Modellini - Audi A6 Avant allroad, un'avventura per collezionisti
L'Audi A6 allroad ha sempre avuto un fascino particolare: elegante a teatro e instancabile sulle strade bianche. Il modello in scala 1:18 prodotto da Ottomobile è tra le novità più attese di questo inizio anno, un'auto che conserva la raffinatezza tipica della Casa di Ingolstadt, con quel tratto off-road che la rende unica fin dal debutto nel 2000. Fedeltà estetica e dettagli curatiIl modello non è apribile, scelta che sacrifica l'ispezione del motore a favore di una fedeltà estetica impeccabile. Già al primo sguardo si percepisce la qualità: verniciatura curata, contrasto cromatico originale, carrozzeria lucida abbinata ai fascioni protettivi opachi su passaruota e minigonne. Sul tetto spiccano le barre sottili, installate alla perfezione. Proporzioni e componenti realisticiLe proporzioni generali sono azzeccate, con assetto rialzato e sottoscocca riprodotti fedelmente, così come i due scarichi che davano voce al motore 2.7. La calandra cromata è ben definita, mentre i gruppi ottici presentano una profondità realistica, con parabole interne che riflettono la luce proprio come sull'originale. Cerchi, pneumatici e abitacoloI cerchi in lega a cinque razze lasciano intravedere l'impianto frenante, mentre i pneumatici hanno dimensioni corrette per il tipo di vettura. Le ampie superfici vetrate permettono di sbirciare nell'abitacolo, dove si distinguono le finiture che imitano il legno e la strumentazione leggibile grazie alle grafiche nitide. I sedili, in tinta bicolore, evitano l'effetto plastica rigida e riproducono la spaziosità tipica della serie A6. Presenti anche il bracciolo centrale e i pannelli porta ben definiti.L'Audi A6 Avant allroad è un modello imperdibile per i collezionisti di auto neo-iconiche, con un rapporto qualità/prezzo bilanciato: sarà disponibile attorno ai 90 .
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Polizia Stradale - Più controlli e infrazioni in calo, ma è boom di patenti ritirate
Più pattuglie, più controlli e infrazioni in calo del 5%. I dati diffusi parlano chiaro: con 423.328 pattuglie (+2.765 rispetto al 2024), la Polstrada ha controllato 2.014.439 persone (contro 1.973.173 dell'anno precedente) e contestato 1.602.794 infrazioni (86.068 in meno, poco più del 5%, rispetto alle 1.688.862 del 2024). Prosegue, quindi, il decremento avviato dopo la punta negativa del 2023 con 1.791.320 infrazioni. Si corre meno, ma crescono le patenti ritirateLe violazioni per eccesso di velocità sono state 462.312, in calo di 2.709 casi rispetto al 2024. Al contrario, sono quasi raddoppiati i ritiri delle patenti di guida: 63.537 (+65,9% sul 2024), mentre scendono a 41.788 le carte di circolazione ritirate (-3.282 unità). Sul fronte dei punti patente, lieve calo: 2.794.271 punti, in discesa di poco più del 2%.Se per la crescita delle patenti ritirate sembra ragionevole attribuirne il motivo al nuovo Codice della strada (in vigore dal 14 dicembre 2024), il calo dei ritiri delle carte di circolazione pare testimoniare una maggiore attenzione dei guidatori su revisioni e assicurazioni. Il 2026 potrà dare risposte più chiare. Più controlli con etilometri e precursoriParticolare attenzione ai comportamenti rischiosi, tra cui la guida dopo alcol o droghe. Sono saliti i controlli con etilometri e precursori: 821.444, +61.107 sul 2024 (oltre l'8%).Il calo dei guidatori in stato di ebbrezza è evidente: 11.126 sanzionati, in discesa di 2.184 rispetto al 2024. Al contrario, cresce del 23% il numero dei denunciati per guida sotto effetto di stupefacenti: 1.469. Tutor: più tratte, più km e più infrazioniNel 2025, la Polizia Stradale ha aggiunto 130 km e 4 tratte autostradali ai controlli con il sistema Tutor: il totale è salito a 180 tratte, pari a 1.800 km. Il Tutor ha rilevato 362.792 infrazioni per superamento dei limiti, in crescita del 14,84% rispetto alle 315.909 del 2024. Controlli su autofficine, carrozzerie e autoscuoleSono state assicurate alla giustizia 16.823 persone (735 arrestate e 16.088 denunciate). I controlli hanno riguardato 4.644 esercizi: 1.496 autofficine, 1.078 concessionarie, 252 autoscuole, 450 carrozzerie, 406 agenzie pratiche auto, 92 autodemolizioni e 870 altri esercizi.In totale 1.933 infrazioni, di cui 301 penali. Sequestrati anche oltre 2.800 kg di stupefacenti. JAD Mobile 8, contro il riciclaggio dei veicoliTra le operazioni più rilevanti, nel 2025 la Polizia Stradale ha partecipato a JAD Mobile 8, promossa da Frontex in 17 Stati Ue e 8 Paesi terzi. Controllati circa 5.000 veicoli e 5.400 persone. Sequestrati 124 veicoli rubati o riciclati, arrestate 20 persone e denunciate 47.
