1.070 CV elettrici e sette posti: la nuova Lucid Gravity punta al vertice della categoria

4 Ruote - Ago 18,2026
Alla Monterey Car Week Lucid ha presentato la Gravity GT-S, versione più sportiva della gamma della SUV elettrica. Già ordinabile negli Stati Uniti a partire da 125.900 dollari, questa variante mette sul piatto un look più aggressivo e ben 1.070 CV, dato che fa del modello la sette posti più potente del mercato. Non è ancora noto se la GT-S sarà importata anche in Europa. Il blu è il colore della GT-S La sigla GT-S rappresenta una novità per Lucid, visto che per la berlina Air più cattiva da 1.234 CV è stato scelto il nome Sapphire. Nel caso della Gravity, l'approccio è forse meno radicale, ma comunque differente rispetto alle altre versioni della gamma. Le appendici aerodinamiche sono specifiche, così come i cerchi di lega da 21 o 23 pollici e le finiture blu dedicate a diversi particolari esterni e alle pinze freno. Anche l'abitacolo si distingue per le finiture Mojave PurLuxe Premium, abbinate a cuciture e cinture di sicurezza blu. 1.070 CV per la 7 posti più potente del mercato Il powertrain elettrico bimotore raggiunge quota 1.070 CV e consente alla SUV a sette posti di accelerare da 0 a 60 miglia orarie in 3,1 secondi grazie alla modalità Launch Mode dedicata. La velocità massima è autolimitata a 250 km/h, mentre l'autonomia stimata è pari a 597 km. Per recuperare circa 320 km di percorrenza sono sufficienti 14 minuti di ricarica. Di serie è previsto anche il Dynamic Handling Package con sospensioni pneumatiche a tre camere e asse posteriore sterzante, soluzioni pensate per garantire il massimo controllo della vettura anche nella guida più sportiva.
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Auto da 100 mila euro con gli incentivi per chi guadagna meno: bufera in Germania

4 Ruote - Ago 18,2026
Pasticcio burocratico in Germania: gli incentivi per auto elettriche, plug-in hybrid, range extender e veicoli a celle a combustibile, introdotti nel 2026 per favorire la mobilità a basse emissioni tra le famiglie con redditi medio-bassi, sono finiti al centro delle polemiche. Secondo quanto riportato dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt, tra i veicoli che hanno beneficiato del programma figurerebbero anche modelli appartenenti al segmento premium e del lusso, con prezzi che possono superare i 100 mila euro.Il caso riguarda il sistema di contributi gestito dal BAFA, l'Ufficio federale per gli affari economici e il controllo delle esportazioni, che prevede aiuti economici per l'acquisto di vetture elettrificate da parte dei nuclei familiari che rispettano determinati requisiti reddituali. Il buco nella norma tedesca sugli incentivi Gli incentivi prevedono contributi da 3.000 a 6.000 euro per le elettriche e da 1.500 a 4.500 euro per le plug-in hybrid e le range extender, con importi che variano in base al reddito familiare e alla composizione del nucleo. L'accesso al programma è riservato alle famiglie con un reddito imponibile annuo fino a 80 mila euro.Secondo Handelsblatt, una delle criticità del sistema risiederebbe nella possibilità che l'intestatario del veicolo e chi ne sostiene concretamente l'acquisto siano persone diverse. In questo modo, una persona con un reddito superiore alla soglia prevista potrebbe accedere indirettamente all'incentivo intestando l'auto a un familiare che soddisfa i requisiti richiesti. Sempre secondo il quotidiano economico, l'assenza di un limite al prezzo di listino delle vetture consentirebbe di ottenere il contributo anche per modelli appartenenti alle fasce più alte del mercato. Pioggia di critiche, ma Berlino difende il piano La vicenda ha alimentato le richieste di modifica delle regole da parte di alcuni osservatori. Handelsblatt ha invitato il governo federale a intervenire sul meccanismo per evitare possibili distorsioni nell'utilizzo delle risorse pubbliche.Dal canto suo, Berlino continua però a difendere il programma, considerato uno strumento importante per sostenere la diffusione della mobilità elettrificata. Il piano può contare su uno stanziamento complessivo di 3 miliardi di euro fino al 2029 ed è stato progettato per sostenere l'acquisto di veicoli a basse emissioni da parte delle famiglie con redditi medio-bassi.La campagna di incentivi aveva suscitato discussioni fin dalla sua presentazione. Tra le critiche emerse nei mesi scorsi vi era infatti anche il timore che i contributi potessero favorire in misura significativa costruttori extraeuropei, comprese alcune Case cinesi.
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Dopo il caldo arrivano i temporali: come difendere l'auto con la polizza Grandine

