Anteprima - Volkswagen 2026: le novità in arrivo, dalla Golf full hybrid alla ID. Tiguan
Per la Volkswagen inizia un 2026 ricco di novità, in particolare per quanto riguarda la gamma elettrica: arrivano due compatte a batteria, la ID. Cross e la ID. Polo, che fanno parte della nuova famiglia di Bev accessibili del gruppo tedesco (insieme a Cupra Raval e Skoda Epiq). Successivamente, toccherà alla più grande ID. Tiguan (restyling della ID.4 che affiancherà l'omologa versione termica), a un nuovo aggiornamento della ID.3 e all'arrivo delle prime motorizzazioni full hybrid per la Golf. Infine, nelle prime settimane del 2026 arriverà nelle concessionarie italiane la terza generazione della T-Roc, già ordinabile. Volkswagen ID. CrossCostruita sulla piattaforma Meb+, evoluzione di quella attualmente utilizzata per le elettriche di Wolfsburg, la prima B-Suv elettrica della Volkswagen inaugura il linguaggio stilistico Pure Positive, fatto di linee semplici e pulite. anche il primo modello della Casa tedesca ad abbandonare le denominazioni numeriche ma a richiamare le versioni termiche a cui si affianca in gamma (in questo caso, la T-Cross). Le immagini di queste pagine anticipano il modello di serie, da cui non dovrebbe distaccarsi troppo. Lunga 4,16 metri, promette interni molto spaziosi: ai 450 litri del bagagliaio si aggiungono i 25 del frunk. L'abitacolo ha un'impostazione minimal, con un infotainment da 13 e il ritorno dei comandi fisici per controllare le principali funzioni dell'auto. Il powertrain è condiviso con gli altri modelli della nuova famiglia di compatte a batteria del gruppo Volkswagen, dalla Cupra Raval alla Skoda Epiq: motore da 211 CV di potenza e un'autonomia di circa 420 km.Quando arriva: autunno 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: da circa 25.000 euro Volkswagen ID. PoloSi chiamerà come l'utilitaria che ha contribuito a scrivere gli ultimi cinquant'anni di storia della Volkswagen, con il prefisso "ID" che ne rivela la natura elettrica. Fedele a livello stilisticoall'equilibrio della precedente Polo, verrà offerta in quattro livelli di potenza, da 116 a 226 cavalli. Due i tagli di batteria (37 o 52 kWh), per autonomie che arrivano a 425 chilometri. Rispetto alla termica le dimensioni della ID. Polo non cambieranno molto: sarà lunga 4,05 metri.Quando arriva: settembre 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: da circa 25.000 euro Volkswagen ID. TiguanCon il suo primo aggiornamento, la Suv elettrica ID.4 cambia nome, riprendendo quello dell'omologa termica e diventando così ID. Tiguan. Come per tutti i restyling, le proporzioni rimarranno pressoché invariate mentre verrà profondamente rivisto il frontale, come si può vedere dalla nostra ricostruzione. Attese parecchie novità all'interno dell'abitacolo così come sottopelle, dove probabilmente troveranno posto batterie di maggiore capacità e motori elettrici più efficienti, per raggiungere livelli d'autonomia superiori rispetto agli attuali.Quando arriva: fine 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: da 40.000 euro Volkswagen ID.3Ormai una "veterana" della mobilità a corrente, la Volkswagen ID.3 va incontro a un profondo restyling, che ne avvicinerà l'estetica a quella di ID. Polo e alle altre nuove arrivate. Sotto, la piattaforma Meb si evolverà, con powertrain più potenti, batterie più efficienti e freni a disco su tutte le ruote. Quando arriva: settembre 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: da circa 35.000 euro Volkswagen GolfDopo il lancio sulla T-Roc, il sistema full hybrid della Volkswagen si appresta a sbarcare sulla Golf. In assenza di dettagli ufficiali, è lecito supporre che le sue caratteristiche ricalcheranno quelle della crossover: sulla T-Roc, il powertrain elettrificato dovrebbe essere offerto in due varianti di potenza, da 136 e 170 CV, entrambi in grado di erogare 306 Nm di coppia e di proporre consumi contenuti. Per il resto, la gamma della hatchback più famosa d'Europa non dovrebbe andare incontro ad altre novità significative, almeno fino alla prossima generazione, che punterà anche sull'elettrico e che dovrebbe vedere la luce tra il 2027 e il 2028.Quando arriva: autunno 2026Motorizzazione: full hybridQuanto costerà: prezzi non dichiarati Volkswagen T-RocProssima all'arrivo nelle concessionarie, la nuova generazione della C-Suv tedesca è cresciuta nelle dimensioni (437 cm) e ora è soltanto ibrida, con motori 1.5 mild hybrid da 116 e 150 CV. Nel corso dell'anno arriveranno anche i propulsori full hybrid da 136 o 170 CV, e il 2.0 quattro cilindri a trazione integrale da 204 CV. All'interno sfoggia una nuova plancia, con strumentazione digitale da 10" e infotainment che, a seconda delle versioni, ha un touch screen da 10,4 o 12,9".Quando arriva: già disponibileMotorizzazione: mild hybridQuanto costerà: da 33.900 euro
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Sabotaggi - Un altro autovelox segato: è tornato Fleximan?
Botto di fine 2025 per Fleximan, che torna protagonista delle strade italiane dopo quasi due anni di silenzio dalla precedente azione, datata 23 febbraio 2024. Il misterioso autore (o chi ne segue le orme) ha segato in due l'autovelox (un Velocar) sulla Statale 16 Adriatica a Mezzano, nel Ravennate, alle due di notte fra il 29 e il 30 dicembre. Per abbattere il palo che sorreggeva il dispositivo, il giustiziere dei velox ha utilizzato come sempre un flessibile, ossia un apparecchio portatile che taglia pietre e metalli mediante un disco di materiale abrasivo. Un colpo messo a segno anche con l'aiuto della nebbia, che ha permesso al sabotatore di non dare nell'occhio lungo l'arteria. Carabinieri e Polizia Locale stanno indagando per individuare il responsabile. Tutti i "colpi" di FleximanCon questo autovelox, siamo arrivati a 24 strumenti tagliati dallo Zorro degli automobilisti, fra emuli e fan. Per ognuno dei pali troncati, è stato commesso un reato (danneggiamento aggravato di un bene pubblico), punibile in base all'articolo 635 del Codice penale: Chi volontariamente distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.Ecco la cronologia delle manomissioni, dall'esordio di metà 2023, nella quale non vengono conteggiati vari danneggiamenti né gli abbattimenti dei dissuasori, box di colore arancione o blu Velo Ok o Speed Check.1. 18-19 maggio 2023: Fleximan debutta in Veneto, a Bosaro (Rovigo), al chilometro 51 della Statale 16, mozzando il dispositivo entrato in funzione il 20 marzo.2. 29 maggio: velox sulla Regionale 482 Altopolesana (ex Statale Ostigliese), a Baruchella (Rovigo), attivato il 12 aprile.3. 19 luglio: di nuovo a Bosaro, con lo stesso modus operandi viene tranciato il dispositivo appena rimesso in sesto. Una sfida agli amministratori.4. 6 agosto: cade lo strumento automatico sulla Provinciale 46 a Mazzorno Destro (Rovigo), a Taglio di Po.5. 2 novembre: nuovo abbattimento chirurgico dell'occhio elettronico di Baruchella: una seconda provocazione.6 e 7. 23 dicembre: vengono segati un velox e poi un altro sulla Tangenziale di Asti (Piemonte).8. 24-25 dicembre: durante la notte, Fleximan torna a colpire a Taglio di Po (Rovigo).9. 24 dicembre: nuovo colpo a Garzara (Corbola, Rovigo) sulla Regionale 495, ex Statale di Codigoro.10. 4 gennaio 2024: a Rosolina (Rovigo), sulla Romea, al chilometro 71,760.11. 9 gennaio: sul Passo Giau (Comune di Colle Santa Lucia, Belluno), sopra Cortina, viene giù il rilevatore più redditizio d'Italia: è l'azione che scatena i tifosi nei social, che parlano (rischiando) persino di un Robin Hood.12. 13 gennaio: prima azione in Emilia-Romagna, nella Bassa Reggiana, sempre nella notte. Ko uno speciale autovelox: un Tutor per il controllo della velocità media su un tratto di quattro chilometri della Cispadana, fra Boretto (Reggio Emilia) e lingresso del centro abitato di Gualtieri.13. 14 gennaio: Fleximan arriva in Lombardia, a Cremona, e abbatte l'autovelox di Martignana di Po.14. 19 gennaio: in quel di Padova (Carceri), si dà l'addio a un apparecchio collocato lungo la Strada regionale 10.15. 21 gennaio: si torna in Lombardia, in provincia di Bergamo, per il taglio del palo del velox sulla Statale 42 ad Albano Sant'Alessandro.16. 22 gennaio: Fleximan fa un salto nel Padovano, a Villa del Conte, e abbatte un dispositivo gestito dalla Polizia Locale della Federazione del Camposampierese. Non condivido questa giustizia fai da te, che però ci deve far riflettere in maniera seria, commenta Antonella Argenti, sindaco di Villa del Conte.17. 24-26 gennaio: sul palo del rilevatore di via Bellucci a Ravenna, il vandalo piazza un cartello con la scritta in arrivo Fleximan; dopodiché, sega in due con un flessibile l'apparecchio di via Dismano, all'altezza di Osteria, verso San Zaccaria. Una provocazione bell'e buona.18. 26-27 gennaio: il serial killer degli autovelox tira giù l'apparecchio di via Borello a Castel Bolognese, nel Ravennate.19. 28-29 gennaio: di nuovo in Lombardia, una mano anonima tronca il palo di un autovelox a Guidizzolo (Mantova) e getta il rilevatore in un canale.20. 29-30 gennaio: approfittando della nebbia, il Samurai col flessibile taglia il palo dell'autovelox sulla circonvallazione di Faenza (Ravenna), per poi farlo crollare nella scarpata. Si tratta di un Velocar, strumento sofisticato al centro delle polemiche dalla sua installazione (nel primo mese multe per un milione di euro).21. 6 febbraio: alle porte di Spoleto (Umbria), sulla Statale 3 Flaminia, cade un velox.22. 6-7 febbraio: incursione su via Mandriole a Sant'Alberto (Ravenna).23. 23 febbraio: ad Asola (Mantova), cade un rilevatore di velocità sulla Provinciale tra Asola e Casalromano.24. 30 dicembre 2025: grazie alla nebbia, il vandalo abbatte un Velocar di Mezzano (Ravenna) alle due del mattino con un'azione fulminea e precisa.
