Mazda CX-60 2026: il viaggio diventa silenzio
Alexa, metti Köln Concert di Keith Jarrett: è partita così la mia guidata a bordo della Mazda CX-60 Model Year 2026. Da Roma fino in Abruzzo, accompagnato dalle note del geniale e virtuoso pianista statunitense. Non una scelta casuale ma, a mio parere, il modo migliore per rilevare quella che forse è la novità più importante nell'aggiornamento della giapponese: un abitacolo orientato ancora di più al confort e, soprattutto, alla qualità acustica. Insonorizzazione e impianto audioAbbiamo lavorato sull'insonorizzazione della vettura utilizzando diversi accorgimenti, spiegano i tecnici di Hiroshima. Tra questi, l'adozione di doppi vetri anteriori e una serie di interventi mirati a isolare meglio il vano motore. Il risultato è che la CX-60 oggi chiude davvero il mondo fuori, valorizza ulteriormente le qualità del suo impianto audio premium, già vincitore del premio EISA In-Car OEM Premium Audio System, e perfino nei tratti autostradali veloci offre un livello di isolamento elevato. C'è Amazon AlexaIn questo contesto assume un ruolo rilevante l'arrivo a bordo dell'assistente vocale Amazon Alexa: consente di gestire la musica e diverse funzioni, come la navigazione, senza ricorrere ai comandi fisici. Un'integrazione che semplifica l'interazione uomo-macchina e che mi ha dato l'impressione di rendere l'esperienza di bordo fluida e immediata, riducendo le distrazioni alla guida e contribuendo a un ambiente complessivamente più rilassante. Sospensioni riviste e Driver Emergency AssistPassando alla parte meccanica, sulla Mazda CX-60 MY 2026 è stata rivista la taratura delle sospensioni, con una nuova calibrazione di molle e ammortizzatori. Ciò si traduce in una risposta più progressiva, soprattutto sulle sconnessioni, lasciando inalterata quella sensazione di controllo tipica dell'architettura a motore longitudinale. La crossover nipponica dispone inoltre del sistema Driver Emergency Assist che, in caso di malore del conducente, è in grado di rallentare autonomamente l'auto fino ad arrestarla a bordo strada. Plug-in hybrid e diesel compatibile con HVO 100Sul fronte delle motorizzazioni l'offerta è rimasta invariata: al vertice c'è la versione Plug-in Hybrid da 327 CV a trazione integrale, in vendita a partire da 57.150 euro. Confermato anche il sei cilindri diesel mild hybrid 48V, a trazione posteriore da 200 CV e integrale da 249 CV (da 55.150 euro), per il quale arriva ora la compatibilità con l'HVO 100: biocarburante paraffinico rinnovabile al 100%, derivato da oli vegetali riciclati e grassi animali, in grado di ridurre le emissioni senza pesare su autonomia e rendimento. Più matura su stradaLasciandomi alle spalle il tratto autostradale e addentrandomi nell'entroterra abruzzese, tra Aielli e Santo Stefano di Sessanio, tutte queste modifiche hanno trovato la loro sintesi. Le strade irregolari e i continui cambi di ritmo hanno messo in evidenza il carattere più maturo della CX-60, capace di assorbire meglio le asperità del terreno e di rimanere composta nei cambi di direzione. Senza contare che Jarrett, con le sue mani a scorrere magicamente sui 97 tasti del Bösendorfer 290 Imperial usato nel celebre concerto, è sembrato materializzarsi davanti al parabrezza, per una scena sonora degna di un auditorium.