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Renault - Filante, la nuova ammiraglia per i mercati extraeuropei
Renault ha scelto Filante come denominazione per il suo nuovo crossover. L'annuncio è stato accompagnato da un teaser, mentre la presentazione ufficiale è fissata per il 13 gennaio a Seul. Il modello debutterà inizialmente sul mercato coreano e sarà prodotto nella fabbrica di Busan: sarà l'ammiraglia della gamma destinata ai mercati extraeuropei, secondo la strategia International Game Plan 2027. Forme aggressiveNel teaser della fiancata si notano alcuni punti di contatto con i modelli più recenti del marchio, come la sesta generazione della Clio: da quest'ultima sembrano derivare il taglio dei led diurni nel paraurti anteriore. L'immagine mette in risalto anche la linea discendente del tetto, lo spoiler e il gruppo ottico posteriore orizzontale sdoppiato. Dalla concept monoposto alla crossoverIl nome Filante riprende quello della concept elettrica che la Casa francese ha appena portato su strada per una serie di primati di consumo e percorrenza. A sua volta, questo prototipo rendeva omaggio alla monoposto del 1956, senza alcun legame diretto a livello stilistico e tecnico con la nuova crossover, per la quale non sono state fornite indicazioni di carattere tecnico.
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Carburanti - Benzina ai minimi dal 2022, il diesel è sempre più caro
La rimodulazione delle accise sui carburanti continua a produrre effetti sui prezzi alla pompa di benzina e diesel. Secondo l'ultima rilevazione di Staffetta Quotidiana, la verde registra un nuovo calo a 1,645 euro al litro, il minimo dal 22 dicembre 2022, mentre il gasolio risulta ancora in aumento a 1,668 euro al litro. Il diesel si conferma dunque più caro della benzina di oltre due centesimi al litro, sempre per effetto delle nuove aliquota in vigore dal 1 gennaio. I prezzi medi al distributoreSecondo le medie dei prezzi comunicati ieri 6 gennaio dai gestori all'Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina viene venduta in modalità self service a 1,645 euro/litro (-5 millesimi rispetto alla rilevazione del giorno precedente) e il diesel a 1,668 euro/litro (+2). Al servito, verde a 1,792 euro/litro (-6), diesel a 1,807 euro/litro (+4), Gpl a 0,688 euro/litro (invariato), metano a 1,395 euro/kg (+1) e Gnl a 1,213 euro/kg (-3). Lungo le autostrade, verde a 1,741 euro/litro (2,008 al servito), gasolio a 1,767 euro/litro (2,034), Gpl a 0,830 euro/litro, metano a 1,486 euro/kg e Gnl a 1,263 euro/kg.
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Mercedes-Benz - La nuova Classe A sarà prodotta in Ungheria: ecco quando e perché
Fino a qualche anno fa il destino della Mercedes Classe A era segnato: le strategie di Stoccarda, sempre più incentrate sull'alto di gamma e sull'elettrico, prevedevano una presenza limitata nei segmenti di fascia bassa e in particolare tra le compatte. Nel tempo, però, la frenata nell'adozione della mobilità elettrica ha comportato una revisione dei piani e la cancellazione dei propositi iniziali di dire addio alla berlina due volumi nel 2026.Infatti, il ciclo di vita dell'attuale modello è stato esteso fino al 2028. Non solo: la Casa tedesca, che la scorsa primavera ha lanciato la nuova versione della tre volumi, ha approvato lo sviluppo di un'erede della cinque porte sulla base dell'inedita piattaforma MMA e il trasferimento della produzione dalla Germania all'Ungheria. I motivi sono stati spiegati da un portavoce a diversi organi di stampa tedeschi. Vediamo quali sono. Alla ricerca del risparmioIn particolare, la due volumi sarà prodotta nello stabilimento magiaro di Kecskemét, a circa 100 chilometri da Budapest, a partire dal secondo trimestre di quest'anno. In tal modo, la Mercedes libererà spazi produttivi nell'attuale impianto di Rastatt, in Germania, per nuovi prodotti basati sul pianale MMA (Mercedes Modular Architecture), lo stesso della CLA, assemblata nel sito tedesco dallo scorso giugno e prima creatura della nuova piattaforma, destinata tanto alle elettriche quanto alle motorizzazioni tradizionali.Il trasferimento in Ungheria della due volumi è legato sostanzialmente alla ricerca di un risparmio sui costi. La Classe A è attualmente il modello entry-level della Stella a tre punte, ma garantisce bassi margini non solo per l'appartenenza a un segmento tradizionalmente poco redditizio, quantomeno rispetto alle fasce di mercato più elevate, ma anche per gli elevati costi dell'apparato industriale tedesco. Produrla in Europa orientale, dove i costi di manodopera e operativi sono inferiori, dovrebbe quindi migliorare la marginalità di base del prodotto. Il peso dell'UngheriaC'è, però, un altro aspetto da non trascurare: la Mercedes è alla ricerca anche di una miglior efficienza operativa. A tal proposito, l'Ungheria si è rapidamente trasformata in un polo produttivo strategico: è ormai al centro di un ecosistema industriale che include diversi altri Paesi dell'Europa orientale e garantisce benefici logistici, operativi e manifatturieri a un sempre più ampio elenco di costruttori. Emblematico l'esempio della BYD, che ha scelto la città ungherese di Szeged per il suo primo impianto europeo e Budapest per la sua sede continentale, ma tanti altri marchi stanno ampliando la loro presenza nel Paese magiaro.Da pochi mesi, la BMW ha avviato aDebrecen la produzione della nuova iX3, la prima vettura dell'inedita piattaforma Neue Klasse, mentre l'Audi sta per iniziare a produrre a Györ la nuova generazione di motori elettrici del gruppo Volkswagen, denominata MEBeco. Ovvi i riflessi occupazionali. Come nel caso della Mercedes: l'amministratore delegato Ola Källenius ha di recente incontrato il primo ministro Viktor Orbán per discutere della possibilità di creare circa 3.000 posti di lavoro. L'azienda, che già impiega oltre 4.500 lavoratori a Kecskemét, punta anche ad aumentare i volumi di produzione a 300.000-400.000 veicoli all'anno, un livello superiore alla capacità annuale (circa 200 mila vetture) degli stabilimenti tedeschi di Sindelfingen, Rastatt e Brema.