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Volkswagen - Unocchiata agli interni della nuova ID. Polo
Dopo aver saggiato le doti dinamiche della nuova Volkswagen ID. Polo, attraverso la prova, è finalmente arrivata l'ora di scoprirne gli interni. Se invece siete curiosi di togliere il velo alla carrozzeria dovrete portare ancora un po' di pazienza, perché da Wolfsburg fanno sapere che solo ad aprile, a ridosso dell'apertura degli ordini (con prezzi da circa 25.000 euro e un'ampia scelta di motori), potranno accontentarci. Nel frattempo, quel che posso dirvi essendo salito su un esemplare quasi definitivo è che l'abitacolo è all'insegna dello spazio e della praticità, oltre che dello stile e della sostenibilità dei materiali: il team guidato da Andreas Mindt ha lavorato senza trascurare nessuno di questi aspetti, come potete vedere anche dal video. Doppio schermoSalendo a bordo della nuova Volkswagen ID. Polo l'occhio cade immediatamente sulla plancia che abbina al generoso display centrale da 12,9 un cruscotto di dimensioni più grandi rispetto a quelli degli altri modelli ID a cui siamo abituati: parliamo infatti di uno schermo da 10,3, ampiamente configurabile. Fra le varie modalità di visualizzazione ce n'è anche una denominata Retro, che rievoca la strumentazione della Golf prima serie restyling. Un vezzo, che fa da contraltare ai tanti aspetti pratici che dominano l'abitacolo. Qualche esempio? I tasti sul volante tornano ad essere fisici (addio ai comandi a sfioramento degli altri modelli), come pure i comandi del climatizzatore e degli alzavetro nel bracciolo (che ospita anche una maniglia di apertura ripresa dalla nuova T-Roc), entrambi ben rifiniti. All'insegna della praticità anche la rotella nel tunnel per gestire il volume della radio e scorrere le stazioni radio (o i brani musicali della propria playlist). E poi ci sono il supporto del cellulare, anch'esso nella consolle centrale, che consente di mettere lo smartphone in verticale e ha un foro per il passaggio di eventuali cavetti, in modo da collegarsi facilmente alle due prese Usb sottostanti (due anche quelle per i passeggeri posteriori). Parola d'ordine, ricicloAl capitolo materiali troviamo ampie zone in tessuto per la parte superiore della plancia. Materiale ricavato da plastiche riciclate per tutte le versioni, ma non per questo poco gradevole al tatto, anzi. Per gli allestimenti più ricchi (in totale dovrebbero essere quattro le versioni) altre porzioni di plancia e pannelli porte, oltre che i sedili, saranno in Seaqual, un tessuto derivante in buona parte dalle plastiche recuperate nei mari e negli oceani. Il tutto condito da parti in polimero, anch'esso ovviamente con una elevata percentuale di materiali riciclati. Se gli ecologisti possono stare tranquilli, anche l'occhio è appagato da forme armoniose e pulite. A impreziosire l'abitacolo della nuova Volkswagen ID. Polo le luci d'ambiente configurabili che si prolungano sulle porte, mentre una striscia di Led poco più in alto serve per gli allarmi legati agli Adas (che saranno tanti per una compatta, inclusa la segnalazione dei semafori e degli stop). Tanto spazio, anche dietroL'aumento di passo di cinque centimetri arrivando a 260 cm rispetto alle Polo termiche (che resteranno a listino ancora per parecchi anni) consente di migliorare l'abitabilità posteriore. Se a questo si aggiunge il pavimento piatto sotto cui sono nascoste le batterie, da 37 o 52 kWh netti, si può intuire i vantaggi per chi siede sul divano. Uno dei tecnici Volkswagen mi fa notare anche un altro particolare: lui è alto 197 cm, e la sagomatura del tetto in corrispondenza dei poggiatesta posteriori fa proprio al caso suo, permettendogli di non toccare il soffitto. Il modello su cui siamo saliti, fra l'altro, è dotato di un ampio tetto in vetro, altra chicca che dona ariosità all'abitacolo. Difetti? Sicuramente l'assenza di maniglie d'appiglio per i posti dietro, mentre davanti ce ne sono due, come se il guidatore potesse usarne una mentre guida Accogliente con i bagagliIl mio primo appuntamento con la Volkswagen ID. Polo si conclude con un'occhiata al baule, che è davvero ampio: la casa parla di 435 litri (valore che ovviamente verificheremo in occasione di una prova completa), contro i 351 di una Polo termica. Al di là dei numeri la sensazione è che lo spazio sia tanto per un'auto lunga appena 405 cm. Non mancano neppure soluzioni pratiche come il piano regolabile su due livelli o un bel doppiofondo dove riporre il cavo di ricarica. Non è invece previsto un frunk, ossia un vano anteriore: davanti si trovano motore, convertitori e presa di ricarica (quest'ultima davanti alla porta lato passeggero).
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Centro prove - Le 10 supercar più veloci a Vairano: chi domina il nostro tracciato?
Correva l'anno 2020 quando ci siamo resi conto che a certe macchine, il nostro tracciato di handling, stava un po' stretto. Powertrain sempre più potenti, bodykit aerodinamici sempre più spinti; serviva qualcosa che rendesse giustizia alle supercar in continua crescita prestazionale.Ecco allora che nasce il VairanoPro, ossia il layout di pista che dedichiamo unicamente agli hot laps delle vetture più performanti. Di fatto, al nostro tradizionale handling abbiamo aggiunto, collegandolo al rettifilo di alta velocità e a uno dei due cappi di ritorno, circa un chilometro d'asfalto che include quel tanto che basta per dar sfogo alla cavalleria sul dritto e un paio di pieghe velocissime per comprendere più a fondo l'operato dell'aerodinamica, in termini di deportanza e bilanciamento.Da allora, abbiamo visto diverse supersportive alternarsi in vetta alla classifica. Ecco le dieci più veloci. 10. Lamborghini Huracán STO 1'23874In attesa di provare a fondo la Temerario, la Lambo più veloce è ancora lei, persino più della Revuelto (circa mezzo secondo). Il body kit di carbonio ispirato alle Super Trofeo da corsa aggiunge la deportanza necessaria per rendere la STO più efficace delle Huracán standard; rapida e precisa (di avantreno e sterzo), bilanciata (dà fiducia alle andature elevate) e con freni pazzeschi (Brembo CCM-R), paga soltanto una scelta di gomma che privilegia la durata al puro grip, scelta peraltro condivisibile. Sempre tonico, e dalla voce entusiasmante, il V10 aspirato da 640 CV. 9. Chevrolet Corvette Z06 1'23729La Corvette che ha cambiato religione (dopo sessant'anni passa dal motore anteriore a quello posteriore-centrale) non se la cava affatto male in pista. Proprio grazie al nuovo layout tecnico, ha un buon bilanciamento generale (le Michelin Cup 2 R aiutano in questo) ed è rapida e precisa negli inserimenti. Paga però un po' troppo sovrasterzo in uscita di curva e lungo certi appoggi veloci, cosicché non si riescono a sfruttare appieno i 670 CV del suo V8 ad albero piatto. Bene anche i freni (potenti e ben modulabili) e il cambio (rapido sia in salita sia in scalata), mentre lo sterzo meriterebbe una maggior prontezza. 8. Maserati GT2 Stradale 1'23565Il tempo sul giro non è da pole position, ma la piacevolezza di guida sì. La versione più sportiva della ex-MC20, ispirata alla GT2 da corsa, grazie alle mirate modifiche telaistiche e aerodinamiche è davvero uno spasso: facile da decifrare, sincera, ottimamente bilanciata, con quel pizzico di sottosterzo sul veloce che dà sicurezza e un sano accenno di sovra in uscita per godere. Forse un po' sottodimensionato il V6 Nettuno alla luce dell'intero pacchetto tecnico, ma nel complesso funziona. Da rivedere, però, la modulabilità del freno, che non aiuta a sfruttare appieno la potenza dell'impianto nelle staccate più impegnative. 7. Porsche 992.1 GT3 1'22792Con la 992, la GT3 ha compiuto un salto di qualità notevolissimo rispetto a tutte le serie precedenti, grazie soprattutto alle modifiche telaistiche che hanno introdotto, per la prima volta su una noveundici, i quadrilateri anteriori. Che dire: l'arma definitiva da trackday è sempre lei. Perché l'armonia fra tutte le componenti meccaniche, capaci di lavorare sempre all'unisono senza alcuna stonatura, la rendono uno degli strumenti più efficaci e soddisfacenti del panorama. La testimonianza di ciò arriva dal fatto che, con un numero relativamente contenuto di cavalli (510), questa Porsche riesce a mettersi alle spalle sportive ben più potenti. 6. Porsche 992.2 GT3 Weissach Package 1'21892Una promessa fatta dal reparto GT di Flacht, di solito si trasforma in certezza. Difatti, quel piccolo incremento prestazionale annunciato durante il passaggio da 992.1 a 992.2, l'abbiamo riscontrato anche sulla nostra pista di Vairano. A parità di potenza (ma col motore più strozzato, due catalizzatori in più, compensato dal finale del cambio accorciato dell'8%), la 911 GT3 ha limato 1,1 secondi grazie a piccoli e grandi affinamenti telaistici e aerodinamici, per esempio un avantreno rivisto che garantisce maggior precisione, un effetto anti-dive in frenata e una miglior capacità di digerire i cordoli. Il boxer aspirato e il Pdk continuano a essere straordinari: 9.000 giri di pura goduria il primo (ma avaro di coppia in basso) e sempre preciso e puntuale il secondo. 