Auto elettriche, Motus-E: lItalia può risparmiare fino a 41,5 milioni di barili di petrolio all'anno al 2035
La mobilità elettrica come strumento per risparmiare sul petrolio, oltre che per un maggiore rispetto dell'ambiente. il messaggio del nuovo Libro Bianco sulla mobilità elettrica di Motus-E, presentato a Roma in occasione della conferenza L'automotive verso il 2035: previsioni, sfide e opportunità, nato all'ombra della nuova crisi mediorientale. Messaggio destinato in primis ai decisori politici: tra gli invitati i ministri Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin, e il consigliere sulle politiche energetiche e il Green Deal Philippe Lamberts per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Due scenari, numeri incoraggianti Partendo dai numeri dell'attuale circolante elettrico e plug-in italiano 830.000 veicoli tra auto, furgoni e camion e dagli oltre 78.000 punti di ricarica a uso pubblico già installati nel Paese, Motus-E analizza e stima l'evoluzione della mobilità elettrica rilasciando una previsione: l'Italia può risparmiare fino a 41,5 milioni di barili di petrolio all'anno al 2035.Come? Due gli scenari presi in considerazione. In quello chiamato Conservativo, scrivono gli analisti di Motus-E, al 2035 il parco circolante italiano conterà 4,6 milioni di veicoli elettrici e 3,2 milioni di plug-in; in quello definito Accelerato diventeranno rispettivamente 6,8 milioni e 2,4 milioni di veicoli. Numeri variabili, naturalmente, in base sia all'andamento del mercato sia alle misure regolatorie dei governi. Risparmi fino a tre miliardi di euro sull'import di petrolio Contestualmente, l'infrastruttura di ricarica a uso pubblico sarà composta al 2035 da oltre 130.000 punti di ricarica nello scenario Conservativo e oltre 160.000 nello scenario Accelerato, a cui si aggiungono fra i 3,3 e i 3,5 milioni di punti privati. Il risultato di questa crescita della mobilità ambientalmente virtuosa, dicono a Motus-E, si rifletterà in una diminuzione delle importazioni di petrolio stimata tra i 34,6 e i 41,5 milioni di barili all'anno.Facendo due calcoli, pur valendo poco meno della metà del consumo globale di un giorno, a un prezzo di 90 dollari al barile (oggi però in caduta) si potrebbero risparmiare fino a circa 3 miliardi di euro. Un aumento della domanda "compatibile col sistema elettrico nazionale" Nel Libro Bianco si calcola che, in base sempre ai due scenari, l'incremento della domanda di elettricità per la ricarica dei veicoli si aggirerebbe tra i 15,2 e i 17,6 TWh, un livello considerato pienamente compatibile con il sistema elettrico nazionale, con riflessi positivi particolarmente rilevanti in termini di stimolo alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili e alla riduzione della dipendenza dalle importazioni petrolifere.Il punto è politico. essenziale sottolinea Fabio Pressi, presidente di Motus-E che la flessibilità concessa da Bruxelles all'Italia per accelerare sulla transizione energetica, del valore di 14 miliardi di euro, sia sfruttata in modo realmente utile per i cittadini e per il Paese, ponendo la dovuta attenzione al ruolo della mobilità elettrica per perseguire il triplice obiettivo per il quale le risorse sono state stanziate: rafforzamento della sicurezza energetica, elettrificazione dei consumi e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Urso: "Servono neutralità tecnologica e scelte precise sul 'made in Europe'" Sul fronte istituzionale, Adolfo Urso rivendica l'impegno del governo verso il settore: "Abbiamo sbloccato investimenti industriali per l'automotive: oltre il 60% andranno a innovazione e sviluppo", ha detto il ministro delle Imprese e del made in Italy, intervenuto in videoconferenza. "I punti di ricarica per le auto elettriche sono quasi 80 mila", ha sottolineato il senatore di Fratelli d'Italia, "e abbiamo previsto incentivi dedicati e continuativi fino al 2030". Urso ha poi auspicato "la ripresa produttiva di Stellantis attraverso il piano Italia, dopo gli errori strategici della precedente gestione". E allargando lo sguardo sull'Europa, ha invocato apertura tecnologia e maggiore tutela della filiera continentale. "Abbiamo capito prima di altri che la crisi era europea", ha detto il ministro: "Il 2026 dovrà essere l'anno della svolta per il rilancio della produzione. Servono neutralità tecnologica e, con l'Industrial Accelerator Act, scelte precise sui criteri del Made in Europe, oggi eccessivamente allargati".
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Hyundai i20, ecco com'è la nuova crossover (da 17.000 euro) per il Brasile
Hyundai ha presentato la nuova i20 per il mercato brasiliano: una crossover compatta a due volumi, che si inserisce tra la hatchback HB20 e la piccola SUV Creta, prodotta nello stesso stabilimento di Piracicaba, a San Paolo. Disponibile in quattro allestimenti e con motori a benzina ed etanolo da 80 e 115 CV, ha un listino che parte da 99.990 real brasiliani, al cambio pari a circa 17 mila euro.Come conferma anche Hyundai Italia, la Hyundai i20 presentata oggi è un modello destinato per ora al solo mercato brasiliano: l'erede dell'attuale i20 arriverà in Europa solo alla fine del 2027. E sarà un'auto profondamente diversa da questa, tanto nell'estetica quanto nei powertrain. Un nuovo linguaggio stilistico Lunga 4.130 mm, larga 1.780 e alta 1.495, la Hyundai i20 ha un passo di 2.580 mm e un bagagliaio che mette a disposizione 346 litri con tutti i sedili in uso (1.152 abbassando gli schienali delle sedute posteriori). Questo modello inaugura, almeno sul mercato locale, il linguaggio stilistico Art of Steel ispirato alle linee nette delle opere realizzate in acciaio. Inedita la firma luminosa a forma di H allungata, che comprende i gruppi ottici anteriori e la striscia a LED che li collega. Lo stesso elemento, ma in colore rosso, è ripreso anche al posteriore. Originale il taglio della fiancata, con la linea dei finestrini che risale in maniera netta all'altezza del terzo montante, per intersecarsi con quella del tetto, dall'andamento pressoché piatto. La nuova i20 sarà disponibile nelle colorazioni Atlas White, Onix Black, Brisk Silver, Sand Silver, Sapphire Blue, Shadow Gray, Silk Gray e la nuova Lumina Gray. Interni minimal e moderni L'abitacolo è stato sviluppato con la filosofia "Dynamic Premium Tech", con l'idea di uno spazio dinamico, materiali ricercati e tecnologia solitamente riservata a modelli di segmento superiore. A dominare la plancia c'è il grande schermo che integra la strumentazione digitale e il display dell'infotainment (entrambi da 12,3"), numerosi tasti fisici sotto il display e nel mobiletto centrale, tra le originali bocchette a sviluppo verticale, presenti anche alle estremità della plancia. Pratici i "tasconi" davanti al passeggero e dietro il volante. Ricca dotazione di serie La nuova Hyundai i20 si presenta con una dotazione di serie di tutto rispetto, dalla connettività Bluelink di Hyundai (con Apple CarPlay e Android Auto) agli aggiornamenti over-the-air del software di bordo, specchietti ripiegabili elettricamente e ricarica a induzione per gli smartphone, freno di stazionamento elettronico, bocchette del clima per i passeggeri posteriori, avviamento senza chiave, sensori di parcheggio e telecamera posteriore. Tra gli aiuti alla guida sono disponibili - di serie o a richiesta, in base all'allestimento - il mantenimento della corsia di marcia, la frenata automatica d'emergenza (anche per pedoni e ciclisti) e il monitoraggio dell'angolo cieco. La serie speciale X Line In occasione del lancio della nuova Hyundai i20 sarà disponibile la serie limitata X Line con cerchi di lega da 17" in colore nero lucido, ripreso anche dalle calotte degli specchietti retrovisori, dai loghi dell'auto e dalla calandra anteriore. All'interno, una placca con il numero progressivo della produzione, tappetini in gomma e dettagli esclusivi per questa versione. Due motorizzazioni a benzina ed etanolo Per la nuova Hyundai i20 arriveranno i motori 1.0 a tre cilindri della serie Kappa, aspirati e turbo a iniezione diretta, con potenze rispettivamente di 80 (75 a etanolo) e 115 CV, coppia di 100 e 172 Nm. Due gli allestimenti per la versione aspirata, Comfort e Limited, mentre la turbo è disponibile nelle varianti Limited, X Line, Platinum e Ultimate. Il listino parte da 99.990 real (circa 17.000 euro) per la i20 1.0 MPI Comfort e arriva ai 139.990 real (poco più di 23.500 euro) per la i20 1.0 TGDI Ultimate.
