Termini Imerese - L'ex fabbrica della Fiat viene ceduta a Pelligra

4 Ruote - Mag 31,2024

Dopo essersi aggiudicata la gara per il rilancio del polo industriale di Termini Imerese, Pelligra Holding Italia S.r.l. ha reso noto di aver sottoscritto il contratto per acquisire l'impianto ex Fiat, passato nelle mani della Blutec S.p.A. tra il 2015 e il 2019 e poi in quelle dei commissari straordinari che ne hanno gestito la cessione.

Offerta da 8,5 milioni di euro, assunti "almeno 350" dipendenti Blutec. Il piano della holding, che fa capo a Ross Pelligra, imprenditore italo-australiano che è anche presidente e proprietario del Catania F.C., passa attraverso un'operazione che prevede l'esborso di 8,5 milioni di euro, l'assunzione di "almeno 350" dipendenti ex Blutec dei 566 attualmente in cassa integrazione e investimenti per la riqualificazione dell'area.

Il Mimit: "Cessione condizionata al pagamento". "La cessione della proprietà", secondo quanto si apprende in una nota del Ministrero delle imprese e del Made in Italy, "resta condizionata alla finalizzazione del pagamento dell'intera somma e alla autorizzazione delle organizzazioni sindacali e istituzioni liocali, che avverrà nelle prossime settimane come da cronoprogramma concordato. L'assegnazione", conclude il dicastero, "si inserisce in un più ampio progetto di rilancio del polo industriale di Termini Imerese che riguarda, oltre alla riqualificazione dell'area industriale, il potenziamento del porto e lo sviluppo di un interporto integrato all'area".

I sindacati chiedono ulteriori chiarimenti. Non si sono fatte attendere le reazioni delle parti sociali. In una nota a commento della notizia, Gianluca Ficco (segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto) e Vincenzo Comella (segretario della Uilm di Palermo) hanno espresso una richiesta di chiarimenti sulle ricadute industriali e occupazionali dell'operazione: "Apprendiamo che l'amministrazione straordinaria ha perfezionato l'atto di cessione del ramo di Blutec di Termini Imerese a Pelligra; al contempo sarebbe sfumato l'interessamento della società cinese Chery. Chiediamo una immediata convocazione del tavolo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per conoscere i dettagli industriali e le implicazioni occupazionali della cessione. Secondo quanto emerso nell'ultimo incontro tenutosi presso il Mimit, sarebbero riassorbiti 350 lavoratori ma forse solo per un periodo limitato di tempo. Inoltre restano circa 180 lavoratori di Blutec per cui non abbiamo ancora chiaro quale forma di tutela abbiano predisposto il Mimit e la Regione Sicilia, nonché alcune centinaia di lavoratori dell'indotto in attesa di risposte".

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GIMS - Salone di Ginevra addio (e stavolta per sempre)

4 Ruote - Mag 31,2024

L'edizione 2025 del Salone di Ginevra è stata cancellata, e non ce ne saranno altre. Non è stato invece annullato l'evento parallelo in Qatar, che si terrà a novembre del prossimo anno, come previsto, a conferma della sempre maggior attrattiva rappresentata dai mercati del Medio Oriente e dell'Asia.

La prima edizione nel 1905. L'ultima edizione del Gims, tenutasi lo scorso febbraio dopo una pausa di quattro anni dovuta alla pandemia, ha visto una partecipazione decisamente ridotta: presenti in fiera solo Renault, Dacia, Lucid e alcuni costruttori cinesi prossimi allo sbarco in Europa, tra cui Byd e MG Motor. Nel comunicato che annuncia la cancellazione dell'evento si legge che le motivazioni sono da ricercare nelle incertezze legate all'industria automobilistica, e nella sempre minor attrattiva dei grossi saloni europei. Negli anni di maggiore successo, il numero di visitatori ha superato anche il mezzo milione; nel 2024 sono stati meno di 170mila.

Niente più saloni a Ginevra. La mancanza di interesse dimostrata dai costruttori nei confronti del Salone di Ginevra, in un contesto così difficile, nonché la concorrenza di Parigi e Monaco, hanno fatto capire quali siano gli eventi preferiti dall'industria locale. Gli investimenti necessari per tenere in piedi un evento di questa portata rappresentano il colpo finale per possibili edizioni future, spiega Alexandre de Senarclens, presidente della fondazione che ha sempre organizzato l'evento, e che verrà sciolta nei prossimi mesi.

L'attenzione è rivolta a est. L'edizione 2025 del Gims in Qatar che si terrà a novembre a Doha, invece, rimane in programma senza modifiche. Fa piacere rendersi conto che i saloni dell'auto continuino ad affascinare le Case in altre parti del mondo, e che il Geneva International Motor Show richiami una sempre maggior attenzione in Medio Oriente, ha dichiarato Sandro Mesquita, ceo del Gims.

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Renault - La nuova Twingo sarà progettata in Cina

4 Ruote - Mag 31,2024

La nuova Renault Twingo elettrica sarà prodotta in Europa, ma la sua progettazione sarà fatta in Cina. La nuova piccola con prezzi attorno ai 20 mila euro verrà infatti ingegnerizzata dalla Casa della Losanga insieme a dei partner asiatici, che si occuperanno unicamente di progettare il modello, ma non di realizzarlo. Ad annunciarlo è stato un portavoce del costruttore, che ha specificato che la decisione di affidarsi a un partner cinese è indipendente e non è legata all'abbandono del progetto di collaborazione con la Volkwsagen. La notizia, riportata da Automotive News, arriva insieme a un comunicato ufficiale del gruppo Renault che annuncia la nascita di Horse Powertrain Limited, una joint venture paritetica con la Geely che si occuperà di ingegnerizzare e produrre motori a combustione interna, trasmissioni e sistemi ibridi. Vedremo dunque anche una Twingo con pistoni nel cofano? Al momento non c'è nulla di certo, ma visti i cambi di strategia di alcuni concorrenti (a partire da Fiat con la 500 ibrida), non ci sarebbe da meravigliarsi se la Régie ampliasse la futura offerta con Bev trasformate in ibride.

In Cina per ridurre tempi e costi. Lo sviluppo dell'auto dichiara un portavoce della Renault ad Automotive News parlando della Twingo sarà effettuato con un partner cinese per migliorare i tempi e i costi di sviluppo. Lo stile e le parti ingegneristiche più complesse verranno invece curati in Francia, mentre la produzione avverrà in Europa, in uno stabilimento ancora non precisato: non è da escludere che la fabbrica di Novo Mesto (Slovenia), dove nasce l'attuale Twingo, possa ospitare anche la nuova generazione.

Per l'endotermico c'è Horse. La joint-venture tra il gruppo Renault e i cinesi di Geely non è di certo una novità: oggi, infatti, la Losanga ha annunciato solo la nascita della nuova società, ma gli accordi risalgono allo scorso anno. Il timone dell'azienda è stato affidato a Matias Giannini, ma nel consiglio di amministrazione, che sarà presieduto da Daniel Li, vi saranno sei consiglieri con pari poteri che rappresenteranno gli azionisti. L'obiettivo di Horse è quello di produrre 5 milioni di motopropulsori l'anno in 17 stabilimenti sparsi per tuto il mondo, fatturando 15 miliardi di euro e fornendo sistemi ibridi (anche full e plug-in), motori (anche a etanolo, Gpl e idrogeno), batterie e trasmissioni anche ai partner dei due gruppi fondatori.

