Nate in Cina, vendute in Europa: l'idea Volkswagen per le nuove elettriche
I cinesi hanno ormai assunto una posizione di leadership forse incontrastabile nella mobilità elettrica. A dimostrarlo è anche un'ipotesi produttiva che riguarda da vicino Volkswagen.Il costruttore di Wolfsburg ha da tempo messo in atto una strategia lineare: sfruttare i primati tecnologici raggiunti dai partner cinesi - come Saic e Xpeng - per produrre in Cina auto elettriche pensate su misura per i consumatori locali. La sintesi è racchiusa nello slogan in China for China. Tuttavia, non è escluso che i tedeschi decidano di importare in Germania tecnologie e competenze cinesi per difendere la propria competitività, accelerare i cicli di sviluppo e saturare capacità produttiva oggi inutilizzata. La nuova piattaforma con XpengIn sostanza, Volkswagen sta valutando se produrre in Europa modelli di nuova generazione inizialmente destinati alla Cina, qualora fossero ritenuti adatti anche ai gusti e alle esigenze degli europei.Quest'anno stiamo intensificando lo sviluppo della piattaforma CMP, il cui lancio in Cina è previsto per il 2027. Una volta completato il lavoro, potremo valutare le opzioni in Europa e verificare quali prodotti siano i più adatti, ha spiegato l'AD Oliver Blume, riferendosi alla Compact Main Platform sviluppata con Xpeng per i futuri modelli Volkswagen destinati proprio al mercato cinese.Blume ha quindi sottolineato come il Gruppo Volkswagen possa trarre vantaggio dall'innovazione, dalla velocità e dai processi industriali cinesi. A suo avviso, l'ecosistema del Dragone è ormai diventato un modello in termini di architetture. Anche il manager tedesco, dunque, riconosce la superiorità tecnologica cinese e la necessità, per i costruttori occidentali, di puntare su collaborazioni industriali e ingegneristiche, magari condividendo anche spazi produttivi in Europa. In questo senso, Blume ha confermato le indiscrezioni delle ultime settimane sulla disponibilità alla condivisione di capacità produttiva con Case cinesi. Quali modelli?Vale la pena ricordare che all'ultimo Salone di Pechino il gruppo tedesco ha presentato diverse novità nate secondo la logica Cina per la Cina, che ora potrebbero anche arrivare in Europa alla luce delle parole di Blume.Alla rassegna cinese, per esempio, è stata svelata la ID. Unyx 09, ammiraglia sviluppata con Xpeng e prodotta dalla joint venture Volkswagen Anhui (75% Wolfsburg, 25% Jac), una realtà che già oggi propone altri modelli: ID. Unyx 06, 07 e 08. A Pechino ha debuttato anche la ID. Era 9X, SUV elettrica di grandi dimensioni sviluppata e prodotta da Saic-Volkswagen. La ID. Aura T6, sempre un veicolo a ruote alte ma di taglia media, è invece assemblata dalla joint venture FawVw ed è stata sviluppata con Xpeng sulla piattaforma CEA 800V.Questo scenario riguarda il marchio Volkswagen e le sue tre joint venture, ma il Gruppo è presente in Cina anche con altri brand. Jetta, gestito da FawVolkswagen, era a Pechino con la X Concept, prototipo di una SUV elettrica lowcost che anticipa la transizione del marchio dalle motorizzazioni termiche alle elettriche di primo ingresso. Infine, c'è la E7X, secondo modello di AUDI, il brand riservato esclusivamente al mercato cinese e sviluppato in collaborazione con Saic.
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Google cambia le notizie in Italia: come scegliere le fonti e seguire Quattroruote
Finalmente Google permette di scegliere le fonti di informazioni preferite anche in Italia. Chiamata appunto Fonti preferite, la nuova funzione consente di selezionare le testate che appariranno più frequentemente durante le proprie ricerche.Stando all'azienda, la probabilità che l'utente clicchi sulla fonte scelta raddoppia, permettendo di dribblare, se usata correttamente, siti poco attendibili o poco interessanti. Vediamo come farlo. Come aggiungere QuattroruoteIl funzionamento è semplice. Prima di tutto, andiamo su Google tramite il browser del computer o direttamente nell'app e cerchiamo una notizia d'attualità o un argomento correlato al presente come "prezzi benzina". Dato l'invio, vedremo comparire la sezione Notizie principali e, accanto ad essa, una stellina. questa la chiave del sistema.Basta infatti cliccarla (o toccarla) per selezionare una o più fonti da mettere nei preferiti. Scrivendo Quattroruote e selezionando il quadratino accanto al nome, la nostra testata verrà salvata tra le fonti preferite e apparirà più spesso tra i risultati, accanto ovviamente alle notizie degli altri siti.Va detto che non c'è limite alle fonti selzionabili ed esse compariranno anche nella nuova sezione Dalle tue fonti, la striscia posta subito sotto Notizie principali, che consente di avere sempre sott'occhio i contenuti dai siti che avremo scelto.
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BMW, 2 milioni di elettriche senza strappi: la neutralità tecnologica che salva business e lavoro
Il gruppo BMW sta riuscendo ad arginare gli effetti della crisi dell'auto europea con una strategia coerente da anni: i bavaresi stanno rafforzando il loro impegno nella mobilità elettrica, ma mantenendo aperte le porte a quelle tecnologie tradizionali che hanno posto le basi della loro affermazione sui mercati globali. L'ultima prova di questo approccio alla transizione tecnologicamente neutrale è arrivata con un comunicato dedicato proprio alla produzione di elettriche.Negli scorsi giorni, la fabbrica di Dingolfing, nella Baviera nordorientale, ha raggiunto il traguardo dei 2 milioni di veicoli elettrici a batteria prodotti, sfornando una BMW i5 M60 xDrive in versione berlina. L'esemplare, rifinito nell'esclusiva tinta blu Tansanit, è destinato a un cliente spagnolo. Strategia chiara e massima flessibilitàDingolfing ha avviato la produzione in serie di auto a batteria nel 2021 con la BMW iX e oggi assembla la gamma di elettriche più ampia del Gruppo BMW. Oltre a iX e i5 (berlina e Touring), dalle sue linee esce anche la BMW i7. Dal 2021 l'impianto ha prodotto oltre 320 mila elettriche, a conferma di un rapido aumento dei volumi negli ultimi anni. In sostanza, quasi un sesto dei due milioni di veicoli elettrici a batteria assemblati complessivamente dal gruppo proviene proprio da Dingolfing.Tuttavia, l'impianto non è dedicato esclusivamente alle elettriche: lo scorso anno tre quarti della produzione ha riguardato veicoli con motorizzazioni tradizionali, termiche o ibride. Alla base di questa impostazione c'è un approccio tecnologicamente aperto che trova applicazione nel progetto BMW iFACTORY: modelli con diverse motorizzazioni vengono prodotti in modo flessibile, attraverso un processo di assemblaggio misto su un'unica linea.Una strategia portata avanti da anni che genera benefici rilevanti, soprattutto sul fronte occupazionale. Oggi, infatti, ogni impianto tedesco del gruppo produce almeno un modello completamente elettrico sulla stessa catena di montaggio, potendo però adattare rapidamente il mix produttivo all'andamento della domanda. L'equilibrio che salva i posti di lavoroIn altre parole, la mobilità elettrica è diventata la nuova normalità nell'intera rete produttiva di BMW senza avere un impatto negativo sulla forza lavoro, al contrario di quanto sta accadendo presso concorrenti come Volkswagen, Audi o Porsche. Un approccio che contribuisce anche a tutelare l'industria automobilistica tedesca e, soprattutto, la posizione della Germania come secondo polo produttivo mondiale per le auto elettriche. Un esempio concreto di come la neutralità tecnologica possa generare benefici più ampi rispetto a politiche basate su divieti o limitazioni delle scelte dei consumatori.
