Stangata alla pompa: gasolio ai massimi da aprile e benzina verso i 2 euro
"Non si ferma la corsa dei prezzi dei carburanti alla pompa, sulla scia dei forti rialzi delle quotazioni petrolifere internazionali: Brent a 94 dollari, quotazione della benzina al massimo dal 21 maggio, quotazione del gasolio al massimo dal 29 aprile". La consueta disamina di Staffetta Quotidiana sull'andamento dei prezzi dei carburanti non lascia spazio a speranze di un sollievo per le tasche degli automobilisti italiani. Anche perché, per ora, non si registrano segnali di possibili misure governative sui carburanti.Non a caso, il diesel ha raggiunto i 2,14 euro al litro, ai massimi dal 15 aprile, mentre la benzina sfiora gli 1,96 euro al litro, al picco dal 28 maggio. Prezzi e rilevazioni In particolare, questa mattina, 23 luglio, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,957 euro al litro per la benzina (+8 millesimi rispetto a ieri), 2,141 euro per il diesel (+17), 0,744 euro per il GPL (-1) e 1,586 euro/kg per il metano (+5).Sulla rete autostradale, la benzina si attesta a 2,048 euro al litro (+8), il diesel a 2,213 euro (+17), il GPL a 0,879 euro (invariato) e il metano a 1,593 euro/kg (+1).Infine, Staffetta Quotidiana segnala la decisione di Eni e Tamoil di aumentare di un centesimo al litro i prezzi consigliati della benzina e di due centesimi quelli del diesel. IP, invece, ha alzato di un centesimo la verde e di tre centesimi il gasolio.Nota editoriale: la nuova frase funziona bene perché aggiunge contesto e attualità senza appesantire l'apertura. La formulazione "non si registrano segnali di possibili misure governative" è prudente, neutrale e difficilmente contestabile. Inoltre crea un collegamento naturale con il tema dell'impatto concreto sugli automobilisti.
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Il futuro secondo Musk costa carissimo: Tesla brucia cassa e inquieta gli investitori
Tesla ha chiuso il secondo trimestre con una forte ripresa delle consegne, cresciute di ben il 25%. Tuttavia, il rilancio commerciale non si è tradotto in un miglioramento delle performance finanziarie. Anzi, la trimestrale della società guidata da Elon Musk ha deluso molti analisti, al punto da spingere qualcuno a definirla disastrosa o terribile.Insomma, i numeri rappresentano un campanello d'allarme da tenere in debita considerazione per i prossimi mesi. Il motivo è molto semplice: l'azienda ha registrato un consistente aumento dei costi e soprattutto delle spese in conto capitale, legate a iniziative che hanno drenato la redditività e, ancor di più, la cassa senza fornire ancora un contributo significativo alle attività aziendali. Redditività ai minimi termini Partiamo da una disamina delle principali voci del conto economico. Tesla ha chiuso il trimestre con un fatturato di 28,3 miliardi di dollari, il 26% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso grazie non tanto alla crescita della componente automotive (20,5 miliardi e +23%) quanto al contributo dei servizi, raddoppiato a 4,6 miliardi, mentre il comparto energetico ha visto i ricavi salire del 13% a 3,14 miliardi.Sono state quindi battute, e anche di parecchio, le attese degli analisti, ferme in media a 26,4 miliardi.A parte il fatturato, però, le altre voci lanciano tutte segnali negativi. Le spese operative sono balzate del 47% a 4,35 miliardi di dollari, determinando un calo dell'utile operativo del 57% a 398 milioni. Il relativo margine è così passato in un anno dal 4,1% all'1,4%.Male anche i profitti: sono scesi del 17% a 1,15 miliardi di dollari, ma sarebbe andata probabilmente peggio se il miliardo guadagnato con la rivalutazione della quota in SpaceX non avesse compensato le perdite per 300 milioni sui cambi e per 100 milioni sulle criptovalute.Infine, l'utile per azione (EPS) è sceso da 0,40 a 0,33 dollari, circa 20 centesimi in meno rispetto alle previsioni. Perché Tesla brucia cassa: il peso degli investimenti in AI, robotaxi e robotica A pesare sull'andamento della redditività è stato l'aumento dei costi, a sua volta legato a una netta crescita degli investimenti: +142% a 5,8 miliardi di dollari.Una cifra del genere non deve stupire perché già in passato Elon Musk e il direttore finanziario Vaibhav Taneja hanno indicato per il 2026 spese al valore record di 25 miliardi di dollari.Tuttavia, fa specie l'impatto sul rendiconto finanziario: Tesla ha bruciato cassa per 1,1 miliardi di dollari, a fronte dei flussi positivi per 146 milioni di un anno fa e degli 1,44 miliardi del trimestre precedente, quando la stessa voce era già rimbalzata del 67% a 2,5 miliardi.La domanda è ovviamente d'obbligo: su cosa sta investendo Tesla?"Sono in corso attività di ampliamento e incremento della capacità produttiva legate alle nostre iniziative infrastrutturali pluriennali, tra cui il calcolo per l'intelligenza artificiale, l'energia solare, i materiali per batterie e la produzione di semiconduttori", ha spiegato l'azienda, senza fare alcun riferimento al suo ormai ex core business: le auto.Oggi, invece, il focus è sul robotaxi Cybercab e sull'ampliamento dei relativi servizi di trasporto negli Stati Uniti, sull'avvio della produzione della motrice Semi in Nevada, sul completamento della fabbrica di batterie per l'accumulo energetico, la Megafactory di Austin, sulla diffusione del Full Self-Driving, sul progetto della fabbrica di semiconduttori Terafab e sui preparativi per l'assemblaggio degli umanoidi Optimus a Fremont. In altre parole, Tesla si sta preparando per un futuro all'insegna delle nuove tecnologie, più che delle quattro ruote.Nulla di nuovo e, infatti, Musk non ha mancato per l'ennesima volta di manifestare tutto il suo ottimismo per gli anni a venire: "Questo sarà un anno fantastico per Tesla, credo uno dei migliori di sempre. E penso che il prossimo anno sarà ancora migliore".Tuttavia, la Borsa, come dimostrato dal calo del titolo di oltre il 4%, vuole qualcosa di più concreto.Non a caso Lale Akoner, Global Market Strategist di eToro, sottolinea come l'azienda e il suo patron chiedano "ancora fiducia" al mercato."Le consegne di veicoli sono tornate a crescere, ma gli sconti hanno inciso sulla redditività, il free cash flow è tornato in territorio negativo e gli investimenti nell'intelligenza artificiale, nei robotaxi e nella robotica continuano ad aumentare prima che queste attività siano in grado di generare ricavi significativi. Per questo motivo, la tesi d'investimento sul titolo dipende oggi più dalla capacità di esecuzione futura che dagli utili attuali", aggiunge Akoner."Una spesa elevata nell'intelligenza artificiale non è di per sé un elemento negativo. Il mercato tende a premiarla quando è accompagnata da una crescita di ricavi e flussi di cassa, un legame che Alphabet sta iniziando a dimostrare. Tesla, invece, deve ancora convincere gli investitori di poter trasformare le proprie ambiziose iniziative in risultati economici concreti".