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BMW - Le novità in arrivo in estate

4 Ruote - Mag 31,2024

La BMW ha presentato tutte le novità in arrivo per molti modelli della sua gamma, e che saranno disponibili a partire dalla prossima estate. Gli aggiornamenti in gamma riguardano i nuovi powertrain per la Serie 2 Active Tourer, la X1 e la X2, una dotazione di serie più ricca per le X5 e X6, nuovi allestimenti per la XM e aggiornamenti per i veicoli dotati di sistema operativo 8.5 o superiore.

Nuove motorizzazioni e dotazioni. Alla gamma della Serie 2 Active Tourer si aggiungerà il modello 220d, un quattro cilindri da due litri con tecnologia mild hybrid a 48V, 163 CV (120 kW) di potenza e 400 Nm di coppia. L'unità elettrica integrata nel cambio Steptronic a sette rapporti ha una potenza di 15 kW/20 CV. Lo stesso propulsore arriverà anche sulla nuova X2 e sulla X1 a trazione anteriore (era già disponibile sulla xDrive). Per questi tre modelli l'aggiornamento 2024 amplia inoltre la dotazione di serie con i sedili riscaldabili per guidatore e passeggero e finiture M High-gloss Shadow Line. Nella lista degli optional arriva invece il Parking Assistant Professional per gestire le manovre dell'auto tramite smartphone, fino a 200 metri di distanza.

BMW X5, X6 e XM. La dotazione di serie delle X5 e X6 si arricchisce con l'ultima release del Driving Assistant, che comprende l'assistente evoluto al mantenimento di corsia (con ritorno attivo nella carreggiata e avviso di traffico in arrivo), e la frenata di emergenza in retromarcia. La gamma XM può contare su opzioni di personalizzazione ancora più ricche, come i cerchi di lega M da 23 pollici e nove colorazioni di carrozzeria per la variante ad alte prestazioni Label Red, per cui sono disponibili anche i rivestimenti interni in Individual Merino Leather.

Aggiornamenti software. La gamma di videogame disponibili in auto tramite la piattaforma AirConsole (da giocare direttamente sullo schermo, o usando uno smartphone come controller a vettura ferma) si arricchisce dei titoli Chi vuol essere milionario?, Starlit Kart, Starlit Adventures e Trivia Crack. I modelli con la versione 9 del sistema operativo BMW (tra cui Serie 7, iX, Serie 5 berlina e Touring, Serie 2 Active Tourer, X1 e X2) potranno scaricare la modalità di guida Silent che disattiva tutte le potenziali distrazioni, riducendo al minimo le informazioni di strumentazione digitale e infotainment, spegnendo massaggio dei sedili e illuminazione ambientale. Da ultimo, il Parking Assistant Professional è disponibile come aggiornamento per i modelli dotati di BMW Operating System 9, BMW Parking Assistant Plus e Comfort Access.

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Le Mans 2024 - LMH e LMDh, scopriamo le differenze

4 Ruote - Mag 31,2024

Il Mondiale Endurance sta vivendo certamente uno dei momenti di maggior splendore, grazie alla partecipazione di marchi come Alpine, BMW, Cadillac, Ferrari, Isotta Fraschini, Lamborghini, Peugeot, Porsche e Toyota nella Top Class del campionato. Una vera e propria affermazione del WEC come la più importante serie endurance mondiale. Larga parte di questo rinnovato interesse dei costruttori verso la categoria arriva proprio dai nuovi regolamenti, nati da un'intesa tra ACO, FIA e la serie americana IMSA che ha dato vita a dei prototipi di nuova generazione capaci di abbattere notevolmente i costi e mantenere alto il livello della competizione in pista.

LMH. L'acronimo sta a identificare le vetture Le Mans Hypercar, quelle che per la prima volta nel 2021 hanno calcato le piste del Mondiale Endurance mandando in pensione i prototipi LMP1. Omologare una vettura per questa categoria richiede principalmente un requisito fondamentale per i costruttori: occorre produrre almeno 20 unità di un modello stradale di riferimento; a fronte di questo vincolo, però, c'è la possibilità di avere molta più libertà progettuale e creare in proprio il telaio, cosa che, come vedremo più avanti, non succede con le LMDh. Per quel che riguarda le dimensioni, una LMH deve per regolamento rispettare queste dimensioni massime: 5 metri in lunghezza, 2 metri in larghezza un passo di 3,15 metri. Il resto della progettazione è piuttosto libero e a discrezione del costruttore, ovviamente sempre nei limiti dei parametri imposti dal regolamento tecnico. Una volta completato il processo di omologazione, lo sviluppo della vettura viene sostanzialmente congelato per i successivi cinque anni. I costruttori hanno però a disposizione 5 token per effettuare delle modifiche di natura prestazionale, mentre altre variazioni legate a questioni di affidabilità possono essere effettuate solo con l'approvazione di FIA e ACO. Il propulsore è un quattro tempi a benzina, con totale libertà di scelta per numero di cilindri, capacità ed eventuale adozione di un sistema di sovralimentazione. Il regolamento permette anche di derivare il motore da una versione già esistente in commercio, ma in questo caso sia la testata che il blocco motore devono mantenere il design originale, con modifiche molto limitate. La potenza massima della power unit è di 680 cavalli e il peso minimo dell'unità è fissato in 165 Kg, mentre il cambio deve pesare almeno 75 Kg; quest'ultimo deve essere sviluppato con componenti di alluminio o magnesio.  La potenza della parte ibrida è limitata a 200 kW e, da regolamento, l'attivazione è concessa non prima dei 120 km/h. La Toyota GR010 Hybrid o la Ferrari 499P, per esempio, sono delle LMH.

LMDH. L'acronimo sta per Le Mans Daytona H (quest'ultima lettera, seppur non ufficialmente, pare faccia riferimento a Hybrid) e i regolamenti per questo tipo di vetture sono stati scritti come dicevamo all'inizio - in collaborazione tra la FIA, l'ACO e l'IMSA unendo, di fatto, due mondi così simili ma fino a qualche anno fa molto distanti. L'obiettivo dei nuovi regolamenti LMDh è stato quello di abbattere notevolmente i costi e incentivando i costruttori a lanciarsi anche in una doppia presenza tra Europa e America senza dover affrontare spese folli. Cosa le differenzia rispetto alle LMH? presto detto: molte parti standard o da acquistare da fornitori identificati dalla Federazione attraverso un tender. Si comincia dal telaio: i costruttori possono scegliere tra quattro fornitori tra Multimatic, Oreca, Ligier e Dallara. Anche l'ibrido e l'elettronica sono condivisi: le batterie sono fornite da Williams Advanced Engineering e il software di gestione della potenza, l'inverter e il brake-by-wire sono invece forniti dalla Bosch. Anche la trasmissione delle LMDh fa parte delle listed parts ed è fornito da Xtrac. Tutto ciò che riguarda dimensioni e power unit ibrida è uguale ai regolamenti della LMH. L'attrattiva per i costruttori è dettata proprio dai costi di produzione molto bassi, ben l'80% in meno rispetto alle generazioni di vetture precedenti (LMP1 e DPi) e dalla possibilità di intervenire sulla carrozzeria e sull'aerodinamica, rendendo le vetture aderenti agli stilemi del brand, a tutto vantaggio del marketing. Un esempio perfetto delle opportunità delle vetture LMDh ce lo dà proprio Porsche, che insieme al team Penske sta gestendo il doppio impegno nel WEC e nel campionato IMSA, dove ha già vinto lo scorso gennaio la 24h di Daytona con la stessa 963 che proverà a sbancare anche Le Mans. Saranno ben sei le Hypercar del marchio di Stoccarda in pista sul circuito francese: tre proprio del team Penske e le altre affidate al team Jota.