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Carburanti, benzina oltre 1,9 euro: la verde torna ai massimi da due anni
I prezzi alla pompa della benzina continuano a salire, superando quota 1,9 euro/litro per la prima volta da due anni (dall'11 maggio 2024), mentre il gasolio cala leggermente, restando comunque oltre i due euro con un margine di circa quattro centesimi. In aumento anche il GPL, arrivato a 82 centesimi al litro. questa la fotografia scattata da Staffetta Quotidiana nella consueta rilevazione giornaliera, che richiama l'andamento sfavorevole delle quotazioni petrolifere, con il Brent di nuovo sopra i 110 dollari al barile.La testata specializzata segnala inoltre la decisione di IP di aumentare di sei centesimi al litro i prezzi consigliati della benzina e di ridurre di quattro centesimi quelli del gasolio. Q8, invece, ha applicato un ribasso di un centesimo sulla verde, mentre Tamoil ha limato di un centesimo il diesel. I prezzi mediI prezzi mediIn particolare, questa mattina 5 maggio, la benzina self service sulla rete stradale è a 1,926 euro/litro (+27 millesimi rispetto a ieri), il gasolio a 2,043 euro/litro (-3). Il GPL si attesta a 0,820 euro/litro (+6), mentre il metano resta invariato a 1,573 euro/kg.In autostrada, la verde al fai-da-te costa 1,981 euro/litro (+14), il diesel 2,114 euro/litro (-2), il GPL 0,927 euro/litro (+3) e il metano 1,594 euro/kg (invariato).Quanto ai dettagli per modalità di vendita, elaborati sui dati comunicati ieri dai gestori di circa 20 mila punti vendita all'Osservatorio del MIMIT, le medie dei prezzi praticati vedono:benzina self service a 1,901 euro/litro (compagnie 1,916, pompe bianche 1,872)gasolio self a 2,049 euro/litro (compagnie 2,054, pompe bianche 2,040)Al servito, la benzina è a 2,024 euro/litro (compagnie 2,072, pompe bianche 1,936), il diesel a 2,187 euro/litro (compagnie 2,228, pompe bianche 2,108), il GPL a 0,821 euro/litro, il metano a 1,573 euro/kg e il GNL a 1,525 euro/kg.Infine, lo spaccato dei principali marchi vede:Eni a 1,944 euro/litro sulla benzina self (2,126 al servito) e 2,045 sul diesel (2,256)IP a 1,899 (2,056) e 2,070 (2,236)Q8 a 1,918 (2,042) e 2,053 (2,221)Tamoil a 1,923 (1,986) e 2,046 (2,129)
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Il mercato auto corre: ad aprile +11,6%, le elettriche raddoppiano grazie agli incentivi
Il mercato italiano dell'auto continua a mostrare segnali di vitalità. Ad aprile, secondo i dati diffusi dal Ministero dei Trasporti, le immatricolazioni sono state 155.210, in crescita dell'11,6% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.A trainare la domanda sono il canale del noleggio e, soprattutto, l'onda lunga degli incentivi per le elettriche, che continua a sostenere le targhe dei veicoli alla spina: lo scorso mese, secondo le elaborazioni Unrae, le elettriche hanno registrato un balzo del 98,6%.Il buon andamento dei primi mesi dell'anno si riflette anche sui dati cumulati del primo quadrimestre: le immatricolazioni raggiungono quota 641.772, in aumento del 10,05% sullo stesso periodo del 2025. Si riduce inoltre il divario rispetto ai livelli prepandemici del 2019, ora pari a -9,9%. Le Top 50 in Italia ad aprile 2026 Fiat PandinaCon 8.571 esemplari targati, la citycar prodotta a Pomigliano d'Arco si conferma la regina del mercato italiano. Rimane ampio il distacco dalle inseguitrici: le targhe sono sempre almeno il doppio rispetto alla seconda in classifica. Jeep AvengerSecondo posto per la Suv compatta: sono 4.350 gli esemplari immatricolati ad aprile. Leapmotor T03Rimane sul podio la citycar a batteria del marchio cinese: lo scorso mese ne sono state registrate 4.090 unità. Dacia SanderoAi piedi del podio si conferma anche la berlina compatta, con 4.054 esemplari targati. MG ZSIl mese di aprile riserva la sorpresa della SUV del marchio anglo-cinese: con 3.742 immatricolazioni, la MG ZS sale ai piani alti della graduatoria mensile. Fiat Grande PandaAnche ad aprile la Grande Panda si conferma tra i modelli di maggior successo sul mercato italiano: lo scorso mese ne sono stati immatricolati 3.704 esemplari. Peugeot 208Con 3.558 targhe, la piccola francese riesce a conquistare il settimo posto in classifica. Citroën C3In ottava posizione troviamo un altro modello del gruppo Stellantis (nella top ten sono ben sei): ad aprile, le immatricolazioni della C3 ammontano a 3.505 esemplari. Toyota Aygo XCon 3.372 immatricolazioni, la piccola SUV del marchio giapponese si piazza al nono posto. Volkswagen T-RocLa top ten si chiude con la compatta di Wolfsburg: sono 3.074 le immatricolazioni mensili. 11. Toyota Yaris Cross: 2.92112. Renault Clio: 2.76213. Toyota Yaris: 2.63314. Renault Captur: 2.59215. Volkswagen T-Cross: 2.55616. Ford Puma: 2.50917. Opel Corsa: 2.46818. Peugeot 2008: 2.12819. Dacia Duster: 2.08120. Fiat 600: 2.02921. Kia Sportage: 2.01122. Jeep Compass: 1.96023. Audi Q3: 1.93624. BMW X1: 1.92825. Volkswagen Tiguan: 1.86226. Citroën C3 Aircross: 1.69627. BYD Seal U: 1.59028. BYD Atto 2: 1.55729. Toyota C-HR: 1.54430. Omoda 5: 1.51931. Fiat 500: 1.49232. Kia Picanto: 1.45033. Volkswagen Golf: 1.30634. Peugeot 3008: 1.26535. Mercedes GLA: 1.22436. Ford Kuga: 1.22037. Hyundai Tucson: 1.21938. MG3: 1.19839. Nissan Qashqai: 1.18640. BMW X3: 1.14341. Jaecco 7: 1.11642. Suzuki Swift: 1.08443. Omoda 5: 1.38844. Alfa Romeo Tonale: 1.06845. Alfa Romeo Junior: 97046. Lancia Ypsilon: 92547. Volvo XC40: 89248. Audi Q2: 88849. Mercedes GLC: 88750. Audi Q5: 848
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Stop alla pubblicità di carne, voli e auto a benzina: ad Amsterdam scatta il giro di vite
Lotta dura ad Amsterdam contro le pubblicità di crocchette di pollo, SUV a benzina o diesele vacanze low cost. Dal 1 maggio, al termine di un iter politico avviato anni fa e legato al regolamento urbano, la capitale dei Paesi Bassi ha vietato le inserzioni negli spazi pubblici di carne, voli, crociere e auto termiche, come riporta la BBC.Spariscono così da cartelloni stradali, fermate del tram e stazioni della metro gli annunci legati a consumi considerati ad alto impatto climatico. La misura non vieta i prodotti, ma la loro promozione negli spazi collettivi. Un iter promosso dai VerdiSi tratta di "un passaggio culturale", spiegano i Verdi: ciò che non viene più pubblicizzato è destinato, nelle intenzioni del legislatore, a smettere progressivamente di essere percepito come normale. Rimuovere questo costante stimolo visivo può ridurre gli acquisti d'impulso e segnala che la carne a basso prezzo e i viaggi ad alto consumo di combustibili fossili "non sono più scelte di vita ambite". O così, almeno, ritiene il partito.Per rendere più chiaro il messaggio, i promotori fanno un parallelo con il tabacco: in passato era lecito pubblicizzare le sigarette, nonostante i rischi per la salute. Il dibattito sulla libertà di sceltaSoddisfatti i movimenti ambientalisti, tra cui Reclame Fossielvrij, che ha guidato la campagna nei Paesi Bassi e ha rilanciato la decisione del Consiglio comunale di Amsterdam.La crisi climatica è molto urgente, dice Anneke Veenhoff del Partito dei Verdi. Se si vuole essere all'avanguardia nelle politiche climatiche e poi si affittano spazi pubblicitari per promuovere l'opposto, cosa si sta facendo? Il valore simbolico e gli obiettivi per il 2030Nei Paesi Bassi, le pubblicità su combustibili fossili e viaggi ad alte emissioni rappresentano il 4% del totale, mentre quelle sulla carne lo 0,1%. Il divieto ha quindi soprattutto un valore simbolico e rientra in un progetto più ampio dell'amministrazione di Amsterdam.Due gli obiettivi principali: portare entro il 2030 il 60% del consumo di proteine verso fonti vegetali e raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. L'onda green investe le città europeeHaarlem, Utrecht e Nimega hanno già introdotto misure simili negli ultimi anni, mentre Genova e Firenze sembrano intenzionate a muoversi nella stessa direzione.E Milano? Nel 2020 ha equiparato la pubblicità delle auto a categorie sensibili negli spazi pubblici: un precedente che la avvicina al dibattito europeo sulle restrizioni climatiche.Bistecche e SUV dovranno convincere da sole, senza il supporto della pubblicità negli spazi pubblici: utopia o distopia?