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Quasi 600 km con una ricarica: Genesis porta in Italia la G80 elettrica
Genesis, il brand di lusso di Hyundai, ha aperto gli ordini per la Electrified G80, berlina elettrica da 370 CV con autonomia fino a 570 km e prezzi da 81.800 euro.Terzo modello destinato al mercato italiano, la G80 è disponibile nella versione Luxury, con cinque anni di garanzia totale e offerte dedicate per finanziamento e noleggio. Fa quasi 600 km con un pieno Lunga 4.945 mm, larga 1.975, alta 1.715 e con un passo di 2.955 mm, la G80 dispone di un powertrain dual motor da 370 CV con trazione integrale, ed è abbinata a una batteria da 94,5 kWh, che assicura un'autonomia di 570 chilometri nel ciclo WLTP. La ricarica con le colonnine ad alta potenza permette di passare dal 10% all'80% in meno di mezz'ora. La dotazione della Genesis G80 La Genesis Electrified G80 prevede di serie fari a matrice di LED, cerchi da 19", maniglie e modanature cromate. Sontuoso l'abitacolo, con rivestimenti in pelle e finiture in alluminio spazzolato, display panoramico OLED da 27" che integra quadro strumenti e infotainment, head-up display e telecamera a 360, tendine parasole, climatizzatore bizona e i portabicchieri per i passeggeri posteriori. L'avviamento può avvenire con il riconoscimento dell'impronta digitale, i sedili sono riscaldati con regolazioni elettriche e memoria (per il conducente), c'è l'impianto stereo Bang & Olufsen a 17 altoparlanti con cancellazione attiva del rumore e guida assistita di livello 2 con monitoraggio dell'angolo cieco. Di serie anche la pompa di calore e le sospensioni adattive con funzione predittiva, capaci di leggere il fondo stradale e regolare di conseguenza la risposta degli ammortizzatori. Il prezzo della Genesis G80 La Genesis Electrified G80 è disponibile nell'allestimento Luxury, a 81.800 euro. In questa fase di lancio è prevista una soluzione di noleggio per 36 mesi / 100.000 km a 699 euro al mese con anticipo di 18.000 euro, oppure un finanziamento da 48 mesi con anticipo (o permuta) di 15.560 euro, 47 rate da 699 euro e maxirata finale di 32.720 euro (TAN 2,95%, TAEG 3,42%). Cinque anni di garanzia totale Di serie su tutta la gamma di modelli Genesis il programma 5-Year Care Plan, che comprende la garanzia di 5 anni (con chilometraggio illimitato), la manutenzione programmata gratuita, purché effettuata da officine autorizzate Genesis, e assistenza stradale 24/7 in tutta Europa. A questo si aggiungono gli aggiornamenti gratuiti per infotainment, navigatore e software di bordo.
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La sostenibilità secondo Renault: meno emissioni, più riciclo e una fabbrica salvata dalla chiusura
La sostenibilità è uno degli argomenti più caldi e dibattuti nel mondo delle imprese, indipendentemente dal settore industriale. Non sempre, però, l'impegno sui temi ambientali e sociali si traduce in risultati concreti e misurabili. Il gruppo Renault, come molte altre realtà del comparto automobilistico, ha invece costruito uno dei pilastri del piano industriale FutuREady proprio sulle iniziative dedicate alla decarbonizzazione dei processi produttivi, all'economia circolare, alla sicurezza attiva e passiva e alla valorizzazione delle persone.Quattroruote, insieme a un ristretto numero di testate italiane, ha avuto la possibilità di approfondire la strategia di sostenibilità del gruppo francese con la responsabile Cléa Martinet, che ha illustrato non solo gli obiettivi fissati dall'azienda, ma anche i risultati già raggiunti.La sostenibilità è uno degli argomenti più caldi e dibattuti nel mondo delle imprese, indipendentemente dal settore industriale. Non sempre, però, l'impegno sui temi ambientali e sociali si traduce in risultati concreti e misurabili. Il gruppo Renault, come molte altre realtà del comparto automobilistico, ha invece costruito uno dei pilastri del piano industriale FutuREady proprio sulle iniziative dedicate alla decarbonizzazione dei processi produttivi, all'economia circolare, alla sicurezza attiva e passiva e alla valorizzazione delle p Le tre direttrici della sostenibilità Renault La strategia del gruppo si fonda su tre linee guida. La prima, Excellence Ready, è incentrata su decarbonizzazione ed economia circolare. Su questo fronte, il costruttore è riuscito già lo scorso anno a ridurre l'impronta carbonica del 30% rispetto al 2019 e, soprattutto, ad aumentare il ricorso a prodotti riciclati o ricondizionati: oggi i veicoli sono composti per il 30% da materiali provenienti dall'economia circolare. Inoltre, il gruppo ha riutilizzato 1,8 milioni di tonnellate di scarti metallici, riciclato 3.500 tonnellate di plastica, rame e metalli preziosi e ridotto a 3,2 metri cubi l'acqua utilizzata per la produzione di un singolo veicolo.La seconda direttrice, Tech Ready, riguarda la sicurezza attiva e passiva. Per esempio, è stato consentito ai vigili del fuoco l'accesso a tutte le specifiche tecniche e ai codici delle elettriche e delle plug-in hybrid per migliorare la capacità di intervento in caso di emergenza.La terza direttrice, Trust Ready, coinvolge invece la sicurezza sui luoghi di lavoro e la formazione dei dipendenti. A tal proposito si è parlato soprattutto di riqualificazione professionale, con 53 mila tirocini per posizioni legate alla transizione e l'obiettivo di raggiungere 15 mila dipendenti riqualificati e formati, di mobilità inclusiva, con 3.400 auto a disposizione delle persone con disabilità e 300 officine dedicate tra Francia, Spagna, Italia e Regno Unito, e di contributo al miglioramento della sicurezza stradale. Tra gli obiettivi figura infatti la copertura di circa il 70% delle cause di incidente, rispetto all'attuale 52%. Gli obiettivi della decarbonizzazione Il gruppo è oggi a metà di un percorso avviato alcuni anni fa per volontà dell'ex amministratore delegato Luca de Meo. Il progetto prosegue sotto la guida del successore Franois Provost, che ha fissato traguardi ben precisi da raggiungere entro il 2030.Sul fronte ambientale si punta a ridurre del 62,5% le emissioni di anidride carbonica, calcolate in tonnellate di CO2 equivalente, nei processi industriali e del 27,5% lungo la catena di fornitura.Inoltre, il gruppo intende aumentare il ricorso a materiali riciclati e ridurre a 2,5 metri cubi l'acqua utilizzata per la produzione di ogni veicolo. Tutti questi obiettivi sono funzionali al traguardo dello zero netto in Europa entro il 2040 e nel resto del mondo entro il 2050.Secondo Renault, il target sarà raggiunto per il 90% attraverso la riduzione delle emissioni, anche grazie all'utilizzo di carburanti rinnovabili, sintetici e dell'idrogeno, considerati "una soluzione per la decarbonizzazione", soprattutto nelle aree dove la diffusione dell'elettrico sarà più difficoltosa. Il restante 10% deriverà invece da strumenti di cattura della CO2. Il peso dell'economia circolare In questo scenario assume un ruolo centrale l'impegno nell'economia circolare. Renault è stata tra i primi costruttori a convertire uno storico impianto, quello di Flins, alle attività di trattamento dei veicoli a fine vita e di recupero dei materiali.Oltre ad aver raggiunto una quota del 30% di materiali provenienti dall'economia circolare, il gruppo ha utilizzato plastica riciclata per il 20% del totale sugli ultimi modelli lanciati sul mercato, a fronte di una media di settore che non supera il 10%.Inoltre, dal 2016 sono state raccolte 12 mila batterie e ne sono state riparate 30 mila. Dal 2021 sono stati ricondizionati oltre 90 mila veicoli e trattati 250 mila mezzi arrivati a fine vita. Risultati tangibili Ma come si traducono concretamente tutte queste attività? Martinet ha citato diversi