A Le Mans una griglia ancora più ricca. La grande classica francese ha un numero di partenti decisamente maggiore rispetto al resto del campionato. La 92esima edizione vedrà sfidarsi ben 14 costruttori differenti e 62 vetture distinte in tre classi: Hypercar, LMP2 (esclusivamente per questa gara in Francia) e LMGT3.

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Stellantis - Tavares ai governi: "Incentivate le elettriche o la gente non le comprerà"

4 Ruote - Mag 31,2024

L'ad di Stellantis, Carlos Tavares, lancia nuovi avvertimenti sui sacrifici che la transizione all'elettrico impone, evidenziando anche le possibili ricadute sulla filiera. Dal pulpito dell'Annual Strategic Decisions Conference di Bernstein, il top manage ha chiesto anzitutto ai governi di "sostenere i consumatori per rendere le auto elettriche economicamente accessibili" attraverso gli incentivi: in caso contrario, è il ragionamento, solo pochi le compreranno.  

Do ut des. Secondo il manager portoghese, il consumatore medio occidentale sta mandando un messaggio chiaro alla politica: "C'è un problema di riscaldamento globale? Va bene. Ma se tu non mi aiuti, io non aiuterò te". A tal proposito, Tavares ha citato il caso emblematico della Germania, dove le vendite di Bev sono crollate non appena il governo ha stoppato i sussidi. Il costo nettamente superiore di un'auto elettrica rispetto all'equivalente endotermico rappresenta il freno principale alla domanda. Ma, al tempo stesso, costituisce una difficile sfida per i costruttori, che devono affrontare costi di produzione molto più alti e, in qualche modo, riuscire ad avvicinare i prezzi delle Bev a quelli delle auto a combustione interna.  

"Forniture? Ci sposteremo dall'Occidente". Per ottenere questo obiettivo, la ricetta di Stellantis (e non solo) prevede una riduzione dei costi a qualsiasi livello operativo, comprese le catene di approvvigionamento e la logistica. Dall'ad del gruppo euroamericano arriva così un forte avviso alla filiera. La transizione imporrà "un onere significativo" ai fornitori, per i quali - sostiene Tavares - "si assisterà a un enorme cambiamento nella base: l'approvvigionamento si sposterà dal mondo occidentale ai Paesi che offriranno i costi migliori". E questo proprio perché la corsa ai veicoli elettrici è diventata una corsa ai tagli. Detto questo, Stellantis continuerà a puntare su piattaforme multienergia, "utili per affrontare l'incertezza": la strada parallela dell'elettrico, però, sembra tracciata.

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DS 7 - Vauban, la blindata che non t'aspetti

4 Ruote - Mag 31,2024

Questa è una DS7 E-Tense Plug-in, giusto? In realtà no. A un primo sguardo la DS7 Vauban è identica al modello di serie ma se proviamo ad avvicinarci ecco emergere qualcosa di diverso. Materiali come polietilene, acciaio balistico e vetro blindato rinforzano portiere, tetto e superfici vetrate, creando con discrezione una cellula pensata per proteggere gli occupanti da rapine e rapimenti. Il livello di blindatura è il Vpam 4 (o B4), come quello della Stelvio di Giorgia Meloni che avevamo visto qualche tempo fa. Vale a dire che resiste a 9mm Luger, .375 Magnum e .44 Magnum. Appena salito sul sedile posteriore non ho notato il senso lievemente claustrofobico tipico di tante auto blindate. Sembra di essere su una qualsiasi B-Suv, se non fosse che i finestrini sono bloccati. Si apre solo quello del guidatore, per pagare il casello o per passare i documenti. Gli altri tre sono sigillati.

Ha pure la sirena. L'altra chicca è dietro i sedili posteriori. Un vetro blindato si estende da un montante all'altro per proteggere la testa, mentre pannelli di polietilene riparano la schiena. Davanti, la Vauban è identica alla sorella di serie, eccetto un particolare. Un pannello sul tunnel centrale permette di controllare il parla/ascolta (per comunicare con l'esterno senza uscire dall'auto), la sirena, eventuali luci supplementari e di attivare un acutissimo allarme per richiamare l'attenzione in caso di bisogno.

Stessa dinamica. La trasformazione, mi raccontano dalla Welp, l'azienda che si è occupata della blindatura, è costata solo 164 chili in più che, mi assicurano, sono stati ripartiti equamente su tutta la vettura. Non dovrebbe quindi intaccare di molto la dinamica di guida, con la DS7 Vauban che si può così guidare con la classica patente B. Non a caso freni, sospensioni e propulsore sono i medesimi della DS7 E-Tense Plug-in 4x4 da 300 cavalli e anche gli allestimenti sono gli stessi ma non, ovviamente, il prezzo.

Perché Vauban? In Francia la DS7 Vauban arriverà nella seconda metà dell'anno con prezzi a partire da 165 mila euro iva esclusa e sebbene il marchio punti a portarla in tutti i mercati (anche in Italia), è chiaro che la madrepatria è il suo terreno d'elezione. Un'auto francese, prodotta e blindata in Francia (a Mulhouse) e che si richiama a un eroe locale (Sébastien Le Prestre de Vauban era l'ingegnere militare del Re Sole autore delle famose cittadelle oggi patrimonio dell'Unesco), è il non plus ultra per le autorità d'oltralpe, sempre molto attente alla denominazione d'origine controllata delle loro vetture. Non a caso il presidente Manuel Macron viaggia a bordo di una DS7 rivista e corretta, la Presidentiel, che ha preso il posto della muscolosissima DS7 Elysee del 2001 e prosegue una stirpe di DS presidenziali partita con Charles de Gaulle e proseguita con Georges Pompidou, Valérie Giscard d'Estaing, Franois Mitterrand, Jacques Chirac e Franois Hollande.

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MG - L'erede della HS al Goodwood Festival of Speed

4 Ruote - Mag 31,2024

La MG presenterà la seconda generazione della Suv media HS al prossimo Goodwood Festival of Speed, che si terrà dall'11 al 14 luglio, dove festeggerà anche i 100 anni dalla nascita della Morris Garages. Il nuovo modello avrà un look completamente nuovo, che non avrà nulla a che vedere con quello attuale, ha dichiarato Guy Pigounakis, direttore commerciale della divisione inglese di MG Motor.