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Luxeed RX: 594 CV, 251 km/h e uno stile che ha scatenato la polemica con Ferrari
Il nuovo modello della joint venture tra Huawei e Chery è la crossover sportiva Luxeed RX, come emerge dalle informazioni pubblicate sul sito del ministero cinese dei trasporti (Miit). Un modello che ha scatenato un vespaio di polemiche per il suo design. Stile poco originale La Luxeed RX si presenta con linee che ricordano in maniera abbastanza esplicita la Ferrari Purosangue, e questo di per sé non sarebbe né una novità né questione di cui scandalizzarsi: molte auto cinesi si "ispirano" a importanti modelli occidentali, tra cui la prima crossover di Maranello (per esempio, la Xiaomi YU7). La RX riprende molti degli elementi caratterizzanti della Purosangue, dalla forma del muso ai passaruota bombati, dai volumi della fiancata al diffusore posteriore. Chi l'ha disegnata? La polemica è nata quando il direttore generale di Luxeed, Zhao Changjiang, ha dichiarato che il brand ha assunto tra le sue fila un "ex responsabile del design di Ferrari", insieme a ingegneri di BMW e Aston Martin per la messa a punto del telaio. Alla provocazione ha immediatamente risposto Ingrid Sun, responsabile delle pubbliche relazioni di Maranello per la Cina, chiedendo a Changjiang di fare il nome di questo presunto ex capo designer della Ferrari. Qualche giorno dopo, il post di Sun è stato cancellato. Una SUV da oltre 250 km/h Al di là delle controversie legate al suo design, o a chi l'abbia effettivamente firmato, la Luxeed RX è una crossover elettrica che dovrebbe debuttare sul mercato cinese il prossimo autunno. L'auto è lunga 5.020 mm, larga 2.007, alta 1.600 e ha un passo di tre metri esatti. Due i powertrain previsti: single motor da 277 kW (377 CV) e dual motor da 437 kW (594 CV), con trazione integrale e velocità massima di 251 km/h. La batteria, la cui capacità non è stata comunicata, è del tipo Ncm, prodotta dalla Catl. La Luxeed RX monta cerchi da 20 a 22" e un Lidar (opzionale) per i sistemi di assistenza alla guida più evoluti.
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Milano Monza Motor Show 2026: il programma completo dal 26 al 28 giugno all'Autodromo
Si scaldano i motori in vista dell'edizione 2026 del MIMO Milano Monza Motor Show, che torna dal 26 al 28 giugno prossimi all'Autodromo Nazionale di Monza, in un evento aperto al pubblico, gratuito, dedicato alla passione per le automobili. Una tre giorni in cui ci saranno attività dinamiche, test drive, parate di supercar ed esposizioni dei marchi più importanti e amati, tra cui Ferrari, Lamborghini, Porsche, Aston Martin, McLaren, Lotus e Dallara. Il programma dell'evento Aperto tutti i giorni dalle 9 alle 20, il MIMO 2026 aprirà il 26 giugno con la parata inaugurale sul circuito di Formula 1. In calendario gli spettacoli di drift organizzati da CID (Campionato Italiano Drifting) sul rettilineo del tracciato, la Supercar Parade con protagoniste le supercar e le hypercar, i trackday per le auto da corsa GT, le competizioni ufficiali GT3isti Challenge e Speed Cup, rispettivamente con le Porsche impegnate nel GTC e con le Lotus Elise ed Exige. Non mancheranno sfide tra le Lamborghini Huracan ST e le Ferrari 296 Challenge, ma anche con le Porsche Taycan Turbo GT racing impegnate nel Taycan Rush. Tutti i protagonisti Tante le Case automobilistiche e le aziende impegnate nei tre giorni dell'evento con i loro modelli in esposizione e da provare:BMW porterà il primo esemplare della Skytop, la concept a cielo aperto di cui verranno prodotti solo 50 esemplariChangan porta i modelli Deepal S05 BEV, Deepal S07 BEV e la Deepal S05 Ultra HybridIl gruppo Chery porterà le Chery Tiggo 8, Chery Tiggo 9, Icaur V27, Lepas L8 e Lepas L6, e aprirà sessioni di test drive di Omoda 5, 7 e 9, Jaecoo 5, 7 e 8Mercedes-Benz porterà diversi modelli da provare, tra cui GLC EQ 400, GLB EQ 250+, CLA EQ 250+ e Classe A 180dTesla porterà Model 3 e Model Y da provare, con Cybertruck e il robot umanoide Optimus in esposizione Ares sarà presente all'Autodromo con la supercar S1 in livrea rossa, una moto Bullet, accanto alle Ares Defender, Wami e PantherBRS, preparatore specializzato in supercar, porterà modelli unici di Lamborghini Revuelto, McLaren 720S, Ferrari SF90 XX e Porsche 992 GT3 RSNei paddock sarà esposta la hypercar Giamaro Krafla, con un V12 quadriturbo da 7.0 litri e 2.157 CVRecaro Automotive sarà presente con i suoi sedili per motorsport, automotive e gaming, con la presentazione del primo simulatore racing RecaroSGT Automobili presenterà invece il tributo all'Alfa Romeo 155 2.5 V6 TI con un restomod basato sulla piattaforma Giorgio
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La Lancia Gamma senza veli: sorpresa sulle strade italiane la Suv made in Melfi
A pochi giorni dalle foto ufficiali, un prototipo della Lancia Gammapraticamente senza veli è stato fotografato in Italia. La SUV di segmento D ha un ruolo chiave nel rilancio del marchio, affiancando la Ypsilon in un percorso di rinnovamento totale. Le armi a sua disposizione sono moltissime: lo stile unico nel suo genere e la tecnologia di ultima generazione del gruppo Stellantis. In pubblico senza veli Dalle foto ufficiali il passo è breve: la Gamma appare su strada con qualche particolare mancante, come lo sportello del serbatoio, ma già pronta per il debutto che avverrà al Salone di Parigi. Gli elementi di design degni di nota sono tanti, e differenziano il modello italiano dalle concorrenti: il frontale riprende quello della Ypsilon, mentre la fiancata slanciata termina con un montante molto inclinato e con un doppio alettone molto pronunciato. I Led posteriori orizzontali e il paraurti sagomato conferiscono un certo dinamismo al posteriore. Anche il disegno dei cerchi in lega svolge un ruolo importante nella definizione del carattere di questa Suv, che verrà prodotta nello stabilimento di Melfi. Tanto nero lucido I dettagli nero lucido che contrastano con la carrozzeria blu sono determinanti, così come accaduto sulla sorella minore Ypsilon: si tratta infatti di elementi stilistici chiave per "alleggerire" il montante posteriore, dove spicca il logo Lancia. Tuttavia, tratti in nero lucido si ritrovano anche nel frontale e sulla fiancata, in corrispondenza dei passaruota e delle protezioni delle portiere. Ibrida o elettrica Gli interni, già svelati in una prima immagine, non sono visibili in queste immagini, inoltre non sappiamo quale sia la motorizzazione di questo esemplare: per la Gamma è già stata annunciata una gamma che include ibrido ed elettrico, ma in futuro vedremo anche una sportiva HF a batteria, mossa da due motori e con una potenza di 375 CV. Sulla versione elettrica più efficiente, la piattaforma STLA Medium permette di toccare i 740 km di autonomia.
