchie e inquinanti, oltre che meno sicure. Noi stiamo chiedendo da anni una defiscalizzazione delle auto a basse, bassissime e zero emissioni. Se il governo non interviene muovendo la leva fiscale, le aziende non seguiranno le autorità di regolazione.Che cosa accadrà secondo lei?Penso che nei prossimi mesi il regolamento verrà smontato e rimontato: ogni Paese si metterà a negoziare il proprio target, visto che gli obiettivi sono stati definiti in maniera totalmente astratta, ossia sulla base del Pil pro capite invece che sullo stato di avanzamento della transizione. Italia e Francia, che partono da posizioni distanti anni luce sulla transizione, hanno gli stessi target e le stesse scadenze. Non può funzionare. Sia chiaro, non rivendico la diversità dell'Italia, ma il punto di partenza è oggettivamente diverso. E raggiungere lo stesso traguardo nello stesso arco di tempo vuol dire, per chi parte indietro, un'accelerazione molto maggiore e uno sforzo immane. Il tutto senza strumenti economici o fiscali specifici.
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Auto aziendali - Dario Cerruti direttore flotte per Mitsubishi
Dopo l'annuncio dell'inizio della commercializzazione attraverso il nuovo importatore Bassadone Auto Italia, il percorso di rilancio di Mitsubishi Motor Italia e della sua gamma prosegue con una focalizzazione sul canale delle flotte aziendali. L'incarico di Fleet & Used director del marchio giapponese è stato assegnato a Dario Cerruti. Prima della responsabilità del comparto flotte e dell'usato per il marchio nipponico, Cerruti ha lavorato per oltre 25 anni nel mondo automotive e della mobilità, in società come LeasePlan, FCA, Drivalia e CA Auto Bank.
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Premi - Defender Awards, tutela ambientale e progetti umanitari: in Italia vince lassociazione "Salviamo lOrso"
Sono stati ufficializzati i sei vincitori internazionali della prima edizione dei Defender Awards, un'iniziativa globale volta a sostenere organizzazioni no profit impegnate in progetti umanitari e di salvaguardia ambientale.L'investimento complessivo di un milione di sterline conferma il legame storico del marchio Defender con il mondo del volontariato e della conservazione, iniziato nel 1948. Il premioOgnuna delle sei realtà selezionate riceverà un pacchetto di supporto concreto per potenziare le proprie attività sul campo: un finanziamento di 120.000 euro erogato nell'arco del biennio, un veicolo Defender in uso per due anni, nonché un supporto formativo specialistico curato da professionisti. Chi ha vinto in ItaliaPer il nostro Paese, il riconoscimento nella categoria Defenders of the Wild è andato a Salviamo l'Orso. L'associazione opera nell'Appennino centrale per proteggere i circa 60 esemplari rimasti di orso bruno marsicano, lavorando sulla riduzione dei conflitti con l'uomo e sul ripristino degli habitat naturali attraverso l'installazione di recinzioni elettrificate e il monitoraggio delle specie.I vincitori all'esteroGli altri vincitori globali includono progetti di riforestazione nel Regno Unito (Thousand Year Trust) e in Giappone (Next Common Labs), prevenzione sanitaria contro il cancro della pelle in Australia (Skin Check Champions) e protezione degli ecosistemi marini in Francia (PolluSub) e Sudafrica (The Litterboom Project). Le selezioni sono state effettuate da una giuria internazionale presieduta da Mark Cameron, Managing Director di Defender, e dalla biologa Moreangels Mbizah. I vincitori all'esteroGli altri vincitori globali includono progetti di riforestazione nel Regno Unito (Thousand Year Trust) e in Giappone (Next Common Labs), prevenzione sanitaria contro il cancro della pelle in Australia (Skin Check Champions) e protezione degli ecosistemi marini in Francia (PolluSub) e Sudafrica (The Litterboom Project). Le selezioni sono state effettuate da una giuria internazionale presieduta da Mark Cameron (Managing Director di Defender) e dalla biologa Moreangels Mbizah.