Batteria più capiente. Come l'attuale generazione (qui trovate la nostra prova su strada), la nuova HS sarà disponibile nelle versioni a benzina e ibrida plug-in. Non sappiamo se e come cambierà il powertrain di entrambe le versioni, che attualmente si basa su un 1.5 turbo benzina da 162 che, nel caso della Phev, è affiancato da un'unità elettrica da 122 CV; la batteria dovrebbe invece raddoppiare capacità, passando dagli attuali 12,8 kWh a circa 25 kWh, e puntare a un centinaio di km di autonomia in modalità puramente elettrica.

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Ied   - Lauree magistrali e una nuova sede per l'Istituto Europeo di Design

4 Ruote - Mag 31,2024

Non poteva mancare un indirizzo legato ai Trasporti nella nuova offerta formativa dello Ied, che per la prima volta apre alle lauree magistrali: a decorrere da ottobre di quest'anno, i corsi andranno ad arricchire la struttura didattica dell'istituto fondato nel 1966, finora basata sui soli diplomi accademici triennali. I nuovi corsi, equiparati alla laurea di specializzazione post-triennio, sono dieci, distribuiti tra le sedi di Firenze, Milano, Roma e Torino, e spaziano dalla moda al product design, dalla progettazione degli spazi pubblici al design degli interni, dalla comunicazione visiva fino, appunto, alla mobilità.

Mobilità e sostenibilità: come farle parlare. Il nuovo corso Transdisciplinary design. Mobility cerca di rispondere a un quesito che tutti si pongono da diversi anni: quali forme assumerà la mobilità progettata per la sostenibilità ambientale, ma anche sociale, a lungo termine? I coordinatori Lowie Vermeersch, ex Pininfarina, e Wouter Haspeslagh accompagneranno gli studenti in un'esplorazione della mobilità vista come intreccio di relazioni, materiali e immateriali, con l'ambiente circostante e con la società.

Design, catalizzatore del cambiamento. Da sempre allo Ied promuoviamo il design come una delle principali leve attraverso cui migliorare il mondo: un catalizzatore di intelligenze multiple per generare cambiamenti positivi. Questa visione, sintetizzata nel concetto di DesignXCommons' (cioè a favore del bene comune, ndr), costituisce la base valoriale trasversale a tutti i corsi, ha dichiarato Riccardo Balbo, direttore accademico del Gruppo Ied.

Nuovi corsi, nuovi spazi per insegnarli. Intanto, in attesa di migliorare il mondo, l'Istituto europeo di design ha migliorato i propri spazi a Torino, raddoppiandoli con l'apertura della nuova sede Marconi, in via Nizza 18, che a quella storica di via San Quintino 39 aggiunge una struttura esistente riqualificata: tremila metri quadrati distribuiti su cinque piani, nuove aule, ampi laboratori, definiti dalla direttrice dello Ied Torino, Paola Zini, cuore pulsante del nostro modello didattico, caratterizzato da una forte componente pratica. Il progetto, realizzato dallo studio Marcante Testa in collaborazione con l'architetto Walter Camagna, ha seguito una logica di riqualificazione sostenibile, minimizzando le demolizioni e mantenendo tutto ciò che era ancora funzionante.

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Stati Uniti - Trump condannato, ma la sua corsa (per ora) continua

4 Ruote - Mag 31,2024

Con una storica sentenza, una giuria popolare di Manhattan ha giudicato Donald Trump colpevole di tutti e 34 i reati di cui era accusato, ossia di aver falsificato i conti della campagna elettorale del 2016 per comprare il silenzio della pornostar Stormy Daniels, con la quale in passato aveva avuto una relazione. la prima volta nella storia che un ex presidente degli Stati Uniti, nonché il candidato di uno dei due partiti principali per la Casa Bianca, viene condannato in un processo penale. 

Cosa succede adesso? Il giornalista della CNN Jake Tapper, che il prossimo 27 giugno modererà il primo dibattito tra i candidati Biden e Trump, ha giustamente commentato che "nessuno ha idea delle conseguenze politiche di questo verdetto": la pena verrà stabilita dal giudice il prossimo 11 luglio, e al momento è impossibile prevedere l'impatto della condanna sulla sua candidatura. Di sicuro, Trump ricorrerà in appello; peraltro, la Costituzione americana non proibisce a un condannato di candidarsi alla presidenza. Tuttavia, è possibile che la corsa di Trump subisca un rallentamento, o venga persino stoppata dagli stessi repubblicani.

Cina e auto elettriche. Nei mesi scorsi ci siamo occupati più volte di capire come potrebbe cambiare lo scenario dell'industria automotive nel caso di una rielezione di Trump: in più occasioni, il tycoon ha ribadito la sua contrarietà alle auto elettriche, ha promesso di alzare il livello del conflitto commerciale con la Cina e di far carta straccia dei piani di Biden per promuovere la mobilità elettrica, accusando anche i sindacati di aver appoggiato  il presidente in carica come "pecore cieche". Non più tardi di un paio di giorni fa, il candidato repubblicano aveva minacciato il blocco totale della vendita di Bev in caso di rielezione, ma anche di voler chiamare Elon Musk, ad della Tesla, come consigliere speciale per tematiche legate a sicurezza ed economia.  

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Nuovo Quattroruote - Scopri il numero di giugno 2024 - VIDEO

4 Ruote - Mag 31,2024

Il numero di giugno di Quattroruote, in edicola dal 1 giugno e già disponibile in Digital Edition, dedica la copertina alla prova su strada della Mini Cooper S: la quarta generazione nell'era moderna dell'icona british offre importanti novità soprattutto sotto il profilo dello stile e dell'infotainment. Le altre vetture oggetto di test sulla nostra pista di Vairano sono la Kia Sorento, a sorpresa spinta di nuovo da un motore turbodiesel (e abbiamo provato proprio quella versione), e la MG HS, sport utility di 4,61 metri dal buon rapporto prezzo/contenuti, ma anche la Jeep Avenger full hybrid e la Volkswagen T-Cross turbobenzina, che si affrontano in un testa a testa. Segue un confronto a tutto campo, basato sui dati del Centro prove, fra dieci B-Suv: alle due citate si aggiungono Fiat 500X, Ford Puma, Nissan Juke, Opel Mokka, Peugeot 2008, Renault Captur, Suzuki Vitara e Toyota Yaris Cross. Tra le proposte dell'Attualità, un'inchiesta sui finanziamenti, spesso vantaggiosi soltanto per chi li propone, e un servizio sullo strano caso della proliferazione di targhe polacche a Napoli. Le Anteprime, le nostre anticipazioni dei modelli del futuro, sono invece incentrate sui prossimi modelli Nissan, mentre le Autonotizie offrono, tra l'altro, un servizio su quanto si è visto al Salone di Pechino e un articolo sull'ultima meraviglia di Maranello: la Ferrari 12Cilindri.

Come richiedere allegati e dossier. Chi è abbonato a Quattroruote può richiedere gli allegati e i dossier inviando un'email a uf.vendite@edidomus.it, oppure telefonando al numero 02.56568800 (da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 18).