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McLaren torna a Le Mans con la MCLHY. Arriva la GTR da 730 CV per pochi eletti
McLarenha presentato la MCLHY destinata al Mondiale WEC 2027. Nell'occasione ha svelato anche la cugina MCLHY GTR, che i clienti più esclusivi potranno guidare in eventi dedicati, replicando la stessa strategia già adottata con successo da Ferrari con la 499P Modificata. Telaio Dallara e specifiche tecniche LMDhIl progetto della MCLHY nasce su telaio Dallara e segue il regolamento Hypercar LMDh, valido sia per il WEC sia per l'IMSA. Il motore è un V6 3.0 biturbo costruito da ATM - Autotecnica Motori, abbinato al sistema ibrido standard Bosch.Nei prossimi mesi la vettura sarà messa alla prova in vista dell'omologazione e del debutto nella prossima stagione. Il team United Autosports ha già confermato i piloti titolari: Mikkel Jensen, Grégoire Saucy, Richard Verschoor e Ben Hanley. La MCL-HY GTR per i clienti "vip"Accanto alla HY, McLaren ha presentato anche la MCLHY GTR, variante da pista riservata ai clienti privati, che potranno partecipare a iniziative speciali.La vettura, che per la prima volta vede collaborare McLaren Racing e McLaren Automotive, riprende numerose soluzioni della HY ed è dotata del V6 senza restrizioni, privo della componente ibrida, capace di erogare circa 730 CV.Il programma dedicato, denominato Project: Endurance, prevede sei eventi sulle piste più iconiche del mondo, oltre ad appuntamenti all'interno dei trackday PURE McLaren e accessi VIP alla 24 Ore di Le Mans 2027 e ad altre iniziative della squadra ufficiale.Ogni partecipante avrà a disposizione un coach esperto, un team di meccanici e ingegneri e un servizio allinclusive per le giornate in pista con il proprio esemplare.
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Brembo Sensify entra in produzione: frenata by-wire e obiettivo zero incidenti
Anche l'Italia recita un ruolo chiave nel futuro dell'automotive digitale: la bergamasca Brembo ha annunciato che Sensify, il nuovo standard della frenata intelligente, è entrato in produzione per un costruttore globale. Si tratta di sistemi con tecnologia by-wire basati su software, pensati per applicazioni chiave a beneficio della sicurezza stradale.L'architettura è priva di fluido e ripartisce il controllo su ciascuna ruota, eliminando circuiti idraulici e sistemi di attuazione centralizzati: si ottiene così una modulazione precisa e continua della frenata, con un comportamento del veicolo più stabile e controllato anche nelle condizioni di guida più complesse e variabili. Obiettivo zero incidentiViene tradotta in realtà industriale la nostra visione di una piattaforma di frenata integrata, ha dichiarato Daniele Schillaci, amministratore delegato del gruppo. Progettato per orchestrare l'intero ecosistema del lato ruota, Sensify apre la strada alla prossima generazione di veicoli software-defined, in linea con l'obiettivo di lungo periodo di contribuire a una mobilità senza incidenti.La società, che ha già firmato ulteriori contratti con nuovi clienti, prevede di equipaggiare centinaia di migliaia di veicoli all'anno.
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Robotaxi, svolta in California: le multe ora le pagano le aziende
Dal 1 luglio 2026, in California scatteranno le multe anche per le auto senza conducente che violano le norme del Codice della strada: sarà l'azienda produttrice del sistema di guida autonoma a dover pagare il verbale. In pratica, nel caso specifico, Waymo e Tesla saranno ritenute responsabili dell'infrazione.Le nuove disposizioni, varate dal Dipartimento dei veicoli a motore (DMV), colmano un vuoto normativo che finora impediva alle Forze dell'ordine di sanzionare le self-driving in caso di comportamenti irregolari, come il passaggio con il semaforo rosso.La Polizia emetterà un avviso di non conformità (Notice of AV Noncompliance) indirizzato al costruttore, dando il via a un'indagine del DMV che potrà richiedere la correzione del difetto software. Nei casi più gravi, o se l'azienda non interverrà, il dipartimento potrà limitare, sospendere o revocare i permessi operativi della flotta, riporta la BBC. Pochi secondi per le emergenzeLe direttive impongono tempistiche rigide per l'interazione con i servizi di emergenza: le aziende dovranno garantire una risposta alle chiamate entro 30 secondi e, nelle situazioni più critiche, i veicoli dovranno lasciare le aree interessate entro due minuti. Dopo il blackout serve fare luceLa normativa arriva dopo un'inversione a U vietata effettuata da un robotaxi Waymo a settembre 2025 a San Francisco. Ma soprattutto dopo il blackout elettrico di fine 2025: per ore, nella città della baia, decine di navette autonome dell'azienda del gruppo Alphabet rimasero immobili in contemporanea, paralizzando il traffico.Bloccati agli incroci, fermi in mezzo alla strada, con un ingorgo surreale che mise in evidenza la fragilità dei sistemi complessi. La causa? Un'interruzione di corrente che, nel Golden State, spense gran parte delle infrastrutture urbane, a partire da semafori e sistemi di gestione del traffico, elementi essenziali per il funzionamento delle auto a guida autonoma.Non ultimo, i Vigili del fuoco hanno più volte segnalato le criticità create dalle vetture senza conducente durante le operazioni di emergenza. La nuova stretta punta quindi a responsabilizzare i produttori e garantire maggiore sicurezza sulle strade.
