Geopolitica - Materie prime critiche: la fragilità europea che minaccia la transizione energetica
Materie prime critiche per la transizione energetica: una politica non certo solida come una roccia: è efficace il titolo che la Corte dei conti europea sceglie per il proprio report 4/2026. L'analisi mette a nudo le contraddizioni del Vecchio Continente. Da una parte, Bruxelles ha fissato obiettivi climatici ambiziosi, ossia le zero emissioni nette entro il 2050 anche tramite lo shock del 2035, e il raggiungimento del 42,5% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030. Dall'altra, l'Europa è pericolosamente esposta sul fronte dell'approvvigionamento dei minerali necessari per realizzarli. Fame di minerali per la transizione energeticaLa transizione verde, trainata dalle vetture elettriche, richiede quantità crescenti di materie prime come litio, nichel, cobalto e terre rare, ma la realtà attuale è quella di una dipendenza estrema da pochi fornitori extra-UE. La Cina, in particolare, fornisce il 97% del magnesio e la Turchia il 99% del boro, evidenzia la Corte. Le osservazioni sulla Commissione europeaSecondo i giudici contabili, la politica UE poggia su basi incomplete, in quanto gli elenchi delle materie prime essenziali soffrono di lacune nei dati e metodologie carenti. I valori-obiettivo fissati per il 2030 (come il 10% di estrazione interna e il 40% di capacità di trasformazione) non sono giustificati. E manca una metodologia chiara per valutarne il contributo effettivo alla sicurezza energetica. Insomma, in tema di trasparenza vanno fatti passi avanti. Sebbene siano stati stanziati 1,8 miliardi di euro tra il 2014 e il 2027, i fondi risultano frammentati tra troppi programmi: la Corte critica la Commissione per non averne mai valutato l'impatto reale né monitorato i risultati ottenuti. Terre rare per le auto: abbiamo un problemaNell'aprile 2025, sottolineano i giudici, Pechino ha inserito sette elementi delle terre rare, preziose anche per le auto, in un elenco di controllo delle esportazioni, rendendoli soggetti a licenze e rallentandone l'uscita verso l'estero. La Commissione ha tenuto contatti bilaterali con le autorità cinesi sin dal principio: nel giugno 2025, ha creato un portale per consentire all'industria manifatturiera di trasmettere informazioni sullo stato di avanzamento della procedura di domanda di licenza di esportazione. Tuttavia, la Camera di commercio europea in Cina ha riferito che il Dragone aveva approvato solo 19 domande di licenza su 141. Le ripercussioni della guerra La Corte dedica un capitolo alla guerra Russia-Ucraina: a seguito dell'invasione di Mosca nel 2022, le importazioni di materie prime critiche pertinenti per le tecnologie di energia da fonti rinnovabili e provenienti da Kiev verso l'UE sono diminuite, passando da 345 mila tonnellate nel 2021 a sole 60 mila nel 2024. Burocrazia asfissiante e ritardi nel ricicoPer quanto riguarda la produzione interna, le attività di esplorazione nell'UE sono ritenute insufficienti dai magistrati, penalizzate da procedure di autorizzazione troppo lunghe e complesse: un imbuto burocratico. Pertanto, i progetti strategici non saranno operativi per il 2030. Inoltre, tra il 2019 e il 2023, l'Europa ha perso la metà della propria capacità di trasformazione dell'alluminio primario, spinta fuori mercato dagli alti costi dell'energia. Non esistono infine obiettivi UE vincolanti per incentivare il riciclo di tutte le materie prime critiche: i piani nazionali di circolarità rischiano di subire pesanti ritardi. Senza una strategia più solida, l'autonomia strategica dell'Europa rischia di rimanere un sogno green.
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Szeged - BYD raddoppia in Ungheria: anche l'Atto 2 elettrica sarà prodotta in Europa
Nei prossimi mesi, BYD avvierà la produzione della versione elettrica della Atto 2 nello stabilimento ungherese di Szeged, dove già viene costruita la citycar Dolphin Surf. La compatta viene attualmente importata: con le linee europee, la Casa cinese eviterà di incorrere nei dazi doganali per le vetture prodotte in Cina, e che attualmente stanno al 27%. L'Atto 2 DM-i, ossia con il powertrain plug-in, continuerà invece a essere importata, perché su questo tipo di motorizzazioni non sono previsti dazi. 300 mila auto all'annoLa produzione europea della Atto 2 inizierà entro la primavera, con l'obiettivo di arrivare a costruire 300.000 veicoli all'anno. Alla piccola Suv compatta e alla Dolphin Surf si aggiungeranno, nei prossimi mesi, altri due modelli ancora non comunicati. La BYD intende inoltre costruire un secondo impianto in Europa (il luogo ancora non è stato deciso), così da ampliare ulteriormente le sue capacità produttive nel Vecchio Continente. Concorrenza agguerritaIl 2026 sarà un anno particolarmente caldo per le elettriche compatte, anche quelle a ruote alte: nei prossimi mesi sono attese la Skoda Epiq e la Volkswagen ID. Cross, che dovranno vedersela - tra le tante - con la Jeep Avenger, la Puma Gen-E, la Peugeot 2008 e la Kia EV3.
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Europa "colonia" - Chery, Changan, Geely: la Spagna è il nuovo Eldorado dellauto cinese
La Spagna è ormai in primissima fila per attrarre gli investimenti dei costruttori cinesi nel settore automobilistico. Le indiscrezioni e le dichiarazioni più recenti mostrano come Madrid si sia mossa nella direzione giusta per conquistare i favori di Pechino: alle perplessità sui dazi europei, alle politiche energetiche e a condizioni generali favorevoli, il governo ha aggiunto un piano industriale completo e dettagliato a supporto dell'intera filiera dell'auto spagnola.In questo modo, Madrid ha rafforzato ulteriormente il posizionamento della Spagna nello scenario globale, alimentando l'interesse dei brand cinesi. Marchi come Chery, Changan o Geely hanno iniziato a muovere le loro pedine per investire e produrre sul territorio iberico. Geely punta Valencia?Uno dei nomi più importanti dell'auto del Dragone guarda da vicino Valencia. Geely starebbe trattando con la Ford per utilizzare spazi liberi nelle fabbriche europee dell'Ovale Blu. Sul tavolo ci sono varie ipotesi: la capacità inutilizzata degli impianti di Colonia (Germania) e Kocaeli (Turchia), ma il candidato più concreto sarebbe la fabbrica di Almussafes, a pochi chilometri dal capoluogo della Comunità Valenciana.La sovracapacità dell'impianto ha raggiunto livelli critici, soprattutto sul fronte occupazionale: l'azienda ricorre agli strumenti spagnoli simili alla cassa integrazione per 996 lavoratori al giorno.Almussafes, che oggi produce solo la Ford Kuga, ha chiuso il 2024 con meno di 100.000 veicoli, lontanissima dal record di quasi 450.000 unità del 2004. Molte speranze di rilancio sono legate al progetto di un veicolo multi-energia previsto da Ford per fine 2027, ma le stime parlano di un recupero solo fino a circa 200.000 veicoli. Insomma, lo spazio per accogliere una Geely desiderosa di produrre in Europa e aggirare i dazi di Bruxelles non mancherebbe affatto. Chery si muove a Barcellona?Più a Nord, a Barcellona, sembrano dissiparsi le nubi sul progetto produttivo di Chery. La Casa ha più volte posticipato l'avvio delle attività nell'ex impianto Nissan della Zona Franca: inizialmente previsto per il 2024, è slittato prima al quarto trimestre 2025 per via dei dazi e poi al 2026.Ora, però, le ultime dichiarazioni di un manager escludono nuovi rinvii. Durante un evento a Madrid, l'amministratore delegato europeo Zhu Shaodong ha parlato di una accelerazione del progetto, dicendosi fiducioso di avviare la produzione il prima possibile.Nel frattempo, Barcellona può consolarsi con i risultati della joint venture tra Chery e la rinata Ebro. L'ex impianto Nissan ha chiuso il 2025 con 17.300 veicoli prodotti e quasi 15.000 venduti; nel 2026 dovrebbe arrivare a una capacità di 50.000 unità, con un obiettivo di 150.000 veicoli nel 2029.Chery prevede di assemblare a Barcellona la Omoda 5 e la Jaecoo 7, e soprattutto punta a usare la fabbrica come hub per l'export verso l'America Latina. Arriva anche Changan?A Chery e Geely potrebbe aggiungersi Changan (sopra, una foto della Deepal S05). Secondo indiscrezioni, l'azienda sta valutando varie opzioni per espandersi in Europa: un team dedicato avrebbe già effettuato diverse visite in Spagna. Le ipotesi includono la costruzione di una nuova fabbrica, l'acquisizione di marchi locali o la possibilità di sfruttare i legami industriali con Ford, partner in una importante joint venture in Cina e proprietaria dell'impianto sottoutilizzato di Almussafes.In ogni caso, l'operazione dovrebbe concretizzarsi nel breve termine, lasciando presagire novità imminenti.Changan è solo l'ultimo grande nome ad avere inserito la Spagna tra i Paesi più promettenti. Anche BYD e Great Wall hanno recentemente valutato possibili investimenti, mentre Leapmotor ha già compiuto un passo concreto: la produzione partirà nella fabbrica Stellantis di Saragozza, dove aprirà anche una gigafactory grazie all'accordo tra Stellantis e CATL.
