Gruppo Toyota - Il Carpooling di Kinto Join entra in ospedale

4 Ruote - Set 19,2022

Il carpooling targato Kinto Join entra nell'Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, per permettere una mobilità sostenibile ai dipendenti dell'istituto capitolino. Per i 2600 dipendenti del San Giovanni iscriversi al servizio della società di mobilità del gruppo Toyota è facile: basta scaricare l'app, registrarsi con l'e-mail aziendale alla community dedicata, connettersi con i colleghi che hanno orari e tragitti compatibili, tracciare i propri viaggi casa-lavoro in carpooling, potendo così usufruire dei posti auto riservati all'iniziativa e visualizzando direttamente sull'app il proprio impatto ambientale. Tramite l'App, inoltre, sarà possibile integrare modalità alternative di spostamento in ottica MaaS (Mobility-as-a-service) come la bicicletta. "Siamo la prima azienda sanitaria pubblica nel Lazio ad avviare questo servizio. Oltre a garantire ai dipendenti una riduzione dei costi di viaggio. Questa nuova app ci consente di semplificare la gestione dei parcheggi, riducendo l'occupazione di suolo pubblico e migliorando l'impronta ambientale a garanzia di maggiore benessere per le persone, più efficienza per l'azienda e più cura per la nostra città" commenta il Direttore generale Tiziana Frittelli, a cui fa eco il Ceo di Toyota Financial Services Italia e Ceo e Chairman di Kinto Italia, Mauro Caruccio: "L'Azienda Ospedaliera S. Giovanni Addolorata rappresenta un importante ente pubblico che abbiamo l'orgoglio di accompagnare in questo percorso di promozione di una mobilità innovativa e sostenibile attraverso l'utilizzo da parte dei suoi circa 2.600 dipendenti della nostra piattaforma di carpooling Kinto Join. Un percorso che si basa su una forte condivisione di valori in quanto anche Kinto si pone l'obiettivo di aggiungere qualità alla vita dell'individuo ma anche contribuire al benessere della società nella quale l'individuo è inserito attraverso una mobilità sostenibile, accessibile e che permetta a tutti di muoversi in modo sicuro e senza barriere".

L'ecosistema Kinto. Oltre a Kinto Join, la soluzione di carpooling digitale della società di mobilità del gruppo, Toyota propone anche altri servizi a brand Kinto, quali Kinto One, il noleggio a lungo termine con formula all-inclusive sia per Toyota, sia per Lexus, Kinto Share, il car sharing basato su una vasta gamma di veicoli elettrificati lanciato a Forlì, sviluppato a Venezia e oggi attivo in una ventina di città italiane, in collaborazione principalemtne con i concessionari, Kinto Go, l'app di mobilità integrata multimodale per pianificare gli spostamenti offrendo un ampio ventaglio di soluzioni integrate per la mobilità personale e per il tempo libero (trasporto pubblico, servizio taxi, parcheggi, micromobilità) o Kinto Flex, il noleggio a breve-medio termine in abbonamento flessibile in arrivo anche sul mercato italiano. 

Categorie: 4 Ruote

Porsche - Una quotazione in Borsa allinsegna della 911

4 Ruote - Set 19,2022

Il gruppo Volkswagen procede spedito con la quotazione della Porsche e lo fa con un omaggio a una delle vetture più rappresentative di Zuffenhausen, la 911. Infatti, il capitale sociale della Casa di Zuffenhausen è stato suddiviso proprio in 911 milioni di azioni, per il 50% ordinarie e per il resto privilegiate (beneficiano di maggiori dividendi ma non godono di alcun diritto di voto): saranno offerte al mercato, nonostante le attuali condizioni non certo favorevoli, tramite una complessa operazione che, come già anticipato nei giorni scorsi, riporterà le famiglie Piëch/Porsche a detenere direttamente una parte consistente del costruttore tedesco di vetture e Suv sportive.

I termini. In particolare, il consiglio di gestione, con l'autorizzazione dell'organo di sorveglianza, ha fissato alcuni dei termini per l'avvio di un'operazione dal valore di oltre 70 miliardi di euro, che potrebbe consentire a Wolfsburg di incassare fino 20 miliardi da destinare - in parte - a finanziare le strategie di elettrificazione. Innanzitutto, si procederà con una classica offerta pubblica iniziale (la seconda per dimensioni nella storia della Germania e la terza in Europa): agli investitori sarà offerto il 25% delle azioni privilegiate (113.875.000 titoli, di cui poco meno di 15 milioni a copertura di eventuali eccessi di domanda) a un prezzo indicativo compreso tra 76,5 e 82,5 euro. Si tratta della prima tranche di un'offerta complessiva, per la quale sono attesi proventi lordi tra 8,71 e 9,39 miliardi di euro. In tal caso, è previsto che le azioni inizino a essere scambiate sulla Borsa di Francoforte il 29 settembre. Tuttavia, una parte dei titoli è stato già prenotato da grandi investitori istituzionali, tra cui i fondi sovrani del Qatar, della Norvegia e degli Emirati Arabi Uniti e il gestore patrimoniale T-Rowe Price.

Il ruolo degli eredi. Alla prima fase dell'operazione è legata una seconda, che porterà la famiglia Piëch/Porsche a riacquisire una partecipazione diretta nella Casa di Zuffenhausen a distanza di dieci anni dalla cessione dell'intero capitale al gruppo Volkswagen.  stato sottoscritto un accordo che stabilisce la vendita alla Porsche Automobil Holdings del 25% più un'azione del capitale ordinario a un prezzo maggiorato del 7,5% rispetto al valore definitivo del collocamento dei titoli privilegiati. In tal caso, il gruppo Volkswagen potrebbe incassare tra 9,36 e 10,1 miliardi di euro. Pertanto, Wolfsburg potrebbe incamerare dalle due transazioni quasi 20 miliardi di euro, ma non tratterà in cassa l'intero ammontare. Nel caso l'offerta abbia pieno successo (sull'intera operazione pende la spada di Damocle dell'andamento dei mercati), il costruttore oggi guidato da Oliver Blume convocherà a dicembre un'assemblea degli azionisti per proporre la distribuzione di un dividendo straordinario pari al 49% dei proventi complessivi.

Categorie: 4 Ruote

Land Rover Defender - La vecchia gloria torna in vendita, ma in soli 16 esemplari

4 Ruote - Set 19,2022

Torna in commercio la classica Defender 110 in 16 esemplari nuovi di zecca, destinati a pochi facoltosi automobilisti. Se state pensando a una continuation series della passata generazione, vi sbagliate: queste vetture sono state tutte assemblate dalla Land Rover nel 2016, poco prima dello storico stop alla produzione della fuoristrada, oggi rimpiazzata dalla sua reinterpretazione moderna.

Conservate fino a oggi. Le Defender sono vendute dalla britannica Twisted Automotive, un'azienda dello Yorkshire specializzata da oltre 20 anni nella reingegnerizzazione della celebre 4x4, che definisce quest'operazione un barn find, cioè un ritrovamento da fienile. In realtà, non c'è stato alcun ritrovamento: le 16 fuoristrada, provenienti da uno stock di ben 200 esemplari ordinato nel 2015 da Charles Fawcett, patron della Twisted, sono state finora conservate in un deposito in prospettiva di una crescente appetibilità per collezionisti e appassionati.

Prezzi per pochi. Un'appetibilità che ora consente a quest'azienda di chiedere agli interessati cifre da 135 mila sterline (circa 154 mila euro) più le tasse per la variante Utility Wagon a 5 posti e da 145 mila sterline (circa 165 mila euro) più le imposte per la Station Wagon a 7 posti. In entrambi i casi i prezzi fanno riferimento alle versioni con il motore a gasolio da 2.2 litri e 176 CV, ma è possibile equipaggiare gli esemplari anche con il 2.3 a benzina da 312 CV, al pari del diesel abbinato a una trasmissione manuale a 6 rapporti.

Nuove dotazioni. Ogni vettura, prodotta in origine in allestimento XS, presenta ora sospensioni, freni, cerchi di lega da 18 e nuovi pneumatici rivisti dalla Twisted, senza dimenticare i proiettori a Led. Al contempo, l'abitacolo è stato aggiornato con pellami specifici e un moderno sistema d'infotainment con Apple CarPlay, radio Dab e retrocamera, mentre il confort di marcia risulta migliorato grazie a una più efficace insonorizzazione. Le consegne delle fuoristrada, di cui quattro risultano già vendute, inizieranno nell'agosto del 2023, in occasione dei 40 anni della Land Rover 110.

