Genesis - G90 Wingback Concept, la station per l'Europa che sfida le Suv
Genesis ha presentato in Europa la G90 Wingback Concept, una proposta che segna un passo importante nella strategia di rilancio del marchio sul mercato europeo. Dopo le recenti GV60 Magma e la Magma GT Concept, la Casa coreana mostra l'evoluzione della sua ammiraglia G90 in una veste inedita. Una station sportiva per l'EuropaLLa Wingback Concept nasce sulla base della berlina G90 e interpreta il DNA del brand in chiave più dinamica e sportiva. Il design, firmato dal team guidato da Luc Donckerwolke, combina lusso, eleganza e prestazioni, offrendo anche ampie possibilità di personalizzazione attraverso programmi dedicati. La carrozzeria è aerodinamica e aggressiva, mentre il colore verde scuro si distingue nettamente dall'arancio delle versioni Magma, sottolineando un'anima diversa del marchio. I Suv sono inflazionatiLa concept mantiene il passo originale di 3,2 metri e gli elementi distintivi della G90, come i gruppi ottici sdoppiati e la Crest Grille. La scelta di proporre una Station Wagon nasce dalla saturazione del mercato dei Suv e dall'apprezzamento che questo tipo di carrozzeria continua a riscuotere in Europa. Al momento, però, Genesis non ha confermato se la Wingback Concept diventerà un modello di serie.
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Emissioni - Ue, raggiunto l'accordo sul clima: più flessibilità sugli obiettivi al 2040
L'Unione europea compie un nuovo passo avanti nel percorso di decarbonizzazione: il Parlamento e i Paesi membri dell'UE hanno raggiunto un "accordo politico provvisorio" sulla proposta della Commissione per ridurre entro il 2040 le emissioni di gas serra del 90% (rispetto ai livelli del 1990). L'intesa, basata su quanto stabilito pochi giorni fa dal Consiglio Ambiente dopo una maratona negoziale non priva di problemi, conferma l'introduzione di una maggiore flessibilità nel percorso che ogni Paese dovrà impostare per raggiungere un "obiettivo climatico giuridicamente vincolante". Le novità dell'accordoL'accordo, che entrerà in vigore una volta adottato da Parlamento e Consiglio e quindi pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'UE, modifica l'attuale Legge sul clima e introduce, tra le altre cose, la possibilità per i diversi Paesi di utilizzare dal 2036 "crediti internazionali di alta qualità" per contribuire al raggiungimento dell'obiettivo del 2040. In poche parole, si potranno sostenere all'estero iniziative in grado di garantire un contributo fino al 5% dell'obiettivo. Dunque, il taglio a livello nazionale potrà arrivare all'85%, a cui aggiungere il 5% raggiunto all'estero.Inoltre, si introducono nel sistema di scambio delle emissioni ETS una serie di deroghe permanenti e nazionali per compensare le emissioni difficili da tagliare, nonché una maggiore flessibilità all'interno e tra i vari settori economici: ogni Paese potrà così compensare le carenze in un settore con le eccedenze di un altro, in modo da non compromettere il percorso complessivo.Non mancano poi indicazioni sul "quadro post-2030" (per la fine del decennio l'obiettivo è fissato nell'ormai famoso 55% del pacchetto legislativo "Fit-for-55"): ai membri della UE viene richiesta "maggiore attenzione alla competitività dell'industria e dell'economia europee, una transizione equa, pragmatica, economicamente vantaggiosa e socialmente equilibrata per tutti, tecnologie innovative e pulite basate sulla neutralità tecnologica e soluzioni per le energie rinnovabili".Viene anche introdotta una valutazione biennale sull'attuazione degli obiettivi intermedi per tenere conto delle evidenze scientifiche, degli sviluppi tecnologici e della competitività globale dell'UE. Tale disposizione è stata inoltre rafforzata per consentire alla Commissione di "fare il punto sugli impatti" sulla competitività delle industrie comunitarie, sull'evoluzione dei prezzi dell'energia, sullo stato degli assorbimenti netti e sulla flessibilità nell'uso dei crediti internazionali.Infine, viene posticipata dal 2027 al 2028 l'attuazione del sistema di scambio delle quote di emissione ETS2 per gli edifici, il trasporto su strada e le piccole industrie.