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Formula 1 - Cadillac debutta con una livrea ispirata alla luna
La Cadillac ha scelto il palcoscenico più americano che ci sia il Super Bowl - per presentare la sua nuova monoposto di Formula 1. Il battesimo dell'undicesimo team in griglia quest'anno è arrivato con un evento nel cuore di Times Square. Non una semplice presentazione, ma un'operazione di posizionamento: l'ingresso ufficiale del marchio americano nel Mondiale di F1 passa dall'incrocio tra sport, cultura pop e intrattenimento globale. Questo è il debutto assoluto di Cadillac nella categoria regina e la modalità scelta racconta molto dell'ambizione del progetto.Livrea asimmetricaLa monoposto si presenta con una livrea essenziale, ma che rompe comunque gli schemi con la sua asimmetricità. Il richiamo alla prima volta sulla luna degli americani è esplicito. Le parole di John F. Kennedy sulla conquista della Luna hanno accompagnato la presentazione, trasformando il debutto in F1 in una metafora di esplorazione e rischio calcolato.La scelta cromatica riprende il dualismo di luce e ombra, superficie visibile e lato nascosto. Il lato sinistro della vettura è dominato da un bianco tendente al grigio, quasi metallico; il destro è nero pieno. Una soluzione che riporta alla memoria la British American Racing del 1999, quando la monoposto divisa in due colori nacque per esigenze di sponsorizzazione. Qui, invece, è stata proprio una scelta identitaria. Palcoscenico globalePochi partner visibili e nessun title sponsor. Sulle pance compare TWG, la società proprietaria del team. Sulle paratie dell'ala posteriore trova spazio il logo IFS, azienda svedese attiva nel software industriale. Tra i marchi legati ai piloti c'è Claro, storico sponsor di Sergio Pérez. Sul muso anche Tommy Hilfiger, nome che rafforza il legame con l'immaginario americano.Il CEO Dan Towriss ha definito la livrea come un manifesto, un progetto che vuole essere coraggioso e moderno, dichiaratamente americano. Scegliere di rivelare la nostra prima livrea da gara durante il Super Bowl e nel cuore di Times Square è un modo per presentare la nostra identità al mondo, all'intersezione tra prestazioni, cultura e intrattenimento, e per connetterci con i tifosi ben oltre il paddock, ha detto Towriss.Una line-up d'esperienzaAl volante della Cadillac ci saranno Sergio Pérez e Valtteri Bottas. Entrambi tornano dopo un 2025 trascorso lontano dalle corse. In carriera hanno raccolto 16 vittorie, 23 pole position e 106 podi complessivamente, con il finlandese protagonista soprattutto nei cinque anni in Mercedes. La Cadillac affida a due piloti esperti il compito di guidare la fase iniziale di un progetto che deve ancora costruire le proprie fondamenta competitive.La presentazione è stato il primo passo, l'allunaggio nel mondo complicato della Formula 1. Ora resta la parte più complessa: trasformare un lancio mediatico in risultati concreti.
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Batterie - ACC, ora è ufficiale: la gigafactory di Termoli non si farà. Stellantis: garantiremo il futuro
La notizia era nell'aria ormai da mesi. Mancava solo l'ufficialità: Automotive Cells Company ha formalizzato la decisione di abbandonare completamente i progetti di due gigafactory a Termoli, in Molise, e a Kaiserslautern, in Germania. Le difficoltà di Acc, la frenata di StellantisLa decisione non è un fulmine a ciel sereno, visto che ormai le aspettative erano per un addio a entrambi i progetti, ancor di più dopo le perplessità di un importante azionista come Total e le indiscrezioni di stampa su continue difficoltà operative di ACC nel rispettare i programmi produttivi presso la sua unica gigafactory vicino Douvrin, nella Francia settentrionale, e nel soddisfare le richieste del suo maggior cliente e azionista. Stellantis, infatti, starebbe affrontando ritardi fino a otto mesi nella produzione di elettriche come le Peugeot 3008 e 5008 a causa delle inadempienze di ACC.Insomma, l'azienda è oggi incapace di dare seguito alle sue ambizioni, a tal punto che si vocifera dell'arrivo di tecnici cinesi a Billy-Berclau per risolvere l'elevato tasso di scarti e contribuire ad aumentare i volumi. Le difficoltà interne hanno ovviamente influito sui progetti italiano e tedesco, ma sulla situazione di ACC non è da trascurare il riflesso della brusca frenata messa in atto da Stellantis nelle sue strategie di elettrificazione. Proprio il 6 febbraio, l'ad Antonio Filosa (nella foto sotto durante una visita a Mirafiori) ha annunciato una mega svalutazione dei progetti sull'elettrico a causa di una transizione sovrastimata e di modelli e piattaforme che non garantiscono l'adeguato ritorno economico. Del resto, lo stesso gruppo, pur confermando il suo impegno nei confronti di ACC, ha lanciato un chiaro segnale nei mesi scorsi, siglandoun accordo con i cinesi di Catl per una gigafactory in Spagna. E in questo quadro non va neanche dimenticato il difficile contesto operativo, che vede tutto il settore compiere una netta retromarcia nel percorso di transizione verso la mobilità elettrica. "Non ci sono le condizioni"In altre parole, ACC non si trova nelle condizioni ideali per portare avanti le sue strategie, come ammesso dai vertici aziendali poco dopo una comunicazione dei sindacati italiani. La Uilm, tramite il segretario nazionale Gianluca Ficco e il segretario locale molisano Francesco Guida, è stata la prima a rivelare la decisione dei francesi: La direzione di ACC ci ha ufficializzato ciò che temevamo da tempo, vale a dire che il progetto di ACC di costruire una gigafactory a Termoli è definitivamente accantonato, così come del resto anche in Germania.Poi è arrivata anche la conferma dall'azienda, secondo la quale non ci sono le condizioni per proseguire. Nell'ambito della nostra riorganizzazione industriale, non si prevede che saranno soddisfatti i prerequisiti per riavviare i progetti di ACC in Germania e in Italia, che sono in standby ormai da maggio 2024, spiega la joint venture tra Stellantis, Mercedes e Total. ACC deve impiegare le proprie risorse per massimizzare la propria competitività, maturità tecnologica ed eccellenza industriale. Sono state implementate misure strategiche in tutti i siti di ACC per ottimizzare le nostre prestazioni operative e la sostenibilità finanziaria, al fine di garantire che il contributo alla transizione verso la mobilità elettrica avvenga da una posizione di resilienza e solidità economica.Mentre si stanno valutando diversi scenari, abbiamo avviato un dialogo costruttivo con i rappresentanti del works council in Germania e con i sindacati in Italia per lavorare sulle condizioni relative all'eventuale interruzione dei progetti delle gigafactory di Kaiserslautern e Termoli, aggiunge l'azienda, che ora manterrà solo la propria capacità industriale in Francia, utilizzando il sito di Billy-Berclau/Douvrin come principale polo di innovazione per concentrarsi sul miglioramento dell'efficienza e della competitività della produzione. Senza un sostegno