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Su 4R di giugno - Jeep, espansione integrale

4 Ruote - Mag 31,2024

L'elettrico? Ora c'è un po' di confusione, l'indirizzo politico che è stato preso viene messo in discussione, comunque avremo sempre un piano B. I cinesi? Da un lato sono una minaccia, ma la concorrenza è positiva perché porta a migliorarsi. Sono soltanto alcune delle risposte date da Antonio Filosa, amministratore delegato del marchio Jeep, nel corso di un'intervista che si può leggere sul numero di Quattroruote di giugno 2024. Il ceo della Casa a stelle e strisce, che guida dallo scorso novembre, dopo aver diretto le operazioni nei mercati americani prima per il marchio Fiat e poi per l'intero gruppo Stellantis, si sofferma in particolare sulla transizione elettrica, confermando che come prevede il piano Dare Forward entro il 2030 la Jeep avrà una gamma a zero emissioni per il 100% in Europa, per il 50% negli Stati Uniti e per il 20% in Brasile. Ma nel Vecchio Continente, qualora il phase out fosse messo in discussione, il costruttore americano è appunto attrezzato per un rapido aggiustamento del tiro, reso possibile dal fatto di poter contare su piattaforme molto versatili.

Dalla Recon alla Compass. Filosa si sofferma anche sui modelli del marchio in arrivo, a partire dalla coppia di elettriche costituita dalla Recon (una sorta di via di mezzo tra Wrangler e Cherokee) e dalla Wagoneer S (lunga ben 4,90 metri), che in Europa si faranno vedere, rispettivamente, al termine dell'anno prossimo e all'inizio di quello successivo. Già entro fine 2024, invece, sarà il turno della versione a trazione integrale (con il classico logo 4xe) della Avenger ibrida. E la Compass? Il ceo non ha fatto anticipazioni su questo modello d'importanza chiave nelle strategie Jeep, la cui generazione numero tre è prevista per il 2026 e sarà prodotta come l'attuale nello stabilimento di Melfi. Tuttavia, dalle informazioni che abbiamo, sappiamo che il design sarà influenzato da quello della Avenger e che il look sarà un po' meno fuoristradistico. Come si può vedere dalla ricostruzione pubblicata a corredo dell'intervista.

 

 

 

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Jeep Wagoneer S - 600 CV per l'elettrica globale

4 Ruote - Mag 31,2024

Pur rimanendo legata ad alcuni degli stilemi classici del marchio, la Wagoneer S è stata ripensata completamente per offrire una maggiore efficienza aerodinamica. I tecnici hanno raggiunto un Cx di 0,29 (il più basso della storia Jeep) lavorando sia sui pannelli della carrozzeria sia su elementi aerodinamici veri e propri come l'ala posteriore estesa sopra al lunotto. Le maniglie sono a sfioramento e l'intero fondo scocca è carenato.

La Jeep ha mantenuto l'impostazione a triplo schermo dei suoi modelli più recenti per la plancia della Wagoneer S. Troviamo quindi lo schermo centrale da 12,3" dell'infotainment UConnect 5 con aggiornamenti OTA e quelli laterali da 12,3 e 10,25 pollici dedicati alla strumentazione e all'intrattenimento del passeggero. I servizi Jeep Connect sono stati aggiornati integrando tutte le funzioni utili per la gestione e la programmazione delle ricariche e della navigazione. Sono inediti sia il volante con sezione inferiore piatta sia la selezione di materiali e finiture di tutti gli interni. Inoltre, è la prima volta che la Jeep introduce l'apertura elettrica interna delle portiere a pulsante.

Basata sulla piattaforma Stla Large, la Wagoneer S viene offerta al lancio in una versione unica bimotore da 600 CV e 800 Nm. Nella sua configurazione americana americana dichiara 3,4 secondi per toccare le 60 miglia orarie (96 km/h) da fermo e oltre 300 miglia (480 km) di autonomia. La batteria da 100 kWh può essere ricaricata anche con colonnine rapide per passare dal 5 all'80% del range in 28 minuti. Il passaggio all'elettrico non ha compromesso la proverbiale capacità della Jeep di affrontare percorsi in fuoristrada: i tecnici hanno infatti creato una versione virtuale del Selec-Terrain che offre la stessa logica dei modelli endotermici, offrendo al guidatore la scelta tra le modalità di guida Auto, Sport, Eco, Snow e Sand.

In America la Wagoneer S debutta con l'allestimento Launch Edition che offre di serie le finiture esterne Gloss Black e Neutral Gray senza cromature, la griglia frontale retroilluminata, i cerchi da 20" Gloss Black, l'illuminazione interna Led a 64 colori, i sedili anteriori e posteriori riscaldabili e ventilati e il tetto panoramico. completa anche la dotazione di Adas, che include in questo caso l'Active Driving Assist, l'Intersection Collision Assist, il riconoscimento dei segnali stradali e le telecamere a 360 gradi.

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Jeep Wagoneer S - Nel futuro c'è anche una versione Trailhawk

4 Ruote - Mag 31,2024

A margine della presentazione della Wagoneer S elettrica, la Jeep ha svelato anche in anteprima una concept che prefigura l'allestimento della Suv dedicato agli appassionati di off-road: si tratta della Wagoneer S Trailhawk, che abbina soluzioni tecniche specifiche ad alcune modifiche al design esterno. 

Gomme, assetto ed elettronica per il fuoristrada. Per fregiarsi del nome Trailhawk, la Wagoneer S è stata dotata di funzionalità aggiuntive del powertrain, senza che venissero toccate potenza e coppia dei motori: alle modalità di guida del Selec-Terrain già previste si aggiunge, infatti, il profilo Rock Mode. Inoltre, sono previsti il differenziale posteriore bloccabile e pneumatici all-terrain da 31,5" su cerchi da 18". L'assetto è stato rialzato, mentre i nuovi paraurti, che integrano i ganci di traino, permettono di migliorare gli angoli di attacco e uscita.

Colori e accessori interni sono unici. I designer Jeep hanno voluto modificare anche la mascherina a sette feritoie, che si presenta con inserti Storm Gray, mentre la tinta esterna Banner è abbinata a grafiche opache antiriflesso. Sul tetto, dove è presente il doppio elemento apribile, è installato il portapacchi di alluminio su misura, tagliato al laser. All'interno, invece, troviamo rivestimenti di pelle sintetica Mantis Green con cuciture ultraviolet e finiture della plancia in Stork Dark Metallic e Radical Red. Il volante è stato ridisegnato e propone un curiosa forma ottagonale, studiata per poter posizionare le mani in maniera più precisa nei passaggi in fuoristrada. Al passeggero è dedicata una maniglia che permette anche di attaccare accessori esterni. Infine, nella console centrale e nei pannelli porta sono inserite reti elastiche portaoggetti e installate prese Usb aggiuntive. 

