Segnaletica - Il nuovo spauracchio è un cartello stradale con il rombo bianco, ma in Italia non si rischia nulla: ecco perché
Il cartello stradale di cui stanno parlando tutti ha la forma di un rombo bianco inserito in un rettangolo a fondo blu. Per catturare l'attenzione dei lettori, valanghe di siti metono in guardia gli automobilisti italiani parlando di un nuovo segnale stradale al quale prestare attenzione e di multe salate per chi non lo rispetta. Ma cosa c'è di vero? Il rombo bianco su fondo blu in Francia: cosa indicaIn realtà, il contesto è principalmente la Francia (e in misura minore altri Paesi europei, per esempio la Spagna). Il segnale è nato oltralpe nel 2020, con un'implementazione proseguita negli anni successivi sotto la spinta del Cerema (Centro di studi e competenza sui rischi, l'ambiente, la mobilità e l'assetto del territorio).Indica le corsie riservate al carpooling, ossia a veicoli con almeno due occupanti (minimo guidatore più passeggero) oppure tre occupanti (minimo guidatore più due passeggeri), oltre a taxi, autobus e mezzi a bassissime emissioni.L'obiettivo del governo di Parigi è ridurre traffico e inquinamento, incentivando la condivisione dell'auto. In questi giorni il segnale è tornato alla ribalta perché sulle strade francesi sono stati intensificati i controlli automatici, tramite telecamere in grado di individuare il numero di occupanti a bordo, soprattutto in città come Lione, Grenoble e Strasburgo.Il rombo bianco è presente anche sui pannelli a messaggio variabile (quindi su fondo nero). Quando il segnale è acceso, possono circolare su quella corsia veicoli con almeno due persone a bordo, auto elettriche (con etichetta Crit'Air 0), taxi e trasporti pubblici.Chi viaggia da solo su queste corsie rischia multe da 135 euro: la rilevazione avviene spesso tramite telecamere intelligenti in grado di contare gli occupanti del veicolo. Il segreto del successo del rombo biancoFra le ragioni dell'exploit online del rombo bianco c'è il fatto che di recente, anche in Italia, il legislatore ha modificato il Codice della Strada in materia di alcol, droga e comportamenti pericolosi, introducendo novità di vario genere.Inoltre, la figura geometrica del rombo attira l'occhio e richiama alla mente numerosi loghi automobilistici, non ultimo quello di Renault. In Italia non esiste e comunque i tempi non sono breviIn Italia, il cartello con rombo bianco su fondo blu non esiste. Per introdurlo sarebbe necessaria una modifica del Codice della Strada, che riconosca il carpooling come categoria avente diritto di precedenza o di accesso a corsie riservate.Successivamente, servirebbe un aggiornamento del Regolamento del Codice della Strada, per disegnare e omologare il nuovo segnale, stabilendone dimensioni, colori e posizionamento. Insomma, i tempi di un'eventuale sperimentazione non sarebbero brevi. I rombi nel Codice della strada italianoDetto questo, nel Codice della Strada italiano, il simbolo del rombo è effettivamente presente nel segnale di Diritto di precedenza: indica che la strada percorsa gode del diritto di precedenza agli incroci. un rombo con bordo bianco e un quadrato giallo all'interno, ruotato di 45 gradi.Quando presenta una barra nera trasversale, segnala la fine del diritto di precedenza.
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Mercato globale - Elettriche e ibride plugin, qualcosa si è rotto: Cina e Usa frenano, l'Europa resta sola
Come previsto da settimane, ma non per questo meno significativo, il mercato auto cinese mostra segnali di rallentamento nel primo bimestre 2026: oltre la Grande Muraglia sono state immatricolate solo 1,1 milioni di elettriche e ibride plug-in, in calo del 26% rispetto allo stesso periodo del 2025.La performance di Pechino, meno eclatante del solito, pesa a livello globale, con elettriche e ibride plug-in a quota 2,2 milioni (-8%), come evidenzia il report della Benchmark Mineral Intelligence (BMI), società specializzata nell'analisi della filiera dei veicoli alla spina. Da cosa dipende il rallentamento? Analizziamo i fattori chiave. Vendite in Cina di elettriche e ibride plug-in: perché crollanoPer la prima volta dal 2014, il governo ha reintrodotto una tassa sull'acquisto di veicoli elettrici, eliminando un vantaggio competitivo che durava da oltre un decennio. L'entusiasmo dei consumatori si è quindi raffreddato.Una dinamica che si osserva un po' ovunque: le elettriche volano con gli incentivi, ma risultano meno attraenti a prezzi di listino.Nel 2026 è meno generoso anche il premio statale per chi dà dentro la vecchia auto - come permuta o rottamazione - per acquistare elettriche e ibride plug-in nuove. In generale, il mercato domestico affronta una fase di aggiustamento.In più, gli alti funzionari del Partito Comunista hanno espresso contrarietà verso le iper aggressive guerre dei prezzi, ritenendo che la corsa al ribasso penalizzi eccessivamente la marginalità: l'orientamento strategico punta ora a una produzione a maggiore valore aggiunto.Così si spiega l'export boom di veicoli Made in China, raddoppiato nel 2026 a 6,5 milioni di esemplari, con le Case che cercano - e trovano - sbocchi vitali al di fuori della patria. Europa elettrica in chiaroscuroSe elettrche e ibride plug-in viaggiano a ritmi bassi anche negli Stati Uniti (dopo l'addio di Trump al mandato elettrico di Biden), l'Europa è in territorio positivo con 0,6 milioni di unità (+21%).Un risultato dovuto soprattutto alle locomotive di Germania e Francia e all'exploit dell'Italia: 61.400 unità e +98%, grazie agli ecobonus.Di contro, tra gennaio 2023 e gennaio 2026, la filiera globale delle gigafactory nel Vecchio Continente ha registrato un calo dell'8%, scendendo a 1 TWh (un miliardo di chilowattora). l'unica grande regione a subire una contrazione della capacità in questo arco di tempo.In netto contrasto, la capacità globale è cresciuta del 27%, superando la soglia dei 10 TWh, riporta un secondo studio della Benchmark.Con una Cina meno incline ai bonus e un'Europa che prova a correre quasi da sola, il mercato globale delle auto alla spina entra in una fase nuova: più matura, ma anche più incerta.
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Stellantis - Opel, il caro carburante diventa un bonus di 500 euro per librido
Il continuo aumento dei prezzi del carburante sta causando non pochi disagi per chi usa l'auto ogni giorno. Per venire incontro a clienti e famiglie, Opel ha lanciato la campagna Bonus Hybrid Opel: uno sconto netto di 500 euro sui modelli ibridi della Casa tedesca in pronta consegna, che si somma alle eventuali promozioni già in corso. Il bonus è già disponibile presso tutta la rete di concessionarie Opel, fino al 31 marzo 2026. Sei mesi di rifornimentiSecondo i calcoli svolti dal Centro Studi Opel, che ha incrociato i prezzi dei carburanti degli ultimi giorni con i consumi delle proprie vetture, il bonus di 500 euro consente di acquistare circa 272 litri di benzina (al prezzo medio di 1,84 euro, cifra fornita dal MIMIT in fase di stesura della promozione). Su una piccola come la Corsa Hybrid, questo corrisponde a circa 6.000 chilometri di percorrenza. Per chi fa circa 10.000 km all'anno, si tratta di oltre sei mesi di utilizzo. Sui modelli più grandi, come l'Astra o la Frontera, naturalmente i consumi aumentano e calano di conseguenza le percorrenze complessive.