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Iran e USA firmano la pace: Hormuz riaperto, il petrolio scende e cala il prezzo di benzina e diesel
Nuovi sviluppi nella crisi in Medio Oriente. L'Iran e gli Stati Uniti hanno infatti firmato, tramite un meccanismo di sottoscrizione digitale, l'accordo di pace per chiudere il conflitto iniziato lo scorso 28 febbraio. Tuttavia, la firma, che sarà celebrata venerdì prossimo in una cerimonia a Ginevra, è solo il primo passo di un complesso processo negoziale che dovrà risolvere non pochi nodi sui quali l'incertezza è ancora massima. Uno riguarda lo Stretto di Hormuz. Teheran ha già tolto il blocco, riaprendo completamente il canale, ma il transito gratuito durerà solo per i 60 giorni dei negoziati (comunque prorogabili in caso di progressi concreti al tavolo delle trattative), dopo di che scatterà un sistema di pedaggi. Intanto, la riapertura del canale e i segnali di distensione hanno già prodotto i primi benefici sui mercati petroliferi, con un calo degli indici di riferimento per il greggio di oltre il 5%. Tuttavia, il ritmo della discesa è rallentato rispetto a ieri e i ribassi sono di poco superiori al 2%: il Brent tratta intorno agli 81 dollari e il Wti ai 79. Non è da escludere che sugli scambi stiano influendo i timori su una progressiva e forte ripresa della domanda asiatica e sui bassi livelli delle scorte a livello globale, in particolare per alcune tipologie di combustibili come il cherosene per gli aerei. In tale quadro, i prezzi medi dei carburanti alla pompa in Italia, grazie ai ribassi dei prodotti raffinati nell'area del Mediterraneo (tornati ai livelli di marzo grazie proprio alla firma dell'accordo), continuano a scendere anche oggi 16 giugno. In particolare, come segnala Staffetta Quotidiana, la benzina self service lungo la rete stradale nazionale è a 1,881 euro al litro (-9 millesimi rispetto a ieri) e il gasolio a 1,985 euro (-11). Sulla rete autostradale la verde al fai-da-te è a 1,973 euro (-21) e il diesel a 2,069 euro. Le rilevazioni di Staffetta La testata specializzata mette in luce anche la decisione di Eni di ridurre di altri 2 centesimi i prezzi consigliati di benzina e diesel. IP ha optato per un ribasso di un centesimo su entrambi i carburanti, mentre Tamoil ha tagliato di 3 centesimi la verde e di 2 il gasolio. Q8 si è limitata ad abbassare di un centesimo il diesel. Quanto ai prezzi praticati, le medie elaborate da Staffetta sulla base di quanto comunicato ieri dai gestori degli impianti all'Osservatorio del Mimit, vedono la benzina self service a 1,892 euro/litro (compagnie 1,891; pompe bianche 1,895) e il diesel a 1,999 euro (2,002; 1,993). Al servito, verde a 2,031 euro (2,067; 1,965), gasolio a 2,139 euro/litro (2,180; 2,062), Gpl a 0,788 euro (0,794; 0,780), metano a 1,563 euro/kg (1,562; 1,564), Gnl a 1,463 euro/kg (1,466 euro/kg; 1,461 euro/kg).Lo spaccato di marchi mostra Eni a 1,881 euro sulla benzina self (2,092 al servito) e 2,001 sul gasolio (2,215); IP a 1,902 (2,071) e 2,008 (2,177); Q8 a 1,885 (2,062) e 1,993 (2,169); Tamoil a 1,889 (1,970) e 1,991 (2,077). Le ipotesi sulle accise I prezzi comprendono ovviamente l'ultimo provvedimento di riduzione delle accise. Sul taglio delle imposte è tornato a parlare il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che non ha escluso la possibilità di non prorogare l'attuale misura alla scadenza. "Sulle accise siamo intervenuti perchè c'era una condizione di emergenza. Per il 3 luglio valuteremo se è venuta meno questa condizione", ha affermato il ministro durante un evento sul nucleare a Torino. Pichetto ha sottolineato anche che "il venir meno dell'emergenza deve far venire meno l'intervento: già ieri i prezzi sono scesi sotto i due euro"."Sulla riapertura dello Stretto di Hormuz dovremo valutare nel merito quelle che sono le condizioni dell'accordo. Pertanto, la prospettiva è quella di rimettere in condizione il Golfo Persico di esportare petrolio, prodotti petroliferi e gas. Questo significa riaumentare di quel 20 per cento che era venuto meno, con la chiusura dello Stretto e con la guerra, e pertanto far calare quella che è la pressione sui prezzi a livello mondiale. Poi però dobbiamo fare due conti sui tempi. Non sappiamo qual è lo stato delle infrastrutture nel Golfo Persico a causa dei bombardamenti. Si tratta di capire quanto tempo impiegheranno a riparare i danni per poter ristabilire un equilibrio", ha aggiunto il ministro non senza ricordare la necessità per il governo di far quadrare i conti anche sul fronte del bilancio pubblico visto quanto è finora costato il taglio delle accise.
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Prezzi dell'asfalto alle stelle, l'allarme della Siteb: la sicurezza stradale è sotto scacco
Sicurezza stradale a rischio quest'estate nelle nostre città, per i prezzi dell'asfalto che volano alle stelle: a lanciare il nuovo allarme è la Siteb, l'Associazione strade italiane. Nei primi quattro mesi del 2026, le tensioni internazionali legate al conflitto in Iran hanno infatti generato aumenti fino all'80% dei costi dell'energia e del gas metano, indispensabili per la produzione del conglomerato bituminoso. L'effetto domino si manifesta sul prezzo di una tonnellata di bitume, schizzata insù del 60%, da 420 euro a 680 euro. Il rischio è che, nelle prossime settimane, i Comuni non riescano a sostenere economicamente gli interventi programmati già da anni. Per giunta, molti lavori - finanziati dal PNRR - si concentreranno nello stesso periodo, facendo impennare la domanda di materiali, e quindi i prezzi. Sistema inadeguato La Siteb denuncia come l'attuale meccanismo di revisione prezzi per il bitume risulti inadeguato: con questi criteri, si registrano scostamenti del 10%, a fronte di rincari reali quattro volte superiori. Molte imprese si trovano oggi a eseguire vecchi appalti, assegnati mesi fa, quando i costi erano notevolmente inferiori. Neppure il riutilizzo del fresato d'asfalto come sottoprodotto - previsto dal recente decreto Infrastrutture - è una soluzione: quel materiale non può sostituire integralmente le nuove materie prime necessarie alla produzione del conglomerato bituminoso, spiega l'Associazione. Che rinnova l'appello a governo e stazioni appaltanti affinché vengano introdotte misure di compensazione dei rincari.
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Peugeot, nel 2027 arriverà una serie speciale dedicata alla 24 Ore di Le Mans
Peugeot ha raggiunto il traguardo dei 100 anni a Le Mans. Risale infatti al 1926 la prima partecipazione della Casa francese alla 24 Ore, dove è tornata quest'anno con la 9X8. Per celebrare questa occasione è stata annunciata la serie limitata Peugeot 24 Ore di Le Mans dedicata ai modelli 208, 308, 408, 3008 e 5008. La scopriremo l'anno prossimo Le specifiche di allestimenti e motorizzazioni saranno rese note in concomitanza con il lancio commerciale, previsto per i prossimi mesi: i modelli saranno infatti effettivamente disponibili nel 2027 a ridosso della prossima edizione della 24 Ore. Per il momento sappiamo solo che l'allestimento Le Mans sarà basato sulle varianti GT e che i colori dominanti saranno il nero lucido e il blu della gara.