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Su 4R di giugno - Pagani Utopia, cambiare marcia - VIDEO

4 Ruote - Mag 31,2024

Stare al volante di una Pagani Utopia è qualcosa che va al di là dei suoi 864 CV, dei suoi 1100 Nm, del 12 cilindri sbuffante (che è biturbo), della sua velocità massima o del suo prezzo sbalorditivo (3,2 milioni di euro). Percepisci quanto sia preziosa quando comprendi di avere per le mani un manufatto di grande artigianato che è già parte della storia dell'auto; qualcosa di cui velocità e guida eccelsa diventano addendi cruciali, ma non centrali del suo racconto. L'approdo alle quattro ore di guida che gli uomini della Pagani mi hanno ritagliato fra le strade dei passi Futa e Raticosa, segue un'infilata di visite in questa fabbrica diffusa che oggi è la Pagani. Esperienze che fanno toccare con mano com'è che un'auto esclusiva per davvero dovrebbe essere costruita. Altissima manifattura, che poi coincide col "sapere" di questo pezzo di terra in cui Horacio Pagani è venuto a cercare fortuna inventando le sue macchine; e trovando ispirazione da quanto espresso dalle Case della zona a partire dal secolo scorso.

Ispirata dal passato. Qui sopra vi raccontiamo la Utopia con un video. E trovate le mie impressioni di guida anche su Quattroruote di giugno 2024. L'esperienza con la hypercar, però, è stata tale che merita di essere raccontata anche qui, sul web. E allora partiamo dalle origini della vettura, concepita da Pagani nel 2018. Dopo dieci modelli in scala 1:5, uno dedicato alla galleria del vento, altri due in scala 1:1 e otto prototipi, Horacio è arrivato a un concept capace d'integrare nei suoi volumi i tratti iconici ispirati dalle auto degli anni 50 e 60, ma pure scorci di Zonda e Huayra: le macchine che hanno dato notorietà al brand nel mondo. Forme e funzione: infatti, i condotti dell'aria definiscono l'andamento stesso di sottoscocca e carrozzeria della Utopia. Che dalla Huayra eredita, oltre al concetto di "biturbo", anche l'aerodinamica attiva: la grande ellisse posteriore nasconde due spoiler mobili. Non ci sono appendici aggiuntive, perché la loro funzione è stata integrata dal design della pelle di carbonio oltre che dal telaio e dal sottoscocca (attraverso l'impiego di splitter frontali, condotti aerodinamici, estrazione dei flussi d'aria dai passaruota, estrattore posteriore e comportamento attivo delle sospensioni per ridurre l'altezza da terra ad alta velocità). Così, il bilanciamento aerodinamico è ottimale: 46 percento all'anteriore e il restante al posteriore, per una downforce di circa 450 kg.

Zero elettricità. Il motore (V12 biturbo, peso a secco 262 kg) è costruito per la Utopia in esclusiva e su specifiche Pagani dalla Mercedes-AMG: sviluppa 864 CV e 1100 Nm (limitati elettronicamente). Tre le vetture prototipali impiegate per lo sviluppo di questo propulsore, che ha macinato chilometri per ottimizzare combustione e consumi: in questo modo, è conforme alle normative antinquinamento di tutto il mondo. Il V12 è abbinato a un cambio a sette marce Xtrac montato trasversalmente per ridurre l'inerzia polare, mentre il cambio può essere, a scelta, automatico/sequenziale oppure manuale: pure in questo caso, la frizione (di tipo elettronico, sviluppata dalla stessa Pagani) garantisce la linearità del comando in ogni condizione d'uso.

Superleggera. Il telaio è di carbonio (Carbo-Triax HP62 e Carbo- Titanio HP62G2, entrambi brevetti Pagani) e ingloba una struttura metallica: così la rigidezza torsionale è cresciuta del 10,5 percento rispetto ai precedenti modelli stradali; davanti e dietro due telaietti di acciaio Cromo- Molibdeno supportano sospensioni in lega di alluminio forgiato, a doppio braccio oscillante indipendente con molle elicoidali e ammortizzatori coassiali e di tipo semiattivo. Le enormi ruote calzano pneumatici sviluppati con la Pirelli grazie all'intelligenza artificiale: sono sia estivi (PZero Corsa 265/35 R21 all'anteriore e 325/30 R22 al posteriore), sia invernali (Pirelli SottoZero). I freni sono carboceramici, della Brembo: diametro 410 mm (x 38 mm) con pinza monolitica a sei pistoncini all'anteriore, diametro 390 mm (x 34 mm) al posteriore.

Tu, lei, la strada. La Utopia restituisce esperienze analogiche in ogni secondo passato al volante. Non ci sono monitor e schermetti a distrarre dalla strada, così la guida torna guida e il viaggio torna viaggio: tra gli strumenti ad ago (realizzati con la cura di un orologiaio, notevole la meccanica del cruscotto), c'è un solo display per gestire la (comunque) sofisticata elettronica di bordo. Tutti i gesti sono stati restituiti a tasti e manopole, per un'azione sempre immediata e fisica. E un rapporto più vero con l'auto. I programmi di guida selezionabili sono quattro, per altrettanti atteggiamenti su strada: Wet, Comfort, Sport e Race. Le ultime due modalità appiattiscono l'auto per renderla chirurgica tra le curve (le sospensioni sono a gestione elettronica), mentre la prima, Wet, serve per governare al meglio potenza e coppia quando l'aderenza è resa critica dai fondi scivolosi.

Il bello della guida. La Utopia ha pure un tasto dedicato al confort, Supersoft (posizionato sul cruscotto): non è un dettaglio di poco conto, perché rivela anche un istinto d'uso caro a Horacio Pagani. Premo il pulsante, infilando sempre una marcia più alta del dovuto (tanto la coppia è enorme) e comincio a pennellare le svolte lungo una strada tortuosa: così, mi "tuffo" non solo tra le curve, ma pure in un'altra era dell'auto. Nella quale torno a giocare con le sette marce del cambio manuale (con o senza doppietta elettronica) per il gusto di guidare. Ho a che fare con comandi eccellenti: dallo sterzo ai freni (carboceramici), passando per i pesi di una pedaliera a tre comandi che da sola vale il prezzo del biglietto. un'esperienza da gustare con due dita di finestrini abbassati per godersi il sound del V12 e i soffi furiosi delle turbine in pressione. Sì, la Pagani Utopia ha un merito: ricordare al mondo che guidare è ancora un'arte.

 

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Renault Rafale - Un'ibrida grintosa e con consumi interessanti - VIDEO

4 Ruote - Mag 30,2024

Entra nella famiglia di Austral ed Espace, ma con un design audace e decisamente più muscoloso. La nuova Renault Rafale non fa mistero della sua indole sportiveggiante, che fa leva su soluzioni tecniche di livello, come l'asse posteriore sterzante e la geometria multilink per le sospensioni. Il risultato? Una Suv-coupé che punta sul piacere di guida, ma che sa anche essere parsimoniosa grazie al suo powertrain full hybrid. I prezzi? Si parte da 43.700 euro. 

Qui misure. Lunga 4,71 metri, larga 1,86 metri e alta 1,61 metri, la Renault Rafale nasce sulla piattaforma CMF-CD condivisa anche con le sorelle in gamma. La nuova Suv-coupé, però, sfoggia una presenza su strada ancora più massiccia, grazie a carreggiate più larghe di quattro centimetri. Il tutto viene sottolineato da passaruota ben marcati e muscolosi, che fanno da cornice a cerchi da 20" con pneumatici 245/45. 

