Guerra in Iran - Crisi in Medio Oriente: sarà davvero uno shock energetico come negli anni 70?
L'escalation militare in Medio Oriente ha prodotto conseguenze immediate sui mercati energetici e soprattutto petroliferi. C'è da chiedersi se l'attuale crisi sia paragonabile a quella che negli anni '70 del secolo scorso portò a misure di austerity e ai blocchi della circolazione resi famosi dalle Domeniche a piedi. Sarà così anche questa volta?Alla domanda risponde Gabriel Debach (foto sotto), market analyst della società di servizi finanziari eToro:Il paragone con gli anni Settanta è suggestivo, ma poco aderente alla realtà attuale. Allora la maggior parte del petrolio consumato in Europa arrivava dal Medio Oriente, senza alternative strutturate. Oggi il sistema è molto più diversificato. Le riserve strategiche sono più ampie, il mix energetico include una quota significativa di rinnovabili, il mercato del gas naturale liquefatto (GNL) è cresciuto in modo esponenziale dal 2022 e l'Europa ha già dimostrato di saper ridisegnare le rotte di approvvigionamento in tempi rapidi. Non siamo in presenza di un embargo totale, ma di un rischio logistico e geopolitico. Questo può tradursi in maggiore volatilità dei prezzi o in misure temporanee di contenimento, non in scenari da targhe alterne o code ai distributori. La durata della crisi è decisivaIntanto, però, la crisi ha causato forti rialzi delle quotazioni petrolifere e un aumento dei prezzi dei carburanti. Per l'analista, l'intensità e la durata del rialzo dipendono molto dall'evoluzione della situazione. La variabile decisiva resta la durata della crisi: se breve, l'effetto può essere temporaneo; se prolungata, il rialzo dell'energia rischia di diventare strutturale, con effetti su inflazione e crescita.Vale, ovviamente, anche per l'Italia, tra i Paesi più esposti a un peggioramento del mercato energetico globale.Il quadro dell'approvvigionamento energetico italiano è profondamente cambiato negli ultimi tre anni, ma la vulnerabilità resta elevata. L'Italia è oggi il grande Paese europeo con la più alta dipendenza energetica dall'estero: tra il 73% e il 75% del fabbisogno viene coperto con importazioni, ben oltre la media UE e in netto contrasto con l'autosufficienza degli Stati Uniti, spiega Debach.L'analista ricorda come il principale fornitore di petrolio dell'Italia nel 2024 sia stata la Libia, seguita da Azerbaigian e Kazakistan. Quanto al gas, l'Algeria precede l'Azerbaigian grazie ai gasdotti che attraversano il Mediterraneo e i Balcani. Sono aumentate anche le importazioni di GNL via nave, in particolare da Qatar e Stati Uniti, mentre la Russia è scesa sotto il 10% ed è destinata a ridursi ulteriormente con lo stop al transito via Ucraina nel 2025.Alla luce di queste dinamiche, ad oggi i maggiori rischi sono legati all'approvvigionamento, quindi a eventuali tensioni nello Stretto di Hormuz o nel Canale di Suez, che possono rallentare o bloccare fisicamente le forniture, con effetti immediati sui prezzi. Inoltre, l'Italia ha una forte base manifatturiera e un aumento del costo dell'energia si traduce rapidamente in maggiori costi per le imprese e in una possibile nuova pressione sull'inflazione, evidenzia l'analista. Conseguenze non uniformi per l'economia globaleCi sono dunque riflessi economici non trascurabili, ma tutto dipende sempre dal livello di autonomia energetica e dalla durata della crisi. A tal proposito, Debach sottolinea che in caso di aumento dei prezzi temporaneo, l'effetto è soprattutto psicologico e finanziario, mentre se si prolunga, diventa un freno strutturale alla crescita globale.A pagarne le conseguenze siamo soprattutto noi europei: Siamo importatori netti di energia e particolarmente esposti ai rincari. Per l'Eurozona si stima che un aumento medio del 10% di petrolio e gas possa sottrarre circa lo 0,2% di PIL nell'arco di un anno e aggiungere tra lo 0,15% e lo 0,3% di inflazione.Per economie a forte vocazione manifatturiera come Italia e Germania, il rialzo del gas misurato sul mercato TTF si traduce in costi di produzione più alti, minore competitività e margini sotto pressione. Il rischio, se la crisi persiste, è quello degli effetti di secondo giro': le imprese trasferiscono i maggiori costi sui prezzi finali, rendendo l'inflazione più persistente proprio mentre la crescita rallenta.Il quadro è invece diverso per gli Stati Uniti, grazie alla maggiore autosufficienza energetica. L'Asia, al contrario, appare molto più vulnerabile in quanto grande importatrice e principale destinataria dei flussi che transitano dallo Stretto di Hormuz. L'impatto sul mondo dell'autoA Debach abbiamo anche rivolto domande specifiche sulle conseguenze della crisi mediorientale sul mondo dell'auto. L'analista ritiene poco probabile un rincaro generalizzato e marcato dei listini e più realistico uno scenario di ritocchi selettivi, anche perché in questa fase chi esagera sui prezzi rischia di pagare in termini di volumi. Quanto ai tempi di consegna, è possibile qualche tensione, visto che l'area del Golfo è un hub globale per polipropilene, polietilene, etilene e propilene:Ritardi selettivi e riallineamenti delle catene di fornitura non sono da escludere. Lo stesso vale per le esportazioni cinesi verso l'Europa, anche se Debach ricorda la grande flessibilità logistica dimostrata da Pechino negli ultimi anni.Si possono già individuare vinti e vincitori? In questo momento replica l'esperto di eToro i rischi maggiori vengono da chi ha puntato sul Medio Oriente per la crescita o la fornitura. Diverse case cinesi hanno rafforzato la loro presenza nella regione negli ultimi anni. Anche gruppi europei come Stellantis, con una quota superiore al 6% nell'area Medio Oriente e Africa, o Renault, che ha riportato una crescita quasi a doppia cifra percentuale nella regione, potrebbero essere più sensibili a eventuali tensioni locali. Al momento della stesura, le maggiori vendite in Borsa si osservano per Hyundai, Mazda, Xpeng, Suzuki, Stellantis e Nissan. Tuttavia, il mercato azionario sta prezzando un sell-off generalizzato.
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Teaser - Nuova Dacia Striker: le prime immagini della SUV che rivoluzionerà la gamma
La Dacia ha pubblicato il primo teaser della sua nuova crossover, che si chiamerà Striker e verrà svelata ufficialmente il prossimo 10 marzo. In quell'occasione sarà presentato il piano strategico futuREady del gruppo Renault e la concept Bridger, che anticipa una nuova SUV urbana della Régie. Le ipotesi sul tavoloLe informazioni sull'auto sono piuttosto limitate: la Casa di Mioveni si limita a dire che sarà un modello "versatile, il compagno di viaggio perfetto". In questa definizione un po' generica possono rientrare tante ipotesi. La più probabile, ma ancora da confermare, è che sia questa la nuova C-Neo di cui abbiamo parlato nei mesi scorsi, una crossover di segmento C con assetto rialzato e finiture da SUV, presentata con un prezzo di listino sotto i 20.000 euro. In alternativa, potrebbe trattarsi della "gemella" della Bridger marchiata Dacia, ma il rischio che ne cannibalizzi il successo è alto; in alternativa, non è da escludere una grande SUV a sette posti (che in gamma attualmente non c'è), adatta alle famiglie più numerose, con motorizzazioni ibride, anche a Gpl. Da escludere modelli intermedi di segmento B e C, già presidiati da Duster e Bigster. Un nome "anni Ottanta"Il nome, Striker, viene definito dalla Dacia "evocativo, possente e ispirato agli anni Ottanta" (potrebbe benissimo essere il titolo di qualche film d'azione con Jean-Claude Van Damme o Steven Seagal, in effetti). Un nome che rimanda agli altri modelli della Casa, e "suggerisce la potenza e la precisione di un colpo, come il gesto di abbattere i birilli del bowling". Cambio di look in vista?Nella breve clip pubblicata si intravedono però altri dettagli: le plastiche Sparkle usate per i paraurti e i gruppi ottici posteriori, definiti da tre elementi a LED che disegnano una T. Colpisce anche il nuovo frontale, con il nome Dacia scritto per esteso, inciso all'interno di una fascia scura: una soluzione completamente diversa da quella degli ultimi modelli presentati, e che potrebbe anticipare il look delle prossime Dacia.