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In Fiera - KEY 2026: a Rimini il confronto su auto elettriche, transizione green e sovranità energetica europea
Ha preso il via oggi, al Palacongressi di Rimini, la terza edizione dell'evento B2B di KEY - The Energy Transition Expo, organizzato da Italian Exhibition Group in collaborazione con Elemens, società di consulenza e ricerca specializzata nel settore della sostenibilità. Come da tradizione, l'evento anticipa l'apertura della manifestazione dedicata alla transizione energetica, che si svolgerà dal 4 al 6 marzo alla Fiera di Rimini. Un'edizione più attuale che maiSe il tema dell'indipendenza energetica europea è centrale da anni, l'attuale instabilità geopolitica e il contesto di crisi in Medio Oriente rendono la manifestazione di estrema attualità. Dopo la giornata introduttiva B2B di oggi, l'evento vero e proprio proseguirà da domani a venerdì.In questo scenario, prima Quattroruote Fleet&Business e poi Quattroruote offriranno il proprio contributo attraverso due momenti di confronto dedicati anche all'auto elettrica. Mercoledì 4 marzo, il direttore editoriale Gian Luca Pellegrini modererà il convegno Come si elettrifica una flotta aziendale. Giovedì 5 marzo si terrà invece una tavola rotonda moderata dal direttore Alessandro Lago, La rete di ricarica dell'auto elettrica. Il focus degli incontri sarà la connessione tra fornitori di energia rinnovabile, infrastrutture di ricarica e aziende energivore, con l'obiettivo di promuovere la definizione e la sottoscrizione di Power Purchase Agreement (PPA), contratti di fornitura energetica a medio-lungo termine, strategici anche per lo sviluppo della mobilità elettrica.
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Auto in divisa - Austria, stop al progetto Tron: la polizia spedisce le elettriche dietro la scrivania
Il Ministero dell'Interno dell'Austria ha deciso di mettere la parola fine al progetto Tron, sperimentazione lanciata alla fine del 2023 per l'impiego di auto elettriche nella flotta a disposizione delle forze di polizia. A convincere il ministro Gerhard Karner sono state le numerose esperienze negative raccolte nel corso di questi mesi. Ci sono le ID., ma anche la TaycanIl progetto Tron puntava a stabilire se le auto elettriche potessero essere utilizzate per le normali operazioni di pattugliamento, con l'intenzione di modernizzare la flotta delle forze dell'ordine. Nella fase di sperimentazione sono stati schierati 24 veicoli concessi in leasing dal gruppo Volkswagen, in particolare Volkswagen ID.3 e ID.4, ma anche una più sportiva Porsche Taycan. Le vetture sono state impiegate a Vienna e in diverse altre zone del Paese, tra cui Tirolo e Stiria. Problemi operativiNel corso delle operazioni quotidiane sono emerse numerose criticità operative, legate soprattutto alle pause per la ricarica, alla limitata disponibilità continuativa delle auto e alla necessità di una flotta di riserva per coprire i turni più lunghi.Le ricariche, infatti, lasciano l'auto ferma alla colonnina per diverso tempo, creando vuoti nelle coperture operative che, per loro natura, hanno tempi morti non prevedibili, costringendo gli agenti a ricorrere a un altro veicolo.A ridurre ulteriormente l'autonomia ha contribuito anche l'aggravio di peso dovuto all'equipaggiamento e alla dotazione specifica dei mezzi di polizia.Secondo il sindacato di polizia, che fin dall'inizio aveva segnalato le problematiche poi emerse durante la sperimentazione, le auto elettriche attuali risultano più adatte a servizi amministrativi o ad attività di altra natura, dove è possibile pianificare meglio utilizzi e soste per la ricarica.Un'ulteriore lamentela riguarda la limitazione della velocità massima: un aspetto che nel pattugliamento ordinario non rappresenta un problema, ma che può diventarlo in caso di inseguimenti o interventi rapidi. Un futuro "dietro una scrivania"In attesa di valutare come evolveranno le auto elettriche e le infrastrutture di ricarica nei prossimi anni, il Ministero non esclude la possibilità di nuove sperimentazioni. Nel frattempo, però, le auto elettriche di pattuglia verranno spostate, come richiesto dagli agenti, verso incarichi di natura amministrativa o comunque non emergenziale.