Posto per tutti. Il dinamismo convive alla grande con un abitacolo studiato per accogliere comodamente cinque persone. Notevole lo spazio dedicato alle ginocchia di chi viaggia in seconda fila (anche per quanto riguarda i centimetri sopra la testa, c'è poco da lamentarsi), come pure quello relativo ai bagagli nel baule. La Casa dichiara un rincuorante 627 litri, che verificheremo con i nostri rilevamenti non appena la Rafale varcherà il Centro Prove di Vairano. 

Cura per il dettaglio. L'abitacolo è ben confezionato, sia per quanto riguarda le finiture, sia per il carico di tecnologia. Rispondono all'appello il doppio display del sistema OpenR ad alta risoluzione che abbraccia il conducente (e che sfrutta i servizi connessi di Google), ma anche i sedili dalla conformazione sportiva, con rivestimenti di microfibra (riciclata al 61%) e dotati di funzione massaggio, nonché di un originale logo che si illumina quando ci si avvicina all'auto.

L'ibrido che consuma poco. Sotto il cofano, per ora, batte solo l'ibrido full "serie-parallelo" composto da un tre cilindri turbobenzina di 1.2 litri da 130 CV e 205 Nm di coppia, da due motori elettrici e da una batteria agli ioni di litio da 2 kWh. In totale sono a disposizione del piede destro ben 200 CV, per uno 0-100 in 8,9 secondi e una velocità massima di 180 orari. Interessanti i dati di consumo, che nel mio test (sulle strade collinari attorno a Siviglia) non si sono mai spinti oltre i 6,2 litri/100 km.

Quell'agilità che non ti aspetti. Ed è proprio tra i tornanti andalusi che ho apprezzato uno degli aspetti più interessanti della Rafale, e cioè che ti sembra di essere al volante di un'auto molto più agile di quel che sembra. Merito di un telaio sano e dell'impostazione votata a un certo dinamismo, impreziosita dall'asse posteriore sterzante (di serie sull'allestimento Esprit Alpine).

In arrivo la 4x4.  A chi stesse cercando ancora più verve, farà piacere sapere che a ridosso dell'autunno 2024 debutterà la Rafale 4WD plug-in hybrid da 300 CV. Tornando al presente, gli allestimenti della Suv-coupé sono due, Techno ed Esprit Alpine, con prezzi a partire da 43.700 euro e 48.300 euro rispettivamente. 

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Rent-a-car - Ancora poche le ferie a basse emissioni

4 Ruote - Mag 30,2024

Ai primi posti ci sono, come prevedibile, i Paesi nei quali l'elettrificazione del parco circolante è stata più rapida, le solite Norvegia e Svezia. Ma non mancano le sorprese. L'analisi delle percentuali di auto elettriche o ibride noleggiate per brevi periodi nelle quindici nazioni più gettonate come mete di viaggi turistici, eseguita dai portali tedeschi di prenotazione autobilliger-mietwagen.de (vetture) e Holidu (case vacanze), si concentra ovviamente sui modelli più popolari, vetture compatte soprattutto, che rappresentano il target principale dei clienti dei due siti. E risulta ulteriormente influenzato non solo dalle scelte degli utenti, dai segmenti e soprattutto dalle strategie delle società di noleggio.

Con una crescita di quasi il 15% nel 2024 rispetto al 2023, il Paese dove si noleggiano più auto elettrificate nel breve termine è la Svezia. Dal campione complessivo di 9,9 milioni di giorni di utilizzo nelle principali destinazioni dei turisti tedeschi dentro e fuori Europa -risulta anche che l'Italia, con una progressione dell'1,5%, è decima. Davanti al Belpaese e alle spalle dei due Paesi scandinavi ci sono la Francia con oltre il 6% di auto Bev, full o plug-in hybrid prenotate, la Svizzera con quasi il 3, praticamente a pari merito con la Germania, mentre sorprendono il 2% del Regno Unito, pur in forte aumento, e, per motivi contrari, il 2,51% dell'Australia e l'1,9% degli Stati Uniti, realtà dove in assoluto l'accoglienza verso i modelli a zero o basse emissioni non è stata finora particolarmente calda. Ma, e qui entra in gioco Holydu, la diffusione di vetture a noleggio elettriche o ibride è anche questione di possibilità di ricarica nelle case prese in affitto. In questa particolare classifica spiccano i Paesi Bassi, dove il 12% degli alloggi censiti offre l'opportunità di fare il pieno di elettroni. Seguono la Norvegia con l'11%, l'Austria col 10%, la Slovenia con l'8% e Svezia e Belgio a pari merito con il 7%. L'Italia è quattordicesima con il 4%. Curiosità: nella graduatoria delle città del 2023, la prima italiana per numero di prenotazioni di auto green attraverso il portale tedesco era Brindisi al ventesimo posto con lo 0,86%, mentre fra i capoluoghi con più alloggi equipaggiati di stazioni di ricarica appariva in sedicesima posizione Bergamo con il 7,3%.

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Bugatti Chiron - LUltime, laddio alla supercar con il W16

4 Ruote - Mag 30,2024

Dopo l'ultimo modello base della Chiron consegnato lo scorso gennaio, la Bugatti ha svelato la one-off L'Ultime, con la quale si conclude definitivamente la vita della sportiva con motore W16 che ha debuttato nel 2016, e che ha dato vita a un numero sterminato di serie speciali, few-off ed esemplari unici. Il modello che prenderà il posto della Chiron, infatti, abbandonerà l'architettura a W, anche se non il numero di cilindri.

Ti dice dove è stata. Realizzata sulla base della Super Sport e costruita a mano negli stabilimenti di Molsheim, la Chiron L'Ultime mantiene i colori Atlantic Blue e French Racing Blue del primo modello esposto al Salone di Ginevra del 2016, con le due tinte che si fondono l'una nell'altra, accompagnate dai nomi dei luoghi visitati dall'auto in questi otto anni: tra i tanti leggiamo Villa d'Este, Ehra-Lessien (dove ha raggiunto il suo record di velocità massima di 490 km/h), Paul Ricard (dove è stata messa a punto) e Ginevra.

Non nasconde il suo numero. La griglia frontale a ferro di cavallo rovesciato in Atlantic Blue ha una lavorazione esclusiva e un badge Bugatti in colore blu. Sulle calotte degli specchietti retrovisori campeggia la bandiera francese, mentre sui tappi centrali delle ruote c'è la scritta 500/500. La dicitura #500 scritta a mano, ben visibile sotto gli archi delle due fiancate, è ripresa anche sotto l'alettone posteriore e sulle coperture delle bancate del W16. All'interno ritorna sui poggiatesta dei sedili e nel tunnel centrale. Sedili e volante hanno cuciture a contrasto nei colori della bandiera francese.

