Volvo - Velocità limitata a 180 km/h per tutti i nuovi modelli

4 Ruote - Mag 20,2020

La Volvo conferma la propria strategia votata all'azzeramento delle vittime sulle strade e affianca ai sistemi di sicurezza attiva e passiva una limitazione alle prestazioni delle proprie autovetture. D'ora in poi, tutti i modelli commercializzati dal marchio svedese saranno dotati del sistema Care Key e avranno una velocità massima autolimitata a 180 km/h.

Gli Adas non bastano. Attraverso il Care Key l'utente potrà ulteriormente limitare la velocità del veicolo: sarà quindi possibile per esempio compiere questa operazione quando la vettura viene prestata ad altri membri della famiglia. Il sistema nasce per contribuire alla riduzione dei morti e dei feriti sulle strade e la Volvo ha voluto riassumere il suo pensiero sull'argomento dichiarando che "il problema connesso alla velocità è che quando si superano certi limiti, i sistemi di sicurezza a bordo del veicolo e le infrastrutture intelligenti non sono più sufficienti per evitare conseguenze gravi e fatali in caso di incidente".

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Decreto rilancio - Ecobonus, il governo stanzia altri 200 milioni per le auto a basse emissioni

4 Ruote - Mag 20,2020

Difficile dire se sia un primo risultato delle proteste e delle pressioni del mondo dellauto o, al contrario, un ennesimo contentino del governo per evitare di affrontare radicalmente e con un visione strategica di ampio respiro la drammatica situazione in cui si sta dibattendo il mercato. Sta di fatto che tra le prime indiscrezioni, la scorsa settimana, sul rifinanziamento dell'ecobonus 2020 con cento milioni di euro aggiuntivi e la pubblicazione del cosiddetto decreto Rilancio sulla Gazzetta Ufficiale, avvenuta nella tarda serata del 19 maggio, il fondo per lacquisto, anche senza rottamazione, di auto a bassissime (0-20 g/km di CO2) e basse (21-60 g/km) emissioni, è stato ulteriormente rifinanziato. Ai cento milioni in più previsti per il 2020, infatti, il governo ne ha aggiunti altri 200 per il 2021.

La prima tranche 2020 è agli sgoccioli. Il decreto, che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni, è già operativo nei suoi effetti. Dunque, ai 38 milioni ancora nelle casse dello Stato dei 70 previsti per il 2020 si aggiungono i nuovi cento milioni. Che però non sono ancora nella disponibilità degli automobilisti. Fino al 30 giugno, infatti, il governo aveva previsto lerogazione di una prima tranche di 40 milioni, 8 dei quali sono ancora disponibili. E ricordiamo che il bonus, erogato sotto forma di riduzione di prezzo dalla concessionaria, deve essere prenotato, previa verifica della disponibilità di fondi, su unapposita piattaforma messa a disposizione dei venditori dal ministero dello Sviluppo economico. Probabilmente, però, questi 8 milioni non basteranno a soddisfare la domanda da qui al 30 giugno, sicché sarebbe urgente che il dicastero guidato da Stefano Patuanelli allargasse da subito i cordoni della borsa. Per la seconda parte dellanno era prevista una seconda tranche da 30 milioni che, dunque, sarà rimpinguata con il nuovo stanziamento. Poi, come detto, nel 2021 arriveranno altri 200 milioni che si aggiungeranno ai 70 già stanziati con la legge di bilancio per il 2019.

Già pronti gli emendamenti in Parlamento. Tutto ciò, come detto, salvo modifiche introdotte dal Parlamento durante la discussione che inizierà nei prossimi giorni. noto, infatti, che sono già pronti alcuni emendamenti volti ad allargare la platea dei beneficiari attraverso lintroduzione di una terza fascia di emissioni (61-95 g/km di CO2) con contestuale, ulteriore, aumento della dotazione finanziaria. Si vedrà nelle prossime settimane se la battaglia portata avanti dallindustria e dalla distribuzione automobilistica avrà successo o si scornerà con le resistenze della parte pentastellata della maggioranza.