4 Ruote - Ago 18,2026
Dopo settimane di caldo torrido, il tempo cambia. L'arrivo di correnti più instabili sta riportando temporali su diverse aree d'Italia, con un conseguente aumento del rischio di fenomeni intensi, comprese le grandinate che ogni estate possono provocare danni anche importanti alle auto. Quando i chicchi di ghiaccio colpiscono la carrozzeria, infatti, il conto può diventare molto salato: ammaccature, vetri danneggiati, fari rotti e interventi di riparazione spesso costosi. Per questo torna d'attualità una delle garanzie facoltative più richieste dagli automobilisti, la polizza Grandine. Ecco cosa copre, come funziona e quali clausole controllare prima di sottoscriverla. Polizza Grandine: come funziona e cosa controllare prima della firma 1) Se ho già la polizza obbligatoria RC Auto, perché la compagnia non mi risarcisce i danni da grandine?Perché la RCA copre solo i danni causati agli altri in incidenti stradali. Per qualsiasi altra eventualità, serve una delle tante polizze facoltative, proprio come quella sulla grandine.2) La RCA scade a novembre 2026, ma voglio stipulare una polizza Grandine in questi giorni: è possibile?Sì. L'attivazione della RCA obbligatoria e di una polizza facoltativa può avvenire in momenti diversi.3) Ho stipulato la RCA con una certa compagnia, posso stipulare la polizza Grandine con un'altra impresa assicuratrice?Sì. L'automobilista è libero di stipulare la RCA con una società e le polizze facoltative con qualsiasi altra azienda. Occorre però verificare le condizioni del prodotto: alcune garanzie sono offerte esclusivamente insieme alla polizza principale o all'interno di specifici pacchetti assicurativi.4) In base a cosa varia il prezzo della polizza Grandine?Maggiore il rischio assicurato, più alto il prezzo della polizza. Tra gli elementi in gioco ci sono il valore dell'auto, il modello e la sua anzianità, il tipo e l'ampiezza della copertura, il luogo di residenza, le modalità di ricovero del veicolo, il massimale, la franchigia, lo scoperto e le eventuali limitazioni sul numero dei sinistri. A parità delle altre condizioni, il premio può variare anche in funzione dell'area geografica di residenza e delle modalità di ricovero del veicolo, secondo i criteri adottati dalla compagnia.5) Cos'è la franchigia della polizza Grandine?L'importo in euro che resta a carico del proprietario dell'auto in caso di sinistro: una penale. Se il danno è di 3.000 euro con franchigia di 200 euro, il rimborso sarà di 2.800 euro. 6) Cos'è lo scoperto?La percentuale del danno che resta a carico del proprietario dell'auto in caso di sinistro. Se il danno è di 3.000 euro con scoperto del 5%, il rimborso sarà di 2.850 euro. Spesso le polizze prevedono contemporaneamente franchigia e scoperto.7) Cos'è il massimale?L'importo massimo risarcibile per un sinistro: per esempio, 10.000 euro di danni da grandine.8) Cos'è il numero massimo di eventi?La compagnia risarcisce i danni da grandine entro il numero massimo di eventi eventualmente previsto dal contratto. Una volta raggiunto tale limite, gli eventuali sinistri successivi potrebbero non essere coperti.9) Franchigia, scoperto, massimale, numero massimo di eventi si possono eliminare?Se la compagnia lo permette, sì. Da tenere presente che, se la compagnia permette di eliminare o ridurre questi limiti, il costo della polizza aumenta.10) Diverse compagnie prevedono penali inferiori se il danneggiato si rivolge al riparatore convenzionato con le stesse imprese?Sì. Spesso si tratta di penali dimezzate o eliminate, che restano intatte per chi si rivolge al carrozziere indipendente. 11) Allora conviene optare per una polizza Grandine senza penali con riparazione nell'officina convenzionata?Dipende. Se la grandinata è forte e i centri di riparazione sono subissati da richieste, la riparazione in quelle officine potrebbe richiedere molto più tempo del previsto. Specie qualora non sia disponibile un'auto di cortesia gratuita, l'opzione del carrozziere indipendente va presa in considerazione. Alcune compagnie riconoscono rimborsi pieni o quasi se ci si affida a centri specializzati che operano con tecnica levabolli (a freddo), mentre applicano penali nel caso di riparazioni tradizionali in carrozzeria.12) Il prezzo della polizza Grandine è tutto?No. Occorre leggere con la massima attenzione tutte le clausole del contratto: franchigia, scoperto, massimale, numero di eventi, penali per chi si rivolge a un carrozziere indipendente. Un prodotto apparentemente più economico può prevedere una franchigia elevata o uno scoperto importante. Un'altra polizza può costare di più ma garantire un massimale maggiore, un numero superiore di eventi o condizioni più favorevoli per la riparazione.13) facile confrontare il prezzo delle polizze Grandine?No. quasi impossibile, perché il numero di elementi da paragonare è altissimo, a partire dalle penali e dall'entità delle stesse.14) Esiste una compagnia più conveniente di altre in senso assoluto per le polizze Grandine?No. Ammesso e non concesso che sia possibile un paragone fra prezzi e penali, occorre anche giudicare le tempistiche e la qualità della riparazione, nonché la disponibilità di un'auto di cortesia gratuita.15) Degrado d'uso dei ricambi: cos'è?Il degrado d'uso (o deprezzamento) è la clausola in base alla quale la compagnia, in caso di sostituzione di parti danneggiate su un'auto usata, non riconosce il 100% del prezzo del ricambio nuovo. L'assicurazione applica una percentuale di svalutazione in base all'età dell'auto o dei chilometri percorsi. La differenza tra il costo del ricambio nuovo e il valore deprezzato resta a carico del proprietario, a meno che non sia stata inclusa una specifica copertura senza applicazione di degrado d'uso.16) Cosa sono i limiti geografici?Alcune polizze possono prevedere limitazioni territoriali o condizioni specifiche legate all'area geografica in cui si verifica il danno. quindi necessario verificare quanto previsto dalle condizioni di assicurazione.17) Perché la compagnia mi chiede foto dell'auto prima della stipula della polizza Grandine? una verifica preventiva anti truffa: la compagnia esclude la presenza di danni pregressi (ammaccature, bolli o vetri scheggiati) già esistenti al momento della stipula, evitando così che vengano richiesti rimborsi per eventi verificatisi prima della copertura assicurativa.18) Quando conviene davvero la polizza Grandine?La polizza Grandine può avere senso soprattutto per chi possiede un'auto recente o di valore medio-alto e vive, circola o viaggia frequentemente in aree esposte a eventi atmosferici intensi.19) La polizza Grandine copre solo i danni alla carrozzeria?Spesso anche i danni ai vetri. La garanzia deve essere verificata nelle condizioni di assicurazione. Alcuni prodotti includono i danni ai cristalli provocati dalla grandine, mentre altri prevedono una garanzia vetri separata o specifiche modalità di liquidazione. quindi importante controllare cosa accade in caso di rottura o danneggiamento di parabrezza, lunotto e finestrini.20) Posso assicurare contro la grandine un'auto che è già ammaccata?Dipende. I danni preesistenti alla stipula non sono normalmente assicurabili come se fossero stati provocati da un evento successivo. La compagnia può richiedere una verifica preventiva e, in funzione delle proprie condizioni, rifiutare la copertura, escludere determinate parti già danneggiate o prevedere specifiche limitazioni. La regola fondamentale è una: la garanzia copre gli eventi che si verificano dopo la sua effettiva decorrenza, non quelli già avvenuti.21) La polizza Eventi atmosferici cos'è?Ogni compagnia è libera di proporre le garanzie facoltative che ritiene più opportune. Alcune prevedono la polizza Eventi atmosferici: occorre verificare esattamente quali fenomeni sono compresi nel contratto. Grandine, vento, trombe d'aria, tempeste, alluvioni, inondazioni, frane e altri eventi possono infatti essere disciplinati da garanzie differenti.22) Cosa succede se il danno supera il valore dell'auto?La compagnia applica le regole previste dal contratto e dal valore assicurato del veicolo. Bisogna verificare se la polizza prevede un valore assicurato massimo, come viene determinato il valore dell'auto al momento del sinistro e quali criteri vengono utilizzati per stabilire se sia economicamente conveniente riparare il veicolo.  In sintesi: la checklist prima di firmare Prima di acquistare una polizza Grandine è quindi consigliabile controllare almeno questi punti:quali eventi atmosferici sono coperti;se sono compresi carrozzeria, vetri, fari e altre parti;franchigia applicata;eventuale scoperto e relativo minimo;massimale per sinistro;numero massimo di eventi assicurabili;degrado d'uso dei ricambi;limiti territoriali;modalità di denuncia del sinistro;penali per chi si rivolge a una carrozzeria indipendente;disponibilità e durata dell'eventuale auto sostitutiva;modalità di determinazione del valore del veicolo;esclusioni e danni preesistenti;decorrenza effettiva della copertura.
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Fiat Pandina, c'è una novità negli interni: la svelano le ultime foto della Tributo Autobianchi

4 Ruote - Ago 18,2026
Emergono nuovi dettagli sulla Fiat Pandina Tributo Autobianchi: l'attesa serie speciale è tornata protagonista di ulteriori foto spia che consentono di osservare particolari finora inediti. Dalla fine di giugno i prototipi circolano su strada e, dopo i loghi dedicati e il tetto apribile, emerge ora un elemento chiave dell'abitacolo. Infotainment al passo con i tempi Al centro della plancia compare per la prima volta nella storia della terza serie della Panda un display centrale di dimensioni maggiori e non integrato nel cruscotto. Lo schermo, affiancato da due pomelli fisici e da una presa USB, è diverso da quello oggi disponibile e potrebbe anticipare una dotazione destinata, dopo il debutto sulla serie speciale, ad arrivare anche sulle versioni di normale produzione.L'introduzione del nuovo touchscreen potrebbe inoltre suggerire un'evoluzione del software di bordo e, di conseguenza, l'arrivo di nuove funzioni e applicazioni, contribuendo a mantenere la Pandina competitiva nei confronti delle rivali più recenti.
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Il mondo dei rally piange Alex Fiorio: addio a uno dei piloti più amati

4 Ruote - Ago 18,2026
Il mondo del motorsport piange la scomparsa di Alex Fiorio, figura iconica dei rally internazionali, spentosi ieri a soli 61 anni nella sua residenza pugliese di Ceglie Messapica (Brindisi).Colpito da un tumore, la cui diagnosi aveva reso nota nei mesi scorsi, l'ex pilota torinese ha scritto pagine memorabili della disciplina, conquistando nel 1987 il titolo mondiale Gruppo N e ottenendo il miglior risultato nel Mondiale Rally nel 1989, quando chiuse da vicecampione del mondo al volante della Lancia Delta Gruppo A.  Ciao Alex Figlio d'arte del celebre Cesare, Alex lascia un vuoto profondo tra gli appassionati: dagli esordi sugli sci al passaggio alle quattro ruote, reso inevitabile da un infortunio, Fiorio ha infatti costruito una carriera di altissimo livello nel motorsport durante l'epoca d'oro degli anni Ottanta, arricchendola di un talento cristallino e di un carattere diretto.L'Automobile Club d'Italia, attraverso il presidente Geronimo La Russa, ha diffuso una nota ufficiale definendolo uno dei personaggi più amati e una figura di riferimento per un'intera generazione di appassionati."Sono profondamente addolorato dalla scomparsa del mio caro amico Alex", ha aggiunto Mohammed Ben Sulayem, presidente della FIA e a sua volta ex pilota di rally che con Fiorio aveva condiviso gli anni delle competizioni internazionali. Anche Lancia Corse ha reso omaggio al pilota sui propri canali, definendolo una persona straordinaria e salutandolo con affetto, gratitudine e un commosso "Ciao Alex".Quattroruote si unisce al cordoglio della famiglia, degli amici e di tutti gli appassionati che ne hanno seguito e ammirato la carriera.
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Niente elettrico: Hongqi debutta in Italia con due SUV a benzina