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Renault, Senard lascerà nel 2027: si apre la partita per la successione
Si apre un nuovo dossier per la governance del gruppo Renault: a pochi mesi dal completamento dell'avvicendamento tra Luca de Meo e Franois Provost al timone del costruttore transalpino, il nuovo fronte "caldo" riguarda la presidenza."Sono ormai sette anni che ho l'onore di presiedere il gruppo Renault. Mi resta un anno per completare il mio mandato, ma non ne farò uno di troppo e mi impegnerò affinché la successione avvenga con un unico obiettivo: la difesa degli interessi dell'azienda e dei suoi team", ha dichiarato l'attuale presidente Jean-Dominique Senard agli azionisti riuniti in assemblea. Parte il processo di successioneNei prossimi mesi è quindi atteso un tourbillon di indiscrezioni sull'erede del manager cui si devono decisioni cruciali per il rilancio del gruppo. Al momento è difficile indicare chi possa raccoglierne il testimone alla scadenza dell'attuale mandato, fissata nel 2027. Di certo, lo Stato francese, grazie alla sua partecipazione (15% del capitale) e alla sua influenza, avrà un ruolo determinante nella scelta del nuovo presidente.Del resto fu proprio Parigi a chiamare Senard, all'inizio del 2019, alla guida di Renault per affrontare le conseguenze della traumatica uscita di scena di Carlos Ghosn. La scelta del governo transalpino ricadde su un dirigente con solidi legami con l'alta finanza francese e, soprattutto, con le grandi imprese statali che rappresentano l'ossatura del tessuto economico nazionale e il trait d'union tra pubblico e privato.Senard, figlio di un diplomatico con trascorsi anche a Roma, ha lavorato per il colosso petrolifero Total, per il gruppo industriale Saint-Gobain e per il gigante dell'alluminio Pechiney, prima di approdare alla multinazionale dei pneumatici Michelin, dove dal 2005 al 2019 ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità fino alla presidenza.Senard, anche grazie a scelte rilevanti come l'ultima parola sulla nomina di Luca de Meo ad amministratore delegato, lascerà un'azienda sostanzialmente rinata o comunque riportata in carreggiata dopo la profonda crisi seguita all'addio di Ghosn. "Al culmine della crisi del 2019 dissi che un giorno il gruppo avrebbe riconquistato il posto che gli spettava: forse c'era molta autopersuasione da parte mia, ma il talento e la resilienza dei team, così come la solidità della governance nonostante le difficoltà, alla fine mi hanno dato ragione, a beneficio di tutti", ha affermato Senard, non senza manifestare "un po' di orgoglio" per i risultati raggiunti e assicurando il massimo impegno per preparare la successione entro la fine del mandato.
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Benzina, scatto delle accise: +18 cent al litro, ecco i nuovi prezzi alla pompa
Le nuove accise su benzina e GPL si fanno sentire sui prezzi dei due carburanti alla pompa, mentre il gasolio è in lieve calo. Da venerdì 2 maggio, ricorda Staffetta Quotidiana nella sua consueta rilevazione giornaliera, l'accisa sulla benzina è salita di 15 centesimi al litro (18,3 centesimi IVA compresa), quella del GPL di 4,1 centesimi (5 centesimi IVA compresa).Questa mattina, 4 maggio, i prezzi medi nazionali dei carburanti alla pompa risultano dunque in forte aumento sulla benzina e sul GPL e in lieve calo sul gasolio: la verde al self service sulla rete stradale quota a 1,899 euro/litro (+14,5 centesimi rispetto a giovedì) e il gasolio a 2,047 euro/litro (-5 millesimi). Il GPL è a 0,814 euro/litro (+1,9), il metano a 1,573 euro/kg (-0,3). In autostrada, la benzina self è a 1,967 euro/litro (+16,6 centesimi), il diesel a 2,116 euro/litro (+2), il GPL a 0,924 euro/litro (+2,4) e il metano a 1,594 euro/kg (-0,3).Intanto, sabato Eni ha aumentato di 18,3 centesimi al litro i prezzi consigliati della benzina, applicando le nuove aliquote. Per IP e Q8 (che ha ridotto di un centesimo il diesel) il rialzo è di 18 centesimi e per Tamoil di 20,3 centesimi. Le rilevazioniQuanto ai dettagli per modalità di vendita, elaborati sulla base di quanto comunicato ieri mattina dai gestori degli impianti all'Osservatorio del Mimit, le medie dei prezzi praticati vedono la benzina self service a 1,892 euro/litro (compagnie 1,907, pompe bianche 1,860) e il diesel a 2,049 euro/litro (compagnie 2,054, pompe bianche 2,040). Al servito, verde a 2,008 euro/litro (compagnie 2,054, pompe bianche 1,922), gasolio a 2,187 euro/litro (compagnie 2,229, pompe bianche 2,108), GPL a 0,819 euro/litro (compagnie 0,831, pompe bianche 0,807), metano a 1,573 euro/kg (compagnie 1,573, pompe bianche 1,573) e GNL a 1,525 euro/kg (compagnie 1,541 euro/kg, pompe bianche 1,513 euro/kg).Lo spaccato dei marchi principali vede Eni a 1,940 euro/litro sulla benzina self service (2,105 al servito) e 2,046 euro/litro sul diesel (2,258); IP a 1,886 (2,038) e 2,071 (2,237); Q8 a 1,910 (2,025) e 2,054 (2,221); Tamoil a 1,919 (1,975) e 2,046 (2,129).
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Zero stipendio ma 158 miliardi in palio per Musk: la maxi scommessa di Tesla
Oggi Elon Musk prende zero da Tesla. Ma nel 2025 potrebbe puntare a una remunerazione potenziale da 158 miliardi di dollari. Il maxi-pacchetto scatta solo in azioni e solo se centra una serie di obiettivi estremamente ambiziosi.Secondo documenti depositati giovedì scorso presso le autorità di regolamentazione degli USA, l'azienda texana ha stimato questa potenziale remunerazione da 158 miliardi di dollari, pari a poco meno di 135 miliardi di euro al cambio attuale. Promesse e traguardi bene ricordare che si tratta di una sorta di "promessa", anzi di una scommessa sulle capacità di Musk di mettere a terra obiettivi estremamente ambiziosi. L'imprenditore riceverà la cifra solo sotto forma di azioni e soltanto nel caso vengano raggiunti diversi traguardi, tra cui capitalizzazione a 8.500 miliardi di dollari, margine operativo lordo a 100 miliardi, dieci milioni di abbonamenti alla guida autonoma, almeno un milione di taxi autonomi, un milione di robot Optimus e 20 milioni di veicoli l'anno.In tal caso, gli saranno assegnate 423 milioni di azioni in dieci tranche annuali. Se, invece, non riuscirà a raggiungere i target, allora non riceverà alcun compenso, anche se il pacchetto remunerativo, approvato dall'ultima assemblea dei soci nonostante l'opposizione dei grandi investitori istituzionali, prevede comunque una serie di compensazioni. Musk, infatti, otterrà oltre 50 miliardi di dollari di titoli in caso di progressi solo parziali nel percorso decennale.Sono inoltre previste deroghe in caso di disastri naturali, guerre, modifiche alle normative statunitensi e internazionali o altri eventi con impatti significativi sull'operatività di Tesla. In altre parole, l'imprenditore potrebbe non incassare cifre astronomiche, ma difficilmente resterebbe a mani vuote.
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Skoda Epiq: interni minimalisti e prezzo da 25 mila euro. La nuova elettrica punta al cuore del mercato
Dopo il debutto alla Milano Design Week, Skoda torna a parlare della Epiq. Se all'evento italiano abbiamo potuto ammirare per la prima volta le forme della carrozzeria, è ora il momento di scoprire i bozzetti degli interni della SUV elettrica compatta. La presentazione ufficiale è fissata per il 19 maggio. Minimalismo al potere e filosofia Modern SolidPer disegnare l'abitacolo della Epiq, Skoda ha preso spunto dai modelli attuali ed ha evoluto ulteriormente la filosofia Modern Solid sviluppata per lo stile esterno. La nuova SUV è quindi la prima a seguire questo percorso progettuale, che trova nel minimalismo la sua chiave principale.La plancia è costituita da un unico elemento orizzontale con un portaoggetti aperto, mentre nella console centrale troviamo la piattaforma di ricarica wireless. Lo schermo centrale touch è abbinato ad alcuni comandi fisici nella parte inferiore, mentre davanti alla guidatrice e al guidatore si trova un secondo schermo più piccolo per la strumentazione.Sono presenti le bocchette di aerazione tradizionali, ma non ci sono altri elementi oltre a questi segni stilistici principali, aumentando così la sensazione di spazio e pulizia formale. Piattaforma MEB+, batterie e autonomiaLa Epiq, che abbiamo già potuto guidare in anteprima, ha un prezzo d'attacco previsto di circa 25.000 euro e misura 4,17 metri. La piattaforma MEB+ è quella comune alla nuova ID.Polo e alla attesa ID.Cross, mentre le opzioni per le batterie prevedono unità da 37 kWh o 51,7 kWh netti, con autonomie dichiarate comprese fra 310 e 430 km.
