Stellantis - Leapmotor nel cuore dellauto tedesca: a Monaco nasce il primo centro R&D fuori dalla Cina
Leapmotor sbarca nel cuore dell'industria automobilistica tedesca. Con l'apertura in Germania del suo primo centro di ricerca e sviluppo all'estero, il marchio non si limita più a distribuire i propri veicoli nei mercati internazionali, ma sceglie la Baviera come base strategica per integrare standard estetici globali e innovazione concettuale.Il centro, situato a SchwabingFreimann, polo culturale e di lifestyle nella zona nord di Monaco di Baviera, segna un ulteriore salto strategico per la Casa cinese, che ha ormai costruito una rete di design globalizzata, con hub anche a Hangzhou e Shanghai. L'operazione si inserisce nella solida cornice della joint venture con Stellantis che, dopo aver acquisito una quota rilevante dell'azienda cinese, ne sta accelerando l'integrazione in Europa. Un milione nel mirinoUn'espansione che poggia su fondamenta solide. Nel 2024, l'azienda ha riportato il primo utile annuale, raggiungendo quota 540 milioni di yuan (68 milioni di euro), con il fatturato in crescita del 101,3% rispetto al 2023, fino al record di 64,73 miliardi di yuan (8,16 miliardi di euro). Dopo aver consegnato 596.555 veicoli lo scorso anno, con un incremento del 103,1%, Leapmotor punta ora a un obiettivo ambizioso: superare il milione di auto vendute nel 2026.
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Caro carburanti - Targhe alterne, limiti più bassi in autostrada, GPL per cucinare: sono queste le risposte alla crisi energetica?
L'automobilista finisce al centro delle misure anticaro carburante proposte dall'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE), che ha elaborato un decalogo per ridurre i consumi di petrolio. L'obiettivo dell'organizzazione intergovernativa autonoma fondata nel 1974 a Parigi è abbattere l'uso di greggio e alleggerire la pressione sui portafogli delle famiglie, messa a dura prova dalle tensioni in Medio Oriente. Letto però dal punto di vista di chi si muove ogni giorno in auto, molte delle 10 proposte appaiono problematiche, in particolare quelle che riguardano le targhe alterne, i limiti di velocità più bassi e un uso ridotto del GPL per chi guida una bifuel. Targhe alterne nelle grandi cittàSecondo l'AIE, razionare la circolazione dei veicoli a giorni alterni nelle grandi città ridurrebbe la congestione del traffico, con un risparmio nazionale stimato tra l'1% e il 5% del petrolio usato dalle auto. L'Agenzia stessa riconosce che l'efficacia può essere limitata se la misura non è supportata da eccezioni mirate (car pooling, taxi, servizi di ridehailing) o se applicata in modo non coordinato con i servizi di trasporto pubblico.In realtà, questa soluzione rischia di scaricare il peso della crisi sugli automobilisti, senza offrire alternative strutturali e paralizzando la mobilità di chi non dispone di mezzi pubblici efficienti. Una misura che finirebbe per penalizzare soprattutto le fasce più deboli: chi ha un reddito elevato può magari permettersi un'elettrica esentata, mentre il pendolare con un'unica auto datata rischierebbe di restare a piedi. Ridurre i limiti di velocità in autostrada di almeno 10 km/hImporre alle auto di viaggiare più lentamente in autostrada ridurrebbe il consumo di petrolio di un singolo conducente del 5%-10%, calcola l'AIE. Per i mezzi pesanti, il risparmio stimato sarebbe intorno al 5%.Il risparmio teorico, però, si scontra con l'allungamento dei tempi di percorrenza e con i costi logistici per le imprese. Un limite più basso, se non accompagnato da una fluidità perfetta del traffico, rischia di accentuare l'effetto fisarmonica, con frenate e ripartenze continue che fanno aumentare i consumi reali. Un rallentamento forzato della rete autostradale potrebbe inoltre congestionare i nodi critici, aumentando le code e, di conseguenza, le emissioni complessive, penalizzando ulteriormente la produttività in una fase economica già fragile. Dirottare il GPL dai trasporti alla cucinaLa tesi dell'AIE è che limitare l'uso di GPL delle auto bifuel, dirottandolo verso usi prioritari come la cucina - vitale per 2,3 miliardi di persone in Asia - potrebbe aiutare a gestire eventuali carenze di fornitura. In Italia, però, il GPL è impiegato quasi per metà nei trasporti (circa 4550%) e per oltre il 40% negli usi civili, che comprendono riscaldamento, acqua calda e cottura dei cibi. Dirottarlo dall'autotrazione alla cucina, quindi, non significa spostare una quota marginale, ma intervenire su una delle principali destinazioni del carburante. Per gli automobilisti, la (difficile) attuazione di una simile raccomandazione avrebbe ricadute economiche immediate: chi guida una bifuel sarebbe costretto a utilizzare solo la benzina, con rifornimenti più frequenti a causa della ridotta capacità del serbatoio. Peraltro, proprio in una fase storica in cui il GPL sta diventando una sorta di carburante rifugio. La misura rischia inoltre di ignorare gli investimenti tecnologici fatti dai consumatori, penalizzando chi ha scelto una mobilità più economica e a minore impatto ambientale. Altre ideeL'AIE avanza infine altre raccomandazioni: lavorare da casa fino a tre giorni a settimana ridurrebbe il consumo nazionale di petrolio delle auto del 2%-6%, mentre car pooling e guida efficiente potrebbero tagliare la domanda di carburante del 5%-8%. Importante anche evitare i viaggi aerei quando esistono alternative.Infine, l'Agenzia sottolinea come i governi possano intervenire subito per mitigare l'impatto dei rincari energetici sulle bollette dei consumatori, citando l'esperienza del 2022. L'analisi punta però anche a una strategia di lungo periodo: il rapporto suggerisce riforme profonde per rafforzare la sicurezza energetica. Ed è questo, probabilmente, l'aspetto più condivisibile del piano.