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Auto elettriche - L'Europa studia incentivi per l'acquisto e per le infrastrutture di ricarica

4 Ruote - Mag 20,2020

La Commissione europea ha intenzione di fornire una spinta alla mobilità elettrica all'interno delle misure previste dal Recovery Plan attualmente in fase di discussione ai più alti livelli delle istituzioni comunitarie. Il massimo organo esecutivo della Ue ha in programma di presentare, il 27 maggio prossimo, un piano per rilanciare l'Europa in seguito alla crisi scatenata dalla pandemia del coronavirus. Tra le misure, secondo una bozza raccolta da diversi organi di informazione, sono previste iniziative apposite per promuovere un rapido passaggio alle auto a batteria. 

Il Recovery Plan. Il Recovery Plan prevede un'ampia serie di stimoli economici dal valore complessivo di mille miliardi di euro. Molte delle risorse saranno destinate a sostenere l'obiettivo di trasformare le attività produttive all'insegna delle politiche verdi già previste dal Green Deal approvato a gennaio. In tale quadro rientrano misure per la ristrutturazione degli edifici, per le energie rinnovabili, per l'idrogeno, l'economia circolare e, aspetto particolarmente importante per il settore automobilistico, la mobilità pulita. I dettagli del piano, in particolare le modalità di finanziamento, sono ancora in fase di elaborazione, ma dalla bozza emerge una forte spinta alla promozione delle auto elettriche e delle relative infrastrutture come, tra l'altro, chiesto più volte da costruttori e associazioni di rappresentanza, recentemente tramite la proposta di un piano con 25 raccomandazioni

Mobilità green. In particolare, il piano dovrebbe includere un programma di incentivazioni che riduca le emissioni inquinanti del parco circolante: è previsto uno strumento paneuropeo biennale (Purchasing Facility for Clean Vehicles) dotato di risorse per 20 miliardi di euro. Nella bozza è inserito anche un fondo (Clean Automotive Investment Fund) da 40/60 miliardi di euro per accelerare gli investimenti nelle motorizzazioni a zero emissioni. Infine, è programmato un raddoppio degli investimenti comunitari sulle infrastrutture per le auto elettriche, con l'obiettivo di raggiungere entro il 2025 la soglia di 2 milioni di stazioni pubbliche per la ricarica. A livello normativo sono indicate anche modifiche alle direttive sull'Iva con possibili esenzioni totali per le auto a zero emissioni, un'accelerazione delle disposizioni comunitarie sul fronte delle batterie e una revisione dei regolamenti sui carburanti alternativi e di quelli sull'edilizia per agevolare i sistemi di ricarica privati.

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GoCar - Rilanciare il business sostenendo gli agenti

4 Ruote - Mag 20,2020

Formazione e preparazione durante il periodo di lockdown, ma anche un supporto economico ai loro agenti: così GoCar, società di noleggio a lungo termine multimarca e di gestione delle flotte aziendali, ha deciso di affrontare lemergenza coronavirus e prepararsi a questa fase di rilancio: "Abbiamo deciso infatti di anticipare il pagamento delle loro provvigioni sino al 31 luglio. Stiamo investendo sul nostro patrimonio che si chiama agente, anche perché ci aspettiamo un fine anno con il botto", spiega il ceo Piero Navone. Il manager, consapevole di aver perso un trimestre di fatturato, è convinto che la ripartenza "sarà più rapida rispetto allandamento pre-crisi: inoltre, queste iniziative sulla rete vendita ci permetteranno di recuperare più rapidamente una parte di quanto abbiamo perso. Siamo inoltre convinti che il cliente voglia competenza, soprattutto in questo periodo e anche spendendo anche un po' di più". 