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Volkswagen, addio a due fabbriche tra difesa e Cina: Osnabrück ai missili, Dresda a BYD
Dalla Germania arrivano nuove indiscrezioni sul futuro di due stabilimenti Volkswagen da tempo al centro del dibattito sull'industria automobilistica europea. Si tratta della fabbrica di Osnabrück, dove ormai è quasi certo un domani all'insegna delle produzioni militari, e di quella di Dresda, finita nel mirino del costruttore cinese più arrembante sul mercato europeo. Il futuro di Osnabrück In particolare, Osnabrück, destinata a chiudere nel 2027 come stabilito dall'accordo di Natale del 2024, è da settimane oggetto di una particolare attenzione da parte della stampa per le trattative in corso tra la Volkswagen e Rafael Advanced Defence Systems, l'azienda israeliana che ha sviluppato una parte consistente dell'Iron Dome, lo scudo che protegge Israele dagli attacchi missilistici dell'Iran, nonché altri sistemi militari.Secondo diverse testate, sarebbe stata firmata una lettera d'intenti che dovrebbe portare Rafael ad acquisire l'impianto e convertirlo nella produzione di componenti per sistemi missilistici, con esclusione della parte relativa agli esplosivi.L'operazione dovrebbe salvaguardare l'intera forza lavoro della fabbrica, composta da circa 2.300 persone, e fornire benefici a entrambe le parti: Volkswagen chiuderebbe uno dei suoi dossier più complessi, mentre Rafael troverebbe un punto d'appoggio per entrare in Germania e sfruttare l'aumento delle spese militari deciso dall'esecutivo federale. Occhi cinesi su DresdaA Dresda qualcosa potrebbe cambiare rispetto al quadro finora tracciato da Volkswagen. La Gläserne Manufaktur ("fabbrica trasparente") ha sfornato a dicembre la sua ultima auto, una ID.3 GTX rossa, e il gruppo ha già annunciato l'intenzione di garantire un futuro all'insegna della ricerca con il Politecnico locale.La restante parte doveva rimanere nelle disponibilità di Volkswagen, ma negli ultimi giorni è emerso l'interesse di BYD, già in trattative per acquistarla e destinarla alla produzione di auto elettriche.In questo modo, la società cinese potrebbe rafforzare la propria presenza in Germania sfruttando la produzione locale per aumentare la fiducia dei consumatori. Un passaggio strategico in un mercato dove i marchi cinesi restano marginali, nonostante la crescita: a marzo BYD ha registrato un aumento delle vendite del 327% a 3.438 unità.
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Addio turbo-ibrido? La F1 riapre la porta ai V8 e il paddock si divide
Oltre a tuoni e fulmini, a scuotere la domenica di Miami è stata un'altra perturbazione, quella scaturita dalle parole del presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem, che è tornato a parlare apertamente di motori V8 come ipotesi regolamentare concreta per il prossimo ciclo tecnico della Formula 1. Dopo le lamentele di alcuni piloti, tra cui la voce grossa di Max Verstappen, il presidente ha anticipato che c'è la volontà della Federazione di abbandonare l'attuale filosofia turbo-ibrida per tornare a un motore più semplice e meno costoso da sviluppare.Perché proprio il V8Questa volta non sembra esserci solo un'operazione nostalgia ai piani alti della Federazione. Ben Sulayem ha escluso, almeno nella sua lettura, l'ipotesi più romantica dei V10: troppo lontani dalla produzione attuale, troppo poco coerenti con ciò che i costruttori continuano a utilizzare sulle auto stradali. Il V8 viene presentato come l'architettura più logica: diffusa, relativamente semplice da gestire, capace di garantire sound, peso contenuto e minore complessità.Il ritorno a un motore aspirato non significherebbe necessariamente un salto indietro nel tempo. Nella visione della FIA ci sarebbe comunque una componente elettrica, ma molto più piccola rispetto a quella prevista dal regolamento 2026. Non più una ripartizione vicina al 50% tra motore termico e parte elettrica, ma un sistema in cui il protagonista tornerebbe a essere il propulsore a combustione interna, alimentato comunque con biocarburanti.Per gli appassionati, il primo effetto evidente sarebbe il rombo. I turbo ibridi hanno inevitabilmente attenuato la voce delle power unit moderne, trasformando la Formula 1 in una disciplina tecnicamente sofisticatissima ma meno viscerale di una volta. Un V8 aspirato restituirebbe parte di quella componente fisica che per anni ha fatto parte dell'identità del campionato: il rumore che riempie l'autodromo, che copre le conversazioni nel paddock, che rende immediatamente riconoscibile una monoposto anche prima di vederla. Il tema dei costiIl secondo tema è economico. Le power unit moderne sono gioielli di ingegneria, ma anche oggetti estremamente costosi. Il regolamento 2026 nasceva con l'obiettivo di semplificare, eliminando la MGU-H e aumentando il peso della parte elettrica. In teoria doveva rendere il sistema più accessibile, ma nella pratica ha obbligato i motoristi a investimenti enormi in software, gestione dell'energia, batterie, raffreddamento e strategie di deployment lungo il giro.Dalle tribune, tutto questo si vede poco. Il pubblico percepisce una F1 complicata, in cui una parte decisiva della prestazione è legata a parametri invisibili, sicuramente affascinanti per gli ingegneri e fondamentali per i costruttori, ma difficili da raccontare allo spettatore medio.Un V8 con ibridazione minima, almeno sulla carta, ridurrebbe peso, complessità e necessità di raffreddamento. Potrebbe anche riportare le monoposto verso una dimensione più agile, tema che da anni accompagna le discussioni sul futuro della F1. Il ritorno dei V8 fa rumore: la FIA sfida i costruttoriLa Formula 1 odierna è ostaggio dei costruttori, gli stessi che hanno voluto e votato l'attuale ciclo regolamentare. Perché, al di là di qualsivoglia ispirazione, c'è da tenere conto che questa categoria ha inseguito per anni i costruttori e ora vive di equilibri industriali. E qui la posizione di Ben Sulayem rischia di scontrarsi con interessi molto forti.I motoristi hanno appena investito cifre importanti sul regolamento 2026. L'Audi è entrata ufficialmente in F1 proprio su quella base tecnica. La Honda ha scelto di restare legandosi al progetto Aston Martin. La stessa Mercedes continua a costruire la propria identità sportiva e industriale attorno all'ibrido. Sicuramente la Ferrari potrebbe avere una posizione più flessibile, ma resta comunque parte di un sistema che ha lavorato per anni sulla direzione attuale. Diverso il discorso per Ford e Cadillac, più aperte all'idea di un V8. Per i due marchi americani, il V8 rappresenta un'architettura con ancora valore tecnico, commerciale e culturale.Ma pensare di imporre un V8 aspirato con minima elettrificazione a chi ha costruito il proprio ingresso o la propria permanenza sulla promessa dell'ibrido avanzato sarebbe un atto politicamente molto pesante. Per alcuni, quasi una dichiarazione di guerra. Il nodo del 2030La data indicata da Ben Sulayem è il 2030. Un anno prima del naturale avvio del successivo ciclo regolamentare, fissato al 2031. La scelta non è casuale. L'attuale Concorde Agreement scade proprio nel 2030 e, dopo quella data, gli assetti di governance della Formula 1 dovranno essere ridefiniti.Formalmente, la FIA ha il potere di scrivere i regolamenti tecnici dal 2031 in poi. Il presidente lo ha ricordato con toni molto netti: se i costruttori non saranno d'accordo, la Federazione potrà comunque procedere. Il punto, però, è un altro. Scrivere un regolamento è una cosa; convincere team, motoristi, Formula 1 e partner commerciali a sottoscrivere quel futuro è un'altra.La storia insegna che la F1 è abituata ai bracci di ferro. Minacce di scissione, accordi trovati all'ultimo, posizioni durissime usate come leva negoziale: fa tutto parte del suo linguaggio politico. In questo senso, le parole di Ben Sulayem potrebbero essere lette anche come una mossa tattica. Alzare il livello dello scontro per costringere i costruttori ad accettare almeno un compromesso: meno ibrido, più centralità del termico, regole meno costose e meno dipendenti dalle esigenze dei grandi gruppi automobilistici. Nostalgia o strategia?La tentazione sarebbe liquidare tutto come operazione nostalgia. Sarebbe però una lettura parziale, perché la discussione sui V8 intercetta un problema reale: la Formula 1 vuole restare una piattaforma tecnologica per i costruttori, ma non può diventarne prigioniera.Negli ultimi anni, la categoria ha attratto nuovi marchi proprio grazie alla promessa dell'ibrido e dei carburanti sostenibili. Ma la stessa complessità tecnica che rende interessante la F1 per l'industria rischia di allontanarla dalla sua essenza sportiva.Il ritorno dei V8, quindi, è da leggere come la provocazione della FIA che ha intercettato i dubbi e ora si chiede: che cosa deve essere la Formula 1 dopo il 2030? Un laboratorio spinto di elettrificazione, coerente con una parte dell'industria automobilistica, o uno sport che recupera semplicità, spettacolo e identità sonora senza rinunciare del tutto alla sostenibilità? Per dare una risposta a questa domanda, occorre anche guardare a quello che sta facendo la Formula E, con l'introduzione della Gen4 che riscriverà tutto ciò che conosciamo finora sul motorsport elettrico.Per ora, i V8 vanno intesi come una pressione politica e una possibile direzione regolamentare. La FIA sembra voler accelerare, ma attorno al tavolo ci sono costruttori con interessi divergenti e investimenti già avviati sul ciclo 2026.