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Listini - Kia EV2 arriva in Italia: tutti i prezzi e le versioni della B-SUV elettrica
Kia ha aperto gli ordini della SUV elettrica EV2, presentata al Salone di Bruxelles e disponibile in Italia con due motorizzazioni, da 108 kW (147 CV) e 100 kW (135 CV). Alla motorizzazione più potente è abbinata la batteria più piccola, da 42,2 kWh, per percorrere fino a 317 km; la variante con qualche cavallo in meno prevede invece accumulatori da 61 kWh, per 453 km di autonomia. Quattro gli allestimenti a listino, con prezzi che partono da 26.600 euro. La dotazione di serieIl listino della Kia EV2 apre con l'allestimento Light, omologato per quattro persone, e che di serie prevede i cerchi in acciaio da 16", i fari anteriori full LED, il display digitale da 12,3" per la strumentazione, l'infotainment da 12,3" con Apple CarPlay e Android Auto, il climatizzatore automatico, ingresso e avviamento senza chiave. Per quanto riguarda la sicurezza, questo allestimento offre i sensori di parcheggio anteriori e posteriori, la telecamera con linee guida dinamiche, il cruise control adattivo e il mantenimento della corsia di marcia. Gli altri allestimentiLa versione Air aggiunge i cerchi di lega da 16", il climatizzatore automatico bizona, gli specchietti ripiegabili elettricamente, i mancorrenti sul tetto, lo schienale della seconda fila frazionato 60/40 e la guida assistita di livello 2. La Earth prevede cerchi da 18", vetri posteriori oscurati, maniglie a comparsa, volante e sedili anteriori riscaldabili, impianto audio Harman & Kardon e la pompa di calore. La top di gamma GT-Line completa la dotazione con cerchi da 19", sedili in Kia Tex Signature, pedaliera in alluminio, sedili anteriori ventilati, ricarica wireless per gli smartphone, telecamera a 360, monitoraggio dell'angolo cieco e ricarica V2L. Optional e pacchettiDieci le colorazioni disponibili per la carrizzeria: il Vanilla Blossom è gratuito; le opache Cassa White, Frost Blue, Morning Haze, Black Pearl e Wolf Grey costano 750 euro, così come i colori metallizzati Magma Red e Penta Metal. Il perlato Delux White costa 900 euro, il matte Ivory Silver 1.600. Per le Earth e GT-Line, tutte le colorazioni sono gratuite con l'eccezione del matte. Su richiesta si può avere la pompa di calore (1.000 euro, solo per Air, compresa in Earth e GT-Line) e, su questi due allestimenti, il caricatore di bordo da 22 kW e tecnologia V2L (1.200 euro). Solo per la top di gamma GT-Line il tetto panoramico apribile elettricamente, a 750 euro. Il listino della Kia EV2EV2 147 CV 42,2 kWh Light: 26.600 euroEV2 147 CV 42,2 kWh Air: 29.850 euroEV2 147 CV 42,2 kWh Earth: 34.350 euroEV2 135 CV 61 kWh Earth: 38.350 euroEV2 135 CV 61 kWh GT-Line: 40.850 euro
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Naming e copyright - Mazda rivendica il nome Luce ma non intende ostacolare Ferrari
Nuovi sviluppi nella vicenda tra Ferrari e Mazda sull'utilizzo del nome Luce. La Casa di Hiroshima ha voluto chiarire il proprio punto di vista con una dichiarazione ufficiale, che apre le porte a una rapida ricomposizione di una questione legata ai vincoli (e alle pastoie) delle normative internazionali su brevetti, marchi e proprietà intellettuali.In sostanza, Mazda non vuole rinunciare al nome Luce, ma al tempo stesso non intende in alcun modo ostacolarne l'utilizzo da parte di Ferrari. quindi escluso il ricorso alle vie legali, mentre appare più probabile che le due parti trovino un accordo, come già avvenuto in passato in diverse vicende dai contorni analoghi. Il nodo giapponeseRipercorriamo la vicenda, dando conto in breve delle varie ricostruzioni di stampa emerse nelle ultime settimane. Il 9 febbraio scorso, Ferrari sceglie il nome Luce per battezzare la sua prima elettrica, ma dopo poche settimane emerge la rivendicazione, da parte di Mazda, della proprietà intellettuale di un termine che appartiene alla sua storia produttiva: dal 1966 al 1991 la Casa giapponese ha infatti commercializzato in Giappone una coupé sportiva denominata Luce (foto sopra).Alla fine di febbraio, Mazda deposita il marchio presso l'ufficio brevetti giapponese, con l'intento - probabilmente - di tutelare la propria eredità storica.L'iniziativa nipponica parrebbe impedire a Ferrari l'uso del nome, quantomeno sul mercato giapponese, creando potenziali problemi logistici e d'immagine nel pieno del processo di lancio dell'elettrica. Fin da subito, tuttavia, si parla di possibili accordi e, soprattutto, si esclude l'ipotesi di ostacoli legali sollevati dalla stessa Mazda.Ferrari, dal canto suo, risponde alle indiscrezioni con una dichiarazione di smentita: Siamo titolari del marchio Ferrari Luce, che abbiamo il diritto di utilizzare a livello globale in virtù della registrazione effettuata ai sensi del diritto internazionale. Come di consueto, abbiamo svolto ricerche preventive che non hanno evidenziato l'esistenza di diritti di terzi in conflitto con i nostri.Del resto, anche a Maranello non risultano azioni legali promosse da Mazda. La posizione della MazdaE difatti anche dal Giappone arrivano chiare smentite su un eventuale ricorso a vie legali, pur con una precisazione proprio sui diritti del nome: "Continuiamo a mantenere attive le registrazioni dei marchi relativi ai nomi dei nostri principali modelli storici, incluso il nome 'Luce'. In virtù di tali registrazioni, ci riserviamo la possibilità di utilizzare in futuro il nome 'Luce' anche in Giappone", afferma la Mazda, che così smentisce una registrazione del marchio successiva alla data del 9 febbraio.Evidentemente, la denominazione è registrata da anni in Giappone, ma dopo 35 anni di non utilizzo i diritti potrebbero anche essere decaduti e quindi non risulterebbero attivi a livello internazionale. La questione è comunque di difficile interpretazione per i tanti vincoli di natura legale che gravano sull'uso dei marchi. Ne sanno qualcosa proprio a Maranello, che solo da pochi mesi hanno risolto una lunga battaglia sul nome Testarossa. Detto questo, Mazda ha anche smentito l'ipotesi di adire le vie legali: "Non intendiamo in alcun modo ostacolare l'utilizzo del nome Ferrari Luce da parte di Ferrari, né abbiamo alcuna intenzione di intraprendere azioni legali in merito". Dunque, in attesa di una risposta di Maranello, l'ipotesi più probabile è quella di un accordo: la Casa nipponica potrebbe concedere una licenza d'uso in cambio di un indennizzo economico. E questo potrebbe valere solo per il Giappone, il che ridurrebbe di molto la portata di eventuali conseguenze a danno di Maranello. Insomma, pare proprio che si sia solo alzato solo un classico polverone mediatico.
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Carburanti - Il petrolio corre e si riprende lo sconto sulle accise: diesel di nuovo verso i 2 euro
Le quotazioni petrolifere internazionali si stanno letteralmente e progressivamente mangiando i benefici del taglio delle accise, rafforzando così i timori sull'inefficacia del provvedimento annunciato dal governo. La corsa di petrolio e prodotti raffinati, infatti, è ripresa con forza, con ovvie conseguenze sui listini dei carburanti: il gasolio, per dire, è lontano dai picchi massimi, ma è ormai a un passo dal superare di nuovo la soglia dei 2 euro al litro.A tal proposito, Staffetta Quotidiana segnala il giro di rialzi che ha interessato tra sabato e questa mattina i prezzi consigliati dei maggiori marchi, con primi riflessi sulle medie nazionali. In particolare, la testata specializzata dà conto della decisione di Eni di aumentare di cinque centesimi al litro i prezzi consigliati di benzina e gasolio, mentre Q8 ha optato per un rialzo, rispettivamente, di due e sei centesimi. Tamoil, invece, ha comunicato un aumento di tre centesimi sulla verde e di sette sul diesel. Le medie nazionaliOvviamente, la nuova tornata di rincari non si riflette ancora sulle medie nazionali, che - è bene ricordarlo - vengono elaborate da Staffetta Quotidiana sulla base di quanto comunicato ieri 22 marzo dai gestori di circa 20 mila impianti al relativo Osservatorio del MIMIT.Al self-service, la benzina quota 1,719 euro/litro (+4 millesimi sulla precedente rilevazione) e il diesel 1,979 euro/litro (+11). Al servito, verde a 1,855 euro/litro (+2), gasolio a 2,111 euro/litro (+8), GPL a 0,665 euro/litro (-1), metano a 1,530 euro/kg (+3) e GNL a 1,245 euro/kg (+2).Lungo le autostrade, benzina a 1,782 euro/litro (2,028 al servito), gasolio a 2,045 euro/litro (2,295), GPL a 0,776 euro/litro, metano a 1,549 euro/kg e GNL a 1,310 euro/kg.