immediato e mirato alla produzione locale, l'Europa rischia di rinunciare alla propria autonomia strategica in una delle tecnologie più critiche del XXI secolo. Stellantis: "Proteggeremo i lavoratori"Nel frattempo, i sindacalisti hanno già inviato le loro richieste a Stellantis. L'unico modo per salvaguardare lo stabilimento di Termoli diventa l'arrivo immediato di produzioni meccaniche, affermano Ficco e Guida. Termoli deve ricevere nuovi prodotti, in grado di garantire continuità produttiva, occupazione e prospettive di lungo periodo. Inoltre si pone un problema occupazionale per trentaquattro lavoratori italiani, di cui ventuno ex Stellantis, già assunti da ACC e attualmente in Francia, che dobbiamo assolutamente tutelare chiedendo a Stellantis di riassumerli.Stellantis ha prontamente reagito agli allarmi. Il gruppo ha preso atto della decisione di ACC di avviare discussioni con le parti sociali al fine di bloccare i progetti delle gigafactory in Germania e in Italia. Stiamo monitorando attentamente la situazione e restiamo pienamente mobilitati per valutarne le implicazioni industriali e sociali. Come concordato un anno fa al Mimit, puntiamo a sostenere il Made in Italy e a garantire il futuro dello stabilimento. Agli attuali dipendenti dell'ACC sarà offerta la continuità lavorativa all'interno di Stellantis, prosegue il costruttore.Indipendentemente dalla strategia di investimento di ACC, Stellantis ha preso decisioni forti volte a proteggere i dipendenti in un contesto difficile per l'industria automobilistica in Europa. A Termoli, il 30 gennaio, Stellantis ha annunciato che l'arrivo della linea di produzione del cambio eDCT è stato confermato entro la fine del 2026. Inoltre, è previsto un investimento sui motori GSE Euro 7, garantendone la piena utilizzabilità anche dopo il 2030 sia nella gamma di prodotti attuale che in quella futura, conclude il gruppo.
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Renault - A Milano apre Cliorama: i 35 anni della Clio (e la nuova serie) diventano un'esperienza immersiva
La Renault ha avviato la campagna di commercializzazione e promozione della nuova Renault Clio, inaugurando a Milano il progetto immersivo Cliorama. Il flagship store rnlt di Corso Garibaldi è stato completamente trasformato in uno spazio che supera il concetto tradizionale di showroom, diventando un ambiente da vivere, sentire, ricordare. Al di là delle formule da marketing, l'esperienza proposta è realmente immersiva e consente di ripercorrere, attraverso immagini, suoni e installazioni dedicate, 35 anni di storia della celebre due volumi della Losanga. La campagna pubblicitariaL'allestimento del rnlt, riconoscibile fin dall'esterno grazie a un grande murales dedicato alla nuova Clio, introduce un percorso reso ancora più suggestivo dalle installazioni sospese all'interno. Tutto si inserisce in una campagna promozionale molto ampia che ha letteralmente invaso Milano. Le gigantografie della Clio sono apparse in alcuni dei luoghi simbolo della città, dalla Stazione Centrale all'aeroporto di Linate, passando per Piazza 5 Giornate e il quartiere di Brera. A febbraio, inoltre, una carovana di Clio storiche attraverserà il centro e altri spazi iconici della città, trasformando le strade milanesi in un tributo dinamico alla storia del modello.Il lancio della nuova Clio sarà accompagnato anche da un fitto calendario di appuntamenti che, tra febbraio e marzo, trasformeranno Cliorama in un vero punto di incontro. L'esperienza includerà aperitivi musicali, un Listening Bar, una visione collettiva del Festival di Sanremo, una serata speciale dedicata al Viva! Festival di Locorotondo e due cene d'autore firmate dalla chef stellata Antonia Klugmann. Una serie di eventi pensati per unire cultura, musica, convivialità e passione automobilistica, valorizzando la nuova Renault Clio attraverso un racconto che intreccia memoria e innovazione.
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Disputa legale - Renault, un tribunale tedesco sospende la vendita di Clio e Megane: ecco perché
La settima sezione civile del tribunale regionale di Monaco di Baviera ha ordinato alla Renault di sospendere la vendita dei modelli Clio e Megane: l'ordine è stato emesso al termine di un'udienza del processo promosso dalla società tecnologica statunitense Broadcom per la presunta violazione dei diritti di un brevetto sullo standard Ethernet, una delle tecnologie di riferimento per le reti via cavo.Secondo i giudici, Renault non avrebbe la licenza per utilizzare alcune connessioni di rete via cavo relative al sistema di navigazione della Clio e alla centralina telematica della Mégane e, di conseguenza, deve fermarne la commercializzazione e provvedere al ritiro e alla distruzione dei prodotti. Pronto il ricorso della LosangaIn ogni caso, la sentenza non è immediatamente esecutiva. Entrerà infatti in vigore solo a determinate condizioni, tra cui anche il versamento di un deposito cauzionale di diversi milioni di euro da parte della stessa Broadcom. Inoltre, la sua applicazione sarà sospesa nel caso in cui le parti raggiungano un accordo transattivo oppure la Renault presenti ricorso in appello.A tal proposito, la Losanga ha già chiarito le sue intenzioni:Contestiamo con forza la sentenza e presenteremo ricorso senza indugio, ha affermato l'azienda, aggiungendo di aver promosso due iniziative legali per ottenere, sulla base di solide ragioni, l'invalidazione del brevetto contestato.
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Cina - BYD Great Tang: nuovo stile e ricarica a 1 MW per la monovolume elettrica a sette posti
La BYD ha presentato sul mercato cinese la nuova Great Tang, modello al top della gamma del sub-brand Dinasty, che arriverà sul mercato cinese entro la prossima estate. Il listino di questa monovolume elettrica a sette posti dovrebbe partire da circa 400.000 yuan, pari a poco meno di 50 mila euro. Stile moderno (ma non per le maniglie)La BYD Great Tang, stando alle immagini pubblicate sul sito del Ministero dell'Industria e dell'Information Technology (Miit) cinese, inaugura un nuovo linguaggio stilistico per la Casa cinese, con il frontale completamente chiuso e una firma luminosa che attraversa tutto il cofano, con il logo Tang al centro. Alle estremità del paraurti si trovano i fari, a sviluppo verticale, come le prese d'aria accanto a essi. Nella fiancata, massiccia, si notano le maniglie non a scomparsa. mentre al posteriore i gruppi ottici sono a tutta larghezza e il portellone è diviso in due, con la parte bassa che fa da ribaltina. Avrà la ricarica ultra-rapidaLa monovolume cinese è lunga 5.263 mm (o 5.302 in base alla versione), larga 1.999 e alta 1.790 (o 1.800), con un passo di 3.130 mm e l'asse posteriore sterzante. Imponente anche il peso: 3.245 kg. Tre i powertrain disponibili: single motor con potenze di 300 kW (408 CV) e 370 kW (503 CV), oppure dual motor da 585 kW (796 CV). Costruita sull'architettura Super e-platform della BYD, offrirà la ricarica ultra rapida a 1.000 kW (1 MW).