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Guerra in Iran - Prezzi benzina e diesel in rialzo: gasolio ai massimi per lescalation in Medio Oriente
L'escalation militare in Medio Oriente produce i primi effetti sulle quotazioni petrolifere e, di riflesso, sui prezzi di benzina e gasolio. Staffetta Quotidiana, nella sua rilevazione giornaliera, evidenzia in particolare l'impennata del diesel, il carburante di riferimento soprattutto per il mondo dei trasporti.Se l'impatto sul Brent è stato finora tutto sommato limitato (+6,7%), quello sul gasolio è stato dirompente: la quotazione è aumentata di oltre il 16%, toccando un livello raggiunto l'ultima volta il 14 febbraio 2024, oltre due anni fa, mentre la quotazione della benzina è al massimo dal 23 giugno 2025. Questo ha scatenato un giro di rialzi sui listini dei prezzi consigliati dei maggiori marchi, i cui effetti sulle medie nazionali dei prezzi alla pompa si vedranno compiutamente da domani, segnala la testata specializzata. Rincari generalizzati per benzina e dieselStaffetta Quotidiana segnala, innanzitutto, i rialzi decisi dalle principali compagnie:Eni ha aumentato di quattro centesimi al litro i prezzi consigliati di benzina e gasolioIP ha deciso per un rialzo di tre centesimi sulla benzina e di sei centesimi sul gasolioQ8 ha stabilito un incremento di cinque centesimi su entrambi i prodottiTamoil ha optato per un aumento di tre centesimi su verde e dieselLe medie nazionali dei prezzi carburantiOvviamente i rialzi si riverseranno sui listini tra oggi pomeriggio e domani. Le medie nazionali, elaborate da Staffetta, fanno infatti riferimento a quanto comunicato ieri mattina (2 febbraio) dai gestori di circa 20 mila impianti all'Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy.Per ora non si registrano grandi variazioni. Al self service, la benzina quota 1,674 euro/litro, con un aumento di un millesimo sulla precedente rilevazione, mentre il diesel si attesta a 1,728 euro/litro, invariato.Al servito, la benzina viene venduta a 1,813 euro/litro, il gasolio a 1,865 euro/litro, il GPL a 0,690 euro/litro, il metano a 1,403 euro/kg e il GNL a 1,231 euro/kg, con questi ultimi due in lieve calo di un millesimo.Lungo le autostrade, la benzina viene venduta in media a 1,778 euro/litro, che salgono a 2,039 euro/litro al servito, mentre il gasolio quota 1,830 euro/litro, con 2,090 euro/litro al servito. Il GPL si attesta a 0,829 euro/litro, il metano a 1,462 euro/kg e il GNL a 1,301 euro/kg. Le medie nazionaliOvviamente i rialzi si riverseranno sui listini tra oggi pomeriggio e domani. Infatti, le medie nazionali, elaborate da Staffetta, fanno riferimento a quanto comunicato ieri mattina (2 febbraio) dai gestori di circa 20 mila impianti all'Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy. Per ora non ci sono grandi variazioni. Al self service la benzina quota a 1,674 euro/litro (+1 millesimo sulla precedente rilevazione) e il diesel a 1,728 euro/litro (invariato). Al servito, verde a 1,813 euro/litro (invariato), gasolio a 1,865 euro/litro (invariato), gpl a 0,690 euro/litro (invariato), metano a 1,403 euro/kg (-1) e gnl a 1,231 euro/kg (-1). Lungo le autostrade, la benzina viene venduta in media a 1,778 euro/litro (2,039 al servito), gasolio a 1,830 euro/litro (2,090), gpl a 0,829 euro/litro, metano a 1,462 euro/kg e gnl a 1,301 euro/kg.
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Mercato italiano - Le 50 auto più vendute in Italia a febbraio 2026: la classifica e i modelli leader
Ottimi risultati per il mercato italiano nel secondo mese del 2026: +14% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Secondo i dati diffusi dal ministero dei Trasporti, le nuove immatricolazioni di febbraio 2026 sono state 157.334 (a febbraio 2025 erano state 137.965). Con i valori di questo mese si assottiglia anche il divario pre-pandemia: secondo Unrae la differenza, rispetto ai livelli del 2019, è scesa al -11,3%. Corposo, in ogni caso, è il contributo delle autoimmatricolazioni, il 9,5% del totale e in crescita del 21%. Prosegue il periodo positivo per le auto elettriche, che anche a febbraio crescono dell'80% rispetto allo stesso mese del 2025. Ancora meglio fanno, come da qualche mese a questa parte, le ibride plug-in: a febbraio la loro