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Audi A6 Allroad, muscoli e 367 CV ibridi per la wagon rialzata che non si arrende alle Suv
In un mercato ormai dominato da modelli a ruote alte finiamo spesso per dimenticarci delle station wagon. Avant se parliamo di Audi, ma anche Touring, Variant: le denominazioni sono tante. Negli anni ci sono anche stati tentativi di unire il meglio dei due mondi (persino in Italia, come dimostra l'Alfa Romeo 156 Crosswagon), ossia la versatilità e l'efficienza di una station wagon e la guida rialzata di una Suv. Oggi le "familiari" sono sempre più rare, con le quote di mercato rosicchiate dalle Suv di ogni segmento. Una specie a rischio di estinzione, in cui qualche esemplare sopravvive ancora. Come la Audi A6 Allroad, giunta alla sua quinta iterazione: si è fatta attendere, ma è tornata più forte di prima. Ed è sufficiente un rapido colpo d'occhio per capire che a Ingolstadt non si sono limitati al classico trattamento riservato alle Avant più avventurose. Presenza imponente Per la prima volta dal debutto di questa versione, avvenuto nel 1999, la Audi Allroad sfoggia carreggiate allargate specifiche (+7,4 cm all'anteriore e +7 cm al posteriore), che le danno un'impronta molto più muscolosa rispetto al passato. Nel complesso, la nuova serie aumenta in lunghezza (5,02 metri totali) e guadagna 11,1 cm in larghezza rispetto alla A6 Avant normale. Pronta a tutto L'impostazione tecnica resta fedele alla tradizione Allroad: l'altezza da terra aumenta di 37 mm rispetto alla sorella stradale, le sospensioni pneumatiche adattive sono di serie e permettono un'escursione fino a 55 mm. In modalità Dynamic l'assetto si abbassa di 20 mm per privilegiare efficienza e precisione di guida, mentre nelle configurazioni Offroad e Offroad+ l'altezza da terra cresce sensibilmente, fino ad arrivare a +35 mm in modalità Lift, per affrontare fondi sconnessi e strade non asfaltate. La modalità Offroad+ interviene anche su differenziale, cambio e controllo di trazione, per esempio ritardando il cambio marcia o lasciando slittare le ruote più a lungo. Per la prima volta sulla Allroad sarà disponibile anche l'asse posteriore sterzante. Il diesel resta protagonista Il motore destinato a rappresentare il cuore della gamma sarà con ogni probabilità il V6 3.0 TDI Mhev+ da 299 CV e 580 Nm, con sovralimentazione a doppio stadio. Un propulsore che abbiamo già avuto modo di approfondire qualche settimana fa sulla Avant normale. La soluzione della sovralimentazione a doppio stadio permette di ridurre quasi del tutto il turbo lag, grazie alla presenza di un compressore elettrico nel primo stadio. Sarà affiancato, come da tradizione, dalla trazione integrale quattro nella declinazione Ultra: non un'integrale permanente, ma un sistema capace di ripartire la coppia al posteriore in maniera intelligente, e solamente quando necessario. Arriva la prima plug-in La vera novità della quinta generazione è però rappresentata dalla versione e-hybrid: la Allroad potrà essere ordinata con una motorizzazione plug-in, con un sistema che abbina il quattro cilindri 2.0 TFSI a ciclo Miller da 252 CV a un motore elettrico da 143 CV, per una potenza combinata di 367 CV e 500 Nm. L'abitacolo riprende l'impostazione della nuova A6 Avant: quadro strumenti da 11,9 pollici e display centrale da 14,5 pollici, ai quali può aggiungersi lo schermo dedicato al passeggero. Prezzi e arrivo nelle concessionarie La Allroad arriverà nelle concessionarie italiane nell'ultimo trimestre del 2026. Tre gli allestimenti previsti: Business, Business Advanced e S line. Listino: si parte da 82.350 euro per il V6 TDI Mhev da 299 CV e da 88.650 euro per la plug-in da 367 CV.
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Accordo Iran-Usa, il prezzo di benzina e gasolio scenderà? Ecco perché non si tornerà indietro
Iran e Stati Uniti hanno annunciato un accordo di pace per chiudere il conflitto che sta interessando il Medio Oriente dal 28 febbraio scorso. Le conseguenze sul mercato petrolifero internazionale sono state immediate: Brent e Wti sono lontani dai picchi raggiunti al culmine della tensione, trattando tra 79 e 81 dollari al barile. A prima vista, sembra una situazione favorevole per l'andamento futuro dei prezzi dei carburanti. Tuttavia, non è ancora il caso di festeggiare, perché l'accordo ha sì consentito di superare la peggior crisi petrolifera della storia, ma non risolve numerosi elementi di incertezza nei rapporti di diplomatici tra Teheran, Washington e i Paesi della regione mediorientale.Abbiamo quindi chiesto a Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia e tra le voci italiane più autorevoli in campo energetico, di delineare un quadro della situazione e, soprattutto, di fornirci delle proiezioni su petrolio, benzina e diesel. Professore, la prima domanda è scontata: cosa ne pensa dell'intesa tra Iran e Usa?La valuto in modo positivo perché consente di superare una delle crisi più difficili. Una crisi di cui avevamo il terrore perché non avevamo mai sperimentato una chiusura dello Stretto di Hormuz per oltre 100 giorni. Ciononostante, i prezzi del petrolio sono sì aumentati, ma non sono esplosi. Tuttavia, rimane un problema: l'Iran ha rafforzato il suo regime e il suo ruolo di potenza in contrapposizione con i Paesi arabi filo-occidentali. Adesso Teheran ha più potere sullo Stretto. Pertanto, nel complesso la situazione è migliore perché abbiamo scongiurato una guerra prolungata e i prezzi scenderanno, ma solo di poco: le tensioni non sono finite. Ci spiega meglio? C'è stato il tentativo di Trump di risolvere una volta per tutte la questione iraniana scoppiata ben 47 anni fa con la rivoluzione del '79, che ha aperto una grande frattura con gli Stati Uniti. Tuttavia, la questione è tutt'altro che risolta. L'instabilità del Medio Oriente è destinata a durare. Vero è che la politica conta meno rispetto al passato, ma noi dobbiamo fare il conto con due aspetti. Il primo è che il futuro del petrolio è tutt'altro che finito: la mobilità del mondo è destinata a crescere e questa mobilità si affida oggi per il 97% sui derivati del petrolio. Il secondo è che non ci sono molte alternative al greggio nonostante i proclami e le grandi ambizioni della politica. Tornando alla questione dello Stretto di Hormuz, Le chiedo delle previsioni: qualcuno si spinge a parlare di un ritorno alla normalità nel giro di 2 o 3 mesi. Forse esagero un po', ma di normale nell'attuale situazione c'è ben poco. Non torneremo più al passato, è cambiata la storia. L'Iran è più influente sul passaggio dello stretto. Prima del 28 febbraio Teheran ha tentato diverse volte di influenzare il transito del petrolio, ma ha capito che era impossibile. Oggi ha, invece, compreso come ottenere un maggior controllo. La situazione è del tutto cambiata rispetto al passato. Mi pare che questa sia una delle grandi sconfitte di Trump.Sì, è una sconfitta, ancor di più alla luce delle sue grandi ambizioni. Voleva liberare l'Iran e rovesciare il regime degli ayatollah: non ci è riuscito. Pertanto, siamo sempre punto e a capo. Anzi, il regime ne esce rafforzato. Questa è una vittoria dell'Iran. In ogni caso, il mercato petrolifero ha saputo reagire alla crisi: in fine dei conti il prezzo del petrolio non è esploso grazie all'ampia disponibilità di greggio sul mercato o alla diversificazione delle forniture. In altre parole, si è riscontrato un riequilibrio della domanda e dell'offerta. Esatto. Il mercato ha sofferto, ma non in maniera drammatica. Ci sono varie ragioni, tra cui l'abbondanza di scorte. Questo è un tema importante, perché le scorte sono scese troppo e ora bisogna ricostruirle. Non è un problema di poco conto per i prossimi mesi. Inoltre, la Cina ha rallentato di molto gli acquisti, ma quanto durerà questo rallentamento? Non ancora per molto: prima o poi gli acquisti cinesi riprenderanno. E poi le scorte di cherosene per le vacanze della prossima estate sono bassissime e andranno ricostituite. Non escludo che chi ha prenotato i biglietti per andare in giro per il mondo debba cancellare il viaggio e rimanere a casa. Dunque, la ricostituzione delle scorte e il ruolo di grandi Paesi consumatori come la Cina avranno un peso su petrolio e carburanti nei prossimi mesi. Avete delle proiezioni sull'andamento dei prezzi?Fino a ottobre rimarremo comunque tra gli 80 e i 90 dollari al barile perché ci saranno delle tensioni sul mercato petrolifero internazionale. Quanto al gasolio e alla benzina, dopo l'aggiustamento delle accise, ritorneranno intorno a 1,90-1,95 euro al litro. Non ci sarà una caduta.
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Stellantis: in Brasile 1.500 assunzioni per produrre le nuove Jeep Avenger e Fiat Argo (alias Grande Panda)
Si va delineando uno dei progetti più importanti di Stellantis per il mercato brasiliano. Il gruppo ha avviato il reclutamento di migliaia di lavoratori a supporto della produzione di nuovi modelli che saranno lanciati entro la fine dell'anno.Si tratta dell'ultima generazione della Jeep Avenger, svelata a inizio maggio, e di un veicolo definito come inedito, anche se in realtà manca solo l'ufficialità sull'identità del nuovo prodotto: è la Fiat Grande Panda, che in Brasile sarà ridenominata Argo. I piani per Betim, Itaúna e Porto Real In particolare, Stellantis ha in programma di assumere 1.400 persone nello Stato del Minas Gerais, di cui 1.200 nel polo automobilistico di Betim (sarà la casa della Argo) e 200 nella vicina fabbrica di componentistica di Itaúna, mentre altri 100 posti di lavoro saranno creati nel complesso di Porto Real (Rio de Janeiro), destinato ad assemblare la Jeep Avenger. L'arrivo di nuovi prodotti ci offre l'opportunità di espandere la nostra produzione nel Paese e creare 1.500 nuovi posti di lavoro tra Minas Gerais e Rio de Janeiro. Restiamo impegnati nella produzione e nello sviluppo di tecnologie per mantenere i nostri marchi leader e attori chiave nel mercato automobilistico nazionale, ha commentato Herlander Zola, responsabile di Stellantis per il Sud America.