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Test speciale - Tesla Cybertruck, un "mostro" a Milano: abbiamo guidato il pickup elettrico nel traffico - VIDEO
Un pick-up elettrico da quasi 5,7 metri, largo 2,2 metri e con oltre 3 tonnellate di peso, immerso nel traffico di Milano. Sì, lo abbiamo fatto davvero. Tra steer-by-wire, quattro ruote sterzanti e sguardi increduli ai semafori, il Tesla Cybertruck, definito da Elon Musk come "la migliore Tesla mai prodotta", trasforma ogni spostamento in un evento urbano. Ecco com'è andata. Un UFO tra le utilitarie: un TRex in metropolitanaA due anni dal debutto, il Cybertruck resta un oggetto non identificato. L'acciaio inox a vista, gli spigoli netti e dimensioni fuori scala - 5,68 metri di lunghezza e quasi 2,2 di larghezza - lo rendono un alieno in mezzo al traffico milanese. Le corsie si stringono, i parcheggi diventano quasi una negoziazione e gli smartphone attorno si alzano come in un concerto.Oltre tre tonnellate, ma uno sterzo da kartAppena ci si muove, arriva la sorpresa. Il sistema steerbywire elimina il collegamento meccanico tra volante e ruote, permettendo di raggiungere il fondo corsa con mezzo giro di volante. Le ruote posteriori, capaci di sterzare fino a 11 gradi, rendono possibili inversioni e manovre che sembrerebbero proibitive per un mezzo con questa stazza. La sensazione è quella di guidare qualcosa di enorme che però reagisce con agilità inaspettata. Confort e presenza scenica da filmIn marcia, il Cybertruck si muove silenzioso e filtra bene le piccole asperità grazie all'assetto pneumatico adattivo. Ma la vera esperienza non è solo di guida: è sociale. Ogni semaforo si trasforma in una piccola première, ogni attraversamento attira curiosi, ogni sosta crea un micro-evento. Più che un'auto, sembra di gestire una performance itinerante.Accelerazione fuori contestoBasta premere l'acceleratore per ricordarsi che, nella versione AWD, il Cybertruck dispone di oltre 600 CV, con uno 0100 km/h in circa 4 secondi. La Cyberbeast, con più di 840 CV, è persino più estrema. In città questi numeri contano poco, ma bastano pochi metri per sentire la spinta immediata e continua, capace di mettere in imbarazzo molte sportive. Avanzato nella tecnologia, meno nella praticità urbanaTra telecamere a 360, sensori e assistenza alla guida completa, l'elettronica supporta ogni manovra. Tuttavia, le dimensioni restano il limite più evidente. Alcuni accessi ai parcheggi risultano semplicemente irraggiungibili e anche fermarsi momentaneamente richiede attenzione e una certa audacia. Milano non è fatta per lui, e lui non è stato pensato per Milano. Il senso di tutto questoGuidare un Cybertruck in città è un esercizio di adattamento reciproco. La metropoli cerca di accomodarlo stringendosi, mentre lui si ingegna grazie alle quattro ruote sterzanti e allo steerbywire per superare spazi che sembrerebbero incompatibili. Non è un veicolo concepito per il tessuto urbano europeo, ma dimostra come la tecnologia possa piegare, almeno in parte, le leggi della massa e degli ingombri.I consumi della "bestia"Durante il nostro giro tra stop, ripartenze, manovre strette e qualche inevitabile accelerazione dimostrativa, il consumo del Cybertruck si è stabilizzato attorno ai 35 kWh/100 km. Un dato elevato ma comprensibile considerando peso, sezione frontale e prestazioni. Più che un mezzo urbano, il Cybertruck è un esperimento su ruote, e proprio questa sua natura spigolosa contribuisce al divertimento.Detto questo, a Milano non sarà facile rivedere il Cybertruck: il pick-up non è venduto ufficialmente in Europa e con le attuali caratteristiche non può essere omologato. In Svizzera si registrano i movimenti di alcuni esemplari in via di itest, ma per ora la situazione è questa.
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Cina - Xiaomi YU7 GT: la Suv elettrica da 1.000 CV che sfreccia a 300 km/h
Sul sito del Ministero dell'Industria e dell'Information Technology (Miit) cinese è stata pubblicata la pagina relativa alla YU7 GT della Xiaomi, versione ad alte prestazioni della Suv elettrica del colosso della tecnologia. La scorsa estate siamo andati a Pechino a guidare la versione da 690 CV, che dovrebbe arrivare in Italia il prossimo anno. Look più aggressivoRispetto alla versione "normale" (che comunque ha una potenza di tutto rispetto), la variante sportiva della YU7 si allunga, si allarga e si abbassa: 5.015 x 2.007 x 1.597 mm. Invariato il passo, di tre metri esatti, così come il bagagliaio e il frunk, rispettivamente da 678 e 148 litri dichiarati. Il paraurti anteriore è più sportivo, con un "labbro" inferiore più pronunciato. Lo stesso dicasi per i passaruota, per ospitare le carreggiate allargate, con ruote da 21" e pinze freno rosse. Al posteriore spicca un grande diffusore e la scritta GT nella parte bassa, ripresa anche sulle portiere anteriori. Oltre 1.000 cavalliPiù di tutto, però, la YU7 guadagna potenza: secondo i dati del ministero cinese, la Suv cinese monta un powertrain dual motor con un'unità elettrica anteriore da 288 kW e una posteriore da 450 kW, per una potenza combinata di 738 kW, pari a 1.003 CV. Non c'è il dato dello 0-100, ma la velocità di punta è di 300 km/h. La capacità della batteria non è stata dichiarata, il che fa pensare che potrebbe essere la stessa degli altri modelli, una Catl da 102 kWh netti. Tante le possibilità di personalizzazione, che comprendono spoiler, badge, colori dei freni e dei loghi, nonché adesivi per la carrozzeria. Il prezzo non è stato comunicato, ma secondo indiscrezioni dovrebbe aggirarsi attorno ai 500.000 yuan, pari a circa 61 mila euro.