Ultima, o quasi. La livrea e i particolari di questo esemplare sono stati disegnati dal team Sur Mesure di Bugatti insieme al fortunato cliente che ne entrerà in possesso. La Casa di Molsheim sta comunque continuando a produrre gli ultimi esemplari della Chiron, tra cui quelli della serie Mistral (99 unità) e della Bolide da pista (40 esemplari).

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Renault - Il primo test dei Master E-Tech e diesel

4 Ruote - Mag 30,2024

Primo, prendere le misure. Una delle particolarità del nuovo Renault Master è la presenza contemporanea, inusuale per un veicolo commerciale grande, di un posto guida piuttosto avanzato rispetto all'asse anteriore ma arretrato rispetto alla base del parabrezza, fortemente inclinato, di un volante verticale e di un cofano corto, ma alto e orizzontale, oltre che largo quasi quanto il resto della carrozzeria, 2,08 metri. La disposizione del posto guida, supportata da sedili con un buon sostegno e da un ampio spazio per le gambe, rivela la volontà della Renault di sottolineare la maturazione del Master E-Tech: è l'elettrico a sembrare il modello di partenza, mentre il diesel ad apparire un suo adattamento, quando nella prima serie accadeva il contrario. Si trova traccia di questa evoluzione anche in alcune scelte riguardo ai comandi, come il selettore della trasmissione dell'E-Tech alla destra del volante, decisamente elevato perché sullo stesso lato del piantone ci sono anche la leva del tergi e il satellite del sistema multimediale.

Chiamatelo Aerovan. Il motore da 100 kW-136 CV e 300 Nm e gli organi di propulsione del Master elettrico sono ovviamente molto silenziosi, ma anche il rotolamento dei pneumatici e i fruscii aerodinamici sono molto tenui. La sensazione di una spiccata scorrevolezza, oltre a giustificare la presenza di un secondo, più incisivo stadio di recupero dell'energia, sempre comandato dalla leva della trasmissione, dà ragione all'appellativo Aerovan scelto dal costruttore e, soprattutto, alla cura dedicata, in fase di progetto e sviluppo, alla profilatura della carrozzeria. Una ricerca di efficienza che si ritrova sul fronte dei pesi, e in particolare nel dato della portata dichiarato per il furgone a passo standard e tetto medio con la batteria più grande fra le due disponibili (40 o 87 kWh), oggetto di queste impressioni di guida. La veridicità dei 1.100 kg circa riportati sulle schede informative parrebbe confermata dalla complessità di diversi allestimenti visti alla presentazione del Master E-Tech, oltre che dalla presenza, accanto al modello standard da 3,5 tonnellate di peso totale, di quello da sole 4, mentre la maggior parte dei concorrenti sfrutta tutto il bonus per la guida dei commerciali elettrici da parte dei titolari di patente B, fino a 4,25 tonnellate.

Diesel un po' ruvido. La nuova piattaforma regala un bilanciamento e una guidabilità sconosciuti alla serie precedente, come rilevammo alla guida di un esemplare preserie. La precisione dello sterzo e il rigore nel seguire le traiettorie non saranno quelle di un eSprinter, ma sono di ottimo livello. Quando si sale sul Master diesel con il 4 cilindri 2 litri da 170 CV e 380 Nm, con cambio manuale a 6 rapporti, si ritrova un comportamento sano, ma non l'equilibrio complessivo del fratello elettrico. C'entra anche una certa ruvidità del propulsore (disponibile in ulteriori versioni da 105 CV/330 Nm, 131 CV/350 Nm o 150 CV/360 Nm); che, comunque, ha altri argomenti, come un'autonomia teorica di oltre mille chilometri con un pieno di gasolio, contro i 460 dichiarati per il pur generoso E-Tech. Per i due diesel di maggiore potenza arriverà l'opzione del cambio automatico ZF a 9 rapporti, e ulteriori integrazioni della gamma di furgoni autotelai e minibus, in tre lunghezze e due altezze, giungeranno dal ritorno dei modelli a gasolio a trazione posteriore, con ruote singole o gemellate, questi ultimi con pesi totali fino a 4,5 tonnellate.

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Mercato europeo - Le elettriche rallentano e la colpa è anche della guerra dei prezzi

4 Ruote - Mag 30,2024

Il mercato europeo sta assistendo a un rallentamento della crescita delle elettriche, legato, in parte e paradossalmente, alla guerra dei prezzi scatenata dalla Tesla. A sollevare di nuovo i danni fatti dai continui tagli dei listini è la società di analisi Jato Dynamics, nel consueto rapporto sulle immatricolazioni mensili in 28 Paesi del Vecchio continente.

Il mercato. Ad aprile, sono state targate 1.080.517 autovetture, con una crescita del 12,6% trainata per la gran parte da berline e compatte e non più, come negli anni passati, da Suv e crossover. La popolarità delle vetture a ruote alte sta rallentando e la loro quota è scesa dal 51,3% al 51,1%. Limitando lo sguardo alle Bev, le immatricolazioni sono cresciute del 15% e la loro quota è salita dal 13,1% al 13,4%, ma la Jato sottolinea come il tasso di crescita sia "nettamente inferiore" a quanto registrato lo scorso anno. "In questo periodo il mercato delle auto elettriche non sta andando bene come l'anno scorso", spiega Jato. "Ciò è in gran parte dovuto ai continui tagli dei prezzi che hanno alimentato preoccupazioni tra i consumatori sul valore residuo dei veicoli elettrici e incertezza su come si evolveranno i listini nei prossimi mesi".   

Tesla arranca. Tra i produttori è la Volkswagen a dominare il segmento delle Bev, nonostante un calo del 7% rispetto ad aprile 2023. Segue la Tesla, con una crescita dello 0,6% e la Model Y sempre al vertice della classifica delle elettriche. Tuttavia, a registrare i migliori tassi di crescita sono la BMW con 14.179 targhe (+82%) e la Volvo con 13.275 immatricolazioni (+141%), dovute in gran parte alla EX30 (la seconda elettrica più venduta nel mese). La Jato segnala anche i risultati della BYD: con 2.746 unità, il costruttore cinese ha superato concorrenti del calibro di Cupra, Nissan e Toyota, diventando il quindicesimo marchio di elettriche più popolare. Al contrario, perdono terreno Opel/Vauxhall (-37%), Polestar (-26%), Skoda (-13%) e MG (-12%).

Lo spauracchio cinese. Nonostante i risultati "elettrici" della BYD e di altri costruttori cinesi (la quota di Pechino nel segmento Bev è al 6,6%), se si prende in considerazione il mercato europeo nel suo complesso non si sta assistendo a uno sfondamento: la Cina è salita dal 2,22% al 2,35% del totale auto, ma delle 25.360 vetture targate ben il 68% fa riferimento alla MG, costruttore dal "volto" anglosassone. "I cinesi fanno parlare molto di sé ma sono ancora una sorta di rarità, come dimostra il lento aumento delle registrazioni nell'ultimo anno", spiega Jato. "La persistente incapacità dei veicoli di fabbricazione cinese di penetrare veramente il mercato automobilistico europeo potrebbe essere il risultato di problemi di percezione che le aziende di Pechino devono affrontare, soprattutto alla luce dell'attenzione negativa prodotta dall'indagine anti-dumping della Commissione".

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