Categorie: 4 Ruote

Caro carburanti - Il taglio delle accise sarà esteso a tutto il mese di novembre

4 Ruote - Set 19,2022

Il taglio delle accise su gasolio, benzina, Gpl e metano per autotrazione, da pochi giorni prolungato dal 5 al 17 ottobre, sarà presto esteso all'intero mese di novembre: lo stabilisce il decreto Aiuti ter, il nuovo provvedimento varato dal governo per contrastare le conseguenze del caro-energia e fornire un sostegno a famiglie e imprese. Per la nuova scadenza serve un apposito decreto interministeriale: negli ultimi mesi, i ministeri dell'Economia e delle Finanze e della Transizione ecologica hanno più volte firmato specifici atti per prolungare il taglio di circa 30 centesimi.

Categorie: 4 Ruote

Hatchback - Tipo, Golf e le altre: i modelli di segmento C in vendita in Italia - FOTO GALLERY

4 Ruote - Set 18,2022

Fino a qualche anno fa le hatchback di segmento C rappresentavano una categoria molto ambita dagli italiani, con modelli abbastanza pratici e spaziosi da svolgere dignitosamente il ruolo di prima auto di famiglia senza ingombri eccessivi. Da un po' di tempo, ormai, le attenzioni di coloro che in passato prediligevano tali vetture si sono spostate sulle auto a ruote alte, cioè Suv e crossover, più nello specifico su quelle di pari categoria o di un segmento inferiore (le B-Suv): basti pensare che in casa Volkswagen la T-Roc ha più che doppiato le immatricolazioni della Golf, con 17.562 unità registrate in Italia da gennaio ad agosto 2022, contro le 8.418 dell'hatchback (dati Unrae). Nonostante ciò, rimane piuttosto ricca l'offerta di modelli a due volumi di segmento C, che abbiamo raccolto nella nostra galleria d'immagini. Ovviamente, non mancano le proposte elettrificate, ma anche quelle ad alte prestazioni, come le due hot hatch che abbiamo messo alla frusta su Quattroruote di settembre.

Categorie: 4 Ruote

Gorgona Cars - NM Concept, la barchetta monoposto basata sulla Mazda MX-5

4 Ruote - Set 18,2022

La startup romana Gorgona Cars debutta al raduno nazionale Mazda MX-5 sul circuito di Modena presentando la NM Concept: il progetto è dedicato agli appassionati della spider giapponese e unisce idealmente la prima e l'ultima versione della vettura con le forme di una barchetta senza compromessi, pensata per il puro piacere di guida in solitaria.

Una MX-5 NA con il cuore Skyactiv-G. La NM Concept, che aprirà la parata da record che Mazda Italia ha organizzato a Modena, è il frutto del lavoro di un team di appassionati che aspira a produrre artigianalmente una piccola serie di esemplari omologati per l'uso stradale. Il progetto è nato con una idea molto chiara: creare una barchetta ispirata alle auto da corsa del passato con una meccanica attualeun design unico nel suo genere. La base è quella della MX-5 NA, quindi della prima generazione della spider, mentre la meccanica è quella della MX-5 ND nella sua più recente variante due litri Skyactiv-G da 184 CV e 205 Nm con cambio manuale sei marce e differenziale posteriore autobloccante. La Gorgona Cars offrirà ai clienti anche un pacchetto opzionale di elaborazione per raggiungere una potenza di 225 CV e 225 Nm.

Naked monoposto. Il rapporto peso-potenza e l'assoluto legame intimo tra pilota e macchina sono stati da subito gli obiettivi principali. Per questo motivo, la NM Concept è monoposto e priva di un vero e proprio parabrezza, inoltre tutti gli interni sono stati praticamente rimossi per lasciare soltanto l'essenziale: volante, cambio, freno a mano e strumentazione. Quest'ultima è quella della più recente MX-5 ND. Vicino al cambio è stata applicata la targhetta identificativa del telaio, come una volta era previsto sulle sportive da corsa. Le portiere sono state ridotte in altezza creando nella parte inferiore dei rinforzi per il telaio nel "brancardo alto", mentre dietro il poggiatesta è stato creato un elemento aerodinamico ispirato alle sportive degli anni 50 e 60 che nasconde anche un rollbar di protezione in caso di ribaltamento. La vettura è inoltre dotata di uno sfogo d'aria semicircolare sul cofano motore che permette anche di vedere parte del motore e di un estrattore posteriore inedito. Pure lo splitter e gli specchietti sono stati sviluppati appositamente, così come il nolder applicato al cofano posteriore. La Gorgona Cars ha realizzato il tonneau rigido in materiali compositi, ma è prevista in opzione la possibilità di ottenere i parafanghi anteriori, il cofano motore e le portiere in fibra di carbonio per contenere ulteriormente la massa totale.

830 kg con la carrozzeria in carbonio. La ricerca dell'essenzialità ha comportato anche scelte radicali per quanto riguarda le finiture e gli accessori. I pochi elementi interni rimasti sono quindi rivestiti di Alcantara, mentre per il gruppo ruota sono stati scelti dei cerchi Enkei RPF1 con pneumatici Yokohama A052 nella misura 205/55 15". Il sedile monoscocca firmato RCC è dotato di cinture a quattro punti, mentre il volante è un Momo tre razze in pelle privo di airbag. L'assetto prevede nuovi elementi regolabili un impianto frenante specifico, necessari per far fronte alle elevate prestazioni della monoposto. Inoltre, l'impianto elettrico è stato realizzato su misura per la vettura semplificando al massimo ogni elemento: del resto, elementi come il climatizzatore e l'infotainment non sono stati neanche presi in considerazione. L'insieme di tutti gli interventi ha portato al raggiungimento di un peso di 830 kg a secco (contro i 960 kg della NA  1.6 115 CV del 1989) nella variante con elementi alleggeriti opzionali, mentre l'altezza totale della vettura è di appena 105 centimetri. 

La trasformazione a 70.000 euro. La Gorgona Cars nasce dall'impegno di due appassionati, il giornalista Omar Abu Eideh e l'ingegnere del veicolo David Galliano. Il progetto, ispirato anche da alcune concept che la stessa Mazda ha presentato nel corso del tempo, è stato abbozzato per la prima volta alla fine del 2019 e la "Naked Monoposto" ha preso vita nei mesi seguenti grazie al contributo di una preziosa rete di artigiani specializzati del settore. Secondo i fondatori della Gorgona Cars la trasformazione di una Mazda MX-5 NA nella versione NM avrà un costo a partire da circa 70.000 euro + IVA, ai quali va aggiunto il valore della donor car: gli ordini saranno aperti nel mese di novembre dopo aver raccolto il feedback degli appassionati. 

Categorie: 4 Ruote

Jeep Avenger - C'è già chi la sogna cabriolet

4 Ruote - Set 18,2022

Con la presentazione di ben tre nuovi modelli da qui al 2025, la Jeep ha tracciato la strada di quello che sarà il futuro della gamma da una parte all'altra dell'Atlantico. La prima ad arrivare su strada sarà l'anticipata Jeep Avenger, una Suv di segmento B, più piccola della Renegade che non solo porterà al debutto un nuovo linguaggio estetico e tanta tecnologia di bordo, ma sarà la prima Jeep a essere offerta anche in variante 100% elettrica.

Cabrio, perché no? Tutte le caratteristiche tecniche della Jeep Avenger saranno svelate tra poche settimane al Salone di Parigi (17-23 ottobre), ma in Rete c'è già chi ha provato a ipotizzarne possibili sviluppi futuri e varianti di carrozzeria. In particolare, il rendering di X-Tomi Design mostra che fattezze potrebbe assumere la crossover se gli uomini della Jeep decidessero trasformarla in una cabriolet, asportando il tetto di lamiera in favore di una capote di tela. Difficile che una simile variante di carrozzeria venga anche solo considerata dalla Casa americana, ma oggi come in passato non è mancato qualche tentativo di fondere il mondo delle Suv con quello delle scoperte. Riscopriamo gli esempi più illustri nella gallery che trovate qui sopra.

Categorie: 4 Ruote

Made in China - Le Fiat e le altre europee su misura per il Dragone - FOTO GALLERY

4 Ruote - Set 17,2022

Con oltre 21,4 milioni di auto assemblate nel 2021 (dati Oica), la Cina è di gran lunga il principale produttore di vetture al mondo. Alcune di esse arrivano persino sulle nostre strade, talvolta con marchi premium europei. Del resto, produrre auto nella Repubblica Popolare Cinese non è una novità per numerosi brand a noi noti, buona parte dei quali ha un proprio portafoglio di modelli pensato per le vendite all'ombra della Grande Muraglia. Parliamo soprattutto di berline a tre volumi, non di rado delle versioni a passo lungo di modelli venduti anche nel Vecchio Continente, senza dimenticare Suv e crossover mai viste in Europa, frutto di joint venture con i grandi costruttori locali. Ne parliamo con maggiori dettagli nella nostra galleria d'immagini, dove abbiamo raccolto alcuni esempi di europee "made in China".