5. Ferrari SF90 Stradale 1'21716La ibrida da mille cavalli di Maranello impressiona, più di tutto, per la facilità di gestione di una quantità tale di potenza e coppia sin dal primo giro. Ogni componente è perfettamente integrato e questo permette di avere sempre sotto controllo la vettura anche nelle condizioni più difficili. In curva il comportamento è leggermente sottosterzante in ingresso e percorrenza, mentre in uscita il sovrasterzo emerge a tuo piacimento, nel senso che la calibrazione dell'acceleratore è talmente raffinata che la puoi gestire in facilità come vuoi tu. Ottima la modulabilità del freno, eccellente la resa dello sterzo. L'unica nota dolente è il peso, che si fa sentire soprattutto nei cambi di direzione dove ci sono vetture più rapide ed efficaci. 4. Mercedes-AMG GT Black Series 1'20926Tempo di assoluto rilievo considerato che si tratta dell'unica sportiva a motore anteriore che è riuscita a entrare in top 10. Aerodinamica da corsa, pneumatici specialistici (Cup 2 R, addirittura con due scelte di mescola) e un'elettronica finemente tarata (traction control regolabile in svariate posizioni), rendono la AMG GT Black Series una delle vetture più appaganti ed efficaci per la guida in pista. letteralmente incollata al suolo, sempre, con un grip meccanico e aerodinamico impressionante. Più a suo agio sul veloce che nel misto, nel comportamento la Black Series ricorda una GT3 da corsa, sebbene il peso non l'aiuti. Il powertrain, pur avendo ben 730 CV e 800 Nm, meriterebbe un po' di allungo in più; e il cambio, seppur rapido, presenta sempre leggeri slittamenti fra un rapporto e l'altro, oltre al problema che non bisogna raggiungere mai il limitatore di giri altrimenti il rapporto successivo arriva con grande ritardo. 3. Ferrari 296 GTB Assetto Fiorano - 1'20925Entriamo nella zona calda della classifica, sul gradino più basso del podio, con la 296 GTB in configurazione Assetto Fiorano. Una delle migliori sportive mai sfornate a Maranello, ancorché fra le più emozionanti da guidare in pista. Tutto è perfettamente accordato e amalgamato nel miglior modo possibile, il che rende ogni metro d'asfalto una vera goduria. Il V6 biturbo ibrido con 830 CV totali, nel suo insieme è incredibile: sound pazzesco, progressione infinita e fulmineo nella risposta. Come pure il cambio, talmente rapido e impeccabile che ti viene da utilizzare i paddle anche quando, in realtà, non sarebbe strettamente necessario. Lo sterzo, seppur sempre un po' leggero, è straordinariamente rapido e preciso. E anche frenare diventa una sfida alla ricerca del limite, perché la potenza dell'impianto è impressionante e si può staccare fin dentro alla curva, con la 296 non fa una piega. 2. Pagani Huayra Roadster BC - 1'20707Con lei abbiamo inaugurato il VairanoPro e ne ha detenuto il record assoluto per tre quattro anni. Qui siamo a cavallo fra la hypercar e l'opera d'arte, a partire dal suo V12 di origine Mercedes-AMG che con 802 CV e 1.050 Nm dispensa libidine a non finire, per spinta propulsiva, erogazione e sound. All'altezza della situazione anche l'impianto frenante, per potenza e modulabilità. Mentre i due elementi che cedono un po' il passo alla concorrenza sono il cambio (un po' lento) e il traction control, che tende a castrare un po' troppo; meglio senza, dosando col proprio piede, ma sempre con cautela 1. Porsche 992.1 GT3 RS 1'19881La regina è lei, l'unica a sfondare il muro dell'1'20 e mettendosi dietro hypercar con quasi il doppio dei cavalli. Con la GT3 RS, serie 992.1, la Porsche ha superato sé stessa ed è riuscita a realizzare l'oggetto stradale più vicino a una vettura da corsa che esista (al netto di produzioni semi-artigianali o troppo estreme per la strada). Per apprezzarla appieno occorre cultura: mi riferisco agli innumerevoli settaggi on board per estensione e compressione degli ammortizzatori, differenziale autobloccante e controllo di trazione; e va detto che, queste funzioni, non sono meramente invenzioni di marketing, ma strumenti realmente utili. Mostruosa per grip meccanico e aerodinamico, solida e bilanciata anche dopo lunghi stint di guida, intuitiva e facile anche se, per trovare il limite, serve competenza. Motore e cambio di assoluta eccellenza, come sempre, sebbene telaio e aerodinamica li surclassino.
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Anteprima - Jeep 2026: tutte le novità in arrivo, dalla Avenger MY26 alla Wagoneer S
La Jeep è uno dei brand più importanti del gruppo Stellantis, soprattutto in Italia: qui la Casa americana rappresenta il primo mercato d'Europa, il terzo al mondo per volumi. Nel 2026 la Jeep punterà molto su modelli elettrici di grandi dimensioni, con due proposte di segmento D pensate per pubblici molto diversi tra loro: l'aggressiva e robusta fuoristrada Recon da una parte, la più elegante e lussuosa Wagoneer S dall'altra.Nei prossimi dodici mesi si amplierà anche la gamma di motorizzazioni della nuova Compass e verrà introdotto un aggiornamento MY26 per la best seller Avenger. Ecco tutte le novità in arrivo, con date, motorizzazioni e prezzi. Jeep ReconAnnunciata nel 2023, questa fuoristrada elettrica è finalmente pronta per arrivare anche in Italia. Due motori, per 650 CV e 840 Nm di coppia, gestiti dal sistema Selec-Terrain con modalità di guida pensate specificamente per la guida in off-road, ma anche per scatenare tutta la sua potenza sull'asfalto, dove per scattare da 0 a 100 km/h le basteranno 3,6 secondi. La batteria, a 400 volt, avrà una capacità di 100 kWh, ma vista la sua mole (e le sue forme), l'autonomia non oltrepasserà di molto i 400 chilometri. La Recon è l'unica Suv elettrica della Casa americana a potersi fregiare del badge Trail Rated, riservato ai modelli con maggiori capacità di guida in fuoristrada. Gli angoli caratteristici sono: attacco 34, uscita 34,5, dosso 23,5. Il portellone è incernierato sul lato destro ed è possibile rimuovere le portiere, il vetro del portellone e i finestrini posteriori in pochi istanti, senza dover usare attrezzi. L'abitacolo, in materiale antigraffio, non manca di tecnologia e tocchi premium come l'impianto stereo firmato Alpine (le casse sono sotto i sedili, così da funzionare anche senza le portiere).Quando arriva: fine 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: prezzi non dichiarati Jeep Wagoneer SNegli Stati Uniti è già una realtà, ormai dal 2024. Per l'Europa, invece, i tempi potrebbero essere maturi verso fine anno, quando questa grande Suv elettrica dovrebbe finalmente andare in vetrina. Le sue caratteristiche sono note: basata sulla piattaforma Stla large, la Wagoneer S è offerta al lancio in una versione unica, bimotore, da 600 cavalli e 800 Nm. La batteria da 100 kWh promette fino a 480 chilometri di autonomia, anche grazie a un design che asseconda l'efficienza aerodinamica. Tanti i dettagli di lusso, dentro e fuori l'abitacolo, come le sette feritoie della griglia illuminate.Quando arriva: fine 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: da circa 80.000 euro Jeep CompassCon la nuova generazione (che come la precedente sarà prodotta in Italia, nello stabilimento di Melfi), la Jeep Compass è diventata multienergia. E dopo aver dato l'addio ai motori a gasolio, cuore della sua gamma italiana, si appresta a una nuova era fatta di full hybrid e plug-in, oltre che di elettrico puro. Accanto alle motorizzazioni già disponibili (mild hybrid e full electric), nel corso del 2026 arriverà l'ibrida alla spina da 195 CV, seguita dall'elettrica Long Range da 231 CV a due ruote motrici. Più avanti sarà la volta della bimotore a trazione integrale, che prenderà il nome di 4xe. Avrà un'impostazione più orientata al fuoristrada e metterà sul piatto ben 375 cavalli.Quando arriva: primavera 2026Motorizzazione: benzina, mild hybrid, plug-in, elettricaQuanto costerà: da 39.900 euro Jeep Avenger 2026La più piccola delle Suv della Casa americana, best seller qui in Italia, nei prossimi mesi verrà aggiornata al Model Year 2026: i ritocchi saranno minimi e interesseranno allestimenti interni, infotainment, paraurti e l'articolazione interna della fanaleria. Possibile qualche miglioria ai motori, alla ricerca di una maggiore efficienza.Quando arriva: autunno 2026Motorizzazione: benzina, mild hybrid, elettricaQuanto costerà: da circa 25.000 euro
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Ricorrenze - Dal triciclo di Benz a Quattroruote: 10 anniversari da celebrare nel 2026