4 Ruote - Ago 18,2026
Da settembre, tramite l'importatore EMC Auto, debutterà in Italia lo storico marchio cinese Hongqi (fondato nel 1958), nome che in mandarino significa "bandiera rossa". Il brand di lusso del gruppo FAW arriva con due SUV a benzina, optando quindi per una strategia completamente diversa, rispetto alla scelta di altri costruttori di proporre modelli elettrici o comunque elettrificati.Ecco le novità che Hongqi proporrà per il mercato italiano da qui alla fine del 2026. Hongqi HS3 Il primo modello ad arrivare in Italia è la Hongqi HS3, una SUV lunga 4,65 metri, con una scocca costituita al 64% da acciaio ad alta resistenza e al 17% da acciaio formato a caldo. Caratteristico lo stile del frontale (ripreso anche dalla più grande HS5), con una calandra di dimensioni a dir poco generose e un listello verticale di colore rosso che prosegue lungo il cofano. Sul nostro mercato la HS3 si propone con un motore a benzina 1.5 TGDI da 169 CV, accoppiato a una trasmissione a doppia frizione a sette rapporti. Una scelta in controtendenza rispetto alle diverse rivali, che spesso prediligono una gamma elettrificata a più livelli. La dotazione di bordo include sedili anteriori sportivi, un grande schermo per l'infotainment disposto in verticale e assistenza alla guida di livello 2.Quando arriva: autunno 2026Quanto costa: prezzi non annunciati Hongqi HS5 Assieme alla HS3 debutterà la più grande HS5, dallo stile firmato Italdesign, tanto negli esterni quanto negli interni, dove troviamo un grande display che integra quadro strumenti e infotainment, un impianto stereo Bose e sedili foderati di pelle Nappa. Questa SUV è lunga 4,78 metri, e sul fronte dei motori propone un 2.0 TGDI da 252 CV, con cambio automatico a otto marce e la trazione integrale.Quando arriva: autunno 2026Quanto costa: prezzi non annunciati
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Con Garage Italia Customs il mito della 500 Spiaggina arriva negli USA

4 Ruote - Ago 17,2026
One-off, hypercar da cardiopalma, restomod e aste milionarie che hanno battuto ogni record (vedi il caso Ferrari Luce) hanno infiammato una Monterey Car Week più fredda del solito, parlando di temperature ovviamente. Ma insieme a tutto questo paradiso motoristico, c'è una piccolina completamente realizzata in Italia che ha conquistato un facoltoso collezionista americano a Pebble Beach. Stiamo parlando dell'ultima 500 Spiaggina by Garage Italia Customs, modello che abbiamo toccato con mano sull'asfalto della nostra pista di Vairano in esclusiva , prima che prendesse il volo per le dorate coste californiane. Un po' di storia  Esteticamente ispirato alla 500 Ghia Jolly, questo modello di Garage Italia si aggiunge alla lista di Spiaggine che, dal boom economico di fine anni 50 a oggi, hanno raccolto un lungo elenco di facoltosi estimatori. Da Giovanni Agnelli ad Aristotele Onassis, sono diversi infatti i personaggi famosi che nelle loro vacanze al mare si sono mossi con una spiaggina, come mezzo di utilità (molto chic) per percorrere l'ultimo miglio dalla barca ormeggiata in porto al centro paese. Un nome, quello della Spiaggina, non solo collegato alle località di mare: solitamente per questo tipo di vetture sono tanti i dettagli legati al mondo della nautica (interni di teak o corde che sostituiscono le portiere) così come si deve il nome al primo modello di questo tipo, la Fiat 500 Boano Spiaggia del 1958. E come se non bastasse i sedili in vimini e i rivestimenti di tessuto colorato ricordano le sedie a sdraio pieghevoli da lungomare: le spiaggine, appunto.  Made in Italy ultra personalizzato Basata su una carrozzeria a scocca portante, questa 500 Spiaggina di Garage Italia vanta una livrea ad hoc realizzata su specifica richiesta del cliente: tinta base color panna con un set di strisce bicolore (rosso e blu) che corrono dall'avantreno fino alla coda. Interni invece firmati Bonacina storico brand di arredamento di design italiano con rivestimenti specifici per l'outdoor. L'architettura del Cinquino originale è stata leggermente modificata per migliorarne il confort: plancia ridisegnata e nuovi vani portaoggetti. La corda al posto del portiere e il pavimento, invece, sono un chiaro riferimento al mondo della nautica. E ovviamente ogni particolare è costruito e assemblato in Italia. E un po' di meccanica Niente bicilindrico nel vano posteriore: questa Spiagginia è più moderna di quella dell'Avvocato, con un motore brushless asincrono trifase da circa 14 CV che prende posto del Tipo 110 di Giacosa. Autonomia di 140 km secondo ciclo Wltp, grazie a un pacco da batterie da 11 kWh a cui si aggiunge un sistema di rigenerazione in frenata. Grande differenze rispetto al Cinquino del secolo scorso anche per quanto riguarda il feeling col volante: troviamo infatti un servosterzo elettrico che rende di gran lunga più confortevole la marcia alle base velocità. Ed è pure omologata Con queste caratteristiche, la Spiaggina è un quadriciclo pesante elettrico della categoria L7e  quindi se targato può circolare normalmente per le nostre strade  con quattro posti e persino le cinture di sicurezza. La plancia ridisegnata prevede una serie di leve e comandi come l'azionamento dei tergicristalli, il selettore di marcia oppure il tasto per le due differenti modalità di guida (normale o Eco), riconoscibili sul quadro strumenti ora totalmente digitale grazie al disegno di una lepre o di una tartaruga. 
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Mercedes Classe C, il restyling porta l'intelligenza artificiale a bordo