Categorie: 4 Ruote

Attacco al Motor Show milanese - Gli ambientalisti denunciano il Milano Monza Motor show

4 Ruote - Set 17,2022

Persino il MiMo, il Milano Monza Motor Show, avrebbe arrecato un danno alla collettività, nello specifico alle casse del Comune di Milano. La furia anti-auto di un gruppo di associazioni ambientaliste le ha indotte a presentare un esposto nientemeno che alla Corte dei conti, sostenendo che lo sconto dell'80% sulla tassa di occupazione del suolo pubblico concesso agli organizzatori delle edizioni 2021 e 2022 della manifestazione fosse eccessivo, nonostante i soli 101 mila euro di canone versato. Del resto, sostengono che se tali organizzatori hanno verosimilmente guadagnato da uno a tre milioni euro dalle case automobilistiche, è giusto che siano puniti per aver osato intrattenere i milanesi per qualche giorno con i loro spregevoli prodotti. Ci sarebbe da sorridere davanti a tanto ridicolo zelo, se non fosse che la giunta milanese del sindaco Giuseppe Sala spesso si è rivelata tutt'altro che sorda rispetto a tanto furore, al punto da rendere la vita in città a chi usa l'auto, spesso per necessità e non per diletto, quasi impossibile. E i piani che ingombrano le scrivanie dei suoi assessori, come l'ipotesi di totale pedonalizzazione dell'asse tra il Castello Sforzesco e piazzale Loreto, fanno immaginare un futuro sempre meno inclusivo, per chi non può permettersi i costi stratosferici della vita nel cuore della città. A chi vive ai suoi margini, gli ultrà dell'ambientalismo non vogliono neppure più lasciare le brioche di una innocua manifestazione motoristica, per altro prevalentemente statica. Del resto, sono gli stessi integralisti che, di recente, hanno presentato ricorso al Tar contro gli ecoincentivi sulle auto, colpevolmente estesi anche a quelle con motori a combustione a basse emissioni: i paladini del Medio Evo prossimo venturo.

Categorie: 4 Ruote

Lotus Eletre - Ecco com'è vista da vicino

4 Ruote - Set 17,2022

Il futuro della Lotus sbarca a Milano e ha tre nomi, che, come da tradizione, iniziano tutti con la lettera E: Emira, Evija, Eletre. La prima abbiamo già imparato a conoscerla, è la nuova sportscar del brand e, secondo quanto dichiarato fino a questo momento dalla Casa, sarà pure l'ultima sua vettura a motore termico, con il 3.5 V6 o il 2.0 turbo a quattro cilindri di origine AMG. La seconda, la Evija, è il manifesto della strada intrapresa dalla Lotus: una hypercar al 100% elettrica con numeri da capogiro - quattro motori elettrici per 2.000 CV di potenza combinata - e un nuovo linguaggio stilistico che influenzerà il resto della gamma. La terza e ultima novità è la Lotus Eletre, la Suv chiamata ad aprire alla Lotus nuovi mercati e nuove fasce di clientela per accrescere la sua redditività e permettere di raggiungere l'ambizioso obiettivo di 100.000 vetture all'anno entro il 2028.

Potenza e aerodinamica. Per sfidare Suv del calibro della Porsche Cayenne, Lamborghini Urus e la futura ibrida plug-in BMW XM, la Lotus ha scelto per la Eletre la via della totale elettrificazione, supportata da tanta tecnologia e da soluzioni stilistiche volte all'efficienza aerodinamica. I numeri definitivi della sua propulsione a elettroni ancora non sono noti, ma gli ingegneri della Lotus parlano di una potenza combinata compresa tra i 600 e i 900 CV, con un coppia massima vicina ai 1.000 Nm; numeri sufficienti a far scattare la Eletre da 0 a 100 all'ora in meno di 3 secondi, con una velocità massima di 265 km/h. Ad alimentare le unità elettriche anteriori e posteriori c'è un grande pacco batteria da 100 kWh che si potrà ricaricare in corrente continua fino a 350 kW o a 22 kW in corrente alternata. Nonostante le dimensioni imponenti - la Eletre è lunga 5,10 metri, larga 2,13 e alta 1,63 - e un peso, anch'esso non ancora ufficializzato, di circa due tonnellate, la Suv inglese promette una grande efficienza, misurata nell'ordine dei 600 km di autonomia. Per raggiungere questo valore, gli ingegneri hanno lavorato sulle forme della carrozzeria che integrano diversi canali per controllare i flussi aerodinamici e ridurre la resistenza aerodinamica. Un esempio sono le grandi aperture disposte dietro le ruote posteriori, soluzione fino a questo momento mai vista su una Suv. Anche la forma del tetto, del lunotto e del portellone a coda tronca contribuiscono a migliore la gestione dell'aria, donando pure alla vettura un aspetto più sportivo.

Come è fatta. Vista dal vivo, la Eletre non cerca di nascondere le sue dimensioni imponenti, ma le soluzioni aerodinamiche e stilistiche accennate le donano una certa sinuosità e modernità. Minimalisti nel design, ma d'effetto, gli interni, con un grande schermo centrale che integra la maggior parte delle funzioni. Dietro al volante il cruscotto, molto sottile, mostra soltanto le informazioni più importanti come velocità e autonomia, mentre l'head-up display configurabile si occupa, tra l'altro, di riportare le indicazioni del navigatore. Sulla console centrale fluttuante troviamo la piastra per la ricarica wireless dello smartphone, i comandi per la selezione della marcia avanti e indietro, due scenografici portabicchieri e un vano portaoggetti. Originale il disegno dei pannelli delle portiere, dove sono integrati le casse dell'impianto audio e lo schermo per gli specchietti retrovisori digitali (optional).

Quanto costerà? Una grande attenzione alla tecnologia, dunque, mai vista prima su una Lotus, che si ripercuote anche su tutti gli aiuti alla guida, aggiornabili da remoto e basati sulla sensoristica lidar che si andrà ad aggiungere ai più comuni radar e telecamere. Sebbene non sia ancora stata confermata la data per il suo arrivo sul mercato, la Lotus Eletre è già prenotabile online attraverso la pagina dedicata del sito Lotus (lotuscars.com/it-IT/eletre/reserve) con un anticipo di 2.500 euro. Il prezzo finale verrà annunciato alla fine di ottobre.

 

Categorie: 4 Ruote

Suzuki - S-Cross 1.5 Hybrid 140V: il nuovo ibrido full consuma poco ed è anche 4x4

4 Ruote - Set 16,2022

Visti i tempi che corrono, poter risparmiare qualcosina a fine mese sul carburante non può che far piacere. Ed è proprio con questo obiettivo che i tecnici Suzuki hanno pensato la nuova S-Cross 1.5 Hybrid a 140 V, uno step ulteriore, in termini di elettrificazione, rispetto all'1.4 mild hybrid già in listino, per consumi ancora più bassi, ma senza rinunciare alla trazione integrale AllGrip. Per portarsela a casa occorrono 35.590 euro. Volendo, si può scendere a 32.890 euro per la variante senza la trazione 4x4. Alla base della gamma (29.090 euro) c'è la variante 1.4 mild hybrid, offerta in un allestimento un po' meno completo (il Top) a due o quattro ruote motrici, ma senza la possibilità dell'automatico.

Cosa cambia. Arrivo subito al dunque, visto che a livello estetico non ci sono modifiche. Le novità sono tutte dentro il cofano. A differenza della mild, qui ci sono una batteria più capiente e un motore elettrico capace di muovere l'auto per brevi tratti. Full hybrid appunto, la stessa tecnologia che ha fatto la fortuna di un altro grande costruttore giapponese. Un sistema pratico, perché non necessita di essere ricaricato alla presa, efficiente perché in tutte le condizioni di guida, specie tre le mura urbane, promette consumi ridotti.

Beve pochissimo. Scendendo più nel dettaglio, per chi fosse interessato a qualche tecnicismo, il sistema a 140 V della Suzuki si basa sul lavoro coordinato di tre elementi: un modulo ibrido con motogeneratore alimentato da una batteria di trazione (da 140 V, per l'appunto), un benzina quattro cilindri 1.5 aspirato a ciclo Atkinson e un cambio automatico robotizzato. Il powertrain dichiara sulla carta 102 cavalli complessivi per 138 Nm di coppia. Non sono numeri che fanno battere il cuore, ma sufficienti a perseguire l'obiettivo di partenza: consumare poco. Il nostro Centro prove è già all'opera sui rilevamenti e posso anticiparvi (la prova completa la troverete sul numero di Quattroruote di ottobre) che il consumo rilevato è migliore dei 17,2 km/litro omologati dalla Casa.

Una vera 4WD. Tutto questo, con il plus della trazione integrale che nella stagione invernale non guasta mai. Una vera trazione 4WD, perché ha un albero di trasmissione e non un comando elettrico come altre rivali. Tre le modalità di gestione (Auto, Sport e Snow), senza dimenticare la funzione Lock, che consente di avere la massima motricità sui fondi più difficili e si disinserisce automaticamente sopra i 60 km/h.