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Cambio di rotta - Stellantis richiama tutti in ufficio: stop allo smart working e ritorno ai cinque giorni nel 2027
Il gruppo Stellantis sta attraversando un periodo turbolento, con la crisi dell'elettrico che costringe tutti i costruttori a repentini cambi di rotta e di strategia: da un lato, un ripensamento toutcourt sulle tappe dell'elettrificazione della gamma; dall'altro, il ritorno di motorizzazioni come il gasolio, che negli ultimi anni erano state gradualmente abbandonate.All'interno di questa fase di rilancio rientra anche il ritorno in ufficio cinque giorni su cinque per i lavoratori europei, a partire dal prossimo anno. Per quelli americani la misura sarà operativa già dal prossimo 30 marzo. Sarà un processo gradualeIl rientro in ufficio coinvolgerà inizialmente Italia, Francia e Germania, per ampliarsi successivamente alle altre nazioni. Per quanto riguarda l'Italia, Stellantis punta ad avere già da settembre il 60% dei suoi 8 mila dipendenti in ufficio per tre giorni alla settimana, per arrivare a cinque a partire dal 2027.In Germania il gruppo avrebbe comunicato ai suoi 5.400 lavoratori di tornare in ufficio tutta la settimana, anche se verranno prese in considerazione le circostanze regionali. Ai suoi 8.500 dipendenti francesi, Stellantis avrebbe già comunicato un rientro per almeno tre giorni alla settimana a partire dall'estate. Lo "smart" c'era dal CovidNel periodo successivo alla pandemia erano state messe in campo, come in quasi tutte le aziende, policy di smartworking e lavoro da remoto che, nel caso di Stellantis, arrivavano a prevedere un minimo di un giorno e mezzo in sede. Con l'obiettivo di "stimolare l'efficienza" dell'azienda, che deve recuperare un'annata finanziariamente problematica, Stellantis punta a serrare i ranghi e far tornare in ufficio tutti i "colletti bianchi". Ci saranno polemicheLa misura, considerata una priorità competitiva, coinvolge migliaia di dipendenti in tutta Europa ed è di quelle destinate a suscitare polemiche. I sindacati si stanno già muovendo, chiedendo di essere coinvolti nelle decisioni che riguardano il rientro in ufficio: anche perché, in virtù del fatto di poter lavorare da casa per gran parte della settimana, molti hanno preferito allontanarsi dalle città, dove il costo della vita è più alto. Tornare ai ritmi prepandemia potrebbe creare delle complicazioni, anche pensando al prezzo dei carburanti, che continua a salire.Stellantis è il primo costruttore europeo ad attuare questa politica, ma non è la prima grande azienda a farlo: azioni analoghe sono già state portate avanti - soprattutto negli Stati Uniti - da colossi come Amazon, Apple e Microsoft.Il gruppo precisa comunque che il ritorno in ufficio sarà adattato alle normative sul lavoro di ogni singola nazione e alla disponibilità di spazi fisici in cui tornare effettivamente a lavorare.
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Flotte - Il Vaticano accelera sullelettrico: entrano in flotta i Mercedes-Benz eVito Tourer ed EQV
Prosegue il rinnovamento in chiave sostenibile della flotta del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, con l'inserimento nel parco auto di tre eVito Tourer e due EQV, soluzioni 100% elettriche di Mercedes-Benz Vans. Una consegna che si inserisce nel solco dei principi tracciati dall'Enciclica Laudato Si' e dall'Esortazione Apostolica Laudate Deum. Conversione Ecologica 2030Proprio applicando l'Enciclica promulgata nel 2015 da Papa Francesco sulla cura della casa comune e la successiva Esortazione Apostolica, anch'essa a firma di Papa Francesco nel 2023, secondo forte richiamo del Pontefice a una risposta concreta alla crisi climatica, il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano ha avviato lo sviluppo di progetti e soluzioni capaci di ridurre l'impatto ambientale.Un obiettivo che passa anche attraverso il programma di mobilità sostenibile Conversione Ecologica 2030, pensato per diminuire l'impronta di CO2 della flotta di veicoli. Una flotta che va oltre la semplice scelta di mobilitàI primi cinque mezzi in rigorosa livrea nera, come le Serie S della Casa di Stoccarda che hanno ospitato nel tempo numerosi Pontefici sono stati consegnati presso il Governatorato della Santa Sede alla presenza dei Segretari Generali, dell'arcivescovo Emilio Nappa, di Marc Langenbrinck, presidente e CEO di Mercedes-Benz Italia, e di Dario Albano, managing director Mercedes-Benz Vans Italia.Albano ha colto l'occasione per ricordare come l'adozione di modelli come l'eVito e la EQV rappresenti un elemento valoriale nell'ambito dell'impegno di sostenibilità della Santa Sede. Nella stessa direzione, ha proseguito Albano, siamo onorati di poter mettere al servizio della Città del Vaticano una flotta di modelli che va ben oltre una semplice scelta di mobilità. Santa Sede: obiettivo parco auto a impatto zeroIl programma del Governatorato punta a sostituire gradualmente le proprie auto con veicoli elettrici, con l'obiettivo di rendere il parco auto a impatto zero entro la fine del decennio. Un percorso di cui Mercedes-Benz è partner, consolidando una tradizione che lega da quasi cento anni la Casa della Stella alla Santa Sede.A breve, è stato anticipato, la flotta si arricchirà con altri due mezzi forniti da Mercedes-Benz Vans.
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Navigazione - Addio ricerche su Google Maps: con Gemini "parli" direttamente alle mappe
Google Maps compie uno dei salti evolutivi più importanti della sua storia grazie all'integrazione dell'intelligenza artificiale Gemini. Considerata una delle evoluzioni più radicali dalla nascita del prodotto, la nuova release metterà a disposizione un'interfaccia completamente rinnovata e più intuitiva e sarà inizialmente disponibile solo negli Stati Uniti e in India su dispositivi mobili.In pratica, Google Maps diventa un assistente personale capace di comprendere richieste complesse e di anticipare le esigenze dell'utente, senza passare da ricerche tradizionali. Dialogo naturale, addio ricercheGrazie all'inedita funzione Ask Maps sarà possibile dialogare con Gemini per ottenere indicazioni: non si tratta soltanto della dettatura di indirizzi o attività commerciali, ma di un linguaggio naturale che permette di porre domande generiche al sistema senza scorrere recensioni o ricerche online, tenendo conto delle preferenze dell'utente.L'AI potrà inoltre prenotare ristoranti, salvare e condividere punti d'interesse e creare percorsi complessi, prevedendo soste, mete turistiche e pianificando tempi e modalità dei trasferimenti. Visione 3D estrapolata da Street ViewUn altro ambito fondamentale interessato dall'aggiornamento è quello grafico. Viene introdotta la Immersive Navigation in 3D, con una migliore definizione degli elementi circostanti. Gemini sfrutta infatti le immagini di Street View per creare riproduzioni affidabili, dettagliate e ricche di informazioni, pensate per rendere la navigazione più chiara e immediata.