15 anni di attività. Quest'anno la società guidata da Navone compie 15 anni: nata nel 2005 sul web, almeno sino al 2015 ha scovato proprio in rete la maggior parte dei suoi clienti (a oggi oltre duemila, per oltre 4.300 auto gestite): "Il nostro cliente tipo è il professionista o la Pmi. Gestiamo flotte da 30-40 veicoli", racconta Navone. "Dal 2015 siamo cresciuti anche sul territorio con nuove agenzie, dove ormai facciamo il 50% dei nostri contatti". Oltre ai quattro GoCar point, filiali dirette della società, le agenzie sul territorio che propongono i serviuzi di GoCar sono una trentina. Partiti con Leasys, GoCar ha lavorato negli anni con altri noleggiatori, da GE ad Arval, fino ad arrivare a Leaseplan (flotta compresa). E poi Athlon, Rent2Go e, di recente, Sifà, che sta spingendo molto sul mondo dei broker. 

Cinque segmenti di business. Oltre al noleggio a lungo termine di autovetture, la società, con sede a Chiasso, ma con l'ufficio operativo a Firenze, ha lanciato altri quattro segmenti di business: GoCar Van, per il noleggio di furgoni; GoCar Green, con un focus sui veicoli a basso impatto ambientale, per cui si sta pensando anche a un'offerta infrastrutturale; GoCar 2Ruote, il noleggio a lungo termine di moto, proposto in collaborazione con 2Wheels; e GoCar for rent, per il noleggio a breve-medio termine, ancora in fase di lancio, basato su una flotta di un centinaio di veicoli di proprietà e su un accordo con Europcar. "La nuova frontiera sarà una più stretta collaborazione con i concessionari", spiega Navone. "Finora, il concessionario è sempre stato un mero fornitore. In passato abbiamo provato a ragionare con loro sul noleggio, ma probabilmente i tempi non erano maturi. Ora lo sono. Perché se si vogliono fare i volumi, soprattutto in alcune aree, come per esempio il Veneto, bisogna andare in concessionaria. Si tratta di un'esigenza che hanno anche loro, perciò credo che ci potremo sviluppare anche su questa direttiva di business".  

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Nissan GT-R 50 - La Italdesign svela la versione di serie

4 Ruote - Mag 20,2020

La Italidesign presenta la versione definitiva della Nissan GT-R 50, il cui debutto era originariamente previsto per il Salone di Ginevra del marzo scorso. Il modello è nato sulla base dell'attuale GT-R per celebrare i 50 anni di carriera della serie e del marchio italiano di design: sarà costruito in appena 50 esemplari, per i quali sono previste consegne tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021. 

Personalizzazioni senza limiti. La Italdesign è rimasta fedele alla concept presentata nel 2018 e ha rivisto in maniera profonda il design e l'aerodinamica della GT-R, introducendo anche un'ala posteriore attiva. Sono inoltre previste numerose possibilità di personalizzazione per colori e materiali interni e sono disponibili anche livree ispirate ai modelli GT-R del passato: di fatto ogni vettura sarà una sorta di esemplare unico creato su misura per il cliente. Del resto il prezzo da pagare è ben superiore a quello della vettura di serie: 990.000 euro tasse escluse.

Un motore Nismo da 720 CV.
La meccanica deriva dalla versione Nismo, rispetto alla quale la potenza del V6 biturbo è cresciuta fino a 720 CV e 780 Nm: si tratta di performance record per l'unità originale della Casa giapponese, che ha sfruttato l'esperienza maturata nelle competizioni per garantire le massime prestazioni. I test di messa a punto, pur rallentati dall'emergenza Covid-19, sono quasi giunti al termine e per questo la Italdesign e la Nissan hanno confermato l'intenzione di rispettare i termini di consegna previsti.

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Renault - In bilico il futuro di quattro impianti in Francia

4 Ruote - Mag 20,2020

La Renault sta valutando la chiusura di quattro stabilimenti in Francia nel quadro del nuovo piano industriale che sarà presentato alla fine di maggio. Secondo diverse testate transalpine, a rischio ci sarebbero tre piccoli impianti e soprattutto la storica fabbrica di Flins, alle porte di Parigi.