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Regno Unito - Fine di unera in Jaguar Land Rover: l'addio di Gerry McGovern è ufficiale
Dopo poco meno di quattro mesi si risolve uno dei grandi misteri del design automobilistico: Gerry McGovern lascia Jaguar Land Rover. La matita, infatti, ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico di responsabile dello Stile del gruppo Jaguar Land Rover.La decisione è stata comunicata dall'azienda ai dipendenti tramite un memo interno e poi, una volta trapelata su alcuni organi di informazione, è stata confermata con una breve dichiarazione alle principali testate del Regno Unito. Un "mistero" lungo 4 mesiSi conclude così una vicenda iniziata nei primi giorni dello scorso dicembre, quando Autocar ha lanciato l'indiscrezione sul licenziamento di McGovern. Dopo di allora, Jaguar Land Rover non ha mai chiarito i rapporti di lavoro con il suo storico designer, lasciando irrisolto per mesi il futuro del reparto Stile.McGovern, che lascerà l'azienda alla fine di marzo per dedicarsi a una sua avventura professionale nel mondo della consulenza, ha giocato un ruolo cruciale nel definire la storia recente dell'intero gruppo Jaguar Land Rover. Una figura centrale non solo sul piano creativo, ma anche strategico, nel riposizionamento dei marchi del gruppo.Dal 2020 ricopriva l'incarico di chief designer sia del marchio Jaguar sia di Land Rover, ma i suoi maggiori successi professionali riguardano il brand dei fuoristrada. stato infatti responsabile dello Stile di Land Rover sin dal 2006 e, in tale ruolo, ha firmato progetti chiave come le nuove generazioni della Defender e l'ampliamento della gamma Range Rover con Evoque e Velar. La controversa Jaguar rosaNegli ultimi anni, McGovern ha inoltre supervisionato la nuova brand identity di Jaguar in vista di un futuro 100% elettrico, ma è inciampato sul prototipo della Type 00 (tuttora in fase di sviluppo, e che abbiamo visto dal vivo) finendo al centro di aspre polemiche per una declinazione del brand giudicata fuori target.La ormai famigerata Jaguar rosa, che a dire il vero è stata progettata da Massimo Frascella, oggi in Audi, ha scatenato un vero e proprio polverone mediatico, soprattutto sui social: gli appassionati hanno contestato non solo il riposizionamento del marchio nella fascia più alta del lusso, ma anche, se non soprattutto, l'abbandono di alcune caratteristiche storiche, a partire dallo storico giaguaro (Leaper).Al momento non è ancora noto chi prenderà il posto del designer di Coventry. Maggiori dettagli sulla successione dovrebbero essere comunicati entro la fine del mese, in un momento chiave per il futuro stilistico del gruppo.
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Caro carburanti - Auto a benzina: i 10 modelli che consumano meno secondo il Centro Prove Quattroruote
Tra guerra in Medio Oriente, petrolio in salita e carburanti sempre più cari, scegliere l'auto giusta oggi conta più di ieri. Non solo elettrico o ibrido: anche la benzina, se efficiente, può essere una risposta concreta.Abbiamo quindi messo in fila le dieci auto a benzina - prive di elettrificazione - che consumano meno, sulla base dei dati del Centro Prove degli ultimi cinque anni.Alcune motorizzazioni non sono più a listino ma ve le proponiamo ugualmente, perché in questo periodo anche un usato "fresco" può avere perfettamente senso.Nota: i costi sono calcolati in base alle ultime quotazioni disponibili al momento della stesura di questo articolo, pubblicate dal Mimit il 20 marzo e riferite al 19 marzo. Toyota Aygo X 1.0 VVT-i 72 CV ActiveLa citycar giapponese è stata appena aggiornata, con l'introduzione della motorizzazione full hybrid della Yaris. Il modello precedente, con il motore puramente termico, nelle prove del 2022 ha registrato un consumo medio di 5,34 litri di benzina per 100 chilometri, che corrisponde a una percorrenza media di 18,7 km/l. Un valore di poco lontano dalla media in città: 5,32 l/100 km, pari a 18,8 km/l. Questo modello non è più in commercio: la full hybrid attualmente a listino parte da 20.850 euro. Kia Picanto 1.0 20th Anniversary Edition La citycar a cinque porte della Casa coreana è stata esaminata dal Centro prove nel 2024, dopo il facelift con cui ha adottato il frontale dei modelli più recenti della Kia. La Picanto con il 1.0 benzina aspirato da 68 CV consuma mediamente 5,71 l/100 km, che corrispondono a una percorrenza di 17,5 km/l. In città il valore scende a 5,47 l/100 km: sono 18,3 i chilometri percorsi con un litro di carburante. Il listino della Picanto parte da 17.800 euro. Hyundai i10 1.0 MPI TechLa "sorella" della Picanto (le due Case fanno parte dello stesso gruppo) monta lo stesso motore, con una potenza ridotta a 63 CV: i consumi, registrati nei test del 2020, hanno rilevato una media di 5,87 l/100 km, pari a 17 chilometri con un litro. In città il valore rilevato è di 5,81 l/100 km (17,2 km/l). La i10 è disponibile anche con il 1.0 T-GDi turbo da 90 CV, che ha consumi molto simili: media di 5,91 l/100 km (16,9 km/l), 5,83 in città (17,2 km/l). Il La coreana ha prezzi che partono da 18.500 euro. Volkswagen Polo 1.0 TSI StyleLa compatta di Wolfsburg, messa alla prova nel 2021 con il 1.0 turbo benzina da 95 CV, registra un consumo medio di 5,93 litri per 100 chilometri, per una percorrenza media di 16,9 km/l. In città la Polo consuma 6,26 l/100 km, che corrispondono a 16 km/l di benzina. Il listino di questo modello, disponibile con potenze da 80 a 207 CV per la GTI, parte da 23.900 euro. Seat Ibiza 1.0 EcoTSI 95 CV FRLa compatta spagnola è stata recentemente oggetto di un leggero restyling, che non ha però coinvolto le motorizzazioni. Il 1.0 da 95 CV è lo stesso della cugina di piattaforma Polo: non stupisce quindi che i consumi siano sovrapponibili. La media rilevata dal Centro prove nel 2024 è di 5,95 l/100 km, pari a 16,8 km/l, che in città sale a 6.03 l/100 km (16,6 km/l). Il listino della Ibiza parte da 16.000 euro. Citroën C3 100 CV MaxLa crossover francese ha debuttato nel 2024 (anche in versione mild hybrid e full electric), quando il Centro prove ha rilevato, con la motorizzazione termica da 100 CV, un consumo medio di 6,14 litri / 100 km, pari a 16,3 km/l. Quasi identici i consumi in città: 6,17 l/100 km, pari a 16,2 km/l. Prezzi da 16.400 euro. Volkswagen TaigoLa SUV-coupé tedesca (derivata dalla T-Cross) è disponibile solo con motori a benzina, da 95 a 150 CV: quando è uscita, nel 2021, il Centro prove l'ha subito messa sotto esame, rilevando un consumo medio di 6,16 l/100 km, pari a 16,2 km/l. In città la Taigo consuma 6,62 l/100 km, pari a 15,1 chilometri con un litro di carburante. Il listino di questo modello parte da 26.000 euro. Jeep Avenger 1.2 Turbo SummitLa B-SUV, da sempre best seller tra le compatte a ruote alte, è disponibile anche con powertrain ibridi e full electric. La termica da 100 CV, testata dal Centro prove nel 2023, consuma 6,2 l/100 km, pari a 16,1 km/l. In città si comporta meglio: il consumo scende a 6.04 l/100 km, con una percorrenza media di 16,6 chilometri con un litro. La Jeep Avenger parte da 25.200 euro. Opel Astra 1.2 Turbo 130 CV GS LineLa media del Blitz è stata aggiornata di recente, perdendo le motorizzazioni puramente termiche, che erano ancora disponibili nel 2021, quando l'auto è stata esaminata dal Centro prove. Il consumo medio rilevato è di 6,2 l/100 km, pari a 16,1 km/l. In città si sale a 6,63 l/100 km, che corrispondono a 15,1 km/l. Il listino della nuova Astra (che c'è anche a gasolio) parte da 32.450 euro per la mild hybrid da 145 CV. Dacia Jogger 1.0 TCe 110 Extreme UpLa versione "lunga" della Sandero Stepway, disponibile anche a sette posti, offre anche powertrain full hybrid e a Gpl. La versione benzina da 110 CV, testata nel 2022 e ancora a listino, registra consumi di 6,2 l/100 km (16,1 km/l), che in città scendono a 6.06 l/100 km (16,5 km/l). La Jogger a benzina parte da 20.700 euro.