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Guerra in Iran - Carburanti alle stelle: benzina oltre 1,7 euro, diesel fino a 2,5 in autostrada
Si fanno sempre più pesanti le conseguenze della guerra in Medio Oriente sui prezzi dei carburanti: benzina e diesel stanno letteralmente volando e la loro corsa è ormai inarrestabile. In particolare, secondo l'ultima rilevazione di Staffetta Quotidiana, il prezzo medio della benzina verde in modalità self-service ha ormai superato di slancio quota 1,7 euro al litro, raggiungendo il massimo dal 5 dicembre scorso. Livelli massimi anche per il gasolio, che ha oltrepassato 1,8 euro al litro, un livello che non si vedeva da due anni, per la precisione dal 4 marzo 2024.Tuttavia, non mancano i casi limite. Il Codacons, dopo un'analisi dei dati pubblicati dall'Osservatorio carburanti del Mimit, ha denunciato i rincari alle stazioni di servizio autostradali, segnalando il superamento della soglia psicologica dei 2,5 euro al litro per il gasolio erogato in modalità servito. Le rilevazioni di StaffettaDel resto, negli ultimi giorni le maggiori compagnie non stanno facendo altro che aumentare i listini dei prezzi consigliati. Partiamo dalle ultime rilevazioni di Staffetta Quotidiana, già ritoccate ieri 4 marzo, con aumenti compresi tra due e sette centesimi:Q8 ha stabilito un incremento di due centesimi sulla benzina e di sette centesimi sul gasolioTamoil ha optato per un aumento di tre centesimi sulla verde e di dieci centesimi sul dieselGli aumenti decisi ieri si sono ovviamente riflessi sulle medie nazionali, elaborate dalla testata specializzata sulla base dei prezzi comunicati dai gestori di circa 20 mila impianti. E, rispetto agli scorsi giorni, c'è la novità dei rincari anche per i carburanti alternativi.Al self-service, la benzina quota 1,724 euro al litro (+31 millesimi) e il gasolio 1,815 euro (+62). Al servito, verde a 1,859 euro al litro (+29), diesel a 1,945 euro (+57), Gpl a 0,694 euro (+3), metano a 1,423 euro/kg (+19), Gnl a 1,228 euro/kg (+1).Interessante il differenziale tra i prezzi medi delle compagnie e quelli delle pompe bianche: la benzina al fai-da-te va da 1,733 euro per le prime a 1,705 euro per le seconde, mentre il diesel passa da 1,831 a 1,783 euro. Il caso delle autostradeLungo le autostrade, le medie risultano ovviamente ben più elevate: benzina a 1,816 euro al litro (2,072 euro al servito), gasolio a 1,903 euro (2,157 euro), Gpl a 0,831 euro, metano a 1,485 euro/kg, Gnl a 1,296 euro/kg.Tuttavia, si tratta sempre di medie. Il Codacons ha infatti denunciato il solito caso dei forti rincari su alcune tratte e stazioni, segnalando veri e propri picchi di prezzo elevatissimi. Ieri 4 marzo, sulla A21 Torino-Piacenza il gasolio, in modalità servito, veniva venduto a 2,519 euro al litro, e la benzina a 2,389 euro. Sulla A4 Milano-Brescia, un litro di diesel al servito costava 2,464 euro, mentre la verde 2,329 euro.Inoltre, in otto impianti ubicati su A1 Milano-Napoli, A11-A12 Viareggio-Lucca, A12 Genova-Sestri Levante, A14 Bologna-Bari-Taranto e A21 Torino-Piacenza, il gasolio ha raggiunto 2,449 euro al litro, mentre la benzina ha superato quota 2,3 euro in diversi distributori. Al fai-da-te, l'associazione segnala i listini più elevati su A5 con 2,133 euro, A14 con 2,109 euro, A23 con 2,079 euro, A1 e A21 con 2,069 euro.Pur non trattandosi di prezzi medi, i listini praticati da diversi distributori lungo la rete autostradale hanno raggiunto livelli che non si vedevano da tempo, una crescita che desta forti preoccupazioni perché, come sanno bene gli automobilisti, a un repentino incremento dei prezzi alla pompa non corrisponde mai un'altrettanto veloce diminuzione in caso di deprezzamento del petrolio. Un andamento ancor più pericoloso per le tasche degli italiani se si considera l'avvicinarsi del periodo di Pasqua, quando aumenteranno gli spostamenti in auto dei cittadini, ha avvertito il Codacons.E questo senza considerare quanto siano strategiche le arterie autostradali per il trasporto delle merci. Non stupiscono quindi le richieste al governo di intervenire facendo scattare la clausola di sterilizzazione delle accise, stabilita dalla legge di bilancio del 2008, anche per prevenire la solita (e spesso fondata) percezione di forte speculazione tra i consumatori.
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Guerra in Iran - Auto depoca: possono diventare un bene rifugio in tempo di guerra?
L'escalation militare nel Golfo Persico sta determinando un crollo dei mercati finanziari e una rinnovata corsa ai cosiddetti beni rifugio, come l'oro. Ci sono, eventualmente, delle alternative al metallo giallo? Una è rappresentata dalle auto d'epoca, prodotti che negli ultimi anni hanno raggiunto quotazioni multimilionarie grazie non solo a grandi collezionisti, ma anche all'interesse di fondi d'investimento specializzati.Ora, con la nuova crisi mediorientale, anche i veicoli storici possono rappresentare un buon modo per proteggersi dal crollo dei principali strumenti finanziari.Ne è convinto Stefano Petricca, amministratore delegato della società di asset management Petricca & co Capital Ltd (London):Sia le classic cars che le instant classics, nell'ambito dei cosiddetti beni rifugio, rappresentano un'alternativa reale e valida rispetto agli investimenti tradizionali, proprio e in particolare rispetto alle mutate condizioni geo e macroeconomiche che stiamo vivendo ora. Le auto d'epoca valgono come l'oro e forse di piùIl motivo è molto semplice. Come i metalli preziosi quali oro e argento, la cui corsa al rialzo è iniziata anni fa, le auto d'epoca hanno il potenziale per agire come una riserva di valore', ossia un bene il cui valore aumenta nel tempo e protegge sia dall'inflazione sia dal deprezzamento del tasso di cambio, afferma Petricca, evidenziando un ulteriore aspetto:In tempi di guerra si aggiunge il fattore globale della scarsità (dalle materie prime alla produzione). E una coda della scarsità è un altro fattore ancora più importante e di solito meno evidenziato: il fattore dell'unicità.Petricca entra ancor più nel dettaglio, sottolineando che nell'ambito delle commodities l'oro e l'argento sono riproducibili, mentre le opere d'arte e le auto, considerate vere e proprie art in motion', sono assolutamente uniche.E questo spiega i record di valutazione raggiunti da alcune vetture d'epoca. L'asset manager ricorda che un modello di Mercedes-Benz 300 SLR Uhlenhaut Coupé (foto sopra, ndr) è stato battuto in asta per 142 milioni di dollari, mentre una Ferrari LM 1964 ha bloccato il martelletto dell'aggiudicazione a 37 milioni.Esemplari del genere conclude Petricca possono ormai contendere valore ai cugini' dei capolavori delle arti figurative, da Picasso a Basquiat.
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Auto blindate - Jeep Commander: in Brasile arriva la SUV a 7 posti con blindatura omologata III-A
La Jeepha presentato per il Brasile la blindatura omologata per la SUV a 7 posti Commander. Dopo la Compass, è il secondo modello del marchio a poter accedere a questo servizio.La blindatura, che non intacca la garanzia di fabbrica di 5 anni, offre una protezione di livello III-A, il massimo consentito dall'Esercito Brasiliano per l'uso civile. Realizzata con componenti in aramide, vetro blindato e acciaio balistico, la protezione dell'auto nasce dalla collaborazione con aziende certificate come Avallon, Evolution, Hi-Tech e Totality. Serve l'ok dell'esercitoL'omologazione ha richiesto il superamento di 43 criteri imposti dagli ingegneri del gruppo Stellantis e ha ottenuto le certificazioni Bureau Veritas e ISO 9001. I clienti possono acquistare un veicolo già blindato oppure richiedere la blindatura su un'auto già in loro possesso, previa una valutazione preliminare. L'operazione può richiedere fino a 45 giorni lavorativi dall'autorizzazione dell'Esercito Brasiliano.