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Skoda Epiq - La Suv elettrica da 25 mila euro è più spaziosa della Kamiq. E alla guida convince
Quella che vedremo nelle concessionarie dopo l'estate sarà la prima Suv compatta elettrica di Skoda, affiancando la sorella termica Kamiq e introducendo un nuovo design dal forte impatto, anticipato dalla show car esposta all'ultimo Salone di Monaco (foto sotto). Rispetto alla Kamiq, la Epiq è più corta di 7 cm, per un totale di 417 cm da un paraurti all'altro, pur offrendo interni più spaziosi e un baule molto più ampio: parliamo di 475 litri dichiarati, ovvero 75 in più del modello con cilindri e pistoni.Il merito va soprattutto alla nuova piattaforma MEB+, di cui vi ho già raccontato a proposito della Volkswagen ID. Polo: i vari componenti elettrici, dal motore al convertitore che lo gestisce fino al sistema di ricarica, sono nel cofano anteriore. Questo, insieme al retrotreno a ruote interconnesse (davanti invece sono adottate sospensioni MacPherson), libera molto spazio nella zona posteriore. Il che si traduce in un baule con doppiofondo molto capiente, come ho potuto appurare sul prototipo camuffato durante il mio test drive in Portogallo. Due tipi di batterie, made in VolkswagenSotto il pavimento trova posto la batteria, disponibile in due taglie: 37 kWh o 51,7 kWh netti, con autonomie dichiarate comprese fra 310 e 430 km, forti anche del gran lavoro fatto sull'aerodinamica (il Cx dichiarato è di appena 0,275). Nel primo caso si tratta di un accumulatore LFP, mentre la versione più capiente sfrutta una più tradizionale e più costosa chimica NMC.Per entrambe le soluzioni le celle sono realizzate dalla fabbrica PowerCo (azienda del gruppo Volkswagen) a Salzgitter, in Germania, e assemblate in Spagna, dove questo modello nasce, nella fabbrica di Pamplona, insieme alla cugina Volkswagen ID. Cross. Tre livelli di potenzaPer la batteria meno capiente le potenze di ricarica massima in corrente continua arrivano rispettivamente a 50 kW per la Epiq 35 (con motore da 116 CV) o 95 kW nel caso della Epiq 40, da 135 CV. La ricarica CC per l'accumulatore più grande arriva invece a 125 kW, riservata alla Epiq 55 (211 CV), quella del mio test. Secondo i dati ufficiali (che verificheremo in occasione della prova), il rifornimento dal 10% all'80% dovrebbe avvenire in 23 minuti.I due tipi di batterie hanno un peso simile (291 kg la prima, 297 la seconda), una massa importante che, pur portando a un peso complessivo di circa 1.540 kg, nell'uso quotidiano non penalizza troppo la dinamica di guida. Almeno questa è stata la prima sensazione, in un percorso prevalentemente cittadino con brevi puntate in autostrada. Primo test superatoLa spinta è vivace, il confort buono e la gestione della frenata facile, con un pedale che risponde in modo molto naturale (una constatazione che può sembrare scontata, ma che per altre elettriche incluse quelle nate sulla piattaforma MEB a trazione posteriore, vedi Enyaq o Elroq non lo è affatto). Per quanto riguarda lo sterzo, il percorso nei dintorni di Porto non presentava curve particolarmente impegnative, ma ne ho comunque apprezzato la progressività, il ridotto raggio di sterzata e la leggerezza in manovra.Tornando alla frenata, quella rigenerativa può essere variata ruotando il selettore di marcia fissato al piantone del volante: nella posizione D di fatto è assente o ci dicono i tecnici (perché sul prototipo non era testabile questa funzione) è adattiva in base al traffico e alla morfologia della strada, esattamente come avviene nella ID. Polo. Con il selettore in B, invece, si attiva la modalità one pedal, impostabile a sua volta su due livelli di intensità attraverso lo schermo dell'infotainment da 12,9, di serie per tutta la gamma. Per i dettagli c'è da attendere ancora presto per parlare degli interni in modo esaustivo, visto che nel prototipo che ho guidato ampie porzioni della plancia erano coperte. Posso però dirvi che, a differenza della ID. Polo, nella Epiq il cruscotto sfrutta uno schermo da 5,3 anziché 10,3: una soluzione già collaudata su altre vetture della gamma elettrica Skoda (a cui, fra l'altro, a fine anno si aggiungerà un altro modello, la Peaq, una crossover da quasi cinque metri in grado di offrire fino a sette posti).Tornando alla Epiq, posso anche anticiparvi l'ampio utilizzo di materiali riciclati e riciclabili per i rivestimenti di plancia e sedili. Questi ultimi, nel prototipo del test, erano morbidi e abbastanza contenitivi. Comodo anche il divano, dove ho apprezzato il buon agio per le gambe, non da record invece lo spazio per i piedi sotto i sedili, e quello in altezza. Prezzi? Da 25.000 euro o poco piùI listini e gli equipaggiamenti verranno ufficializzati in estate, poche settimane dopo l'unveiling delle forme definitive della Epiq (l'appuntamento è a metà maggio). Per ora si parla di prezzi vicini a quelli della sorella termica Kamiq, quindi poco sopra i 25.000 euro per la versione d'accesso.A seconda degli allestimenti saranno presenti dotazioni come le telecamere a 360, i fari Matrix LED o il Travel Assist 3.0: include la guida assistita di livello 2, l'assistenza al cambio di corsia, l'arresto automatico del veicolo a bordo strada in caso di malore del conducente, oltre alla frenata automatica agli incroci e al riconoscimento dei semafori e segnali di stop.Per quanto riguarda le immancabili soluzioni Simply Clever, Skoda ci ha mostrato una borsa per il cavo di ricarica (foto sopra) da fissare al retro dello schienale del divano in uno dei tre attacchi Top Tether destinati ai seggiolini Isofix: utile soprattutto se non si pensa di ordinare il frunk nel cofano anteriore, da circa 20 litri.
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Milano Cortina 2026 - Città ferma per le Olimpiadi. E in circonvallazione è il paradiso
La prima medaglia d'oro delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 va agli automobilisti: cittadini, pendolari e aziende hanno seguito le raccomandazioni del Comune di limitare gli spostamenti a Milano durante la giornata inaugurale dei Giochi di oggi, venerdì 6 febbraio 2026.Ci siamo infatti messi nei panni di chi aveva davvero necessità di circolare nella metropoli, lungo la circonvallazione interna (Cerchia dei Bastioni) e quella esterna, confrontando i tempi del giro con quelli di ottobre alla stessa ora e con condizioni meteo analoghe. Alle 8:45 in senso antiorario sulla Cerchia dei BastioniIl test sulla viabilità urbana ha mostrato risultati sorprendenti:Oberdan: partenza h 8:45 (stesso orario 7 ottobre 2025).Principessa Clotilde: h 8:49 (il 7 ottobre 2025 h 8:49).Baiamonti: h 8:51 (h 8:53). Si inizia a prendere vantaggio rispetto al giro di ottobre.Sempione: h 8:53 (h 8:58).Baracca: h 9:01 (h 9:04).Aquileia: h 9:04 (h 9:06).XXIV Maggio: h 9:09 (h 9:17). Qui la forbice si allarga.Medaglie d'Oro: h 9:14 (h 9:25).Cinque Giornate: h 9:17 (h 9:31).Tricolore: h 9:19 (h 9:33).Oberdan: arrivo h 9:22 (h 9:36).Risultato: oggi abbiamo percorso il giro in 34 minuti, contro i 51 di ottobre 2025: ben 17 minuti in meno. Alle 10:30 in senso orario sulla circonvallazione esternaAnche sulla circonvallazione esterna il flusso è apparso scorrevole, nonostante alcune restrizioni:Lodi: partenza h 10:30.Ripamonti: h 10:32.Meda: h 10:35.Solari: h 10:41. Da segnalare che le moto non possono circolare sulle preferenziali centrali durante i Giochi: inevitabile la coesistenza con auto, mezzi pesanti, bici e monopattini elettrici.Forze Armate: h 10:48.Lotto: h 10:50. Prima criticità dovuta ai cantieri di piazzale Stuparich.Certosa: h 10:55.Lugano: h 10:57.Zara: h 11:03.Loreto: h 11:10.XXII Marzo: h 11:16. Ancora cantieri con restringimento di carreggiata.Lodi: arrivo h 11:20.Per l'esterna, oggi occorrevano 50 minuti, contro l'ora di ottobre 2025: 10 minuti in meno. Fisarmoniche da monitorareIn un contesto apparentemente tranquillo, chi circola oggi sulle circonvallazioni deve fare i conti con rallentamenti a fisarmonica, generati in prossimità dei varchi presidiati dalla Polizia Locale per necessità improvvise.Anche con un flusso ridotto, basta un piccolo restringimento per provocare code improvvise, con il rischio di tamponamenti e di trovarsi bloccati in un imbuto inatteso. La fluidità percepita può quindi essere ingannevole. Non è stato un venerdì nero per la mobilitàIl nostro test su strada promuove la consapevolezza dei milanesi, dei pendolari e delle aziende che hanno sfruttato lo smart working.Grazie a loro, nessun Black Friday per il traffico a Milano questa mattina, nonostante l'apertura ufficiale di Milano-Cortina 2026.Per tutti gli altri giorni, in cui la città si muoverà come sempre e dovrà convivere con i Giochi, qui trovate una guida di sopravvivenza con alcune dritte, consigli e le zone da evitare.