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Centro prove - Le 10 auto ibride plug-in che fanno più strada in elettrico
Negli ultimi mesi l'offerta di ibride plug-in (cioè ricaricabili) è aumentata esponenzialmente. A crescere sono state anche le vendite (in Italia sono quasi raddoppiate rispetto al 2024, grazie anche alle agevolazioni fiscali di cui beneficiano le aziende) e, soprattutto, la capacità delle batterie di trazione. Risultato: più chilometri con un pieno di corrente (molte auto superano i 100 km), a cui si sommano quelli percorribili con il motore termico in modalità ibrida, con consumi più o meno bassi a seconda dei modelli.Per tutte, comunque, non c'è dubbio che in termini di vantaggi per l'ambiente e per il portafogli (a patto di ricaricare da una presa domestica) sono soprattutto i primi a contare. Ecco la classifica delle ibride plug-in che, nelle prove di Quattroruote, hanno percorso più strada in modalità elettrica. 10. BMW X3 xDrive30e - 94 kmDà il via alla scalata di questa classifica la D-Suv tedesca, che coniuga sportività (299 CV la potenza combinata, considerando il contributo del 2.000 a benzina e del motore elettrico) e buone autonomie in EV: la batteria da 19,7 kWh netti basta in media per 94 km (idem in città). Una volta esaurita la carica, però, si viaggia alla media di 12 km/litro: un valore solo discreto. 9. Jaecoo 7 1.5 TGDi Phev - 94 kmLa sport utility cinese è fra le plug-in più vendute nel 2025 e si fa apprezzare oltre che per le forme e per il rapporto prezzo/dotazione anche per la buona abitabilità in rapporto ai 450 cm di lunghezza. I 94 km percorsi in media in modalità elettrica la pongono alla pari della BMW X3, ma in città fa molto meglio: 122 km in base ai rilevamenti del Centro prove di Quattroruote. Inoltre, esauriti i 18,3 kWh lordi della batteria si viaggia a medie di 15 km/litro: niente male 8. Land Rover Range Rover P550 - 99 km Questo salotto a route alte da 550 CV combinati è a suo modo amico dell'ambiente. Forte dei ben 31,8 kWh immagazzinabili sotto al pavimento nei nostri test ha percorso 99 km, mentre in città ne fa due in meno. Esaurita la carica, i consumi non possono che essere alti (l'auto pesa 3.017 kg, guidatore incluso): 7,9 km/litro. 7. Skoda Kodiaq 1.5 TSI Phev - 101 kmAl settimo posto della top ten, questa imponente sport utility lunga 476 centimetri, ben rifinita e ben equipaggiata. spinta dal powertrain ibrido plug-in del gruppo Volkswagen nella versione da 204 CV combinati, che ricorre spesso in questa classifica. La batteria da 19,7 kWh netti fa coprire in media 101 km in EV (100 in città). Esaurita la carica si viaggia a medie di 15,9 km/litro: buone per un'auto di questa mole. 6. MG HS Phev - 102 kmQuesta accogliente Suv (è lunga 466 cm e offre tanto spazio a bordo) si distingue per il buon rapporto prezzo/dotazione. A dispetto dei suoi 272 CV combinati punta più sul confort che sulla sportività. Quanto a efficienza, con i 20,4 kWh netti della batteria si percorrono in media 102 km (133 in città). A batteria scarica il consumo medio è di 15,3 km/litro. 5. Cupra Formentor 1.5 e-Hybrid VZ - 105 kmCon i suoi 272 cavalli combinati, la VZ è la più sportiva delle Formentor plug-in (le altre hanno 204 cavalli), ma non delude affatto neppure quanto ad autonomia in EV, forte dei 19,7 kWh netti della batteria (105 km in media, con valori non molto distanti in città, 109 km) e consumi in ibrido, con accumulatori scarichi: 15,8 km/litro in media. Il marchio spagnolo propone anche la più grande Terramar in configurazione Phev, di cui abbiamo sempre la versione da 272 CV: 101 km in EV e 14,3 km/l a batteria scarica. 4. BYD Seal U DM-i - 118 kmGrazie ai 26,6 kWh lordi della batteria, questa richiestissima (nel 2025 è stata la Phev più venduta) Suv medio-grande può percorrere in media 118 km senza sprecare neppure un goccio di benzina. In città l'autonomia in EV aumenta addirittura fino a 150 km. A batteria scarica il sistema ibrido da 218 CV combinati percorre in media 15,9 km con un litro di benzina. 3.Volkswagen Golf 1.5 TSI eHybrid - 123 kmLa versione Phev dell'inossidabile cinque porte di Wolfsburg mostra bassi consumi sia in EV sia a batteria scarica (ben 20,8 km/litro). Una carica completa (19,7 kWh) basta in media per 123 km, che diventano 137 in città. Con lo stesso powertrain ibrido da 204 CV la Volkswagen offre anche le Suv Tiguan e Tayron (con cui abbiamo percorso rispettivamente 98 e 111 km), oltre alla Passat Variant: con lei le percorrenze salgono a 121 km. 2. Audi A3 allstreet TFSI e - 130 kmAnche nella sua versione rialzata, l'elegante e ben rifinita berlina tedesca fa segnare un'ottima efficienza sia nell'utilizzo in ibrido (20,5 km/litro con 204 CV combinati) sia nella marcia EV. Così, stando ai nostri test, i 19,7 kWh (netti) della batteria fanno percorrere in media 130 km. In città si arriva a 146 chilometri. 