4 Ruote - Ago 17,2026
No, nonostante l'arrivo della nuova Classe C elettrica, la W206 non è affatto morta. Dopo sei anni di carriera, la berlina della Stella si concede un restyling nella sua versione con cilindri e pistoni, che continuerà la propria carriera affiancando la sorella a batteria. Niente rivoluzioni nello stile o nella tecnologia: la "C" si è aggiornata con nuovi contenuti, mantenendo un'ampia offerta di motori tutti ibridi mild o plug-in che continua a comprendere delle versioni a gasolio. La Classe C restyling sarà ordinabile in Germania dal 18 agosto 2026, con prezzi che partono da 48.844 euro per la C 200 berlina .Per il mercato italiano, al momento, i listini non sono stati ancora comunicati. La Storia La Classe C non è semplicemente un modello della gamma Mercedes, è uno dei pilastri più importanti della sua storia recente.  Era dicembre del 1982 quando venne presentata la 190, la mamma della Classe C, soprannominata affettuosamente baby benz. L'obiettivo dichiarato era semplice: offrire la tecnologia delle sorellone (all'epoca W123 ed S W126) su un segmento medio, più accessibile. Questo nuovo inizio fu evidenziato anche dalla sigla stessa: W201, la prima Mercedes a ricevere un codice progetto con cifra iniziale 2. Fu un successo: un cliente su due della 190 non aveva mai acquistato Mercedes prima di allora. Nel 1993, con la W202, sarebbe arrivata ufficialmente la denominazione Classe C, mentre nel 1996 debuttò anche la prima station wagon. Oggi Mercedes parla di circa 12 milioni di esemplari venduti dal 1982. Insomma, la classe C non è proprio una di quelle macchine che possono permettersi di sbagliare. La generazione attuale è arrivata nel 2021 e ora, a metà del suo ciclo di vita, si aggiorna. Pochi ritocchi ma buoni Chiaramente, trattandosi di un restyling, a prima vista la nuova Classe C non è stata rivoluzionata. La silhouette rimane quella che conosciamo, ma è stata rivista in alcuni dettagli. Uno su tutti la calandra anteriore, cresciuta soprattutto in senso verticale, e con la possibilità di essere illuminata. I nuovi proiettori anteriori riprendono la firma luminosa a stella e sono forse la novità più grande: la nuova generazione dei fari Digital Light (opzionali), con tecnologia Micro-LED, aumenta di circa il 40% l'area illuminata, a fronte di un consumo di energia dimezzato. Il fascio luminoso può inoltre essere orientato dinamicamente e adattato alla strada, migliorando la visibilità senza abbagliare i veicoli provenienti dal senso opposto. Cambia anche la firma luminosa al posteriore, che addotta il disegno a stella delle sorelle maggiori. Aggiornati anche i paraurti, e arrivano nuovi cerchi da 17 a 19 pollici assieme a due nuovi colori per la carrozzeria: Lavender Silver Metallic e Moody Sky Grey Metallic. Termico sì, ma  Tutti i propulsori sono elettrificati: il vertice della gamma è un'ibrida plug-in, mentre tutti gli altre unità adottano il sistema mild hybrid a 48 volt con ISG di seconda generazione, capace di fornire fino a 23 CV e 205 Nm di supporto, e sono Euro 7 ready. La novità più importante è il quattro cilindri benzina M254 EVO da 2.0 litri, con compressore elettrico ausiliario. alimentato dall'impianto a 48 volt, ed elimina il ritardo nella risposta. Tre i livelli di potenza per l'alimentazione benzina MHEV, da 177 a 258 cavalli. Per chi invece non ha intenzione di salutare il gasolio, c'è l'OM 654 EVO, un quattro cilindri MHEV con due livelli di potenza: 163 o 200 cavalli. La parte più alta della gamma è affidata all'ibrida plug-in. La C 400e 4Matic abbina il quattro cilindri benzina a un motore elettrico per una potenza totale di 395 CV e 650 Nm. La batteria ha una capacità utilizzabile di 19,53 kWh e promette di percorrere fino a 100 km in elettrico secondo ciclo Wltp, con ricarica fino a 11 kW in corrente alternata e 55 kW in corrente continua. Più agile e silenziosa Il restyling non si è fermato a motori e software. Mercedes ha rivisto anche la taratura delle sospensioni per ridurre i movimenti del corpo vettura e, secondo la Casa, rendere la Classe C più precisa quando la strada comincia a farsi tortuosa, senza sacrificare il comfort nei viaggi lunghi. Resta anche il retrotreno sterzante (2,5 gradi): il risultato è un diametro di sterzata di 10,64 m, un valore quasi da utilitaria, oltre al vantaggio della maggiore stabilità alle velocità elevate. Migliorata anche l'insonorizzazione e l'aerodinamica. Il Cx è di 0,24 per la berlina e 0,26 per la carrozzeria giardinetta, che assieme agli interventi su specchietti, guarnizioni, isolamento e scarico riducono ulteriormente i disturbi acustici in abitacolo. Fa da sola  L'altro grande capitolo di questo restyling riguarda i sistemi di assistenza alla guida. La nuova classe C può utilizzare fino a 10 telecamere, 5 radar e 12 sensori a ultrasuoni, tutti gestiti attraverso l'architettura MB.OS. A seconda della configurazione, il sistema MB.Drive può intervenire su sterzo, freni e acceleratore. Tra le funzioni c'è anche il Lane Change Assist, che può effettuare automaticamente il cambio di corsia dopo l'azionamento dell'indicatore di direzione. Arriva inoltre sulla Classe C la navigazione in realtà aumentata, già proposta su modelli più grandi come Classe S ed EQS. Non manca la Reverse Function: in determinate condizioni l'auto può ripercorrere automaticamente in retromarcia una parte del tragitto effettuato, utile per divincolarsi dalle strettoie più impegnative. Arriva l'assistente virtuale evoluto Grande salto sui sistemi di bordo. Restano il quadro strumenti da 12,3 pollici e lo schermo centrale verticale da 11,9, ma arriva il nuovo sistema operativo MB.OS per gestire le principali funzioni della vettura. Praticamente assenti i comandi fisici, si fa tutto dallo schermo centrale. La novità più importante è il MBUX Virtual Assistant, che combina ChatGPT, Microsoft Bing e Google Gemini. Può sostenere conversazioni più articolate, ricordare il contesto delle richieste e fornire informazioni su navigazione, punti d'interesse, meteo e molto altro. Il navigatore sfrutta invece Google Maps e l'AI Agent di Google Cloud: parlando con l'assistente si possono cercare destinazioni, parcheggi e stazioni di ricarica, con informazioni sulla loro disponibilità.
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Pebble Beach incorona Hollywood: vince la Duesenberg di Clark Gable

4 Ruote - Ago 17,2026
Sono da poco passate le cinque quando Pebble Beach comincia a svegliarsi. ancora buio, l'aria arriva fredda dall'oceano e sul celebre 18 fairway del Golf Links inizia la celebrazione del Dawn Patrol, con qualche centinaio di appassionati pronti ad applaudire le auto che entrano sul green, sorseggiando caffè caldo e andando alla ricerca dei preziosi cappellini che Hagerty distribuisce a caso tra pochi fortunati. La prima a posare le ruote sul green è una Moon 30 Raceabout del 1912. Ha 114 anni e sembra quasi voler ricordare quale sia il senso di Pebble Beach: non soltanto automobili perfette dopo lifting milionari, ma anche testimoni autentici della storia. Questa Moon, mai restaurata, porta addosso il tempo invece di nasconderlo.Una dietro l'altra si presentano sull'erba tutte le aspiranti reginette, mentre il buio lascia spazio alla luce della California. probabilmente il momento più romantico e affascinante di tutta la settimana: prima della folla, prima dei giudici, prima dei premi. L'edizione 2026 ha poi un significato particolare: Pebble Beach celebra i suoi 75 anni e, per festeggiarli, il finale sembra scritto da Hollywood. Il Best of Show va infatti alla Duesenberg SSJ Special Speedster del 1935 legata a Clark Gable. Una delle auto americane più straordinarie mai costruite e una delle sole due SSJ realizzate: l'altra fu commissionata da Gary Cooper. Passo corto, carrozzeria biposto e motore otto cilindri sovralimentato: negli anni Trenta era qualcosa di molto vicino a una supercar ante litteram. Due Duesenberg protagoniste Oggi l'esemplare di Gable appartiene al collezionista americano Harry Yeaggy, di Cincinnati, che racconta di averla inseguita per quarant'anni prima di riuscire ad acquistarla tre anni fa. Per lui non è neppure il primo trionfo a Pebble Beach: nel 2007 aveva già conquistato il Best of Show con un'altra Duesy, la SJ Speedster Mormon Meteor. Con il successo di quest'anno salgono così a otto le vittorie assolute della Casa americana al Concours.E c'è una coincidenza che rende il finale della Monterey Car Week ancora più cinematografico. Soltanto pochi giorni prima, all'asta di RM Sotheby's, un'altra Duesenberg di Clark Gable questa volta una Model JN Convertible Coupé del 1935 aveva cambiato proprietario per 9,08 milioni di dollari, ben oltre la stima di 8 milioni. Carrozzata originariamente da Rollston e successivamente modificata da Bohman & Schwartz secondo i desideri dell'attore: cofano allungato, parabrezza più inclinato e numerosi dettagli specifici. Un'automobile legata anche agli anni vissuti da Gable con Carole Lombard. Due vetture della stessa Casa, dunque, protagoniste della stessa Monterey ma con destini diversi. Prima il martello del banditore trasforma la Model JN in un oggetto da oltre nove milioni di dollari. Poi, la domenica, la SSJ viene incoronata Best of Show di Pebble Beach.  Il trofeo Pininfarina e le altre vincitrici Ma sul green c'è spazio anche per un pezzo importante della storia italiana. Il Pininfarina Trophy 2026 è stato assegnato alla Ferrari 250 GT Serie I Pinin Farina Cabriolet del 1958 di Julio Grosso. Il riconoscimento, nato nel 2025 per celebrare i 95 anni della Pininfarina e diventato parte permanente del Concours, premia la vettura che meglio interpreta i valori di eleganza, innovazione e purezza delle forme della carrozzeria torinese. La Ferrari premiata è una delle circa trenta Serie I Cabriolet costruite, modello che alla fine degli anni 50 segnò l'ingresso di Maranello nel mondo delle spider prodotte in piccola serie. Anche qui, dietro alla perfezione mostrata sul prato, c'è una storia: l'auto aveva trascorso decenni smontata, con i componenti conservati in luoghi differenti, prima di essere riportata alle condizioni originali attraverso un lungo restauro.Quando il sole comincia a scendere verso l'Oceano, la Duesy raccoglie l'ultimo applauso. Non c'è un set, non ci sono cineprese e nemmeno Clark Gable. Ma sul green di Pebble Beach Hollywood torna, per qualche minuto, protagonista. Del resto, the show must go on. BEST OF SHOW1935 Duesenberg SSJ Special SpeedsterHarry Yeaggy, Cincinnati, OhioFINALISTE BEST OF SHOW1938 Delahaye 165 Figoni et Falaschi CabrioletThe Pearl Collection, Baar, Svizzera1955 Ferrari 375 MM Pinin Farina BerlinettaHeinecke Family Collection, Bangkok, Thailandia1954 Ferrari 375 America Vignale CabrioletRQ Collections, The Woodlands, TexasELEGANCE AWARDSGwenn Graham Most Elegant Convertible1935 Duesenberg J Rollston Convertible CoupeB. & Dorothy Nethercutt Most Elegant Closed Car1937 Talbot-Lago T150 C-SS Figoni et Falaschi Teardrop CoupéJules Heumann Most Elegant Open Car1937 Bentley 4 Litre Vanden Plas Sports TourerStrother MacMinn Most Elegant Sports Car1953 Fiat 8V Ghia SupersonicSPECIAL AWARDSArtCenter College of Design Award1974 Lancia Stratos HF Stradale CoupéBriggs Cunningham Trophy1938 Alfa Romeo 8C 2900B Lungo Touring SpiderChairman's Trophy1949 Ferrari 166 MM Touring BarchettaElegance in Motion Trophy1938 Alfa Romeo 8C 2900B Touring BerlinettaEnzo Ferrari Trophy1956 Ferrari 500 Testa Rossa Scaglietti SpyderThe French Cup1937 Dubonnet Xenia Saoutchik Aerodynamic CoupéGran Turismo Trophy1961 Ferrari 250 GT Sperimentale Pininfarina CoupeThe LAP of Luxury Award1955 Lancia Nardi Blue Ray I Vignale CoupeMercedes-Benz Star of Excellence Award1956 Mercedes-Benz 300 SC Pinin Farina CoupeThe Phil Hill Cup1950 Jaguar XK120 Don Parkinson SpecialTony Hulman Trophy1962 Ferrari 250 GTO Scaglietti BerlinettaPininfarina Trophy1958 Ferrari 250 GT Series I Pinin Farina Cabriolet
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Ecco chi ha comprato la Ferrari Luce a 40 milioni di dollari