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Berlina elettrica - Volvo ES90, l'alternativa alle SUV: confort assoluto e ricarica senza pensieri
Dopo un primo assaggio (che potete leggere qui), la Volvo ES90 è pronta per il mercato italiano. Certo, direte, si tratta di una nicchia nella nicchia: perché è una berlina, in un mondo dominato dalle SUV, ed è elettrica, con l'Italia che continua a essere il fanalino di coda europeo per penetrazione (6,2% nel 2025). Tuttavia, la scandinava merita attenzione per alcuni motivi.Intanto, non è detto che se le SUV dettano legge non ci sia spazio per una berlina; specie una come questa, che grazie all'ampio portellone stile fastback garantisce una pratica accessibilità all'enorme vano bagagli e che, attraverso le sue molle pneumatiche (6 cm di escursione massima), non patisce complessi d'inferiorità nei confronti delle ruote alte. Ancora, per la sua architettura tecnica, che rappresenta un punto di svolta per un marchio che, di ripensamenti sull'elettrificazione, pare proprio non averne. In Italia, Volvo intende passare dal 14,1% del 2025 al 25,5% di vendite elettriche. Un punto di svolta tecnico per VolvoAncora, la Volvo ES90 merita attenzione per la sua architettura tecnica, che rappresenta un punto di svolta per un marchio che, di ripensamenti sull'elettrificazione, pare proprio non averne. In Italia, Volvo intende passare dal 14,1% del 2025 al 25,5% di vendite elettriche.La ES90 è infatti la prima Volvo basata su un'architettura a 800 volt, con tutti i benefici noti che ne derivano: elevate potenze con meno corrente, cavi di sezione inferiore che riducono peso e stress termico e, soprattutto, ricariche rapide e costanti nel tempo.Ricarica ultra-rapidaDurante il test drive, una sosta obbligata in una affollatissima stazione Ionity lo ha confermato: circa 10 minuti per passare dal 10 al 55% di SoC, con un picco di 255 kW di potenza (senza preclimatizzare la batteria, operazione che qui può avvenire anche manualmente; la potenza massima nominale è di 350 kW) e una curva di ricarica particolarmente stabile.Resta il tema dell'elevato costo dell'energia pubblica, specie presso le colonnine HPC; Volvo però, a fronte di un abbonamento mensile di 9,99 euro, offre il 30% di sconto sulle tariffe applicate da Ionity, Enel X, Atlante, Electra ed Electrip, con pagamenti via app o tessera e, sulle colonnine abilitate, la pratica funzione plug&charge, che consente di ricaricare semplicemente collegando l'auto alla spina. Confort assoluto e qualità percepitaDel resto, della Volvo ES90 non possiamo che riconfermare quanto emerso nel precedente primo contatto. Il confort assoluto è garantito da una cabina ottimamente isolata, da sospensioni pneumatiche a doppia camera che lavorano in modo efficace e dal sostegno di un sedile che, a mio avviso, rappresenta un vero riferimento.A questo si aggiunge una cura maniacale del dettaglio, con materiali e rivestimenti di alta qualità e tonalità chiare che, nel caso dell'esemplare provato, donano una luminosità straordinaria (complice anche il grande tetto panoramico fotocromatico) a un abitacolo davvero spaziosissimo: dietro, con un passo di 3,1 metri, non si viaggia certo con le ginocchia raccolte.Un limite, invece, è quello dell'eccessiva digitalizzazione: l'infotainment da 14,5 pollici con ambiente Google, per quanto rapido ed efficace, include troppe funzioni che sarebbe preferibile riportare ai (più costosi) pulsanti fisici, così da ridurre le distrazioni. Motori, prestazioni e sensazioni di guidaSul fronte powertrain, già la versione d'accesso (motore posteriore da 333 CV e 480 Nm) con batteria da 92 kWh (circa 650 km di autonomia WLTP) basta e avanza per muoversi in grande souplesse: la risposta è omogenea e robusta, ma mai brutale, così da non infastidire i passeggeri.Per chi desidera di più, sono disponibili anche la Twin Motor da 456 CV e la Twin Motor Performance da 680 CV, entrambe con accumulatore da 106 kWh e circa 700 km di autonomia dichiarata.Prezzi e allestimenti per il mercato italianoI prezzi: la Volvo ES90 Single Motor è proposta in tre allestimenti - Core, Plus e Ultra - rispettivamente a 73.500, 77.600 e 86.070 euro. Le due versioni bimotore sono invece abbinate esclusivamente al ricco Ultra e costano 91.170 e 96.570 euro.
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Esperimento sociale - Malta cura il traffico a colpi di soldi: 25.000 euro agli under 30 che rinunciano alla patente
tempo di bilanci a Malta. Dal 1 gennaio 2026, il governo propone un bonus agli under 30 che, per cinque anni, rinunciano alla patente: 25.000 euro divisi in 5 rate annuali da 5.000 euro. In due mesi hanno aderito in 100, tanto che il fondo da 5 milioni di euro si è già dimezzato. Chi accetta potrà usufruire dei bus gratuiti, ma sarà obbligato a non guidare alcun veicolo: pena una multa da 5.000 euro e sanzioni penali.Nelle intenzioni dell'esecutivo, la misura dovrebbe limitare il traffico, mentre l'Isola del Miele è soffocata da un numero di veicoli circolanti (457.000) considerato abnorme rispetto alla rete stradale. Intanto la popolazione cresce a ritmi elevati: 550.000 abitanti, con un +3,83% nel 2025 su 317 chilometri quadrati. L'obiettivo dichiarato è chiaro: meno auto e più spazio vitale. Fra criteri e multePer avere diritto al contributo, il richiedente deve essere residente a Malta da almeno 7 anni, avere una patente da almeno 12 mesi, mai revocata. Inoltre, non deve possedere una licenza rilasciata da un Paese extraUE.Nei cinque anni di adesione, il giovane si impegna a non guidare alcun veicolo, né a Malta né in qualsiasi altro Paese. Al termine del periodo potrà richiedere una nuova patente, previo completamento di 15 ore di guida presso una scuola guida autorizzata. Qualora una persona a cui è stato erogato il contributo venga sorpresa alla guida durante il periodo di sospensione, subirà una multa da 5.000 euro, oltre all'obbligo di restituzione parziale delle somme percepite e a procedimenti legali. Un cerotto costosoStoppando le patenti, si tenta di arginare il sovraffollamento nella Rocca del Mediterraneo. I passaporti d'oro - la cittadinanza venduta ai ricchi extraeuropei fin quando è stato possibile - e il benessere economico hanno fatto lievitare del 266% la popolazione residente nata all'estero tra il 2011 e il 2022, soprattutto da Bangladesh e Siria.Un cerotto costoso applicato a un problema generato da politiche di pianificazione urbana e migratoria. Inoltre, 200 persone (il limite massimo previsto dal budget attuale) rappresentano appena lo 0,04% dei veicoli circolanti a Malta: pochissimi.In parallelo, vengono rilasciate 469 nuove licenze di circolazione a settimana. La misura viene quindi criticata perché non interviene sulle cause strutturali del sovraffollamento e per il mancato potenziamento di infrastrutture alternative.