esempi, tra cui la Renault 5 e la sesta generazione della Clio.Sulla compatta elettrica, oltre il 26% dei materiali proviene da attività di economia circolare, più del 19% delle plastiche è riciclato, i motori sono privi di terre rare e le batterie sono progettate per aumentare durata, riparabilità e riciclabilità. Non manca l'acciaio riciclato nella carrozzeria, insieme ad altre soluzioni che ogni automobilista può toccare con mano.Dati ancora migliori sono stati raggiunti con la Clio: il 34% dei materiali proviene dall'economia circolare, il 92% delle fibre tessili dei sedili è riciclato, così come il 50% del polipropilene utilizzato per il cruscotto e il 50% dell'alluminio impiegato per i cerchi.C'è però ancora molto da fare. "Oggi dall'85% al 95% di ogni veicolo è riciclabile, ma non esistono ancora strumenti adeguati per recuperare realmente tutto", ha spiegato Martinet, citando come esempio schiume e giunzioni. "Siamo al 30% perché esistono vincoli elevati", ha aggiunto, ricordando come in molti casi non sia possibile mescolare materiali vergini e materiali riciclati per ragioni di qualità e sicurezza.Per superare questi limiti, una delle principali soluzioni è il cosiddetto Ecodesign: progettare prodotti affinché siano riciclabili al 100% fin dalla loro concezione. Un esempio semplice è l'utilizzo di componenti monomateriale.Una cosa è certa: conciliare sostenibilità e redditività non è semplice ed è, come ha sottolineato Martinet, "una battaglia quotidiana". Tuttavia, la manager si è detta "profondamente convinta che, nell'attuale contesto macroeconomico, gli investimenti generino nel lungo termine valore sia sul piano finanziario sia su quello umano".Ne è un esempio proprio Flins, dove l'impegno nell'economia circolare ha evitato la chiusura dello stabilimento, contribuendo a salvaguardare migliaia di posti di lavoro.
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Stellantis, Brasile: Filosa presenta a Lula un piano da 5 miliardi di euro
Il Brasile è il secondo mercato più importante a livello globale per il gruppo Stellantis (dopo il Nord America). E Antonio Filosa lo sa meglio di chiunque altro. L'Amministratore Delegato di Stellantis, che proprio nel Paese carioca ha trascorso una lunga parte della sua carriera in Stellantis, ha incontrato a Brasilia, al Palácio do Planalto, il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, il vicepresidente Geraldo Alckmin e diversi ministri del governo all'interno per formalizzare un impegno industriale da 30 miliardi di reais (circa 5,2 miliardi di euro), che verranno investiti entro il 2030. L'incontro, avvenuto in occasione delle celebrazioni del 50 anniversario dello stabilimento di Betim, ha delineato una strategia di consolidamento in quello che oggi è il secondo mercato globale del gruppo tanto per volumi quanto per rilevanza strategica. Qui, quasi un'auto venduta ogni quattro è prodotta da Stellantis e in alcuni mercati chiave, come Brasile e Argentina, si sale a quasi un'auto su tre. Filosa: "Qui non assembliamo, produciamo" Stiamo iniziando un ciclo di investimento di 30 miliardi di reais entro il 2030 ha dichiarato Filosa : arriveranno prodotti nuovi, tecnologie nuove e più posti di lavoro. La forza del modello Stellantis in Brasile risiede nell'altissimo tasso di localizzazione della produzione e delle forniture che, come sottolineato dall'ad, raggiunge il 95%. A differenza di molti competitor che in America Latina assemblano componenti provenienti dall'estero, Stellantis produce in loco acciaio, plastiche, componenti chimici, motori e trasmissioni. Noi non importiamo, non lavoriamo con i kit di montaggio: noi localizziamo. Questa è la nostra ricetta, ha ribadito Filosa durante la presentazione dei dati al governo brasiliano. Ogni anno, l'azienda acquista componenti da fornitori locali per un valore di 60 miliardi di reais (oltre 10 miliardi di euro). La centralità del Brasile per Stellantis appare evidente: con 4.500 ingegneri e 40 laboratori di ricerca in loco, il Paese non è solo un hub produttivo, ma un pilastro di innovazione fondamentale per l'equilibrio globale del gruppo. 2.000 nuove assunzioni Sul fronte occupazionale, il 2026 segnerà l'ingresso di 2.000 nuovi dipendenti diretti, di cui 1.500 destinati a Betim e 500 a Porto Real per l'avvio della produzione della Jeep Avenger. L'impatto sulla filiera è stimato in circa 20.000 nuovi posti di lavoro indiretti. Lula ha accolto con favore questi numeri, collegandoli alla ripresa generale del mercato: Quello che è importante è sapere che quest'anno torneremo a immatricolare 3 milioni di veicoli in questo Paese, ha dichiarato il Presidente, ricordando il minimo storico di 1,6 milioni registrato nel 2023. Oltre alla dimensione domestica, il vertice ha toccato il tema delle esportazioni, con Lula che ha esortato il gruppo ad aumentare la capacità di esportazione dei veicoli brasiliani verso l'America Latina e il continente africano, considerati sbocchi naturali per la produzione locale.
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Scafi storici, Futurismo e idrovolanti: a Villa d'Este il lago torna agli anni Venti
Chi segue su queste pagine il Concorso d'Eleganza Villa d'Este riconoscerà subito un canovaccio familiare: giardini all'italiana, giuria di esperti, sculture meccaniche che sfilano davanti al pubblico. Questi elementi accomunano infatti la kermesse dedicata alle automobili di metà maggio a un altro evento nato sulle rive del Lario: Villa d'Este Style - Vintage Yachting, manifestazione nautica che, dopo il prologo dello scorso anno, torna sabato 12 settembre 2026 con la prima edizione completa, aperta non solo agli armatori delle barche in concorso ma anche al pubblico.L'evento, organizzato dal celebre Grand Hotel insieme ad ASDEC (Associazione Scafi d'Epoca e Classici) e al Museo della Barca Lariana, ammette scafi a motore con oltre trent'anni di storia, restaurati e conservati nel rispetto della loro autenticità. L'edizione di quest'anno si svilupperà attraverso un racconto storico-culturale dedicato al legame tra il Futurismo e le prime, spericolate riunioni motonautiche organizzate proprio a Cernobbio negli anni Venti. Una tensione verso il progresso tecnologico che coinvolgeva anche i costruttori di automobili come Alfa Romeo e Fiat, spesso impegnati a fornire motori per gli scafi. Non solo armatori Come si era già intuito nell'edizione pilota del 2025 e ha ricordato oggi il presidente di ASDEC Marco Biondi, l'appuntamento si rivolge a un pubblico più ampio rispetto agli appassionati di barche e ai proprietari degli scafi d'epoca in gara. L'obiettivo è trasmettere la bellezza del mondo della nautica classica anche a chi non ha mai avuto occasione di frequentarlo.Tra le novità annunciate figura una sfilata d'onore che culminerà con la presentazione di ogni imbarcazione dalla terrazza sul lago del Grand Hotel Villa d'Este e, condizioni meteo permettendo, una breve esperienza di navigazione per gli ospiti a bordo di alcuni degli scafi selezionati. Acqua e cielo Nello stesso sabato la cornice mondana di Cernobbio non guarderà soltanto all'acqua: è infatti in programma, in contemporanea, il Giro Aereo dei Sei Laghi, un volo panoramico in idrovolante sui laghi lombardi che affiancherà idealmente il carosello degli scafi sullo specchio d'acqua antistante il Grand Hotel.Un doppio richiamo - acqua e cielo - perfettamente coerente con il tema di questa edizione. Il movimento culturale del Futurismo degli anni Venti celebrò infatti la velocità come nuova forma di bellezza e proprio a Villa d'Este trovò uno dei suoi salotti più esclusivi.Tutte le informazioni sulla manifestazione e sulle modalità di partecipazione sono disponibili sul sito di ASDEC.