1. Leapmotor C10 Reev - 146 kmGuida la classifica questa D-Suv cinese, che aggiunge all'ottima abitabilità e alla ricca dotazione di serie percorrenze da record in elettrico. Con la sigla Reev, la Leapmotor richiama il concetto di range extended electric vehicle, ovvero di un'elettrica con l'aiuto a combustione: tuttavia, confrontando i 50 litri di capacità del serbatoio di benzina coi 28,4 kWh netti della batteria Lfp, è più corretto parlare di un'ibrida plug-in molto performante in termini di autonomia a corrente. Per la C10 Reev, il nostro Centro prove ha rilevato una percorrenza media in elettrico pari a 146 km, con un picco di 158 chilometri in città, in virtù dei 28,4 kWh netti della batteria. Se questa è scarica il consumo medio è di 14,7 km/litro, con l'1.5 che aziona il generatore per dare corrente al motore elettrico da 215 CV, l'unico che muove le ruote.
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Carburanti - Diesel più caro della benzina: sorpasso ai distributori
Era scritto: a partire dal 1 gennaio, il diesel sarebbe diventato più caro della benzina. E così è stato: il sorpasso ai distributori di carburante italiani è ora certificato dalle medie riportate da Staffetta Quotidiana, per cui il prezzo di un litro di diesel (1,666 euro in self-service) risulta superiore a quello della benzina (1,65). Al servito, invece, siamo rispettivamente a 1,803 e 1,798 euro al litro.Si tratta della prima volta da tre anni a questa parte ed è l'effetto della manovra varata dal governo, che prevede l'aumento delle accise sul gasolio di 4,05 centesimi - ossia 4,94 cent con Iva 22% - e la riduzione equivalente di quella sulla benzina. Il risultato è un allineamento a quota 67,26 cent. Il governo era libero di scegliereL'Unione europea ha imposto l'eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, come quello a beneficio del diesel, chiedendo di allineare le accise di gasolio e benzina. La normativa Ue fissa un livello minimo della tassa: il governo era libero di arrivare all'equiparazione delle aliquote sui due carburanti abbassando quella sulla verde o scegliendo un valore ponderato fra quelli di gasolio e benzina. Al contrario, l'esecutivo ha optato per la media aritmetica, che consente di ottenere un extragettito notevole, in quanto il consumo di gasolio è il triplo rispetto a quello della benzina: il peso a carico degli automobilisti sarà di 600 milioni di euro l'anno. Col risultato che oggi il nostro Paese ha l'accisa più alta d'Europa sul gasolio, mentre quella sulla benzina scende dal terzo all'ottavo posto.
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Mercato italiano - Le 50 auto più vendute in Italia nel 2025
I dati di vendita di dicembre 2025 segnano un +2,2% su base mensile e un calo del 2,1% dall'inizio dell'anno rispetto al 2024. Ma quali sono state le vetture preferite dagli automobilisti? Lasciamo a voi il piacere di scoprirle, limitandoci a evidenziare un solo dato: l'assenza, in questo elenco, di modelli esclusivamente full electric, che invece abbiamo trovato nelle ultime classifiche su base mensile. A sottolineare ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, l'impatto degli incentivi (arrivati a fine ottobre) sull'andamento del mercato. Di seguito, la classifica dei 50 modelli più venduti in Italia nel 2025. 1. Fiat PandinaLa numero uno è sempre lei, la piccola Panda (e che da qualche mese si chiama Pandina, per non confonderla con la Grande Panda): nel 2025 sono state 102.485 le nuove immatricolazioni. Disponibile con l'1.0 mild hybrid da 65 CV, la Pandina ha un listino che parte da 15.950 euro. 2. Dacia SanderoLa compatta della Casa di Mioveni si conferma tra le auto più amate dagli italiani: sono 49.445 gli esemplari immatricolati nel 2025. Da poco aggiornata nel look e nella dotazione, è disponibile con motori benzina e bifuel a Gpl: prezzi da 14.800 euro. 3. Jeep AvengerLa B-Suv americana si conferma uno dei modelli preferiti in Italia. Non a caso, la nostra penisola è il mercato più importante per la Jeep in Europa, il terzo al mondo per volumi. Nel 2025 la Avenger ha registrato 48.376 nuove immatricolazioni. Disponibile con motorizzazioni benzina, mild hybrid (anche integrale 4xe) ed elettrica, parte da 25.200 euro. 4. Citroën C3Costruita sulla stessa base della Fiat Grande Panda, la quattro metri francese è disponibile con motori benzina, mild hybrid ed elettrici, a partire da 16.400 euro. Nel 2025 sono state registrate 38.442 nuove immatricolazioni. 