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Prima elettrica - Ferrari Luce, la NASA e la chimica dellaccelerazione perfetta: bruciante, ma non eccessiva
Ferrari Luce, la prima elettrica di Maranello, avrà una potenza stimata superiore ai 1.000 CV, erogati da quattro unità elettriche, una per ruota. Un mostro capace di accelerazioni brucianti. Forse troppo?In un'intervista ad Autocar India, il CEO di Ferrari, Benedetto Vigna, ha spiegato che uno dei principali limiti delle auto elettriche è la forte accelerazione lineare, che a volte è troppo diretta, disturba il nostro cervello e, di conseguenza, il piacere di guida. La collaborazione con la NasaPer tale motivo, Ferrari ha avviato una partnership con NASA, l'agenzia spaziale statunitense, per comprendere quale sia il livello di accelerazione che si rivela troppo fastidioso per le persone e individuare le curve di erogazione della potenza che permettano alla Luce di essere divertente da guidare, senza arrivare a creare problemi a pilota e passeggeri. Ecco a cosa servono le palette al volanteLe palette al volante della Ferrari Luce, che abbiamo visto in occasione della presentazione degli interni, svelati qualche settimana fa, servono anche a questo: modulare l'erogazione della coppia in tempo reale, adattandola alle richieste di chi guida (e non solo). I tasti fisici come elemento distintivoParlando degli interni della Luce, progettati da Jony Ive e svelati qualche settimana fa, Vigna ha rivendicato la scelta di prediligere i tasti fisici rispetto all'imperante dominio di touch screen e comandi a sfioramento (in calo quasi un po' ovunque, va detto)."I comandi touch sono progettati a vantaggio dei fornitori", ha aggunto il CEO di Maranello. "Realizzare un comando touch è più economico, più economico del 50% rispetto a pulsanti costruiti singolarmente". La Luce avrà un sound unicoPer quanto riguarda il suono allo scarico, che non potrà certo essere quello di un 12 cilindri, Ferrari ha già confermato che non ci sarà un sound generator che replica le timbriche di un motore termico, ma un amplificatore evoluto dei suoni elettrici.Un motore elettrico non è silenzioso, spiega Vigna. Il problema è che la maggior parte di noi associa quel suono ad alte frequenze spesso fastidiose. Esistono però anche frequenze più basse, e modi di raccogliere e amplificare questi due suoni in maniera autentica e originale, senza dare l'impressione di fare il DJ'.
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Motorsport - Fuori DS, dentro Opel: Stellantis riorganizza la strategia elettrica in Formula E
A poche ore dall'annuncio dell'uscita del marchio DS dalla Formula E, il Gruppo Stellantis ha chiarito la propria strategia nelle competizioni motoristiche, annunciando l'ingresso di Opel nel campionato delle monoposto a batteria a partire dalla stagione 2026-2027. Opel e il suo Dna sportivoL'avvicendamento tra i due brand è coerente con la strategia delle rispettive gamme prodotto, con DS che punta sempre di più su premium ed esclusività e che entrerà nel mondo della vela e del golf. Opel, invece, ha portato la gamma GSE sui modelli a batteria come la Mokka e la futura Corsa, dopo aver lanciato l'elettrico nei rally cinque anni fa con il debutto della Corsa nell'ADAC Opel Electric Rally Cup.La Casa tedesca vanta inoltre un importante passato nelle corse, tra rally, DTM e Formula 3, con numerosi successi a livello internazionale. GEN4 per la nuova stagioneL'Opel GSE Formula E Team ha siglato un accordo di quattro anni con gli organizzatori del Campionato Mondiale ABB FIA Formula E. La squadra, coordinata da Jörg Schrott, beneficerà di tutta l'esperienza accumulata da Stellantis Motorsport ed è già al lavoro sulle nuove monoposto.Il debutto di Opel coinciderà con il lancio delle monoposto GEN4. I nuovi bolidi a batteria offriranno prestazioni nettamente superiori rispetto all'attuale GEN3: con trazione integrale, potenze fino a 600 kW e una capacità di recupero d'energia fino a 700 kW, garantiranno sicuramente uno spettacolo ancora più elevato in pista.
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Cinema - Addio a Chuck Norris, luomo con le muscle car in garage e il volto sui furgoni Fiat
Chuck Norris ci lascia all'età di 86 anni, chiudendo una delle carriere più riconoscibili del cinema d'azione americano. Un'icona costruita su fisicità, disciplina e presenza scenica, ma anche su un paradosso poco raccontato: fuori dal set, una collezione di auto da far impallidire molti appassionati; sullo schermo, vetture quasi sempre marginali. Un garage "muscoloso"Nella vita privata, Norris ha coltivato una passione autentica per le quattro ruote, costruendo un garage coerente con il suo immaginario: potenza, solidità, meccanica senza filtri. Il cuore della collezione è profondamente a stelle e strisce, fatto di muscle car come Dodge Charger SRT Hellcat (nella foto sopra nell'allestimento Redeye lanciato nel 2022), Ford Mustang Boss 429 e Chevrolet Camaro ZL1. Otto cilindri a V di grande cubatura, numeri imponenti, ma soprattutto un'estetica precisa: quella della forza, più che della raffinatezza.Accanto a queste, una componente più pragmatica: pickup e SUV come Chevrolet Silverado e Toyota Land Cruiser, mezzi robusti, affidabili, decisamente operativi. Strumenti, a ben vedere, molto coerenti con il personaggio che Norris ha quasi sempre portato sullo schermo.E poi c'è l'eccezione che noi italiani preferiamo. Una Ferrari F8 Tributo (foto sotto), a rappresentare l'asincronia più evidente all'interno della collezione: oltre 700 CV, aerodinamica sofisticata, prestazioni da supercar senza discussioni. Probabilmente l'auto più esclusiva del suo garage, che racconta un'apertura verso un'idea di performance più tecnica e globale, quasi uno status symbol universale a sigillo di un'onoratissima carriera. Grande schermo, ma pochi effetti specialiQuesto universo, così definito nella realtà, non trova un equivalente diretto nella sua produzione cinematografica. Nei film che lo hanno reso celebre tra anni Ottanta e Novanta, l'auto non diventa mai un'estensione iconica del personaggio. Le tre eccezioni più emblematiche aiutano però a delineare il quadro.In Una magnum per McQuade, il pickup GMC è il mezzo più memorabile: ruvido, indistruttibile, perfettamente allineato al protagonista. In Delta Force, la motocicletta militare assume un valore simbolico, più operativo che spettacolare. Infine, in Walker, Texas Ranger, il Dodge Ram consolida un'immagine di solidità americana, senza però trasformarsi in oggetto di culto.Nei suoi lavori, il veicolo resta sempre funzionale: coerente, ma mai mitizzato. Una scelta che oggi appare controcorrente, in un panorama in cui l'auto è spesso coprotagonista. C'è però un'ulteriore eccezione: in Good Guys Wear Black (1979), Norris guida due Porsche 911, una bianca in pista e una nera su strada. Testimonial sì, ma per furgoniE poi c'è un dettaglio forse poco noto. Nel 2017, Norris è stato testimonial di una campagna pubblicitaria per Fiat Professional: una collaborazione inattesa, costruita sull'ironia del personaggio e sulla sua aura invincibile, applicata però a veicoli da lavoro. Non muscle car, non supercar: furgoni.Il paradosso si chiude qui. Chuck Norris non ha mai avuto bisogno delle auto per costruire il proprio mito sullo schermo. Ma nel suo garage, quel mito ha preso forma in modo estremamente concreto, tra V8 americani e una sola, significativa, scintillante eccezione italiana.