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Auto elettriche - BYD, la ricarica a 1.500 kW e le Blade Battery 2.0 stanno per arrivare in Europa
All'inizio di marzo la BYD ha presentato le nuove batterie Blade 2.0, più sicure ed efficienti, e la tecnologia Flash Charging che, tramite colonnine ad altissima potenza, permette ricariche fino a 1.500 kW (senza compromettere la funzionalità degli accumulatori), anche a temperature molto basse. Questa "rivoluzione", che avvicina i tempi di rifornimento di corrente a quelli dei carburanti tradizionali, sta per arrivare anche in Europa. Prima la macchina...Il primo passo è il debutto europeo della Denza Z9 GT, previsto per il prossimo 8 aprile. Questa gran turismo elettrica è il primo modello di serie della Casa cinese a montare le Blade di nuova generazione, con capacità fino a 122 kWh, per un'autonomia - nella versione a trazione posteriore - di oltre 800 km. Con la tecnologia Flash Charging, gli accumulatori passano dal 10 al 70% in cinque minuti, per arrivare al 97% in nove minuti. Quando la temperatura scende sotto lo zero, servono 12 minuti per passare dal 20% al 97%. La versione con tre motori ha una potenza di oltre 960 CV, per uno zero-cento coperto in meno di tre secondi. ... poi le colonninePer poter sfruttare potenze di ricarica così elevate servono le stazioni dedicate Flash Charging: in Cina la BYD ne ha già installate più di quattromila, tutte operative, con l'obiettivo di arrivare a 20 mila entro la fine dell'anno. Il costruttore cinese comincerà presto la loro installazione anche in Europa: tempi e dettagli dell'operazione verranno però svelati più avanti.
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Guerra in Iran - Come la guerra in Medio Oriente può impattare sulle imprese e sulla filiera dellauto
Oggi le aziende hanno un'ampia disponibilità di strumenti per affrontare e gestire crisi come quella in corso in Medio Oriente. Ma questo non vuol dire che bisogna escludere pesanti conseguenze per le loro attività. Con Michele Bonfiglioli, amministratore delegato di Bonfiglioli Consulting, abbiamo affrontato proprio il tema dell'impatto del conflitto sull'operatività delle imprese, in particolare di quelle della filiera dell'auto italiana.Partiamo, innanzitutto, dal quadro della situazione. Per Bonfiglioli, infatti, il contesto geopolitico in Medio Oriente resta estremamente dinamico. Sulla base delle informazioni attualmente disponibili e della nostra conoscenza delle filiere industriali, è plausibile attendersi pressioni al rialzo sui prezzi del gas in Europa e soprattutto una maggiore volatilità, aggiunge l'esperto, secondo il quale, però, è importante sottolineare come l'attuale fase sia caratterizzata da una forte incertezza: durata e intensità della crisi saranno determinanti per capire se e quanto verranno influenzate le rotte energetiche, i costi assicurativi e la continuità dei flussi. L'impatto sulla filiera italianaNel caso di una crisi prolungata, ci sarebbero conseguenze immediate per le aziende italiane. Bonfiglioli cita, tra l'altro, la compressione dei margini e tensioni di cassa lungo la filiera, in particolare per i fornitori più energivori - come fusioni, trattamenti, chimica, lavorazioni ad alta intensità energetica - con un aumento delle richieste di adeguamento prezzi e tentativi di trasferire a valle i maggiori costi. E questa situazione, in assenza di meccanismi di indicizzazione o di finestre di revisioni contrattuali, potrebbe a sua volta generare frizioni commerciali tra fornitori e clienti.Inoltre, le imprese avrebbero maggiori difficoltà a pianificare. Quando i costi energetici oscillano rapidamente, diventa necessario aggiornare con maggiore frequenza costi standard, preventivi e parametri di pianificazione, oltre a effettuare stress test sui fornitori più esposti. E, ovviamente, c'è il tema della stagnazione della domanda: L'incertezza geopolitica non facilita la propensione all'acquisto dei clienti, rendendo più prudente il mercato.In ogni caso, Bonfiglioli sottolinea che oggi molte aziende sono più preparate a gestire contesti di incertezza rispetto al passato. Gli anni della pandemia e delle tensioni geopolitiche hanno accelerato l'adozione di piani di Business Continuity e strumenti di analisi avanzata dei dati. Le soluzioni di Business Intelligence e data analytics consentono oggi di monitorare in tempo reale la segmentazione del portafoglio fornitori e dei costi di acquisto, rendendo possibile una pianificazione più flessibile e supportando decisioni rapide sia nel breve sia nel lungo periodo, aggiunge l'esperto. Le conseguenze per l'economiaIn generale, anche Bonfiglioli ritiene che molto dipenda dai tempi della crisi: L'impatto complessivo sull'economia italiana, europea e globale dipenderà soprattutto dalla durata dell'escalation, da eventuali danni alle infrastrutture e dalla persistenza dell'aumento dei prezzi energetici. Insomma, lo shock può rimanere temporaneo oppure diventare più strutturale se la crisi dovesse protrarsi.Per l'Europa il primo canale di trasmissione riguarda energia e inflazione. Se il premio di rischio su petrolio e gas dovesse restare elevato, sarebbe plausibile attendersi una maggiore pressione inflazionistica e un peggioramento del sentiment su industria e consumi. Il secondo canale riguarda la politica monetaria: le banche centrali potrebbero trovarsi di fronte a un trade-off più marcato tra inflazione e crescita. Non a caso i segnali che arrivano dalla BCE sono improntati a prudenza e flessibilità finché il quadro geopolitico non sarà più chiaro, sottolinea l'esperto.Quanto all'Italia, attenzione a filiere manifatturiere ed export. Per Bonfiglioli, un contesto di energia e trasporti più costosi tende a comprimere i margini e ad accentuare le tensioni lungo la supply chain e nel settore Automotive questo si traduce spesso in dinamiche molto operative. Come detto prima, maggiori richieste di adeguamento prezzi, crescente attenzione alla liquidità e al rischio fornitore e una pianificazione più frequente e reattiva. A ogni modo, molte aziende del Made in Italy operano con enorme successo in nicchie ad alto valore aggiunto e potrebbero quindi assorbire meglio fasi di discontinuità come quella attuale, risentendo meno degli impatti.Ovviamente, a livello globale i principali canali sono energia e logistica, perché se le rotte commerciali dovessero diventare più complesse o più costose, lo shock rischierebbe di estendersi oltre l'energia, coinvolgendo commercio internazionale, turismo e trasporti. In sintesi, lo scenario di base - in caso di rapida de-escalation - è quello di una fase di forte volatilità, ma con un impatto complessivamente gestibile. In uno scenario più avverso, in cui la crisi dovesse protrarsi, aumenterebbe invece il rischio di inflazione importata, indebolimento della fiducia e rallentamento degli investimenti, con effetti potenzialmente più marcati in Europa e nelle filiere manifatturiere, come l'Automotive italiano, conclude Bonfiglioli.
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Aggiornamento - La Toyota GR Yaris va ancora più forte: in Giappone debutta la Type 26
Toyota ha presentato in Giappone la GR Yaris Type 26. Si tratta di un aggiornamento della gamma sul quale sono state introdotte novità significative che esaltano ulteriormente le prestazioni della vettura: volante ridisegnato, servosterzo e assetto modificati e nuovi pneumatici Bridgestone ad alte prestazioni. Per il momento non sappiamo se tali modifiche saranno in futuro introdotte anche sui modelli destinati all'Europa. Volante ridisegnato con i comandi al centroLe modifiche sono concentrate sulla messa a punto dell'assetto: viene infatti introdotto un nuovo setup del servosterzo elettrico ed è stato ridisegnato il volante in funzione della guida sportiva. Su richiesta dei piloti più esperti, che trovavano d'intralcio i comandi sulle razze, sono stati inseriti nuovi interruttori illuminati ai lati dell'airbag ed è stato ridotto il diametro del volante stesso, rinforzando allo stesso tempo l'area di contatto delle mani per un miglior grip. Pneumatici e assettoToyota ha inoltre sviluppato nuovi pneumatici Potenza Race in collaborazione con Bridgestone, riservati alle versioni High Performance. Le caratteristiche della mescola e del disegno sono state studiate per favorire la guida al limite e la costanza di rendimento anche in pista e, di conseguenza, sono state riviste le regolazioni delle sospensioni.