4 Ruote - Ago 17,2026
"Se la sarà ricomprata la Ferrari per far vedere che qualcuno la vuole", "Ognuno è libero di buttare i soldi come vuole, ma mi piacerebbe sapere che faccia ha questo" e tanti, tantissimi altri commenti di questo genere hanno popolato i social sotto i post dedicati alla vendita della prima Ferrari Luce a 40 milioni di dollari. Ma chi l'ha comprata? Si chiama Herbert Wertheim e in america è conosciuto come Dr. Herbie: è un miliardario che si mostra sempre in pubblico con un cappello rosso e che deve parte della sua fortuna alle sue invenzioni, come quella che ha brevettato alla fine degli anni Sessanta per una finitura anti raggi ultravioletti per le lenti di plastica degli occhiali. E non è nuovo a questo tipo di aste: è un filantropo a cui piace sposare cause benefiche e già lo scorso anno si era accaparrato l'ultima Ferrari Daytona SP3 per 26 milioni di dollari. Dal riformatorio (rischiato) alla Nasa Nato a Philadelphia durante la Grande Depressione, Herbert Wertheim da adolescente fuggì di casa lavorando come bracciante e vivendo con gli indiani Seminole nelle Everglades. A 16 anni, un giudice lo pose davanti a un bivio: il riformatorio o la Marina. Scelse il servizio militare, dove iniziò a investire il suo stipendio in borsa con titoli come Lear Jet, arrivando a conoscere personalmente Bill Lear. Mentre era in Marina, si mise a studiare fisica e chimica, ottenendo una borsa di studio in optometria prima di diventare ingegnere della Nasa a Cape Canaveral. La sua intuizione del 1969 rivoluzionò il settore ottico con una tinta per lenti capace di prevenire la cataratta, portando alla fondazione della Brain Power Inc. (BPI), oggi titolare di oltre 100 brevetti.La sua incredibile ricchezza non nasce da speculazioni rapide, ma da una pazienza leggendaria: ha acquistato quote di Apple, Microsoft, Google, GE e Bank of America decenni prima che diventassero colossi globali. Il suo capolavoro finanziario resta Heico: un investimento di 5 milioni di dollari nel 1992 che oggi supera gli 800 milioni, rendendolo il maggior azionista individuale della società. Filantropo convinto, ha donato oltre 100 milioni di dollari alle università della Florida e ha firmato il "Giving Pledge", impegnandosi a devolvere almeno metà del suo patrimonio per sostenere l'istruzione e la ricerca scientifica.
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Touring Superleggera Veloce12 Aperta, una "weekender" da 290 all'ora

4 Ruote - Ago 16,2026
In una villa affacciata sull'oceano, proprio all'inizio della strada che da Monterey scende verso Big Sur, Touring Superleggera ha stabilito il suo quartier generale durante la Monterey Car Week. qui, lontano dalla confusione dei grandi eventi della settimana, che clienti e giornalisti hanno potuto vedere in anteprima la Veloce12 Aperta, prima del debutto ufficiale al The Quail. il terzo capitolo di un progetto che racconta bene cosa significhi, per Touring, costruire automobili fuori dal tempo. Dopo la Veloce12 Coupé e la Barchetta, arriva infatti l'Aperta: non semplicemente una scoperta, ma una sorta di sintesi delle due precedenti interpretazioni. E non poteva esserci scenario più adatto di Monterey, dove passato e futuro dell'automobile convivono per una settimana, tanto più nell'anno in cui Touring Superleggera celebra il proprio centenario, dal 1926 al 2026. Nata per essere una "weekender" L'Aperta conserva la presenza muscolare della Coupé, ma sopra l'abitacolo il tetto lascia spazio a due pannelli removibili, leggeri e riponibili a bordo. Dietro resta quell'arco di alluminio che Andreas Van Speybroeck, responsabile del design Touring, definisce la corona della Veloce12 Aperta. Una soluzione che consente di passare dalla protezione di un abitacolo chiuso al cielo aperto senza trasformare l'auto in un semplice esercizio di stile. Perché Touring ha voluto darle anche un'altra identità: quella della weekender, l'automobile con cui partire per qualche giorno senza sapere necessariamente dove si finirà. Ci sono 327 litri complessivi di spazio per i bagagli, valigie Rimowa e custodie di pelle realizzate da Giosa Milano. Dettagli che raccontano un lusso legato più al viaggio che all'apparire. V12 aspirato per toccare i 290 all'ora Ma sotto tutta questa eleganza italiana sopravvive qualcosa di meravigliosamente anacronistico: un V12 aspirato di 5.5 litri, 530 cavalli a 7.000 giri, trazione posteriore e soprattutto un cambio manuale a sei marce, con una leva cromata che emerge dalla console centrale. La Veloce12 Aperta supera i 290 km/h e passa da 0 a 100 km/h in 4,4 secondi, ma qui i numeri sembrano quasi secondari. Il punto è un altro: ascoltare il V12 attraverso lo scarico Supersprint, scegliere personalmente ogni rapporto e viaggiare con il cielo sopra la testa.  Sartoriale, anche dentro La carrozzeria Alba White guarda alla tradizione delle Touring degli anni Sessanta e in particolare alla Maserati 3500 GT. Dentro dominano pelle e tonalità bordeaux. Persino la firma Aperta diventa un piccolo dettaglio da gioielleria, realizzato in oro massiccio 24 carati. Dalla villa sull'oceano l'Aperta si è poi spostata sul prato del The Quail per il debutto ufficiale davanti al pubblico della Monterey Car Week. In mezzo a hypercar sempre più potenti, sofisticate e digitali, Touring ha scelto una strada differente: non dimostrare quanto possa essere veloce un'automobile, ma ricordare quanto possa essere bello guidarla. Cent'anni dopo la nascita della Carrozzeria Touring, forse è proprio questo il messaggio più interessante della Veloce12 Aperta: guardare avanti senza essere costretti a dimenticare ciò che dell'automobile ci ha fatto innamorare.
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Gunther Werks Gxr Evo, 993 all'ennesima potenza