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Audi F1 - Wheatley lascia, Binotto assume il ruolo di team principal
Cambio al vertice dell'Audi in Formula 1: Jonathan Wheatley lascia con effetto immediato l'Audi Revolut F1 Team per ragioni personali, mentre Mattia Binotto aggiunge anche il ruolo di team principal alle funzioni che già ricopriva come responsabile del progetto Formula 1 del Costruttore dei Quattro Anelli. una mossa che cambia parecchio, perché fino a oggi il piano Audi era stato costruito su una divisione abbastanza netta dei compiti: da una parte Binotto, regista tecnico-industriale dell'operazione; dall'altra Wheatley, uomo di pista, figura di raccordo tra fabbrica, muretto e operatività del weekend. Adesso quella distinzione salta e il peso del progetto si concentra ancora di più sulle spalle dell'ingegnere e manager italiano.Un addio inaspettatoIl comunicato della Casa tedesca prova a tenere la barra dritta. Il ceo Audi Gernot Döllner ringrazia Wheatley per il contributo dato nella fase più delicata della costruzione della squadra e ribadisce che la rotta non cambia: l'obiettivo resta quello di modellare una struttura capace di lottare per il Mondiale entro il 2030.Wheatley era entrato nel progetto nell'aprile dello scorso anno e, insieme a Binotto, aveva preso parte alla costruzione del team nella base di Hinwil. Un passaggio chiave, perché Audi non sta semplicemente rilevando una struttura esistente, ma sta cercando di trasformarla in una squadra con ambizioni da vertice. Il fatto che, dopo il debutto stagionale e i primi punti conquistati, sia già arrivato un cambio di tale portata fa certamente riflettere. Possibile passaggio ad Aston MartinL'addio di Wheatley sembra essere collegato a un altro grande tema, quello dell'Aston Martin e di Adrian Newey, inevitabilmente catalizzatori di attenzioni ogni volta che si parla di equilibri da riscrivere. Però, almeno per ciò che emerge dalle dichiarazioni ufficiali, la Aston Martin ha voluto spegnere sul nascere le voci legate a Wheatley: Lawrence Stroll ha ribadito pubblicamente che Newey è un partner centrale del progetto, azionista e riferimento della leadership tecnica, chiarendo anche che la squadra non segue il modello classico del team principal. Come a dire, tra le righe, potrebbe anche arrivare un'altra persona ma non per sostituire Adrian.Questo non toglie che il domino delle figure chiave stia ridisegnando la mappa della Formula 1. E in questo momento Audi si ritrova davanti a una scelta tanto obbligata quanto significativa: accentrare. Binotto dovrà essere insieme architetto del progetto e capo visibile della squadra in pista. Una soluzione che, nel breve periodo, può garantire continuità decisionale; nel medio, però, rischia di appesantire ulteriormente una figura già chiamata a tenere insieme sviluppo tecnico, struttura industriale e ambizione sportiva.
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Mercato europeo - Leapmotor T03, il miracolo degli incentivi: ora è quarta nel gotha elettrico d'Europa
Con 6.119 nuove immatricolazioni, nel mese di febbraio la Leapmotor T03 è stata la quarta auto elettrica più venduta in Europa: un risultato sorprendente, considerato che nello stesso mese del 2025 gli esemplari venduti erano stati solo 770 (+694,7%), ma che configura comunque una sorta di miracolo italiano": la citycar del Gruppo Stellantis, infatti, è stata letteralmente proiettata nell'olimpo europeo delle elettriche grazie agli incentivi nostrani. Un "miracolo italiano"A guidare il piccolo miracolo è stata l'Italia, grazie agli incentivi statali dello scorso ottobre: il mese scorso sono state 4.778 le Leapmotor T03 immatricolate nel nostro Paese, che hanno permesso alla citycar elettrica cinese di balzare al 4 posto nella classifica di vendita mensile assoluta. Di fatto, sono state consegnate le vetture che erano state proprio ordinate col bonus.Un risultato reso possibile anche dalla politica di prezzo aggressiva del brand, che a un listino già molto competitivo (18.900 euro) ha aggiunto un forte sconto: con il massimo delle agevolazioni previste, la T03 arrivava a costare fino a 4.900 euro.Gli incentivi sono finiti, ma l'extra sconto di 3.000 euro della Casa è rimasto: oggi costa 15.900 euro. Le altre elettricheDa segnalare il ritorno in testa alla classifica europea della Tesla Model Y, che nei mesi scorsi ha visto la propria gamma ampliarsi con l'arrivo delle più economiche varianti Standard: a febbraio sono stati 10.844 gli esemplari immatricolati, con un incremento del 22% rispetto allo stesso mese del 2025. Ottimo secondo posto per la Skoda Elroq, l'ultima elettrica della Casa boema, che con 8.370 nuove targhe fa segnare un balzo del +443,2% su base annua. Rimane al terzo posto, ma in calo del 6,9%, la Tesla Model 3. La top ten delle elettricheEcco le 10 auto elettriche più vendute in Europa nel mese di febbraio 2025 (analisi Dataforce):Tesla Model Y: 18.844 (+22,1%)Skoda Elroq: 8.370 (+443,2%)Tesla Model 3: 6.443 (-6,9%)Leapmotor T03: 6.119 (+694,7%)Skoda Enyaq: 5.384 (+20%)Renault 5 ETech: 5.260 (-6,4%)Volkswagen ID.4: 5.233 (-15,4%)Volkswagen ID.3: 4.773 (-11,9%)Volkswagen ID.7: 4.180 (-23%)BMW iX1: 3.924 (-10,3%)
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Anteprima - Audi Q9 off-road, una 4x4 "estrema" per sfidare Classe G e Defender
Il 2026 sarà per Audi innanzitutto l'anno della l'A2 e-tron, la nuova elettrica su base MEB+ destinata ad allargare verso il basso la proposta di modelli elettrici di Ingolstadt. Ma il 2026 sarà anche l'anno della Q7 restyling e della nuova, ancor più grande Q9, che punta a lanciare il guanto di sfida a BMW X7 e Mercedes GLS.Con una possibile sorpresa: una variante estrema della Q9, nelle linee e nella meccanica, per giocarsela con icone del fuoristrada come Mercedes Classe G e Land Rover Defender. I segnali non mancanoA lasciare aperta la porta a questa possibilità è Gernot Döllner, CEO della Casa tedesca, che in un recente incontro con la stampa ha sottolineato come Audi può realizzare qualunque cosa, da veicoli elettrici entry level alle sportive fino ai SUV più estremi.Nel 2023 l'allora responsabile del design Marc Lichte aveva parlato di opportunità nel segmento delle fuoristrada di lusso: Al momento ci sono solo due player premium, e credo che ci sia spazio per un terzo. Al suo posto è arrivato nel 2024 l'italiano Massimo Frascella, che - guarda caso - tra i progetti seguiti in Jaguar Land Rover annovera proprio la Defender. Aria da conceptCome si vede nella nostra ricostruzione, la prima cosa che colpisce della Q9 off-road è il frontale, che riprende gli stilemi introdotti dalla Concept C, presentata lo scorso settembre, declinati in chiave fuoristradistica. Spicca la griglia squadrata a sviluppo verticale, con una lavorazione più ruvida e elementi rettangolari al suo interno, insieme alla forma caratteristica del muso che rientra verso le griglie verticali alle estremità.Alla base del cofano trovano posto gli elementi luminosi a LED. Rispetto alla Concept C, in basso non c'è uno splitter ma una piastra di protezione, con due ganci arancioni ben visibili. A dare carattere all'auto contribuiscono anche il cofano perfettamente orizzontale e gli enomi passaruota sotto cui si trovano