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Anteprima - Alpine 2026: l'A110 elettrica, l'A390 con tre motori e tutte le novità in arrivo
Il 2026 sarà un anno di rinnovamento per la Alpine, e di ampliamento della gamma: si concluderà a giugno la produzione della A110, ormai "storica" sportiva a 2 posti, pronta per essere sostituita dalla versione elettrica, di cui vi anticipiamo le forme. Il "Dream Garage" della Casa transalpina si amplierà poi nel corso dell'anno con la A390, la fastback a ruote alte che affianca la A290, gemella sportiva della Renault 5. Alpine A110Dato l'addio alla A110 termica, la Alpine si prepara ad accogliere in gamma una nuova due posti con proporzioni da sportiva a motore centrale. Anche se il motore non ce l'avrà. O meglio, avrà un propulsore elettrico, e non dovrebbe cedere alla tentazione del richiamo di bielle e pistoni. La Casa ha annunciato un futuro 100% elettrico per questo modello, senza fornire informazioni dettagliate. Secondo alcune indiscrezioni, il progetto è stato sviluppato attorno al concetto di riduzione del peso: la nuova A110 potrebbe così avere una massa non troppo lontana dai 1.100 kg circa del modello attuale. Anche per questo motivo non c'è da aspettarsi potenze monstre, né autonomie particolarmente elevate.Quando arriva: marzo 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: prezzi non annunciati Alpine A390La A390 è una sportiva elettrica fuori dagli schemi: non è né una coupé, né una spider né una berlina, ma una fastback a ruote alte. Lunga 4,61 metri, larga 1,88 e alta 1,53, si caratterizza per la coda spiovente e il lunotto bombato, con un profilo che richiama la tradizione Alpine e riprende lo stile della A110. Tante le appendici aerodinamiche, dalla lama del cofano al diffusore ai flap posteriori mutuati dai prototipi Lmdh. Il passo di 2,7 metri ospita comodamente cinque persone, con 532 litri di bagagliaio. Sportiva la posizione di guida, con due display da 12,3 e 12 pollici rivolti verso il conducente. Sul volante, due pulsanti attivano la funzione Boost e il launch control. L'A390 si basa sulla piattaforma AmpR Medium, associata a un powertrain integrale con tre motori elettrici, uno anteriore e due posteriori. A seconda delle versioni la fastback di Dieppe può scaricare a terra 295 o 345 kW (400/470 CV), 650 oppure 808 Nm di coppia, gestita tramite l'Alpine Active Torque Vectoring. L'alimentazione è affidata a una batteria al litio ad alte prestazioni da 89 kWh netti, su architettura a 400 volt, sviluppata appositamente dallo specialista Verkor. L'autonomia dichiarata è di 550 km nel ciclo Wltp, mentre per la ricarica si possono sfruttare colonnine fino a 190 kW per passare dal 15 all'80% in meno di 25 minuti.Quando arriva: primavera 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: prezzi non dichiarati Alpine A110 R Ultime A giugno terminerà la produzione della Alpine A110, i cui ultimi esemplari saranno quelli della serie Ultime sulla versione R: sarà prodotta in 110 esemplari, con motori ancora più potenti e una vocazione corsaiola che si esprime da qualunque parte la si guardi, tanto dentro quanto fuori. Il 1.8 passa da 300 a 325 CV (che diventano 345 se alimentato con benzina da gara) grazie ai nuovi compressore e turbina, oltre alla inedita mappatura del motore. Nuovo anche il cambio, un doppia frizione a sei marce (anziché a sette) ripreso dalla Mégane R.S., freni AP Raging maggiorati da 330 mm all'anteriore, ammortizzatori hlins a due vie regolabili, barre antirollio più rigide e un differenziale autobloccante. Dietro c'è anche un'ala regolabile, per guadagnare 25 kg di peso a 280 km/h. In abitacolo dominano fibra di carbonio e Alcantara, presenti nella plancia e sui sedili da corsa Sabelt con cinture a quattro punti. Sotto il tunnel si trova una targhetta col numero dell'esemplare della serie, che potrà essere ampiamente personalizzato dal proprietario in collaborazione con l'Atelier Alpine. Nove le tinte per l'Alcantara, dieci per i pellami e a scelta quelle di cinture di sicurezza e sedili. Ventissette i colori disponibili per la carrozzeria, sette per le pinze freno e tre per i cerchi forgiati (quelli posteriori hanno un diametro più grande, da 19" anziché 18").Quando arriva: estate 2026Motorizzazione: termicaQuanto costerà: da 265.000 euro
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Anteprima - Opel 2026: Mokka GSe, Astra restyling e tutte le novità in arrivo
Nel 2026 la Opel punterà innanzitutto sulla sportività, con l'arrivo nelle concessionarie, a primavera, della Opel Mokka GSE, la versione ad alte prestazioni della sua Suv compatta, con un powertrain elettrico ds 281 CV (condiviso, tra le altre, con la Alfa Romeo Junior Veloce e la Abarth 600e). Ed entro la fine dell'anno potrebbe anche essere la volta della Corsa GSE, non ancora confermata.Di pari passo, entro la metà del 2026 sarà disponibile anche il primo restyling della best seller Astra, sia in versione berlina sia station wagon, con powertrain elettrici, mild hybrid, plug-in e turbodiesel, per i "macina-chilometri". Per la sportiva Manta, invece, ci sarà da aspettare ancora un po', almeno fino al 2030. Opel Mokka GSELa piattaforma Perfo-eCmp arriva anche nei listini Opel: la Mokka GSe porta nei listini di Russelsheim una ventata di sportività (a corrente). A guardarla, la Suv compatta svela subito la sua indole, dai cerchi di lega da 20 ai freni Alcon con pinze gialle all'anteriore, il frontale Vizor più affilato e persino il cofano nero sulle versioni top. Anche nell'abitacolo la Mokka GSE conferma la sua impronta sportiva, con sedili avvolgenti rivestiti di Alcantara, volante appiattito e pedali in alluminio; da ultimo, l'infotainment integra anche funzioni come il misuratore di forza G e il timer di accelerazione. Il motore sincrono da 207 kW (281 CV) e 345 Nm è lo stesso della Mokka Rally, così come l'inverter e il pacco batteria da 54 kWh, che assicura fino a 336 km di autonomia nel ciclo Wltp. La trazione è anteriore, assistita da un differenziale autobloccante Torsen, mentre il telaio è stato rivisto con ammortizzatori a tamponi idraulici, sterzo più diretto e barra stabilizzatrice posteriore. La Suv tedesca scatta da ferma a 100 km/h in 5,9 secondi e raggiunge i 200 km/h di velocità massima. Quando arriva: primavera 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: da 47.300 euro Opel AstraArriva l'aggiornamento di metà carriera per la media tedesca, che segue di poco quello della "cugina" Peugeot 308, presentato nelle scorse settimane. Il frontale introduce un Vizor ridisegnato, più affilato e tecnico, con il logo Blitz illuminato al centro; sui modelli al top di gamma anche i fari IntelliLux HD con oltre 50.000 led. All'interno le modifiche si limitano all'arrivo dei sedili IntelliSeat di serie su tutta la gamma, mentre il resto dell'abitacolo rimane invariato. La Astra Electric adotta una nuova batteria da 58 kWh che porta l'autonomia dichiarata fino a 454 km, ovvero 35 in più rispetto al modello precedente; con il restyling arriva anche la funzione VehicletoLoad (V2L), per alimentare dispositivi esterni fino a 3,6 kW. Per quanto riguarda la versione plug-in, il powertrain si aggiorna con una nuova trasmissione doppia frizione a 7 rapporti, mentre la batteria cresce e arriva a 17,2 kWh, per un'autonomia in elettrico di 83 chilometri. In gamma rimangono anche la 1.2 mild hybrid da 145 CV e la 1.5 turbodiesel da 131 CV.Quando arriva: luglio 2026Motorizzazione: elettrica, mild hybrid, plug-in, turbodieselQuanto costerà: da circa 33.000 euro Opel Corsa GSEAl momento non ci sono conferme, ma la rinnovata attenzione che la Opel sta riservando al marchio GSE, riservato alle vetture ad alte prestazioni, lascia ben sperare in una prossima versione sportiva della piccola Corsa, anticipata almeno in parte dalla Concept Gran Turismo Vision presentata lo scorso agosto. Se mai dovesse concretizzarsi, facile prevedere che la Casa tedesca attinga al powertrain e alle soluzioni tecniche già adottate per la Lancia Ypsilon HF e la prossima Peugeot 208 GTi (oltre che dalla stessa Mokka GSE), a cominciare dal powertrain da 281 CV con differenziale Torsen.Quando arriva: presentazione a fine 2026Motorizzazione: elettricaQuanto costerà: prezzi non dichiarati