5. Toyota Yaris CrossAl quinto posto c'è la piccola Suv giapponese, immatricolata in 37.386 esemplari e costruita sullo stesso pianale della Yaris: questo modello è disponibile con powertrain full hybrid da 116 e 131 CV, anche a trazione integrale. Listino da 28.750 euro. 6. Toyota Yaris La compatta giapponese registra 33.846 nuove immatricolazioni: condivide con la Yaris Cross i motori, ma il listino parte da 24.550 euro. Per gli appassionati della guida sportiva c'è anche la GR Yaris, con l'1.6 turbobenzina da 280 CV e prezzi da 52.000 euro. 7. Dacia DusterLa Suv della Dacia conquista il 7 posto con le sue 33.573 nuove targhe. La gamma motori è appena stata aggiornata e comprende il bifuel a Gpl da 120 CV (anche con cambio automatico), un mild hybrid da 140 CV e il full hybrid da 155 CV. A trazione integrale l'1.2 mild hybrid bifuel a Gpl da 150 CV. Quattro allestimenti, prezzi da 19.900 euro. 8. Peugeot 208La piccola francese registra nel 2025 31.320 nuove targhe, ed è disponibile con powertrain benzina, mild hybrid (da 110 e 145 CV) ed elettrici, da 136 e 156 CV. Il listino di questo modello attacca a 22.000 euro. 9. Renault ClioLa sesta generazione della Clio è stata presentata qualche mese fa: i dati di vendita del 2025 (29.069 nuove immatricolazioni) fanno riferimento al modello precedente. Quella nuova offre motori benzina e full hybrid, con prezzi che partono da 18.900 euro. 10. MG ZSIn fondo alla top ten c'è la Suv anglo-cinese, che registra 28.988 nuove immatricolazioni. In Italia questo modello è disponibile con motori a benzina e full hybrid, con prezzi da 20.490 euro. 11. Volkswagen T-Roc - 27.18812. Ford Puma - 26.67613. Renault Captur - 25.86114. Toyota Aygo X - 24.70915. Volkswagen Tiguan - 24.02916. BMW X1 - 22.09217. Volkswagen T-Cross - 21.82418. Opel Corsa - 21.53119. Fiat 600 - 21.26620. Kia Sportage - 18.85821. Peugeot 2008 - 18.10022. Nissan Qashqai - 16.49223. Peugeot 3008 - 16.17324. Toyota C-HR - 15.40225. Audi A3 - 15.29426. BYD Seal U - 14.72327. Hyundai i10 - 14.68928. Alfa Romeo Junior - 14.17229. Volkswagen Golf - 14.12130. Kia Picanto - 14.00931. MG MG3 - 13.59032. Hyundai Tucson - 13.22633. Mercedes GLA - 12.77534. Nissan Juke - 11.82635. Suzuki Swift - 11.49736. Skoda Fabia - 11.25637. Fiat Grande Panda - 11.17738. Skoda Kamiq - 10.75339. Alfa Romeo Tonale - 10.72740. Audi Q3 - 10.57841. Suzuki Vitara - 10.54942. Ford Focus - 10.38843. Ford Kuga - 10.24844. Lancia Ypsilon - 9.70845. BMW Serie 1 - 9.62646. Audi A1 - 9.62247. BMW X3 - 9.02548. Cupra Formentor - 8.82849. DR 5.0 - 8.74350. Volvo XC40 - 8.647
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Mercato italiano - Le 50 auto più vendute d'Italia a dicembre
Il mercato italiano dell'auto chiude il 2025 con il mese di dicembre in positivo, con un +2,2% rispetto allo stesso mese del 2024. Secondo i dati diffusi dal ministero dei Trasporti, infatti, le nuove immatricolazioni di dicembre sono state 108.075 (a dicembre del 2024 il conteggio ammontava a 105.726).I risultati dell'ultimo mese confermano il trend negativo del 2025: le nuove targhe sono infatti 1.525.722, contro le 1.558.720 dell'anno scorso, per un calo del 2,12%.Anche a dicembre si vedono gli effetti degli incentivi statali nel segmento delle auto elettriche: con l'apertura delle nuove prenotazioni, dopo la scadenza della prima tornata di voucher, nell'ultimo mese dell'anno le vendite di Bev sono praticamente raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2024. Bene anche le plug-in, che continuano a guadagnare quote, registrando nel mese di dicembre un +174%. Per quanto riguarda invece il mercato nel suo complesso, ecco la classifica delle auto più vendute, a partire dalle prime dieci. Fiat PandinaLa citycar costruita a Pomigliano d'Arco rimane sempre la regina del mercato, anche a dicembre: gli esemplari di nuova immatricolazione sono stati 6.233. Dacia SanderoCon meno della metà delle targhe rispetto alla Pandina, ma pur sempre sul secondo gradino del podio, troviamo la compatta della Dacia, che a dicembre registra 2.880 nuove targhe. Toyota Yaris CrossLa Suv giapponese rimane tra le preferite degli automobilisti italiani, e anche a dicembre rimane sul gradino più basso del podio, con 2.796 nuove immatricolazioni. Jeep AvengerConferma il quarto posto la B-Suv della Casa americana, che rimane comunque una delle auto di maggior successo in Italia (è terza nella classifica da inizio anno): a dicembre ne sono state immatricolati 2.674 esemplari. Volkswagen T-RocLa compatta tedesca conquista il quinto posto della classifica, con 2.396 nuove