pneumatici all-terrain. Massiccia la fiancata, senza grandi lavorazioni sui lamierati, che termina con un robusto montante posteriore (con il logo dei Quattro anelli alla base), lunotto inclinato e sottili gruppi ottici a sviluppo orizzontale. Il paraurti è da 4x4 vera, per migliorare l'angolo di uscita in fuoristrada. Approccio minimalGli interni di questa Q9 pensata per l'off-road potrebbero riprendere la filosofia vista sulla Concept C, puntando su una riduzione della tecnologia all'essenziale: niente maxischermi ovunque, ma un'impostazione più pragmatica.Schermo centrale a scomparsa, comandi fisici sul tunnel centrale e sul volante, per ridurre le distrazioni e lasciare che i sistemi di bordo intervengano solo quando serve davvero. Avrà motori termiciNei piani iniziali la Q9 avrebbe dovuto adottare esclusivamente powertrain elettrici, ma le recenti retromarce di molti costruttori porteranno la nuova maxiSUV di Ingolstadt a puntare sulla piattaforma multienergia PPC (Premium Platform Combustion), già vista sulla nuova A5.Una base pensata per motorizzazioni elettrificate, con sistemi ibridi mild, full e plugin. plausibile che queste soluzioni trovino spazio anche nella versione più avventurosa della Q9. Solo e rigorosamente 4x4. Anzi, quattro. Quando arriveràAl momento non ci sono date ufficiali: la Q9 verrà presentata il prossimo novembre, con l'arrivo nelle concessionarie previsto nei primi mesi del 2027, a prezzi a partire da circa 100.000 euro.La Q9 off-road potrebbe debuttare in contemporanea o, più probabilmente, qualche mese più tardi, con un listino leggermente superiore.
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Geely Auto Talks - Mobilità connessa, il paradosso italiano: cresce il mercato, ma mancano le competenze
La mobilità connessa corre a due velocità in Italia: a fine 2024 ha raggiunto un valore di 3,36 miliardi di euro, con una crescita del 16%, ma fa i conti con la cronica mancanza di competenze specializzate. quanto emerge dalla ricerca del Politecnico di Milano e dell'Università Federico II, presentata a Napoli durante il roadshow Geely Auto Talks. Infatti, il 75% delle aziende fatica a reperire profili idonei nei settori chiave per la transizione, ossia elettrificazione, intelligenza artificiale e sostenibilità. Dove si gioca la sfida del futuroIl cuore del cambiamento è nell'integrazione di veicoli, infrastrutture e dispositivi tramite rete internet e sensori, con lo scambio di informazioni per ottimizzare sicurezza, navigazione, gestione dei consumi e assistenza alla guida. Tra le professionalità introvabili spiccano i coordinatori di trasporto, i supervisori di flotta ed esperti in grado di elaborare una notevole mole di dati.La sfida è costruire le competenze necessarie per rendere concreta la mobilità del futuro, ha dichiarato Marco Santucci, Managing Director di Jameel Motors Italia per Geely e Zeekr. L'obiettivo del tour nazionale dell'azienda cinese è creare un dialogo permanente tra istituzioni, università e filiera produttiva, promuovendo azioni come il finanziamento di dottorati di ricerca e borse di studio. Per un Rinascimento tecnologico della mobilità che parte da Napoli, polo accademico, per diramarsi nel resto d'Italia.
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W2RC Portogallo - Nella F1 delloffroad: la Defender Dakar D7XR e il suo team visti da vicino
Ciò che inizia alla Dakar non finisce alla Dakar. Dopo gli 8.000 km tra le dune del Quarto Vuoto saudita, gli equipaggi del campionato mondiale rally raid ripartono con la seconda tappa in Portogallo, tra il vento dell'Atlantico e il cuore delle foreste di querce da sughero. Oltre 2.000 km di rally su argilla, sabbia, fango e pioggia continua. Cinque giorni durissimi per piloti, meccanici e ingegneri, con il team Defender Rally che affronta gli stessi ostacoli dei prototipi T1+ con una vettura derivata dalla serie. Una breve infarinatura (W2RC)Nel campionato corrono le stesse categorie della Dakar: la classe Ultimate T1+ per i prototipi (Ford Raptor T1+, Dacia Sandrider, Toyota GR DKR Hilux), con leggende come Sébastien Loeb, Nasser AlAttiyah e Carlos Sainz Senior; la T2, cioè la Stock, per le vetture derivate di serie (qui corre la Defender Dakar D7XR e tra gli equipaggi c'è Mr. Dakar Stéphane Peterhansel); infine la T3 per buggy e challenger, oltre alle moto. I rally del campionato sono cinque: Dakar, Portogallo, Argentina, Marocco e Abu Dhabi. Fan zoneAvendo seguito più volte il mondiale WRC, posso dire che nel W2RC si respira un'atmosfera simile: pubblico a bordo strada, pioggia, picnic con grigliata e birre, motorsport d'altri tempi. E poi c'è il bivacco: un campo base itinerante in cui motorhome e assistenze si ritrovano per rimettere a nuovo le vetture in vista della prossima speciale. Qui, in Portogallo, per 2.200 km in 5 giorni. BackstageDa poco nel mondiale rally raid, ma già ben navigati: nel backstage ho osservato da vicino il team Defender Rally. Tre vetture al via, squadra di 40 persone, con 6 meccanici per ogni auto. Al seguito ci sono 5 camion con rimorchio per trasportare gomme da 35 pollici e ogni pezzo di ricambio: dalla rondella alla Loctite, fino a sospensioni, utensili, freni e perfino motori di scorta, tutto catalogato in un magazzino industriale su ruote. In più, sale assistenza dedicate sui rimorchi per la manutenzione degli ammortizzatori e la fisioterapia, oltre a due motorhome per ingegneri e ospiti. Senza mezzi termini: è la F1 dell'offroad. Il paddock si allestisce e smonta in circa 3 ore; a fine giornata servono in media 6 ore per rimettere a nuovo la vettura, praticamente tutta la notte. Desert stormLa protagonista, però, è lei: la Defender D7XR (basata sulla versione OCTA) ha modifiche ad hoc secondo standard FIA per correre nella categoria Stock e reggere le fatiche di un rally raid. Dentro il cofano c'è lo stesso V8 biturbo 4,4 litri della OCTA con 750 Nm di coppia, ma con potenza leggermente ridotta per rispettare il coefficiente FIA di 6,5 kg/CV. La monoscocca in alluminio resta quella della vettura stradale prodotta a Nitra, in Slovacchia, con interventi per migliorare angoli e sbalzi: 47,5 di angolo d'attacco (invece di 40,2) e 44,5 di angolo d'uscita (invece di 42,8). Escursione sospensioni di 370 mm, con ammortizzatori anteriori singoli a molla coassiale e doppi ammortizzatori paralleli posteriori Bilstein, che sostituiscono il sistema pneumatico 6D Dynamics. Il peso è di circa 3 tonnellate, considerando il serbatoio aggiuntivo da 550 litri e tre ruote di scorta complete di cerchio (circa 60 kg ciascuna). Inedita per la D7XR la flight mode, che gestisce l'erogazione per non danneggiare la trasmissione nei salti. Ottima la base di partenzaTrazione a palate e sospensioni da incorniciare. Durante la tappa W2RC Portogallo mi sono rinfrescato alla guida della OCTA per ricordare l'ottima base del progetto motorsport di Defender. L'ho a dura prova nella sabbia soffice e nel fango più viscido, con passaggi in ruts profondissimi. Mai un'esitazione: sembrava tutto troppo semplice per essere vero. E quando toccavo l'asfalto, con l'OCTA mode iniziava il divertimento: l'85% della coppia del V8 biturbo passa al posteriore, trasformando la Defender da nave del deserto a supercar ad alte prestazioni.