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Guerra in Iran - Carburanti, prezzi alla pompa in forte rialzo: benzina e gasolio ai massimi
La guerra in Iran continua a produrre effetti sui mercati energetici internazionali e, di conseguenza, sui prezzi dei carburanti. A quasi due settimane dall'attacco congiunto di Stati Uniti e Israele, il Brent quota ormai stabilmente sopra i 100 dollari al barile, mentre le quotazioni dei prodotti raffinati stanno letteralmente volando: Staffetta Quotidiana segnala che la benzina ha superato i 1.000 dollari la tonnellata per la prima volta da settembre 2023 e il gasolio i 1.200 dollari, raggiungendo il suo picco di ottobre 2022.Ovvi i riflessi sui prezzi alla pompa: al self service, il gasolio ha raggiunto i massimi al 30 giugno 2022 e la benzina quelli al 3 marzo 2025. Intanto, Eni ha aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati del diesel, Q8 di cinque centesimi e Tamoil di tre, mentre IP ha optato per un rialzo di due centesimi sia sulla benzina sia sul gasolio. Medie in continuo rialzoIn dettaglio, le medie dei prezzi, elaborate dalla testata specializzata sulla base di quanto comunicato dai gestori di circa 20 mila impianti all'Osservatorio del MIMIT, mostrano la benzina self service intorno a 1,816 euro/litro (+5 millesimi) e il diesel a 2,033 euro/litro (+3).Al servito, verde a 1,952 euro/litro (+5), gasolio a 2,167 euro/litro (+8), GPL a 0,704 euro/litro (invariato), metano a 1,495 euro/kg (+1) e GNL a 1,235 euro/kg (invariato).Lungo le autostrade, benzina a 1,905 euro/litro (2,160 al servito), gasolio a 2,096 euro/litro (2,353), GPL a 0,836 euro/litro, metano a 1,525 euro/kg e GNL a 1,295 euro/kg.
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Formula 1 - GP Cina, Russell vola e conquista la Sprint Pole
George Russell si è preso anche la Quali Sprint di Shanghai. Dopo aver aperto il 2026 con la pole e la vittoria in Australia, l'inglese della Mercedes ha firmato pure la Sprint Pole del Gran Premio di Cina, confermando che in questo avvio di stagione la W17 è la macchina da battere. Sul tracciato cinese Russell ha messo insieme un crono di 1'31520 che vale la prima casella per la Sprint Race di domani. E a rendere il quadro ancora più pesante per la concorrenza c'è il secondo posto di Andrea Kimi Antonelli, staccato di 289 millesimi e di nuovo lì, stabilmente, nel punto della classifica in cui di solito si misura la statura di un progetto. L'italiano è stato convocato dai commissari, poiché coinvolto in un episodio di impeding nei confronti di Norris e rischia una penalità di 3 posizioni sulla griglia di domani.Ferrari e McLaren inseguonoLa Ferrari, invece, resta sospesa in una terra di mezzo che racconta bene il momento della Scuderia. Lewis Hamilton ha chiuso quarto e continua a mandare segnali incoraggianti. Non è ancora una Ferrari da pole, questo si era capito. Ma la SF-26, in certe condizioni, riesce almeno a restare agganciata alla parte alta del gruppo. Diverso il discorso per Charles Leclerc, che aveva mostrato una buona confidenza nei primi due segmenti della Sprint Qualifying, salvo poi complicarsi il lavoro nel momento in cui serviva il giro pulito. Un errore nel settore centrale lo ha fatto precipitare al sesto posto, con un secondo pieno di ritardo dal riferimento di Russell. Un distacco pesante, che non racconta tutto il potenziale della Ferrari, ma che racconta benissimo quanto, in questa Formula 1, basti sbagliare un dettaglio per pagare un conto salato.Tra le due Ferrari si è infilato Lando Norris, terzo, con una McLaren che ha dato l'impressione di aver rimesso insieme un weekend più decoroso rispetto alle difficoltà iniziali. Oscar Piastri, quinto, è rimasto leggermente più indietro, ma il punto vero è un altro: la McLaren sembra viva, senza però sembrare ancora abbastanza feroce da mettere davvero in discussione il vertice Mercedes, nonostante la power unit in comune. Così a centro gruppoSe davanti qualcuno almeno prova a tenere il passo, dietro si comincia già a parlare di distacchi inquietanti. La Red Bull, per esempio, esce dalla Sprint Qualifying con un quadro quasi surreale. Max Verstappen ha chiuso alle spalle di Pierre Gasly e con oltre un secondo e sette di ritardo dalla pole. Un abisso. Non una semplice battuta a vuoto, ma un margine clamoroso che certifica quanto, al momento, la RB22 sia lontana dalla zona alta della classifica. Isack Hadjar, decimo, ha almeno centrato la SQ3, ma senza cambiare la sostanza di un venerdì amarissimo per Milton Keynes.In mezzo al caos dei grandi, c'è chi si è preso la scena con pieno merito. Gasly ha piazzato l'Alpine in settima posizione, risultato che vale più di quanto dica il numero. La A526, dopo un inizio confuso, sembra aver trovato un po' di ordine e soprattutto un miglior dialogo con la power unit Mercedes. Non è ancora il momento delle sentenze, ma vedere una Alpine davanti a entrambe le Red Bull è già materiale sufficiente per far saltare qualche sopracciglio nel paddock.Molto bene anche Oliver Bearman, nono con una Haas che continua a crescere senza fare troppo rumore ma con discreta efficacia. L'inglese sta mettendo insieme prestazioni sempre più credibili, aiutato da una vettura che ha evidentemente trovato qualcosa al retrotreno. Meno brillante, invece, l'altra Haas di Esteban Ocon, soltanto dodicesimo.A un passo dalla top ten si è fermata l'Audi, undicesima con Nico Hülkenberg per appena 15 millesimi. Un dettaglio che pesa, perché la R26 continua a dare l'impressione di essere una macchina sana, ben nata, da centro gruppo alto. Più indietro Gabriel Bortoleto, quattordicesimo, in una giornata che ha comunque lasciato segnali migliori rispetto a quelli visti da altre squadre più blasonate. Poco cambia nelle retrovieTra le note stonate di oggi c'è Franco Colapinto. L'argentino, dopo un 2025 che non aveva convinto, era chiamato a dare qualche risposta più robusta. Invece è rimasto fuori già in SQ1, sedicesimo, mentre il compagno Gasly volava in alto. Quando il confronto interno è così netto, il cronometro diventa un giudice fastidioso. E in Formula 1, si sa, la pazienza ha sempre un'autonomia limitata. Soprattutto poi quella di Briatore.Male anche la Williams, che ha pagato subito il prezzo di una monoposto ancora appesantita da un sovrappeso vicino ai 30 chili. Sainz e Albon sono usciti già al primo taglio, rispettivamente diciassettesimo e diciottesimo, confermando che Grove ha un problema strutturale da risolvere prima ancora di pensare alla prestazione pura.In fondo allo schieramento si sono ritrovate Aston Martin e Cadillac, due realtà che per ragioni diverse continuano a inseguire con distacchi notevoli dai primi. Fernando Alonso ha limitato i danni battendo Lance Stroll, mentre Cadillac ha dovuto fare i conti con un venerdì storto: Sergio Perez non è nemmeno riuscito a scendere in pista, Valtteri Bottas è stato fermato da noie al sistema ibrido.I risultati della Sprint Qualifying del GP di Cina >>
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Germania - Volkswagen ed Elli: nasce il nuovo PowerCenter per lo stoccaggio di energia rinnovabile
Sarà gestito da Elli, controllata del Gruppo Volkswagen attiva nel settore dei servizi energetici e delle infrastrutture di ricarica. Il sistema permetterà di immagazzinare il surplus di energia prodotta dalle fonti rinnovabili (fino a 40 MWh) e di erogarla nei momenti di maggiore richiesta, con una potenza fino a 20 MW. Un nuovo modello di businessIl progetto segna un ulteriore passo avanti nell'espansione del modello di business del Gruppo tedesco, che punta ad avere un ruolo sempre più importante nel settore energetico. Con questa iniziativa, Elli entra ufficialmente nei mercati dello stoccaggio e del commercio di energia. Allo stesso tempo, sono in corso i test di prestazione per il trading sulla borsa elettrica europea. Il futuroSecondo l'AD di Elli, Giovanni Palazzo, il nuovo PowerCenter rappresenta solo l'inizio: l'obiettivo è trasformare la controllata in una vera compagnia energetica, capace di gestire non solo grandi impianti stazionari, ma anche le batterie dei veicoli connessi alla rete. Il progetto anticipa lo sviluppo di una Managed Battery Network, una piattaforma che collegherà grandi sistemi di accumulo, auto elettriche e altri asset energetici.
