Aston Martin a Goodwood con tutte le sportive: dalla DBX S alla Valhalla da 1.060 CV
Aston Martin ha confermato la presenza ufficiale al Goodwood Festival of Speed 2026. Accanto alla AMR25 di Formula 1 che sarà impegnata anche sul percorso della salita con Jak Crawford e Jessica Hawkins, la Casa di Gaydon mostrerà agli spettatori la sua gamma sportiva al completo: le recenti DB12 S, Vantage S e DBX S, la classica Vanquish, la nuova Valhalla a motore centrale e la hypercar Valkyrie. La tecnica dei modelli S, Vanquish e Valhalla La gamma dei modelli S è al centro dell'attenzione per la sua caratterizzazione sportiva: una messa a punto dell'assetto e del powertrain più aggressiva rendono questi modelli ancora più coinvolgenti e per tutte l'unità motrice è il V8 4.0 di origine AMG: eroga 727 CV sulla DBX S, 700 CV sulla DB12 S e 680 CV sulla Vantage S. La Vanquish rimane invece fedele al V12 biturbo, che raggiunge quota 835 CV, mentre la nuova Valhalla propone il V8 ad albero piatto e il pacchetto plug-in hybrid per 1.060 CV totali.
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Ferrari Luce, in Cina finisce in un lampo: perché l'elettrica è già sold-out
La Ferrari Luce ha scatenato un ampio e feroce dibattito: qui potete leggere cosa ne pensano quattro grandi designer, mentre qui c'è il resoconto del dibattito che abbiamo ospitato a Ignition). In ogni caso, a Maranello possono già dirsi soddisfatti delle prime risposte del mercato. Infatti, uno degli obiettivi dichiarati - conquistare i consumatori cinesi - è stato centrato fin da subito: la prima elettrica del Cavallino rampante è appena arrivata sul mercato locale, ma risulta già sold-out.La Casa emiliana, stando a diverse ricostruzioni di stampa, avrebbe allocato sul mercato cinese 88 esemplari della Luce, venduti integralmente in tempi rapidissimi. Insomma, il pubblico locale ha accolto l'elettrica esattamente come previsto a Maranello. Posizionamento ad hoc I clienti cinesi potrebbero aver approfittato anche di un posizionamento particolarmente favorevole rispetto ai listini occidentali. La Luce è stata lanciata a 3.988.000 yuan, pari a circa 510 mila euro al cambio attuale.In Europa, invece, il listino parte da 550 mila euro: in altre parole, ai clienti cinesi è stato riservato un vantaggio nell'ordine del 7%. Una scelta che potrebbe riflettere la volontà di Ferrari di rispondere alla crescente pressione nel segmento delle supercar elettriche, dove modelli come Yangwang U9 o Xiaomi SU7 Ultra stanno acquisendo visibilità.Resta però un altro elemento decisivo nelle dinamiche d'acquisto locali: la ricerca dello status-symbol. In Cina, il marchio del Cavallino rampante conserva un appeal fortissimo, a differenza di quanto accade per altri costruttori premium europei o occidentali, sempre più esposti alla concorrenza locale.
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Dal 1982 al digitale: la Pajero riparte da un elemento iconico
Mitsubishi ha diffuso un video teaser della nuova Pajero, introducendo una delle novità tecniche: il Multi Meter. Sul sito dedicato all'iconica fuoristrada, la Casa giapponese ha mostrato i quadranti del sistema digitale, ispirato agli indicatori analogici della prima serie del 1982 e pensato per fornire al guidatore le informazioni chiave per la guida in off-road: altitudine, temperatura esterna, roll e pitch, oltre alla distribuzione della coppia sugli assi e sui due lati della vettura. La quinta serie e le ipotesi tecniche Mitsubishi ha in programma il lancio della quinta serie del Pajero entro la fine del 2026 e il marchio tornerà presto operativo anche in Italia. Finora è stato mostrato solo un teaser del frontale e non sono disponibili ulteriori dettagli tecnici: l'ipotesi più plausibile resta quella del telaio a longheroni derivato dal pick-up Triton, mentre sul fronte powertrain non è escluso l'arrivo di varianti elettrificate da affiancare ai tradizionali diesel.
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Fiat Pandina Tributo Autobianchi: un dettaglio nelle foto spia anticipa la serie speciale
Abbiamo sorpreso sulle strade italiane il muletto di una versione speciale della Fiat Pandina, completamente coperto da camuffature tranne che per un particolare, volutamente lasciato scoperto per essere fotografato, dove si legge Tributo Autobianchi. Questo modello non è ancora stato annunciato ufficialmente, ma l'avvio dei test su strada potrebbe far pensare che la sua presentazione sia ormai imminente. Richiami alle Autobianchi storiche Difficile capire come si distinguerà dal modello attuale la Pandina Tributo Autobianchi: quasi certamente sarà realizzata sull'allestimento Cross, con le protezioni in plastica nera attorno ai fari anteriori e i rigonfiamenti dei fendinebbia integrati nella mascherina. Dall'unico dettaglio visibile sembra che il colore della carrozzeria riprenda il marroncino caratteristico di alcuni modelli della Casa milanese, mentre la parte inferiore del muso è coperta da un rivestimento nero, che potrebbe nascondere qualche elemento esclusivo, come una griglia con richiami alle cromature della A112 e della Y10. Il motore non cambia Per quanto riguarda gli interni della Pandina Tributo Autobianchi, possiamo aspettarci un livello di finitura superiore, oltre a materiali e lavorazioni che richiamino i modelli prodotti a Desio, a cominciare dal velluto per i rivestimenti dei sedili. Quel che è certo è che la vettura monterà l'unica motorizzazione attualmente in gamma per la citycar torinese, ossia il 1.0 mild hybrid da 65 CV, abbinato al cambio manuale a sei rapporti. La storia dell'Autobianchi Autobianchi nasce nel 1955 come joint venture tra Bianchi, Fiat e Pirelli, con l'obiettivo di riportare la Bianchi nel settore automobilistico e di produrre modelli basati su soluzioni tecniche già collaudate dal gruppo torinese. Il cuore produttivo del marchio è stato lo stabilimento di Desio, in provincia di Milano, da cui sono usciti modelli come la Bianchina del 1957, basata sulla Fiat 500, la A112 del 1969 e la Y10, alla base della successiva famiglia Lancia Y/Ypsilon. Dopo la chiusura dell'impianto brianzolo nel 1992, la produzione della Y10 venne trasferita in altri stabilimenti del gruppo fino al 1995, anno in cui si chiuse la storia produttiva del marchio Autobianchi.