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Guerra in Iran - Crisi in Medio Oriente, governo cauto sul gas: Bene gli stoccaggi, ma cè lo spettro dei prezzi
La crisi in Medio Oriente sta monopolizzando il dibattito politico non solo italiano. Uno degli argomenti più caldi è rappresentato dai riflessi sui mercati energetici. A far paura è il balzo delle quotazioni del gas sul Ttf di Amsterdam, che potrebbe avere profonde ripercussioni sui costi sostenuti dalle industrie italiane, di qualsiasi settore.Per ora, però, il governo italiano lancia segnali di cauto ottimismo.Siamo un Paese che è nella condizione di stare abbastanza sicuro, abbiamo lo stoccaggio più alto in Europa e fonti di approvvigionamento diversificate. Non c'è una situazione di estrema gravità sui quantitativi di risorsa, e parlo principalmente di gas, ha spiegato il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a margine di Key Energy a Rimini, evento al quale hanno partecipato anche il nostro direttore, Alessandro Lago, e il direttore editoriale Automotive della Domus, Gian Luca Pellegrini. Il problema dei prezziFatta questa premessa, per Pichetto Fratin l'andamento dei prezzi del gas è da monitorare con attenzione. I prezzi sono regolati da un sistema molto particolare", ha detto il ministro. "Dipende dalla frizione che si sta creando in Medio Oriente, dal Qatar, che è un grande esportatore. E il 20% del gas mondiale passa da Hormuz. Questo determina un rialzo del prezzo che poi si riversa sulla borsa del Ttf in Olanda, dove si fa il prezzo che vale per tutti.Il sistema del prezzo dell'energia in ambito europeo è fissato con un criterio stabilito qualche decennio fa, con il prezzo del peggior impianto nel peggior quarto d'ora del giorno prima", ha proseguito Pichetto Fratin. "E guarda caso, il peggior impianto in un Paese come l'Italia, dove il gas pesa ancora per il 40% del termoelettrico, è normalmente per il 70-80% delle ore proprio il termoelettrico, e quindi è dato dal gas, ha aggiunto Pichetto. L'Italia col gas produce oltre il 40% dell'energia: 40-42% col gas, 40-42% con le rinnovabili e il resto lo importa essenzialmente dalla Francia da fonte nucleare. Ma pesando per il 70% delle ore, con questo calcolo, automaticamente fa il 70% del prezzo e quindi il gas pesa il doppio. Detto questo, esiste anche una componente speculativa, come reazione agli attacchi di Usa e Israele all'Iran: Quanto c'è di speculazione, anche quella sana? Ogni movimento di mercato porta con sé speculazione. In questo momento è difficile dire quale tipo di intervento adottare, dobbiamo capire dove e come si fermano le bocce. Dunque, è chiaro che dobbiamo andare avanti sulle rinnovabili, ma anche aggiungere altre e più moderne produzioni di energia da fonte neutra, che non abbia emissioni, e qui mi riferisco essenzialmente a idrogeno e nucleare, ha concluso Pichetto. Stoccaggi superiori al 50% Della crisi energetica ha parlato anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante un question time alla Camera dei Deputati: Sul piano dell'approvvigionamento, l'Italia, come ha già chiarito il ministro Pichetto Fratin, è in migliori condizioni di altri Paesi, in una posizione ben diversa rispetto al passato.Abbiamo lavorato con determinazione alla diversificazione delle fonti da altri Paesi", ha aggiunto Urso, "diventando così hub di transito del gas naturale, in particolare dal Nord Africa, dall'Azerbaijan e dagli Stati Uniti tramite Gnl. Anche gli stoccaggi si attestano su livelli elevati, superiori al 50%, il più alto livello in Europa, a fronte di una Germania scesa sotto il 30%.
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L'espansione - MG accelera in Europa: in arrivo 18 nuovi modelli in due anni, elettrici e ibridi
Nei prossimi due anni la MG amplierà in maniera sostanziale la sua offerta per l'Europa, che potrebbe arrivare ad avere fino a 18 modelli. Al momento la Casa anglo-cinese, di proprietà del gruppo Saic, commercializza dieci modelli in Europa e sei in Italia. Con oltre 300 mila immatricolazioni (fonte Dataforce), lo scorso anno la crescita nel continente è stata del +26%: la best seller è stata la B-SUV ZS, che da sola ha macinato un terzo delle vendite (due su tre in versione full hybrid), seguita dalla HS, che con la motorizzazione plug-in è stata la 9a Phev più venduta in Europa nel 2025. Le novità in arrivo nel 2026...Nel corso del 2026 arriveranno tante nuove proposte, alcune delle quali abbiamo già anticipato alla fine dello scorso anno: la piccola MG2 elettrica (ma il nome non è stato confermato ufficialmente), pronta a entrare nel sempre più affollato segmento delle Bev da città, e la nuova MG4, che per un po' affiancherà il modello attualmente a listino. A queste dovrebbe aggiungersi una SUV compatta, costruita sulla base della Concept Cyber X, e le due berline elettriche IM5 e IM6. ... e quelle che potrebbero arrivareAlla gamma attuale dovrebbero poi unirsi altri modelli presi dalla line-up della Saic, che in Cina è presente con numerosi marchi. Tra questi i veicoli commerciali della Maxus, che in Italia già da qualche mese sono seguiti dalla rete commerciale della MG. Ancora, in predicato di sbarcare in Europa ci potrebbe essere la berlina plug-in MG8, venduta in Medio Oriente, con una batteria da 21,4 kWh, così come la SUV coupé R7, con una batteria da 90 kWh e un'autonomia dichiarata di 730 km. Nessun affollamento di brandUna cosa, almeno per ora, è certa: tutti i modelli venduti in Europa saranno marchiati MG. La Saic ha infatti deciso di optare per una strategia diversa da quella di altri costruttori cinesi, che diversificano l'offerta con diversi marchi. Il gruppo Chery, per esempio, oltre alle auto con il proprio marchio, in Europa vende anche Omoda, Jaecoo, Lepas, Luxeed, Exeed e iCar. "A cosa serve un altro brand?", domanda William Wang, responsabile europeo della MG. "Siamo convinti di poter crescere meglio come brand unico".
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Chengdu - Lincidente mortale che ha convinto la Cina: ecco perché Pechino vieta le maniglie elettriche a scomparsa
Il caso della Xiaomi SU7 è solo l'ultimo di una lunga serie di eventi simili, ma per alcuni sarebbe stato proprio l'incidente mortale del 13 ottobre 2025 a convincere Pechino a dire addio alle maniglie elettriche a scomparsa per motivi di sicurezza, imponendo leve meccaniche visibili per l'apertura delle portiere.Secondo il report del Sichuan Huaxi Transportation Judicial Appraisal Centre, ottenuto dalla testata cinese Caixin, il conducente della berlina elettrica non è riuscito a fuggire perché la perdita di potenza del sistema ha reso impossibile l'azionamento delle portiere, rimaste bloccate in assenza di un sistema meccanico di emergenza funzionante. Intrappolato nell'abitacolo in fiamme, il 31enne Deng è morto. In passato si erano già verificati sinistri analoghi su modelli di altri marchi.L'impatto a oltre 200 km/h: la dinamica dell'incidenteLa tragedia si è verificata intorno alle 3 del mattino sulla Tianfu Avenue South, a Chengdu. L'auto viaggiava a 203 km/h tre secondi prima dell'impatto, rallentando a 167 km/h al momento della collisione con un altro veicolo e a 138 km/h quando ha colpito lo spartitraffico centrale.L'avvocato della famiglia della vittima ha sottolineato che, pur essendo il conducente responsabile dello schianto, sussistono potenziali problemi del veicolo che avrebbero impedito la fuga dopo l'incidente. Porte sigillate e blackoutNon solo: è emerso che l'automobilista era sotto l'influenza di alcol. Ammesso che fosse vigile e cosciente, e che abbia tentato di azionare le maniglie, l'uomo non è comunque riuscito a farlo.Inutili anche i tentativi dei soccorritori: dall'esterno le portiere sono rimaste sigillate per la perdita di alimentazione. Il veicolo era dotato solo di sensori a sfioramento o pulsanti elettrici. In assenza di maniglie meccaniche d'emergenza funzionanti senza corrente, non c'è stato nulla da fare.Un video mostra una persona che tira con forza la portiera del conducente, senza successo. Un altro soccorritore, dopo aver rotto un finestrino, non ha trovato la maniglia interna. Secondo le autorità, la vettura è infatti dotata di rilasci meccanici d'emergenza, ma collocati in una posizione tale da risultare difficilmente raggiungibili dall'esterno. La stretta di Pechino: stop alle maniglie solo elettricheIl Ministero dell'Industria e della Tecnologia dell'Informazione (MIIT) ha imposto nuove regole: tutte le portiere dovranno avere maniglie meccaniche capaci di funzionare senza alimentazione, anche dopo un guasto alla batteria o un incendio.I produttori avranno tempo fino al 2027 per adeguare i nuovi modelli e fino al 2029 per quelli già in commercio. All'esterno dovrà essere presente uno spazio di presa minimo di 60 x 20 mm, mentre all'interno saranno obbligatorie istruzioni grafiche chiare e permanenti per l'azionamento dello sblocco meccanico.Design contro sicurezza: una scelta obbligataLa norma riguarda tutte le auto, ma colpisce soprattutto le elettriche premium, sempre più diffuse in Cina. L'obiettivo è ristabilire un collegamento fisico diretto, sacrificando il design - una soluzione introdotta da Tesla e imitata da molti costruttori - a favore della sicurezza stradale.La stretta segna la fine di un'era in cui minimalismo estetico e aerodinamica prevalevano sulla ridondanza dei sistemi manuali. Sebbene la legge sia cinese, l'impatto sarà globale: chi vorrà restare nel primo mercato auto del mondo dovrà adeguarsi.