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Studio Areté - Mobilità nelle città di provincia: lauto resta regina, mezzi bocciati
Nelle città italiane di medie dimensioni l'auto resta l'opzione principale, quasi obbligata, per gli spostamenti abituali, mentre la soddisfazione per i mezzi pubblici è decisamente scarsa. Lo rivela l'ultimo sondaggio La mobilità dell'altra Italia, condotto dalla società di consulenza strategica Areté su un campione di 10 città di provincia con popolazione inferiore ai 250.000 abitanti. I risultati del sondaggioIl 67% degli intervistati usa abitualmente l'auto.Solo 12% si affida ai mezzi pubblici.12% si muove soprattutto a piedi.Micro-mobilità e due ruote (bike + e-bike) si fermano complessivamente all'8%.A spingere verso l'auto è soprattutto il bisogno di velocità negli spostamenti (54%) e la percezione di un'offerta di trasporto pubblico insufficiente (29%). Solo il 36% del campione si dichiara soddisfatto dei mezzi pubblici. Le richieste di una mobilità diversaIl sondaggio ha analizzato anche le opinioni sulle restrizioni ai veicoli diesel Euro 5 introdotte da alcune amministrazioni comunali: il 60% del campione si dice favorevole. Le motivazioni principali? Il miglioramento della qualità dell'aria (55%), la necessità di rispettare i parametri europei (21%) e la possibilità di alleggerire il traffico urbano nelle zone centrali (24%). Chi è contrario, invece, cita l'assenza di un reale impatto sulla qualità dell'aria e il forte impatto economico sulle famiglie, costrette ad acquistare nuove vetture o a scegliere soluzioni di mobilità più costose.Guardando al futuro, si conferma una lenta transizione verso una mobilità più diversificata: il 50% degli italiani che vivono in città di provincia resta convinto che l'auto rimarrà il principale strumento per gli spostamenti, mentre il 24% prevede di affidarsi ai mezzi pubblici, il 13% continuerà a muoversi a piedi e l'uso di bicicletta ed e-bike potrebbe crescere dall'attuale 5% al 9%.Come sottolinea Massimo Ghenzer, Presidente di Areté, il sondaggio evidenzia uno spaccato della mobilità italiana diverso da quello delle aree metropolitane. Una fotografia in cui l'auto è protagonista per l'assenza di alternative rapide ed efficaci, mentre i servizi di auto condivisa restano marginali: solo 1 su 100 utilizza il car sharing e il 12% ha sperimentato il car pooling. Gli italiani auspicano che in futuro migliori l'efficienza dei servizi pubblici per avere un'alternativa valida al trasporto privato.