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Bosch, dimissioni a sorpresa: Hartung lascia nonostante il contratto fino al 2031
Bosch ha annunciato un sorprendente cambio al vertice: Stefan Hartung ha rassegnato le dimissioni dall'incarico di presidente del consiglio di gestione e amministratore delegato.A sostituirlo, con decorrenza dal primo luglio prossimo, sarà l'attuale vice Christian Fischer, affiancato da Markus Forschner e Markus Heyn nel ruolo di vicepresidenti del consiglio di gestione. Le dimissioni hanno colto di sorpresa azienda e azionisti. Proprio lo scorso anno, Hartung aveva ottenuto un'estensione del contratto fino al 2031. Il manager, che ha lasciato l'incarico di sua iniziativa e in accordo con gli azionisti, ha motivato la decisione con la volontà di dedicarsi a nuovi impegni sociali e attività imprenditoriali al di fuori del Gruppo Bosch.Entrato in Bosch 22 anni fa, dopo l'avvio di carriera in McKinsey, Hartung ha guidato la maggiore azienda di componentistica al mondo per circa quattro anni e mezzo. Si tratta della più breve permanenza al vertice nella storia della multinazionale.Un elemento che rende le dimissioni ancora più inattese è la tradizionale stabilità della governance: in circa 140 anni di storia, Bosch ha avuto soltanto sette amministratori delegati.
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Benzina da 180 CV o full hybrid: Kia Seltos arriva in Italia, ecco quanto costa
Aprono gli ordini per il mercato italiano della Kia Seltos, la nuova SUV di segmento C della Casa coreana, che arriva con due motorizzazioni e quattro allestimenti: Business, Style, GT-Line e X-line. I prezzi partono da 31.500 euro per la benzina e da 35.000 euro per la full hybrid. La scheda tecnica Lunga 4.430 mm, larga 1.830 e alta 1.610 mm, la Kia Seltos ha un passo di 2.690 mm. Il bagagliaio mette a disposizione 536 litri (483 per la AWD), che diventano 1.511 (1.458) abbassando gli schienali della seconda fila. La versione con il 1.6 quattro cilindri turbobenzina da 180 CV c'è con cambio manuale a sei marce oppure con un automatico a sette rapporti a doppia frizione, anche 4x4. In alternativa c'è la full hybrid da 154 CV a trazione anteriore, oppure da 178 CV con la trazione integrale data da un secondo motore elettrico sull'asse posteriore. Kia Seltos Business Il listino apre con l'allestimento Business, che di serie prevede cerchi di lega da 16", fari anteriori full LED, maniglie a scomparsa, sensori di parcheggio anteriori e posteriori. In abitacolo troviamo il display panoramico che integra quadro strumenti e infotainment (entrambi da 12,3") e plancetta per il climatizzatore da 5,3", il climatizzatore bizona, il cambio shift-by-wire (full hybrid) e la telecamera posteriore. Presente su tutta la gamma la guida assistita di livello 2 con monitoraggio dell'angolo cieco. Kia Seltos Style L'allestimento intermedio Style aggiunge i cerchi da 18", la vernice metallizzata (o perlata) con la griglia in nero lucido e gli specchietti richiudibili elettricamente. A bordo i sedili sono rivestiti in Kia Tex Classic (quello del conducente a regolazione elettrica), ci sono le sedute anteriori e il volante riscaldabili, il sensore pioggia e la piastra di ricarica a induzione. Kia Seltos GT-line e X-line Gli allestimenti più ricchi completano la dotazione con il portellone posteriore elettrico e l'assistente di parcheggio, i cerchi da 19", i vetri posteriori oscurati e i fari full LED, la pedaliera in alluminio, il volante sportivo e i rivestimenti in Kia Tex Signature, il navigatore connesso e le luci ambientali. La X-line si distingue per alcuni dettagli estetici come le protezioni sottoscocca e le decorazioni delle portiere in nero lucido. I pacchetti optional Per la Style è disponibile il pacchetto Techno e Design (1.600 euro) per avere i vetri posteriori oscurati, le luci ambientali, i fari full LED, una presa USB anteriore da 100 Watt e il sistema audio Harman & Kardon a 8 altoparlanti. Per GT-line e X-line c'è il pacchetto Techno (1.000 euro) con chiave digitale, porta USB da 100 W a impianto Harman & Kardon. Sempre per queste due versioni c'è il tetto panoramico ad apertura elettrica (1.250 euro) e il pacchetto Premium (1.400 euro) aggiunge il riscaldamento per tutte le sedute, la ventilazione per quelle anteriori (lato guida con memoria e funzione massaggio) e l'head-up display. Il listino della Kia Seltos Seltos 1.6 2WD MT Business: 31.500 euroSeltos 1.6 2WD MT Style: 34.000 euroSeltos 1.6 2WD DCT Business: 33.500 euroSeltos 1.6 2WD DCT Style: 36.000 euroSeltos 1.6 2WD DCT GT-line: 39.000 euroSeltos 1.6 AWD DCT Style: 38.000 euroSeltos 1.6 AWD DCT X-line: 41.000 euroSeltos 1.6 HEV 2WD DCT Business: 35.000 euroSeltos 1.6 HEV 2WD DCT Style: 37.500 euroSeltos 1.6 HEV 2WD DCT GT-line: 40.500 euroSeltos 1.6 HEV AWD DCT Style: 40.000 euroSeltos 1.6 HEV AWD DCT X-line: 43.000 euro
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F1, GP dAustria: Russell torna alla vittoria dominando
George Russell completa l'opera iniziata sabato con una pole position costruita con un mix di astuzia e talento, conquistando il Gran Premio d'Austria con una gara di assoluto controllo. Grazie a questo successo, il britannico recupera dieci punti su Andrea Kimi Antonelli - oggi terzo al traguardo - e si porta a quaranta lunghezze dal compagno di squadra nella classifica iridata. Russell interrompe inoltre un digiuno di vittorie che durava dal Gran Premio d'Australia, prova inaugurale della stagione.Russell non nasconde la soddisfazione: Incredibile tornare sul gradino più alto. Mancava da un po', quindi stasera me la godrò di sicuro. Max e la Red Bull sono stati incredibilmente veloci questo weekend, complimenti a loro. Ho dovuto spingere a ogni singolo giro, sapevo quanto fossero rapidi quelli dietro.La sua è stata una corsa quasi impeccabile. Scattato bene dalla prima piazzola in griglia, ha difeso la testa e ha costruito un margine consistente su tutti grazie a un primo stint solido con gomma Medium. Qualche difficoltà l'ha incontrata nella fase centrale, dove sono riemerse le note incertezze nella gestione della Hard, ma superato il momento critico ha controllato con lucidità il vantaggio su Verstappen e Antonelli, conquistando così la seconda affermazione stagionale. Max recupera dopo l'incidenteOttima prova di Max Verstappen, secondo, finalmente in grado di mostrare la reale competitività della RB22 dopo l'incidente che lo aveva estromesso anzitempo dalla