Non è un fulmine, ma... Detto questo, la S-Cross 1.5 Hybrid non è un'auto dalle sensazioni forti, non è particolarmente brillante nello scatto breve, come nelle riprese in autostrada. In questo ci mette del suo il cambio automatico che, come detto, è un robotizzato. Tra una cambiata e l'altra si avverte un certo calo di spinta e così, per limitare l'effetto, il motore elettrico del sistema ibrido fornisce una piccola iniezione di coppia a ogni passaggio di marcia. Per minimizzare davvero la cosa, però, il trucco è guidare con il piede destro felpato, preferendo accelerazioni fluide e costanti allo scatto da zona rossa del contagiri. stata prevista pure la modalità manuale, utilizzando i paddle dietro al volante.

Sulla sicurezza non si scherza. Apprezzabile, invece, la dotazione di sistemi di sicurezza: tra le altre cose, l'auto emette un "beep" ogni qual volta si arriva in prossimità di uno stop. Sarà pure una piccolezza, ma può davvero scongiurare brutte sorprese a chi si distrae facilmente. Per il resto, questa è la S-Cross che conosciamo. Un'auto pensata per essere funzionale, pratica e sufficientemente grande per le esigenze di quattro persone. In più, da buona giapponese, è offerta solo in un unico - ricco - allestimento. Lo Star View del nostro test ha di serie pure i sedili e gli specchietti riscaldabili, i cerchi di lega da 17 pollici, i fari full Led, il tetto panoramico, la telecamera 360 e finiture più pregiate. C'è anche un infotainment da 9,8 pollici al quale non manca nulla. Solo il bagagliaio si riduce un po' per via della batteria (293 litri dichiarati), ma rimane comunque sfruttabile.

Categorie: 4 Ruote

Ford - Sander: "Berline e station sono finite, nessun futuro elettrico per Fiesta e Focus"

4 Ruote - Set 16,2022

Non abbiamo piani per una Fiesta e una Focus elettriche. Che, in un mondo che corre verso le emissioni zero, è come dire non abbiamo piani, punto. Insomma, il de profundis per due modelli che hanno fatto storia sul nostro mercato e che per tanta gente sono diventati praticamente sinonimi del marchio americano. A recitarlo, in questa intervista esclusiva, è Martin Sander, dal primo giugno general manager della nuova business unit Ford model e in Europa. Una divisione globale, introdotta all'inizio di quest'anno, che ha come obiettivo quello di dare una spinta alla trasformazione del marchio dell'Ovale blu. Sander, che ricopre pure il ruolo di amministratore delegato di Ford-Werke Gmbh in Germania, guiderà la business unit nella realizzazione di veicoli elettrici innovativi e nello sviluppo di software, tecnologie e servizi dedicati ai veicoli connessi. Un'accelerazione verso l'elettrificazione della gamma che si pone non solo l'obiettivo di vendere, entro il 2035, nel Vecchio Continente unicamente veicoli a zero emissioni, ma pure quello di raggiungere, entro la stessa data, la carbon neutrality nella fase produttiva, in quella della logistica e nella rete dei fornitori locali. Sander, in tasca una laurea in ingegneria meccanica, è entrato alla Ford dopo una carriera di 25 anni nel Gruppo Volkswagen, dove ha ricoperto varie posizioni di vertice in Nord America, Regno Unito ed Europa continentale. Di recente, era stato vicepresidente senior delle vendite in Europa all'Audi. Lo abbiamo incontrato nella sede di Ford Italia a Roma. Ecco come intende muoversi nel difficile mercato del Vecchio continente.

Le Case cinesi stanno arrivando sempre più in Europa con i loro prodotti elettrici. Come li valuta?
Noi prendiamo tutti i competitor molto seriamente, cerchiamo di capire le loro strategie, conosciamo bene i loro prodotti. Molti brand cinesi sono già sul mercato e altri arriveranno nei prossimi mesi: sul lato prodotto, non ho visto alcun loro modello che ci possa davvero impensierire, in rapporto con quello che offriamo in gamma. Abbiamo la Mustang Mach-E, un'auto dalle performance molto elevate, ma anche una importante esperienza nel campo della ricarica e del digitale. Sono molto fiducioso che per noi non ci siano ragioni di preoccuparsi.

Dopo la Mustang Mach-E e la presentazione del nuovo modello di volumi l'anno prossimo, quale sarà la vostra road map verso l'elettrico puro?
Abbiamo cinque modelli full electric da lanciare nei prossimi 18 mesi. Penso che sia il più grande programma di lancio di nuovi prodotti che la Casa abbia mai affrontato in un periodo così breve.

Copriranno ogni segmento dal C a quelli più elevati?
Anche sotto al segmento C, in realtà, grazie alla Puma Bev, che, al momento, è il modello più venduto nel suo segmento tra i privati. Credo che la variante elettrica di un modello di tale successo potrebbe a sua volta realizzare un grande risultato. Il suo arrivo nel 2024? La data potrebbe non essere sbagliata.

Nella vostra strategia userete la piattaforma Meb del gruppo Volkswagen, ma avrete anche una vostra architettura. Che differenza vedremo nelle due linee di modelli?
Saranno per forza differenti. Avremo veicoli basati sulla nostra piattaforma e altri su quella della Volkswagen. Ma la collaborazione con Wolfsburg va oltre quella relativa alla piattaforma Meb per le vetture,  perché include la nostra produzione di veicoli commerciali medi e di pick-up per la Volkswagen, un rapporto che è di lunga durata. Tutti i segmenti che copriamo in Nordamerica, Europa e Cina, dal B con la Fiesta a quello più grande dei pickup in America, rendono la nostra offerta globale enormemente diversificata. Questo è notevole, anche convertire una gamma simile al settore elettrificato è un'impresa enorme, che non si può fare nello stesso momento. E questo spiega perché l'utilizzo della piattaforma Meb rappresenta per noi una grande opportunità in Europa, perché ci consente di lanciare in tempi brevi prodotti molto competitivi che avrebbero invece richiesto anni.

Il primo modello futuro full electric sarà su base Meb?
Intanto, abbiamo già la Mustang Mach-E e la F-150 Lightning. Due Bev cento per cento Ford. Il prossimo sarà basato sulla piattaforma Meb, ma state tranquilli che sarà una vera Ford. Come sarà? Sarà una crossover di taglia media, di segmento C.

Quali sono i vostri piani rispetto a due modelli tradizionali molto amati come la Fiesta e la Focus?
Non abbiamo piani per la Fiesta e la Focus elettriche. La prima sta andando ancora molto bene, la seconda pensiamo di continuare a produrla fino al 2025, ma non abbiamo il progetto di realizzare versioni  elettriche di questi due modelli. Abbiamo altre vetture attraenti da proporre ai clienti, ma sono prodotti e concept differenti.  

Quindi, alla fine del ciclo di queste due vetture possiamo dire che il format della berlina compatta e della station saranno alla fine del loro percorso?
Sì, non abbiamo in programma di realizzare un'altra Segmento B, che faccia da successore alla attuale Fiesta. Credo che la Puma sia un gran prodotto, in versione a combustione e nella futura versione Bev: un'auto molto attraente per i consumatori. Del resto, il mercato sta cambiando e i giorni delle berline e delle station sono finiti: il loro peso commerciale, infatti, si è ridotto di anno in anno. Così abbiamo preso la decisione di offrire formati differenti, design diversi: insomma, bisogna fare le auto che i clienti vogliono e non restare ancorati a concetti del passato.

Non crede che con la diffusione delle vetture elettriche potrebbe cambiare la vostra politica commerciale, viste le differenze fra il Nord è il Sud dell'Europa?
No, perché noi oggi vediamo le diverse velocità di sviluppo delle due regioni: la Norvegia, per esempio, è vicina all'80% di penetrazione dei modelli Bev, anche grazie al successo della Mustang Mach-E. Invece, al momento in Italia siete fermi al 3% del mercato. vero, c'è ancora una grande differenza tra Nord e Sud Europa quando si parla di auto elettriche, ma noi vediamo un grande sviluppo nel Regno Unito, in Germania, è più forte del previsto in Francia e Belgio. Ecco perché siamo profondamente convinti che anche il Sud Europa seguirà, perché entro il 2035 i veicoli nuovi a combustione saranno vietati e nel frattempo ci saranno sempre più nuove Bev. Se tu credi nel cambiamento, succederà. E noi crediamo fermamente che la nostra strategia funzionerà anche nell'Europa meridionale.