4 Ruote - Ago 16,2026
Con la GXR Evo svelata alla Moterey Car Week, la Gunther Werks ha voluto portare all'estremo la piattaforma della Porsche 993. Totalmente spogliata di tutti i confort e le finiture, questa vettura da pista è spinta da un sei cilindri boxer aspirato di 4.0 litri, sviluppato insieme alla Rothsport Racing: eroga 455 CV, 423 Nm e tocca i 9.000 giri/min. Tra le varie peculiarità tecniche, anche nell'aspirazione con ghigliottine al posto delle tradizionali farfalle, una soluzione pensata per eliminare ogni ostacolo fisico nel condotto da cui proviene l'aria che alimenta il motore, così da garantire una risposta all'acceleratore ancor più pronta. La trazione è posteriore e il cambio è un manuale Getrag G50 a sei rapporti, interamente riprogettato per offrire innesti più precisi.   Tutta (o quasi) di carbonio, per 1.082 kg L'ossessione per la riduzione delle masse ha portato la Gunther Werks a ridurre di 95 kg il peso rispetto alla GXR "normale", con la Evo che ferma l'ago della bilancia a 1.082 kg, anche grazie a una carrozzeria totalmente di fibra di carbonio. L'aerodinamica garantisce un incremento della deportanza che il costruttore ha quantificato nel 38,4% grazie a uno splitter anteriore con tunnel integrati e parafanghi ventilati. Al posteriore, la rimozione del lunotto ha permesso l'integrazione di una "pinna di squalo" centrale, che funge da stabilizzatore e convoglia i flussi verso un'ala regolabile. Le finestrature laterali di carbonio sono state trasformate in prese d'aria dinamiche per alimentare l'airbox, garantendo la necessaria portata di ossigeno al flat six. Solo 15 esemplari Le sospensioni sono a doppio quadrilatero con ammortizzatori JRZ a tre vie con serbatoio remoto, i freni sono firmati Brembo e i cerchi monodado sono di magnesio. All'interno sono presenti una roll-cage a otto punti, sedili Racetech di carbon-kevlar con cinture Schroth e sistema antincendio Omp. La strumentazione è affidata a un display Motec configurabile, mentre un sistema di raffreddamento per il casco del pilota permette sessioni prolungate in pista. La GXR Evo sarà prodotta in soli 15 esemplari, ognuno dei quali sarà consegnato assieme a un simulatore personalizzato pensato.
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Spyker C8 Preliator XXV, la coupé (da 800 CV) con tutte le viti allineate

4 Ruote - Ago 16,2026
La Spyker C8 Preliator XXV Coupé presentata al The Quail, durante la Monterey Car Week non è un'evoluzione di un'auto già esistente, ma un progetto ex novo che celebra 146 anni di storia. Sotto la carrozzeria di alluminio battuta a mano si nasconde un V8 biturbo di 4.0 litri capace di erogare 800 CV e una coppia di 1.000 Nm. La velocità massima supera i 350 km/h e il cambio è un manuale a sei rapporti. Tutte le viti sono allineate Occorrono circa 2.100 ore per assemblare ogni esemplare di questa coupé. La cura del dettaglio, infatti, rasenta l'ossessione: le teste di ogni singola vite nell'abitacolo sono allineate manualmente per "guardare" nella stessa direzione, un particolare quasi invisibile che certifica l'esclusività dei soli 25 esemplari previsti. Il volante, per dire, richiede quattro ore di lavoro da parte di un singolo artigiano che cuce con due aghi simultaneamente la preziosa pelle che riveste la corona. Ispirazione aeronautica Il richiamo all'aviazione, Dna del marchio dal 1914, qui si evolve. Se la C8 Aileron guardava alle turbine, la Preliator XXV adotta condotti Naca e una struttura "isogrid" a triangoli intrecciati (una tecnica aerospaziale pensata per coniugare leggerezza e rigidità) che ritroviamo nelle griglie, nei pedali e persino nei sedili. Al posteriore, i gruppi ottici sono ispirati ai postbruciatori di un jet, mentre la pinna stabilizzatrice omaggia la C1 Aerocoque del 1919. 
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Ruf, monoscocca di carbonio e flat six biturbo per la nuova Ehra

4 Ruote - Ago 16,2026
C'è un nastro di asfalto nel cuore della Bassa Sassonia che, nel 1987, ha sancito la nascita di un mito: il circuito di Ehra-Lessien. Fu lì che la CTR "Yellowbird" di Alois Ruf infranse la barriera dei 340 chilometri orari, riscrivendo le gerarchie delle supercar dell'epoca con un record di velocità assoluto. Oggi, quel nome torna a firmare un progetto che non è un semplice tributo nostalgico, ma un manifesto di ingegneria contemporanea: la RUF Ehra. Presentata alla Monterey Car Week, non è una "semplice" Porsche 911 pesantemente elaborata: sotto una silhouette che ricalca le proporzioni iconiche della elfer si nasconde una monoscocca di fibra di carbonio, materiale utilizzato anche per l'intera carrozzeria per massimizzare la rigidità strutturale e contenere il peso. Rispetto alla CTR Anniversary, la Ehra sceglie ha passaruota  allargati di oltre 5 centimetri per conferire all'auto un'impronta a terra imponente, necessaria per gestire il nuovo pacchetto tecnico.  Flat six biturbo integrale Il cuore meccanico è un flat six biturbo di 3.6 litri, capace di erogare 650 CV e una coppia di 900 Nm, messi a terra da un cambio manuale a sette rapporti abbinato a un sistema di trazione integrale, per bruciare lo 0-100 in di 3,3 secondi. L'assetto prevede sospensioni a doppio quadrilatero su entrambi gli assi con ammortizzatori in configurazione pushrod, una soluzione derivata dalle corse che promette una precisione di guida millimetrica senza sacrificare troppo il confort sulle lunghe distanze. Il comparto frenante non è da meno, con pinze a sei pistoncini all'anteriore e quattro al posteriore, abbinati a dischi forati autoventilanti celati dietro a cerchi monodado di magnesio. All'interno, l'abitacolo è un dialogo tra titanio e pelle, dove spicca il pattern "Pasha" a scacchi, omaggio alla tradizione Porsche degli anni '70, mentre gli strumenti analogici hanno il classico fondo verde RUF. 
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Ferrari Luce, è record all'asta: 40 milioni di dollari per la prima elettrica di Maranello

4 Ruote - Ago 16,2026
40 milioni di dollari. Tanto un collezionista ha speso per accaparrarsi all'asta la prima Ferrari Luce. Lo "Chassis 0", il primissimo modello di produzione della prima elettrica di Maranello. Una cifra che ha stupito davvero tutti, dai collezionisti presenti agli appassionati che seguivano l'evento di RM Sotheby's in giro per il mondo, fino ad arrivare ai vertici della Ferrari, dall'ad Benedetto Vigna al nuovo Chief Marketing e Commercial Office Massimiliano Di Silvestre, euforico quando il battitore ha chiuso l'asta all'equivalente di 34.580.000 euro. Trentaquattro milioni e mezzo di euro per un'auto elettrica: mai prima d'ora si era registrata una quotazione così elevata, simbolo che nonostante le reazioni indignate degli appassionati alla presentazione di questo modello, i collezionisti hanno capito l'importanza di questa vettura nella storia del Cavallino. Almeno come oggetto d'investimento. Record per una Ferrari nuova La Monterey Car Week ha fatto da cornice a questo storica vendita, che farà anche del bene: tutti i ricavati verranno destinati alla Ferrari Foundation, un ente di beneficenza pubblico dedicato alla promozione di programmi educativi e progetti comunitari in tutto il mondo. Che già lo scorso anno aveva beneficiato di 26 milioni di dollari derivati dalla vendita di una Ferrari Daytona SP3, che al tempo aveva stabilito il record assoluto per il valore più elevato mai raggiunto all'asta da una Ferrari nuova, totalmente eclissato da quello toccato dalla Ferrari Luce.  Esemplare unico Che è stato totalmente inaspettato: la casa d'aste indicava infatti per l'esemplare Tailor Made un valore di vendita stimato attorno a 1,1 milioni di dollari, già quasi doppio rispetto ai circa 640 mila dollari del prezzo base della Luce. Questa elettrica, però, è un pezzo unico: Chassis 0, carrozzeria Madreperla Semi-Gloss realizzata appositamente dal programma Tailor Made e interni di pelle metallizzata Perla Le Mans.L'auto ora tornerà a Maranello per le ultime finiture prima della cosegna, fissata per i primi mesi del 2027. Fondi per i giovani talenti A presentare la vettura all'asta RM Sotheby's di Monterey è stato Massimiliano Di Silvestre, che dopo aver spiegato come i proventi serviranno per finanziare l'M-Tech Alfredo Ferrari Campus una struttura da 52 mila metri quadri che aprirà nel 2029 per sviluppare i giovani talenti del domani , ha  lasciato spazio ai battitori. A sorprendere è stata soprattutto la progressione delle offerte. I rilanci sono diventati da subito milionari, in alcuni casi con salti superiori ai due, tre milioni di dollari: a un certo punto si è passati da cinque milioni a dieci e subito a 15. Poi 16, subito 20 e senza battere ciglio 30 per arrivare in un attimo a 36 e all'offerta finale di 40 milioni di dollari  La rivincita della Luce I 40 milioni non rappresentano naturalmente una nuova quotazione commerciale della Luce. Raccontano, per l'ennesima volta, cosa può succedere quando l'esclusività di una Ferrari viene legata a una finalità benefica. E regalano anche una rivincita alla prima elettrica di Maranello. Presentata pochi mesi fa tra discussioni, critiche e ironie, la Luce era stata da molti trattata come il brutto anatroccolo. Ma a Monterey, almeno sotto il martello del banditore, è diventata un cigno da 40 milioni di dollari.
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Porsche Flachbau RS, one-off in purezza