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Con i pacchetti ABT le Cupra Leon e Formentor diventano più "cattive"
Il marchio spagnolo Cupra ha presentato i pacchetti di personalizzazione Custom Cupra By ABT, realizzati con la collaborazione dell'azienda di tuning, e disponibili per i modelli Formentor e Leon a partire dalla fine dell'estate. I pacchetti arriveranno per tutte le motorizzazioni e gli allestimenti, sia in fase di configurazione dell'auto al momento dell'acquisto sia come accessorio after market, con montaggio presso le officine Cupra. Cupra by ABT per Leon Il pacchetto, disponibile sia per la hatchback che per la station wagon Sportstourer, richiama alcuni elementi estetici della Leon VZ TCR da gara, e comprende splitter anteriore, minigonne laterali, spoiler sul tetto, appendici aerodinamiche posteriori e un nuovo diffusore. A questo si aggiungono dettagli estatici ABT, tra cui il lettering sullo spoiler nel tetto e i loghi Cupra in cromo scuro. Per la Leon VZ sono previsti anche i cerchi di lega da 19" in Sport Black Matt e i pneumatici da 245 mm, in abbinamento ai freni con pinze Akebono. Cupra by ABT per Formentor Per la SUV spagnola il pacchetto si rifà alla VZ5 ad alte prestazioni, e comprende lo splitter anteriore, modanature specifiche per le portiere, i C-flap posteriori, i cerchi da 19" e gli stessi dettagli estetici della Leon, ossia lettering ABT e loghi cromati. Per la VZ5 la dotazione prevede cerchi da 20" in nero lucido.
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Alpine A390 GTS, 470 CV (e tre motori) di grandeur transalpina
Aspettate un attimo, prima di bollare la Alpine A390 GTS come la solita, inutile Suv elettrica dalle velleità sportiveggianti. Piuttosto, è la caratura del progetto, ciò che rappresenta per il futuro delle elettriche del marchio, a diventare il punto focale della questione. Legato a doppio filo a chi c'è dietro: quel Philippe Krief, oggi Ceo di Alpine, che è stato uno dei papà progettuali delle Alfa Romeo Giulia e Stelvio, e del loro inarrivabile equilibrio dinamico. La sfida sulla leggerezza Le premesse, insomma, sono interessanti. Pure se valutate alla luce di un prezzo non certo popolare, perché la Alpine A390 GTS - per amor di cronaca va detto che esiste anche la versione GT, con 400 CV, da 62.168 euro - è proposta a 78.000 euro. In ogni caso: il primo aspetto che i tecnici di Dieppe hanno dovuto affrontare riguarda la massa, che sulle Bev è sempre importante e, qui, supera i 2.100 chili. Stupisce allora che, secondo lo stesso Krief, il segno distintivo della A390 GTS è la leggerezza, intesa come tempi di reazione di sterzo, di entrata in curva e in frenata più pronti: qualunque cosa si faccia al volante, la macchina deve rispondere in modo veloce. Giriamo a Vairano Più prosaicamente, è possibile anche intendere la A390 GTS come (lussuoso) laboratorio di sviluppo per ciò che diventerà Alpine domani. Per esempio, attraverso l'utilizzo di tre motori elettrici: uno davanti e due dietro, per gestire in modo indipendente ciascuna ruota dell'asse posteriore e stuzzicare il comportamento sfruttando il torque vectoring nel modo più redditizio. L'intento è quello di regalare un'inaspettata agilità a una macchina da 4,62 metri di lunghezza e con una massa, come accennato, che va oltre i 2.100 chili. Al di là delle prestazioni velocistiche, comunque di assoluto rilievo grazie ai 470 cavalli e agli 824 Nm di coppia, è possibile toccare i 100 km/h, da fermi, in 3,9 secondi, e raggiungere i 200 km/h è interessante notare come i tecnici sono riusciti a impostare il comportamento dinamico di questa GTS. Fortuna vuole, poi, che l'evento si sia svolto a casa nostra, fra i cordoli di Vairano. Telaio affinato Che la Alpine A390 GTS vada molto veloce, è cosa facilmente intuibile. Allo stesso modo, non è il caso d'immaginarla come una Sport utility mangiacordoli: se cominci a forzare gl'ingressi in curva, la massa si sente tutta. Piuttosto, va guidata secondo la filosofia lenti in entrata, veloci in uscita: sebbene il lavoro del torque vectoring dia dei benefici anche in fase d'inserimento, con il retrotreno che prende volentieri parte al gioco, il bello è soprattutto poter scaricare a terra tutti gli 824 Nm di coppia senza remore in uscita, con la A390 GTS che si esibisce in una lunga derapata sulle quattro ruote. Insomma, il lavoro dei due motori posteriori sembra preciso e affiatato.Il resto lo fa un abitacolo che porta in dote diversi piccoli lussi, dai rivestimenti curati di tessuto scamosciato e pelle ai sedili, realizzati dalla Sabelt, che paiono opere d'arte. Semmai, è la disponibilità di centimetri a non essere straordinaria, in rapporto alle dimensioni esterne:per esempio, chi siede dietro ha poco spazio per sistemare i piedi sotto i sedili anteriori. Va meglio se si considera il bagagliaio, accreditato di una capacità pari a 532 litri. Fino a 550 km d'autonomia (dichiarati) L'alimentazione è affidata a una batteria agli ioni di litio da 89 kWh netti, su architettura a 400 volt, sviluppata appositamente dallo specialista Verkor. L'autonomia dichiarata è di 550 km nel ciclo Wltp, mentre per la ricarica si possono sfruttare colonnine fino a 190 kW per passare dal 15 all'80% in meno di 25 minuti.
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Mercedes GLE e GLS 63 AMG: il V8 (con oltre 600 CV) non vuole andare in pensione
C'è chi ha scommesso che il motore a otto cilindri sarebbe sparito entro il 2025. Chi lo ha dato per spacciato, superato, anacronistico. Mercedes-AMG ha ascoltato, ha annuito, e poi ha presentato il nuovo GLE 63 S 4MATIC+ e GLS 63 4MATIC+. Con un V8 biturbo da 4.0 litri, 635 cavalli e più 1.000 Nm di coppia totali. Il motore: vecchio nel nome, nuovo nel cuore Lo ha fatto non per provocazione, ma per dimostrare che il V8 può ancora evolversi. Non è un canto del cigno, ma un modo per dire: sono ancora qui. Il propulsore è il noto M177, ma con l'appellativo Evo che non è solo marketing. Le modifiche sono sostanziali: albero motore piatto - una soluzione tipica dei motori da competizione - che riduce le masse rotanti e migliora la risposta ai regimi alti, nuovi condotti di aspirazione e scarico, sistema di iniezione rivisto, turbocompressori ottimizzati. Il risultato è un motore più reattivo, più affamato di giri e - dettaglio non trascurabile - omologato per soddisfare le normative più severe in vigore a livello globale. Compreso un filtro antiparticolato, di serie per tutti i mercati. Scarico AMG: discrezione o teatro, a scelta A supportare il V8 c'è un sistema mild hybrid con Integrated Starter Generator 2.0 e impianto a 48 volt. Contribuisce con altri 23 cavalli e 205 Nm, soprattutto ai bassi regimi, e recupera energia in decelerazione. Poi c'è il nuovo impianto di scarico ha valvole che modulano il carattere: Comfort, per non disturbare nessuno; Sport+, con tanto di scoppiettii controllati, pardon: throttle blipping. Più muscoli, senza esagerareLe prestazioni parlano chiaro: 0-100 km/h in 3,9 secondi per la GLE 63 S, 4,2 per il più grande GLS 63. Velocità massima limitata elettronicamente a 280 km/h. Per una Suv che pesa oltre due tonnellate, sono numeri che fanno alzare un sopracciglio. Davanti cambia tutto: griglia Amg più ampia, prese d'aria maggiorate, firma luminosa dedicata. Dietro, i quattro terminali del Performance Exhaust non fanno nulla per passare inosservati. un restyling chirurgico, non urlato. Sospensioni: il lusso di non scegliere L'AMG Ride Control+ unisce aria e ammortizzatori adattivi: comfort quando serve, rigidità quando vuoi. In modalità Trail, l'auto si alza di 55 mm: pochi lo useranno, ma è bello sapere che può. E poi c'è anche l'Active Ride Control legge la strada fino a 1.000 volte al secondo e annulla il rollio quando la guida si fa più dinamica.. Il differenziale posteriore elettronico completa il quadro. Tra