Se, come pare, i prezzi delle auto future cresceranno, la Ford punterà sempre di più sulle soluzioni di leasing e noleggio, al posto del classico acquisto della vettura?
L'affitto e il noleggio costituiscono oggi una parte molto importante del nostro business. Penso che la cooperazione con Ford credit proponga soluzioni competitive per i clienti. Molti di loro richiedono infatti prodotti di noleggio e di finanziamento, e in Italia abbiamo un buon riscontro relativo a questi servizi.

Considerate sempre l'ibrido plug-in come una soluzione ponte verso l'elettrico? 
Sì, è una tecnologia ponte, e lo dimostra il successo della Kuga con questo powertrain. Che funziona, insomma, ma si è rivelata pure una tecnologia molto complessa e costosa da produrre. E per l'esperienza che ho, nei paesi in cui cresce l'elettrico, calano di conseguenza le vendite delle plug-in. una questione di prospettive, che hanno un tempo limite. 

Quali sono i vostri piani per i siti industriali di Colonia, Saarlouis e Valencia?
A Colonia abbiamo investito due miliardi dollari, facendone il centro europeo elettrico per le batterie. E realizzeremo due modelli Bev da lanciare nel 2024. Abbiamo inoltre annunciato di voler esplorare l'opportunità di portare piattaforme americane da assemblare a Valencia. Non è ancora confermato, ma ci stiamo pensando. Per quanto riguarda invece Saarlouis, stiamo lavorando con i sindacati e il governo locale per trovare delle opportunità e piani per dopo il 2025, quando la produzione della Focus cesserà. Per ora non ci sono piani relativi alla possibile produzione di modelli elettrici a Saarlouis. 

Categorie: 4 Ruote

I segreti dei microchip - Viaggio nella 'fabbrica dei wafer' - VIDEO

4 Ruote - Set 16,2022

La crisi dei microchip non si attenua e le case automobilistiche continuano a subirne le conseguenze. Del resto, la rivoluzione energetica ha fame di semiconduttori. Il motivo è presto detto: se nel 2010 il contenuto medio del valore industriale dei semiconduttori presenti in un'auto era stimato in 300 dollari, oggi questo dato supera già i 500, per un classico veicolo a combustione interna. Cifra destinata ad aumentare ulteriormente con l'avvento della propulsione elettrica, che richiede una gestione elettronica sofisticata per componenti come il motore, l'inverter, la ricarica e le batterie. Il tutto, accompagnato dalla sempre crescente diffusione degli Adas di livello 2, anche sulle vetture di fascia medio-bassa. Quando, poi, si arriverà alla disponibilità della guida autonoma di livello 3 e 4, il valore dei microchip di ogni esemplare arriverà a superare i 1.000 dollari. Vivremo, dunque, in un mondo sempre più dominato dai piccoli pezzi ricavati dal silicio. Che, però, presentano due problemi: già oggi non sono disponibili in un numero sufficiente per soddisfare la domanda attuale; poi, vengono prodotti da numero ridotto di aziende, prevalentemente dislocate in Asia. Cosa che, pur essendo meno evidente nel campo dell'automotive (in cui i principali player sono invece attivi in Europa e stanno incrementando la propria capacità produttiva), crea una dipendenza della nostra industria, non meno critica di quella relativa alle batterie o di quella energetica. E le difficoltà sono destinate ad acuirsi. O a trasformarsi in criticità assolute qualora la tensione tra Cina e Taiwan dovesse trasformarsi in un vero conflitto o, quanto meno, in un blocco navale.

Una crescita impetuosa. Il 2021 ha visto balzare agli onori delle cronache quella che tutti chiamano la crisi dei microchip. Il fabbisogno mondiale di semiconduttori era esploso per alcuni prodotti (elettronica personale) durante la pandemia e gli altri settori industriali, automotive in testa, si sono poi fatti prendere alla sprovvista dalla ripartenza della domanda. Così, già nel 2021, il mercato mondiale dei microchip ha fatto segnare una crescita del 26,2%, superando il miliardo di componenti prodotti; quest'anno, secondo le previsioni dell'associazione europea delle aziende del settore, l'aumento si "limiterà" al 16,3%, anche per la flessione della richiesta di smartphone e tablet dovuta all'inflazione e alla situazione economica, che sta riducendo il potere (e la voglia) di acquisto dei consumatori. Stiamo parlando di un mercato che, per quanto riguarda le cosiddette foundry (i produttori di semiconduttori di base per conto terzi), è controllato soprattutto dai produttori del Far East: il 65% esce, infatti, dalle fabbriche di Taiwan, il 18% da quelle sudcoreane e il 5% dagli impianti cinesi. Resta un 12%, che le statistiche attribuiscono genericamente ad "altri", comprendendo nella voce stabilimenti giapponesi, nordamericani ed europei. Dunque, se vuole evitare di subordinare la propria produzione industriale in settori strategici, l'Europa deve darsi da fare.

Le azioni di Bruxelles. Un segnale importante è arrivato con l'European Chips Act, la legge sui semiconduttori voluta dalla UE perché, secondo le parole della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, non si tratta soltanto di competitività, ma anche di sovranità tecnologica, per conseguire la quale è necessario unire le nostre capacità di ricerca, progettazione e sperimentazione, coordinando gli investimenti della UE e quelli nazionali. Sul piatto ci sono 43 miliardi di euro d'investimenti strategici, il cui obiettivo è raddoppiare entro il 2030 l'attuale quota europea di mercato mondiale dei microchip (il 10%, quando nei primi anni 90 arrivava al 45%). A fronte dell'impegno comunitario, non è che le grandi aziende del settore siano rimaste inattive. Il problema, però, è che, nel campo dei semiconduttori, incrementare la capacità produttiva, costruendo un nuovo impianto o ampliandone uno esistente, richiede investimenti ingenti e molto tempo. Per comprenderne i motivi, non c'era niente di meglio che visitare una di queste realtà, toccandone con mano l'estrema complessità. Ad aprirci le porte del suo nuovo stabilimento di Agrate (MB), in fase di avvio della produzione, è stata la STMicroelectronics, colosso italo-francese da quasi 50 mila dipendenti. In Italia, oltre all'impianto brianzolo, l'azienda dispone di stabilimenti principali a Castelletto (nei pressi di Cormano, sempre nel Milanese) e a Catania, per un totale di 11.370 collaborator. E il 30% del suo fatturato deriva proprio dalla produzione destinata all'automotive.

Purezza assoluta. I lavori per Agrate300, come si chiama l'impianto (che si aggiunge all'esistente Agrate200), sono iniziati nel 2018, quando la società ha intuito quali sarebbero stati i trend del mercato. Ma costruire una fabbrica di questo genere è un impegno alla portata di un numero ristretto di aziende specializzate. Il cuore della produzione avviene, infatti, nella cosiddetta clean room, un'area nella quale la purezza dell'aria dev'essere assoluta, nell'ordine di una particella di polvere da un micron (un millesimo di millimetro) al metro cubo. L'aria interna dev'essere costantemente monitorata e pulita: osservando il reparto, si notano innumerevoli imbuti che l'aspirano e verificano in tempo reale la presenza di particelle. Il riciclo è continuo e avviene attraverso un soffitto costituito da filtri e un pavimento costellato di buchi: una sorta di effetto siringa fa sì che l'aria venga spinta verso il basso, spazzando via l'eventuale polverosità. Il riciclo completo avviene ogni sei secondi: è come se un vento continuo generasse un flusso laminare, privo di turbolenze.

La vestizione. Chi, come abbiamo fatto anche noi, entra in una clean room deve passare in una camera di vestizione per indossare una tuta, la mascherina, una cuffia per i capelli e i guanti, perché la pelle rilascia continuamente cellule epiteliali; poi attraversa una sorta di doccia d'aria, senza poter portare nulla con sé. Qualsiasi cosa, infatti, potrebbe rilasciare particelle pericolose per i chip, che rimangono esposti fino all'ultima fase della lavorazione qui prevista, la chiusura in un sigillo di vetro che racchiude definitivamente i circuiti proteggendoli dalla polverosità. A questo punto, i chip partono per raggiunge uno stabilimento di un altro Paese, dove vengono inseriti in un contenitore di resina, dotato di contatti (i piedini visibili), che ne determina l'aspetto finale. Tutto questo è necessario perché qualsiasi impercettibile particella che entrasse in un microchip, costituito da componenti elettronici elementari come i transistor che possono avere le dimensioni di poche decine di nanometri (milionesimi di millimetro), potrebbe causarne malfunzionamenti e, di conseguenza, il mancato superamento dei controlli finali di qualità. Ma la pulizia assoluta non è tutto: il processo deve avvenire in un ambiente anche completamente privo di vibrazioni, che potrebbero risultare altrettanto letali. Dunque, la costruzione richiede criteri che vanno ben oltre la semplice antisismicità: ad Agrate300 è stata realizzata una sorta di palazzo isolato all'interno di una seconda struttura, il tutto fondato su 1.600 pali, conficcati nel terreno a 15 metri di profondità. L'impianto è costituito da cinque diversi edifici, adibiti a funzioni differenti, che occupano una superficie di 65 mila metri quadrati, 15 mila dei quali destinati alla clean room. Da qui escono wafer (i dischi, ognuno dei quali contiene decine di migliaia di microchip) del diametro di 300 mm al ritmo, previsto per il 2026, di 8 mila unità la settimana.