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Safe - Meno emissioni con il riciclo
Gli obiettivi ambientali vanno declinati tenendo conto anche dell'economia circolare. La proposta di revisione del bando dei veicoli endotermici prevede che mezzi ibridi o a biocarburanti continuino a circolare anche dopo il 2035, purché dice la Commissione Europea vi sia una riduzione delle emissioni del 90%. Oltre che sull'industria, ciò avrà diverse implicazioni sulla circolarità delle filiere. Neutralità tecnologica e sicurezza strategicaUna maggiore neutralità tecnologica, che permetta di raggiungere gli obiettivi ambientali attraverso una pluralità di soluzioni, creerebbe diversificazione, sicurezza strategica ed equilibrio competitivo, non solo nella produzione di veicoli nuovi, ma anche nello scenario più ampio dell'economia circolare, spiega Marco Ferracin, di Safe, l'hub italiano delle economie circolari. Il nodo delle batterie al litio e il ricicloPrendiamo le batterie al litio. Sono prodotte soprattutto in Cina e anche il loro riciclaggio avviene principalmente in Asia. Senza contare che l'estrazione del litio e degli altri minerali critici contenuti in queste batterie avviene in gran parte fuori dai confini dell'Unione Europea.L'Europa ha quindi un ruolo marginale ed è attrezzata solo per le lavorazioni preliminari degli accumulatori esausti. Ed è un problema: se l'obiettivo è ridurre le importazioni di materie prime e la dipendenza strategica dall'Asia, il riciclaggio del litio europeo deve entrare a regime. Un percorso che richiede anni, investimenti e una visione condivisa, capace di sviluppare una filiera industriale efficiente. Il potenziale dei biocarburanti e i rischi della deforestazioneUn'altra risorsa su cui il Vecchio Continente potrebbe puntare sono i biocarburanti. Derivati dalla biomassa, alimentano i tradizionali motori endotermici e, rispetto ai combustibili fossili, producono meno emissioni in fase di combustione. Inoltre, essendo ottenuti da coltivazioni agricole europee, da Paesi come l'America Latina o dal riciclo di oli esausti e rifiuti agricoli, possono contribuire a ridurre la dipendenza asiatica.Tuttavia, non mancano le criticità.Quando non derivano dal riciclo, ma da coltivazioni dedicate, i biocarburanti possono causare deforestazione, un aumento dei prezzi dei terreni agricoli e conseguenti tensioni sociali, continua Ferracin. Che si parli di biocarburanti o di batterie al litio, la chiave per ridurre gli impatti ambientali e rafforzare l'autonomia strategica dell'Europa è sviluppare il riciclaggio continentale e nazionale, fissando alle filiere industriali obiettivi chiari e misurabili nel tempo.
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Auto elettriche - Cupra Born 2026, carica di grinta: nuovo design, più tecnologia e autonomia fino a 600 km
Matita pesante e tanta tecnologia per rendere più coinvolgente l'esperienza di guida. La Cupra Born si aggiorna, con un design che fa propri gli ultimi stilemi del marchio: frontale più appuntito, che scende in picchiata, nuove firme luminose a LED sia davanti sia dietro e logo posteriore illuminato. Più qualità anche per l'abitacolo, con novità per rivestimenti, volante e quadro strumenti. Confermata la gamma motori, a cui si aggiunge la variante meno potente da 170 CV, e le funzioni one pedal e launch control. L'arrivo in concessionaria è previsto nell'estate 2026. Frontale ridisegnato e firma luminosa a LEDIl frontale della Born cambia profondamente grazie a interventi sulla firma luminosa, caratterizzata ora da LED triangolari racchiusi in un nuovo proiettore. Le modifiche proseguono nella parte bassa con una vistosa griglia dalle aperture generose, riprogettata con design parametrico. Ai lati emergono invece due prese d'aria, mentre il lettering Cupra alla base del cofano si eclissa a vantaggio della pulizia del muso senza interruzioni.Dietro spicca la nuova firma a LED, anch'essa riconoscibile grazie a tre triangoli e al logo del marchio illuminato, posto al centro. Il diffusore ridisegnato e dalle dimensioni extra-large rende dinamico il posteriore. Cinque diverse opzioni per i cerchi, con misure da 19 e 20 pollici (per entrambe è disponibile la larghezza del battistrada da 235 mm); aggiornata anche la palette colori con la nuova tonalità Timanfaya Grey. Misure quasi invariate, a eccezione della lunghezza, che ora arriva a 4.336 mm, 12 mm in più rispetto alla Born del passato. Più tecnologia, qualità percepita e confortL'abitacolo si aggiorna nel segno della tecnologia e della facilità di interazione tra uomo e macchina. Raddoppia il quadro strumenti per il conducente, che passa da 5,3 pollici a 10,25, mentre il volante è riprogettato con comandi fisici, completi di paddle dedicati alla rigenerazione per le versioni Endurance e VZ, rispettivamente da 231 e 326 CV.Ridisegnati anche i pannelli porta, sia anteriori sia posteriori, migliorata l'ergonomia e la qualità dei rivestimenti, oltre all'introduzione di un nuovo design per l'illuminazione ambientale. Attenzione anche al confort dei passeggeri posteriori, che ora dispongono di bocchette del clima dedicate. I sedili sono avvolgenti per tutti gli allestimenti (disponibili i CUP per la VZ).Ricalibrata anche la firma sonora per la modalità di guida Cupra, per rendere più coinvolgente l'esperienza al volante. Non mancano tecnologie per la vita quotidiana, come la funzione Vehicle-to-Load (V2L) per ricaricare e-bike o idropulitrici dalla presa di corrente e il gancio di traino porta biciclette, optional disponibile per la prima volta su Cupra Born. Motori e autonomia: fino a 326 CV e 600 km di percorrenzaBasata sulla piattaforma MEB del gruppo Volkswagen, la Cupra Born aggiornata propone quattro livelli di potenza, tutti con motore singolo e trazione posteriore. La versione d'accesso da 170 CV è abbinata a una batteria da 50 kWh, per un'autonomia dichiarata di circa 400 km. Segue la Plus, con motore da 190 CV e accumulatore da 58 kWh, per circa 450 km di percorrenza.Al vertice si collocano le versioni Endurance (231 CV, con circa 600 km di autonomia) e VZ (326 cavalli, 545 Nm di coppia e 0-100 km/h in 5,6 secondi), entrambe alimentate da una batteria più capiente da 79 kWh. La VZ, oltre a una taratura specifica per sterzo e sospensioni, introduce la funzione Launch Control.Per tutti gli allestimenti debutta anche la guida one-pedal, che consente alla vettura di decelerare fino all'arresto sfruttando la frenata rigenerativa, particolarmente utile in ambito urbano. Rivisitata infine la dotazione di ADAS, con il nuovo Travel Assist 3.0, che introduce una tecnologia di riconoscimento longitudinale migliorata per dossi e attraversamenti pedonali.