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Canada - Stop agli obblighi sulle elettriche, ma arrivano maxi incentivi "antiTrump"
Il Canada reagisce alle continue minacce di Donald Trump con una nuova politica industriale orientata a ridisegnare il futuro del suo settore automobilistico.Da un lato, il governo guidato da Mark Carney (nella foto sotto durante una visita a un impianto di componentistica in Ontario) ha cancellato l'obiettivo introdotto dalla precedente amministrazione Trudeau, che prevedeva il 20% di auto elettriche vendute entro il 2026 e l'obbligo di passare ai veicoli a zero emissioni entro il 2035. Dall'altro lato, però, Ottawa ha presentato una strategia completamente rinnovata per sostenere l'industria locale, puntando su un pacchetto di agevolazioni agli investimenti e su un percorso di elettrificazione più graduale. Le nuove strategieIn sostanza, il Canada compie un passo indietro e uno in avanti allo stesso tempo, con l'obiettivo di ridurre la forte dipendenza dal mercato degli Stati Uniti. L'industria automobilistica canadese impiega oltre 500.000 lavoratori (di cui 125 mila direttamente) e nel 2025 ha prodotto più di 1,2 milioni di vetture. Il 90% dei veicoli realizzati nel Paese e il 60% della componentistica vengono esportati negli USA. Un equilibrio diventato critico da quando Washington, da aprile, applica un dazio del 25% su tutte le parti automobilistiche considerate non americane.Per rafforzare l'autonomia industriale, il governo canadese ha quindi varato una nuova strategia articolata su più fronti. Sono stati messi in campo 3 miliardi di dollari di incentivi destinati alla produzione locale, insieme a un ampio sistema di agevolazioni fiscali, come crediti d'imposta e superammortamenti. Parallelamente sono stati ripristinati gli incentivi all'acquisto, con un contributo fino a 5.000 dollari per le auto elettriche (che calerà progressivamente fino a 2.000 dollari nel 2030) e fino a 2.500 dollari per le ibride plug-in (destinati a scendere a 1.000 a fine decennio). I sussidi sono validi per veicoli con prezzo massimo di 50.000 dollari, una soglia che però non viene applicata ai modelli elettrici prodotti in Canada.Ottawa ha inoltre approvato misure per espandere le reti di ricarica, introdotto strumenti per la tutela dei lavoratori e definito una nuova roadmap per la riduzione delle emissioni. Saranno introdotti standard sempre più severi, con l'obiettivo di raggiungere il 75% di vendite elettriche entro il 2035 e il 90% entro il 2040.
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Stati Uniti - Tesla Roadster: Musk deposita il nuovo logo, la supercar elettrica dei sogni è vicina?
Secondo numerose indiscrezioni emerse online, Tesla avrebbe depositato un nuovo logo per la Roadster, confermando il debutto ormai imminente del modello definitivo, atteso da quasi nove anni. Nei documenti presentati allo United States Patent and Trademark Office (USPTO) compare non solo il logo dedicato al modello, ma anche un profilo stilizzato che richiama il design slanciato della futura sportiva elettrica.Il debutto della vettura sarebbe previsto per aprile. Nove anni di attesa per la supercar elettricaLa Tesla Roadster è probabilmente il modello più discusso nella storia dell'azienda. Presentata con grande enfasi nel 2017, prevedeva un deposito di 50.000 dollari per prenotare un esemplare dal prezzo di 200.000 dollari. Successivamente è però sparita dai radar a causa delle difficoltà di sviluppo e dei continui aggiornamenti previsti per incrementare ulteriormente le prestazioni.Nel corso degli anni Elon Musk ha rilasciato dichiarazioni di ogni tipo: presentazioni imminenti, inizio produzione, un pacchetto opzionale con razzi SpaceX, fino alla promessa di prestazioni mai viste prima su un veicolo stradale. L'obiettivo più recente? Sempre più estremo: 0-60 miglia in meno di un secondo. Nelle ultime settimane è arrivato anche l'ennesimo annuncio shock: la nuova Roadster sarà l'ultima e la migliore auto guidata dall'uomo. La Roadster del 2008 è nello spazioLa nuova Roadster rappresenta anche un forte richiamo al passato. Con questo nome, infatti, fu presentata la prima Tesla della storia, nel 2008: una due posti elettrica basata sulla piattaforma della Lotus Elise, proposta all'epoca a circa 90.000 dollari e prodotta in circa 2.500 unità.Tra tutte, la più famosa rimane quella lanciata nello spazio da SpaceX nel 2018, con il manichino Starman al volante. L'auto è tuttora tracciabile online, diventando una delle icone più note dell'era Musk.
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Logistica - Gioia Tauro, BYD apre lhub per la distribuzione nel CentroSud: già sbarcate 1.200 auto
La BYD sceglie il porto di Gioia Tauro come suo hub strategico per la gestione e la distribuzione dei veicoli nell'Italia centro-meridionale. Le attività logistiche saranno svolte nello scalo calabrese, uno dei principali poli di transhipment del Mediterraneo, grazie a una collaborazione con l'azienda specializzata Automar. Il primo carico è già arrivatoLa partnership, formalmente avviata con l'arrivo a Gioia Tauro di una nave contenente 1.200 vetture BYD destinate alla rete italiana, prevede una gestione integrata di trasporto marittimo, ferroviario e su gomma. All'interno dello scalo, Automar gestisce una piattaforma dedicata alla logistica automotive e alla gestione dei veicoli (foto sopra): il terminal copre 320.000 metri quadrati, offre una capacità di stoccaggio di circa 18.000 mezzi ed è dotato di un centro PDI (PreDelivery Inspections) da 2.400 metri quadrati e di tre binari di raccordo ferroviario.Per BYD, la scelta di Gioia Tauro risponde a una logica di ottimizzazione dei flussi logistici, grazie alla posizione strategica dello scalo e alla possibilità di gestire ingenti volumi, garantendo velocità, flessibilità e continuità operativa.La crescita che stiamo registrando aggiunge il country manager Alessandro Grosso richiede una supply chain solida e capillare. Questa partnership è un tassello importante per migliorare il servizio alla nostra rete e la distribuzione. La collaborazione con Automar ci consente di contare su competenze specifiche nella gestione dei veicoli.Per Automar, invece, la scelta del colosso cinese rafforza il ruolo strategico di Gioia Tauro come polo logistico capace di attrarre traffici, investimenti e nuove opportunità di sviluppo, confermando il valore di una visione industriale che guarda al Sud come leva competitiva per il sistema Paese.Collaborare con un brand vincente e in forte crescita come BYD conferma il valore del lavoro svolto e il ruolo strategico del nostro terminal, sottolinea il presidente Costantino Baldissara.