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Polizze auto: vessatorie le clausole che penalizzano la libera scelta delle carrozzerie
L'ordinanza 10797 della Cassazione del 23 aprile 2026 mette fine a un dibattito che dura da anni: sono abusive le clausole contrattuali nelle polizze auto che penalizzano chi sceglie carrozzerie indipendenti, non convenzionate con le compagnie, per riparare il veicolo.I giudici si riferiscono, nel caso specifico, a franchigie in euro e scoperti in percentuale nella garanzia Atti vandalici, ma per estensione il principio vale anche per tutte le altre assicurazioni facoltative accessorie. E a maggior ragione per la RCA obbligatoria, come stabilisce la legge Concorrenza 2017: l'assicurazione copre la responsabilita del proprietario del veicolo per i danni cagionati agli altri. Qual è la novità per i consumatoriFino a ieri, le singole clausole venivano analizzate isolatamente: la Cassazione aveva ritenuto che una franchigia o uno scoperto non fossero vessatori, perché non creavano uno squilibrio dei diritti, ai sensi del Codice del consumo.Ora il criterio cambia. Contano le conseguenze complessive del contratto: combinare più clausole di per sé lecite per pagare meno lo stesso danno a seconda di chi effettua la riparazione produce un effetto discriminatorio, perché limita la capacità del consumatore di rivolgersi liberamente al mercato. Il rinvio alla Corte d'AppelloLa Cassazione ha rinviato alla Corte d'Appello, che dovra procedere a un nuovo esame, in diversa composizione, applicando i princìpi indicati dagli Ermellini. Dalle compagnie assicurative, almeno per ora, nessun commento ufficiale.
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BYD, crollano utile e ricavi: il segnale dalla Cina che ora riguarda lEuropa
I numeri, nella loro oggettiva freddezza, spiegano meglio di qualsiasi dichiarazione cosa sta succedendo su un mercato cruciale come quello cinese e quali siano le conseguenze anche per noi europei. il caso dei dati finanziari del primo trimestre di BYD. Il gruppo di Shenzhen ha registrato un forte calo delle principali voci del conto economico, mostrando l'impatto di una serie di fattori che rischiano di stravolgere l'industria del Dragone e di produrre effetti a catena a livello globale. Crollano utili e ricaviPartiamo dai dati principali pubblicati da BYD. Nei primi tre mesi dell'anno, i ricavi sono scesi da 170,36 miliardi di yuan a 150,23 miliardi (circa 18,8 miliardi di euro al cambio attuale), con una flessione del 12%, legata soprattutto al forte calo dei volumi. Le vendite totali hanno infatti subito una contrazione del 30%, fermandosi a 700.463 autovetture elettriche e ibride plug-in.La differenza tra i due tassi di contrazione è un chiaro segnale di una delle principali criticità che stanno investendo il mercato automobilistico cinese: l'intensificazione della concorrenza sui prezzi.La recente decisione delle autorità centrali di rivedere le politiche di incentivazione in vigore da oltre 15 anni ha contribuito ad accentuare la pressione sul settore. Tra il 2024 e il 2025 elettriche e ibride plug-in sono state esentate dal pagamento dell'IVA fino a un massimale di 30 mila yuan; da quest'anno e per tutto il 2027 gli acquirenti dovranno invece versare un'aliquota del 5%, con una soglia massima di 15 mila yuan.L'annuncio della revisione dei sussidi ha innescato una corsa agli acquisti prima della fine del 2024, con l'effetto di deprimere la domanda nei mesi successivi. Un impatto particolarmente evidente nel primo trimestre, periodo tradizionalmente debole anche a causa delle lunghe festività del Capodanno cinese. Margini sotto pressioneSe BYD è riuscita in parte a contenere gli effetti della guerra dei prezzi sul fatturato, sulla redditività hanno pesato ulteriori fattori negativi. La pressione commerciale, unita alla crescita dei costi lungo la catena di approvvigionamento, ha portato a un vero e proprio tracollo dei profitti: l'utile netto è sceso del 55,4%, a 4,09 miliardi di yuan (circa 513 milioni di euro). La risposta: più export e nuovi impiantiIl gruppo si trova dunque ad affrontare un mercato interno estremamente competitivo, con ripercussioni dirette su vendite e utili. La strategia per aggirare il problema, però, è stata indicata da tempo: puntare su mercati esteri giudicati più stabili e meno sensibili alle dinamiche dei prezzi. Da qui la forte accelerazione sull'espansione internazionale.BYD ha già avviato diversi progetti industriali in Thailandia, Brasile, Ungheria e Turchia e potrebbe rafforzare