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Trump, dazi al 25% sulle auto europee: chi vuole colpire davvero e perché riguarda anche lItalia
Donald Trump si scaglia ancora una volta contro l'Unione Europea: il presidente degli Stati Uniti ha annunciato, del tutto a sorpresa, un aumento dei dazi sulle auto e i camion importati negli Usa fino al 25%, dieci punti percentuali in più rispetto a quanto concordato l'anno scorso con Ursula von der Leyen, numero uno della Commissione Ue, nella città scozzese di Turnberry."Imporrò dazi al 25% alle auto e ai camion dell'Ue", ha scritto il tycoon sul social Truth, accusando Bruxelles di non rispettare l'accordo della scorsa estate. Il processo di validazione dell'intesa, secondo le linee guida stabilite dai trattati comunitari, è ancora in corso: a fine marzo il Parlamento europeo ha approvato l'accordo, imponendo però diverse condizioni per via della natura squilibrata di alcune disposizioni, a partire dall'azzeramento delle tariffe europee sull'import di veicoli statunitensi. Ora spetta agli Stati membri decidere all'interno del Consiglio Ue. Il vero bersaglioIl quadro si inserisce in un clima di tensione crescente tra Usa e Ue. I nuovi dazi colpiscono l'Unione europea nel suo insieme, ma il bersaglio principale sembra essere la Germania. Proprio alcuni giorni fa il cancelliere Friedrich Merz ha criticato gli Stati Uniti per la mancanza di strategia nella guerra contro l'Iran, sottolineando anche l'umiliazione subita dagli statunitensi al tavolo delle trattative con Teheran. Dichiarazioni che hanno scatenato l'ira della Casa Bianca, arrivata a richiamare circa 5 mila soldati stanziati da decenni in Germania.Lo stesso Trump, oltre a ribadire l'assenza di dazi per chi produce auto negli Usa, ha dichiarato durante un evento in Florida di aver "informato il bellissimo paese della Germania" della sua decisione, tornando ad accusare Mercedes e BMW di aver "truffato gli americani" per anni. Danni anche per l'ItaliaLa mossa di Trump, sempre che non si riveli l'ennesima minaccia o una leva negoziale, rischia di avere effetti rilevanti sulle relazioni transatlantiche e sull'industria automotive europea, già alle prese con numerose criticità.In particolare, i nuovi dazi andrebbero a colpire ulteriormente esportazioni già penalizzate nel 2025 dalle politiche protezionistiche americane. Gli Stati Uniti restano un mercato chiave per il Vecchio Continente, ma le spedizioni hanno registrato una forte contrazione: secondo le elaborazioni Acea su dati Eurostat, l'export di autovetture verso gli Usa ha raggiunto i 30,887 miliardi di euro, il 21,4% in meno rispetto al 2024.In termini assoluti, il mercato americano è diventato la terza destinazione mondiale, superato dalla Turchia, a causa di un calo dei volumi del 13,5%, scesi a 667.694 unità. Gran parte dell'export ha origine in Germania: secondo la Vda, nel 2025 Berlino ha spedito negli Usa 409.246 auto, segnando un -9% rispetto all'anno precedente.I dazi colpiscono quindi in pieno l'industria tedesca, ma con effetti anche sull'Italia: la nostra componentistica può arrivare fino al 20% del valore di un veicolo assemblato in Germania. Inoltre, il nostro Paese esporta negli Stati Uniti autoveicoli per circa 2,9 miliardi di euro, soprattutto grazie alla Motor Valley e ai suoi marchi più iconici (Ferrari e Lamborghini). Le reazioni europeeDura la risposta di Bruxelles: "L'Ue sta attuando gli impegni assunti nella dichiarazione congiunta secondo la prassi legislativa standard, tenendo costantemente informata l'amministrazione Usa. Qualora gli Usa adottassero misure non conformi alla dichiarazione congiunta, ci riserveremo ogni possibilità di azione per tutelare gli interessi dell'Ue", è stata la replica di un portavoce della Commissione. "La nuova minaccia di Trump di imporre dazi su auto e camion è inaccettabile", ha aggiunto il presidente della commissione Commercio dell'Eurocamera, Bernd Lange. "L'Ue rispetta gli accordi e agisce in modo democratico, non per decreto. Dobbiamo ora reagire con decisione per proteggere il commercio e i posti di lavoro".Dalla Germania sono, invece, arrivati segnali i preoccupazione. Hildegard Müller, presidente della Vda, in un colloquio con la Deutsche Welle, ha definito "enormi" i potenziali costi "per l'industria automobilistica tedesca ed europea in un momento già estremamente difficile". "L'accordo commerciale concluso tra l'Ue e gli Stati Uniti deve essere rispettato da entrambe le parti L'industria automobilistica chiede con urgenza a entrambe le parti di allentare le tensioni e di avviare rapidi negoziati", ha aggiunto. La questione potrebbe essere affrontata già oggi dai leader europei al vertice della Comunità politica europea di Erevan (Armenia). A Bruxelles sono in attesa di capire come si possa concretizzare la nuova minaccia e soprattutto le basi giuridiche visto quanto avvenuto pochi mesi fa: la Corte Suprema degli Usa ha già bocciato gran parte delle tariffe doganali varate da Trump.