I risparmi. Le chiusure, ancora in fase di discussione e quindi non del tutto definitive, rientrerebbero a pieno titolo nel piano strategico, che sarà svelato il 29 maggio e includerà l'obiettivo, già indicato a febbraio dall'amministratore delegato ad interim, Clotilde Delbos, di generare risparmi sui costi per almeno 2 miliardi di euro entro il 2022. Il programma di razionalizzazione dovrebbe iniziare coinvolgendo, in una prima fase, gli impianti di componentistica di Choisy-le-Roi (nei sobborghi di Parigi) e di Caudan (Bretagna) e lo stabilimento di Dieppe (Alta Normandia) dedicato ai modelli Alpine. Nel giro di pochi anni, lo stesso destino toccherà a Flins, e in questo caso la decisione riguarderà uno stabilimento che, insieme ai complessi produttivi della Volkswagen a Wolfsburg e della Fiat a Mirafiori, ha fatto la storia del settore automobilistico europeo. Del resto, già a febbraio il management ha indicato la possibilità di chiusure in Francia e all'estero: "Non abbiamo tabù e non escludiamo nulla", ha dichiarato Delbos in occasione della presentazione di conti annuali

Flins sotto utilizzata. La fabbrica di Flins è la più grande e longeva della rete produttiva del gruppo francese. Il sito impiega 2.600 lavoratori e copre 237 ettari, di cui 67 occupati da strutture produttive ed edifici, ma sconta da anni una forte sovracapacità. L'impianto più sfornare fino a 400 mila veicoli annui ma l'anno scorso ha prodotto solo 160 mila esemplari delle Renault Zoe e Clio e della Nissan Micra. Il suo tasso di utilizzo è quindi ben al di sotto di quel 70% considerato come il livello minimo per garantire la sostenibilità economica di un qualsiasi stabilimento automobilistico. Inoltre, non sono previsti nuovi modelli a breve che ne aumentino i volumi: la nuova Clio sarà prodotta in Turchia mentre, nel 2018, è stato deciso che tutti i nuovi veicoli elettrici della Renault, come la Zoe, vengano assemblati a Douai, nel Nord della Francia.  

A rischio anche altri siti. Secondo Les Echos, a rischio ci sarebbero anche altre strutture, in particolare quelle dedicate alle attività di engineering. Il piano di razionalizzazione potrebbe, infatti, riguardare anche il centro tecnico nei pressi di Versailles, che impiega quasi 11 mila persone. L'obiettivo è ridurre il rapporto tra le spese di R&S e il fatturato, e quindi sarebbero in bilico anche i contratti con fornitori di servizi. 

No comment. Per ora non sono arrivati commenti dalla sede di Boulogne-Billancourt e i sindacati, sempre in allerta quando si parla di chiusure, hanno risposto alle domande delle testate facendo presente di non aver "informazioni precise" in merito ai propositi dell'azienda. I rappresentanti dei lavoratori dovrebbero tenere un incontro con la direzione martedì prossimo. Sulla carta, le chiusure non dovrebbero determinare conseguenze sociali perché rientrerebbero in un programma di salvaguardia dell'occupazione con il trasferimento dei lavoratori presso altre strutture o su altre mansioni. Si tratta, per ora, di pochi posti di lavoro interessati in tre impianti (260 a Choisy-le-Roi, 385 a Caudan e 385 a Dieppe) mentre più complessa sarà la gestione di Flins: al di là dell'impatto occupazionale, la chiusura di un impianto con la sua storia e le sue dimensioni rappresenterebbe un segnale negativo per l'industria automobilistica francese. 