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L'invasione cinese - BYD ha sempre più fame: nel mirino i marchi storici dell'auto
Stella Li, vicepresidente esecutivo di BYD e responsabile delle strategie di espansione sui mercati internazionali, è sempre una fonte di interessanti spunti sui piani del colosso cinese. Nella sua ultima intervista all'agenzia Bloomberg, la manager non ha solo confermato l'interesse a entrare sul mercato canadese, anche per sfruttare le recenti aperture ai cinesi del governo di Ottawa. Li, infatti, ha suggerito un'ipotesi che, nel caso diventasse un progetto reale e concreto, avrebbe una portata storica e sancirebbe in modo definitivo l'ascesa del Dragone nel panorama automobilistico globale: l'acquisizione di un costruttore legacy, ossia una delle grandi realtà industriali che hanno fatto la storia delle quattro ruote. Le mire di ShenzhenLi ha non solo segnalato l'interesse di BYD ad acquisire una Casa automobilistica tradizionale, ma ha detto anche di più: il costruttore di Shenzhen sta già valutando potenziali attività da rilevare. Tuttavia, è bene chiarire che al momento non è in vista alcuna operazione straordinaria. A ogni modo, secondo la vicepresidente, BYD è aperta a ogni opportunità e valuterà quali garantiscano i maggiori vantaggi.Li non ha menzionato alcun potenziale obiettivo di acquisizione, ma una mossa del genere avrebbe ovvie conseguenze all'interno del settore. Detto questo, bisogna ricordare come in passato un altro costruttore cinese abbia già compiuto un passo analogo: nel 2009, infatti, Geely ha rilevato Volvo da Ford. E la stessa Geely si è poi lanciata in una campagna di acquisizioni che ha portato nel suo portafoglio altri marchi europei come Lotus e Smart, oltre a un'importante partecipazione nel capitale dell'attuale Mercedes-Benz. La società di Hangzhou, però, è stata finora l'unica a sfruttare le acquisizioni per ampliare la propria presenza internazionale. BYD, invece, sta puntando, almeno per ora, sulle esportazioni e sulla creazione di una rete produttiva globale, con impianti in Europa, Sud-est asiatico e America Latina. Occhi su Canada e Formula 1Ora, si potrebbe aggiungere anche il Canada ai Paesi interessati da eventuali investimenti di BYD. Del resto, Ottawa e Pechino hanno di recente sottoscritto un accordo commerciale che apre il mercato locale alle vetture cinesi: saranno infatti totalmente esenti da tariffe doganali fino a 49 mila elettriche di fabbricazione cinese all'anno, mentre i veicoli oltre tale quota pagheranno solo il 6,1%. L'intesa pone inoltre le basi per eventuali joint venture produttive. Non a caso, secondo ricostruzioni della stampa canadese, Chery, Geely e BYD sarebbero ormai pronte allo sbarco nel Paese: stando a un dirigente di una società di intermediazione, i tre costruttori stanno lavorando attivamente sulla certificazione dei veicoli, sullo sviluppo della rete di vendita e su partnership finanziarie, con l'obiettivo di avviare le vendite entro la fine dell'anno. Inoltre, Ottawa ha già avviato il processo per consentire alle aziende cinesi l'importazione di veicoli elettrici.In tale contesto, BYD sta valutando attentamente anche la possibilità di realizzare un impianto produttivo in Canada oppure di rilevarne uno tra quelli chiusi o in fase di dismissione, senza aver ancora preso una decisione definitiva. Li ha però escluso accordi di joint venture con altri costruttori: BYD intende possedere e gestire direttamente una fabbrica automobilistica. Le ambizioni del gruppo vanno però anche oltre. Per sostenere i piani di affermazione internazionale, i vertici hanno messo nel mirino anche le competizioni motoristiche più prestigiose, come la Formula 1 o il WEC, il campionato mondiale endurance. Li ha confermato che BYD sta valutando diverse opzioni per entrare nel mondo del motorsport. Anche in questo caso non è stata ancora presa una decisione concreta, ma, secondo la manager, un ingresso in Formula 1 sarebbe coerente con le strategie di internazionalizzazione di BYD e, ancor di più, con il suo DNA tecnologico.
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SUV ibrida - Nuova Mercedes GLB, debutta la mild hybrid: ordini aperti, ecco prezzi e allestimenti
Mercedes ha aperto gli ordini della variante mild hybrid della nuova GLB, la SUV da famiglia (anche a sette posti) presentata lo scorso dicembre e già a listino con le motorizzazioni full electric.La GLB Hybrid è disponibile con un 1.5 quattro cilindri abbinato a un impianto a 48V, declinato in tre livelli di potenza: 136, 163 e 190 CV. I motori più potenti possono essere abbinati anche alla trazione integrale 4MATIC.Quattro i livelli di allestimento: Advanced, Advanced Plus, Premium e Premium Plus. Il listino parte da 49.516 euro per la GLB 180 Advanced. La dotazione di serieLa Mercedes GLB Hybrid prevede su tutta la gamma cerchi di lega da 19", tetto panoramico, fari a LED, specchietti retrovisori ripiegabili elettricamente, climatizzatore con pompa di calore, strumentazione digitale e infotainment MBUX, telecamera posteriore e interna per selfie, sedili anteriori riscaldabili.Per quanto riguarda gli ADAS, la dotazione comprende cruise control adattivo, sterzata automatica nelle emergenze, assistente di parcheggio e monitoraggio dell'angolo cieco. La guida assistita di livello 2 (MB.DRIVE ASSIST) è disponibile su richiesta per tutte le versioni, al prezzo di 1.830 euro. La Advanced Plus arricchisce la dotazione con maniglie a filo carrozzeria, fascia luminosa posteriore, ricarica wireless per smartphone, apertura elettrica del portellone, luci ambientali e sistema di parcheggio automatico.La Premium aggiunge climatizzatore a tre zone, regolazione elettrica dei sedili con memoria, display aggiuntivo per il passeggero e sedili posteriori regolabili.La Premium Plus, al vertice della gamma, prevede fari a matrice di LED, head-up display, vetri acustici e atermici e impianto audio Burmester.L'allestimento a sette posti, non disponibile per la versione base, costa 1.342 euro. Il listino della GLB HybridGLB 180 Advanced: 49.516 euroGLB 180 Advanced Plus: 51.895 euroGLB 180 Premium: 54.774 euroGLB 180 Premium Plus: 57.141 euroGLB 200 Advanced: 51.590 euroGLB 200 Advanced Plus: 53.969 euroGLB 200 Premium: 56.848 euroGLB 200 Premium Plus: 59.215 euroGLB 200 4Matic Advanced: 53.859 euroGLB 200 4Matic Advanced Plus: 56.238 euroGLB 200 4Matic Premium: 59.117 euroGLB 200 4Matic Premium Plus: 61.484 euroGLB 220 Advanced: 55.104 euroGLB 220 Advanced Plus: 57.483 euroGLB 220 Premium: 60.362 euroGLB 220 Premium Plus: 62.729 euroGLB 220 4Matic Advanced: 57.373 euroGLB 220 4Matic Advanced Plus: 59.752 euroGLB 220 4Matic Premium: 62.631 euroGLB 220 4Matic Premium Plus: 64.998 euro
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Pneumatici - Dunlop Blue Response TG: linizio di una nuova era