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Jim Baumbick - Per ora niente utilitarie con Renault: la strategia Ford spiegata dal capo europeo
Nel 2028 la Ford lancerà due nuove elettriche di segmento B, probabilmente una hatchback e un modello rialzato, grazie all'alleanza appena annunciata con la Renault. Per fare chiarezza sulla nuova strategia dell'Ovale Blu, abbiamo intervistato Jim Baumbick, nuovo presidente di Ford Europa, che ci ha illustrato la filosofia dietro la collaborazione con i francesi, focalizzata su prodotti accessibili e sull'efficienza produttiva, ma senza dimenticare la passione: con tutta probabilità, infatti, ci sarà spazio anche per una piccola hot hatch erede spirituale della Ford Fiesta ST. La sinergia: piattaforme condivise, design inconfondibileL'alleanza con Renault verte sull'utilizzo della piattaforma Ampere, per sviluppare due nuovi veicoli elettrici di dimensioni compatte. Baumbick sottolinea che l'obiettivo è sfruttare al massimo la leva offerta dalla piattaforma (l'architettura è stata scelta per la sua competitività nel segmento dei veicoli elettrici di piccole dimensioni), pur mantenendo la massima differenziazione per il cliente. "Siamo molto concentrati sull'esprimere e differenziare pienamente un prodotto che sia in modo univoco una Ford," ha spiegato Baumbick. La partnership è stata pensata per combinare i punti di forza in un'area iper-competitiva del mercato, consentendo la condivisione di componenti, batterie, motori elettrici e parti strutturali fondamentali per i crash test. C'è dunque da aspettarsi che le nuove piccole della Ford avranno tetti, montanti e altri dettagli della scocca molto simili a quelli delle Renault 5 e 4, differenziandosi in tutti gli altri pannelli carrozzeria. Un po' come abbiamo visto fare con modelli come le Ford Explorer e Capri, strettamente imparentati con la famiglia Volkswagen ID. Gli elementi che i clienti vedranno e toccheranno sulle nuove segmento B saranno "inconfondibilmente Ford". Anche se saranno prodotte in uno stabilimento Renault, ElectriCity a Douai, nel nord della Francia. Niente segmento A, per oraUno dei dettagli più importanti emersi dalla nostra intervista esclusiva riguarda la strategia di segmentazione di Ford. Nonostante la piattaforma Renault sia molto versatile e faccia già da base a modelli molto compatti, come la Twingo, Baumbick ha confermato che la Ford non intende lanciare un'utilitaria: "Non stiamo realizzando un veicolo di segmento A".La strategia dell'Ovale Blu, almeno per quanto riguarda la collaborazione con la Renault, sarà concentrata sul segmento B, anche con dimensioni abbondanti, quasi da segmento C. Di conseguenza, i veicoli sviluppati con la piattaforma Renault saranno assimilabili per dimensione non alla Renault Twingo, ma alle Renault 5 e Renault 4. E qui, è impossibile non tirare in ballo un nome importantissimo per la Ford: Fiesta. Al momento risponde il presidente alla nostra domanda - non possiamo ancora parlare di nomi, ma sappiamo bene quanto sia stato importante il nome Fiesta nel nostro passato. Incalzato sul possibile arrivo di una piccola hot hatch derivata dall'Alpine A290, Baumbick ha dato una speranza agli appassionati: Sveleremo maggiori dettagli nei prossimi mesi, ma posso assicurarvi che ci concentreremo anche sulla passione, emozionando i nostri clienti: è in questo che la Ford dà il meglio di sé. Non chiamatele auto economicheIn un discorso di efficientamento della produzione, è più importante produrre auto economiche o vetture che i clienti desiderano (con costi più elevati)? "Non penso ha affermato Baumbick - che questi due concetti debbano essere diametralmente opposti. Direi che è molto importante per noi avere modelli con prezzi accessibili che offrano grande valore ai nostri clienti". Anche per questo, la nuova alleanza si inserisce in una visione industriale molto più ampia che, ovviamente, non vede l'impiego tout court dell'elettrico e l'abbandono delle altre alimentazioni. Baumbick sostiene fermamente la necessità di un "portfolio di soluzioni" intorno all'elettrificazione e sebbene la Casa sia impegnata su più fronti nel mondo elettrico, è principalmente focalizzata sulle esigenze della clientela. Ciò significa riconoscere che le elettriche non si adattano alle esigenze di tutti. Pertanto, il portfolio ideale deve includere veicoli ibridi plug-in, full hybrid, elettriche pure e range extender.Il presidente di Ford Europa ha anche evidenziato un "divario molto grande tra la domanda, le esigenze dei clienti e l'ambiente normativo": in particolare, nel settore dei veicoli commerciali (cruciale per l'Ovale Blu) l'adozione dell'elettrico è ancora marginale. "Ciò che serve davvero sostiene Baumbick - è un impegno coerente e globale per spingere l'intera flotta verso una minore produzione di CO2 totale. E un ampio portfolio di modelli e motorizzazioni può fare la differenza. La strategia della Ford è dunque quella di sfruttare più partnership oltre a quella con la Renault, l'Ovale Blu ne ha una con la Volkswagen per le Suv elettriche, i veicoli commerciali e i pick-up per massimizzare l'efficienza e l'offerta in ogni segmento.