ulteriormente la propria rete produttiva con nuove iniziative: di recente è circolata anche l'ipotesi di un impianto in Canada. Le attività fuori dalla Cina sono già oggi in fase di crescita molto sostenuta: nel primo trimestre, le vendite all'estero hanno raggiunto 321.165 unità, pari al 46% del totale. Verso il consolidamento dell'industria cineseL'obiettivo dichiarato per il 2025 è esportare 1,5 milioni di veicoli, segno di quanto il business internazionale stia diventando centrale per attenuare le criticità del mercato domestico e resistere allo tsunami previsto da molti osservatori.La progressiva riduzione del sostegno pubblico, confermata anche dall'esclusione dell'automotive dai settori considerati strategici nell'ultimo Piano quinquennale, dovrebbe rendere l'intero comparto più maturo e porre le basi per un consolidamento ormai inevitabile.Attualmente risultano operativi 169 costruttori (non marchi): ben 93 di questi non superano una quota di mercato dello 0,1%. Se si considerano i brand, il numero sale ulteriormente, con stime che parlano di quasi 300 marchi attivi.In questo contesto, Stella Li, vicepresidente esecutiva di BYD, ha previsto la scomparsa di almeno 100 marchi nel giro di pochi anni e, guardando al 2030, la sopravvivenza di una quindicina di costruttori con spalle sufficientemente solide.Colossi come Chery, Geely, Faw e la stessa BYD hanno già avviato le contromisure: maggiore esposizione ai segmenti alti di gamma, con una sfida sempre più esplicita alle Case tedesche, ed espansione globale. Anche su questo fronte i dati sono eloquenti: il boom dell'export è accompagnato da una forte crescita delle quote in Europa, dove lo scorso anno i costruttori cinesi hanno raggiunto circa il 10% delle immatricolazioni, contro poco più del 3% del 2024.Ancora una volta, i numeri, nella loro freddezza, anticipano molto del futuro dell'auto.
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Batterie al sodio per auto elettriche: è arrivato il loro momento?
Le batterie al sodio sono pronte a sbarcare sul mercato. CATL, il maggior produttore mondiale di accumulatori, ha siglato un accordo di fornitura da 60 GWh con HyperStrong, principale integratore cinese di sistemi di accumulo di energia a batteria. il più grande accordo mai annunciato per batterie agli ioni di sodio: un volume che equivale a circa la metà delle batterie per storage consegnate da CATL nell'intero 2025. Economiche e sostenibiliIl passaggio è di portata storica. Il sodio, rispetto al litio, presenta diversi vantaggi strutturali: è un elemento estremamente abbondante (stimato in circa mille volte superiore al litio nella crosta terrestre), più facile da reperire e meno esposto a tensioni geopolitiche. Le batterie che lo utilizzano - basate sullo scambio di ioni di sodio tra catodo e anodo in fase di scarica e viceversa durante la ricarica - promettono costi inferiori, generalmente stimati nell'ordine del 20-30% a livello di cella, oltre a una filiera potenzialmente più stabile. Un altro punto di forza è l'ampio intervallo di funzionamento, che va da -40C a +70C, insieme a una maggiore stabilità termica, che riduce il rischio di surriscaldamento, incendi o esplosioni rispetto ad alcune chimiche al litio. I lati negativiI limiti, però, non mancano. Le batterie al sodio offrono tuttora una densità energetica inferiore rispetto a quelle al litio: a parità di volume immagazzinano meno energia, con la conseguenza di pacchi più grandi e più pesanti per ottenere la stessa capacità. Anche i tempi di ricarica, pur in netto miglioramento nelle ultime generazioni, non sono ancora allineati a quelli delle soluzioni LFP più evolute. Fino a poco tempo fa, inoltre, persistevano interrogativi sulla scalabilità industriale della tecnologia. Un nodo che l'accordo tra CATL e HyperStrong sembra destinato a sciogliere: il gruppo cinese punta infatti a completare le consegne dei 60 GWh entro il 2027. Cambierà tutto?Il prossimo banco di prova sarà l'automobile. CATL sta lavorando per aumentare ulteriormente la densità energetica delle batterie al sodio, con l'obiettivo di avvicinare prestazioni e ingombri delle attuali celle LFP. Secondo quanto indicato dall'azienda, nuovi passi avanti sono attesi già nel corso dell'anno, anche se la piena maturità della tecnologia richiederà ancora tempo. Una vettura dotata di questi accumulatori, però, esiste già: è la Changan Nevo A06, berlina di medie dimensioni presentata a febbraio, che rappresenta il primo modello di serie al mondo equipaggiato con batterie agli ioni di sodio.