La storia di Dunlop ha radici profonde che dal Regno Unito (John Boyd Dunlop, viveva a Belfast quando nel 1888 brevettò il primo pneumatico al mondo) l'hanno portata sulle strade e i circuiti di tutto il globo.Da gennaio del 2025 la divisione automotive di questo brand è passata interamente nelle mani del gruppo giapponese Sumitomo Rubber Industries (che dal 1999 lo deteneva in joint venture con la Goodyear), già proprietario di Falken.Nei giorni scorsi vi ho anche dato la notizia del renaming di Falken Tyre Europe in Dunlop Tyre Europe, proprio per rafforzare ulteriormente il brand inglese.Con la nuova acquisizione i due marchi uniscono anche le proprie forze in termini di ricerca, sviluppo, ingegnerizzazione e produzione.Ed è proprio da qui che nasce il nuovo Dunlop Blue Response TG, pneumatico touring (questo il significato della sigla TG), che comunque nel mio breve test è riuscito a dire la sua anche in pista. Anche per le elettricheDisponibile in 99 misure (da 15 a 21 pollici) e già omologato per modelli come la Mercedes EQE, il nuovo Dunlop Blue Response TG è destinato a un'ampia gamma di veicoli, dalle berline alle SUV: fra le diverse vetture in prova nei dintorni di Siviglia c'è anche la Mercedes G 580, versione elettrica del fuoristrada tedesco.Proprio le elettriche, per il loro peso elevato e la vigorosa coppia erogata rappresentano una sfida ulteriore per i costruttori di pneumatici, che devono inoltre garantire pure un'elevata scorrevolezza e una bassa rumorosità di rotolamento.Fra gli obiettivi dello sviluppo del nuovo prodotto i tecnici Dunlop hanno ovviamente posto anche la sicurezza (nell'etichetta europea, tutte le misure hanno "A" nella frenata sul bagnato) e il comportamento dinamico. Un disegno originaleAlcune peculiarità del nuovo Dunlop Blue Response TG puntano proprio a garantire le caratteristiche che ho appena citato.Per aumentare la silenziosità di marcia i tecnici hanno messo a punto degli intagli trasversali con andamento curvilineo continuo (vedere il disegno qui sopra) e con distanza variabile fra loro.I tasselli che compongono la fascia del battistrada hanno caratteristiche differenziate: maggiore resistenza longitudinale nella parte più interna per assicurare un elevato chilometraggio e un'incrementata rigidità a mano a mano che si va verso l'esterno, così da garantire una maggiore precisione in curva.A questo contribuiscono anche le larghe spalle, mentre la struttura interna fornisce un'ampia impronta e una distribuzione uniforme delle pressioni, a beneficio di grip e usura.Per lo stesso scopo sono state studiate nuove mescole, con catene polimeriche particolarmente lunghe - fino a tre volte quelle comunemente utilizzate che danno benefici anche nella guida sul bagnato. Prime impressioniSul circuito spagnolo di Carmona (nei dintorni di Siviglia), fra frenate sul bagnato, slalom e evitamenti di ostacoli, ho potuto saggiare alcune caratteristiche del nuovo Dunlop Blue Response TG, a partire dalla reattività e dal buon grip sull'acqua.Nei giri veloci del tracciato (4,2 chilometri, fra saliscendi, curve di ogni tipo e un rettilineo di 822 metri), a bordo di una vettura performante come la Toyota GR Yaris, ho inoltre apprezzato la precisione di guida e la stabilità anche alle alte velocità.A fine giornata tecnici e manager tedeschi e giapponesi mi chiedono un parere sul loro nuovo prodotto. sempre difficile dare un giudizio netto dopo poche decine di chilometri, soprattutto se si non effettuano misure oggettive e non si possono confrontare i risultati con quelli di pneumatici concorrenti (come invece facciamo nelle nostre prove comparative).Su una cosa, però, mi sento di sbilanciarmi: la denominazione touring (che richiama soprattutto a lunghi viaggi in relax) forse va un po' stretta al primo nato della nuova era del marchio Dunlop.
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Corvette - Stingray ed E-Ray protagoniste al Vicenza Classic Car Show 2026
Corvette sarà presente attraverso il Gruppo Cavauto al Vicenza Classic Car Show, in programma dal 27 al 29 marzo. La Casa americana mostrerà agli appassionati la Corvette Stingray con carrozzeria coupé e la Corvette E-Ray Convertibile nelle varianti model year 2026 con interni aggiornati. Da 482 a 644 CVLa Stingray si pone alla base della gamma Corvette con il motore V8 da 482 CV e cambio automatico. La E-Ray, che ha portato per la prima volta l'elettrificazione nel mondo Corvette, aggiunge invece il motore anteriore da 162 CV al V8 per 644 CV totali e tocca i 100 km/h da fermo in 2,9 secondi. Per l'evento di Vicenza sono stati scelti allestimenti completi e colori speciali: Hypersonic Gray per la Stingray e Riptide Blue per la E-Ray.
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Rendering - E se tornasse davvero? Così potrebbe essere oggi la Fiat 126
Sono tante le reinterpretazioni di auto storiche e amatissime che stiamo vedendo in queste settimane, dalla Lancia Fulvia alla Fiat Ritmo, quest'ultima commentata persino dal CEO della Casa di Torino, Olivier Franois. Quella che vi presentiamo oggi, invece, è la Fiat 126 così come l'ha immaginata, in chiave moderna, il designer Francesco Salvia, laureato in architettura con specializzazione in disegno industriale. Un'idea nata per rendere omaggio a uno dei suoi ricordi più cari, la 126 appartenuta a suo padre, a bordo della quale ha trascorso tantissimo tempo. Inconfondibile 126La Fiat 126 di Salvia è molto più grande dell'originale (e non potrebbe essere altrimenti), ma riprende perfettamente gli elementi più caratteristici dell'utilitaria torinese del 1972, a cominciare dalle proporzioni, con il cortissimo cofano a conchiglia, la doppia nervatura che corre lungo la fiancata e l'inconfondibile andamento della coda.Dell'originale resta anche il disegno dei gruppi ottici anteriori di forma rettangolare, con una cornice a LED, il proiettore al loro interno e una doppia striscia luminosa interrotta al centro dal logo Fiat, a sua volta illuminato. Diverso invece il taglio dei gruppi ottici posteriori, che richiamano maggiormente quelli della nuova Fiat 500. Deliziosa, anche se in questo caso ha una funzione puramente estetica, la piccola presa d'aria in plastica alla base del terzo montante, che nella 126 originale serviva per raffreddare il motore posteriore a sbalzo. Dentro invece è più modernaL'abitacolo abbandona completamente quello della 126 originale (e la sua impostazione "francescana") per attingere a piene mani da quelli delle ultime citycar della Fiat, a cominciare dal volante e dallo schermo dell'infotainment. L'unico rimando alla 126 degli anni Settanta è il piccolo quadro strumenti dietro il volante, peraltro già utilizzato anche sulle nuove 500. Il selettore della modalità di guida è nel bracciolo centrale, mentre sotto il display centrale trovano posto i comandi per il climatizzatore. Sportivi i sedili, con poggiatesta integrati. Forse un po' fuori tempo massimo, ma non ci sarebbe stato male un portacenere (che oggi diventerebbe un banale portaoggetti) al centro della plancia... Abarth o "avventurosa"La versione "base" della Fiat 126 immaginata da Francesco Salvia presenta già un look più aggressivo rispetto all'originale, sottolineato dai parafanghi allargati. Ancor più sfiziosa è la versione Abarth, una vera "compatta da pista": passaruota pronunciati, minigonne, paraurti sportivo all'anteriore e alettone posteriore, diffusore con quattro (4!) scarichi, specchietti in fibra di carbonio, cerchi da corsa con dischi ventilati e pinze freno colorate. All'interno, dettagli rossi su plancia e pannelli porta, sedili Recaro con il logo dello Scorpione cucito sui poggiatesta integrati, pedaliera sportiva (anche per il passeggero) e grafica dedicata per strumentazione e infotainment. Rispetto alla versione da città, la 126 Cross si differenzia per la carrozzeria "camo", ma soprattutto per cerchi e pneumatici da off-road, le ampie protezioni in plastica, il paraurti anteriore con tubolari in metallo, i due fari aggiuntivi e il grande portapacchi sul tetto.