immatricolazioni in tutta Italia. La seconda generazione è la protagonista della copertina di Quattroruote di gennaio 2026. Toyota Aygo XCon 2.289 nuove targhe, la citycar giapponese (appena rinnovata, con un nuovo powertrain full hybrid) si piazza al sesto posto della classifica di dicembre. Renault ClioIn attesa che la sesta generazione arrivi sulle nostre strade italiane, il modello uscente continua a riscuotere consensi: anche a dicembre ne sono state immatricolate 2.261 unità. Nella foto la quinta serie, cui si riferiscono i dati di vendita. Leapmotor T03La piccola elettrica cinese è anche l'unico modello esclusivamente a batteria di questa classifica: nel mese di dicembre ne sono stati immatricolati 2.218 esemplari. Renault CapturRimane nella top ten anche per il mese di novembre la crossover realizzata sulla base della Clio, disponibile anche con motorizzazioni full hybrid. Le nuove targhe di questo modello sono 2.159. Citroën C3Chiude la classifica di questo mese la best seller del Double Chevron, disponibile con motorizzazioni benzina, mild hybrid e full electric: le nuove targhe di dicembre sono 2.085. 11. Volkswagen Tiguan - 1.83512. BMW X1 - 1.77713. MG ZS - 1.74714. Toyota Yaris - 1.74615. Tesla Model 3 - 1.63616. Toyota C-HR - 1.59817. BYD Seal U - 1.56618. Ford Puma - 1.56419. Volkswagen T-Cross - 1.47520. Fiat Grande Panda - 1.22221. Peugeot 208 - 1.19322. Kia Sportage - 1.18523. Opel Corsa - 1.09624. BYD Dolphin Surf - 1.07625. Kia Picanto - 1.01526. Omoda 5 - 1.01427. Mercedes GLA - 1.00628. Volkswagen Golf - 99429. Hyundai Tucson - 98930. Cupra Leon - 98731. Audi A3 - 94732. Peugeot 3008 - 94333. Fiat 600 - 92934. Mercedes GLC - 91635. MG MG3 - 91536. Mini Countryman - 91037. Tesla Model Y - 85738. Cupra Formentor - 85439. Suzuki Vitara - 85240. Dacia Duster - 84641. Audi A5 - 84242. Audi Q3 - 82443. Skoda Fabia - 80944. Nissan Qashqai - 80445. Hyundai i10 - 79446. Alfa Romeo Junior - 79247. Audi Q5 - 79048. Suzuki Swift - 79049. Mini Cooper - 78050. Nissan Juke - 754 Gruppi e marchiPer quanto riguarda i costruttori, al primo posto troviamo sempre il gruppo Stellantis, che a dicembre ha immatricolato 25.608 veicoli, il 3,96% in più rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. Tra i suoi tanti marchi cresce solo Fiat (+49,19%), mentre tutti gli altri brand sono in calo: Alfa Romeo (-19,26%), Citroën (-14,59%), DS (-40,42%), Jeep (-20,55%), Lancia (-15,57%), Maserati (-11,76%), Opel (-24,15%) e Peugeot (-35,46%). Nella galassia Stellantis - pur non facendo parte del gruppo - c'è anche Leapmotor, che l'anno scorso era appena arrivata sul mercato immatricolando 56 vetture e che anche per questo (ma pure grazie agli incentivi) segna un notevole +4.175% grazie a 2.394 targhe. Inverte rotta il gruppo Volkswagen, che a dicembre registra un +0,6%: le nuove targhe sono state 19.369, contro le 19.254 dello stesso mese dello scorso anno. Scendono il marchio principale (-17,04%) e Skoda (-22,31%), mentre crescono tutti gli altri: Audi (+52,22%), Cupra (+43,84%), Lamborghini (+187,50%) e Seat (+18,03%). In calo il gruppo Renault (9.837 targhe, -24,42%), con segno meno sia per il marchio della Losanga (-18,27%), sia per la Dacia (-30,62%).In forte crescita il gruppo BMW (+30,06%) grazie all'ottimo risultato della Mini (+111,49%) e della Casa dell'Elica (+15,52%). In calo invece Toyota (9.307 veicoli, -4,70%), Mercedes (4.754 immatricolazioni, -10,34%), Ford (2.923, -30,55%), MG (3.277, -5,97%), Nissan (1.679, -31,24%), Suzuki (2.042, -25,91%), Volvo (1.047, -32,01%), Mazda (924, -13,40%). Registrano un segno positivo tutti gli altri: Hyundai (3.082, +3,84%), Kia (2.981, +4,67%), il gruppo DR Automobiles (2.088, +1,75%), Tesla (2.519, +85,22%), Honda (658, +42,12%), il gruppo JLR (558, +12,27%), Porsche (809, +30,48%) e Ferrari (49, +188,24%), Subaru (239, +100,84%) e Mitsubishi (303, +42,92%).Continua l'avanzata dei gruppi cinesi, che aumentano la loro presenza sul mercato italiano: oltre a Leapmotor, l'Italia dà soddisfazioni a BYD (3.347, +427,92%), al gruppo Chery con Omoda e Jaecoo (2.164, +313,77%), a EMC (402, +302%) e a DFSK (109, +136,96%). Le alimentazioniAnche a dicembre le elettriche hanno giovato degli incentivi, con il rientro della disponibilità dei voucher scaduti il mese prima: nell'ultimo mese dell'anno le Bev guadagnano il 106,8% con 12.078 nuove immatricolazioni, a fronte delle 5.840 dello stesso mese del 2024. La quota di mercato su base mensile è dell'11% (più di un'auto nuova su dieci era elettrica), e del 6,2% su base annua. Nel frattempo, le plug-in proseguono il loro periodo d'oro: con 10.186 nuove targhe (contro le 3.709 di dicembre 