tecnologia e artigianatoAll'interno, il volante AMG Performance - disponibile rivestito di pelle Nappa, microfibra Microcut o carbonio - racchiude tutti i comandi principali. Il sistema operativo MB.OS con il nuovo display ad alta risoluzione dedicato al passeggero offre schermate dedicate AMG come distribuzione della coppia, forze G e parametri motore in tempo reale. Per chi vuole sapere tutto quello che sta succedendo nel cofano, è un paradiso. Per chi preferisce guidare e basta, si può anche ignorare. Senza dimenticare la personalizzazione Manufaktur, che apre un catalogo di colori e interni che trasforma ogni esemplare in qualcosa di unico: dalle vernici opache come Hightech Silver Magno e Opalith White Magno alle sellerie di pelle Nappa nelle varianti Yacht Blue, Tartufo Brown e Carmine Red. Il prezzo della personalizzazione? Meglio non chiedere. Battute a parte, il listino ufficiale non è ancora stato diffuso, ma per darvi un'idea la serie precedente viaggiava attorno ai 180.000 euro, optional esclusi. Scheda tecnica (i numeri che contano)Motore: V8 4.0 biturbo M177 EVO + ISGPotenza: 612 CV + 23 CV ISGCoppia: 850 Nm + 205 Nm ISG 0100 km/h: 3,9 s (GLE) 4,2 s (GLS) Velocità max: 280 km/h (limitata) Trazione: AMG Performance 4MATIC+ Cambio: 9G Speedshift Tct
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Dall'elettrico all'idrogeno, la nuova BMW X5 ha la gamma motori più ricca di sempre
BMW ha pubblicato alcune immagini delle nuova generazione della X5 durante gli ultimi collaudi negli Stati Uniti, prima del debutto internazionale. La quinta generazione della SUV tedesca compie un passo avanti cruciale accogliendo la più ampia gamma di powertrain mai vista per questo modello: benzina e diesel ibridi, plug-in, elettrici e fuel cell a idrogeno. Per cominciare ibrida, plug-in ed elettrica La iX5 sarà la prima variante elettrica nella storia del modello, mentre nel 2028 arriverà la iX5 Hydrogen da 750 km di autonomia con tecnologia Fuel Cell di terza generazione e gli stessi ingombri delle altre versioni. BMW ha fornito in questa occasione anche i primi dati tecnici delle versioni previste al lancio: l'elettrica iX5 60 xDrive con batteria da 141 kWh netti e powertrain dual motor da 578 CV, la X5 40 xDrive benzina da 400 CV e la X5 50e xDrive plug-in hybrid da 490 CV. Piacere di guida al primo posto Per offrire un'esperienza di guida all'altezza del marchio, BMW introdurrà anche sulla X5 l'elettronica di nuova generazione denominata Heart of Joy, con BMW Dynamic Performance Control, che sulle versioni elettriche e a idrogeno massimizza anche il recupero d'energia. Tutte le versioni, indipendentemente dalla motorizzazione, sono dotate di sospensioni pneumatiche e di pneumatici differenziati tra i due assi. Sono invece opzionali le barre antirollio attive con asse posteriore sterzante del pacchetto Adaptive Chassis Control Professional. Sono infine previsti tutti i sistemi di assistenza alla guida di Livello 2 aggiornati, raccolti in quello che ora BMW definisce BMW Symbiotic Drive grazie al raffinato dialogo tra controlli automatici, sensori di bordo e guidatore.
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Nasce Storydriver, la talent academy per diventare creator con Quattroruote
Il nostro mestiere negli ultimi dieci anni, è cambiato tantissimo. Si è rivoluzionato, al punto che oggi è quasi difficile dargli un nome. Chi racconta automobili non scrive soltanto: gira, monta, parla in camera, costruisce un reel, declina una prova su strada in quindici secondi di video verticale o la trasforma in un long-form da venti minuti. Sono tanti linguaggi diversi, ma è ancora giornalismo, e come tale ha bisogno di radici solide: metodo, competenza, la capacità di verificare e di spiegare. Da questa convinzione nasce Storydriver, il programma di formazione e selezione con cui Quattroruote va a cercare e a formare la prossima generazione di giornalisti-creator dell'automotive. Il progetto è stato presentato sabato scorso a Milano, sul palco del Digital Journalism Fest 2026. Formazione di talenti Storydriver non è un talent di creator generici e non è un corso di giornalismo tradizionale. un percorso verticale, costruito attorno a una figura ibrida: chi sa raccontare l'auto e la mobilità con il ritmo e i format dei social, ma con la profondità e il rigore che da settant'anni sono il segno di Quattroruote. A disposizione dei partecipanti c'è ciò che nessun corso può replicare: la redazione, il metodo giornalistico della testata e il Centro Prove di Vairano, il cuore pulsante del lavoro di Quattroruote. Un'iniziativa che nasce in collaborazione con il Digital Journalism Fest di Francesco Oggiano, che ne ha ospitato il lancio. Come si partecipa Le candidature sono aperte dal 13 giugno al 12 luglio su un minisito dedicato. Il primo banco di prova è semplice e diretto: un video reel di presentazione. lì che si misurano personalità, capacità narrativa e affinità con il mondo dei motori, ma non è necessario essere degli esperti: occorre dimostrare di avere qualcosa da dire e il modo giusto per dirlo. Dai profili ricevuti, entro il 15 settembre saranno selezionati i dieci candidati che accederanno alla fase successiva. Il bootcamp a Vairano A ottobre i dieci selezionati saranno protagonisti di un bootcamp immersivo al Centro Prove di Vairano. Qui non si studia in aula: si lavora sul campo, tra masterclass e produzione di contenuti reali, affiancati dal direttore, dai giornalisti e dai collaudatori di Quattroruote. Accanto a noi ci sarà Francesco Oggiano con il suo team di Digital Journalism: da una parte la materia, il metodo e l'accesso alle risorse esclusive di Quattroruote, dall'altra i formati e i linguaggi nativi digitali. in questo incrocio, cultura redazionale consolidata e sensibilità da creator, che sta il cuore formativo del progetto. Ogni fase, dalla selezione alla sfida finale, diventerà a sua volta contenuto editoriale: la formazione non è un processo interno, è il racconto stesso del programma. La tecnologia XPENG Per un percorso del genere serve ovviamente un'automobile da studiare e raccontare e abbiamo scelto XPENG come partner didattico di Storydriver: fornirà le vetture su cui i partecipanti si eserciteranno e il materiale formativo a supporto delle masterclass. Le recensioni statiche e dinamiche prodotte durante il bootcamp partiranno proprio da quelle automobili e dai dati raccolti dai collaudatori di Vairano - le stesse analisi su cui da sempre si fonda il metodo Quattroruote. I talenti impareranno a trasformare quei dati in racconto, mantenendo intatta l'autonomia di giudizio che costituisce da sempre la garanzia editoriale della testata. L'opportunità per chi si distingue Al termine del percorso, entro il 30 ottobre, verrà selezionato lo Storydriver 2026, il talento che più si sarà distinto tra tutti i partecipanti. Non un riconoscimento simbolico, ma l'inizio di un percorso concreto: si apriranno reali possibilità di collaborazione editoriale con Quattroruote, l'approdo naturale per chi vuole fare del racconto dell'automotive una professione, e non solo una passione. Dov'è nato tutto: il DJ Fest Storydriver ha debuttato in una cornice molto speciale, la seconda edizione del Digital Journalism Fest, ospitata al Superstudio+ di Milano, la festa tutta italiana dedicata allo stato dell'arte dell'informazione e della comunicazione digitale. Una giornata in cui creator ed esperti si sono confrontati su formati, linguaggi social e intelligenza artificiale: dalla costruzione dei video virali alle strategie per far crescere e fidelizzare le community, fino al passaggio - ormai decisivo - dal semplice "follower" alla community strutturata. Il messaggio emerso è lo stesso che muove Storydriver: oggi non basta più rifugiarsi nelle formule di ieri, serve sperimentare e cercare di continuo nuovi modi di raccontare.