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Elettriche sopra il 20%, marchi cinesi al 12%: l'auto europea è cambiata
Il mercato dell'auto europeo lancia un deciso segnale di crescita a giugno. Secondo i dati diffusi dall'associazione dei costruttori Acea, le immatricolazioni nell'area Ue+Efta+Uk hanno raggiunto quota 1.407.332 unità, il 13,1% in più rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. Dietro la crescita emerge però anche un cambiamento degli equilibri del settore: le auto elettriche superano il 20% del mercato nel semestre e i marchi cinesi oltrepassano il 12% della quota europea.Il buon andamento di giugno porta il consuntivo semestrale in territorio ampiamente positivo: le targhe sono 7.232.066, per un miglioramento del 6,1%. Un'auto nuova su 5 è elettrica A sostenere il mercato sono sempre le auto elettriche, con un'accelerazione delle immatricolazioni rispetto a maggio. A giugno ne sono state immatricolate 360.843, il 51% in più rispetto a un anno fa. Nella sola Unione Europea salgono del 60,7% a 270.557 unità nel mese e del 40,5% a 1.220.890 nel semestre. Le elettriche hanno così raggiunto una penetrazione del 20,7% nel semestre, oltre cinque punti percentuali in più rispetto al 15,6% del pari periodo dell'anno scorso.Continua la crescita anche delle ibride plug-in, con un +22,7% in Europa e un +22,1% nella sola Ue, mentre le ibride non ricaricabili si confermano la motorizzazione ormai dominante: 488.640 targhe mensili (+17,1%) nell'area composta da Unione Europea, Paesi EFTA (Islanda, Norvegia e Svizzera) e Regno Unito e 404.608 (+18,4%) nel blocco comunitario.Male le alimentazioni tradizionali in tutta Europa: benzina in calo mensile del 12,2% e diesel in pesante contrazione del 16,9%. Mercati: la Germania cresce più di tutti Tornando ai dati generali e analizzando le diverse aree geografiche, emerge una crescita del 13,6% nell'Unione Europea, del 9,5% nei Paesi EFTA e dell'11,6% nel Regno Unito.Tra i principali mercati è la Germania a fare meglio, con un aumento del 15,7% legato sostanzialmente al +78,2% delle elettriche. Bene anche la Francia, dove il +93,5% delle auto a batteria spinge le targhe totali a crescere dell'11,4%. Analogo andamento per l'Italia: +10,6%, con un +86,6% per i veicoli alla spina. Infine, la Spagna registra un +7,8%, con le elettriche a +26,5%. Gruppi: in crescita i big, cinesi oltre il 12% Per quanto riguarda i risultati mensili dei costruttori in tutta Europa, il Gruppo Volkswagen si conferma al primo posto con 345.937 immatricolazioni e una crescita del 6,4%. Tra i singoli marchi, in calo Porsche (-4,3%), mentre crescono Volkswagen (+0,8%), koda (+9,7%), Cupra (+15,1%) e Seat (+12,7%).Cresce anche Stellantis: 191.012 targhe e un +5,3%. Bene Peugeot (+4,6%), Citroën (+5%) e Fiat (+33,5%). In contrazione Opel (-3,1%), Jeep (-1,8%), Alfa Romeo (-17,3%), DS (-28%) e Lancia (-7%).Terza posizione per il gruppo Renault, con 147.820 immatricolazioni e un aumento del 4,1% (Renault +0,3%, Dacia +7%).Tra gli altri costruttori, in territorio positivo Toyota (+11,5%), Hyundai-Kia (+6,5%), BMW (+12,4%), Mercedes-Benz (+4,9%). In calo Ford (-7,2%), Nissan (-4,9%), Jaguar Land Rover (-12,4%) e Mitsubishi (-31%). Segno positivo invece per Tesla (+49,9%), Suzuki (+14,5%), Mazda (+7,5%) e Honda (+5,9%).Continua a ritmo sostenuto la crescita dei costruttori cinesi: Geely (+18,1%, insieme a diverse controllate europee come Volvo), SAIC (+46,9%), BYD (+144,2%), Chery (+266,2%) e Leapmotor (+561,6%). Nel complesso, le realtà del Dragone incluse nella contabilità dell'Acea hanno ormai superato il 12% del mercato, a fronte del 7,8% di un anno fa. La classifica semestrale dei costruttori Gruppo Volkswagen (1.848.988, +2,1%)Stellantis (1.096.783, +5,3%)Gruppo Renault (683.137, -3,5%)Gruppo Hyundai/Kia (534.525, -0,8%)Gruppo BMW (510.639, +5,1%)Gruppo Toyota (479.382, +0,1%)Mercedes-Benz (346.033, +3,2%)Gruppo Geely (225.350, +8,5%)Ford (192.373, -15,2%)SAIC (180.659, +18%)BYD (174.144, +145,5%)Chery Automobile (155.800, +305,8%)Nissan (149.783, -10,4%)Suzuki (93.064, -0,5%)Mazda (90.864, +10,9%)Jaguar Land Rover (68.731, -5,2%)Leapmotor (56.005, +558,3%)Honda (39.620, +6,2%)Mitsubishi (16.715, -40,1%)
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Volkswagen Golf e T-Roc diventano full hybrid: ecco i prezzi per l'Italia
Volkswagen ha aperto gli ordini per le versioni full hybrid di Golf e T-Roc, caratterizzate dalla denominazione Hybrid e inizialmente disponibili con una potenza di 125 kW (170 CV) e 306 Nm. Prezzi da 39.250 euro per la hatchback e da 42.650 euro per la SUV. L'arrivo nelle concessionarie e le consegne sono previsti per l'inizio dell'autunno, quando debutteranno anche le varianti da 100 kW (136 CV). Il nuovo powertrain full hybrid Portato al debutto dalle due bestseller di Wolfsburg, il nuovo sistema full hybrid di Volkswagen abbina un 1.5 TSI a ciclo Miller con un modulo ibrido che integra al suo interno motore elettrico, generatore, elettronica di controllo e frizione di disaccoppiamento, alimentati da una batteria agli ioni di litio da 1,6 kWh lordi raffreddata a liquido. Il powertrain lavora in tre modalità: puramente elettrica, per gli spostamenti a bassa velocità; in serie, con il motore termico disaccoppiato, impegnato ad alimentare quello elettrico; e in parallelo, con i due propulsori che insieme garantiscono maggiore potenza. I consumi dichiarati In attesa di verifiche con gli strumenti del Centro prove, ma anche di un primo contatto su strada, Volkswagen dichiara per Golf 1.5 TSI Hybrid