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Mercato - Concessionari, cè ancora spazio per la crescita, specie nel postvendita
Dalla presentazione dell'Automotive Dealer Report di Italia Bilanci all'interno di Campo Base Distribuzione, iniziativa di Interautonews dedicata al mondo dei concessionari, arrivano ancora una volta indicazioni preziose per il mondo dei professionisti della vendita e dell'assistenza dei veicoli. Come sempre denso di contributi il programma (coordinato da Umberto Seletto, direttore editoriale delle due pubblicazioni), a cominciare dall'intervento di Massimo Artusi, presidente di Federauto. Il capo dell'associazione dei dealer italiani ha invitato i concessionari iscritti a fare da reclutatori per l'organizzazione, così da farla diventare un interlocutore ancora più forte nel confronto col la politica e gli altri attori del settore. Sale la concentrazione, diminuiscono i marginiDa Fausto Antinucci, fondatore di Italia Bilanci, pochi ma chiari messaggi alla platea: le immatricolazioni di questi rimi mesi sono ancora influenzate dalla coda degli incentivi, mentre prende forma una forte concentrazione nei segmenti sport utility B e C, che permette ai nuovi attori, con un numero limitato di modelli, di attaccare il cuore del mercato, tanto che nel 2025 ben 46 brand hanno superato le mille registrazioni: nel 2020 i primi cinque coprivano oltre il 43% del mercato, nel 2025 sono scesi sotto il 36%. Prosegue il fenomeno della concentrazione fra imprese del settore, con una crescita del fatturato medio prevista a 63 milioni di euro a fine 2026, ma una redditività ante imposte in calo allo 0,9%. Di fronte a fenomeni come l'aumento del portafoglio dei marchi e la diminuzione del peso specifico di ciascuno nel business del concessionario, il consiglio è che ciascuno investa nel proprio dealer brand. Andate e aggregatevi, il mondo è sempre più competitivoPartendo da uno scenario geopolitico in rapida e imprevedibile evoluzione, Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Co, fa notare come la dinamica dell'import-export fra le macro aree (Cina, Europa, Nordamerica) mostri in prospettiva una maggiore dipendenza dell'Occidente rispetto al gigante asiatico, che avendo saturato il proprio mercato non tarderà a diventare ancora più aggressivo. L'esortazione di Di Loreto ai concessionari è pertanto di non perdere tempo a fare accordi fra pari: in Italia acquisizioni e collaborazioni crescono ormai a un ritmo più rapido rispetto alla media Europea, perché un mercato più piccolo richiede meno operatori ma più forti, anche a costo di cedere un poco della propria autonomia.Vittoria Ferraris, managing director & sector lead Automotive Emea di S&P, concentra il suo intervento su un'industria dell'auto che ha messo i costi fissi nel mirino a causa di un calo di redditività dal 6,3 al 2,9 percento, ma con margini di miglioramento limitati dalla necessità di mantenere il passo dei costruttori cinesi, che stanno riducendo i tempi di sviluppo dei nuovi modelli. Ferraris vede quindi un biennio 2026-2027 all'insegna dell'incertezza, anche a causa della tensione internazionale, nel quale i mercati di Cina e Usa potrebbero arretrare e l'Europa galleggiare, senza che l'apporto di crescita di alcune aree emergenti, come l'India, possa incidere sulla dinamica globale. Quattroruote Professional, la forza dei datiPer la prima volta, fra i partner di Campo Base c'è Quattroruote Professional, di cui il direttore Luigi Caligaris ha illustrato il profilo di software house atipica, che poggia sulla forza dei dati la sua capacità di sviluppare soluzioni al servizio di tutti i soggetti che si occupano in modo professionale della mobilità. Carlo Siviero, direttore della banca dati della business unit dell'Editoriale Domus, ha dato conto del fenomeno dell'incremento, negli ultimi tre anni, del numero di marche e modelli, e della diminuzione delle versioni, per effetto dell'arrivo dei costruttori cinesi: e siamo solo a metà dell'ondata, avverte. Mentre l'offerta di auto elettriche è ancora sproporzionata rispetto al mercato - e il diesel resiste ormai solo dal segmento D in su -, i pochi modelli del segmento B fanno ancora il 15% dell'immatricolato. L'approfondimento di Siviero sull'andamento dei prezzi fra auto cinesi e non rivela una differenza media di valori a favore delle asiatiche del 31% nel caso delle alimentazioni a benzina, del 21%per le Plug-in, e del 4% per le elettriche, nelle quali però si fa sentire il peso dei marchi europei di proprietà cinese, come Volvo e Smart. Dalle grandi famiglie dell'auto a un maxi gruppo pubblico?A conclusione dell'incontro, Bernardo Bertoldi, professore associato presso il dipartimento di Management dell'Università di Torino, ha condiviso le sue valutazioni sul futuro dei grandi gruppi europei dell'auto e sulle scelte dei loro azionisti di riferimento. In particolare sull'ipotesi suggestiva di un disimpegno delle famiglie propietarie nei tre maggiori conglomerati (Renault, Stellantis e Volkswagen) e, a fronte dell'oggettiva difficoltà di trovare compratori in grado di sostenere l'investimento complessivo (fra i 60 e i 90 miliardi), di un'acquisizione dei tre soggetti da parte pubblica, finalizzata alla creazione di un maxi gruppo continentale. Uno scenario che Bertoldi giudica improbabile, ma non impossibile.