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4 prove, la Hyundai Tucson full hybrid sotto la lente (dati alla mano) - VIDEO
Numeri alla mano, la Hyundai Tucson si sottopone al banco di prova del nostro format 4 Prove. Per una delle Suv tra più diffuse del segmento C, mettiamo sotto la lente diversi aspetti: dalla reale capacità del bagagliaio alle doti di efficienza del sistema full hybrid, passando per prestazioni e comfort di marcia. I test restituiscono il ritratto di una vettura concreta e ben costruita, capace di convincere nell'uso quotidiano. Ma non sempre i dati rilevati coincidono con quelli dichiarati alla strada. Abitabilità e capacità del bagagliaio L'analisi della Hyundai Tucson condotta attraverso il formato "4 Prove" si apre con la verifica dei dati volumetrici del vano di carico. A fronte di una capacità di 616 litri dichiarata dal costruttore, le misurazioni strumentali effettuate hanno registrato un valore reale di 479 litri. Nonostante lo scostamento numerico rispetto al dato omologato, la fruibilità complessiva del bagagliaio rimane soddisfacente per una vettura che si attesta poco sopra i 4,5 metri di lunghezza complessiva. Sotto il profilo tecnico, la modularità è garantita da soluzioni razionali: il frazionamento degli schienali posteriori segue lo schema 40:20:40, la cappelliera può essere alloggiata nella parte inferiore per incrementare lo sviluppo verticale e la presenza di un doppio fondo consente di ottimizzare lo spazio. Completano la dotazione di servizio i ganci per le reti di contenimento e una presa ausiliaria da 12V (180W). Consumi ed efficienza del sistema Full Hybrid Il secondo pilastro della "sessione d'esame" si concentra sull'efficienza termodinamica della motorizzazione Full Hybrid da 239 CV combinati, dotata di trazione integrale. Come rilevato, i dati strumentali sul campo evidenziano un rendimento fortemente influenzato dallo scenario di marcia. Nei percorsi urbani, dove la rigenerazione energetica e l'apporto dell'unità elettrica sono continui, la vettura registra una percorrenza di 17,6 km/litro, che scende a 16,3 km/litro sui tratti statali. La criticità maggiore si riscontra nei trasferimenti autostradali a velocità di codice, dove i consumi si attestano sui 12,5 km/litro; si tratta di un valore condizionato dalla sezione frontale del veicolo, dalla massa complessiva e dal carico costante sul motore termico 1.6 da 180 CV, che lavora senza il supporto della componente elettrificata. Prestazioni dinamiche e comportamento del powertrain La terza sessione di test valuta la dinamica prestazionale in rapporto ai 1.700 kg di massa del SUV. I dati cronometrici indicano un'accelerazione da 0 a 100 km/h coperta in 7,4 secondi. La progressione del propulsore 1.6 quattro cilindri turbobenzina si mantiene lineare anche sulle distanze estese: il quarto di miglio viene completato in poco più di 15 secondi con una velocità d'uscita di 150 km/h, mentre il traguardo del chilometro da fermo viene superato in meno di 30 secondi a una velocità di 188 km/h. In ottica di utilizzo quotidiano, l'elasticità di marcia trova riscontro nella prova di ripresa da 70 a 120 km/h, conclusa in poco più di 6 secondi, a dimostrazione dell'efficacia della gestione elettronica della coppia motrice. Comfort di marcia, acustica e qualità costruttiva Il quadro valutativo si completa con l'analisi del comfort acustico e della qualità percepita all'interno dell'abitacolo. I rilevamenti fonometrici indicano una notevole capacità di isolamento nel ciclo urbano, con una rumorosità di soli 54,6 dB a 50 km/h, che sale a 63 dB alla velocità di 100 km/h, garantendo un indice di articolazione del 76% favorevole alla conversazione. Per quanto riguarda il comportamento stradale, la combinazione tra ammortizzatori a smorzamento passivo e cerchi da 19 pollici (allestimento Excellence) determina risposte piuttosto rigide sulle asperità secche e isolate come i tombini, pur mantenendo un corretto livello di assorbimento nei lunghi trasferimenti. L'interno evidenzia una rigorosa solidità degli assemblaggi e l'adozione di materiali curati, tra cui i rivestimenti in pelle e accessori dedicati alla zona posteriore, come le tendine parasole e la gestione autonoma del clima; elementi che concorrono a definire il posizionamento del veicolo, il cui prezzo sfiora i 51.000 euro per l'esemplare in prova.
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Tesla, Full Self-Driving sotto accusa in Europa: presunti dati fuorvianti sull'efficacia nell'evitare incidenti
Il Full Self-Driving di Tesla sul banco degli imputati in Europa, riferisce la Reuters. Secondo ricercatori indipendenti sulla sicurezza stradale, grazie al sistema di guida assistita avanzata della Casa di Musk, il potenziale calo degli incidenti sarebbe inferiore rispetto ai numeri forniti dall'azienda alle autorità dei Paesi Bassi, che hanno dato il via libera all'FSD, seguiti dal Belgio. In particolare, gli esperti reputano esagerata l'affermazione del costruttore secondo cui, tra un incidente e l'altro, il sistema può viaggiare oltre sette volte più lontano" rispetto alla media di un umano negli USA. Due imputazioni a Tesla Parliamo dell'evoluzione dell'Autopilot, un sistema L2+, non di guida automatica: il conducente può quindi togliere le mani dal volante, ma deve garantire una supervisione attiva continua, pronto a reagire in caso di problemi, rimanendo responsabile di quello che accade. Quali sono le accuse rivolte al Full Self Driving? Ci sarebbe anzitutto un problema nel criterio adottato dal costruttore, che avrebbe confrontato dati non omogenei nell'elaborare le sue statistiche: da una parte il tasso di incidenti delle proprie vetture (calcolato esclusivamente sulla base di quelli più gravi, in cui si sono attivati gli airbag), dall'altro la media nazionale registrata dai veicoli circolanti negli Stati Uniti, che includeva micro-tamponamenti e piccoli urti. Il secondo errore del produttore risiderebbe poi nel confrontare fra le proprie vetture con la media del parco circolante statunitense, più vecchio e privo di Adas moderni. Finendo, così, per distorcere il risultato finale. Presunti errori di Tesla sul Full Self-Driving: il perché Tutti questi possibili errori (non si parla mai di un comportamento intenzionale) avrebbero un'unica causa: la fretta di persuadere i singoli governi europei ad autorizzare il Full Self-Driving su strade pubbliche. Infatti, la Casa è ora in pressing sulla Svezia affinché la nazione scandinava imiti Paesi Bassi e Belgio. Insomma, un marketing ingannevole per riconquistare quote di mercato dopo il crollo delle vendite del 2025: il sistema di guida assistita avanzata sarebbe una chiave per dare battaglia alle Case cinesi. Anche l'ETSC frenaIn parallelo, l'European Transport Safety Council ha inviato una lettera ai ministri dei Trasporti europei: l'organizzazione indipendente no-profit (si occupa di politiche di sicurezza stradale UE) chiede di non riconoscere l'omologazione finché non verranno fornite risposte pubbliche a precisi interrogativi. L'ETSC sottolinea che gli investigatori federali statunitensi e alcuni filmati registrati proprio nelle città olandesi mostrano comportamenti rischiosi con il Tesla FSD attivo: l'oltrepassamento delle linee continue di corsia o la possibilità di superare i limiti di velocità. Senza contare l'utilizzo improprio che numerosi guidatori fanno di quella tecnologia: c'è chi si prepara un caffè distogliendo l'attenzione dalla strada (vecchio problema, che riguarda anche il meno evoluto Autopilot, con guidatori addormentati in viaggio). La partita si gioca soprattutto a Bruxelles, dove il comitato tecnico dovrà bilanciare la spinta all'innovazione coi severi standard di sicurezza richiesti dal blocco: in teoria, l'UE potrebbe invalidare le autorizzazioni locali concesse finora.