2024) crescono del 174,6%, con una quota di mercato che passa dal 3,4% al 9,3% (e raddoppia su base annua, passando dal 3,3% del 2024 al 6,5% del 2025).Bene anche le ibride non ricaricabili: sono 46.950 le nuove immatricolazioni, con una crescita del +7,1% e una quota di mercato che ormai si è ampiamente assestata sopra il 40% (42,8% su base mensile, 44,4% su base annua). In calo, come prevedibile, le motorizzazioni tradizionali: -30,5% per la benzina, -29,3% per il gasolio e -4,7% per il metano. Tutti i dati del mercato I commenti di Unrae e Motus-E L'Unrae, l'associazione delle Case estere, guarda con favore ai risultati di dicembre, in particolare per quanto riguarda le elettriche, ricordando che l'impatto degli incentivi proseguirà ancora per qualche mese: tuttavia, sussiste il rischio concreto che la domanda torni a fermarsi appena terminato questo effetto. Per quanto riguarda il piano Automotive presentato dalla Commissione Europea, il presidente di Unrae Roberto Pietrantonio ricorda che permangono criticità e aspetti da chiarire e migliorare per scongiurare effetti negativi su mercato, consumatori e competitività industriale, ma accogliamo con favore la riapertura del dialogo con il settore: un segnale necessario.I numeri del 2025 vanno letti con attenzione, sottolinea il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, osservando che la combinazione degli incentivi nell'ultima parte dell'anno e della crescente disponibilità di modelli elettrici mass market ha messo in luce un evidente interesse degli italiani per questa tecnologia. Anche per Motus-E, l'effetto dell'ecobonus si esaurirà in pochi mesi ed è essenziale pianificare le prossime mosse, per dare al mercato la continuità e la prevedibilità di cui hanno bisogno sia i consumatori che l'industria. Il rappresentante della filiera della mobilità elettrica ribadisce ancora una volta che una leva decisiva in questo senso può arrivare dalle flotte aziendali: riteniamo non più procrastinabile una profonda revisione della loro fiscalità, il cui impianto è sostanzialmente fermo agli anni 90.
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Mercato italiano - Cardinali (Unrae): con le accise il governo mette le mani nelle tasche degli automobilisti
L'aumento delle accise sul gasolio non è stato imposto dall'Unione europea, è una decisione del governo italiano, che così incassa un cospicuo extragettito dalle tasche degli automobilisti. Nel mercato, avverte Andrea Cardinali, direttore generale dell'Unrae, queste cose un effetto ce l'hanno. Positivo, invece, il giudizio sulla concorrenza nelle infrastrutture di ricarica elettrica, anche se, avverte il numero due dell'associazione delle Case estere in Italia, il mercato rischia di rimanere bloccato. E invece con più concorrenza i prezzi dell'energia potrebbero scendere.Iniziamo dal mercato. A dicembre le immatricolazioni sono aumentate del 2,2% ma il 2025 si chiude in calo del 2,1%. Che bilancio si può fare dell'anno appena concluso?Il 2025 si è chiuso in rosso, con sole 700 immatricolazioni al di sopra delle nostre previsioni, che parlavano di 1,525 milioni di targhe. Non si vedono tracce di particolari forzature a fine anno. A dicembre la quota di auto-immatricolazioni è in linea con dicembre 2024, e meno della metà rispetto al 2019. E il noleggio a lungo termine delle captive è arretrato di 1,2 punti percentuali di quota rispetto allo stesso mese dell'anno scorso.Le elettriche a dicembre hanno raddoppiato le immatricolazioni: da meno di 6 mila a poco più di 12 mila. Continua l'effetto incentivi?Sicuramente, nel breve periodo c'è stato. Ma serve sempre molta prudenza nel quantificare i volumi incrementali dovuti agli incentivi. Il cui scopo, ricordo, non era quello di rilanciare il mercato, ma solo di orientarlo. Peraltro, salta agli occhi, a dicembre, anche il balzo delle ibride plug-in, che non erano incentivate, ma solo in parte avvantaggiate dalle nuove aliquote fiscali sul fringe benefit. Sicuramente sono due fenomeni degni di nota.Tra l'altro la quota di mercato delle Phev ha superato quelle delle diesel e delle GplI decimali di un singolo mese lasciano sempre il tempo che trovano. Però osservo che alla fine è quasi sempre il portafogli a guidare le scelte d'acquisto. Vale per le elettriche incentivate. Vale per le diesel, che forse scontano anche l'aumento delle accise sul gasolio annunciato a metà ottobre. Vale per le Gpl, che mantengono stabile nel tempo una quota elevata perché col gas si risparmia quasi il 60% rispetto alla benzina, grazie anche ad accise ridottissime.A proposito di accise, una manovra che peserà 600 milioni di euro all'anno