Le garanzie statali. Anche il governo francese ha preferito non commentare, ma sembra stia seguendo con particolare attenzione la questione del nuovo piano industriale non solo per il suo ruolo di maggior azionista della Renault. La Casa della Losanga è infatti prossima a raggiungere un accordo con le banche per ottenere una linea di credito da 5 miliardi di euro corredata da garanzie statali e già approvata dall'Unione Europea. Il finanziamento non è legato a impegni sul fronte occupazionale ma solo alla cancellazione del dividendo e al ministero dell'Economia francese sono convinti di non poter intervenire eccessivamente nelle strategie aziendali per non accentuare le difficoltà di una situazione resa già complicata dalle conseguenze del coronavirus come dimostrato dall'annuncio del taglio di 400 dei 3.200 posti di lavoro della fabbrica di Novo Mesto, in Slovenia, dedicata a Clio, Twingo e Smart Forfour. Non dovrebbero, quindi, esserci opposizioni alla chiusura di fabbriche francesi. Il motivo lo ha spiegato un ministro a Les Echos: "Se facciamo politica, tra due anni la Renault non esisterà più". 

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Dieselgate - Volkswagen: chiuso il procedimento giudiziario contro Diess e Pötsch

4 Ruote - Mag 20,2020

La Volkswagen ha accettato di pagare 9 milioni di euro nel quadro di un accordo di patteggiamento raggiunto con il tribunale di Braunschweig per chiudere un procedimento giudiziario contro i suoi attuali vertici: l'amministratore delegato, Herbert Diess, e il presidente del consiglio di sorveglianza, Hans Dieter Pötsch. 

I fatti. Lo scorso settembre, i due dirigenti, insieme all'ex numero uno Martin Winterkorn, erano stati posti sotto indagine con l'accusa di manipolazione del mercato per non aver fornito agli investitori, nei tempi adeguati, le informazioni necessarie per definire i contorni finanziari dello scandalo del dieselgate. In particolare, i dirigenti erano stati "accusati di aver deliberatamente, e contrariamente alle loro responsabilità legali, informato troppo tardi il mercato dei capitali in merito ai rilevanti obblighi legati ai pagamenti miliardari risultanti dalla scoperta del cosiddetto 'scandalo del diesel'" influenzando di conseguenza il normale andamento del titolo in Borsa. Nell'atto di accusa, Winterkorn viene tacciato di aver avuto "piena conoscenza" delle "notevoli conseguenze" economiche e finanziarie "dal maggio 2015", Pötsch, all'epoca direttore finanziario, dal "29 giugno 2015" e Diess, allora responsabile del brand VW, dal "27 luglio del 2015". Quindi, i tre sono stati accusati di aver saputo dei reati perpetrati da quattro a due mesi prima dell'avviso di violazione pubblicato il 18 settembre dall'autorità statunitense per la protezione ambientale (Epa). 

Per Wolfsburg nessuna colpa. Il consiglio di sorveglianza della Volkswagen ha accolto con favore la conclusione del procedimento giudiziario e il gruppo ha accettato di farsi carico del pagamento di quanto patteggiato nella convinzione di non aver identificato "violazioni degli obblighi verso l'azienda" da parte di Diess e Pötsch. Il costruttore tedesco, che sin da settembre ha definito le accuse come "prive di fondamento", ha quindi stabilito come fosse nel suo "interesse porre fine a al procedimento". L'accordo non riguarda Winterkorn o l'ex numero uno dell'Audi, Rupert Stadler, né l'indagine avviata in parallelo dalla procura di Stoccarda, sempre per manipolazione di mercato, contro Pötsch. Per il gruppo automobilistico, che finora ha pagato più di 30 miliardi di euro (2,3 miliardi di euro solo in Germania) per chiudere indagini e processi legati al dieselgate, si tratta dell'ennesimo accordo raggiunto per mettersi alle spalle lo scandalo. L'ultima intesa è stata sottoscritta alla fine di aprile con le associazioni dei consumatori: è previsto l'esborso di almeno 600 milioni di euro per rimborsare 235.000 clienti riuniti in una class action. Risultano, comunque, ancora in corso diversi altri procedimenti, tra cui una richiesta di risarcimento danni avanzata nel settembre del 2018 da un gruppo di investitori. 

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