un consumo medio di 4,6 l/100 km, pari a 21,7 km/l, e per la T-Roc 1.5 TSI Hybrid 5,1 l/100 km, ossia 19,6 km/l. La gamma di Golf e T-Roc Hybrid Le versioni full hybrid di Golf e T-Roc sono disponibili in due allestimenti: Style e R-Line. Per tutte, cerchi di lega da 17" (18" per T-Roc), climatizzatore automatico a tre zone, fari a matrice di LED con listello orizzontale e logo illuminati, specchietti ripiegabili elettricamente, sedile lato guida con funzione di massaggio, quadro strumenti da 10,25" e infotainment da 12,9", guida assistita di livello 2. La versione R-Line aggiunge dettagli sportivi dentro e fuori, cerchi di diverso disegno e sterzo progressivo. Per la Golf c'è anche la più ricca variante R-Line Plus, con cerchi da 18", ingresso e avviamento senza chiave, antifurto e vernice metallizzata. I prezzi di Golf e T-Roc Hybrid Golf 1.5 TSI Hybrid Style: 39.250 euroGolf 1.5 TSI Hybrid R-Line: 39.450 euroGolf 1.5 TSI Hybrid R-Line Plus: 39.750 euroT-Roc 1.5 TSI Hybrid Style: 42.650 euroT-Roc 1.5 TSI Hybrid R-Line: 43.750 euro
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Ecco la prima Ferrari Luce: sfiora già il milione di euro
Il primo esemplare di produzione della Ferrari Luce sarà venduto all'asta per beneficenza in occasione della Monterey Car Week, dal 7 al 16 agosto 2026. La discussa elettrica del Cavallino sarà battuta da RM Sotheby's e i proventi saranno destinati ai progetti educativi della Ferrari Foundation. La stima è fissata a 1,1 milioni di dollari senza riserva, quasi il doppio rispetto al prezzo di listino negli Stati Uniti, ma resta difficile prevedere quale sarà il valore finale raggiunto in asta. Un esemplare unico dal reparto Tailor Made La vettura proposta è denominata "Chassis 0" ed è stata personalizzata integralmente dal reparto Tailor Made con una configurazione da vera one-off. La carrozzeria sfoggia una tinta Madreperla semi-gloss cangiante, mentre anche cerchi e pinze freno adottano finiture esclusive. Nell'abitacolo spiccano i rivestimenti in pelle Perla Le Mans Metallic e Grigio Corvara. La pelle Metallic, in particolare, rappresenta una nuova creazione del programma Tailor Made studiata per valorizzare la luminosità degli interni; per lo stesso motivo, gli elementi tradizionalmente rifiniti in nero sono stati sostituiti da una finitura grigia.
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Pirelli lancia il progetto tyre-to-tyre: i pneumatici usati diventano gomme nuove
I pneumatici usati possono tornare a diventare pneumatici nuovi. l'obiettivo del progetto europeo "tyre-to-tyre", lanciato da Pirelli insieme a Pyrum (riciclo dei pneumatici fuori uso), Synthos (produzione di gomma sintetica) e BASF (chimica) per recuperare e reimpiegare i materiali derivati dagli pneumatici fuori uso. L'obiettivo è promuovere lo sviluppo di un ecosistema industriale volto ad aumentare l'utilizzo di materiali riciclati derivati da pneumatici a fine vita e di scarto.Il processo parte dalla raccolta di pneumatici fuori uso in Germania provenienti da alcuni punti vendita della rete Driver e dalle attività motorsport, oltre che dagli scarti di produzione raccolti presso lo stabilimento Pirelli di Breuberg. I materiali vengono trattati per trasformarli in materie prime seconde tra cui gomma sintetica certificate secondo lo schema ISCC PLUS. Tale certificazione garantisce la tracciabilità lungo l'intera catena del valore e consente di reintrodurre i materiali circolari nella produzione di nuovi pneumatici Pirelli, garantendo i più alti standard di qualità e performance. I cardini del progetto L'iniziativa prevede che Pyrum converta i pneumatici fuori uso e di scarto attraverso un processo di pirolisi la decomposizione termica dei materiali ad alta temperatura in assenza di ossigeno ottenendo due materie prime seconde: recovered carbon black (rCB) e olio da pirolisi (TPO). Il primo viene ulteriormente processato e reintrodotto direttamente nella produzione europea di Pirelli, sostituendo in parte il carbon black vergine.Parallelamente, l'olio da pirolisi viene fornito a BASF, dove viene impiegato insieme a materie prime di origine fossile nei processi produttivi di prodotti chimici come butadiene e stirene. Attraverso un approccio mass balance, il contenuto riciclato viene attribuito ai prodotti Ccycled certificati ISCC PLUS, che vengono impiegati da Synthos per produrre gomma sintetica destinata ad applicazioni ad alte prestazioni per pneumatici. Pirelli reintroduce successivamente la gomma sintetica nei propri processi produttivi, completando così il ciclo. "Il progetto - spiega l'azienda della Bicocca - riflette pienamente il principio secondo cui la circolarità di prodotto non può essere raggiunta da una singola azienda che agisce in autonomia. invece necessario creare ecosistemi industriali che coinvolgano attori con competenze complementari, ciascuno impegnato nelle diverse fasi del processo di trasformazione all'interno di un ciclo condiviso dei materiali. Attraverso la collaborazione e la combinazione di innovazione tecnologica, scienza dei materiali e processi certificati, i partner, guidati da Pirelli, hanno realizzato un sistema coordinato in cui i materiali vengono recuperati, trasformati e riutilizzati, massimizzandone il valore intrinseco"."Il progetto europeo "tyre-to-tyre" rappresenta ad oggi l'applicazione più completa di questo approccio, dimostrando come i pneumatici fuori uso possano diventare una risorsa di valore all'interno di un ciclo industriale strutturato e pienamente tracciabile", conclude Pirelli.