Centinaia di operazioni. Perché serve così tanto tempo prima che la produzione arrivi a regime? Il motivo è legato all'enorme complessità del processo di fabbricazione, che richiede, per ognuno dei wafer, da due a sei mesi. E si tratta di un processo non lineare, che impone circa 500 passaggi, molti dei quali ripetuti più volte. Semplificando al massimo, si può dire che la "fetta" vergine di silicio, acquistata dai fornitori, viene dapprima lavorata in forni ad alte temperature, per far crescere sulla sua superficie uno strato di ossido isolante: la litografia ottica consente poi di asportare questo materiale nei punti in cui non serve. Sulla superficie viene deposto del materiale fotosensibile, al quale poi è sovrapposta una maschera (una lastra di quarzo, riutilizzabile); il materiale viene "bruciato" nei punti in cui è colpito dalla luce attraverso una lente. In questo modo, tramite la litografia, combinata con l'utilizzo di elementi chimici, si disegnano strutture geometriche tridimensionali, disposte su vari livelli, che costituiscono l'essenza dei microchip. Le operazioni di diffusione dell'ossido di silicio, lavorazione litografica e rimozione delle parti superflue dalla superficie vengono ripetute una trentina di volte in reparti diversi, ognuno dei quali richiede attrezzature differenti e conoscenze specifiche da parte degli operatori. Oltre a personale adeguatamente formato, occorrono macchine e attrezzature sofisticate, alcune delle quali di dimensioni ragguardevoli, del costo di decine di milioni di dollari e prodotte da una manciata di costruttori, che ne detengono le tecnologie esclusive. L'aumento della capacità produttiva dei microchip è, dunque, uno sforzo che richiede, oltre a investimenti colossali (entro il 2024, STMicroelectronics avrà riversato in Agrate300 molto più di 2 miliardi di dollari), tantissimo tempo. Così, chi si è mosso per primo oggi detiene un vantaggio competitivo, destinato a protrarsi nei prossimi anni.

Categorie: 4 Ruote

Ritardi nelle consegne - L'Agcm apre un'istruttoria su Arval

4 Ruote - Set 16,2022

La promessa era di "veicoli in pronta consegna" ovvero in tempi rapidi e certi. Pobabilmente per questo impegno, sottolineato in una nota, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha aperto un procedimento istruttorio per presunte condotte ingannevoli e aggressive contro Arval Service Lease Italia S.p.A. L'Agcm, si legge nel comunicato, ha agito dopo "diverse segnalazioni di consumatori e associazioni di consumatori che lamentavano gravi ritardi nelle consegne dei veicoli ordinati, nonostante siano stati pagati regolarmente anticipi e depositi precauzionali". Una prassi, quella dei ritardi delle consegne di cui gli adetti ai lavori non si stupiscono per nulla, a partire dai fleet manager alle prese tutti i giorni con comunicazioni di ritardi, cancellazioni di ordini o cambi di prezzo. Ma per veicoli, e qui probabilmente sta il nocciolo della questione, non presentate come "in pronta consegna".

Codice del consumo. A questo punto l'Autorità è andata anche a indagare su eventuali ritardi dei rimborsi del corrispettivo versato dal consumatore a seguito della risoluzione del contratto e/o del recesso, l'applicazione di penali elevate in caso di risoluzione del contratto, la mancata o inadeguata gestione dei reclami e delle richieste dei consumatori, che si potrebbero configurare in pratiche commerciali scorrette, in violazione degli articoli 20, 21, 22, 24 e 25 del Codice del consumo. Inoltre, nella nota dell'Agcm, si legge anche che "potrebbe aver violato anche gli articoli 49, comma 1, lettere h) e v), 56 e 61 del Codice del Consumo perché ha omesso di fornire alcune informazioni precontrattuali che riguardano le condizioni per esercitare il diritto di recesso e la possibilità di avvalersi di un meccanismo extra-giudiziale di risoluzione delle eventuali controversie insorte". Da noi interpellati, i manager di Arval , per il momento, non hanno voluto commentare la notizia. A detta loro arrivata un po' come un fulmine aciel sereno. In un momento dove le consegne delle auto nuove sono ormai diventate un vero e proprio terno al lotto. 

Categorie: 4 Ruote

Mazda - Raduno MX-5, domenica a Modena si prova a battere il Guinness

4 Ruote - Set 16,2022

Era il 2013 quando in Olanda veniva battuto il Guinness World Record per il più grande raduno al mondo di Mazda Mx-5, con la presenza di 683 vetture. Un primato che dura da nove anni, ma che questa domenica potrebbe essere infranto grazie ai tantissimi appassionati nostrani della spider giapponese: la divisione italiana della Mazda ha infatti organizzato un raduno di MX-5 di dimensioni mai viste prima e le premesse perché un nuovo Guinness venga assegnato in terra emiliana ci sono tutte.

MX-5 di tutti i colori. L'iniziativa ha da subito riscosso un enorme successo, tanto che le iscrizioni sono state chiuse diverso tempo fa: le vetture attese in autodromo sono oltre 900. In attesa di scoprire l'esito del record, tutti i partecipanti al raduno potranno contare su un programma ricco di attività per passare una giornata all'insegna dell'iconica Miata. E se il 18 settembre non potrete essere presenti nessuna paura, perché noi di Quattroruote saremo lì per raccontarvi attraverso i nostri canali social e il sito web tutti i momenti salienti del mega raduno modenese.

All'insegna del divertimento. Battere il Guinness World Record sarà una grande opportunità per divertirsi al volante della MX-5 (prossima, peraltro, a debuttare nella sua quinta incarnazione) , scoprire di più della sua storia e non solo. La giornata in autodromo verrà scandita da molteplici attività: ci sarà la possibilità di portare in pista la propria MX-5 con sessioni di track-day da 30 minuti l'una, l'opportunità di provare su strada la nuova gamma di vetture Mazda, ma sopratutto ascoltare le parole di chi la Mazda MX-5 l'ha progettata, Nobuhiro Yamamoto, ospite d'onore dell'evento insieme a tante altre grandi personalità del mondo dell'auto come Andrea Mancini, il fondatore di Miataland, Roberto Pietrantonio, direttore generale di Mazda Italia e i piloti e collaudatori Loris Bicocchi e Marco Apicella.

Categorie: 4 Ruote

BMW - Dune Taxi Electric Concept, il prototipo che pare nato per la Dakar

4 Ruote - Set 16,2022

La BMW presenta a sorpresa la Dune Taxi: si tratta di un prototipo del quale per il momento esiste soltanto un video ufficiale e che non rientra in nessuno degli annunci fatti in precedenza dalla Casa tedesca, anche se nel video viene citato il brand M che festeggia quest'anno i 50 anni di attività. L'ipotesi più logica è quella di un impegno della BMW in gare come la Dakar, ma niente - almeno per il momento - è stato confermato dai piani alti. 

Una Buggy elettrica per correre. Le forme sono quelle dei buggy da competizione, ma nel frontale è presente un grande doppio rene che richiama al marchio tedesco, mentre i gruppi ottici Led sdoppiati sono estremamente sottili. La carrozzeria è realizzata in cfrp con forme estreme, incluso un grande airscoop sul tetto. L'assetto molto alto è necessario per poter ottenere un'escursione di 400 mm per le sospensioni. Il prototipo, guidato nell'avvicente video dal pilota Abdo Feghali, è impegnato tra le dune di Liwa, negli Emirati Arabi.

544 CV e 1.000 Nm. La propulsione è affidata ai motori elettrici: nel video viene dichiarata una potenza di sistema di 544 CV e 1.000 Nm, ma non sappiamo se il powertrain derivi da altri modelli a batteria o sia stato sviluppato appositamente: la presenza nel video della iX M60 potrebbe essere un importante indizio, ma in realtà nel filmato sono presenti anche la prima generazione della X5 (impegnata in una guida su due ruote), la X6 M Competition (modificata per l'uso tra le dune) e la Concept XM

Categorie: 4 Ruote

I dati dellAnas - In estate meno incendi lungo le strade

4 Ruote - Set 16,2022

,Nonostante le alte temperature che hanno caratterizzato quest'estate, il fronte degli incendi sviluppati in prossimità dei tracciati stradali e autostradali ha fatto registrare quest'anno un miglioramento. I dati raccolti dall'Anas, infatti, evidenziano un calo del fenomeno pari al 38%. La maggior parte degli episodi, fanno notare dall'azienda strade del Gruppo FS italiane, è dovuta al lancio di sigarette ancora accese dai finestrini dei veicoli in transito, un comportamento per altro sanzionato non solo dal Codice della strada ma anche da quello Penale. Il maggior numero di eventi dell'estate 2022, comunque, ha interessato le autostrade siciliane (42 episodi), seguite dalla Salerno-Reggio Calabria A2 (37) e da le arterie del Lazio (26). Il numero degli eventi censiti è comunque in forte calo, essendo passato dai 377 dell'agosto 2021 ai 233 dello stesso mese di quest'anno; netti miglioramenti si sono registrati in Basilicata (da 30 a soli 2 incendi), Abruzzo (da 12 a 3), Calabria (da 43 a 20), Campania (da 34 a 20), Molise (da 14 a 2), Puglia (da 41 a 20) e, appunto, lungo l'autostrada A2 (da 80 a 37). In controtendenza il Lazio, dove gli eventi sono passati da 15 a 26, e la Toscana (da 4 a 13).