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Lepas L6, la SUV cinese punta l'Europa e sfida i tedeschi
Perché un nuovo marchio dovrebbe lanciarsi in un segmento così affollato come quello delle SUV di medie dimensioni? La risposta non dipende solo dai numeri, ma dalla volontà di alcuni outsider di mettere - e mettersi - alla prova con i leader del mercato. Ed è ciò che fa il colosso cinese Chery, che porta in Europa il brand Lepas con l'obiettivo di misurarsi faccia a faccia con i gruppi tedeschi nelle vetture di fascia alta. Lepas L6: ambizioni europeeLa gamma Lepas al momento è formata da tre SUV e proprio da dove nascono - a Wuhu, in Cina - ho guidato in anteprima la Lepas L6. Si tratta di una sport utility lunga 4,55 metri, che si colloca al centro dell'offerta tra l'ammiraglia L8 e la più compatta L4.Il posteriore tondeggiante si ispira all'Europa, così come il frontale: la L6 punta su un design dinamico, caratterizzato da linee sinuose ed eleganti. Osservandola sulle strade cinesi, emerge l'impegno del marchio nel conquistare l'occhio europeo, con standard stilistici e soluzioni effettivamente differenti rispetto alle concorrenti della madrepatria. Confort di bordo e abitacolo ariosoGrazie a un lungo test drive prevalentemente su tratti autostradali nelle campagne cinesi, ho potuto apprezzare le caratteristiche della L6 sia dal posto di guida sia da quello del passeggero posteriore. Da questa posizione si percepisce subito un abitacolo arioso e accogliente, con tutto lo spazio necessario per viaggiare comodi anche per ore. Merito anche dei rivestimenti di buona qualità, morbidi e piacevoli al tatto.Un giusto equilibrio tra hi-tech e praticità caratterizza il layout anteriore: tunnel centrale con doppia mensola e schermo dell'infotainment a sviluppo verticale da 13,2 pollici, con connettività wireless per Apple CarPlay e Android Auto su entrambi gli allestimenti, Pure e Premium. Da segnalare anche l'ottima qualità audio dell'impianto Sony a 8 altoparlanti. Consumi e prestazioni della L6In un segmento particolarmente affollato, Lepas prova a farsi scegliere anche puntando sui consumi. Sotto il cofano troviamo infatti il noto sistema plug-in Super Hybrid, capace di erogare una potenza complessiva di 279 CV. Il powertrain abbina un motore benzina 1.5 TGDI da 143 CV a un'unità elettrica da 204 CV, promettendo un'autonomia combinata di 1.200 km.La Casa dichiara un consumo di appena 41,6 km/l, partendo con la batteria carica al 100%. Un dato che dovrà essere verificato dal nostro Centro Prove, anche se una prima indicazione arriva dalla prova della Jaecoo 7, dotata dello stesso sistema e accreditata di 29,9 km/l in città. Impressioni di guida e prezzo di lancioLa Lepas L6 mi ha convinto per il confort acustico, con fruscii e turbolenze pressoché azzerati anche alle velocità più sostenute. Di contro, la taratura del pedale dell'acceleratore sembra migliorabile, così come lo sterzo.Va comunque considerato che si tratta di primissime impressioni a bordo di una vettura destinata almeno inizialmente al mercato locale, e che potrebbe subire aggiornamenti prima del debutto in Europa, previsto per l'estate.Per concludere col prezzo, la Lepas L6 punta su una proposta particolarmente appetibile: il listino non è ancora ufficiale, ma il listino dovrebbe partire da circa 35.000 euro.
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F1, GP Miami: Antonelli cala il tris di vittorie e allunga nel Mondiale
Andrea Kimi Antonelli ha vinto ancora, per la terza volta consecutiva in stagione, trasformando la pole position di ieri in un successo pesante e resistendo nel finale alla pressione del campione in carica, Lando Norris. Alle spalle dell'italiano della Mercedes hanno chiuso proprio le due McLaren, con Norris secondo e Piastri terzo, mentre la Ferrari ha lasciato per strada un podio che sembrava possibile fino a pochi chilometri dalla bandiera a scacchi.Una vittoria costruita nel caosLa gara di Antonelli non è stata una passeggiata. Allo spegnersi dei semafori, il pilota della Mercedes si è trovato subito dentro una lotta a tre con Max Verstappen e Charles Leclerc, con il monegasco in testa dopo la prima curva e Verstappen finito in testacoda, recuperando al vettura in modo clamoroso e senza danni.La leadership della Ferrari è durata poco. Antonelli e Norris sono risaliti, hanno passato la SF-26 di Charles e hanno trasformato la parte centrale della gara in un duello a distanza sempre più serrato. Il momento chiave è arrivato attorno al giro 28, quando Antonelli è riuscito a superare Norris e a riprendersi una posizione che, da lì in avanti, ha difeso con freddezza. Norris ci ha provato, ma Kimi è rimasto freddoIl campione del mondo in carica è rimasto incollato all'avversario, mettendogli pressione per indurlo all'errore. La McLaren, dopo la doppietta nella Sprint, ha confermato anche in gara di avere passo e gestione gomme per essere una minaccia vera. Norris ha tagliato il traguardo a tre secondi da Antonelli, abbastanza vicino per tenere viva la tensione fino alla fine, ma non abbastanza per cambiare il risultato.Se la Mercedes festeggia, anche la McLaren può comunque lasciare Miami con la consapevolezza di essere tornata molto vicina al riferimento prestazionale. Il doppio piazzamento a podio di oggi racconta di una MCL40 competitiva, capace di capitalizzare gli aggiornamenti portati in Florida e di restare dentro la lotta per la vittoria anche sulla distanza lunga.Piastri ha conquistato il podio nel finale, approfittando del crollo di Leclerc negli ultimi due giri. Non è stata una gara appariscente come quella di Norris, ma è stata solida e soprattutto utile a trasformare il weekend McLaren in un risultato pesante anche per il Mondiale Costruttori. Ferrari, dalla speranza alla beffaIl Cavallino Rampante aveva iniziato la gara con la sensazione di poter recitare un ruolo importante. Leclerc si era inserito bene nella confusione del primo giro, aveva assaporato anche la possibilità di restare nella lotta per il podio, ma il finale ha trasformato tutto in una beffa. Il monegasco è finito in testacoda all'ultimo giro, per un imprecisato (per il momento) problema tecnico: è arrivato fino al traguardo, tagliandolo in sesta posizione, ma i ripetuti tagli di curva gli potrebbero costare una penalità che lo arretrerebbe ancora.Lewis Hamilton ha chiuso settimo, a oltre cinquanta secondi dal vincitore, condizionato anche da un contatto a inizio gara con la Alpine di Franco Colapinto che ha danneggiato la sua vettura, facendogli perdere dei punti di carico aerodinamico importanti che la Ferrari stima in circa 4 decimi al giro. Incidenti, Safety Car e ritiriLa gara si è accesa presto anche nelle retrovie. Al giro 6 è entrata la Safety Car dopo due incidenti ravvicinati: Isack Hadjar è andato a sbattere contro le barriere, mentre Pierre Gasly è finito cappottato dopo un lieve contatto con Liam Lawson all'ultima curva. Lawson ha poi dovuto ritirarsi, così come Nico Hulkenberg con l'Audi per un problema tecnico.Verstappen ha provato una strategia aggressiva, anticipando molto la sosta per montare gomme dure e recuperare posizioni. La mossa ha funzionato per buona parte della gara, ma nel finale le gomme lo hanno abbandonato ha fatto oltre 50 giri con quel set di Hard - costringendolo ad accontentarsi del quinto posto dopo essere comunque riuscito a precedere Leclerc al traguardo.Alle spalle dei big, Franco Colapinto ha regalato all'Alpine un ottavo posto importante, soprattutto in una giornata segnata dal ritiro di Gasly. Per l'argentino è stata una gara matura, senza grandi errori, costruita con ritmo e concretezza.Bene anche la Williams, capace di portare entrambe le vetture in zona punti con Carlos Sainz nono e Alexander Albon decimo. Un risultato difficile da prevedere all'inizio del weekend, considerando le difficoltà della FW48, ma utile per dare ossigeno a una squadra ancora in cerca di equilibrio. Antonelli prova la prima fugaCon la terza vittoria stagionale, Andrea Kimi Antonelli sale a 100 punti e allunga su George Russell, primo degli inseguitori con 80 punti. Più staccato Leclerc, terzo ma con 63 punti.La classifica costruttori vede la Mercedes davanti a tutti con 180 punti contro i 112 della Ferrari e i 94 della McLaren, che ha iniziato da Miami la sua rimonta dopo un inizio claudicante.Prossimo appuntamento tra due settimane a Montreal, per il Gran Premio del Canada.