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Nomine - Lamborghini affida il Motorsport ad Andrea Reggiani: ecco chi guiderà la Squadra Corse
Andrea Reggiani è stato nominato nuovo Head of Motorsport di Lamborghini: sostituirà Maurizio Leschiutta, in carica dal 2025. L'italosvizzero riporterà direttamente al CTO Rouven Mohr e si occuperà di tutte le aree in cui Lamborghini è coinvolta nel mondo delle competizioni con la Squadra Corse: il Super Trofeo in Europa, Asia e Nord America, il programma GT3 Customer Racing con la Temerario e quello dedicato ai clienti della Essenza SCV12. Ferrari e Dallara nel passato di ReggianiNel corso della sua carriera, Reggiani ha ricoperto diversi ruoli nel mondo delle competizioni. In passato ha lavorato in Ferrari come Direttore del Motorsport per il Nord America, partecipando ai programmi Ferrari Challenge, F1 Clienti ed XX. Dal 2019 ha collaborato con Dallara come Chief Commercial Officer per il progetto della Stradale; inoltre, ha corso tra il 2012 e il 2014 in Formula Renault Asia e in Formula Master China.
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Noleggio - Yoyomove, ricavi e clienti in crescita nel 2025. Nuove sedi in Belgio e Olanda
Yoyomove ha chiuso il 2025 con risultati in forte crescita. La startup torinese, specializzata nelle soluzioni di mobilità flessibile e nel noleggio a lungo termine, ha visto il fatturato aumentare del 64% a 6 milioni di euro. La crescita è da attribuire, principalmente all'ampliamento della base utenti: l'anno scorso sono stati 3.800 nuovi clienti, il 55% in più rispetto al 2024. Di particolare importanza, la domanda dei privati, che rappresentano il 78% del totale, ma una crescita costante caratterizza anche il segmento business, arrivato a coprire il restante 22%. L'espansione all'esteroLa crescita è riflessa anche nel rafforzamento della struttura operativa: la forza lavoro si è ampliata con l'assunzione di 47 collaboratori, arrivando a contare, al 31 dicembre scorso, 124 persone. Inoltre, la flotta circolante è composta da 6.864 veicoli. L'espansione è legata anche alle strategie di espansione all'estero della startup torinese. Proprio il 2025 è stato un anno importante nel percorso di internazionalizzazione. Grazie all'apertura di nuove sedi operative, l'azienda è oggi presente in sette Paesi europei: Belgio e Paesi Bassi si sono aggiunti a Italia, Spagna, Francia, Portogallo, e Lussemburgo. E quest'anno sarà la volta della Germania nel quadro di un piano di sviluppo che prevede il presidio di circa 30 mercati europei entro il 2030. Yoyomove non intende solo consolidare la propria presenza internazionale, ma ance ampliare progressivamente l'offerta di soluzioni dedicate sia ai privati sia alle imprese. Il 2025 è stato un anno di consolidamento e accelerazione per Yoyomove, commenta Giorgio Brizzo, CEO di Yoyomove. La crescita registrata dimostra come il mercato stia evolvendo verso modelli di mobilità sempre più flessibili e accessibili. Il nostro obiettivo è continuare a investire in tecnologia, servizio e presenza internazionale per rendere il noleggio un'esperienza semplice, trasparente e alla portata di un numero sempre maggiore di persone in Europa". Accanto alla crescita economica e geografica, l'azienda ha continuato anche a investire sull'esperienza cliente. A tal proposito, ha raggiunto un TrustScore di 4.9 punti su 5 su Trustpilot, un risultato che la colloca al primo posto nella categoria Agenzia di noleggio auto in Italia.
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Guerra e lusso - Bombardamenti e logistica bloccata: le supercar si fermano in Medio Oriente
L'escalation militare nel Golfo Persico sta già avendo effetti concreti sull'industria dell'auto: i grandi marchi del lusso hanno iniziato a sospendere o bloccare le spedizioni di vetture verso il Medio Oriente.Bentley, Ferrari, Maserati, Mansory sono solo alcune delle Case che sono uscite allo scoperto annunciando di aver imposto dei limiti alle loro attività commerciali nell'area per problemi logistici oppure per il semplice fatto che, in alcuni importanti centri urbani come Dubai o Abu Dhabi, le concessionarie hanno chiuso i battenti per evitare le conseguenze dei bombardamenti iraniani. Chi sta fermando le consegne e perchéLa Ferrari, per esempio, ha sospeso la maggior parte delle sue spedizioni in Medio Oriente, ma sta comunque cercando di soddisfare alcune richieste ricorrendo ai trasporti aerei. Stiamo monitorando attentamente gli sviluppi in Medio Oriente e le potenziali implicazioni per la nostra attività, hanno spiegato da Maranello all'agenzia di stampa Bloomberg, aggiungendo di essere riusciti a effettuare alcune consegne per via aerea.La Maserati, invece, ha deciso di fermare del tutto le consegne, quantomeno in via temporanea, a causa di problemi non solo logistici, ma anche di sicurezza delle spedizioni.Anche l'inglese Bentley ha preferito fermare le consegne. Per ora, stando al suo amministratore delegato FrankSteffen Walliser, il conflitto mediorientale non ha indotto a modificare i programmi produttivi, ma è stato comunque riscontrato un indebolimento della domanda, che ha spinto a rivedere le attività logistiche. Al momento non abbiamo ripercussioni sul fronte della produzione, ha dichiarato Walliser. Ma di sicuro, in Medio Oriente le persone hanno in questo momento ben altre priorità che acquistare una nuova Bentley.C'è poi Mansory: l'azienda tedesca specializzata nella personalizzazione di modelli di lusso di marchi come RollsRoyce e Ferrari non ha imposto un blocco generalizzato alle consegne, ma sta comunque valutando la situazione di ogni spedizione caso per caso, anche perché i costi del trasporto aereo sono circa tre o quattro volte superiori ai livelli normali e le opzioni via mare rimangono ovviamente limitate. Un mercato di nicchia, ma redditizioLe decisioni delle Case sono l'ennesima prova di quanto il comparto automobilistico possa subire pesanti ripercussioni dalla crisi mediorientale. E neanche i costruttori di auto di lusso o di supersportive sono immuni da rischi geopolitici che, nelle ultime tre settimane, hanno già generato un impatto importante soprattutto sul fronte della logistica.Detto questo, è il caso di evidenziare un aspetto rilevante per le aziende interessate. Il mercato delle vetture premium o superpremium in Medio Oriente non garantisce grandi numeri: siamo intorno al 5% delle vendite totali per realtà come Ferrari o Lamborghini. Tuttavia, i clienti locali hanno grandi disponibilità economiche e richieste spesso particolari: la maggior parte delle vetture è caratterizzata da un elevato livello di personalizzazioni, che spinge al rialzo i prezzi unitari e quindi la marginalità.I numeri sono quindi bassi e compensabili in un modo o in un altro, ma i profitti sono decisamente alti e questo aspetto non trova alternative in altre aree del mondo. In altre parole, il mercato sarà anche di nicchia, ma è estremamente redditizio.Non deve quindi stupire quanto affermato dal presidente e AD di Lamborghini, Stephan Winkelmann, durante una recente tavola rotonda con la stampa italiana. Winkelmann ha descritto la crisi in Medio Oriente come una nuova tegola per l'intero settore dopo il forte rallentamento del mercato del lusso in Cina o lo stop delle attività commerciali in Russia. Oggi è molto presto per dare un giudizio su quello che può succedere, ha aggiunto il manager, sottolineando che non c'è una nuova America in giro per il mondo come nuova sponda per incrementare i volumi.Dunque, è difficile fare una previsione su quali ricadute possa avere a livello locale, perché non sappiamo quanto durerà il conflitto. Winkelmann ha quindi ricordato il blocco della via d'accesso logistica e la chiusura della maggior parte dei concessionari. In sostanza, ha concluso il numero uno del Toro, se il Medio Oriente viene bloccato, c'è chiaramente un impatto negativo e faremo fatica sempre di più a trovare degli sbocchi in altri mercati. Non parlo solo per noi, ma per tutti i costruttori di vetture super sportive o di lusso.E le decisioni di Ferrari o Maserati confermano l'allarme di Winkelmann.