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Dalla Cina al mondo: la strategia per triplicare la produzione auto entro il 2030
L'auto cinese non si pone più limiti. Stando a un report di AlixPartners, conquisterà i mercati globali attraverso una massiccia localizzazione produttiva, puntando a triplicare la capacità manifatturiera fuori dai confini nazionali entro il 2030, fino a 3,4 milioni di vetture sfornate ogni 12 mesi, contro 1,2 milioni nel 2025.Non si parla quindi di auto assemblate in Cina ed esportate, ma di gruppi orientali che aprono fabbriche nei mercati di sbocco o avviano partnership con realtà locali: da BYD con Uber a Zeekr con Waymo, fino a Stellantis con Leapmotor e Renault con Geely. Perché la Cina esporta all'esteroLa prima leva che spinge la superpotenza asiatica a imporsi globalmente è la guerra dei prezzi interna: nel mercato domestico la concorrenza è esasperata e i margini di profitto si assottigliano, rendendo vitale l'espansione all'estero per assorbire l'eccesso di capacità produttiva. Fabbriche locali per aggirare dazi e barriereIn questo modo, inoltre, i costruttori cinesi scavalcano le barriere protezionistiche, come i dazi che l'Unione Europea impone sui veicoli elettrici Made in China immatricolati nel Vecchio Continente. Producendo in Europa, America Latina e Sudest asiatico, le aziende del Dragone eludono le sovrattasse e riducono i costi logistici e di trasporto, pur dovendo fare i conti con variabili come i prezzi dell'energia. Da qui, le mire su Ungheria, Spagna, Turchia e Thailandia. Dalla Cina hub a modello "glocal"Se fino a pochi anni fa la Cina era l'hub produttivo del mondo, oggi si trasforma in un player multinazionale, capace di gestire catene di approvvigionamento complesse su scala globale. Un'evoluzione glocal - fusione tra strategie globali e adattamento locale - che permette di allinearsi alle normative e ai gusti dei mercati di riferimento, puntando sia sulle ibride sia sulle elettriche.
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Lauto cinese diventa un cinema: all'aperto i fari sono il nuovo drive-in
Da simbolo dell'America anni 1950, quando il drive-in era il rifugio romantico e familiare per eccellenza, all'auto cinese che diventa una sala cinematografica en plein air. Grazie all'adozione di proiettori digitali ad altissima risoluzione - fari da due megapixel - i nuovi modelli elettrici del Dragone possono proiettare contenuti video su qualsiasi parete o superficie esterna, offrendo immagini fino a 100 pollici: è il caso della Stelato S9 Extended Range, una berlina di grandi dimensioni nata dalla collaborazione tra Huawei e BAIC.In alternativa, le immagini vengono proiettate da un portellone posteriore sollevato su schermi avvolgibili posizionati dietro i sedili anteriori. Un dispositivo da utilizzare a veicolo fermo, magari in un campeggio o in qualche altro ambiente idoneo: al buio completo può trattarsi di un'esperienza discreta, considerando che la tecnologia è ancora in fase di sviluppo. Dal divertimento alla sicurezza stradale di notteL'ennesima diavoleria automotive della Cina - una sorta di cinema drive-in mobile - spinge il settore dell'illuminazione intelligente andando oltre l'intrattenimento. I fari proiettano sul manto stradale informazioni come frecce direzionali di navigazione o segnalazioni per i pedoni, particolarmente utili di notte. Il tutto mentre i costruttori tradizionali non stanno certo con le mani in mano: BMW e Mercedes sono al lavoro su fari pixelati analoghi, per un'illuminazione sempre più nitida.Un cambio di paradigma in cui la supremazia si gioca anche sulla capacità di rendere l'auto uno spazio digitale, ancora più connesso e multifunzionale, capace di parlare alle nuove generazioni.