Nei giorni delle Feste, quelle con la maiuscola, è bene ricordare che il 2026 sarà un anno ricco di anniversari per il mondo dell'auto. Dalla nascita dell'automobile per come è storicamente intesa, cioè un veicolo mosso da un motore a scoppio, ai tempi odierni della transizione all'elettrico, gli anni con il sei hanno dato molto al panorama motoristico; con il lancio di modelli iconici o la fondazione di marchi storici che hanno fatto la storia: tutti pronti a fare cifra tonda. Dal 1886 al 2016, abbiamo selezionato dieci momenti. Se siete appassionati di auto, e non più di primo pelo, preparatevi a sfogliare l'album dei ricordi. 1886 Karl Benz brevetta la Patent MotorwagenLa rivoluzione è alle porte. Il cavallo si libera da un giogo millenario e nasce un oggetto capace di spostarsi da sé: l'automobile. La pietra miliare viene posata 140 anni fa, quando Karl Benz deposita all'Ufficio Imperiale dei Brevetti di Berlino il brevetto per la prima auto a motore a scoppio della storia. La Patent Motorwagen prende forma dal 1885 attorno a un motore monocilindrico a quattro tempi di 954 cc e una potenza pari a tre quarti di cavallo vapore. Così equipaggiato, il triciclo di Benz raggiungeva i 16 km/h. 1906 A Torino nasce la Lancia27 novembre 1906: a Torino, per volontà di Vincenzo Lancia e del socio Claudio Fogolin, entrambi provenienti dall'esperienza in Fiat, nasce la casa automobilistica Lancia. Vincenzo, pilota affermato, aveva già collezionato diversi successi sportivi prima di dare il proprio nome a una nuova Casa automobilistica. Nel 1908 arriva la prima creatura del brand, la Lancia 12 HP, con telaio ribassato e leggero, trasmissione a cardano in luogo delle tradizionali catene e soluzioni tecniche che ne decretano il successo: ne furono prodotti oltre 100 esemplari, non pochi per quei tempi. Sempre nel 1906, fu fondata un'altra casa automobilistica dalla lunga tradizione: la Rolls-Royce. 1936 Arriva la Fiat 500 TopolinoPer un gran numero di famiglie italiane, è stata la prima automobile a entrare in garage. pronta a soffiare su 90 candeline la Fiat 500 Topolino, nata tra i due conflitti mondiali per avviare la motorizzazione del Paese. Le dimensioni contenute e la vaga somiglianza con il personaggio di Walt Disney le valsero il soprannome di Topolino, che identificherà le tre serie prodotte dal 1936 fino al 1955. Progettata da Dante Giacosa e il suo team, seguiva una ricetta economica con motore anteriore da 13 CV e trazione posteriore. La cilindrata, di 569 cc, ha determinato il nome ufficiale Fiat 500. 1956 Quattroruote esce in edicolaNel febbraio 1956 esce il primo numero di Quattroruote, frutto di una geniale intuizione di Gianni Mazzocchi. La mobilità di massa è agli esordi e l'Italia alle porte del boom economico viene raccontata nelle pagine del mensile: le prime auto degli italiani, i problemi e gli interrogativi di allora, quando la benzina costava 128 lire al litro e c'erano solo 485 km di autostrade. In copertina c'era l'Alfa Romeo Giulietta. 1966 Alfa Romeo presenta la DuettoAll'anagrafe Alfa Romeo Spider, per tutti "Duetto", debutta al Salone di Ginevra del 1966 per poi divenire un'icona delle spider all'italiana. Ultima opera coordinata personalmente da Giovanni Battista Pinin Farina, quest'Alfa ha forme affusolate e arrotondate, con baule spiovente come il cofano, tratti da cui deriva l'appellativo di osso di seppia. La carrozzeria bassa e filante con frontale e coda arrotondati ha i paraurti in due parti per enfatizzare il tipico scudo Alfa al centro. La spider nasce con la meccanica della Giulia Sprint GT, ma con un passo accorciato. Nel cofano un motore bialbero anteriore longitudinale di 1.570 cc, con due carburatori e 109 cavalli, abbinato a un cambio a cinque marce. 1966 Lamborghini entra nel mito con la MiuraFerruccio Lamborghini non si accontentava della 350 GT. Voleva una vettura ancora più sconvolgente e iconica. Così, nel 1966 debutta al Salone di Ginevra la Miura, il cui stile immortale è firmato da Marcello Gandini per Nuccio Bertone, mentre giovani e abili ingegneri come Giampaolo Dallara e Paolo Stanzani dirigono il progetto tecnico. Al centro, il mitico V12 da 4 litri progettato da Giotto Bizzarrini. 1986 Anni ruggenti nei rally: ecco la Delta HF 4WDVersione sportiva della Lancia Delta, ha una storia breve (1986-1988) ma intensa, con pochi esemplari prodotti entrati nei sogni di tanti appassionati di rally. Questo modello rappresenta la base della Gruppo A che ha corso i mondiali del 1987 e 1988, vincendo il primo (sia il titolo piloti, sia quello costruttori). Viene poi sostituita da una vera e propria icona del genere: la Delta HF Integrale. 1996 Due posti, tanto divertimento: Lotus Elise, Mercedes SLK e Porsche BoxsterAAnnata buona, il 1996, per chi ama le sportive. quello in cui la Lotus lancia sul mercato la Elise, presentata al Salone di Francoforte l'anno prima: motore centrale, trazione posteriore e peso piuma, malgrado una potenza di soli 120 CV. Ma anche l'anno della Mercedes SLK (Sportlich, Leicht, Kompakt), roadster con tetto ripiegabile in metallo derivata dalla Classe C. Nel 1996 debutta anche la Porsche accessibile, la prima Boxster (serie 986), con motore a cilindri contrapposti (sei) da 2.5 litri e 204 CV. 2006 -L'Audi che non c'era: la supercar R8La Casa dei quattro anelli arriva là dove non aveva mai osato, presentando una supersportiva a motore centrale. Audi, insomma, entra nel settore delle varie Ferrari, Porsche e Lamborghini, anche grazie all'acquisizione di quest'ultima, avvenuta nel 1998: la base tecnica della R8, infatti, è condivisa con la Gallardo. In nome di una sinergia tra Ingolstadt e l'Emilia che si è protratta nelle generazioni successive. 2016 Elon Musk svela la Model 3, prima Tesla di massaNel 2016, la Tesla presenta la Model 3, entrata poi in produzione nell'anno successivo. Pur non essendo la prima elettrica di Elon Musk, va considerata un modello cruciale: il primo con il quale la Tesla ha macinato grandi volumi. Nel 2021, la Model 3 è diventata la prima auto elettrica a superare il milione di consegne nel mondo.
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Anteprima - Ferrari 2026, tutte le novità in arrivo: la prima sarà l'Elettrica
Il 2026 sarà uno degli anni destinati a rimanere nella storia di Maranello: in primavera, infatti, verrà presentata la prima Ferrari 100% elettrica, un modello che ha suscitato discussioni a non finire per il solo fatto di esistere (nessuno l'ha ancora visto). Ma le novità del Cavallino non si fermano qui: nei prossimi dodici mesi inizieranno infatti le consegne della nuova entry level Amalfi, della 296 Speciale A e della 849 Testarossa, erede della SF90 Stradale, anche in versione Spider. Ferrari ElettricaUn'auto che molti hanno già definito sovversiva, ma che conserva il Dna di Maranello in ogni singolo bullone. Le forme definitive dell'auto - probabilmente da crossover - saranno svelate solo in primavera, in occasione della sua presentazione ufficiale. Qualche settimana prima, a inizio anno, saranno svelati gli interni, che metteranno a disposizione quattro posti a sedere, tanti quanti le portiere. La Ferrari Elettrica sarà una vettura di grandi dimensioni, circa cinque metri, con un passo di 296 cm (6 in meno rispetto alla Purosangue). Il peso di 2.300 kg circa sarà ripartito per il 47% all'anteriore e per il 53% al posteriore. Saranno quattro i motori elettrici della prima Bev di Maranello, due all'anteriore e due al posteriore, così da assicurare anche la trazione integrale. Entrambi gli assi saranno sterzanti, mentre la potenza teorica complessiva arriverà a 1.129 CV, ripartiti per lo più al posteriore. Quella effettiva non è stata ancora dichiarata, ma in modalità Boost si supereranno i 1.000 CV. Il sound non prevede nulla di artificiale, solo l'amplificazione della voce elettrica dell'auto. Gli accumulatori a 880V sono uno dei fiori all'occhiello del progetto: interamente progettati eassemblati a Maranello, sono integrati direttamente nel telaio e composti da 210 celle, suddivisein 15 moduli, per una capacità lorda di 122 kWh. L'autonomia stimata supera i 530 chilometri, mentre la potenza di ricarica arriva a 350 kW.Quando arriva: autunno 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: circa 500.000 euro (stimati) Ferrari 849 Testarossa l'erede della SF90 Stradale, con cui condivide, evolvendola, la base meccanica ma prendendo invece le distanze quanto a estetica e aerodinamica. Ispirata dalle Sport Prototipo degli anni 70, la 849 ha un powertrain ibrido plug-in da 1.050 cavalli. Il cuore del sistema è un V8 biturbo da 4.0 litri e 830 CV a 7.500 giri, con 842 Nm di coppia erogati a quota 6.500. Se il termico agisce sul solo retrotreno, lavorando assieme a uno dei tre motori