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Formula E - DS si ritira per passare alla vela
DS Automobiles lascerà la Formula E al termine della stagione. La conferma mette fine a mesi di indiscrezioni e chiude una delle storie più riconoscibili del campionato elettrico, perché il marchio francese era stato tra i primi a investire davvero nella categoria, ben prima che diventasse una categoria Mondiale targata FIA. Non sarà dunque della partita nella futura era Gen4, quella che promette un ulteriore salto prestazionale e tecnico per la serie. Detta così, sembrerebbe soltanto la cronaca di un ritiro. In realtà, l'uscita di DS potrebbe avere una lettura che va oltre la semplice scelta sportiva ed essere un tassello di una revisione più ampia all'interno di Stellantis.La novità è che DS non si limiterà a uscire dalla Formula E, ma concentrerà i propri sforzi su altri ambiti, come il golf e soprattutto la vela. La Formula E era stata il laboratorio perfetto per una Casa che voleva associarsi all'innovazione elettrica; la vela, invece, parla più di immagine, posizionamento, lifestyle e rappresentazione del lusso, temi che sono sempre stati molto cari all'idea di marchio premium francese quale aspira ad essere DS.Primi segnali di riorganizzazione dei brandIl ceo di Stellantis, Antonio Filosa, ha già fatto capire in più occasioni che la parola chiave del nuovo corso sarà riallineamento. Riallineamento al cliente, ai mercati, alle regioni, perfino alle attese realistiche sull'elettrificazione.Non è un dettaglio, perché tra le righe potrebbe essere spiegato il significato dell'addio di DS al Mondiale full electric. Filosa non ha ancora scoperto le carte del piano industriale, vincolato al massimo riserbo fino all'Investor Day del 21 maggio 2026, ma da quello che emerge il gruppo sta già correggendo impostazioni considerate poco efficaci o troppo distanti dalla realtà del mercato. La logica, in altre parole, non sembra più quella dell'occupazione simbolica di tutti i territori possibili, bensì quella di un uso più selettivo dei marchi e delle risorse.In questo senso pesa anche un altro passaggio. Filosa ha parlato apertamente di una sovrastima del ritmo della transizione energetica, spiegando che alcune decisioni hanno finito per allontanare il gruppo dalle esigenze, dalle possibilità e dai desideri reali di molti clienti. Nello stesso quadro, Stellantis ha collegato parte rilevante delle recenti rettifiche industriali al riallineamento dei piani di prodotto, alle aspettative ridotte sui modelli Bev e al ridimensionamento di varie componenti della filiera elettrica. Sono parole che non riguardano direttamente il motorsport, ma aiutano a leggere il clima in cui maturano certe scelte.Verso il nuovo piano industrialeIl punto vero, allora, non è soltanto che DS lascia la Formula E. Il punto è che questa uscita arriva prima del piano di maggio e finisce per assomigliare a una prima anticipazione concreta del nuovo corso. Quando Filosa presenterà la sua strategia, sarà più facile capire se questa decisione rientra in una razionalizzazione limitata al motorsport o se, invece, è parte di una revisione molto più profonda del ruolo dei singoli marchi dentro Stellantis. Per ora una cosa è chiara: il marchio che per anni aveva usato la Formula E come vetrina della propria modernità ha deciso che quella vetrina non basta più. E che, nel nuovo ordine del gruppo, la sua immagine dovrà avere letteralmente - da un'altra rotta: quella della vela e della SailGP.
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Sicurezza - SullA4 nasce il nuovo presidio della Polizia Stradale: inaugurata la sede di San Donà di Piave
stata inaugurata la nuova sede del distaccamento della Polizia Stradale di San Donà di Piave, in provincia di Venezia, lungo l'autostrada A4 Venezia-Trieste. La struttura è inserita in un complesso e trafficato sistema di viabilità, al centro dei flussi veicolari tra Italia ed Europa.Cortese: essenziale avere presidi efficientiA fare gli onori di casa è stato il direttore centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato, prefetto Renato Cortese, che ha presieduto la cerimonia sottolineando l'importanza, per gli operatori, di disporre di ambienti di lavoro funzionali. In un contesto di primaria rilevanza come l'A4 Venezia-Trieste - ha spiegato - la presenza di presidi efficienti è un elemento essenziale per assicurare elevati livelli di prevenzione e controllo.All'evento hanno partecipato il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha tagliato il nastro del nuovo distaccamento; il questore di Venezia, Antonio Sbordone; il direttore del Servizio Polizia Stradale, Santo Puccia; il presidente della Società Autostrade Alto Adriatico, Marco Monaco, e il sindaco di San Donà di Piave, Alberto Teso. Un tempo era il Convento delle ClarisseL'immobile che ospita il distaccamento deriva dal complesso edilizio del Convento delle Clarisse, costruito tra gli anni Sessanta e Settanta. Conclusa l'esperienza conventuale, lo stabile e l'area circostante subirono frazionamenti, con la suddivisione tra Polizia Stradale e Museo della Bonifica, oltre a cambi di proprietà. A fine 2017 l'immobile fu acquistato dall'allora S.p.A. Autovie Venete, cui è subentrata il 1 luglio 2023 la Società Autostrade Alto Adriatico, attuale proprietaria. Monaco: terza corsia in arrivo tra San Donà di Piave e PortogruaroProprio alla Società Autostrade Alto Adriatico, concessionaria delle tratte dell'A4 Venezia-Trieste, si deve l'impulso decisivo alla ristrutturazione, in un'ottica di sinergia richiamata dal presidente Marco Monaco: una collaborazione, ha spiegato, quanto mai fondamentale visto che nei prossimi mesi è previsto l'avvio dei lavori per il completamento della terza corsia nel tratto tra San Donà di Piave e Portogruaro. Nuovi alloggi e spazi comuniL'intervento è stato profondo e ha consentito una completa rimodulazione degli spazi interni, con lavori di adeguamento sismico ed efficientamento energetico.Al piano terra sono state ricavate due camere da due posti letto e uno spogliatoio per il personale femminile, oltre a un collegamento protetto con l'autorimessa per l'accesso al parco veicoli. Gli uffici sono stati riorganizzati in sette ambienti, tra cui sala riunioni, ufficio del comandante, cucina con ripostigli e locali archivio. Al primo piano sono state realizzate tre camere da due posti e due spogliatoi per il personale maschile. Le aree esterne sono state ripavimentate e la recinzione completamente sostituita con una nuova conforme alle specifiche tecniche della Polizia di Stato.
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