Q3. L'olandese, davanti al pubblico di casa Red Bull, è stato l'unico vero grattacapo per Russell, senza però mai trovare lo spunto decisivo per poterlo raggiungere e sopravanzare. stata una gara molto positiva per noi, i primi giri sono stati piuttosto divertenti, ha commentato Verstappen. Onestamente credo che la macchina fosse in una buona finestra per metà gara, poi abbiamo accusato qualche problema che mi ha impedito di trovare un buon ritmo. Ma chiudere secondo così vicino alla vittoria mi rende molto felice. Ho preso una botta alle ginocchia nell'incidente di ieri, non è piacevole, ma oggi è andata bene. Podio dolceamaro per AntonelliPer Antonelli resta un podio dal retrogusto amaro. Anche oggi il bolognese ha dimostrato di essere, in termini di ritmo, l'unico potenzialmente in grado di insidiare Russell, ma la posizione di partenza e i problemi di feeling ai freni fin dai primi giri gli sono costati due posizioni e un margine di tempo rivelatosi decisivo. Sfortunato anche nelle due esposizioni della Virtual Safety Car, avendo effettuato la sosta sempre poco prima del suo inserimento. Dopo lo "zero" di Barcellona, però, torna a muovere la classifica con un risultato pesante nella rincorsa al titolo.Kimi ha così commentato la sua gara: Ero un po' troppo esaltato nei primi giri e non ho guidato bene, ho commesso qualche errore di troppo. Ma una volta cambiate le gomme mi sono resettato e il passo era forte. Peccato solo essermi unito alla festa un po' troppo tardi. Il resto della Top 10Oscar Piastri firma un buon quarto posto, anche se i venti secondi dal podio fanno male; netto il divario con il compagno Lando Norris, settimo. Stesso discorso per la Ferrari, oggi letteralmente dispersa rispetto a Barcellona: Hamilton si accontenta del quinto posto a parecchi secondi dal vincitore, mentre va anche peggio a Leclerc, irriconoscibile rispetto alle ottime qualifiche. Il monegasco chiude ottavo a 45 secondi da Russell e a quasi venti da Hamilton.Bene invece Isack Hadjar, sesto e ancora una volta all'altezza del compito affidatogli dalla Red Bull: portare punti pesanti senza perdere terreno da Verstappen. Il parigino ha preceduto Norris, Leclerc e le due Racing Bulls di Liam Lawson e Arvid Lindblad, entrambe in zona punti a completare la Top 10.Così nelle retrovieAltra giornata beffarda per l'Audi, con Gabriel Bortoleto e Nico Hulkenberg appena fuori dai punti, undicesimo e dodicesimo. Anonime le Alpine, con Pierre Gasly tredicesimo e Franco Colapinto quindicesimo, separate dalla prima Haas di Oliver Bearman. Esteban Ocon ha portato la seconda VF-26 in sedicesima posizione, in una gara in calando dopo essere addirittura risalito in undicesima piazza al termine del primo giro.Alexander Albon non va oltre il diciassettesimo posto, a conferma del momento difficile della Williams, zavorrata dal sovrappeso che incatena le monoposto di Grove. Altra gara da dimenticare per l'Aston Martin: Fernando Alonso chiude ultimo, gravato anche da una penalità per eccesso di velocità in pit lane, mentre Lance Stroll è stato richiamato ai box al giro 47 per il ritiro.Corsa complicata anche per Carlos Sainz, tra i ritirati anzitempo: al giro 24, in pieno rettilineo, lo spagnolo ha visto spegnersi volante e vettura, parcheggiando a bordo pista e innescando la prima Virtual Safety Car. La dinamica lascia pensare a un problema di batteria, vero tallone d'Achille della power unit Mercedes in questa prima metà di 2026.In casa Cadillac, infine, le attese erano alte: al Red Bull Ring le MAC-26 si sono presentate con diversi aggiornamenti, ma non se ne sono potuti apprezzare gli effetti. Valtteri Bottas si è ritirato al terzo giro e Sergio Perez appena due passaggi più tardi, entrambi traditi dal surriscaldamento dei freni.
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F1, GP Austria: Russell in pole davanti alle Ferrari
Le qualifiche del Gran Premio d'Austria hanno regalato l'ennesimo ribaltone. Quando il cronometro sembrava aver già consegnato la pole a Charles Leclerc, George Russell ha tirato fuori dal cilindro un 1'06"113 prendendosi la prima posizione sulla griglia di domani.L'incidente che ha cambiato la sessioneA pochi istanti dal passaggio decisivo di Russell, Max Verstappen ha perso il controllo della sua Red Bull nel terzo settore, finendo contro le barriere mentre era lanciato all'attacco del tempo di Leclerc, provvisoriamente davanti a tutti. L'esposizione della bandiera gialla nel tratto interessato ha indotto diversi piloti ad alzare il piede, vanificando i rispettivi tentativi.Tra questi anche Andrea Kimi Antonelli, che pure aveva mostrato il potenziale per giocarsi la pole. Anche Russell ha comunque rallentato, ma non ha abortito il giro: i commissari, dopo le verifiche del caso, hanno confermato la legittimità della sua prestazione.Dopo un venerdì opaco e libere poco incoraggianti, le due Rosse hanno trovato il guizzo nel momento che conta. Leclerc è secondo, Hamilton terzo: un risultato che pareva improbabile e che premia gli aggiornamenti portati da Maranello in Austria, oltre alla capacità dei due piloti di alzare l'asticella rispetto al giorno precedente. Il resto del gruppoNonostante il finale a muro sul finale, Max Verstappen partirà quinto: peccato, perché sembrava avere il passo per giocarsi un risultato più importante. Al suo fianco, in terza fila, la prima delle deludenti McLaren, quella di Lando Norris. Il campione del mondo in carica precede di un soffio il compagno Oscar Piastri, settimo. Ottava la seconda Red Bull di Isack Hadjar, davanti alle Racing Bulls di Liam Lawson e Arvid Lindblad, staccato di 52 millesimi dal compagno.Delusione in casa Alpine: entrambe le A526 fuori in Q2, con Pierre Gasly undicesimo per appena 40 millesimi e Franco Colapinto solo sedicesimo, complice un bilanciamento mai del tutto a punto in uscita di curva.Eliminazione in Q2 anche per le due Audi e per le Haas, con Gabriel Bortoleto (dodicesimo) capace di precedere Nico Hulkenberg (quattordicesimo); in mezzo la VF-26 di Oliver Bearman, davanti di quasi tre decimi a Esteban Ocon.Fuori già in Q1 Carlos Sainz e Alexander Albon, traditi da una sbavatura all'ultima curva. Per il team di Grove un weekend amaro: terzultima forza in pista davanti solo a Cadillac e Aston Martin, lontano anni luce dal quinto posto Costruttori di appena sei mesi fa. Chiudono la griglia Sergio Perez e Valtteri Bottas, comunque davanti alle due Aston Martin di quasi un secondo. Fernando Alonso ha preceduto Lance Stroll di mezzo secondo: le AMR26 pagano la cronica assenza di aggiornamenti, telaio e power unit.I risultati delle qualifiche in Austria >>