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Indiscrezioni - Stellantis tratta con Xpeng e Xiaomi per lEuropa? Il gruppo smentisce
Tornano in auge indiscrezioni su possibili operazioni straordinarie tra Stellantis e alcuni produttori cinesi. Questa volta a rilanciarle è l'agenzia Bloomberg, secondo cui il gruppo starebbe valutando accordi con Case del Dragone per eventuali investimenti nelle attività europee. In particolare, vengono citate le aziende Xiaomi e Xpeng e si parla di discussioni in corso da ormai diversi mesi su varie opzioni per una riorganizzazione di Stellantis nel Vecchio Continente. Tra gli argomenti oggetto di negoziato ci sarebbe stata anche la cessione di una partecipazione in Maserati e in altri marchi, nonché la condivisione di spazi produttivi in Europa.Nel caso di Maserati non si tratta di una novità: già nei mesi scorsi sono emerse indiscrezioni, sempre seccamente smentite, su una potenziale dismissione. Anche questa volta, dal gruppo è arrivata una presa di posizione netta: L'azienda non commenta le speculazioni. Inoltre, Stellantis ribadisce che, nel quadro delle sue normali attività quotidiane, intrattiene discussioni con una serie di operatori del settore in tutto il mondo su vari argomenti, sempre con l'obiettivo finale di offrire ai clienti le migliori opzioni di mobilità. Smentito anche lo scorporoIl gruppo smentisce anche un altro argomento utilizzato da Bloomberg per rafforzare le sue tesi sulle presunte trattative con i cinesi. I negoziati evidenziano le traiettorie divergenti delle attività di Stellantis in Europa e negli Stati Uniti, dove il proprietario di Jeep ha avviato investimenti per circa 13 miliardi di dollari per rinnovare la sua gamma e dove gli investimenti cinesi sarebbero complicati dalle restrizioni sull'uso della tecnologia cinese nelle auto statunitensi, scrive l'agenzia, aggiungendo che tale divergenza potrebbe portare a una separazione tra le divisioni statunitense ed europea. Quale tipologia di scorporo non è dato sapere, visto che Bloomberg esclude che uno scorporo completo sia al centro delle discussioni attuali.Stellantis, però, ha assunto una posizione durissima su un'ipotesi del genere: Il gruppo afferma con la massima categoricità che non c'è verità nell'insinuazione che stia considerando un piano per scindere l'azienda. Qualsiasi affermazione contraria è pura invenzione. Del resto, lo stesso Filosa ha smentito poche settimane fa cambiamenti all'attuale configurazione: l'azienda beneficia infatti della sua dimensione e della presenza globale, che le consentono di adattare meglio i prodotti alle specificità di ogni mercato regionale.Non pare dunque avere alcun fondamento la possibilità di trattative in corso da mesi per l'acquisizione di una partecipazione, da parte cinese, in una non meglio precisata entità europea di Stellantis. Un accordo di questo tipo rafforzerebbe il business europeo del gruppo e garantirebbe a Stellantis l'accesso a tecnologie avanzate per veicoli elettrici e software. Al contempo, fornirebbe ai costruttori del Dragone un punto d'appoggio strategico per entrare in modo strutturato nel mercato europeo. Tuttavia, la stessa Bloomberg sottolinea come non vi sia alcuna certezza che un accordo si concretizzi. In sostanza, si tratta di speculazioni non dissimili da quelle finora smentite con decisione da Stellantis.
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Distributori no logo - Pompe bianche, oggi si risparmiano fino a 15 centesimi al litro: ma il vantaggio è già a rischio
L'instabilità geopolitica legata allo scoppio della guerra ha riacceso i riflettori sui prezzi dei carburanti: gli automobilisti cercano soluzioni per risparmiare sul pieno, ma il vantaggio delle pompe bianche potrebbe non durare a lungo. Storicamente i distributori delle compagnie petrolifere, i cosiddetti marchi colorati, applicano prezzi più elevati rispetto alle pompe bianche, gli operatori indipendenti senza logo. Ma il divario di prezzo potrebbe essere già vicino al suo punto massimo. Quanto si risparmiava prima della guerraNel 2026, sino a quando Trump non ha dato il via all'attacco, gli operatori indipendenti hanno garantito un risparmio costante: mediamente, in modalità self service, la differenza di prezzo ammontava a 0,013 euro al litro di benzina e a 0,019 euro per il gasolio rispetto ai marchi petroliferi. La forbice in modalità servito era più ampia: 0,140 /l per la verde e 0,147 /l per il diesel. Quanto si risparmia oggi alle pompe biancheCon l'inizio del conflitto, le distanze si sono accentuate, rendendo le pompe bianche ancora più appetibili: il divario nel self è salito a 0,025 euro per la benzina e a 0,036 euro per il diesel. Sul servito, -0,143 /l per la verde e -0,150 /l per il gasolio. Perché il vantaggio potrebbe ridursi nei prossimi giorniLa finestra di risparmio maggiorato è destinata a chiudersi rapidamente a causa delle dinamiche strutturali del mercato. Infatti, gli indipendenti comprano benzina e diesel sul circuito extrarete: i venditori sono aziende petrolifere, depositi di prodotti e trader.Il problema è che, in una condizione di marcata fibrillazione dei prezzi, vengono rifornite di prodotto anzitutto le filiere di rete: per non aumentare troppo i listini, le aziende vendono agli indipendenti a un costo maggiore. Potrebbe quindi aprirsi una spirale rialzista anche per le pompe bianche. cioè possibile che le pompe bianche continuino a vendere a prezzi inferiori rispetto alle pompe colorate, ma con una forbice molto meno accentuata. Cosa insegna il precedente del 2022Basti osservare quanto verificatosi dopo che la Russia invase l'Ucraina: nel 2022, i prezzi delle pompe bianche salirono così tanto da risultare molto meno competitive. Arrivarono a pareggiare i prezzi delle pompe colorate e talvolta a superare quei listini. Oggi, la storia potrebbe ripetersi. La protesta degli indipendenti: Così ci stritolanoLo dimostra il grido di dolore degli indipendenti in Sicilia, riportato da Staffetta Quotidiana: a protestare è una società extrarete dell'isola, che denuncia una situazione sempre più difficile per gli operatori indipendenti. Sono le compagnie petrolifere che ci stritolano, noi rivenditori extrarete non riusciamo a marginare neanche 10 centesimi lordi e i benzinai fanno la fame.Tutto ruota attorno alle condizioni di approvvigionamento praticate dalle compagnie: Ci vendono prodotto all'ingrosso a prezzi franco partenza, ossia con costi di trasporto a carico dell'acquirente, che è la pompa bianca. Alla fine, il prezzo di benzina e diesel risulta più alto rispetto al carburante venduto sulla rete da Eni, con progressivo assottigliamento dei margini lungo la filiera indipendente. Cosa sta succedendo nel resto d'ItaliaAltrove, diverse pompe bianche segnalano invece difficoltà di approvvigionamento legate a contingenti e limitazioni operative nei terminali. Eni consentirebbe spesso il caricamento di non più di un paio di autobotti al giorno per le società extrarete, mentre Q8 applicherebbe limiti anche più restrittivi. In più, ci sono blocchi temporanei nei terminali logistici.A Taranto, per esempio, gli orari di caricazione sarebbero stati ridotti nelle ultime settimane dalle 5 del mattino alle 9 a causa di lavori di manutenzione, comprimendo le finestre operative per il ritiro del prodotto. Se le tensioni dovessero intensificarsi, il pieno low cost diventerebbe un ricordo. Consigli pratici: come trovare le pompe biancheSe vuoi approfittare degli ultimi giorni di sconti prima che la forbice dei prezzi si restringa ulteriormente, ecco come muoverti:Consulta la mappa ufficiale: Per non sbagliare e trovare i distributori indipendenti più vicini alla tua posizione, consulta la nostra guida completa su cosa sono e dove trovare le pompe bianche.Verifica i prezzi in tempo reale: Utilizza le app di comparazione o il portale dell'Osservatorio Prezzi del Mimit per confrontare il costo del self-service tra pompe bianche e marchi nella tua zona.Prediligi il Self-Service: Come mostrano i dati, nonostante il forte risparmio sul "servito", il prezzo alla pompa più basso in assoluto si ottiene sempre con il fai-da-te presso gli operatori indipendenti.
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