elettrici, l'avantreno è azionato da un'unità a corrente.Quando arriva: primavera 2026Motorizzazione: ibrida plug-inQuanto costerà: prezzi non dichiarati Ferrari AmalfiCalifornia, Portofino, Roma e ora Amalfi. L'evoluzione della Ferrari entry-level prosegue con questa vettura moderna, ma dallo stile che inneggia alla Dolce Vita. Frutto di un lavoro ingegneristico a tutto tondo che ha affinato una base tecnica consolidata, questa Ferrari mantiene saldamente al suo posto, in posizione anteriore-centrale, il V8, senza elettrificazione e con qualche cavallo extra (640 totali, 20 in più della Roma). La Amalfienfatizza ulteriormente le due anime distinte che si erano già fuse nella Roma, coniugando una certa facilità d'uso nella vita quotidiana con il carattere e le prestazioni di una vera Ferrari: uno sdoppiamento figlio, tra le altre cose, di un lavoro di fino sull'elettronica. Anche per questa ragione la V8 adotta ora l'Abs Evo già utilizzato sulla 296 GTB e ilbrake-by-wire.Quando arriva: gennaio 2026Motorizzazione: benzinaQuanto costerà: da 240.000 euro Ferrari 296 Speciale ALa versione pensata per gli amanti della pista della V6 ibrida di Maranello è pronta ad arrivare nella sua evoluzione en plein air giusto in tempo per la bella stagione. La 296 Speciale A condivide lo stesso pacchetto tecnico della Speciale con tetto fisso: 50 CV in piùrispetto alla GTB, per 880 totali, 20% di carico aerodinamico in più e prestazioni da prima della classe. Oltre 330 km/h di velocità massima, 0-100 in 2,8 secondi e 0-200 in 7,3.Quando arriva: marzo 2026Motorizzazione: ibridaQuanto costerà: da 462.000 euro
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James Moylan - Addio all'inventore della freccia che indica il lato del rifornimento
L'uomo che risolse il dilemma del rifornimento si chiamava James Moylan ed era un progettista di finiture interne della Ford: 40 anni fa, inventò la freccia accanto all'icona della pompa di carburante sul cruscotto. Un simbolo essenziale, che indica da quale lato fare il pieno. Moylan è scomparso l'11 dicembre scorso all'età di 80 anni, ma la sua idea accompagnerà gli automobilisti ancora per molto, moltissimo tempo.Moylan ebbe l'idea in un giorno piovoso dell'aprile 1986: dopo aver accostato l'auto aziendale a un distributore di benzina di Dearborn, nel Michigan (di fatto, la città dell'Ovale blu), il designer si rese conto di aver parcheggiato dal lato sbagliato, perché lo sportello del serbatoio era dall'altra parte. Dovette inzupparsi d'acqua, effettuare una manovra e spostare la macchina sul lato corretto.L'episodio accese l'ingegno di Moylan, che propose al costruttore di inserire una freccia vicino all'indicatore del livello del carburante per avvisare i conducenti. R. F. Zokas, direttore Ford per il design degli interni, gli comunicò che l'azienda avrebbe installato le frecce indicatrici sulle auto del modello 1989 in fase di sviluppo. Il debutto avvenne su Escort e Mercury Tracer, quindi sulle Thunderbird e Mercury Cougar del 1989. La freccia di Moylan: minima spesa, massima resa Prima degli anni 1970, molte auto avevano il bocchettone dietro la targa: le norme di sicurezza imposero lo spostamento sul lato destro o sinistro per evitare incendi in caso di tamponamento, rendendo la posizione dello sportello variabile. Dalla fine degli anni 1980, la freccia di Moylan è diventata indispensabile, non richiedendo nuovi componenti meccanici, ma solo una modifica millimetrica alla grafica del cruscotto. Un valore notevole per il cliente a un costo bassissimo per il produttore. Un aiuto per tutti Quell'icona è preziosa per l'auto di proprietà (magari non ci si ricorda il lato dello sportello) e ancora di più per le famiglie con due vetture. Ma soprattutto per chi usa macchine aziendali e per i consumatori che prendono i veicoli in car sharing oppure a noleggio a breve o lungo termine. Un'intuizione che semplifica la vita a milioni di automobilisti in ogni angolo del pianeta, una soluzione invisibile finché non serve, ma fondamentale nel momento chiave. Perché spesso il genio risiede nel risolvere i problemi più comuni con la massima semplicità.
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Stellantis - Cassino prolunga lo stop alla produzione fino al 16 gennaio
Cancelli chiusi a Cassino anche l'anno prossimo, come ha comunicato Stellantis. Dopo la pausa natalizia iniziata a metà dicembre 2025, che si sarebbe dovuta concludere il 2 gennaio, il fermo produttivo si prolunga fino a venerdì 16 gennaio 2026.Per i lavoratori dei reparti di lastratura, verniciatura e montaggio, si passerà direttamente dalle ferie al contratto di solidarietà.Stando ai sindacati, se quest'anno il numero di esemplari usciti dal sito del Frusinate (Alfa Romeo Giulia e Stelvio, e Maserati Grecale) non ha raggiunto quota 18 mila, nel 2026 non arriverà a 13 mila.Il crollo spinge i rappresentanti dei lavoratori a chiedere ancora un tavolo di confronto, a livello nazionale, sulla crisi profonda dell'impianto.
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Stranger Things 5 - La BMW di Steve è più iconica di quanto pensi (e centra lABS)
La serie Stranger Things di Netflix si prepara a chiudere la quinta (e ultima) stagione con i due episodi che verranno resi disponibili sulla piattaforma di streaming nella notte di Capodanno. Uscita nel 2016, la saga fanta-horror dei Duffer Brothers è ambientata all'inizio degli anni Ottanta, e vede protagonisti alcuni ragazzini alle prese con forze soprannaturali ed esperimenti scientifici fuori controllo. La BMW 733i "conta" nel SottosopraA occupare la scena (e a contribuire in maniera determinante al successo della serie) è soprattutto l'accurata ricostruzione di quegli anni, la nostalgia che si porta appresso e la miriade di citazioni e omaggi alla cultura popolare. Tra gli oggetti più ricchi di fascino, almeno per gli appassionati di auto, c'è la BMW 733i guidata da Steve Hair Harrington, uno dei protagonisti della serie. Senza scivolare negli spoiler, possiamo quantomeno dire che la berlina tedesca (soprannominata The Beamer) gioca un ruolo importante nello sviluppo della storia. Lusso e tecnologia (per l'epoca)Lunga poco più di cinque metri, la BMW 733i guidata da Steve è antecedente al facelift del 1982: lo si capisce dai gruppi ottici tondi di uguale diametro e dall'assenza dei fendinebbia sotto il paraurti. Nel cofano di quest'auto di lusso c'è un 6 cilindri in linea da 3.2 litri e 179 CV, con una coppia massima di 266 Nm. Ma c'è di più: questa BMW fu una delle prime a proporre l'ABS (anche se allora era a richiesta), introdotto proprio sulle Serie 7 (E23). Non mancano l'airbag per il guidatore, il computer di bordo con spie per i guasti e le anomalie e i controlli completi per il climatizzatore. Insomma, tutto quello che serve per affrontare il Sottosopra.
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Centro prove - Sfida tra Suv full hybrid: chi consuma meno? - VIDEO
L'ibrido è diventato una delle soluzioni più concrete per ridurre consumi ed emissioni senza cambiare le abitudini di guida. In particolare, il full hybrid. E non uno qualsiasi, ma il full hybrid alla giapponese, quello che da oltre vent'anni promette consumi contenuti, affidabilità e semplicità d'uso, senza bisogno di prese o ricariche. Scuola orientaleIn questo test mettiamo a confronto tre Suv full hybrid di segmento C, tutte molto rappresentative: Honda ZR-V, Nissan Qashqai e-Power e Toyota Corolla Cross. Non le abbiamo scelte per caso: sono nel cuore del mercato, nella fascia più combattuta e, soprattutto, raccontano tre modi diversi di interpretare lo stesso concetto: usare l'elettrificazione per consumare meno, senza complicare la vita a chi guida. Analizziamo il powertrainQui, infatti, non è una sfida di stile, di infotainment o di optional. Il focus è uno solo: il powertrain. E la domanda è semplice quanto cruciale: qual è il più efficiente? Per rispondere ci affidiamo ai numeri che contano, quelli del Centro prove, lontani dai cicli teorici e molto più vicini all'uso quotidiano. Ognuna a modo suoSi parte da Toyota, che nel 1997 ha cambiato la storia dell'auto con la Prius, la prima full hybrid di grande serie. Da lì nasce una tecnologia che oggi equipaggia milioni di vetture e che sulla Corolla Cross arriva in una forma matura e collaudata. Successivamente, Honda e Nissan rispondono con filosofie diverse: la ZR-V punta su un full hybrid raffinato e progressivo, mentre la Qashqai e-Power ribalta lo schema tradizionale, con il motore termico che non muove mai le ruote, ma lavora solo come generatore. Chi vince la sfida?E allora, qual è la full hybrid più efficiente, chi si accontenta di meno carburante e chi vanta il maggior piacere di guida? La risposta è nel video qui sopra, con dati alla mano.