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Hyundai i30 cambia dentro: il 5G sale a bordo senza aumenti
Hyundai presenta in Italia la i30 Model Year 2027. Non cambiano prezzi e powertrain, mentre si aggiorna la tecnologia di bordo. I clienti possono continuare a scegliere la i30 a partire da 28.350 euro, con carrozzeria 5 porte o Station Wagon e motori benzina 1.0 T-GDI da 115 CV e 1.6 T-GDI da 150 CV, abbinati al cambio manuale oppure all'automatico doppia frizione. Rimangono invariati anche gli allestimenti Business e N Line. Connettività avanzata con il Next Generation eCall 5G La principale novità della gamma 2027 riguarda la connettività di bordo: debutta il Next Generation eCall 5G, di serie su tutta la gamma. La maggiore velocità di trasmissione dati riduce i tempi degli aggiornamenti over-the-air e migliora l'utilizzo delle applicazioni integrate, comprese quelle dedicate alle situazioni di emergenza. Con il nuovo Model Year entra inoltre tra le tinte senza sovrapprezzo la colorazione Cypress Green. Dotazioni di serie per Business e N Line La versione Business include il pacchetto di ADAS Hyundai SmartSense, i gruppi ottici LED, i cerchi in lega da 16 pollici, il climatizzatore bi-zona, il doppio schermo da 10,25 pollici, la retrocamera, i sensori di parcheggio e la ricarica wireless per smartphone.La N Line aggiunge un'impronta più sportiva grazie al kit aerodinamico dedicato, al terminale di scarico specifico, ai cerchi in lega da 17 oppure 18 pollici, alle finiture interne con cuciture rosse, al volante sportivo, alla pedaliera in metallo e al supporto lombare elettrico per il sedile guida. Hyundai i30 Model Year 2027: prezzi Hyundai i30 5 porteHyundai i30 5 porte 1.0 T-GDI Business: 28.350 euroHyundai i30 5 porte 1.0 T-GDI N-Line: 29.850 euroHyundai i30 5 porte 1.6 T-GDI DCT Business: 31.850 euroHyundai i30 5 porte 1.6 T-GDI DCT N-Line: 33.350 euroHyundai i30 WagonHyundai i30 Wagon 1.0 T-GDI Business: 29.850 euroHyundai i30 Wagon 1.0 T-GDI N-Line: 31.350 euroHyundai i30 Wagon 1.6 T-GDI DCT Business: 33.350 euroHyundai i30 Wagon 1.6 T-GDI DCT N-Line: 34.850 euro
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Genesis arriva in Italia: primo showroom a Padova
Il rilancio del marchio Genesis passa dall'apertura della prima concessionaria italiana. stato infatti inaugurato a Padova lo showroom ufficiale di Ferri Auto, che espone su oltre 200 metri quadrati la gamma elettriche della Casa coreana. Entro la fine dell'anno sarà aperto un secondo centro a Roma, dove saranno proposte ai clienti le Genesis GV60, GV70 e G80. La sportiva GV60 Magma e i servizi dedicati ai clienti In occasione dell'inaugurazione a Padova è stata esposta anche la GV60 Magma, che apre la strada alla futura gamma sportiva Magma. Inoltre, è stato presentato il Genesis Brand Cube: si tratta di uno spazio esclusivo dedicato all'accoglienza e al dialogo con il cliente, dove le vetture vengono configurate in ogni dettaglio.Genesis ha annunciato anche la garanzia 5-Year Care Plan a chilometraggio illimitato, con soccorso stradale europeo e manutenzione programmata inclusi. Sono inoltre previste formule personalizzate di noleggio.
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La verità dietro i dati ufficiali: così si scopre se unauto è davvero spaziosa - VIDEO
Lo spazio reale di un'auto non coincide quasi mai con i litri dichiarati: nella vita di tutti i giorni contano forme, sfruttabilità e accessibilità, non solo i numeri della scheda tecnica. da qui che prende spunto una nuova puntata della nostra video-serie di consigli pratici (Tips & Tricks), dedicata a come valutiamo l'abitabilità reale di un'auto, a partire dalle prove statiche su baule e divano posteriore. A Quattroruote non ci fermiamo al dato dichiarato dalla Casa: misuriamo il volume effettivamente sfruttabile del bagagliaio, valutiamo la forma del vano, l'accessibilità del piano di carico e lo spazio disponibile per chi siede dietro, compreso quello per i piedi sotto i sedili anteriori, spesso trascurato al momento della scelta. il metodo del nostro Centro Prove, pensato per raccontare con precisione l'abitabilità concreta di un'auto. Il valore dichiarato, cioè i litri indicati nella cartella stampa, racconta solo una parte della storia. La quotidianità ne svela un'altra, spesso più utile per chi deve caricare valigie, scatoloni o un passeggino. Protagonista del test è la Honda HR-V, che grazie alla seduta posteriore sollevabile offre una flessibilità di spazio rara nel segmento. Una configurazione ideale per capire, dati alla mano, quanto sia davvero sfruttabile l'abitabilità rispetto a quanto promettono i numeri ufficiali. Tutti i dettagli nel video qui sopra.
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Renault e Marocco: come nasce l'ecosistema ultra-competitivo alle porte dell'Europa
Negli ultimi mesi la parola d'ordine nel settore automobilistico è ecosistema. Spesso la si associa all'industria cinese, ma in realtà non è solo la Cina a garantire quei fattori favorevoli che tutti i costruttori europei stanno cercando da tempo per risollevare le proprie sorti.A pochissima distanza dall'Europa ci sono Paesi che offrono ecosistemi altamente competitivi, quantomeno rispetto a un Vecchio Continente che, tranne alcuni casi - come Spagna e determinate aree dell'ex blocco sovietico - sconta diversi ostacoli, dagli oneri burocratici al costo dell'energia fino al fisco. Parliamo di due nazioni agli antipodi del Mediterraneo: Marocco e Turchia.Non è un caso se di recente il numero uno di Toyota Europe, Yoshihiro Nakata, abbia chiesto di non escludere alcuni partner commerciali della Ue - come Giappone, Regno Unito e Turchia - dai requisiti del Made in Europe. Si tratta di Paesi perfettamente integrati nelle catene del valore industriali del nostro continente. Vale lo stesso per il Marocco, dove abbiamo avuto la possibilità di visitare la fabbrica del gruppo Renault a Tangeri e toccare con mano cosa significhi creare un ecosistema e disporre di condizioni favorevoli allo sviluppo di un'industria automobilistica competitiva. I numeri dell'ascesa marocchina I dati, come sempre, dicono tutto. Il Marocco conta oggi su tre impianti - Tangeri e Casablanca per Renault e Kenitra per Stellantis - e su una capacità produttiva annua di 1 milione di veicoli. Le tre