4 Ruote - Ago 15,2026
I Porschisti veri l'aspettavano dallo scorso anno. E più esattamente dal maggio del 2025, quando la Porsche ha brevettato i nomi "Flachbau" e "Flachbau RS", lasciando capire che a Weissach qualcosa stava bollendo in pentola. E alla Monterey Car Week sono stati finalmente tolti i veli da questo progetto: la Porsche Flachbau RS non è un modello di serie o a tiratura limitata, ma una one-off o come l'han chiamata quelli di Zuffenhausen "Werksunikat". Nata dalla collaborazione tra il reparto Sonderwunsch, il Centro Stile Porsche e la Manthey Racing, si basa su una 911 GT2 RS 991.2 del 2018 con pacchetto Weissach (3.8 biturbo da 700 CV, cambio automatico Pdk a sette marce e trazione posteriore con differenziale a slittamento limitato per 4,87 metri di lunghezza) e vuole rendere tributo a una leggenda, la 935/78, ai più conosciuta come Moby Dick.  Peso piuma L'approccio di Grant Larson, già designer della 935 moderna del 2018, è stato di pura sottrazione e perfezionamento aerodinamico. Nonostante la base di partenza fosse già un esercizio di leggerezza, il team è riuscito a limare altri 32 kg dai 1.380 della 935. Un risultato ottenuto con soluzioni estreme per un'automobile odierna: infotainment e impianto audio sono stati rimossi e rimpiazzati con un vano di pelle; i materiali fonoassorbenti sono spariti, lasciando il metallo nudo in tinta Grand Prix White, ottenuta campionando la vernice di un esemplare storico del 1974 della collezione Porsche. Persino i cablaggi, lasciati a vista sotto guaine protettive, sono stati snelliti eliminando i fili superflui. Alla prova del Ring L'estetica "Slant Nose" è reinterpretata attraverso gruppi ottici a Led stratificati, con moduli per anabbaglianti e abbaglianti alti appena 38 mm, mentre le luci diurne scendono sotto i 20 mm di spessore. Ma è l'aerodinamica a dettare legge. L'ala posteriore con supporti a "S", ispirata alla GT3 R da corsa, è più alta di 5 cm rispetto a quella del kit Manthey standard: così, a 340 km/h in configurazione "High Downforce", l'auto genera un carico di 554 kg sull'asse posteriore. La validazione tecnica non ha lasciato nulla al caso: 50 giri sul Nordschleife con Lars Kern e simulazioni equivalenti a 150.000 km di utilizzo stradale. La Porsche Flachbau RS Non è solo una show car, ma un'arma da pista che ha richiesto tre anni di sviluppo, protetta da brevetti specifici per la regolazione dell'ala e il design dei parafanghi ventilati.
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McLaren McL 6GT, col manuale per realizzare il sogno di Bruce

4 Ruote - Ago 15,2026
Il manuale sta tornando. O almeno, sta tornando nel mondo delle sportive: anche la McLaren, infatti, con la nuova McL 6GT presentata alla Monterey Car Week ha deciso di riportare in gamma una trasmissione con tre pedali, che non si vedeva dai tempi della F1. Tutte le vetture dell'era moderna di Woking, infatti, sono sempre state caratterizzate dalla presenza di una trasmissione automatica. Che da un lato migliora le performance e rende più fruibile ogni vettura, ma dall'altro intacca quel viscerale piacere di guida meccanico che si ha con le sportive con un cambio manuale fatto come si deve. Omaggio a un sogno di Bruce McLaren La nuova McL 6GT, destinata a entrare in produzione nel 2028, trae ispirazione dalla M6GT, il sogno incompiuto di Bruce McLaren di portare su strada le prestazioni della M6A vincitrice nella serie Can-Am. L'architettura tecnica si focalizza sulla purezza di guida. Il propulsore è un V8 termico a trazione posteriore con cambio manuale. Per aumentare la connessione del pilota con la vettura, la McL 6GT adotta uno sterzo idraulico, una scelta tecnica precisa per garantire feedback che i sistemi elettrici non possono replicare. Ogni elemento, dai comandi d'alluminio lavorato dal pieno alla leva del cambio con lo "Speedy Kiwi" tridimensionale, è studiato per offrire una resistenza fisica e una precisione d'innesto millimetrica. Coda tronca e monoscocca di carbonio Il corpo vettura è estremamente basso e largo, con una coda che gli inglesi definiscono Kammback, che non sarebbe altro che la nostra coda tronca. Questa soluzione è pensata per ridurre la resistenza all'avanzamento senza ricorrere ad appendici mobili invasive. E pure la firma luminosa è funzionale, con il motivo "Racing Loop" integrato nei condotti di uscita del flusso d'aria posteriore. Alla base del progetto c'è una monoscocca di carbonio di ultima generazione, che garantisce un rapporto peso-potenza d'eccellenza (non ancora dichiarato, così come i vari numeri della vettura), fondamentale per una dinamica di guida che McLaren definisce "analogica e profondamente meccanica". All'interno, la strumentazione digitale mantiene la chiarezza degli strumenti analogici originali, mentre dettagli come la firma di Bruce McLaren sul vano motore e il logo sul tappo del carburante sottolineano il legame indissolubile tra il retaggio delle corse degli anni '60 e l'ingegneria del ventunesimo secolo.
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Gordon Murray S1, la (leggerissima) V12 punta al piacere di guida su strada

4 Ruote - Ago 15,2026
Non c'è niente da fare, ogni volta che Gordon Murray ci si mette, tira fuori qualcosa da pelle d'oca. Alla Monterey Car Week il progettista britannico ha svelato la nuova S1, che non è una semplice versione edulcorata della S1 LM, ma un'evoluzione speculare dove l'ossessione per il cronometro in pista cede il passo al piacere di guida stradale. Svestita di ala fissa e splitter estremi, la S1 rivela una purezza formale che esalta la meccanica attraverso ogni nuovo pannello della carrozzeria. Sarà prodotta in soli 64 esemplari, con prezzi riservati.   V12 aspirato da 12.100 giri Dietro l'abitacolo, quello che ormai è diventato una firma per la GMSV, il V12 aspirato Cosworth di 4.2 litri, con valvole di titanio e pistoni in carburo di silicio ha uno scarico di Inconel con scudo termico in oro 24 carati. Sulla S1 arriva a erogare 690 CV e riesce a toccare i 12.100 giri/min prima che intervenga il limitatore, ma la novità è un'altra: per garantire il massimo piacere di guida ad andature stradali, l'80% della coppia massima disponibile già a 2.500 giri/min (i 500 Nm si raggiungono poi a 7.000 giri), così da garantire riprese fluide senza dover necessariamente scalare marcia tramite il manuale a sei velocità previsto per questo modello.  Massima fruibilità L'assetto è più alto di 10 mm rispetto alla LM e lo smorzamento degli ammortizzatori è stato rivisto per offrire confort d'utilizzo sulle lunghe distanze. L'aerodinamica attiva posteriore garantisce stabilità alle andature più elevate, mentre il cambio manuale a sei marce adotta una sesta di riposo ed è pensato per offrire un feeling d'innesto millimetrico. Come su tutte le stradali d'alta gamma, lo sterzo ha una servoassistenza variabile, per adattarsi alle andature rilassate o alla guida più grintosa. Tre posti (con guida centrale) e tanto confort L'abitacolo a tre posti con guida centrale è caratterizzato da un migliore isolamento acustico e dall'impiego di materiali più raffinati. L'accesso è facilitato da portiere diedrali con finestrini apribili di vetro, che sostituiscono i pannelli di Lexan della versione più sportiva. Nonostante queste aggiunte e un nuovo impianto audio, il peso resta comunque inferiore ai 997 kg della T.50.
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The Quail: il futuro dellauto passa da Monterey