crescita è stata del +116,2%. Segno positivo anche per le ibride (mild e full), mentre le motorizzazioni tradizionali continuano a perdere importanti quote di mercato: il dato peggiore è quello del Gpl, che perde il 42,7% rispetto a febbraio 2025. Fiat PandinaRimane inattaccabile, anche per il mese di febbraio, la citycar costruita a Pomigliano d'Arco: negli ultimi 28 giorni sono stati 12.603 i nuovi esemplari immatricolati, più del doppio della concorrenza di Avenger e di Grande Panda. Jeep AvengerLa B-SUV conferma l'ottimo risultato del mese scorso ed è seconda anche a febbraio: le nuove targhe sono 5.984. Avenger è seconda anche nella classifica di inizio anno. Questo modello è disponibile con powertrain benzina, mild hybrid (anche 4xe a trazione integrale) e full electric. Fiat Grande PandaBalza al terzo posto delle auto più vendute in Italia nel mese di febbraio anche la nuova segmento B della Fiat, che condivide la piattaforma con C3 e Avenger: a listino, anche in questo caso, troviamo motorizzazioni benzina, mild hybrid ed elettriche. Nel mese la Fiat Grande Panda ha registrato 5.500 nuove immatricolazioni. Leapmotor T03La citycar elettrica si prende a sorpresa il quarto posto della classifica delle auto più vendute in Italia: a gennaio 2026, con 942 immatricolazioni, era al 42esimo posto. Un mese dopo, l'exploit: a febbraio le nuove targhe della T03 sono state 4.778. Toyota Yaris CrossLa SUV giapponese, rigorosamente full hybrid, rimane tra le preferite degli automobilisti italiani e a febbraio si piazza quinta con 3.736 nuove immatricolazioni. Citroën C3Perde qualche posizione la best seller del Double Chevron, che con 3.131 nuove targhe nel mese di febbraio ottiene il sesto posto. Come Avenger e Grande Panda, questa cittadina è disponibile con motorizzazioni benzina, mild hybrid e full electric. Toyota Aygo XLa nuova versione della citycar giapponese, che monta un powertrain full hybrid molto efficiente (lo stesso della Yaris) conquista le simpatie degli automobilisti italiani: a febbraio le nuove immatricolazioni sono state 3.123, quanto serve per agguantare il settimo posto. Renault ClioLa sesta generazione della compatta francese conquista la copertina del nuovo numero di Quattroruote e arriva nelle concessionarie insieme ai primi modelli che circolano sulle nostre strade. Nel mese di gennaio, tra vecchio e nuovo modello, sono stati immatricolati 3.096 esemplari. Nella foto, la quinta serie. Renault CapturEntra nella top ten per il mese di febbraio, al nono posto, la crossover realizzata sulla base della Clio, disponibile anche con motorizzazioni full hybrid. Le nuove targhe di questo modello sono 3.054. Nella classifica di inizio anno occupa la stessa posizione. MG ZSDisponibile con motorizzazioni benzina e full hybrid, la nuova SUV della Casa anglo-cinese conquista la decima posizione, forte di 2.667 nuove targhe. 11. Dacia Duster - 2.63512. Volkswagen T-Cross - 2.63513. Toyota Yaris - 2.54214. Volkswagen Tiguan - 2.44815. Peugeot 208 - 2.36416. Nissan Qashqai - 2.33017. Opel Corsa - 2.18518. BMW X1 - 2.17519. Audi Q3 - 2.11420. Ford Puma - 2.08221. Dacia Sandero - 2.02322. Kia Sportage - 2.02123. MG MG3 - 1.94124. Volkswagen T-Roc - 1.82225. Peugeot 2008 - 1.81126. Peugeot 3008 - 1.79527. Hyundai Tucson - 1.70328. Volkswagen Golf - 1.68629. Alfa Romeo Junior - 1.56030. Suzuki Swift - 1.49731. Fiat 600 - 1.46132. BYD Seal U - 1.39733. Skoda Fabia - 1.38534. Omoda 5 - 1.37535. Citroën C3 Aircross - 1.29036. Toyota C-HR - 1.27237. BYD Atto 2 - 1.21438. Hyundai i20 - 1.18439. Fiat 500 - 1.17140. Nissan Juke - 1.09941. Audi A1 - 1.09342. Suzuki Vitara - 1.06243. Audi A3 - 1.05644. Skoda Kamiq - 1.03045. Kia Picanto - 1.01546. Lancia Ypsilon - 98647. Mercedes GLA - 97648. Renault Symbioz - 94249. Opel Mokka - 92650. Dacia Bigster - 921 Gruppi e marchiPer quanto riguarda i costruttori, al primo posto troviamo sempre il gruppo Stellantis, che a gennaio ha immatricolato 53.425 veicoli, per un incremento del 26.87% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, quando le targhe erano state 42.111. A tirare la crescita c'è soprattutto la Fiat (+42,86%), seguita dalla Opel (+32,38%), e poi Jeep (+7,59%) e Lancia (+6,48%). In calo Alfa Romeo (-1,91%), Citroën (-14,68%), DS (-9,81%), Peugeot (-3,04%) e Maserati (-42,51%). All'ottimo risultato del gruppo contribuisce anche la Leapmotor, che lo scorso anno di questi tempi debuttava sul mercato, immatricolando 218 vetture: a gennaio 2026 sono invece ben 5.008, con un incremento del +2.197,25%. Segno positivo anche per il gruppo Volkswagen, che a gennaio registra un +15,73 %: le nuove targhe sono 24.632, contro le 21.284 dello stesso mese dello scorso anno. In crescita tutti i marchi: Volkswagen (+3,67%), Audi (+27,81%), Cupra (+31,67%), Lamborghini (+39,53), Seat (+75,55%) e Skoda (+14,65%). In calo il gruppo Renault (14.064 targhe, -13,01%): segno più per la Losanga (+33,85%) e Alpine (+100%), mentre la Dacia risulta in forte calo (-39,85%). Stabili i risultati del gruppo Toyota (11.717 targhe, +0,46%), mentre segna buoni risultati il gruppo BMW (8.428 targhe, +11,17%). Scende Mercedes-Benz (4.220 targhe, -5,23%). In crescita MG (4.240, +2,64%), Kia (3.822, +11,56%), Suzuki (3.130, +6,79%) Mazda (1.133, +31,59%) e Subaru (200, +1,52%), Ferrari (76, 24,59%) e Polestar (40, +42,86%). Calano i risultati di Ford (4.453, -17,25%), Hyundai (3.832, -5,59%), Nissan (3.920, -3,76%), del gruppo DR (2.039, -8,32%), della Volvo (1.127, -8,52%), della Tesla (786, -6,87%), del gruppo Jaguar Land Rover (646, -3,58%) e della Porsche (483, -1,02%). Continuano a macinare ottimi risultati i gruppi cinesi: oltre alla Leapmotor, crescono BYD (4.110, +204,67%), il gruppo Chery con Omoda & Jaecoo (2.960, +465,97%), EMC (412, +73,84%), DFSK (285, +176,70%) e KGM (210, +2.000%). Le alimentazioniProsegue il periodo positivo per le auto elettriche, spinte dalle consegne dei veicoli acquistati con gli incentivi dello scorso ottobre: sono 12.572 le nuove immatricolazioni, contro le 6.966 dello scorso anno (quando però non c'erano gli incentivi). La crescita è dell'80,5%, per una quota di mercato nel nostro Paese che passa dal 5% di febbraio 2025 al 7,9%. Pur in assenza di agevolazioni, le plug-in continuano a conquistare terreno: a febbraio le ibride alla spina registrano 13.525 nuove targhe, contro le 6.255 dello stesso mese del 2025: l'incremento è del 116,2%, con una quota di mercato che arriva all'8,5% (contro il 4,5 dello scorso anno). Per quanto riguarda le ibride non ricaricabili, le mild sono 58.330 (+30,4%, quota di mercato 36,8%), mentre le full arrivano a 23.985 (+38,1%, 15,1% la quota di mercato).Continua il crollo delle motorizzazioni tradizionali: -12% per la benzina, -23,8% per il gasolio e -42,7% per il Gpl, dato tra i peggiori degli ultimi anni. Tutti i dati del mercato I commenti di Unrae e Motus-ENegativo il commento di Unrae: per l'associazione delle case estere, il bilancio del mese di febbraio è "incoraggiante", ma il mercato dell'elettrico continua a rimaere critico. "Siamo tra gli ultimi in Europa per le elettriche: non è un destino, ma una scelta", dichiara Roberto Pietrantonio, presidente di Unrae, che definisce tre priorità per "recuperare competitività e allinearsi agli standard UE": le infrastrutture, le tariffe di ricarica troppo alte e la la fiscalità delle flotte aziendali, "decisiva" e "vero moltiplicatore della transizione". I buoni risultati ottenuti anche a febbraio con l'onda lunga degli incentivi ricorda solo gli "effetti distorsivi" di questo genere di manovre. Sempre per Unrae, le plug-in registrano sempre "grande dinamicità", sostenute dalla "gamma in costante espansione e dalle modifiche normative in materia di fringe benefit per le auto aziendali".Per Motus-E, che rappresenta la filiera della mobilità elettrica, "l'Europa resta lontana, ma l'interesse degli italiani per questa tecnologia è sempre più evidente e merita attenzione. Ora bisogna accelerare sulle flotte aziendali". "Il ritardo dell'Italia nella diffusione dei veicoli elettrici resta estremamente preoccupante, specialmente in vista dell'esaurimento della spinta degli incentivi", spiega il presidente di Motus-E Fabio Pressi, "ma sta finalmente decollando il mercato delle auto elettriche mass market, decisivo in un Paese come il nostro, dominato dai segmenti A e B", riferendosi chiaramente al progetto E-Car presentato dalla Commissione Europea. Che, si augura Pressi, "speriamo passi quanto prima dalle parole ai fatti".
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