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Industrial Accelerator Act - Auto Made in EU, Bruxelles stringe le maglie: tutte le nuove regole su contenuto europeo, batterie ed ECar
La Commissione europea ha finalmente rotto gli indugi sulla tanto attesa proposta per l'Industrial Accelerator Act. Il regolamento, che dovrà ovviamente passare l'esame di Parlamento e Consiglio UE, è stato definito con l'obiettivo di aumentare la domanda di tecnologie e prodotti a basso impatto ambientale di fabbricazione europea, tramite l'introduzione di requisiti mirati per il Made in EU nei meccanismi di incentivazione e negli appalti pubblici.A tal fine sono previste norme specifiche per determinati settori strategici, legati a prodotti cruciali per l'autonomia del blocco comunitario: acciaio, cemento, alluminio e, ovviamente, auto.E proprio sul fronte delle quattro ruote, la proposta conferma una serie di indicazioni già emerse nelle scorse settimane, quando era trapelata una prima bozza del documento presentato oggi dal commissario all'Industria, Stéphane Séjourné (foto sotto durante la conferenza stampa odierna). Confermato il requisito del 70%Come nella bozza provvisoria, la proposta prevede disposizioni per le procedure di appalto, per gli incentivi e per i supercrediti destinati ai piccoli veicoli a zero emissioni, ossia le cosiddette ECar. Le prime due sezioni si riferiscono non solo alle auto elettriche, ma anche alle ibride plugin e ai veicoli a celle di combustibile, indipendentemente dalla formula di acquisto: vendita, noleggio, leasing o rateizzazione.Proprio in queste due parti viene definito il principio dell'origine nell'Unione Europea. Il veicolo, per accedere a eventuali sussidi e bandi pubblici, dovrà innanzitutto essere assemblato nell'UE. In secondo luogo, alcuni componenti dovranno rispettare specifiche aliquote di origine.Il testo stabilisce infatti che il rapporto tra il prezzo franco fabbrica totale dei componenti originari dell'Unione, esclusa la batteria del veicolo, e il prezzo franco fabbrica totale di tutti i componenti, sempre esclusa la batteria, debba essere uguale o superiore al 70%. In sostanza, almeno il 70% dei componenti dovrà essere prodotto nell'UE, fatta eccezione per la batteria, per cui sono previste disposizioni specifiche. Cosa cambia per le batterie Sugli accumulatori, i paragrafi dedicati restano due, ma il contenuto è stato modificato. Se nella bozza si affermava che la batteria di trazione dovesse contenere almeno quattro componenti specifici principali originari dell'Unione, tra cui le celle della batteria, nella proposta definitiva il requisito scende a tre.Lo stesso vale per il secondo paragrafo: si prevede che la batteria contenga almeno cinque componenti specifici principali (non sei come nella bozza), includendo non solo le celle, ma anche il materiale attivo del catodo e il sistema di gestione della batteria, tutti di origine UE.Quanto alle soglie per altre componenti dei veicoli elettrici, è stata confermata la disposizione secondo cui almeno il 50% dei componenti del powertrain elettrico e di una lunga serie di dispositivi tecnologici come Lidar, radar, sensori, telecamere, centraline elettroniche, piattaforme di integrazione, unità di elaborazione centrale, sistemi di accesso wireless, unità principali di infotainment di bordo ed elettronica del telaio dovrà essere prodotto nell'UE. La nuova soglia dell'85%Nella proposta è stata poi inclusa una novità normativa, che rappresenta una sorta di garanzia di flessibilità a favore del settore automobilistico. Su specifica richiesta del costruttore, tutti i veicoli elettrici, ibridi o a celle di combustibile potranno infatti essere considerati conformi ai requisiti di origine per un periodo di dodici mesi, se lo stesso costruttore dimostra che il numero di quelli assemblati tra l'1 gennaio e il 31 dicembre dell'anno precedente rappresenta una percentuale pari o superiore all'85% di tutti i veicoli immatricolati nello stesso periodo. I supercrediti per le E-CarC'è poi la parte relativa ai supercrediti per le ECar. In questo caso vengono indicati due requisiti affinché il veicolo possa beneficiare del bonus maggiorato previsto dal pacchetto Automotive, che attribuisce a ogni vettura un peso di 1,3 nel calcolo delle emissioni, anziché 1.Per essere considerato Made in EU, il veicolo dovrà essere assemblato all'interno dell'Unione e rispettare almeno uno dei criteri previsti. Il primo riguarda nuovamente la soglia del 70% di componenti, esclusa la batteria, originari dell'Unione sul totale dei componenti.In alternativa, il requisito potrà essere soddisfatto se la batteria di trazione contiene almeno tre componenti specifici principali, tra cui le celle della batteria, di origine UE. L'apertura ai partner esteriSono previste infine altre disposizioni che riguardano il settore automobilistico. Per garantire che gli investimenti diretti esteri rafforzino le catene di approvvigionamento, promuovano il trasferimento tecnologico e sostengano la creazione di posti di lavoro di qualità con un livello minimo di occupazione europea del 50% vengono introdotte specifiche misure per agevolare investimenti superiori a 100 milioni di euro in settori emergenti come batterie, veicoli elettrici, fotovoltaico e materie prime critiche.Bruxelles punta inoltre a razionalizzare e digitalizzare le procedure di autorizzazione per i progetti industriali, anche grazie alla nascita di uno sportello unico digitale e al principio della tacita approvazione nelle fasi intermedie dell'iter di approvazione dei progetti di decarbonizzazione ad alta intensità energetica. prevista anche l'introduzione di aree di accelerazione industriale per favorire la simbiosi industriale e la creazione di cluster di produzione pulita.La Commissione europea (sopra una foto della riunione odierna), che considera la proposta coerente con le raccomandazioni del rapporto Draghi, si aspetta che le misure contribuiscano ad aumentare il peso della manifattura sul Pil UE dal 14,3% del 2024 al 20% entro il 2035. Tuttavia, molte disposizioni vengono già lette come una forma di protezionismo.Per rispondere a queste critiche, Bruxelles sottolinea come la proposta incoraggi una maggiore reciprocità, garantendo parità di trattamento negli appalti pubblici e in altre forme di intervento pubblico ai Paesi che offrono alle imprese dell'UE accesso ai loro mercati tramite accordi commerciali. Inoltre, la proposta stabilisce che vengano considerati di origine UE anche i contenuti provenienti da partner con cui l'Unione ha concluso accordi di libero scambio o di unione doganale.
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Il "miracolo" svedese - Batterie allo stato solido Donut Lab: test a 100C in chiaroscuro, la sfida è la sicurezza
Dopo i test che Donut Lab ha svolto la settimana scorsa sulla velocità di ricarica delle sue batterie allo stato solido (che hanno comunque lasciato aperti molti interrogativi), la startup finlandese ha pubblicato i risultati delle ultime analisi, svolte sempre dall'ente indipendente VTT, durante le quali gli accumulatori hanno lavorato in maniera stabile a temperature molto elevate, tra gli 80 e i 100 C, circa il doppio di quelle che solitamente si rilevano nelle tradizionali batterie agli ioni di litio. Col caldo vanno meglioNelle prove di funzionamento a 80 C le celle hanno raggiunto il 110,5% della capacità, dimostrando di lavorare meglio a temperature elevate. Successive prove a temperature normali non hanno mostrato segni evidenti di danneggiamento.Portate a 100 C, le batterie a stato solido sono arrivate a circa il 107% della capacità di riferimento, per poi tornare a lavorare in maniera normale dopo le fasi di scarica e ricarica. Un comportamento promettente, anche in considerazione del fatto che le batterie agli ioni di litio, al contrario, mal sopportano le temperature troppo elevate. C'è sempre un "ma"Nel corso dei test a 100 C, una delle celle a stato solido ha mostrato una perdita del vuoto del pouch esterno, possibile segnale di produzione di gas o di un problema di sigillatura, indicazione che qualcosa nella chimica interna potrebbe non essere andato per il verso giusto. Mancano ancora tante informazioniPur ammettendo che questi test a temperatura elevata siano alquanto incoraggianti, va detto che rimangono comunque prove di laboratorio isolate e parecchio limitate: servono test sul campo, con migliaia di cicli di carica e scarica, in condizioni tra le più disparate. Test che, nel caso di Donut Lab, non si sono ancora visti.Rimangono peraltro tutte da verificare le altre dichiarazioni dell'azienda finlandese, ossia una vita utile di 100.000 cicli di carica e scarica e una densità energetica di 400 Wh/kg, praticamente il doppio di quella delle batterie agli ioni di litio. Nelle prossime settimane arriveranno i risultati di altri test.