sul portafogli degli automobilistiGli italiani sono talmente assuefatti a questo tipo di manovre che non reagiscono nemmeno. Da noi i gilet gialli non si sono mai visti. Siamo sudditi, e i nostri governanti ne hanno sempre approfittato. Io, invece, ne approfitto per ricordare che questa manovra non è stata imposta dall'Ue, come molti hanno detto. Bruxelles non ha mai chiesto di alzare le accise sul gasolio, ma solo di allinearle con quelle sulla benzina.Anche perché in materia fiscale ogni Paese è sovranoAppunto. Il regolamento europeo si limita a fissare un livello minimo dell'accisa, che tutti i Paesi Ue superano abbondantemente, tranne un paio, e l'Italia è da sempre in cima alla classifica. Il riallineamento si poteva effettuare a gettito invariato, con un valore ponderato fra quelli di gasolio e benzina. Invece è stata scelta la media aritmetica, e - siccome i consumi di gasolio sono quasi tripli rispetto alla benzina - si incassa un cospicuo extragettito dalle tasche degli automobilisti. Una decisione italiana. Ma la narrazione dominante vuole che tutti i mali vengano da Bruxelles. L'Ue ha solo chiesto di eliminare il differenziale, sostenendo che era un sussidio ambientalmente dannoso. Il presupposto è che il gasolio sia più dannoso della benzina, anche se dall'Euro 6D non è più così. Certo, il paradosso è che l'accisa minima europea sul gasolio rimanga più bassa rispetto a quella sulla benzinaOk, ma il circolante a gasolio è composto prevalentemente da vetture ante Euro 6D, quindi nei fatti il gasolio inquina più della benzina in termini di NOx, SOx e PM.Nel terzo millennio, basterebbe installare sugli erogatori di carburante un sistema di lettura ottica della targa del veicolo, in grado di applicare di volta in volta un'accisa diversa in base alla classe Euro del motore. Ma nessuno ha mai preso in considerazione l'idea.Sta di fatto che la manovra costerà agli automobilisti oltre 600 milioni di euro all'annoMeno di un anno fa il governo aveva fatto un piano di convergenza con orizzonte al 2030. Poi ha visto che servivano dei soldi, che i prezzi industriali dei carburanti erano relativamente bassi, e probabilmente ne ha approfittato per accelerare, incassando tutto e subito. Nel mercato queste cose un effetto ce l'hanno. Chi ha un'auto a gasolio certamente non la userà di meno, ma chi deve comprare una macchina nuova forse non la sceglie col motore diesel.Un'ultima domanda. Nel ddl concorrenza il governo ha recepito le indicazioni dell'Antitrust sulle colonnine elettriche, un suo vecchio cavallo di battaglia. Come giudica l'impianto della norma?La comunicazione dell'Agcm del 24 dicembre 2024 ha finalmente trovato ascolto nella Legge annuale per la concorrenza. un segnale importante, perché per la prima volta il governo batte un colpo sulle infrastrutture di ricarica, un mercato con un altissimo livello di concentrazione degli operatori. Lo trovo estremamente positivo. Poi, certo, il limite del 40% in capo allo stesso gestore è altissimo, da posizione dominante a livello locale.Un numero che di fatto fotografa l'esistenteDirei di sì. In sostanza, non credo che penalizzerà gli operatori dominanti. La norma privilegia l'operatore entrante solo a parità di condizioni, ma quello dominante sarà sempre in grado di fare un'offerta migliore.Sì, ma questo non significa che l'operatore entrante non possa fare un'offerta migliore del dominante. Da sempre chi entra nel mercato deve sacrificare i margini per ritagliarsi spazio. vero, ma in questo mercato non ve ne sono di margini da sacrificare. Anzi. Chi ha le tasche profonde, perché appartiene a colossi e multinazionali dell'energia con profitti miliardari, può permettersi di lavorare in perdita in una piccola nicchia di mercato. Cosa che evidentemente non può fare un operatore indipendente, senza le spalle coperte.Dunque, secondo lei il mercato della ricarica resterà bloccato?Non credo cambierà la sostanza delle cose, anche perché la legge riguarda solo le nuove autorizzazioni, ma può essere un punto di partenza. Lo Stato comincia a porsi il problema della concentrazione nel mercato delle ricariche elettriche. Un settore in cui gli investimenti continuano a non ripagarsi a causa di un circolante inadeguato. Con più concorrenza i prezzi potrebbero scendere, innescando un circolo virtuoso sul mercato del nuovo e ingrossando il circolante. Nella situazione attuale, dubito che i prezzi calerebbero anche se scendesse il costo dell'energia all'ingrosso. Che notoriamente è un problema molto serio per tutto il Paese, famiglie e aziende, certo non solo per la mobilità elettrica.
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