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La Nissan Leaf diventa Nismo: ecco la sportiva da 218 CV (per ora solo in Giappone)
Nissan ha presentato in Giappone la prima Leaf Nismo, versione sportiva della terza generazione della sua compatta elettrica. Questo modello si unisce agli altri visti mesi scorsi, dalla SUV Ariya (disponibile anche da noi) alla Patrol, passando per la Nissan Z.La Leaf ha debuttato nel 2010, e da allora è stata venduta in oltre 700 mila unità in tutto il mondo. Sportiva e aerodinamica Seguendo la filosofia del "Design for Performance", la Leaf Nismo si distingue dalle versioni normali per il caratteristico profilo rosso che corre alla base della carrozzeria (ripreso anche nelle calotte degli specchietti, in nero lucido), i paraurti sportivi con piccoli flap aerodinamici alle estremità, cerchi sportivi da 19" di Enkei (con gomme Michelin Pilot Sport 5) e un grande alettone ducktail al posteriore. Sei le colorazioni per la carrozzeria: le quattro già disponibili per la Leaf e due variazioni esclusive del Nismo Stealth Gray. All'interno anche i sedili Recaro In abitacolo domina il nero dei rivestimenti e delle plastiche, abbinato al rosso delle cuciture a contrasto, dei profili in pelle dei sedili sportivi e dell'anello alla sommità della corona del volante, rivestito in pelle sintetica TailorFit. Sulla console centrale è presente la scritta Nismo accanto al pulsante per la selezione delle modalità di guida, anch'esso di colore rosso. Nella versione che ne porta il nome, le sedute anteriori sono firmate Recaro, hanno la regolazione elettrica e la scritta Nismo cucita sui poggiatesta. Due motorizzazioni, come in Italia La Leaf Nismo è disponibile nelle stesse due varianti di potenza a listino anche da noi: la B7 da 160 kW (218 CV) e 355 Nm, e la B5 da 130 kW (177 CV) e 345 Nm. Tutte prevedono una messa a punto del telaio e delle sospensioni specifiche per questo modello, con una maggior rigidità degli ammortizzatori e una risposta più precisa dello sterzo. La modalità di guida Sport (che affianca Eco e Normal) è stata messa a punto per rendere ancor più pronta la risposta dell'auto ai comandi del pilota; esclusiva per questo modello anche la taratura - più aggressiva - della frenata rigenerativa, che si controlla tramite le palette al volante. Nissan non ha ancora comunicato la capacità della batteria: tutto lascia pensare che venga utilizzato il pacco da 75 kWh già disponibile sulla Leaf normale, da 75 kWh, per un'autonomia dichiarata di 622 km. I prezzi della Nissan Leaf Nismo La Leaf Nismo è commercializzata solo in Giappone. Al momento non abbiamo notizie di un suo possibile arrivo anche in Europa. Ecco i prezzi per il mercato locale:Leaf Nismo B5: 6.601.100 yen (circa 35.600 euro)Leaf Nismo B7: 6.952.000 yen (circa 37.500 euro)Leaf Nismo Recaro B7: 7.227.000 yen (circa 39.000 euro)
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Microlino, prodotte 5.000 unità alle porte di Torino
Microlino, la società dell'omonima micro-car, ha raggiunto un importante traguardo produttivo: lo stabilimento AMFI (Automotive Micro Factory Italy) di La Loggia, alle porte di Torino, ha sfornato l'esemplare numero 5.000 della piccola vettura elettrica. L'evento è stato celebrato con una one-off realizzata interamente a mano e frutto di un ordine speciale. Un'opera artigianale L'unicità è dimostrata dall'allestimento, contraddistinto all'esterno dal colore Matt Bronze Cashmere e dal tetto e dai particolari in nero opaco. Agli interni, invece, spiccano diverse creazioni sartoriali con pelle Mastrotto italiana, Alcantara marrone e cuciture firmate Creazioni La Selleria per sedili, pannelli laterali, pannello porta, imperiale, tappetini e volante. Sul piano tecnico, la vettura monta una batteria da 15 kWh, per un'autonomia fino a 220 km.Secondo l'azienda, la customizzazione è la dimostrazione concreta della capacità di AMFI di unire produzione industriale e sartorialità nello stesso luogo, grazie anche alla vicinanza fisica tra chi progetta, chi produce e chi rifinisce a mano, e alle competenze di una filiera piemontese "difficilmente replicabili altrove". E la flessibilità si andrà a rafforzare l'anno prossimo con la produzione delle microcar BE Neutral (Ben) di origine portoghese destinate alle flotte aziendali. L'impianto, nato come struttura aperta a nuove partnership e programmi industriali, andrà così a saturare progressivamente una capacità produttiva indicata in 12 mila unità l'anno. "Ogni volta che una Microlino esce da questo stabilimento confermiamo una convinzione: il Piemonte è il posto migliore al mondo dove costruire vetture come la nostra. Qui esistono competenze artigianali e catene di fornitura d'eccellenza che altrove non si trovano. questo territorio a permetterci di offrire un servizio sartoriale come quello di oggi: non potremmo customizzare a mano una vettura per un cliente europeo se producessimo dall'altra parte del mondo. Restare a Torino, per noi, è una scelta industriale prima ancora che affettiva", commenta Oliver Ouboter, co-fondatore di Microlino.Il direttore di stabilimento, Michelangelo Liguori, sottolinea, invece, le capacità di AMFi di "passare da una produzione di serie a una one-off sartoriale sulla stessa linea, con lo stesso standard qualitativo". E questa "è la base su cui vogliamo costruire il futuro, potendo contare su uno stabilimento aperto, capace di ospitare più modelli e più marchi e di diventare il punto di riferimento europeo per la mobilità elettrica leggera", aggiunge Liguori.
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Più colonnine che mai, ma l'Italia resta indietro sulle elettriche
Motus-E ha pubblicato il report trimestrale sulla crescita dell'infrastruttura di ricarica per le auto elettriche in Italia. Stando ai dati dell'associazione dei principali operatori del settore, nel secondo trimestre del 2026 sono stati installati 6.311 nuovi punti di ricarica, che portano il totale a 84.564 (+17.003 negli ultimi 12 mesi): un nuovo record, sia sul trimestre sia sui dodici mesi. "La crescita record della rete di ricarica è un'ottima notizia per l'Italia e per gli italiani e dimostra che il Paese può essere all'altezza di una delle più importanti partite industriali della nostra epoca", commenta il presidente di Motus-E, Fabio Pressi. "Ma la rete non può continuare a crescere da sola: non è più rinviabile un'azione decisa per colmare il ritardo italiano nella diffusione dei veicoli elettrici". Continua la crescita delle HPC Tra le colonnine di nuova posa continuano a crescere quelle ad alta e altissima potenza: più della metà di quelle installate nell'ultimo anno è di questo tipo (53%, nel 2025 erano il 50%). Aumenta anche la disponibilità di stalli di ricarica lungo le autostrade, dove le colonnine sono ormai 1.516 (contro le 1.159 di giugno 2025 e le 963 di giugno 2024): l'86% è in corrente continua e il 59% supera i 150 kW. Stando a quanto riferisce Motus-E, oltre la metà delle aree di servizio mette a disposizione punti di ricarica. La classifica per regioni Per quanto riguarda la dislocazione sul territorio nazionale, la regione con più colonnine rimane la Lombardia (18.177, +4.414 negli ultimi 12 mesi), seguita da Piemonte (9.003, +2.442), Veneto (8.122, +1.946), Lazio (7.864, +722) ed Emilia-Romagna (6.713, +1.431). Tra le province, Milano è prima con 7.423 punti (+2.819), davanti a Roma (6.109, +465), Torino (4.498, +1.535), Napoli (3.470, +378) e Brescia (2.489, +597). Sempre meno colonnine "spente" In calo il tasso di postazioni installate ma ancora in attesa di connessione: dal 14,9% del 2025 si scende al 12,3%. "Un progresso che non può oscurare la necessità di alleggerire le procedure di autorizzazione e di continuare a lavorare per ridurre le tempistiche di connessione", osserva Motus-E.