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Incontro Stellantis-sindacati: promessi investimenti e nessuna chiusura, ma restano i nodi Cassino e Maserati
Settimana importante per i rapporti istituzionali di Stellantis. Oggi, il responsabile delle attività europee, Emanuele Cappellano, ha incontrato i vertici dei sindacati dei metalmeccanici, mentre mercoledì 17 giugno l'amministratore delegato Antonio Filosa terrà un'audizione in Parlamento davanti le Commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato.Il vertice odierno, tenutosi nella sede romana del gruppo automobilistico, è stato solo in parte soddisfacente per le sigle dei metalmeccanici: dalle dichiarazioni dei sindacali emerge, infatti, una malcelata delusione per la mancanza di risposte su alcuni fronti sempre critici, come il futuro dell'impianto di Cassino e dei marchi Maserati e Alfa Romeo. "L'Italia gioca un ruolo centrale" Partiamo, però, dalle dichiarazioni di Cappellano. Il nostro piano strategico quinquennale FaSTLAne 2030 ha esordito il manager - nasce con un obiettivo molto chiaro: guidare Stellantis verso una crescita sostenibile e redditizia. Parliamo di oltre 60 miliardi di euro di investimenti a livello globale: circa il 60% destinato a brand e prodotti e il restante 40% a piattaforme globali e nuove tecnologie. Sono investimenti che ci permetteranno di semplificare le architetture, aumentare la scalabilità e offrire ai clienti, in ogni regione, soluzioni di mobilità sempre più mirate."In Europa, il nostro piano strategico si traduce in un impegno molto concreto: circa il 40% degli investimenti globali sarà destinato alla regione, con l'obiettivo di far crescere i ricavi del 15% entro il 2030. Lo faremo rafforzando i brand, ampliando la gamma, migliorando la competitività dei costi e aumentando l'utilizzo della capacità produttiva. Il tutto in un contesto particolarmente sfidante. In questo quadro, l'Italia gioca un ruolo centrale", ha assicurato Cappellano, parlando di segnali già incoraggianti: domanda in crescita, aumento della quota di mercato, produzione in salita e riduzione degli ammortizzatori sociali in diversi stabilimenti. Prevediamo nuovi modelli, investimenti per l'innovazione, il coinvolgimento di tutti i brand italiani e - elemento fondamentale - nessuna chiusura di stabilimenti. "Impegni concreti e strutturali" Ogni sito avrà un ruolo preciso nella nostra visione industriale: dall'elettrico accessibile a Pomigliano, ai veicoli commerciali ad Atessa, all'innovazione industriale di Mirafiori, fino allo sviluppo del premium e del lusso tra Modena, Melfi e Cassino", ha proseguito il dirigente. I nostri impegni sull'Italia sono concreti, strutturali e orientati al lungo periodo: innovazione, occupazione e valorizzazione delle competenze sono i pilastri su cui stiamo costruendo una nuova fase di crescita. Noi stiamo facendo la nostra parte. Con disciplina, con investimenti e con una visione di lungo termine. E continueremo a farla"."Il nostro piano è chiaro, coraggioso, ambizioso. I primi segnali sono positivi, ma sappiamo bene che le sfide non sono ancora alle spalle. Per questo è fondamentale creare le condizioni per una crescita sostenibile nel lungo periodo: servono competitività e regole realistiche, orientate allo sviluppo industriale", ha aggiunto Cappellano, per il quale "il nuovo piano strategico rappresenta un'evoluzione naturale e ancora più ambiziosa del percorso già intrapreso con il 'Piano Italia', confermando e rafforzando tutti gli impegni che abbiamo assunto"."Gli impegni del Piano Italia sono stati mantenuti e, in molti casi, superati con il nuovo piano strategico: l'Italia guida l'offensiva europea sulle eCar, a partire da Pomigliano; gli investimenti ad Atessa per una nuova generazione di Lcv; la nuova Alfa Romeo a Melfi; il rilancio di Maserati a fine anno; la nuova Grecale a Cassino; investimenti e acquisti da filiera italiana in continuità. Il Piano Italia sarà più forte con FaSTLAne 2030 e con una visione chiara: il nostro Paese sarà l'Hub produttivo delle auto piccole a Mirafiori e Pomigliano, delle vetture di fascia medio-alta e lusso a Melfi, Cassino e Modena, dei veicoli commerciali ad Atessa. Infine, solo su nuove piattaforme, motorizzazioni e tecnologie Stellantis investirà in Italia 5 miliardi di euro fino al 2030. "Situazione inaccettabile a Cassino" "Il piano industriale riporta l'azienda con i piedi per terra rispetto agli ultimi anni. un cambio di approccio rispetto al passato", ha commentato il segretario generale della Uilm, Davide Sperti, esprimendo però timori per la tenuta di alcuni impianti: "Per quanto riguarda gli stabilimenti ci sono missioni produttive in tutti gli stabilimenti, ma noi siamo preoccupati per Cassino perché è ancora uno stabilimento fermo. Da gennaio ha lavorato 24 giorni e questo non è tollerabile. Ci hanno rinviato a fine anno", continua Sperti, "per un piano operativo e noi prendiamo seriamente questo impegno: lo monitoreremo con molta attenzione perché la cassa integrazione in quello stabilimento sta diventando quasi non lo strumento transitorio, ma l'obiettivo e questo per noi non è assolutamente accettabile", ha concluso il segretario Uilm.Dello stesso avviso il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano: "Il piano illustrato da Stellantis rappresenta certamente un passo in avanti, ma restano ancora aperte questioni fondamentali per garantire la sicurezza occupazionale e le prospettive dello stabilimento di Cassino, strettamente legate alla definizione dei piani industriali di Maserati e Alfa Romeo. Questo - ha detto Uliano - è l'aspetto più critico emerso dall'incontro. Ci aspettavamo risposte più concrete: comprendiamo la complessità della situazione, ma c'è un'urgenza che deve essere affrontata in tempi brevi", ha aggiunto il sindacalista. Sara Rinaudo, segretario generale della Fismic Confsal, ha quindi parlato di elementi importanti e incoraggianti su diversi siti italiani, ma "restano ancora aperti alcuni nodi importanti, a partire dal futuro di Maserati e dello stabilimento di Cassino.Molto meno concilianti le dichiarazioni della Fiom-Cgil. "I dubbi e le criticità del piano industriale presentato il 22 maggio sono tutte confermate. Non è stata annunciata nessuna novità sostanziale, ha dichiarato il segretario nazionale Samuele Lodi. "L'incontro è stato deludente e quindi estremamente preoccupante per le sorti delle lavoratrici e dei lavoratori, ha aggiunto il sindacalista, secondo il quale il 17 giugno, in Parlamento, l'amministratore delegato Filosa farà le stesse deludenti comunicazioni. Per Lodi, le forze politiche devono assumere consapevolezza della situazione e soprattutto della prospettiva di Stellantis e dell'automotive nel nostro Paese. E il governo deve assumersi la responsabilità di affrontare la crisi. Palazzo Chigi non può continuare a fare una narrazione che non esiste.
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Dall'Arizona al Circolo Polare, i test della Skoda Peaq prima del debutto
La Skoda Peaq è la nuova ammiraglia elettrica del marchio boemo, costruita sulla piattaforma Meb+ del Gruppo Volkswagen: il suo debutto è previsto per il prossimo 23 giugno, dopo una intensa campagna di test che ha visto i prototipi percorrere oltre 1,5 milioni di chilometri, su tracciati sparsi per tre continenti. Alle prove "al chiuso", in camere climatiche e gallerie del vento, si sono susseguite quelle su strada, dal deserto dell'Arizona alle zone artiche, 200 km a nord del Circolo Polare, con temperature fino a -40C. Tutto per l'affidabilità I test negli ambienti più freddi hanno permesso di mettere a punto il comportamento su neve e ghiaccio in termini di trazione, stabilità e funzionamento dei sistemi di sicurezza, ma anche aspetti altrettanto rilevanti come l'efficienza del riscaldamento dell'abitacolo e i sistemi di sbrinamento rapido dei vetri. Nel deserto, i prototipi sono stati esposti per un anno intero a luce solare intensa, così da valutare la qualità della vernice e la resistenza dei componenti in plastica, ma anche la rapidità di intervento del climatizzatore in condizioni di calore estremo. Le prove su sterrato e ghiaia hanno consentito invece di verificare la tenuta degli interni e la resistenza della carrozzeria agli urti di pietrisco. Fino a 600 km di autonomia Le immagini dei muletti impegnati nei test mostrano la Skoda Peaq ancora coperta da pesanti camuffature, ma la Casa ceca ha già svelato le forme pressoché definitive della grande SUV elettrica a 7 posti: lunga 488 cm (12 in più della Kodiaq), ha un passo di 296 cm ed è disegnata secondo lo stile Modern Solid, con fiancate muscolose e i gruppi ottici a forma di T. Non ancora confermate le motorizzazioni, che dovrebbero prevedere powertrain con una o due unità elettriche, da 204 a 299 CV (anche con trazione integrale) e batterie da 63 e 91 kWh, per autonomie che arrivano a superare i 600 km.
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