fabbriche, insieme a oltre 250 fornitori, hanno contribuito a generare 15 miliardi di esportazioni, pari al 35% dell'export totale marocchino, per l'80% destinate alla Ue.Fondamentale il peso di Renault, capace di costruire nel tempo una presenza che spazia dalle attività commerciali - avviate nel 1928 - a quelle produttive, passando per centri di engineering e R&S, servizi finanziari e un polo digitale. In questo quadro, le cifre dei due impianti sono di tutto rispetto. Casablanca ha aperto i battenti nel 1959 e oggi conta su una capacità di 120 mila veicoli l'anno, producendo Dacia Sandero, Dacia Logan e Renault Kardian. Tuttavia, la punta di diamante è Tangeri: inaugurato nel 2012, l'anno scorso ha sfornato 394.465 esemplari di Dacia Sandero, Dacia Jogger e Renault Express, a fronte di una capacità installata di 380 mila veicoli. Per fare un confronto, nel 2025 Tangeri ha prodotto più vetture di tutti gli impianti italiani messi insieme (238 mila unità). E per l'82% la produzione è stata destinata ai mercati Ue.Nel complesso, Renault può produrre in Marocco oltre mezzo milione di vetture, esportandole in 63 Paesi - Italia, Francia e Germania su tutte. Basti pensare che un sesto delle vendite globali del gruppo ha origine proprio nel Paese nordafricano. Non solo: la Losanga è oggi la prima società privata del Marocco, dà lavoro a circa 10 mila dipendenti (6 mila solo a Tangeri) e contribuisce al 3% del Pil annuale, al 72% delle esportazioni veicolistiche e al 38% dell'intero export automotive. Tuttavia, la punta di diamante è Tangeri: inaugurato nel 2012, l'anno scorso ha sfornato 394.465 esemplari di Dacia Sandero, Dacia Jogger e Renault Express, a fronte di una capacità installata di 380 mila veicoli. Per fare un confronto, nel 2025 Tangeri ha prodotto più vetture di tutti gli impianti italiani messi insieme (238 mila unità). E per l'82% la produzione è stata destinata ai mercati Ue.Nel complesso, Renault può produrre in Marocco oltre mezzo milione di vetture, esportandole in 63 Paesi - Italia, Francia e Germania su tutte. Basti pensare che un sesto delle vendite globali del gruppo ha origine proprio nel Paese nordafricano. Non solo: la Losanga è oggi la prima società privata del Marocco, dà lavoro a circa 10 mila dipendenti (6 mila solo a Tangeri) e contribuisce al 3% del Pil annuale, al 72% delle esportazioni veicolistiche e al 38% dell'intero export automotive. La spinta del re Una presenza del genere è stata ovviamente costruita nel tempo, ma c'è un anno che ha fatto da spartiacque per i legami tra Renault e il Marocco, e per l'ascesa di quest'ultimo nelle classifiche globali dell'industria automobilistica. Il re Mohammed VI sostiene la creazione di un partenariato pubblico-privato per promuovere e rafforzare le produzioni automobilistiche e, nel 2016, sottoscrive un primo accordo con la Losanga, che prevede di raggiungere nel 2023 un tasso di localizzazione delle forniture del 65% e un obiettivo di approvvigionamenti per 1,5 miliardi di euro.Una seconda intesa viene firmata nel 2021 e fissa per il 2030 i due target al 75% e a 2,5 miliardi. Obiettivi già raggiunti, se non superati: se nel 2016 Renault contava su 26 fornitori locali, oggi arriva a 87. Nell'autunno scorso è stato avviato un ulteriore rafforzamento della cooperazione, con un focus specifico su innovazione e formazione.Dunque, il Marocco ha posto in essere tutte le condizioni per creare un ecosistema industriale pienamente integrato e favorire le produzioni di Renault, così come quelle di Stellantis e dei rispettivi fornitori. A tal proposito, spicca una decisione su tutte: la creazione di un unico interlocutore pubblico, in grado di rispondere alle molteplici esigenze delle imprese.Si tratta di Tanger Med, un'agenzia speciale voluta dall'attuale monarca sin dall'inizio del suo regno: gestisce porti, piattaforme logistiche e aree industriali, garantendo un ampio spettro di servizi. Conta su oltre 8 mila ettari di terreni disponibili, di cui 3 mila già sviluppati per attività economiche, e ospita più di 1.500 aziende, per lo più nell'automotive, nell'aeronautica, nel tessile, nell'agroindustria e nella logistica, generando un volume d'affari di 20,6 miliardi di dollari e circa 145 mila posti di lavoro.Ma soprattutto gestisce lo scalo omonimo, un porto dalla posizione strategica: all'imbocco dello Stretto di Gibilterra, dove transita il 20% del commercio globale. Oggi è il primo porto in Africa e il 17esimo al mondo, grazie a quattro terminal che nel 2025 hanno movimentato oltre 11,1 milioni di TEU. Un'ecosistema "cinese" alle porte della Ue Nel solo settore automobilistico, l'area dedicata è in grado di stoccare fino a 1 milione di veicoli e nel 2025 ne ha gestiti 526.862, spediti in 26 Paesi, tra cui anche l'Italia. A ciò si aggiungono 200 ettari di retroporto logistico e una vera e propria piattaforma industriale integrata nel nord del Paese. La fabbrica Renault è collegata al porto da una rete ferroviaria dedicata ed è connessa ad altre aree industriali: un'autostrada la lega direttamente a una zona franca dove operano numerosi fornitori.La Tanger Free Zone garantisce le agevolazioni tipiche di un porto franco - azzeramento dei dazi e dell'Iva - ma offre anche facilitazioni sul fronte dell'energia e dei servizi. E tutto è gestito da Tanger Med. Condizioni che hanno attirato grandi gruppi della componentistica: tra oltre 200 aziende figurano Lear, Magna, ZF, Aptiv, Marelli, Valeo e Continental, oltre a operatori cinesi, coreani e spagnoli.A questo si aggiungono servizi avanzati, dalla progettazione alla cybersicurezza fino alla gestione delle risorse idriche e dei rifiuti. In altre parole, il Marocco si interfaccia con le aziende tramite un solo ente pubblico in grado di rispondere a tutte le esigenze. Le imprese beneficiano così non solo di un costo del lavoro competitivo, ma anche di condizioni che riducono gli oneri produttivi, migliorando competitività e redditività. Parallelamente, la monarchia - grazie a infrastrutture moderne, politiche fiscali favorevoli ed energia a basso costo - attrae capitali esteri, crea occupazione e rafforza l'economia del Paese, diventato il primo polo industriale africano, davanti al Sud Africa.A due passi dall'Europa c'è dunque un ecosistema, per molti versi simile a quello cinese, che funziona e attrae investimenti. Come quelli di Renault e Stellantis. E che, allo stesso tempo, evidenzia i limiti strutturali europei nel sostenere le produzioni automobilistiche.