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Gruppo Volkswagen - Nuova Seat Ibiza 2026: allestimenti, motori, prezzi e dotazione completa
Seat ha aperto gli ordini della nuova Ibiza, rivista alla fine dello scorso anno, con aggiornamenti che hanno riguardato piccoli ritocchi all'estetica e diverse novità sul fronte tecnologico. La compatta spagnola è disponibile in quattro allestimenti e altrettante motorizzazioni, tutte a benzina, da 80 a 150 CV, con prezzi che partono da 16.000 euro. La dotazione di serie della nuova IbizaL'allestimento d'attacco, che prende il nome dal modello, prevede cerchi di lega da 15", gruppi ottici anteriori e posteriori a LED, così come i fendinebbia con funzione cornering, gli specchietti regolabili elettricamente e i finestrini elettrici anteriori. Completano la dotazione il quadro strumenti digitale da 8", l'infotainment da 8,25", la presa USB-C e il climatizzatore manuale. Per la sicurezza sono presenti tutti gli ADAS obbligatori per legge, i sensori di parcheggio posteriori e l'assistente al mantenimento della corsia. Ibiza Style e BusinessL'allestimento Style aggiunge la connettività wireless per Apple CarPlay e Android Auto, il sensore luci per l'accensione automatica dei fari, i cerchi di lega da 16", il divano posteriore frazionato, il rivestimento in pelle per volante e leva del cambio, i pannelli porta in tessuto e le tasche portaoggetti sul retro dei sedili anteriori. La versione Business include inoltre l'infotainment da 9,2" con navigatore integrato, i comandi vocali e la vernice metallizzata. Ibiza FRLa Ibiza FR, versione top di gamma, completa la dotazione con un design sportivo specifico (paraurti dedicati, doppio terminale posteriore, loghi su paraurti e fiancate), sedili anteriori sportivi, specchietti ripiegabili elettricamente, vetri posteriori oscurati, quattro finestrini elettrici, climatizzatore bizona e luce ambientale. Si aggiungono inoltre i sensori di parcheggio anteriori, la telecamera posteriore, il sensore pioggia e la selezione della modalità di guida, non disponibile per la 80 CV aspirata. Pacchetti e optionalI colori metallizzati (di serie sulla Business) costano 670 euro, mentre le tinte speciali arrivano a 880 euro. Il Safe & Driving Pack M include il cruise control adattivo con Start & Stop, disponibile solo per le versioni con cambio automatico DSG. La guida assistita di livello 2, con mantenimento attivo al centro della corsia, è disponibile su richiesta (non per l'allestimento base) a 900 euro.Tra gli optional figurano anche il tetto panoramico in vetro (1.050 euro), lo Storage Pack (530 euro, con caricatore wireless per smartphone e bracciolo anteriore) e l'accesso senza chiave (310 euro). Esclusivo della FR è il FR Pack, che include navigatore connesso da 9,2", fari Full LED, cerchi da 18" e bocchette di aerazione retroilluminate, proposto in offerta a 1.200 euro invece di 2.835 euro. Il listino della nuova Seat IbizaIbiza 1.0 80 CV: 16.000 euroIbiza Style 1.0 80 CV: 20.800 euroIbiza Style 1.0 EcoTSI 95 CV: 21.450 euroIbiza Style 1.0 EcoTSI 115 CV: 22.150 euroIbiza Style 1.0 EcoTSI 115 CV DSG: 23.950 euro Ibiza Business 1.0 80 CV: 21.750 euroIbiza Business 1.0 EcoTSI 95 CV: 22.400 euroIbiza Business 1.0 EcoTSI 115 CV: 23.100 euroIbiza Business 1.0 EcoTSI 115 CV DSG: 24.900 euroIbiza FR 1.0 80 CV: 23.300 euroIbiza FR 1.0 EcoTSI 95 CV: 23.900 euroIbiza FR 1.0 EcoTSI 115 CV: 24.600 euroIbiza FR 1.0 EcoTSI 115 CV DSG: 26.550 euroIbiza FR 1.5 EVO 150 CV DSG: 27.800 euroIn questa fase di lancio la Casa spagnola propone la sua nuova compatta con finanziamenti a tasso agevolato (Tan 1,95%, Taeg 3,11%), nessun anticipo e rate da 199 euro al mese.
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Colonnine di ricarica - Italia, ricarica pubblica in crescita: ora ci sono 73.000 punti, ma il 15% è scollegato
Cresce ancora la rete italiana di ricarica pubblica, toccando quota 73.047 punti, distribuiti su circa 36.500 colonnine: è il dato principale, aggiornato al 31 dicembre 2025, che emerge dal più recente report di Motus-E. L'associazione per la mobilità elettrica evidenzia come siano quasi 9.000 prese in più sul 2024, a sua volta in aumento rispetto al passato. Restano tuttavia diversi problemi, il primo dei quali è il 15% di punti scollegati (il 18% nel 2023): si tratta di infrastrutture installate dagli operatori, ma non accessibili al pubblico per ragioni amministrative (autorizzazioni, scavi, permessi e tanto altro). Quindi, quanti punti di ricarica sono attivi?Ai 73.047 connettori totali, vanno quindi sottratti i 10.957 scollegati, che restano tali per mesi o per anni: quelli attivi scendono a 62.090. Da questi vanno anche eliminati i punti oggetto di atti vandalici di varia natura e quelli coi cavi tranciati dai ladri di rame, questione di un certo peso ormai da anni. In assenza di numeri ufficiali, parliamo di centinaia di stazioni non utilizzabili per periodi non brevi. Autostrade: Italia a rischio infrazione UESalgono anche i punti di ricarica sulle autostrade, arrivati a 1.374, di cui il 62% con potenza superiore ai 150 kW: includendo le prese entro 3 km dalle uscite autostradali, il totale è di 4.170. Sono però gravi i ritardi nella predisposizione e pubblicazione dei bandi di gara da parte di diverse concessionarie autostradali: l'Italia non ha raggiunto gli obiettivi imposti dal Regolamento europeo AFIR (centrati al 90%). Esiste il rischio che l'Unione Europea apra una procedura d'infrazione ai danni del nostro Paese. Se non ci si adegua, si rischiano multe salatissime, da sommarsi ad altre violazioni UE, molte delle quali in campo ambientale. Colonnine: fra buone e cattive notizieLa distribuzione geografica dei connettori non è omogenea, sebbene le differenze si stiano attenuando: il 59% si concentra al Nord (dove circolano più auto elettriche), contro il 19% del Centro e il 22% del Sud. La Lombardia si conferma la prima Regione (15.836), davanti a Piemonte (6.981), Lazio (6.975), Veneto (6.700), Emilia-Romagna (5.927) e Campania (4.969). Tra le città, Roma leader (3.973), davanti a Milano (3.375) e Napoli (2.277).Analizzando però il numero di punti per km quadrato di superficie, il capoluogo campano primeggia a 19,5, davanti alla metropoli lombarda (18,6) e a Torino (9,3). Inoltre, nel 95,6% del territorio nazionale è presente almeno un punto di ricarica in un raggio di 10 km, e nel 71,4% del territorio è presente almeno una presa in un raggio di 5 km. Ma si toccano i 2.000 punti nel raggio di 10 km nei pressi delle grandi città. Il paragone con l'EuropaNel nostro Paese, c'è un punto di ricarica a uso pubblico ogni 6 auto elettriche immatricolate: l'infrastruttura italiana si piazza davanti a quelle di Francia (uno ogni 8,3 BEV), Germania (ogni 10,7) e Regno Unito (ogni 16,6). Belpaese in testa anche per quanto riguarda il numero di punti di ricarica rispetto alla lunghezza totale della rete stradale, con una media di una presa ogni 4 km di strade, al pari di Germania e Regno Unito, davanti alla Francia (ogni 6 km).Una rete di ricarica in espansione costante, ma con burocrazia e ritardi autostradali che ne frenano la piena efficienza, come Motus-E sottolinea. Resta da capire se l'attuale dotazione, oggi sufficiente per un parco di 373.683 elettriche, sia adeguata in caso di forte crescita delle BEV nei prossimi anni.