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Volkswagen - La Scout Traveler Pacific Mist anticipa le personalizzazioni per la Suv elettrica del 2027
Il Gruppo Volkswagen tiene alta l'attenzione sul marchio Scout presentando la Traveler Pacific Mist Concept. I modelli elettrici di serie debutteranno sul mercato americano nel 2027 e questo prototipo mostra le potenzialità di personalizzazione che saranno in futuro offerte ai clienti. La Suv Traveler, in particolare, sarà offerta a partire da meno di 60.000 dollari. Colori e materiali su misuraSulla base della SUV Traveler, che condivide con il pick-up Terra piattaforma e principali elementi di design, è stata creata la variante Pacific Mist ispirata alla California. La tinta esterna multistrato è stata formulata appositamente per questo esemplare unendo il blu dell'oceano e l'argento delle nuvole, mentre tutte le altre finiture esterne, il tetto e i cerchi di lega da 22" con pneumatici da 35" sono rifiniti in nero lucido. L'abitacolo contrasta con questi colori attraverso i rivestimenti in pelle rosso mattone e gli elementi in denim, caratterizzati da cuciture che ricordano gli stivali da cowboy. Gli accessori per il tempo liberoLa Traveler Pacific Mist è equipaggiata anche con degli accessori inediti su misura: le barre sul tetto predisposte per accogliere futuri sistemi di trasporto dedicati e il contenitore posizionato al posto della ruota di scorta sul portellone, pensato come una sorta di zaino con due comparti e ideale anche per trasportare attrezzatura sportiva bagnata.
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Governo - Decreto Sicurezza: via la patente a chi gira con coltelli e confisca dellauto per chi fugge allalt
Stop alla patente per chi viene trovato con coltelli vietati: è una delle principali novità introdotte dal discusso Decreto Sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri il 5 febbraio 2026. Il provvedimento raccoglie una serie di misure urgenti, dal fermo preventivo allo scudo penale, per contrastare i recenti episodi di violenza che hanno segnato il Paese. Tra questi rientrano i gravi fatti di Torino del 31 gennaio, dove la protesta per Askatasuna è degenerata in guerriglia urbana. A pesare sulla decisione del Governo ci sono anche episodi che coinvolgono i più giovani, come l'omicidio del 16 gennaio a La Spezia, in cui un 19enne di origini egiziane è stato ucciso con un coltello da un coetaneo di origini marocchine. La norma diventerà operativa una volta pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Patente: decide il PrefettoChi, senza giustificato motivo, porta fuori dalla propria abitazione strumenti con lama affilata o appuntita oltre 8 centimetri, oppure strumenti con lama pieghevole superiore a 5 centimetri, rischia una pena da sei mesi a tre anni di reclusione. Gli ufficiali e gli agenti di Polizia Giudiziaria inviano gli atti al Prefetto, che può disporre - per un periodo fino a un anno - la sospensione della patente, del certificato di abilitazione professionale per motoveicoli e del certificato di idoneità alla guida dei ciclomotori, misure che si aggiungono al procedimento penale.Se la persona fermata non possiede ancora la patente, non potrà conseguirla per un periodo fino a dodici mesi. Quando invece il reato è commesso da un minore, chi esercita la responsabilità genitoriale è soggetto a una sanzione pecuniaria compresa tra 200 e 1.000 euro. Misure anti baby gangIl Codice penale già oggi prevede un impianto severo per questi comportamenti, ma l'iter processuale e le garanzie dell'ordinamento fanno sì che la reclusione sia un esito raro per i giovani incensurati. Per questo il legislatore punta su una sanzione amministrativa immediata, come il blocco della patente, capace di incidere direttamente sulla quotidianità del ragazzo. L'obiettivo dichiarato del Governo è quello di arginare il fenomeno delle baby gang e degli studenti che introducono oggetti pericolosi negli istituti scolastici, attraverso una misura di forte deterrenza. Codice della Strada: cosa cambia per chi non rispetta l'altModifiche importanti riguardano anche l'articolo 192 del Codice della Strada, che disciplina il mancato rispetto dell'alt delle Forze dell'ordine. Chi si dà alla fuga con modalità tali da mettere in pericolo l'incolumità altrui è punito con reclusione da sei mesi a cinque anni, oltre alla sospensione della patente da uno a due anni e alla confisca del veicolo, che diventa proprietà dello Stato salvo appartenga a soggetti estranei al reato. Le stesse previsioni si applicano nei casi in cui non sia possibile procedere subito all'arresto per ragioni di sicurezza o di incolumità pubblica o individuale.
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Giappone - Toyota, cambio al vertice: Kon nuovo CEO, ecco perché Sato lascia la guida
La Toyota procede con un cambio al vertice solo in parte sorprendente: dall'1 aprile il direttore finanziario Kenta Kon assumerà il ruolo di presidente esecutivo e amministratore delegato, sostituendo Koji Sato.Il rimpasto è legato al nuovo incarico istituzionale affidato a Sato, che da poche settimane è diventato ufficialmente presidente della Japan Automobile Manufacturers Association (JAMA). Il manager rimarrà comunque nell'organigramma Toyota come vicepresidente e nel nuovo ruolo di Chief Industry Officer. I motivi del rimpastoLa Toyota ha spiegato nel dettaglio le motivazioni del cambio al vertice. Nel suo nuovo ruolo, Sato si concentrerà sul settore automobilistico in senso più ampio, includendo anche le strategie della stessa Toyota, mentre Kon sarà responsabile della gestione interna dell'azienda come presidente e CEO.Questo cambiamento di ruoli mira ad accelerare il processo decisionale del management in risposta ai cambiamenti dell'ambiente interno ed esterno e a creare una struttura capace di realizzare appieno la missione Toyota, afferma la multinazionale.Nel difficile contesto economico attuale per l'industria automobilistica, cresce l'urgenza di accelerare iniziative concrete di collaborazione industriale per rafforzare la competitività internazionale. Per questo il ruolo di Sato alla JAMA assume una rilevanza significativa: oltre alla guida dell'associazione, è anche vicepresidente della Federazione imprenditoriale giapponese, con il compito di avanzare proposte politiche focalizzate sul monozukuri (produzione) e sulla cooperazione industriale.Secondo Toyota, oggi è necessario non solo rafforzare la cooperazione interna al settore, ma anche ampliare le partnership oltre i suoi confini. Il Consiglio di amministrazione ha quindi stabilito che contribuire al settore è responsabilità di Toyota, dando così il via libera alla nomina di Sato alla presidenza JAMA.Perché proprio KonLa scelta di Kenta Kon è stata motivata dalla sua esperienza maturata in Woven, il progetto di "città del futuro" avviato in Giappone, e soprattutto dal contributo offerto nel migliorare la struttura degli utili dell'azienda. Una competenza ritenuta decisiva per guidare Toyota in una fase di forte trasformazione e crescente pressione competitiva globale.
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