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Dal 10% al 97% in neanche 9 minuti: abbiamo provato la ricarica flash di BYD - VIDEO
Ammetto che, fino a ieri, guardavo alla transizione elettrica con il tipico scetticismo di chi viaggia molto: la domanda che mi ponevo è la stessa di molti automobilisti, ovvero se sia davvero possibile usare un'auto a batteria con la stessa naturalezza di una vettura termica tradizionale. Per trovare una risposta concreta sono andato a Bologna, presso la concessionaria BYD Barchetti, dove ho potuto testare l'auto che ha messo fuorigioco le mie riserve. La protagonista è l'ammiraglia del marchio premium Denza Z9 GT, che per l'occasione è stata abbinata all'innovativa infrastruttura di ricarica ultrarapida BYD Flash Charging. Vi anticipo che i risultati di questa prova rischiano di stravolgere il modo in cui concepiamo il rifornimento alla spina. Denza Z9 GT: numeri e scheda tecnica dell'ammiraglia Per BYD, la Z9 GT è una sorta di manifesto tecnologico. L'impatto visivo è notevole, così come la scheda tecnica: parliamo di una vettura mossa da tre motori elettrici capaci di scaricare a terra ben 1.156 CV, consentendo un'accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 2,7 secondi. Il listino riflette questa esclusività, oscillando tra i 104.950 euro della versione plug-in hybrid e i 118.950 euro (optional esclusi) della variante puramente elettrica. Sotto la carrozzeria si cela un imponente pacco batteria che può raggiungere i 122 kWh di capacità, traducendosi in un'autonomia dichiarata che supera i 600 km. La tecnologia rivoluzionaria oltre i dati di targa Ma a rendere speciale la Z9 GT non sono gli assurdi numeri del powertrain. Oltretutto, diciamolo, schede tecniche di questo tenore suonano ormai più come spacconate da salotto, di cui è difficile percepire il valore oggettivo. A farmi cambiare idea, mettendomi davanti al fatto compiuto, è stata la tecnologia che si nasconde sottopelle. Perché questa struttura a T color Tiffany arriva a immettere nella batteria dell'auto l'energia equivalente a quella di 500 appartamenti, e la macchina è pronta ad assorbirla tutta in un attimo. Come funziona il sistema BYD Flash Charging con batterie tampone L'impianto BYD Flash Charging che ho visto in azione è progettato per gestire picchi di potenza fino a 1.500 kW. Per farlo, sfrutta un'intuizione ingegneristica che, per quanto non inedita, rende ancora più speciale il progetto. I tecnici sul posto mi hanno mostrato con orgoglio due grandi cabinet che ospitano batterie tampone - le stesse dell'auto, quattro per unità - con il compito di mantenersi cariche per poi sprigionare una potenza di 1,5 MW. Queste unità assorbono energia dalla rete in modo costante e a potenze contenute - nel test circa 40 kW, ma con un massimo di 500 kW - per poi scaricarla alla massima velocità non appena si collega l'auto. Il fatto che la colonnina non gravi direttamente sulla rete elettrica locale rende queste installazioni sostenibili, anche dal punto di vista economico. Test di ricarica sul campo: dal 10% al 97% in meno di 9 minuti Cronometro alla mano, ho voluto mettere alla prova il sistema testando due diverse vetture. Nel primo caso sono partito da una condizione limite: 10% di carica residua e appena 63 km di autonomia. Con la batteria preventivamente condizionata, la velocità di assorbimento è stata quasi ipnotica. L'auto ha superato l'80% in circa sei minuti e mezzo, arrivando al 97% in appena 8'41'', con ben 585 km di autonomia a disposizione.Subito dopo ho ripetuto il test su una seconda vettura arrivata direttamente dalla strada - quella a nostra disposizione in questi giorni - quindi con batteria non pre-climatizzata e partendo dal 34% di carica. Anche in questo caso la velocità è stata impressionante: il sistema ha impiegato appena 8'09'' per portarla alla medesima soglia del 97%. Questo scarto ridotto dimostra la straordinaria efficienza del veicolo anche in condizioni d'uso quotidiane e senza preparazione. Va sottolineato che il test si è svolto con temperature vicine ai 40 gradi. Blade Battery 2.0 e raffreddamento a sandwich Il segreto sembra risiedere nella perfetta sinergia tra la chimica delle celle e la gestione del calore. La Denza Z9 GT monta le Blade Battery 2.0 con tecnologia litio ferro fosfato arricchita con manganese, studiata per ottimizzare il voltaggio di ogni singola cella e ridurre le resistenze interne. La batteria è integrata direttamente nella struttura del telaio, a tutto vantaggio della rigidità del veicolo e della precisione di guida. Ho trovato particolarmente interessante lo speciale sistema di raffreddamento a sandwich, che avvolge i moduli sia nella parte superiore sia in quella inferiore: sfruttando l'impianto di climatizzazione, mantiene la temperatura delle celle tra i 17 e i 27 gradi, scongiurando surriscaldamento e perdita di efficienza. Le sfide future per la mobilità alla spina Restano alcune domande aperte: le batterie manterranno queste prestazioni nel tempo? La diffusione sul territorio sarà davvero capillare? E gli standard di sicurezza reggeranno potenze così elevate? Restano interrogativi legittimi, ma non scalfiscono l'evidenza di quanto il settore sia cambiato nell'arco di pochi anni, lasciando immaginare cosa potremo vedere nel prossimo futuro. La ricarica non fa più paura? La lentezza nei rifornimenti è sempre stata il grande spauracchio, il principale freno alla diffusione di massa della mobilità elettrica. Questa prova sul campo dimostra come l'integrazione tra l'architettura dell'auto e una rete di ricarica evoluta possa davvero eliminare questo ostacolo, offrendo tempi d'attesa ed esperienza d'uso molto simili a quelli di un tradizionale pieno di carburante. Oggi l'accesso a questi livelli di tecnologia rimane limitato a fasce di prezzo elevate, ma la storia dell'automotive insegna che simili innovazioni sono destinate a scendere di segmento. E la sensazione, scendendo dalla Denza Z9 GT, è che il futuro sia molto più vicino di quanto pensiamo.
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Paghi e vai al concerto, ma il parcheggio non esiste: la truffa fuori dallo Stadio Olimpico
Se in Totòtruffa 62, pellicola del 1961 di Camillo Mastrocinque, il furbo Totò vendeva la Fontana di Trevi a uno sprovveduto turista italo-americano, qualche sera fa, sempre a Roma, altri hanno pensato di fare lo stesso con inesistenti parcheggi autorizzati su strada. Il parcheggio fantasma: cortesia e telecamere La truffa - smascherata dalla Polizia Locale di Roma Capitale nel corso dei controlli svolti in occasione del recente concerto di Max Pezzali allo Stadio Olimpico - ha dell'incredibile e lascia allibiti per l'ingegno dimostrato da due parcheggiatori abusivi.I nuovi Totò - consapevoli delle difficoltà degli automobilisti a trovare parcheggio nella zona dello Stadio, a causa dell'enorme afflusso di spettatori - avevano organizzato un articolato sistema illecito per la gestione della sosta a pagamento.Da un lato, con suadente cortesia, intercettavano gli automobilisti in cerca di parcheggio nella zona di piazza Antonio Mancini e li indirizzavano verso un'area delimitata da una transenna, antistante l'ingresso di un parcheggio privato in via Luigi Poletti. Dall'altro, spiegano i Vigili di Roma Capitale, per rendere più credibile l'attività, i due evidenziavano la presenza di un presunto sistema di videosorveglianza.Le telecamere - utilizzate impropriamente come elemento di rassicurazione nei confronti degli ignari automobilisti - c'erano davvero ma, in realtà, erano destinate alla tutela del parcheggio privato.Una volta fatte sistemare le autovetture nell'area del parcheggio farlocco, i due richiedevano quindi il corrispettivo per la sosta, che i proprietari pagavano senza sospetti, ritenendo l'area regolare e la vettura controllata. Sanzioni per oltre 7.600 euro La scoperta del parcheggio fantasma è andata di pari passo con gli altri interventi svolti dagli operatori del GPIT - Gruppo Pronto Intervento Traffico, che hanno consentito di individuare e fermare complessivamente sette parcheggiatori abusivi. Per tutti è stato disposto l'ordine di allontanamento dall'area per 48 ore.Nei confronti di due di loro è scattata la denuncia all'Autorità Giudiziaria per l'attività reiterata di parcheggiatore abusivo, mentre altri quattro sono stati sanzionati amministrativamente, come previsto dalla normativa: complessivamente sono state elevate sanzioni per oltre 7.600 euro. Nel 2026 controllate oltre 1.600 aree Il tema dei parcheggiatori abusivi resta tra i più delicati a Roma e, per questo, oggetto di interventi mirati da parte dei caschi bianchi. Dall'inizio dell'anno sono state controllate più di 1.600 aree e individuati oltre 60 parcheggiatori abusivi, fermati e perseguiti per l'attività illecita.I reati contestati sono talvolta di notevole gravità, arrivando a comprendere estorsione, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.Gli interventi della Polizia Locale mirano a garantire legalità, sicurezza e libero accesso agli spazi pubblici, contrastando l'abusivismo e prevenendo truffe, intimidazioni e richieste indebite di denaro ai danni degli automobilisti.L'attività di prevenzione e controllo non riguarda solo le zone interessate da eventi ad alta affluenza, ma prosegue in modo sistematico anche nelle aree vicine agli ospedali, nel centro storico e nei quartieri della movida capitolina.