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La scommessa iniziata con la Leaf oggi vale 1,25 milioni di auto
Da quando la prima Leaf ha debuttato in Europa, nel 2010, Nissan ha venduto oltre 1,25 milioni di auto elettrificate. Di queste, 350 mila sono full electric. La gamma attuale di veicoli a zero emissioni della Casa giapponese comprende la Micra, realizzata sulla base della Renault 5 (i due costruttori hanno un'alleanza strategica), la terza generazione della Leaf e la SUV Ariya. Nel 2026 arriverà anche un nuovo modello elettrico di segmento A (su base Twingo), seguito nel 2027 dalla Juke elettrica. La strategia Nissan tra elettriche, ibride ed e-Power La gamma di veicoli elettrificati di Nissan comprende anche modelli mild hybrid (come la Qashqai), full hybrid tradizionale (Juke) ed e-Power, ibrido con il motore elettrico collegato alle ruote di trazione e quello termico che funge da generatore per la batteria. Questa motorizzazione, giunta alla terza serie, è disponibile su Qashaqai e X-Trail. "Il cliente è al centro di ogni nostra attività e siamo felici di poter offrire diverse opzioni elettrificate, adatte ad ogni necessità", spiega Clíodhna Lyons, vicepresidente di Nissan in Europa. "Ogni cliente affronta l'elettrificazione in modo diverso e per accogliere le diverse esigenze, dalla guida urbana alle lunghe distanze, investiamo in soluzioni tecnologiche che possano garantire la flessibilità richiesta" In Europa cresce la domanda di elettrificate I risultati di Nissan si inseriscono in un contesto di mercato che premia le motorizzazioni elettrificate: secondo i dati Acea, nel 2025 hanno rappresentato il 61,3% delle immatricolazioni totali nell'Unione Europea, in crescita del 51,7% rispetto al 2024. Le ibride hanno superato per la prima volta le vetture a benzina, con una quota del 34,5%.
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BMW porta lassistenza nello smartphone: così cambia il rapporto con lofficina
Comprare un'auto è solo l'inizio di un percorso che si consolida nel tempo attraverso la qualità dell'assistenza. In questo contesto, BMW sposta in avanti il baricentro dell'esperienza post-vendita grazie a una campagna di comunicazione incentrata sulla digitalizzazione. Il secondo pilastro è la proattività del servizio, con vettura e officina che dialogano in tempo reale per anticipare le esigenze di manutenzione, evitando che queste si trasformino in un problema per il cliente. Tutto semplice con lo smartphone Il messaggio dell'iniziativa, dedicata a BMW Service con Proactive Care, è che l'ecosistema sviluppato dal costruttore semplifica la vita dell'automobilista. Quest'ultimo deve soltanto utilizzare l'app dedicata, che permette la prenotazione online degli appuntamenti, le funzioni di chat e check-in digitale, oltre alla ricezione di un video personalizzato relativo all'intervento di assistenza e al pagamento elettronico. In relax con ironia Il motto della campagna è infatti "Rilassati...", per lasciare spazio ad attività capaci di regalare autentico piacere. Il tutto è accompagnato da una sana ironia: ecco allora una partita a scacchi con un amico a quattro zampe particolarmente brillante, un bagno nel ghiaccio con i vestiti addosso o una gara di minigolf su percorsi volutamente esagerati. Alleggerendo le incombenze quotidiane attraverso soluzioni intelligenti, BMW conferma la centralità del fattore umano.
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Siti clonati e offerte irresistibili: le truffe dei ricambi usati
Estate torrida anche sul fronte delle truffe online dei ricambi usati. Chi architetta questi raggiri utilizza tecniche sempre più sofisticate, come denuncia l'Associazione demolitori autoveicoli (Ada): il trucco consiste nella perfetta clonazione di siti web appartenenti a società regolarmente autorizzate, anch'esse vittime della frode. Il tutto è accompagnato dalla falsificazione delle identità aziendali, con nomi, loghi e marchi riprodotti fedelmente, oltre a una homepage dall'aspetto professionale e convincente. A completare il quadro ci sono profili fasulli sui social network e annunci pubblicati sui marketplace con offerte particolarmente allettanti. Dentro la tagliola L'automobilista alla ricerca di un componente di seconda mano abbocca, entra nel portale falso convinto di navigare su quello autentico e crede di acquistare un ricambio. A quel punto gli viene richiesto un pagamento tramite carta prepagata oppure un bonifico istantaneo verso un conto intestato a una persona fisica. Doppio caosIl passo successivo dei truffatori è indirizzare il cliente presso un ignaro centro di demolizione per il ritiro del pezzo acquistato: a questo punto, il malcapitato scopre la beffa. E magari, in uno stato emotivo particolare, avanza pretese verso l'azienda autorizzata che vede compromessa la propria reputazione, trovandosi a gestire reclami per vendite mai effettuate. Come evitare il raggiroL'Associazione demolitori autoveicoli invita i cittadini a verificare che il sito e l'inserzione siano realmente riconducibili all'azienda ufficiale. Prima di procedere all'acquisto è consigliabile contattare direttamente il venditore utilizzando il numero di telefono pubblicato sul portale ufficiale. Occorre inoltre controllare le modalità di pagamento, verificando che l'Iban sia intestato alla società.Soprattutto, vale una regola fondamentale: diffidare delle richieste di pagamento tramite carte prepagate o conti correnti intestati a persone fisiche, perché i demolitori autorizzati operano esclusivamente attraverso conti aziendali.Da parte sua, l'Associazione demolitori autoveicoli segnala ormai da due anni ogni episodio sospetto alle autorità competenti, promuovendo al tempo stesso campagne informative per aiutare automobilisti e imprese a difendersi dalle frodi.
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Solo 50 esemplari al mondo: Aston Martin celebra i 25 anni della Vanquish
Il reparto Q by Aston Martin ha curato lo sviluppo della serie limitata Vanquish 25, nata per celebrare i 25 anni dal debutto del modello. La produzione sarà limitata a 50 esemplari, suddivisi in 25 Coupé e 25 Volante. Il debutto in pubblico è fissato durante la Monterey Car Week, in programma dal 10 al 16 agosto. Un solo colore, tanti particolari unici Ispirata alla prima Vanquish presentata nel 2001, questa edizione speciale propone l'esclusiva tinta Q Skye Silver insieme a dettagli dedicati per minigonne, sfoghi d'aria, lettering e terminali di scarico. Anche i cerchi da 21 pollici adottano finiture specifiche, mentre non mancano badge identificativi realizzati su misura. Tre colori per gli interni L'abitacolo è rifinito in pelle e può essere configurato in tre tonalità: Onyx Black, Oxford Tan e Phantom Grey. Oltre ai ricami Vanquish 25, trovano posto inserti della plancia tagliati al laser, un nuovo pulsante rosso per l'accensione del motore e il rivestimento in Alcantara nera per il padiglione. Il V12 non si discute Nessuna novità sul fronte meccanico: la terza generazione della Vanquish mantiene il V12 5,2 litri biturbo da 835 CV e 1.000 Nm, abbinato al cambio automatico ZF a otto rapporti e alla trazione posteriore. Un powertrain che abbiamo già provato su strada e che conferma la netta evoluzione del modello rispetto alle generazioni precedenti.