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Adas e infotainment - Volvo aggiorna 2,5 milioni di auto: arriva il nuovo sistema UX
La Volvo è pronta a rilasciare un aggiornamento gratuito over-the-air su circa 2,5 milioni di vetture prodotte dal 2020 ad oggi. La maxi operazione consentirà di dotare le vetture del nuovo Volvo Car UX, un layout aggiornato dell'infotainment basato su software Android Automotive di Google. Infotainment più rapido e intuitivoLa Volvo ha studiato questo restyling per offrire ai clienti un'esperienza di utilizzo più veloce e intuitiva, riducendo i passaggi necessari per raggiungere le funzioni di più comune utilizzo. Per raggiungere questi obiettivi sono state studiate le statistiche di utilizzo e ascoltati i suggerimenti dei clienti, inoltre è stato creato un nuovo tema grafico che sarà esteso a tutte le vetture indipendentemente dall'anno e dal modello. Per le varianti plug-in inoltre è stato creato il nuovo comando Drive Modes nella schermata home per poter passare con un solo click dalla modalità elettrica a quella ibrida. ADAS nello store e Google Gemini nel futuroIl nuovo aggiornamento rende inoltre disponibili nuove opzioni di acquisto per i clienti: sarà infatti possibile acquistare il pacchetto Pilot Assist attraverso lo store integrato per i veicoli non ancora dotati di questa funzione. Ulteriori upgrade futuri sono già previsti e permetteranno di integrare a bordo l'assistente Google Gemini.
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OTA - Smart #5 si aggiorna over-the-air: infotainment più evoluto e ADAS più accessibili
La Smart ha rilasciato un aggiornamento over-the-air dedicato alla #5. Con la versione 2.2.0, il SUV offre un infotainment ancora più completo e un'esperienza di guida ancora più confortevole. ADAS a portata di manoI tecnici hanno rivisto alcune funzioni di bordo e in particolare hanno migliorato l'accesso alle funzioni del superamento dei limiti di velocità nel Drive Setup per velocizzare il richiamo delle impostazioni personalizzate. Il riconoscimento dei cartelli stradali inoltre prevede ora tre diverse modalità: segnale visivo, visivo e acustico o disattivato, che viene poi memorizzata nel profilo utente. Manuali a comando vocale e mirroringGrazie all'assistente vocale, è ora possibile ottenere informazioni relative alle funzioni di bordo: l'IA accede ora alle FAQ e al manuale utente per fornire risposte rapide e puntuali. L'infotainment infine si arricchisce della App di Amazon Music, compatibile anche con lo standard Dolby Atmos dell'impianto Sennheiser Signature delle varianti Brabus e Premium, e della funzione mirroring via cavo. Quest'ultima consente di utilizzare gli schermi di bordo per riprodurre contenuti di smartphone, tablet e laptop e spostarli dal display centrale a quello del passeggero a vettura ferma per lavoro o svago.
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Su strada - Ferrari Luce, un lampo nel buio: la prima elettrica di Maranello si mostra in video
Non il diavolo, ma in questo caso la sorpresa, sta nei dettagli. Ferrari ha diffuso un nuovo video sulla Luce, che racconta un po' la genesi della prima Ferrari elettrica di Maranello, rivelando nuovi particolari.Tanti i protagonisti e le testimonianze: da Piero Ferrari a John Elkann, da Benedetto Vigna al capo del design Flavio Manzoni, ovviamente Jony Ive e Marc Newson, i due ex designer Apple a cui la Casa emiliana si è affidata per realizzare una Ferrari senza precedenti, non solo per la tipologia di powertrain completamente elettrico, ma per l'intera concezione del progetto.Dopo aver approfondito la tecnica e toccato con mano gli interni, restano ancora in gran segreto forme e stile esterno della Ferrari Luce, che si vede sfrecciare su strada in alcuni istanti di questa clip, illuminando una strada buia. Le immagini sotto la lenteAbbiamo allora vivisezionato, e schiarito, le immagini del filmato, alla ricerca di qualche frame capace almeno di abbozzare la sagoma della Ferrari Luce. Sin qui, infatti, l'elettrica di Maranello si è fatta vedere solo sotto forma di muletto, pesantemente camuffata da pellicole mimetiche e appendici posticce.Nonostante i ripetuti avvistamenti su strada, insomma, poco o nulla ha lasciato intravedere i tratti del design di una vettura che, come emerge anche dal video, sarà di grandi dimensioni: nell'ordine dei cinque metri di lunghezza, con quattro posti a sedere e un passo di 296 centimetri, già comunicato ufficialmente. Più vicina alla produzione?Anche l'esemplare utilizzato nel video sembra appartenere alla batteria di prototipi impegnati negli ultimissimi collaudi, ma alcuni dettagli non corrispondono (a partire dai fari, che paiono molto bassi): che si tratti di una versione più vicina alla produzione?In ogni caso, toccherà aspettare ancora per avere anticipazioni davvero succose sugli esterni. Al contrario, è già calato il velo sugli interni della Ferrari Luce, disegnati da Jony Ive, l'ex responsabile del design Apple che ha creato iPhone e iPad.Nell'abitacolo troviamo lavorazioni dal pieno in alluminio e vetro high-tech, con display digitali (ma lancette vere) dalla grafica minimalista. La qualità costruttiva è di altissimo livello: si percepisce dalla scocca del cruscotto, ma anche toccando le singole levette sul volante o sulla console.Volante e quadro strumenti sono solidali tra loro, mentre il touchscreen, montato su un giunto a sfera, può essere orientato verso il pilota o il passeggero. Il vetro è utilizzato anche per la chiave, la prima al mondo con display E-Ink integrato, che cambia colore quando viene posizionata nel dock sulla console centrale per accendere l'auto. 1.000 CV e più di 500 km con un pienoSolo a maggio conosceremo nel dettaglio le specifiche tecniche della Ferrari Luce, ma molto è già stato anticipato lo scorso ottobre. La prima EV di Maranello sarà mossa da quattro motori elettrici, due all'anteriore e due al posteriore, così da garantire la trazione integrale.Avrà quattro ruote sterzanti e una potenza massima (teorica) di 830 kW (1.129 CV), ripartiti perlopiù al posteriore. La Luce scatterà da 0 a 100 km/h in circa 2,5 secondi e supererà i 310 km/h di velocità massima.Progettate e assemblate a Maranello, le batterie a 880V saranno integrate direttamente nel telaio: sono composte da 210 celle suddivise in 15 moduli, per una capacità lorda totale di 122 kWh. L'autonomia stimata dovrebbe superare i 530 chilometri, mentre la potenza di ricarica toccherà picchi di 350 kW.Per quanto riguarda il sound, nessun artificio: solo l'amplificazione della voce elettrica dell'auto.
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BYD - Yangwang U7, quattro motori e batterie Blade 2.0 da 150 kWh: l'autonomia arriva a 1.000 km
Il marchio di lusso della BYD Yangwang ha presentato il MY26 della sua berlina sportiva U7, con quattro motori elettrici e i nuovi accumulatori Blade 2.0 da 150 kWh, che assicurano - nel ciclo di omologazione cinese Cltc, una percorrenza di 1.006 chilometri. Ha anche più di 1.000 CVA rendere il dato ancor più incredibile è il fatto che la U7 monta un powertrain con quattro motori elettrici, uno per ruota, ciascuno da 239 kW (325 CV), per una potenza combinata di 960 kW (1.305 CV) e 1.680 Nm. Tutte le ruote sterzano: quelle sull'asse posteriore ruotano di 20, riducendo il raggio di sterzata dell'auto - lunga 5,26 m - a soli 4,85 metri. Le nuove batterie Blade verranno presentate il 5 marzo nel corso di un evento della BYD, insieme ad altre novità della Casa cinese, tra cui la ricarica a 1,5 MW (1.500 kW) di potenza.
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