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Innovazione - Gigacasting: la tecnologia italiana che sta cambiando il modo di costruire le auto
Una delle imprese più difficili nel settore automotive (e non solo) è rendere semplici le cose complesse, migliorando ciò che già esiste. A vincere questa scommessa sono stati l'italiana Idra Group (di proprietà della cinese LK) e l'americana Tesla, che hanno rivoluzionato il settore semplificando la produzione delle vetture grazie alla Giga Press e al Gigacasting. Vediamo di cosa si tratta. Il concetto di "Giga" Nel 2018 la bresciana Idra Group sviluppa la Giga Press, una macchina grande quanto una palazzina: l'alluminio fuso viene iniettato in uno stampo per formare l'intera parte posteriore o anteriore dell'auto. Un salto quantico nell'ambito della pressocolata ad alta pressione. Grazie a questo gigantesco timbro, tutto diventa più facile e veloce, con un risparmio su costi, manodopera e fornitori rispetto alla lavorazione tradizionale, che prevede l'assemblaggio di tanti piccoli pezzi.Nel 2020 Elon Musk ci vede giusto quando decide di affidarsi alla Giga Press su larga scala, spingendo il concetto a dimensioni senza precedenti. Costruisce il telaio della Suv Model Y con due pezzi, una differenza sbalorditiva rispetto alla struttura della berlina Model 3, composta da 171 pezzi uniti da 1.600 saldature. Il risultato? Un taglio dei costi del 40%. Come si arriva al Gigacasting? il sistema produttivo basato sulle Giga Press, un termine coniato dal marketing dell'azienda texana: pochi secondi per la pressa contro minuti di saldatura robotizzata.Le prime Giga Press negli stabilimenti Tesla esercitano una forza di chiusura di 6 mila tonnellate: oggi siamo a 12 mila tonnellate grazie allo sviluppo e alla leadership tecnologica dell'italiana Idra, player industriale di riferimento.Il processo è complicato: l'alluminio fuso viene iniettato nello stampo d'acciaio, la macchina tiene lo stampo chiuso con una pressione spaventosa mentre la parte si raffredda e si solidifica. Infine, il pezzo viene estratto, rifilato e ispezionato. Visti gli investimenti in ballo, sbagliare è vietato: le prove tecniche si fanno con avanzatissimi software di simulazione. Tesla ha sfruttato le conoscenze di SpaceX per sviluppare una lega di alluminio proprietaria che raggiunge le caratteristiche meccaniche necessarie senza trattamenti termici, garantendo maggiore precisione dimensionale.Le auto elettriche hanno esigenze strutturali specifiche che rendono il Gigacasting vantaggioso: sono costruite su piattaforme che devono proteggere il pacco batterie al centro del veicolo (architettura skateboard). La produzione delle sezioni strutturali anteriore e posteriore in un unico getto fornisce rigidità torsionale e stabilità per sostenere gli accumulatori. Riparabilità: la sfida più grandeUno degli aspetti critici di questa tecnologia è la riparabilità del pezzo monolitico: se danneggiato in un sinistro, non può essere saldato facilmente come le vecchie scocche multi-pezzo. I costruttori stanno lavorando su design che prevedano punti di taglio e giunzione per rendere le mega-fusioni parzialmente sostituibili, senza compromettere la rigidità strutturale. La soluzione è progettare sistemi di assorbimento, in modo che sia molto più difficile intaccare il cuore del sistema. Cosa accade nel risiko automotive Mentre aumentano i concorrenti di Idra Group (come Bühler e Yizumi), altre Case si avvicinano a questa tecnologia. Il gruppo Toyota ha preso ispirazione dal Gigacasting per realizzare la concept elettrica Lexus LF-ZC basata su tre pezzi. Anche le cinesi Huawei, NIO, Xpeng e Zeekr si stanno avventurando su questo percorso. In più, GM, Hyundai, Nissan e Volvo studiano un analogo sistema produttivo per ridurre costi e tempi. Siamo ai primi passi, con esiti da verificare anche sulla scorta della domanda globale di auto elettriche: fra investimento iniziale per la Giga Press e costi connessi, i costruttori valutano se sia il momento di azzardare.
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Anteprima - Nissan 2026: tutte le novità in arrivo, dalla nuova Juke alla Wave
La Nissan prepara un 2026 con tante novità, per la gran parte elettriche: la più importante è senz'altro la Juke, best seller della Casa giapponese che rompe col passato, presentandosi con uno stile del tutto nuovo e motori solo elettrici. Nel corso dell'anno arriveranno poi le nuove generazioni della Micra (già ordinabile) e della Leaf, seguite da una piccola citycar a batteria realizzata sulla base della Renault Twingo, che potrebbe chiamarsi Wave. Nel 2026 ci sarà spazio anche per il restyling della Suv X-Trail, con novità soprattutto nel frontale. Nissan JukeLa terza serie della Juke dice addio alle linee tondeggianti a cui siamo abituati, lasciando spazio a un nuovo look fatto di tagli netti e forme segmentate. L'ispirazione per questo design viene dalla concept Hyper Punk, svelata al Salone di Tokyo del 2023. Sottopelle ci sarà probabilmente la piattaforma Cmf-Ev, che potenzialmente può impiegare batterie molto capienti; la Juke, però, non dovrebbe discostarsi troppo dai 50 kWh di capacità massima, per contenere il prezzo di listino. Potrebbe arrivare anche la NismoLunga circa 4,3 metri, la nuova Nissan Juke arriverà inizialmente in versione single motor a due ruote motrici, ma non è esclusa una variante a due motori e trazione integrale, magari marchiata Nismo: nelle scorse settimane la Nissan ha detto di voler ampliare nei prossimi anni la gamma di modelli ad alte prestazioni. La nuova B-Suv continuerà a essere costruita in Inghilterra, a Sunderland, dove la Nissan ha investito miliardi per rinnovare i propri stabilimenti, adeguandoli alle esigenze dei modelli a batteria: qui verranno prodotte Leaf, Juke e la prossima generazione della Qashqai. L'attuale Juke non andrà subito in pensione, e affiancherà la nuova arrivata ancora per qualche anno.Quando arriva: presentazione a fine 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: da circa 30.000 euro Nissan WaveCome già successo per la Renault 5 con la Micra, anche la Twingo (nell'immagine qui sopra) avrà una gemella giapponese a marchio Nissan, anche lei sotto i quattro metri di lunghezza, che potrebbe chiamarsi Wave. Questa citycar a batteria sfrutterà la stessa base tecnica della piccola francese, in parte sviluppata in Cina, sfruttando le sinergie previste dall'alleanza tra il costruttore francese e quello di Yokohama. La carrozzeria sarà giocoforza simile a quella della Twingo, con alcune differenze di design, in linea con il nuovo corso stilistico della Casa giapponese. Condiviso il powertrain, con motore da 82 CV e batteria LFP da 27,5 kWh.Quando arriva: dicembre 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: da circa 20.000 euro Nissan MicraGiunta alla sesta serie, la piccola giapponese è costruita sulla base della Renault 5, con la quale non nasconde la parentela, che emerge in particolare nella fiancata: misura 3,97 metri di lunghezza e offre un bagagliaio da 326 litri. La gamma si articolerà su due tagli di batteria, da 40 o 52 kWh, a ciascuno dei quali sarà abbinato un motore da 122 CV e 150 CV, con autonomie rispettivamente di 310 e 408 chilometri. Rispetto alla sorella francese, la dotazione comprende la funzione e-Pedal, che permette di arrivare all'arresto completo semplicemente rilasciando l'acceleratore. Quando arriva: febbraio 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: da 29.500 euro Nissan LeafLa terza serie dell'elettrica giapponese si evolve nel design come mai prima d'ora per contenere al massimo i consumi: grazie alle nuove forme spunta un Cx di 0,25. Da un paraurti all'altro misura 4,35 m. L'abitacolo sfrutta al meglio il passo di 2,69 metri, con tanto spazio per i passeggeri e un bagagliaio da 437 litri dichiarati. Sulla plancia spiccano due display da 14,3 pollici, uno per la strumentazione e l'altro per l'infotainment connesso. Due le motorizzazioni, da 177 e 218 CV, abbinati a batterie da 52 o 75 kWh, per autonomie di 436 o 604 chilometri.Quando arriva: maggio 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: da 36.900 euro Nissan X-TrailPer la quarta generazione della grande Suv della Nissan è giunto il momento del classico restyling di metà carriera: l'aggiornamento verrà presentato nei prossimi mesi, mentre le vendite inizieranno in autunno. Le novità si concentreranno soprattutto nel frontale, con mascherina e gruppi ottici che assumeranno una forma più coerente con il recente linguaggio stilistico della Casa. La sport utility giapponese continuerà a disporre di motorizzazioni full e mild hybrid. Quando arriva: autunno 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: da circa 40.000 euro
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Autostrade - Dal 1 gennaio aumentano i pedaggi: ecco quanto pagheremo
Dal 1 gennaio 2026, i pedaggi di gran parte delle autostrade italiane rincareranno dell'1,5%: l'adeguamento tariffario, pari all'indice di inflazione programmata per il 2026, riguarderà le concessionarie per le quali è in corso la procedura di aggiornamento dei piani economico-finanziari.Nessun aumento, invece, per le società Concessioni del Tirreno (Tronco A10 e A12), Ivrea-Torino-Piacenza (Tronco A5 e A21) e Strada dei Parchi A24-A25 (Autostrada Roma-L'Aquila e diramazione per Pescara), in linea con i rispettivi atti convenzionali vigenti.Scatterà inoltre un rialzo dell'1,925% sulla Salerno-Pompei-Napoli. Infine, viene riconosciuto un +1,46% all'Autostrada del Brennero, con concessione scaduta, per la quale è in corso il riaffidamento della stessa. Il ministero polemizza Stando alla nota del ministero delle Infrastrutture, che dà conto dei ritocchi tariffari, lo stesso dicastero (d'intesa col governo) ha cercato di congelare i pedaggi sulle tratte gestite da concessionarie per le quali è in corso la procedura di aggiornamento dei piani economico-finanziari: l'intento era quello di lasciare i rincari in freezer fino alla definizione dei nuovi piani, ma la sentenza contraria della Corte Costituzionale ha vanificato lo sforzo dell'esecutivo. Pertanto, l'Autorità di regolazione dei trasporti (Art) ha determinato che l'adeguamento tariffario sarà dell'1,5%. Sulle decisioni di Corte Costituzionale e Art, il ministero guidato da Matteo Salvini dice di "non poter più intervenire. Cos'è l'indice di inflazione programmataL'indice di inflazione programmata è un valore previsionale stabilito dal ministero dell'Economia, che indica l'obiettivo di variazione dei prezzi al consumo ritenuto coerente con la politica economica nazionale. Per il 2026, è stato fissato all'1,5%. A differenza dell'inflazione misurata a posteriori dall'Istat, l'inflazione programmata serve come parametro per calcolare gli aumenti annuali di servizi pubblici e concessioni. Come i pedaggi. Tutto messo nero su bianco nelle convenzioni, contratti fra lo Stato (proprietario della rete autostradale) e le società concessionarie che gestiscono le tratte.