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Dacia Duster full hybrid, i consumi reali del Centro Prove Quattroruote
La Dacia Duster è una delle SUV di maggior successo in Italia: piace perché è un'auto di sostanza, pratica, e con un ottimo rapporto qualità prezzo. La nuova generazione, che ha debuttato nel 2024, ha adottato uno stile più moderno e personale. Anche a bordo, dove si trova un abitacolo più attento alla robustezza che ai materiali morbidi. La Duster è lunga 434 centimetri, larga 181 e alta 166, con un passo di 266 cm: buona l'abitabilità, anche per chi siede dietro. Il bagagliaio, nelle rilevazioni del Centro prove, mette a disposizione 407 litri reali. Dacia Duster Hybrid 155: motore La Dacia Duster è disponibile con diverse motorizzazioni, ma la più interessante per il mercato italiano è la full hybrid di provenienza Renault da 158 CV. Sviluppato dalla Horse Powertrain (joint venture tra Renault, Geely e Aramco), prevede un 1.8 quattro cilindri turbobenzina abbinato a due unità a corrente: una che dà trazione alle ruote nella marcia in elettrico (anche in supporto al motore termico), e l'altra che ricarica la batteria e gestisce il cambio multimodale. Dacia Duster Hybrid 155: consumi reali *Prezzo della benzina al 24/06/2026: 1,823 /litro Dacia Duster Hybrid 155: gamma e allestimenti La Dacia Duster con il motore full hybrid da 155 CV non è disponibile nell'allestimento base Essential, ma a partire da quello intermedio Expression. Di serie telecamera posteriore, cerchi di lega da 17", quadro strumenti digitale da 7" e infotainment da 10" (con connettività wireless per Apple CarPlay e Android Auto), sensore pioggia e quattro finestrini elettrici. La Extreme aggiunge i fendinebbia, dettagli interni in color rame, rivestimenti in Tep MicroCloud lavabile, ingresso senza chiave e barre al tetto modulari. La Journey si distingue per i cerchi da 18", il climatizzatore automatico, il navigatore connesso, l'impianto stereo Arkamys a 8 altoparlanti e la ricarica a induzione per lo smartphone. Dacia Duster Hybrid 155: prezzi Duster Hybrid 155 Expression: 26.650 euroDuster Hybrid 155 Journey: 28.200 euroDuster Hybrid 155 Extreme: 28.200 euro
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Una famiglia in tre metri e mezzo: Fiat Quattrolino riprende unidea che ha fatto storia
Stai a vedere che alla fine una nuova 600 Multipla la fanno davvero. L'idea di riproporre in chiave moderna la storica monovolume, nata nel 1956 dalla matita di Dante Giacosa, è da qualche tempo un pallino di Olivier Franois, CEO di Fiat, che ne ha parlato in diverse occasioni. Un modello all'epoca rivoluzionario, capace di offrire sei posti, magari non comodissimi ma reali, in tre metri e mezzo di lunghezza. La cui eredità potrebbe essere raccolta dalla nuova Fiat Quattrolino. Il nome svela quasi tutto Il nome non è forse tra i più orecchiabili - e non è neanche detto che sia quello definitivo - ma racchiude in sé la filosofia del progetto: da un lato il richiamo alla nuova Topolino, microcar elettrica realizzata sulla base della Citroën Ami, dall'altro l'idea di un abitacolo per quattro persone. Un modello nato per ampliare la gamma di veicoli destinati alla città, pratici e accessibili, perfettamente coerente con la filosofia della Casa torinese. Dove si inserisce nella strategia Stellantis La Quattrolino ha debuttato quasi in sordina durante la presentazione dell'ambizioso piano strategico FaSTLAne 2030 del gruppo Stellantis, all'interno di una slide dedicata ai progetti di mobilità urbana di Fiat, tra la Topolino, la nuova Tris a tre ruote (erede dell'Apecar), la 500 e la prossima elettrica da città, strettamente imparentata con la Citroën 2CV. Un posizionamento, anche grafico, che suggerisce un ruolo ben preciso: diventare il trait d'union tra i quadricicli leggeri a due posti e le automobili tradizionali, piccola ma più pratica. Compatta, ma spaziosa dentro L'immagine pubblicata da Fiat racconta molto di come potrebbe essere la Quattrolino: carrozzeria alta, abitacolo avanzato e cofano praticamente assente, come nella Multipla del 1956, con proporzioni studiate per offrire il massimo dello spazio all'interno. Non sono da escludere, come già visto per la Topolino, future evoluzioni pensate per il trasporto commerciale in ambito urbano o varianti particolari come la Dolcevita. Dimensioni: cresce rispetto alla Topolino Come suggerisce il rendering ufficiale, l'auto sarà leggermente più lunga della Topolino (che misura 2,53 metri), mantenendo però le due portiere: per accedere alla seconda fila si ribaltano gli schienali della prima. Aria di famiglia anche nella forma del muso e dei fari, sia davanti sia dietro. Spartane le finiture, a partire dagli specchietti regolabili manualmente, mentre la maniglia incassata nel vetro rappresenta una soluzione originale che potrebbe evolvere nella versione definitiva. Quadriciclo o autoveicolo? Resta ancora da definire il contenuto tecnico, ma è plausibile che l'erede della Multipla sia soltanto elettrica: una scelta coerente con la mobilità urbana a zero emissioni e utile per gestire al meglio ingombri e spazi a bordo. Potrebbe trattarsi di un quadriciclo pesante L7e, così da mantenere una stretta parentela con la Topolino, che invece è un quadriciclo leggero. Una soluzione che comporterebbe però alcuni limiti, come la potenza massima di 15 kW (20 CV) e la velocità massima di 90 km/h.Resta aperta la possibilità di uno sviluppo su basi tecniche più evolute, come una eventuale piattaforma E-Car, con carrozzeria da monovolume e quattro posti reali. In ogni caso, per contenere i costi saranno scelti motori poco potenti e batterie con capacità adeguata a un utilizzo prevalentemente urbano. Quando la vedremo? difficile immaginare un debutto a breve: appare improbabile che la Quattrolino venga presentata al Salone di Parigi, dove Fiat ha già abbastanza carne al fuoco con le nuove Grizzly e Grizzly Fastback, oltre alla prima elettrica su progetto E-Car. Per l'erede della 600 Multipla dovremo aspettare almeno il 2027.