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Più vendite, meno emissioni: Polestar le taglia del 31%
Dal 2020 Polestar è riuscita a ridurre del 31% le emissioni di gas serra per ogni auto venduta. Al contempo, secondo il Sustainability Report 2025, l'azienda ha portato le vendite annuali a oltre 60.000 vetture, si è espansa in 28 mercati, ha introdotto tre nuovi modelli e ha avviato la produzione in stabilimenti situati in tre diversi Paesi. In breve, Polestar è cresciuta riducendo l'impatto climatico, un traguardo tutt'altro che scontato. Perchè sono scese le emissioniIl risultato è legato all'aumento dell'uso di energia rinnovabile nella produzione delle batterie e nei processi industriali, oltre all'impiego di materiali a basso contenuto di carbonio. Un contributo significativo deriva anche dalla crescita dei volumi di Polestar 4, il modello con l'impronta di carbonio più bassa del portafoglio prodotti. In questo modo, l'azienda si avvicina all'obiettivo della neutralità climatica entro il 2040.Se non riduci le emissioni mentre cresci, stai scegliendo di non farlo, afferma l'amministratore delegato Michael Lohscheller, sottolineando come l'elettrificazione offra costi di esercizio più bassi, minori emissioni e maggiore affidabilità in un contesto di instabilità dei prezzi del petrolio.Polestar ha infine aggiornato il progetto Polestar 0, che mira a realizzare entro il 2035 un'auto a emissioni nette zero senza compensazioni. Le attività di ricerca, svolte a Göteborg con università e aziende partner, hanno già portato allo sviluppo di acciaio ultralow emission, materiali tessili bio-based e nuove tecnologie per la conversione dell'anidride carbonica in materiali.
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Porsche 911 GT3 Artisan Edition: il Giappone diventa arte
Porsche ha presentato in Giappone la 911 GT3 Artisan Edition. Si tratta di una serie limitata di 30 esemplari, proposta esclusivamente sul mercato interno per celebrare i 30 anni di presenza ufficiale sul territorio nipponico. L'auto è stata realizzata dal reparto Porsche Exclusive Manufaktur sulla base della 992.2 GT3 Clubsport da 510 CV, traendo ispirazione dalle arti tradizionali del taglio del vetro Edo Kiriko e della tintura all'indaco. Bianco e indaco con il kit MantheyLa livrea speciale della 911 GT3 Artisan Edition combina bianco, blu Club e indaco, un abbinamento ripreso anche per i cerchi in lega, che al posteriore adottano speciali coperture aerodinamiche Manthey con un motivo grafico ispirato al Motorsport. L'ala posteriore in carbonio è personalizzata con end plates Manthey e con una scritta sulla parte inferiore che recita: Engineered in Flacht, Sharpened in Meuspath, Built for Japan. Il kit Manthey comprende infine un assetto specifico con ammortizzatori coilover regolabili a quattro vie. Interni coordinati e accessori lifestyleGli interni sono unici nel loro genere e riprendono gli abbinamenti esterni, con doppie cuciture Speed Blue e bianche e rivestimenti bicolore per i sedili sportivi. Il bianco ritorna anche nel rollbar posteriore, nelle modanature della plancia e nei dettagli di volante e leva del cambio. Il logo Artisan Edition è infine applicato sui battitacco illuminati. Il tema cromatico bianco e blu è stato esteso anche a una collezione di accessori lifestyle, che include scarpe da guida e abbigliamento.
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