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Centro prove - Classifica bagagliai: le B-Suv e C-Suv più spaziose
Quali sono le B-Suv e le C-Suv (in pratica, fra le macchine più vendute in Italia) che vantano il bagagliaio più capiente? Ecco una classifica, basata sulle rilevazioni reali del Centro prove (con i celebri sacchi pieni di palline da tennis) delle 10 più capaci: cinque B-Suv e altrettante Sport utility di segmento C. Per trasportare il necessario per le vacanze, gli hobby, i nostri amici animali domestici... e tutto ciò che vi viene in mente. Le trovate, nell'ordine, dalla decima alla prima per capienza reale. 10. Volkswagen T-RocFresca di debutto, soddisfa nella pura capacità del bagagliaio. Anche se perde una trentina di litri rispetto al modello precedente, raggiunge comunque quota 348. Regolare nelle forme e ben rifinito, prevede pure lo schienale diviso in tre parti, per non perdere due posti a sedere se devi caricare oggetti lunghi e stretti, come un paio di sci. Si abbatte anche lo schienale del sedile passeggero anteriore. 9. Ford PumaUna B-Suv molto capiente, la Puma. Anche grazie al Megabox, vano nascosto da 73 litri - rivestito di materiale plastico - sotto il piano di carico e provvisto di foro per lo scolo dei liquidi (così, nel caso si trasportassero oggetti sporchi, si può pulire facilmente). La capacità complessiva del bagagliaio raggiunge i 363 litri. Le forme sono regolari, la finitura discreta. 8. Kia EV3Una B-Suv di lusso, la Kia EV3. Elettrica pura, con i suoi 385 litri di bagagliaio si posiziona all'ottavo posto della nostra classifica. Pratico il piano regolabile su due altezze, anche se purtroppo non sono stati previsti ganci per le borse. Alta la soglia di carico, a 77 centimetri dal suolo. Presente anche un vano bagagli anteriore, ma soltanto da 15 litri: perfetto per i cavi di ricarica. 7. Hyundai KonaCon ben 421 litri, la Hyundai Kona - la capacità rilevata è la stessa su elettrica e ibrida - vanta un bagagliaio ben dimensionato in rapporto ai 436 centimetri di lunghezza. Finitura e dotazione per organizzare il carico sono ok, la soglia alta (79 centimetri dal suolo). Pratico lo schienale del divano diviso in tre parti. L'elettrica prevede anche un frunk anteriore da 15 litri, perfetto per ospitare i cavi di ricarica. 6. Citroën C3 AircrossCome listino, ha un prezzo da Suv di segmento B, ma come dimensioni s'allunga in modo deciso (con i suoi 440 centimetri da un paraurti all'altro) verso il C. Ne consegue un bagagliaio quasi a prova di trasloco, con 479 litri rilevati; risultato, questo, che condivide con la cugina tedesca Opel Frontera. Meno curate, su entrambe, finitura e dotazione per organizzare il carico. Assente su entrambe il divano scorrevole; soglia di carico alta (79 centimetri da terra). 5. Jeep CompassNata sulla piattaforma Stla Medium, cresce tanto nelle dimensioni esterne rispetto alla serie precedente (+15 centimetri di lunghezza) e porta con sé un bagagliaio molto capace: il Centro prove ha rilevato 479 litri. La soglia è molto alta (79 centimetri dal suolo) e si può sfruttare un vano sotto il piano di ben 87 litri. Schienale del divano diviso in tre. Stesso discorso per la cugina Citroen C5 Aircross, che ha la stessa capacità. 4. Skoda KaroqNon è più una giovincella, ma con 465 litri misurati si pone al quarto posto della classifica. Comoda la possibilità di far scorrere il divano, che è diviso in tre. La parte centrale, però, non si muove: è possibile comunque abbattere lo schienale per caricare oggetti lunghi e stretti. Soglia di carico non troppo alta, a 69 centimetri dal suolo. 3. Dacia BigsterIl valore di 494 litri è stato rilevato con il piano di carico nella posizione più bassa (senza l'optional del ruotino di scorta: altrimenti, si scende a 378).Il divano non scorre, però lo schienale diviso in tre parti accresce la versatilità. Altissima la soglia di carico, a 80 centimetri dal suolo. 2. Volkswagen TiguanBen rifinito, funzionale (pratiche le leve di sblocco degli schienali dal vano), con il piano di carico posizionabile su due livelli e la possibilità di far scorrere il divano. La cubatura, poi, è notevole: con i sedili tutti indietro, ci sono 508 litri a disposizione. 1. Hyundai TucsonIl nostro Centro prove ha rilevato una capacità utile di 523 litri, di cui una sessantina nel doppiofondo. Non curatissima la finitura (i fianchi sono di plastica rigida) però ci sono i ganci fermacarico agli angoli e la presa a 12 volt sul lato sinistro, che eroga fino a 180 watt. Soglia piuttosto alta, a 75 centimetri da terra.
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Incidenti - Codice della strada: cosa è cambiato davvero dopo la riforma?
Il 14 dicembre scorso la riforma del Codice della strada ha compiuto un anno dalla sua entrata in vigore. Anche se alcune novità non sono ancora operative, si pensi al targhino e all'obbligo di assicurazione per i monopattini, grazie alle stime preliminari diffuse dall'Istat sugli incidenti stradali nella prima metà del 2025 è possibile fare una prima valutazione degli effetti che le novità hanno avuto se ne hanno avuti sulle strade. Meno incidenti, morti e feritiPartiamo dai numeri dell'Istat riferiti al periodo gennaio-giugno (tra parentesi la variazione percentuale rispetto allo stesso periodo del 2024): Incidenti stradali: 82.344 (-1,3%) Feriti: 111.090 (-1,2%) Morti: 1.310 (-6,8%) Sulla base di questi dati si può effettivamente affermare che la riforma ha prodotto un beneficio sulla sicurezza stradale. Questi numeri, però, come avverte l'Istat, sono preliminari e, anzi, sono stime. Dunque, sono da prendere con le molle perché sono soggetti a variazioni. Lo dimostrano gli analoghi dati diffusi un anno fa dallo stesso istituto di statistica sui primi sei mesi del 2024: Incidenti stradali: 80.057 (+0,9%) Feriti: 107.643 (+0,5%)Morti: 1.429 (+4,0%) Perché servono i dati definitiviPrendendo a riferimento le stime del 2024, infatti, risulterebbe nella prima metà del 2025 un aumento degli incidenti del 2,9%, un incremento dei feriti del 3,2% e una diminuzione delle vittime dell'8,3%, ossia variazioni diverse da quelle stimate quest'anno.Insomma, per fare un bilancio reale degli effetti della riforma del Codice della strada bisognerà aspettare i dati definitivi del 2025, che saranno diffusi a luglio 2026 (che le stime preliminari siano ballerine lo provano anche quelle del 2023, che avevano parlato di 79.124 incidenti, 106.493 feriti e 1.384 morti, numeri che avrebbero modificato le variazioni 2024 sopra riportate in, rispettivamente, +1,2%, +1,1% e +3,3%). Codice della strada e sicurezza: il confronto con l'EuropaNon solo. Per una valutazione più completa la fotografia italiana andrebbe comunque contestualizzata all'interno della più ampia dimensione europea. Non perché i nostri numeri non siano veri, ma perché se, per esempio, nell'Unione si fossero registrate variazioni simili a quelle italiane sarebbe certamente un po' più difficile affermare che ciò che è accaduto all'interno dei nostri confini sia attribuibile esclusivamente alla nostra riforma del Codice (ma sarebbe indubbiamente più facile sostenerlo se, invece, le nostre riduzioni fossero migliori o addirittura in controtendenza). Purtroppo, però, il dato di medio termine continentale non esiste. Dunque, per stabilire una relazione tra i dati sugli incidenti e la riforma del Codice si dovranno aspettare i dati 2024 definitivi, che arriveranno a fine luglio 2026. Le regole che cambiano: cosa prevede davvero la riformaPer valutare l'effetto della riforma del Codice della strada non bisognerà limitarsi al dato complessivo, ma fare il più possibile riferimento alle norme di comportamento su cui il legislatore è effettivamente intervenuto, ossia uso del cellulare alla guida, obbligo di casco e di circolazione solo in ambito urbano per i conducenti dei monopattini (l'obbligo di targhino e di assicurazione Rc, come abbiamo detto, non sono ancora operativi), incremento dei limiti di potenza e potenza specifica per i neopatentati, cambiamento di impostazione relativamente alle sostanze stupefacenti, introduzione della sospensione breve per alcune pericolose violazioni.Questo livello di dettaglio, però, non è disponibile sulle stime preliminari e, dunque, un'analisi fine non si può ancora fare.
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Modellini - Touring Superleggera Aero3, aerodinamica daltri tempi
Il nome Touring Superleggera evoca uno stile e una ricerca aerodinamica senza tempo. Oggi quell'eredità rivive nel modello in scala Aero3, basato sulla Ferrari F12, proposto in scala 1:18.Realizzato su licenza da Tecnomodel, il modellino è in resina, materiale scelto per garantire fedeltà delle linee e proporzioni millimetriche. Si presenta su un'elegante base con effetto carbonio e targa identificativa della versione. Dettagli che fanno la differenzaLa prima cosa che colpisce è la grande pinna posteriore, riprodotta con spessore in scala corretto. I dettagli in carbonio a vista, come le minigonne, mostrano una trama fine e ben orientata, protetta da un trasparente lucido che ne esalta la tridimensionalità.Ottima la resa della calandra a scudetto, con retina fotoincisa di eccellente fattura. La verniciatura in rosso, colore scelto per la presentazione ufficiale, è fluida e uniforme, interrotta dalla numerazione sulle portiere e dai convogliatori d'aria anteriori in arancione. Interni e componentiNonostante il modello sia chiuso, la trasparenza dei cristalli permette di apprezzare l'abitacolo: il volante con logo Aero3, comandi colorati sulla plancia nera, sedili ben profilati con cinture in tessuto marchiate Sabelt.I cerchi lasciano intravedere dischi freno forati e pinze con finitura alluminio convincente. Gli pneumatici a spalla bassa in gomma morbida presentano una scolpitura corretta e realistica. Perché sceglierlaPer chi colleziona design italiano moderno, l'Aero3 è una delle auto più originali degli ultimi anni: un pezzo che non passa inosservato, capace di mostrare gli effetti dell'aerodinamica anche su una mensola. Disponibile in Limited edition, costa 249 euro.