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Torna la Wrangler e spunta l'erede della Renegade: Jeep prepara 15 novità
Quando arriverà la nuova Jeep Recon? Torna davvero la Wrangler? A che punto sono i lavori per l'erede della Renegade? In gamma sono previsti modelli più grandi della Compass? Nel corso della presentazione del piano FaSTLAne 2030 del gruppo Stellantis, Jeep si è ritagliata il ruolo di brand globale, ossia commercializzato in tutto il mondo (o quasi). Da qui al 2030 usciranno 15 novità, tra modelli completamente nuovi e aggiornamenti. Ecco quello che sappiamo finora, almeno per quanto riguarda il mercato europeo e italiano. Due novità nel segmento B Uno degli obiettivi della Casa americana è ampliare la propria presenza nel segmento delle SUV compatte, introducendo due nuovi modelli che - metro alla mano - dovrebbero misurare poco più di quattro metri. Il primo, che Jeep descrive solo come "B-SUV Compact", sarà poco più grande della Avenger (408 cm), mentre il secondo, "B-SUV Large", avrà misure leggermente superiori e debutterà dopo il 2030. Oltre che per i centimetri da paraurti a paraurti, queste due vetture si distingueranno anche per il carattere: una sarà una SUV a tutti gli effetti, l'altra potrebbe riprendere stile e impostazioni più da fuoristrada, con forme squadrate e rimandi al passato storico di Jeep. E uno di questi due modelli potrebbe essere l'erede - non ancora annunciato - della Renegade. Entrambi saranno costruiti sulla nuova piattaforma Stla One, con powertrain multienergia (elettrici e ibridi) e trazione integrale. Una D-SUV dalla Cina Entro la fine del decennio verrà presentato un nuovo modello di segmento D, quindi sopra i 470 cm, sviluppato con la collaborazione del marchio cinese Dongfeng. La produzione dovrebbe essere affidata a uno stabilimento locale. Lo stile sarà "al 100% Jeep", conferma la dirigenza del marchio, così come le capacità off-road che ci si aspetta da un'auto con le sette feritoie nel frontale. Come per altri modelli, le motorizzazioni saranno elettriche e ibride. Jeep Recon Nei prossimi mesi sbarcherà in Italia la Jeep Recon, la prima fuoristrada elettrica della Casa americana a potersi fregiare del badge Trail Rated, riservato ai modelli con maggiori capacità di guida in off-road. L'auto è lunga 4.911 mm e ha un passo di 2.868: il portellone è incernierato sul lato destro ed è possibile rimuovere le portiere, lunotto e finestrini posteriori in pochi istanti, mentre i rivestimenti dell'abitacolo sono in materiale antigraffio. La trazione integrale è fornita dal powertrain dual motor da 650 CV e 840 Nm di coppia, abbinato a una batteria da 100 kWh. Non è esclusa per il futuro una versione con Range Extender. Jeep Wagoneer S Costruita sulla piattaforma STLA Large, è il secondo modello di segmento D atteso nei prossimi mesi: è lunga 4.887 mm e ha un passo di 2.870 mm. Diversamente dalla Recon, la Wagoneer S si rivolge a chi cerca un fuoristrada elegante e raffinato, con dotazioni da berlina di lusso (ci sono le sette feritoie illuminate), senza rinunciare alle escursioni su sterrati e strade bianche. Due i motori, trazione integrale, 600 CV e 837 Nm di coppia, con un'autonomia di oltre 480 km. I modelli che potrebbero tornare Non ci sono annunci ufficiali, ma Jeep starebbe valutando di riportare in Europa la Wrangler, anche in versione Scrambler: dovrebbe essere un'evoluzione della fuoristrada in chiave pick-up, posizionata in gamma sotto la Gladiator. Niente E-Car (almeno per ora) Da Jeep arriva anche uno stop alle voci che vedrebbero come "imminente" l'arrivo di una compatta elettrica, costruita su base E-Car (la stessa su cui nasceranno la Citroën 2 CV e la cugina di Fiat). Un modello su questa piattaforma è in fase di valutazione, ma se ne tornerà a parlare solo dopo il 2030.
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Fare il pieno torna a costare una fortuna: il diesel vola oltre i 2,12 euro
Come previsto, la corsa dei prezzi dei carburanti alla pompa appare ormai inarrestabile. A sostenere i rincari sono il continuo rialzo del petrolio (il Brent ha superato i 90 dollari al barile) e il deciso aumento delle quotazioni dei carburanti raffinati.Come segnala Staffetta Quotidiana nella consueta rilevazione giornaliera, il diesel ha raggiunto quota 2,12 euro/litro, il livello più alto da metà aprile, mentre la benzina sfiora 1,95 euro/litro, ai massimi da fine maggio.Nel dettaglio, nella mattinata del 22 luglio il prezzo medio nazionale in modalità self service è pari a 1,949 euro/litro per la verde (+7 millesimi rispetto a ieri), 2,124 euro/litro per il gasolio (+17), 0,745 euro/litro per il GPL (invariato) e 1,581 euro/kg per il metano (+5). Sulla rete autostradale i valori salgono a 2,040 euro/litro per la benzina (+8), 2,196 per il diesel (+15), 0,879 per il GPL (-1) e 1,592 euro/kg per il metano (+1). Al galoppo pure i prezzi consigliati Le prospettive, inoltre, non sembrano affatto incoraggianti. A confermarlo è il trend di crescita dei listini consigliati dalle compagnie. Secondo Staffetta, Eni ha aumentato di un centesimo al litro la benzina e di due centesimi il diesel. Anche Q8 ha ritoccato verso l'alto il gasolio di due centesimi. In controtendenza soltanto IP, che ha ridotto di un centesimo il prezzo della verde. I prezzi praticati per modalità di vendita e marchi Per quanto riguarda i prezzi alla pompa rilevati sulla base delle comunicazioni inviate dai gestori all'Osservatorio del Mimit, le medie complessive di rete stradale e autostradale indicano la benzina self service a 1,944 euro/litro (compagnie 1,949; pompe bianche 1,935) e il diesel a 2,110 euro/litro (2,110; 2,109). Al servito, invece, la verde si attesta a 2,080 euro/litro (2,121; 2,005), il gasolio a 2,247 (2,282; 2,180), il GPL a 0,754 (0,763; 0,744), il metano a 1,576 (1,568; 1,581) e il GNL a 1,444 (1,448; 1,441).Lo spaccato per marchio mostra Eni a 1,942 euro/litro sulla benzina self service (2,150 al servito) e 2,089 sul diesel (2,298); IP a 1,960 (2,126) e 2,116 (2,284); Q8 a 1,945 (2,108) e 2,110 (2,280); Tamoil a 1,943 (2,021) e 2,116 (2,194).
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Per lanciare la Peaq, Skoda cambia il nome a uno storico parco nazionale inglese
Skoda ha temporaneamente ribattezzato il Peak District, uno dei parchi nazionali più antichi del Regno Unito, in Peaq District, per celebrare il debutto oltremanica della sua nuova SUV elettrica a sette posti. Un'iniziativa che coincide con il 75esimo anniversario del parco stesso, e che sarà attiva dal 27 luglio al 2 agosto. L'iniziativa di Skoda In quella settimana sarà installata una segnaletica ad hoc con la "nuova" denominazione del parco, e sarà possibile noleggiare gratuitamente una bicicletta per visitare l'oasi naturalistica. L'insolita campagna promozionale è nata da una ricerca, commissionata dalla Casa boema, secondo cui un britannico su tre (29%) non ha mai visitato nessuno dei 15 parchi nazionali del Regno Unito; quasi quattro inglesi su dieci sono convinti che il loro ingresso sia a pagamento, mentre invece è gratuito. La prima SUV elettrica a 7 posti di Skoda La Skoda Peaq, che ha aperto gli ordini da poco anche in Italia (dove parte da 49.950 euro), è lunga 4.874 mm e ha un passo di 2.965 mm, per accogliere comodamente sette persone. In base alla configurazione di sedili, il bagagliaio offre spazio da 299 a 890, fino a 2.075 litri complessivi, a cui si aggiungono i 37 del frunk. Da noi sono disponibili due motorizzazioni, da 204 CV e batteria da 63 kWh (452 km di autonomia), oppure dual motor da 300 CV e batteria da 91 kWh (601 km). Prezzi per il mercato inglese da 51.980 sterline (quasi 61 mila euro).
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