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F1, Antonelli firma la terza pole a Miami davanti a Verstappen e Leclerc
Andrea Kimi Antonelli ha scelto il momento migliore per rimettere ordine nel suo sabato di Miami. Dopo una Sprint difficile, chiusa con una penalità e con una Mercedes meno brillante del previsto, l'italiano ha risposto da pilota maturo: pole position nel Gran Premio di Miami, la terza consecutiva in questa stagione, con un giro da 1'27798 sufficiente per mettere tutti alle spalle. Sotto il profilo puramente statistico, conquistare le prime tre pole in carriera era riuscito solo ad Ayrton Senna nel 1985 e a Michael Schumacher nel 1994; ora, in questa speciale classifica, c'è anche Antonelli.Una qualifica tiratissimaLa forza della pole di Antonelli sta anche nel modo in cui è arrivata. Non con un colpo di fortuna, non approfittando degli errori altrui, ma con un primo tentativo già decisivo. Mentre molti hanno cercato qualcosa in più nell'ultimo run, il pilota della Mercedes aveva già messo insieme il giro giusto. Una prestazione che Kimi ha voluto dedicare al compianto Alex Zanardi.Alle sue spalle scatterà Max Verstappen, autore di una performance molto solida arrivata anche grazie alla miglior risposta possibile da parte della Red Bull. L'olandese è stato l'unico, insieme ad Antonelli, a scendere sotto il muro dell'1'28, riuscendo a migliorarsi nel secondo tentativo quando altri, invece, non hanno trovato il salto di qualità atteso.Per la Red Bull è una prima fila importante. Le novità portate sulla RB22 sembrano aver restituito a Verstappen una vettura più vicina alle zone che contano, almeno sul giro secco. Non basta ancora per battere la Mercedes di Antonelli, ma basta per rimettere il campione olandese in una posizione molto più credibile in vista della gara di domani che si disputerà quasi certamente sotto la pioggia. Leclerc tiene la Ferrari in seconda filaTerzo tempo per Charles Leclerc, ancora una volta il riferimento Ferrari sul giro secco. Il monegasco ha portato la SF-26 in seconda fila, a circa tre decimi dalla Mercedes di Antonelli. La Ferrari c'è, ha ritmo, e soprattutto continua a restare dentro la lotta per le posizioni pesanti. Il problema, semmai, sarà trasformare questa posizione in una gara concreta, senza restare intrappolato tra la Mercedes davanti e la McLaren dietro.La grande delusa della qualifica è la McLaren. Poche ore prima, Norris e Piastri avevano dominato la Sprint con una doppietta netta. Nel momento decisivo delle qualifiche, però, le MCL40 non hanno confermato lo stesso livello di efficacia. Norris partirà quarto, Piastri addirittura settimo: non un disastro, ma certamente meno di quanto ci si potesse aspettare dopo la prova di forza del pomeriggio.Norris chiuderà la seconda fila accanto a Leclerc, con la possibilità di restare subito agganciato alla lotta per il podio. Piastri, invece, dovrà costruire una gara più paziente, partendo dietro a Russell e Hamilton. A centro gruppoTra le due McLaren si inseriranno George Russell e Lewis Hamilton. Due nomi pesanti, ma entrambi battuti nettamente dai rispettivi riferimenti interni: Antonelli ha rifilato circa quattro decimi a Russell, mentre Leclerc ha chiuso davanti a Hamilton con un margine di circa due decimi.Alle spalle dei primi sette, Alpine ha dato un segnale interessante con Franco Colapinto ottavo e Pierre Gasly decimo, separati dalla Red Bull di Isack Hadjar. Per la squadra francese è una qualifica incoraggiante, soprattutto perché conferma una certa solidità nel gruppo di centro classifica.Nico Hulkenberg si è fermato all'undicesimo posto, primo degli esclusi in Q2, dopo un sabato complicato anche dal problema alla power unit Audi che gli aveva impedito di prendere parte alla Sprint. Più indietro le Haas, le Williams, le Racing Bulls, Aston Martin e Cadillac, mentre Gabriel Bortoleto chiuderà lo schieramento dopo un tentativo condizionato da un problema a un sensore.I risultati delle qualifiche del GP di Miami >>
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F1, GP Miami: Doppietta McLaren nella Sprint, Norris domina
A Miami la McLaren ha rimesso le cose in chiaro, segnando una doppietta nella Sprint del Gran Premio di Miami. Lando Norris ha vinto davanti al compagno Oscar Piastri, completando una doppietta per Woking che fa morale. Terzo Charles Leclerc, ancora una volta capace di tenere la Ferrari in zona podio, anche se senza trovare lo spunto per impensierire i due papaya lì davanti.Una corsa senza grandi emozioniNorris ha costruito il successo nel modo più pulito: partito dalla pole, ha imboccato la prima curva da leader, senza concedere varchi, e poi ha gestito progressivamente il suo margine. Nessuna necessità di inventarsi qualcosa, nessuna sbavatura da correggere. L'inglese della McLaren ha semplicemente imposto il passo, giro dopo giro, fino a mettere tra sé e Piastri quei secondi necessari per tenere la corsa al riparo da ogni complicazione.Alle sue spalle, Piastri ha avuto una Sprint meno comoda ma altrettanto concreta. L'australiano ha dovuto guardarsi dalla Ferrari di Leclerc, soprattutto nella fase finale, quando il monegasco è riuscito a riavvicinarsi e a restare nella finestra utile per mettere pressione. Non abbastanza, però, per tentare davvero il sorpasso. La Ferrari SF-26 ha confermato ritmo e consistenza, ma non quel margine necessario soprattutto in rettilineo - per rompere la doppietta McLaren.Per Leclerc resta un terzo posto utile. Non è il risultato che cambia la prospettiva del weekend, ma conferma una Ferrari capace di esserci, in vista dell'arrivo di altri aggiornamenti sostanziali per il Canada. Il monegasco ha provato a restare agganciato a Piastri, poi ha pagato anche la gestione delle gomme posteriori e qualche piccola imprecisione nel finale.Mercedes irriconoscibileIl rovescio della medaglia è la Mercedes. Kimi Antonelli, scattato dalla seconda posizione, ha perso terreno al via, scivolando alle spalle di Piastri e Leclerc. La sua Sprint si è poi complicata ulteriormente per una penalità di cinque secondi legata ai track limits, che lo ha fatto retrocedere dal quarto al sesto posto. George Russell ne ha approfittato per prendersi i punti del quarto posto, davanti a a Max Verstappen. Max ha portato a casa il massimo possibile da una Red Bull ancora non pienamente convincente. L'olandese ha duellato con Lewis Hamilton nelle prime fasi e nella parte centrale della Sprint, ma senza avere il ritmo per inserirsi nella lotta vera per il podio. Hamilton ha chiuso settimo con l'altra Ferrari, lamentando poca aderenza e una vettura non abbastanza incisiva.L'ultimo punto a disposizione oggi, quello dell'ottavo posto, è andato a Pierre Gasly con l'Alpine, che ha chiuso davanti a Isack Hadjar e Franco Colapinto. Più indietro Audi, Haas, Williams, Aston Martin e Cadillac, con la gara di Nico Hulkenberg compromessa ancora prima del via da un principio d'incendio sulla sua Audi nel giro verso la griglia.I risultati completi della Sprint di Miami >>
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