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Test in corso - Audi A2 e-tron: nuove foto tra strada e ricarica
Proseguono i test su strada dei primi prototipi della nuova A2 e-tron (che potrebbe anche chiamarsi Q2, dal momento che la carrozzeria è più vicina a quella di una Suv che di una monovolume compatta), la nuova elettrica di Ingolstadt. La versione definitiva dovrebbe essere presentata il prossimo autunno, con l'arrivo nelle concessionarie all'inizio del 2027: qui trovate già la nostra ricostruzione. Quei richiami all'A2Il prototipo, coperto da abbondanti camuffature, è stato pizzicato dai nostri fotografi sia durante la marcia, sia durante la ricarica. Diversi gli elementi di interesse: all'anteriore si trova la calandra grigia chiusa che già abbiamo visto sulla Q4, mentre i gruppi ottici su due livelli, con la sottile firma luminosa nella parte alta, sono quelli delle Audi più recenti. Al posteriore si trova quello che con ogni probabilità sarà l'elemento più caratterizzante di questo nuovo modello, nonché il richiamo più evidente alla A2 del 2000, ossia il cristallo posteriore diviso in due sezioni, con uno spoiler nel mezzo. Percorrerà fino a 650 kmL'Audi A2 sarà costruita sull'ultima evoluzione della piattaforma Meb del gruppo Volkswagen ma, rispetto alla Volkswagen ID.3 da cui deriva, la fiancata dovrebbe risultare più ariosa grazie alla presenza del terzo finestrino posteriore. In gamma dovrebbero trovare posto powertrain con potenze da 170 a 326 CV (a trazione integrale), con due tagli di batteria e autonomie fino a 650 chilometri.
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Anteprima - BMW 2026, tutte le novità in arrivo: si parte dalla nuova Serie 3
Per la BMW, il 2026 sarà un anno importante, perché segnerà l'arrivo della nuova Serie 3, declinata tanto in versione termica quanto elettrica, con la i3 su piattaforma Neue Klasse: quest'ultima avrà la sua versione M, con quattro motori elettrici e una potenza stimata di oltre mille cavalli. Nei primi mesi dell'anno arriverà nelle concessionarie la iX3 elettrica, che abbiamo già guidato, e il restyling della Serie 7, al momento avvolto nel riserbo. BMW Serie 3 / i3Nel corso dei prossimi dodici mesi il modello più rappresentativo della Casa di Monaco si rinnoverà ancora una volta, però sdoppiandosi: da un lato le versioni termiche, sempre su base Clar, dall'altro - con una carrozzeria leggermente diversa - quelle elettriche, costruite sulla piattaforma Neue Klasse portata a battesimo dalla iX3. Stile in comuneLe due berline (ma arriverà anche la station wagon Touring) condivideranno molti degli stilemi principali, a partire dal nuovo frontale con il doppio rene sottile a tutta larghezza, con la cornice illuminata e che integra i gruppi ottici. Griglia chiusa sull'elettrica, aperta sulla termica, per consentire il raffreddamento del motore. A distinguere i due modelli saranno però le proporzioni: la Serie 3 termica manterrà il caratteristico primo volume lungo, mentre l'elettrica avrà un primo montante più avanzato e una linea di cintura ascendente. Tecnologia al top per entrambeCome tutti i prossimi modelli della BMW, anche la rinnovata Serie 3 adotterà il Panoramic iDrive introdotto dalla iX3, un inedito display che corre sotto il parabrezza. Insieme a questo, arriverà su entrambi i modelli il volante dalla forma avveniristica e il display centrale a forma romboidale. Per quanto riguarda le motorizzazioni, la nuova BMW i3 debutterà con lo stesso powertrain dual motor da 469 CV della iX3, seguito in un secondo momento da una variante single motor (più economica) e dalla M, con quattro motori elettrici - uno per ruota - e oltre 1.000 CV di potenza. La versione M3 è prevista anche per la Serie 3 termica.Quando arriva: fine 2026Motorizzazione: elettrica, termicaQuanto costerà: 55-65.000 euro BMW iX3 La capostipite della famiglia Neue Klasse è una Suv elettrica lunga 4,78 metri, presentata al Salone di Monaco e già ordinabile. Sul mercato è disponibile per ora solo la versione 50 con powertrain dual motor da 469 CV, alimentato da una batteria da 108,7 kWh. Sulla carta, l'autonomia dichiarata supera gli 800 chilometri. Nel corso dell'anno arriveranno varianti a motore singolo, meno potenti e meno costose.Quando arriva: inizio 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: da 69.900 euro
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Addio BB - Brigitte Bardot e le auto: una storia damore lunga decenni
L'automobile, quasi da sempre, è stata anche un efficace strumento di rappresentazione prima che di semplice mobilità. Brigitte Bardot ne ha attraversato tutte le declinazioni possibili, senza mai irrigidirsi in uno stile o in un'idea precisa. Il suo rapporto con le quattro ruote è sempre stato istintivo, aderente alle fasi della vita più che all'immagine pubblica, ed è forse anche per questo che continua a raccontare molto del suo tempo.Nel 1958, quando la sua notorietà aveva già superato ogni argine, la Bardot acquistò non lontano da Saint-Tropez la tenuta della Madrague, destinata a diventare il suo vero centro gravitazionale. In quegli anni si muoveva spesso alla guida di una Simca 8 1200 cabriolet, scelta coerente con un contesto urbano ancora raccolto e con un'immagine che, pur già celebre, non aveva ancora assunto dimensioni globali. Accanto a lei, Roger Vadim preferiva una Lancia Aurelia B24, segnando anche sul piano automobilistico due sensibilità diverse. E proprio nel 1958 venne realizzato un altro scatto indimenticabile: quello dove lei, ventitreenne, posa con eleganza sul cofano di una Lancia Flaminia davanti all'Hotel Miramonti, allora il più celebre hotel di Cortina d'Ampezzo. In virtù della sua fama e non solo, Renault la scelse come volto per il lancio della Floride, spider costruita sulla meccanica della Dauphine e pensata per incarnare un'idea di eleganza leggera, accessibile, moderna. L'operazione ebbe un impatto enorme e, nel caso della Bardot, non rimase confinata alla comunicazione: la Floride divenne realmente la sua auto personale, a conferma di un'identificazione autentica tra prodotto e personaggio, suggellata anche dalla sua presenza sulla copertina di Quattroruote nel maggio 1961. Con gli anni Settanta e la crescita del suo status di icona, arrivò inevitabilmente anche il lusso assoluto. L'acquisto di una Rolls-Royce Silver Cloud II Mulliner, rilevata da Charles Aznavour, segnò una fase diversa, più distante, più protetta. La utilizzò nella Parigi del XVI arrondissement per un periodo relativamente breve, quasi a confermare che quell'auto rappresentava una parentesi, più che una scelta definitiva. Molto più duraturo, invece, è stato il suo legame con veicoli semplici e funzionali. Negli anni Ottanta Brigitte Bardot venne più volte immortalata a bordo di una Mini Moke, perfetta per muoversi tra le strade sterrate intorno alla Madrague. Ancora più significativo il rapporto con la Renault 4 Van bianca, diventata l'automobile dei suoi ultimi anni. Un'auto modesta, simbolo della Francia rurale, che la accompagnava nei brevi spostamenti quotidiani tra La Madrague e La Garrigue, la villa dove ospitava i suoi animali. Una passione che non era sfuggita ai media: nell'ottobre 2023, all'età di 89 anni, Bardot venne fotografata da Paris Match mentre guidava proprio quella R4. Le immagini la ritraevano alla guida con i capelli raccolti e grandi occhiali da sole, appena dimessa dall'ospedale.C'è poi anche un legame più laterale, ma emblematico, con il mondo delle supercar. Brigitte Bardot fu infatti passeggera su una Lamborghini Miura d'eccezione, la celebre Millechiodi. Nata nel 1969 come Miura S telaio #4302, blu notte con interni senape, l'auto fu gravemente danneggiata in un incidente prima di essere acquistata da Gianni Sotgiu e Walter Ronchi, già legati alla storia della Miura Jota. Ricostruita secondo una visione personale interamente rivettata nei punti giusti la Millechiodi ospitò la Bardot come passeggera quando l'auto apparteneva a Franco Galli, che non a caso affidò il volante anche all'amico Franois Cevert, allora legato sentimentalmente all'attrice, per garantire personalmente il comfort della bellissima Brigitte. Dalla Simca alla Floride, dalla Rolls-Royce alla 4L, passando per una Miura irripetibile, la storia di Brigitte Bardot e delle automobili non è mai stata fatta di collezionismo, ma di uso, di contesto, di tempo. Una storia d'amore lunga decenni, conclusasi ieri con la scomparsa della diva francese all'età di 91 anni, e che continua a raccontare molto più di quanto sembri, non solo di lei, ma dell'automobile come specchio della società.Il legame più inatteso con l'automobile, infine, non nasce da una scelta personale, bensì da un riflesso culturale. Durante la progettazione della prima Ferrari stradale a motore centrale, la sigla BB cominciò a circolare informalmente tra tecnici e designer, come avrebbe raccontato anni dopo Leonardo Fioravanti. Non un omaggio dichiarato, ma il risultato di un'associazione spontanea tra bellezza, desiderio e intensità emotiva. Ufficialmente Berlinetta Boxer, la 512 BB portò comunque con sé quell'acronimo, diventato parte integrante del mito.
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