La campagna. Per contrastare il pericoloso fenomeno (gli incendi a bordo strada sono spesso critici da fronteggiare e mettono a rischio la sicurezza della circolazione) l'Anas ha condotto quest'estate una campagna all'insegna dello slogan La strada non è un posacenere, rispetta l'ambiente, salva il tuo viaggio. La maleducazione di chi compie un gesto come gettare una sigaretta ancora accesa dal finestrino di un veicolo, del resto, mette a rischio persone e animali, causando distruzione ambientale, interruzioni stradali e minacce per gli edifici. Dal canto suo, la Protezione civile ricorda come, tra i comportamenti pericolosi, ci siano anche l'abbandono di rifiuti, che possono trasformarsi in combustibile, il parcheggio sull'erba secca (le parti inferiori dei veicoli sono spesso molto calde) e l'accensione di fuochi fuori dalle aree attrezzate.

Categorie: 4 Ruote

Dacia Manifesto - Il futuro non ha limiti

4 Ruote - Set 16,2022

Il nome parla chiaro: Manifesto. In questa concept è scritto il futuro di Dacia, che va interpretato dai messaggi sottesi a una dune buggy che sembra uscita dal film Transformers. Una vettura squadrata come un cubo di Rubik, avveniristica nelle linee, furbissima in alcune trovate (alcune pronte per la produzione di serie, altre no). Con questo prototipo - che non intende anticipare alcun modello venturo - il brand del gruppo Renault dà una forma plastica ai valori del proprio domani. Comunicando, anzitutto, di voler tenere fede ai propri capisaldi: vocazione off-road (quindi, anche trazione integrale) e accessibilità, che si tradurrà non in un approccio low-cost ma nel miglior rapporto qualità prezzo, offrendo al cliente ciò che è realmente essenziale (per lui). A ciò si accompagnerà un salto di qualità nel design - aspetto che, come sottolineano dalla Casa, non comporta un costo -, una liason ancor più stretta con lo stile di vita outdoor (sempre più in voga, dopo la pandemia) e un approccio costruttivo intelligentemente ecosostenibile, fatto di materiali riciclati e riciclabili, ma anche di contenimento delle masse, per ridurre l'impatto sull'ambiente e ricorrere all'elettrificazione solo quel tanto che basta (per gravare meno sui prezzi). Questi punti fermi sono riassunti dal costruttore in tre sintetici motti: essential but cool, robust & outdoor, eco-smart.

Che sorpresa!  la Dacia che non t'aspetti, la Manifesto: cattura lo sguardo, sorprende. Eppure, è un'auto estremamente minimalista. Non ha porte, né parabrezza, né finestrini, per mettere chi guida a contatto il più stretto possibile con la natura. Al frontale c'è un faro solo, che si stacca e diventa una torcia. Le gomme sono airless, senz'aria: non si bucano e, perciò, non serve averne una di scorta. Nell'abitacolo, la plancia è fatta di sughero e puoi fissarci delle foto ricordo con una puntina, come sulla bacheca di casa. I display digitali che vanno tanto di moda? Non pervenuti, se si eccettua la strumentazione. L'infotainment è una cartina di tornasole della filosofia progettuale essenzialista: sfrutta lo smartphone e l'app Media Control della Casa. Questa soluzione costituirà l'offerta multimediale entry-level sui futuri modelli (lo è già sulla Sandero), un gradino sotto il display e due sotto il display con navigazione integrata.

Pronta per l'avventura. Se il design riprende ed enfatizza il look tutto spigoli della Bigster, senza trascurare, nel frontale, il family feeling con la gamma attuale, da poco ristilizzata con il nuovo emblema Dacia Link, il resto del progetto è una costante ridefinizione dell'essenzialità. La Manifesto, però, è anche una miniera di spunti e soluzioni innovative. Al tetto, un meccanismo di paratie ripiegabili e lacci (da ancorare ai fori delle sponde) permette di fissare il carico secondo un principio non dissimile a quello delle barre "flessibili" (cioè orientabili in senso trasversale o longitudinale a seconda del bisogno) già viste sulla Stepway. Ma ovunque ti giri, scopri un'idea. Al posteriore, per esempio, non c'è un bagagliaio tradizionale, ma due contenitori che hanno l'aria di due borse da moto. E mentre uno è un classico vano (portatile), il secondo contiene una batteria pronta ad alimentare qualsivoglia aggeggio vogliamo portarci appresso: magari degli strumenti da lavoro da utilizzare su quello che, al posto del classico cofano posteriore, si configura come un vero e proprio piano da lavoro mobile.

Sulla prossima Duster alcuni sviluppi. Non tutto troverà uno sbocco nella produzione di serie a stretto giro di posta. Qua e là, tuttavia, la concept offre piccoli assaggi di quel che troveremo nella nuova Duster, attesa nel 2024. L'esempio più fresco è YouClip, un sistema di fissaggio di oggetti alla plancia per personalizzare l'auto attaccando accessori intercambiabili, che possono essere portati fuori dall'auto e trasferiti da un modello all'altro. La terza generazione della Suv sarà anche la prima Dacia a montare, negli esterni, parti a vista fatte di plastica per il 20% riciclata. Si tratta di una materiale già utilizzato sulla concept Bigster (per i parafanghi), che la Casa ha brevettato e denominato Starkle: è resistente ai graffi ma anche più piacevole da vedere per la sua particolare resa estetica, caratterizzata da puntini luminosi. I sedili della Manifesto, poi, sono lavabili con la canna e rivestiti da coperture che all'occorrenza si trasformano in sacchi a pelo; non sappiamo ancora se queste caratteristiche verranno ripresa in toto dalla Duster, ma come ci hanno anticipato quelli di Dacia da lì nasce l'ispirazione per alcune novità che riguarderanno i tappetini e i rivestimenti dei sedili proposti in un pacchetto di personalizzazione dalla vocazione spiccatamente outdoor, denominato Extreme, che in futuro verrà proposto trasversalmente su tutta la gamma Dacia.

Le Vot: Le auto stanno diventando un lusso. La Manifesto, insomma, incarna e ridefinisce i valori di un marchio in evoluzione, che punta a realizzare auto desiderabili non solo per il prezzo ma anche per il design, pensate per chi ama la vita all'aria aperta e realizzate con un occhio alla sostenibilità: valori in cui i clienti possano riconoscersi, preferendo le vetture Dacia a quelle della concorrenza. Questo passaggio avviene in uno scenario non facile, in cui i prezzi dei materiali aumentano di giorno in giorno e la transizione ecologica impone cambiamenti e regole sulle emissioni, sempre più restrittive, che rendono le auto più complesse. Tutto ciò, inevitabilmente, ha una ricaduta sui costi: perciò anche la Dacia, come tutti i costruttori, deve alzare i prezzi: Le nostre auto sono fatte di metallo, alluminio e plastiche: non si possono fare magie ricorda il ceo di Dacia, Denis Le Vot. Tuttavia - puntualizza l'ad - i nostri prezzi aumenteranno probabilmente meno di quelli dei nostri competitor, perché le nostre auto sono più leggere ed essenziali: ciò significa meno metallo, meno alluminio e meno energia per produrle. Dacia assicura Le Vot rimarrà la risposta a chi cerca la migliore offerta sul mercato. Ma soprattutto - sottolinea ancora il manager francese - sarà la miglior proposta in termini di rapporto qualità/prezzo per chi potrebbe anche permettersi auto più care, ma sceglie diversamente. Le auto - spiega Le Vot - sono state a lungo simboli di progresso: ora sono simboli di cambiamento. I trend in corso (elettrificazione, nuovi regolamenti, ndr) stanno trasformando le auto in un lusso. In questo contesto, sempre più persone stanno facendo scelte diverse: sono queste le persone che stiamo cercando aggiunge il ceo, consapevole che lo scenario attuale può essere un'occasione di crescita ulteriore per il brand: Sempre più persone arrivano da altri marchi perché questi sono diventati troppo cari.