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Volkswagen, 100 mila esuberi e 4 fabbriche a rischio: le indiscrezioni scuotono Wolfsburg
Il gruppo Volkswagen torna sotto i riflettori a pochi giorni dalle voci su un presunto rischio di fallimento. A rilanciare nuove ipotesi su una ristrutturazione ben più pesante di quanto finora attuato dai vertici aziendali è ancora Manager Magazin. Questa volta, però, vengono forniti numeri particolarmente rilevanti sulle possibili iniziative di riorganizzazione del colosso tedesco.Secondo la testata, l'amministratore delegato Oliver Blume starebbe definendo la ristrutturazione più radicale nella storia del gruppo, con 100 mila posti di lavoro a rischio e la chiusura di altri quattro impianti finora esclusi, almeno ufficialmente, dai programmi di efficientamento già in corso. I piani di Blume Attualmente, il gruppo impiega 602.659 persone nel mondo, di cui 284.032 nella sola Germania. Tuttavia, Blume e il direttore finanziario Arno Antlitz hanno già chiarito che le misure di ristrutturazione avviate non sono sufficienti a migliorare la redditività e a rilanciare la sostenibilità economica complessiva. Per questo, ci sarebbe l'obiettivo di tagliare 100 mila posti di lavoro, il doppio rispetto ai 50 mila concordati negli ultimi anni con i sindacati tedeschi e riferiti alla sola Germania.Inoltre, emergerebbe l'intenzione di chiudere gli stabilimenti Volkswagen di Hannover, Zwickau ed Emden, impianti più volte finiti al centro di indiscrezioni sulla possibile dismissione, nonché la fabbrica Audi di Neckarsulm. I cancelli verrebbero chiusi non nel breve termine, ma solo quando gli attuali modelli in produzione arriveranno alla fine del loro ciclo di vita.Infine, Blume vorrebbe ridurre gli investimenti di circa il 15%, portandoli a poco più di 130 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, tagliare i costi generali di 11 miliardi entro la fine del decennio e avviare una revisione profonda della struttura operativa, con una trasformazione dei vari marchi, tra cui quello Volkswagen, in entità più autonome, pronte a essere valorizzate anche tramite una possibile quotazione. La reazione di Wolfsburg Blume avrebbe già presentato al consiglio di gestione il nuovo piano di ristrutturazione, ma la relativa documentazione non conterrebbe cifre specifiche, perché l'amministratore delegato vorrebbe lasciare spazio alle trattative con le parti sociali per definire i dettagli.Non a caso, la reazione da Wolfsburg è improntata alla cautela. Un portavoce Volkswagen non ha commentato le indiscrezioni, ma ha comunque sottolineato il peso delle negoziazioni interne: I fatti rilevanti saranno discussi e approvati dagli organi competenti. Non anticiperemo questo processo. Il rappresentante ha inoltre aggiunto che l'intero gruppo, compresi marchi e filiali, deve affrontare cambiamenti di ampia portata.Di certo, non sarà facile per Blume e l'attuale management far accettare ai sindacati e alla politica tedesca un piano così radicale. Il consiglio di fabbrica e il sindacato IG Metall hanno già alzato le barricate, parlando di progetti che mettono a rischio lavoratori e territori, e avvertendo che, qualora venissero portati avanti, si opporranno con tutte le loro forze. Del resto, i rappresentanti dei lavoratori occupano metà dei seggi nel consiglio di sorveglianza, mentre il Land della Bassa Sassonia, che nomina altri due consiglieri e dispone anche di poteri di veto su numerose questioni, tra cui eventuali riorganizzazioni della forza lavoro, sostiene tradizionalmente le posizioni sindacali.
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Quattro Defender di una volta per un solo cliente: le opere uniche di Land Rover Classic
Land Rover Classic ha ricevuto un ordine unico nel suo genere, realizzando per un singolo cliente una flotta di quattro esemplari del Classic Defender V8 da 405 CV, ciascuno con caratteristiche esclusive grazie al programma Works Bespoke. Si tratta di quattro interpretazioni della carrozzeria: 110 Double Cab Pick-up, 110 Station Wagon, 90 Soft Top e 90 Station Wagon. Verniciatura artigianale e interni esclusivi su misura Per tutte le Defender è prevista una speciale verniciatura Spectral Green cangiante, abbinata a tetto e rollbar in Icy White e cerchi diamantati da 18". Il processo richiede circa 400 ore e comprende diverse fasi artigianali, incluse le coachlines realizzate a mano lungo le fiancate. Gli interni sono rifiniti in pelle semi-anilina Bridge of Weir Vanilla, con cuciture verdi a contrasto, e valorizzati dal sistema infotainment da 9" con Apple CarPlay e Android Auto wireless e dai tappetini in Superwool.
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Polestar lascia gli USA e punta sullEuropa: ecco perché
Polestar esce dal mercato americano. Il marchio dedicato alle elettriche di Geely non ha ottenuto l'autorizzazione legata alla Connected Vehicle Rule, la normativa statunitense che impone criteri stringenti su sicurezza digitale e gestione dei dati, con particolare attenzione alle tecnologie e alle filiere legate alla Cina.La stessa omologazione è invece arrivata per Volvo, marchio strettamente legato all'interno del gruppo. Le Polestar 3 e 4 già prodotte saranno commercializzate fino a esaurimento scorte attraverso la rete vendita Volvo. Europa mercato numero uno Negli USA, Polestar ha deciso di interrompere le vendite a partire dal Model Year 2027 e l'Europa diventerà quindi il mercato di riferimento per il costruttore, con una quota prevista pari all'80% delle consegne. Restano comunque attivi anche Canada, Asia e America Latina.Sul fronte prodotto le novità non mancano: le consegne della Polestar 5 partiranno in estate, una seconda versione della Polestar 4 debutterà entro fine anno, la Polestar 7 sarà prodotta in Europa e la nuova generazione della Polestar 2 arriverà nel 2027.
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Dal V8 ibrido allelettrico: Toyota e Lexus mostrano le nuove sportive a Goodwood
Toyota e Lexus hanno scelto il Goodwood Festival of Speed (9-12 luglio) per presentare in anteprima europea i modelli sportivi più recenti. In Inghilterra sarà possibile ammirare dal vivo la GR GT stradale, la sua derivata da corsa GR GT3 e la più recente evoluzione della Lexus LFA Concept. Le supercar firmate Gazoo Racing Le due biposto sviluppate da Gazoo Racing rappresentano la risposta di Toyota alle supercar più esclusive. Telaio e motore V8 biturbo ibrido sono completamente inediti e progettati specificamente per questo progetto, fin dall'inizio orientato anche all'omologazione per le competizioni.Negli anni scorsi qualcuno aveva ipotizzato che questa famiglia di modelli potesse diventare l'erede della Lexus LFA, ma il brand premium seguirà una strada autonoma. La sua interpretazione si distinguerà infatti per caratteristiche specifiche, sia sul piano stilistico sia su quello tecnico: il prototipo adotta infatti una motorizzazione completamente elettrica. Gli altri modelli sportivi e le auto da corsa in esposizione Il Gruppo Toyota non si limiterà a queste tre protagoniste. A Goodwood saranno presenti anche la GR Yaris Rally, il DKR GR Hilux e la GR010 Hybrid, fresca vincitrice alla 24 Ore di Le Mans. Completano l'esposizione i piloti ufficiali e l'intera gamma dei modelli sportivi GR di serie.
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