4 Ruote - Ago 15,2026
Alla fine, il concorso di eleganza lo ha vinto l'Italia. O meglio, una Ferrari: la 625/250 Testa Rossa del 1957 di Bruce Meyer, carrozzata Scaglietti, si è aggiudicata il Best of Show della 23 edizione di The Quail, A Motorsports Gathering. Una macchina nata per correre, con una storia sportiva importante alle spalle, che ha conquistato il Rolex Circle of Champions.Ma sarebbe sbagliato raccontare The Quail 2026 partendo soltanto dalle auto del passato. Perché, ancora più che negli anni scorsi, sui prati del Quail Lodge di Carmel Valley le protagoniste sono state le auto di oggi e soprattutto quelle che provano a immaginare il domani. Più di venti debutti, tra costruttori tradizionali, piccoli atelier, restomod e marchi che sembrano appartenere a una categoria tutta loro.La mattina è cominciata presto e praticamente senza pause: Aston Martin, RUF, Cadillac, Gunther Werks, Hennessey, Eccentrica, Brabus, Porsche, Acura, Spyker, Lamborghini, Bugatti, BMW Alpina, Czinger, Gordon Murray, Koenigsegg e Defender. Una presentazione dietro l'altra, spesso a distanza di appena dieci minuti.  Tra le novità più interessanti la Aston Martin Valen, V12 anteriore da 850 CV e produzione limitata a 150 esemplari; la RUF Ehra, 650 CV, trazione integrale e cambio manuale a sette rapporti. E la Hennessey Blackbird, che va volutamente controcorrente: V8 aspirato, cambio manuale a sei marce e oltre 9.000 giri per una hypercar pensata non soltanto per la pista, ma anche per essere guidata davvero. Gordon Murray ha invece portato la S1, con il suo V12 Cosworth aspirato di 4.2 litri capace di raggiungere i 12.100 giri, cambio manuale e posto guida centrale.Dall'America è arrivata anche Cadillac con la spettacolare V-One Concept, mentre la Bugatti ha mostrato per la prima volta in pubblico la Destrier, esemplare unico nato dal Programme Solitaire sulla base tecnica della Bolide. Brabus ha presentato la Bodo Cabriolet, V12 biturbo da 1.000 CV; Gunther Werks ha spinto ancora più avanti la propria interpretazione della Porsche 993 con la GXR-Evo: 455 CV, quasi 9.000 giri, cambio manuale e appena 1.082 kg di peso a secco. Soltanto quindici gli esemplari previsti.E poi le italiane. Lamborghini, naturalmente, con la nuova Revuelto SV, ma anche un piccolo esercito di aziende che sta facendo del recupero e della reinterpretazione del passato un vero fenomeno industriale. Eccentrica ha tolto il tetto alla sua reinterpretazione della Diablo creando la V12 Roadster, costruita in appena 19 esemplari; intorno, Kimera, Totem e altri specialisti italiani confermavano una tendenza ormai impossibile da ignorare.  Perché la parola che ricorre continuamente passeggiando per The Quail è restomod. Porsche, Ferrari, Lamborghini, Mustang e persino dune buggy: si prende un'icona del passato e la si ricostruisce con materiali, meccanica e prestazioni contemporanee. Non è più un fenomeno di nicchia, ma uno dei mercati più vivaci dell'automobile da collezione.E probabilmente non è casuale. Sta cambiando anche il pubblico. Accanto ai collezionisti tradizionali sono comparsi proprietari giovanissimi, soprattutto americani, che arrivano con cappellino, sneakers e smartphone perennemente in mano. Sono gli stessi ragazzi che durante la Monterey Car Week si incontrano la sera sulle strade della penisola con hypercar coperte di telecamere e action cam, oppure nei raduni spontanei che continuano fino a notte fonda.I loro gusti sembrano dividersi soprattutto in due mondi: da una parte le hypercar estreme, Bugatti, Koenigsegg, Lamborghini e le piccole serie da milioni di dollari; dall'altra proprio i restomod, automobili dall'aspetto familiare ma profondamente trasformate. Due estremi che raccontano in realtà lo stesso desiderio: possedere qualcosa che gli altri non hanno.  anche questo il segreto di The Quail. Più che un normale concorso d'eleganza è diventato un gigantesco salotto dell'automobile mondiale, dove una Ferrari degli anni Cinquanta può dividere il prato con una hypercar appena svelata e dove i costruttori hanno capito che davanti non hanno soltanto appassionati, ma molti dei loro potenziali clienti.Quest'anno, però, passeggiando sul prato si avvertiva un'assenza. Quella diHoracio Pagani. Per anni il suo spazio è stato uno dei punti cardinali di The Quail, luogo d'incontro per clienti, collezionisti e appassionati, con Horacio quasi sempre presente accanto alle sue automobili. Pagani continua naturalmente la sua corsa e il marchio modenese attraversa una fase di grande vitalità, ma il suo fondatore ha scelto questa volta di non essere protagonista del grande venerdì di Carmel Valley. E per chi frequenta The Quail da molti anni, uno spazio senza Horacio Pagani si nota.
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Lamborghini Revuelto SV: nata per il puro piacere di guida

4 Ruote - Ago 14,2026
Quelle due lettere che ha sul fianco sono un'eredità pesante. Cinquantacinque anni fa, con la Miura è iniziata la stirpe delle SV, le Super Veloce. E oggi, alla Monterey Car Week, la Lamborghini prosegue questa tradizione con la nuova Revuelto SV. Non una semplice evoluzione, ma un salto in avanti che a Sant'Agata Bolognese definiscono "The Quantum of Driving". Non punta alla potenza pura, questa SV, ma alla precisione di guida, che vuole regalare a chi la guida un dialogo millimetrico con l'asfalto.   1.065 CV per volare oltre i 345 all'ora Sotto la pelle in fibra di carbonio, aggiornata con tante nuove appendici aerodinamiche, batte l'ultima evoluzione della filosofia HPEV (High Performance Electrified Vehicle). Il V12 aspirato di 6.5 litri eroga 825 CV a 9.250 giri/min, poco sotto il limitatore, fissato a quota 9.500. La sinergia con i tre motori elettrici due a flusso assiale anteriori e uno radiale integrato nel cambio doppia frizione a otto rapporti, alimentati da una batteria agli ioni di litio da 7,3 kWh porta la potenza complessiva a 1.065 CV, con una coppia di sistema che tocca i 1.425 Nm. Numeri da primato, che promettono prestazioni elevatissime: per lo 0-100 km/h bastano 2,4 secondi, i 200 km/h vengono raggiunti in appena 6,7 secondi e la velocità massima supera i 345 km/h. Assetto derivato dalle GT3 Ma la Revuelto SV, come detto, non è solo prestazione pura: il rapporto peso/potenza è di 1,66 kg/CV e la gestione della dinamica veicolo abbandona i compromessi. Sorprende la scelta, squisitamente purista, di adottare ammortizzatori passivi regolabili manualmente a quattro vie, derivati direttamente dall'esperienza nei campionati GT3. Questa soluzione, unita a una nuova cinematica delle sospensioni, secondo la Casa ha permesso di incrementare l'agilità del 17% e l'aderenza laterale del 10% rispetto alla Revuelto standard. Questa supersportiva diventa così uno strumento di precisione, capace di fermare il cronometro a Hockenheim sul tempo di 1:41.6, stabilendo il nuovo primato per le auto di serie sul tracciato tedesco. Arriva la modalità di guida Pilota L'aerodinamica non è da meno, con un incremento del carico complessivo dell'80% rispetto al modello originale e un'efficienza migliorata del 60% nel rapporto tra deportanza e resistenza all'avanzamento. All'anteriore, lo splitter e la firma "Omega" verticale ottimizzano i flussi, mentre al posteriore l'ala fissa lavora in concerto con un flap di Gurney per offrire maggiore stabilità alle alte velocità. Anche la frenata è stata oggetto di una rivoluzione: l'impianto CCM-R Plus con dischi anteriori da 420x40 mm permette di arrestare i 1.772 kg della vettura da 200 a 0 km/h in soli 110 metri, vantando una dissipazione del calore superiore del 23%. Al debutto anche la nuova modalità di guida Pilota, gestibile tramite un selettore rosso sul volante che permette di modulare il controllo di trazione su cinque livelli, adattandosi persino all'usura degli pneumatici Bridgestone Potenza Race R. Sarà prodotta in soli 1.963 esemplari, un chiaro omaggio all'anno di nascita del marchio del Toro.
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