Si aprono nuove strade. In un quadro di costi e prezzi al rialzo, dunque, Dacia intende mantenere la distanza esistente fra sé e la concorrenza, per rimanere accessibile anche alla sua clientela tradizionale. Allo stesso tempo, il piano Renaulution ha liberato il potenziale del marchio, che punta ad espandersi. Prima in nuovi segmenti, poi ampliando la gamma modelli: Con l'arrivo di Luca De Meo alla guida del gruppo Renault si è deciso che la Dacia non farà solo auto di segmento B, e perciò siamo andati nel C con la Bigster. Nuove tipologie di carrozzeria? Se ne parlerà più avanti, spiega Le Vot. I prossimi passi, per la Casa, saranno l'introduzione dell'ibrido sulla Jogger (2023) e, nel 2024, il lancio della nuova Duster, che ben incarnerà la rinnovata filosofia di marca introdotta dalla concept Manifesto: Avendo, in futuro, la doppia scelta tra Duster e la Bigster, la Duster resterà fedele alla sua formula, ma il design sarà stupefacente garantisce l'amministratore delegato, ribadendo nuovamente un concetto chiave: Come ripetiamo sempre, il design non ha costo.

Categorie: 4 Ruote

Mercato europeo - Estate sull'altalena per le immatricolazioni: -10,6% a luglio, +3,4% ad agosto

4 Ruote - Set 16,2022

Il mercato automobilistico europeo ha vissuto un'estate sull'altalena, con una pesante contrazione a luglio e una leggera ripresa ad agosto. Secondo i dati dell'Acea (l'associazione europea dei costruttori di auto), a luglio le immatricolazioni nell'area composta dai Paesi Ue ed Efta e dal Regno Unito si sono attestate su 874.947 unità, il 10,6% in meno rispetto al pari periodo dell'anno scorso, mentre ad agosto, un mese comunque poco indicativo a causa della chiusura delle concessionarie in diversi Paesi del Vecchio continente, sono risultate in crescita del 3,4%, a 748.961 unità, ponendo fine a un trend di continui cali durato 13 mesi. Il cumulato annuo rimane, comunque, in territorio ampiamente negativo, con 7.221.379 registrazioni e una flessione dell'11,8%.

Giù i principali mercati. Fra i principali mercati del Vecchio continente, nessuno presenta dati negativi ad agosto. Il miglior Paese è l'Italia, con un +9,9%, seguita, nell'ordine, da Spagna (+9,1%), Francia (+3,8%), Regno Unito (+3,4%) e Germania (+3%). Nel consuntivo dei primi otto mesi dell'anno spicca il calo del mercato italiano, con un -18,4%. Le immatricolazioni francesi flettono, invece del 13,8%, quelle britanniche del 10,7%, le tedesche del 9,8% e le spagnole del 9,4%.

Stellantis. Con 136.721 immatricolazioni, il gruppo Stellantis registra ad agosto una crescita dell'11%, con quasi tutti i marchi in territorio positivo: +23,1% per la Peugeot, +12,9% per la Opel/Vauxhall, +20,9% per la Citroën, +34,7% per la DS, +37,3% per la Lancia, +59,3% per l'Alfa Romeo e +48,9% per la Maserati. In calo Fiat (-3,5%) e Jeep (-48,7%)

Le tedesche. Andamento positivo anche per i costruttori automobilistici tedeschi: il gruppo Volkswagen, con 198.443 immatricolazioni, guadagna il 6,3%. Il marchio omonimo cresce del 5,1%, la Skoda dell'11,8%, l'Audi del 3%, la Seat del 3,4%, la Porsche del 32,2% e il polo composto da Bentley, Lamborghini e Bugatti dell'1,5%. Bene la Mercedes: le registrazioni, pari a 43.303, salgono del 16%, con il brand della Stella a tre punte in miglioramento del 18,6% e la Smart in contrazione del 65,8%. Per il gruppo BMW, le 53.911 immatricolazioni implicano un aumento del 3,4%: il marchio omonimo risulta in discesa dell'1,4%, mentre la Mini mette a segno un rimbalzo del 28%.

Le altre occidentali. In rosso Renault: le immatricolazioni, pari a 65.088 unità, scendono del 5,1%. Il brand della Losanga flette del 23,1% e l'Alpine del 2,2%. Al contrario, la Dacia sale del 16,8%. La Ford, con 35.736 unità registrate, migliora del 12,6%, mentre la Volvo segna un -13,7% (10.656 immatricolazioni). La Jaguar Land Rover piazza 6.644 vetture e guadagna l'8,3%, con un +15,4% per il brand delle fuoristrada di lusso e un -10,8% per il marchio del Giaguaro.

Le asiatiche. Contrastati i produttori asiatici. Il gruppo Hyundai registra 72.565 veicoli e perde lo 0,3%, con il marchio omonimo in crescita dell'1,6% e la Kia in calo del 2,3%. Bene Toyota: le immatricolazioni, pari a 53.501, migliorano del 4,8% con il +7,6% del marchio delle tre ellissi a compensare il -36% della Lexus. La Nissan, invece, perde l'1,6% (12.418 immatricolazioni), la Mazda il 17,5% (9.831), la Honda il 20,5% (3.615) e la Mitsubishi il 38,6% (3.398).   

Categorie: 4 Ruote

Auto elettriche e plug-in - Pile fumanti: fino a 761 CV in mano ai neopatentati - LISTA COMPLETA

4 Ruote - Set 15,2022

possibile peggiorare una norma già assurda e consentire a un neopatentato di guidare degli "spari" elettrici da oltre 760 CV di potenza massima? In Italia si può e per constatarlo basta prendere in esame le regole previste per le giovani leve dell'auto dopo la precisazione del ministero dell'Interno, "planata" con una circolare ad hoc.

La toppa peggio del buco. Lo sanno ormai tutti: ai neofiti delle quattro ruote, la normativa italiana ha sempre imposto limiti assurdi, spesso impedendo a chi ha conseguito da meno di un anno il documento di guida di mettersi al volante dell'unica auto di famiglia, più che mai insostituibile di questi tempi. Il legislatore, con il decreto Infrastrutture di agosto, ha allora pensato di fare cosa buona e giusta alzando il limite del rapporto tra la potenza specifica e la tara da 55 a 65 kW/t. Con un "dettaglio", però: alle elettriche e alle ibride plug-in non si applica l'altro "tetto" imposto ai neo-conducenti di auto con motore a combustione, cioè la potenza massima di 70 kW. Il risultato è a dir poco paradossale, come è possibile constatare leggendo l'elenco aggiornato dei modelli guidabili dai neopatentati: lo trovate qui sotto, elaborato in esclusiva da Quattroruote.  

La potenza che conta. Nel caso delle elettriche, per il calcolo del rapporto tra potenza e tara si fa infatti riferimento ai kW riportati sulla carta di circolazione delle vetture, misurati al banco come "media nel periodo di 30 minuti". Si tratta di numeri enormemente inferiori a quelli di picco, che invece permettono di raggiungere prestazioni paragonabili ai "mostri" della propulsione termica. Ma nelle elettriche, per l'appunto, a far testo ai fini della guidabilità da parte di chi è fresco di patente è solamente la potenza omologata, indicata al punto P.2 della carta di circolazione.

Per il governo è tutto ok. Un neopatentato, dunque, non può guidare una Hyundai Kona, una Opel Corsa o una Volkswagen T-Roc con motorizzazioni tradizionali, ma è assolutamente adatto a impugnare il volante di supercar elettriche con potenze di picco elevatissime come l'Audi RS e-tron GT quattro (475 kW-646 CV), la BMW iX M60 (455 kW-619 CV), le Porsche Taycan (comprese le versioni Turbo da 500 kW-680 CV e la Turbo S da 560 kW-761 CV). Auto con prestazioni pazzesche che, se avessero propulsore termico, sarebbe impossibile vedere in mano a un giovanissimo: la Taycan Turbo S, per dire, ha una velocità massima di 260 km/h e, soprattutto, accelera da 0 a 100 in 2,8 secondi. Vetture esclusive, dai prezzi esagerati? Sì, ma nella lista figura anche un modello dal prezzo sempre elevato, ma un po' meno stratosferico, come la Kia EV6 AWD GT, che può contare su una potenza massima di 430 kW-585 CV e che nella classica prova di accelerazione impiega solo 3,5 secondi. Senza contare che l'elenco comprende molte altre auto con potenza di picco compresa fra 150 e 300 kW, assai più diffuse. Lo stesso discorso vale, naturalmente, anche per le plug-in, tra le quali non figurano vere supercar, ma la cui potenza di sistema, che tiene conto della componente ibrida, va ben al di là di quelle che dovevano essere le teoriche intenzioni in tema di sicurezza del legislatore.

Categorie: 4 Ruote