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Kia Seltos - La Suv (a benzina e ibrida) che mancava
Il nome forse non suonerà nuovo, ma esotico sì. Questa Suv è infatti la seconda generazione di un modello lanciato dalla Kia nel 2019 e venduto, oltre che in patria, praticamente in tutti i maggiori mercati eccetto l'Europa. Da adesso, la Seltos è anche affare nostro e, alla luce delle sue caratteristiche, il tempismo cui si inserisce nell'attualità del Vecchio Continente - sarà in vendita in estate, al più presto a fine giugno - è di quelli chirurgici: né troppo grande, né troppo piccola (siamo a cavallo tra i segmenti B e C), la nuova sport utility coreana ha le misure ben calibrate, forme capienti (l'impronta è boxy), uno stile fresco e i motori (a benzina e ibridi) giusti per gli appetiti del mercato, comprese versioni a trazione integrale. A chi si rivolge la Seltos? A quelli per cui una Stonic o una Rio sono troppo poco, ma che a una Sportage non arriverebbero. Dimensioni e stileLa seconda serie della Kia Seltos nasce su una piattaforma superiore (dalla K2 si è passati alla K3: per capirci, la stessa di Kia K3 e K4 o Hyundai Kona), portando le dimensioni a 4,43 metri di lunghezza per 1,83 di larghezza e 2,69 di passo (+6 cm). L'auto è scolpita secondo i dettami dell'Opposites United, la filosofia stilistica degli ultimi modelli Kia e della famiglia EV in particolare, ma non si fa mancare qualche linea di carattere specifica, a partire da quella in diagonale che solca la fiancata nella parte posteriore (e che nei pannelli porta viene richiamata da un inserto luminoso). Le varianti X-Line e GT-Line si differenziano sempre per la mise, nel primo caso più offroad e nel secondo più sportiva. A seconda dei mercati, poi, la Seltos sfoggia pure un layout dei gruppi ottici (integrati alla griglia) ad hoc. Interni e bagagliaioAll'interno, la Seltos promette spazio e praticità (sul tunnel centrale c'è un'ampia vasca portaoggetti aperta). Al tempo stesso, però, ricalca lo stile minimal-chic di modelli recenti della Casa, come la EV3. Sulla plancia spicca il pannello che integra due schermi da 12,3'' per strumentazione e infotainment, inframezzati da un riquadro più piccolo dedicato alle funzioni del clima e supportati, volendo, dall'head-up display, la cui superficie proiettata ha anch'essa una diagonale da 12''. Il sistema multimediale di bordo si aggiorna over-the-air e sfrutta l'intelligenza artificiale di ChatGPT per l'interazione vocale. Per aprire e chiudere l'auto, posto della classica chiave, è possibile utilizzare la digital key, mentre le sedute sono versatili, in particolari quelle posteriori: gli schienali del divanetto si possono reclinare con un'escursione di 24 gradi (12 in avanti e 12 all'indietro). Per i viaggi, il bagagliaio, che permette di organizzare il carico su due livelli e diversi accessori (come i ganci portaoggetti), ha una cubatura dichiarata di 536 litri. Prima a benzina, poi full hybridA seconda dei vari mercati, la Seltos offrirà una gamma di motori più o meno ampia. In Italia si dovrebbe cominciare con un 1.6 T-GDi da 180 CV e 265 Nm, abbinati a un cambio automatico doppia frizione a 7 rapporti oppure a un cambio manuale a 6 marce. In più c'è l'opzione della trazione integrale, abbinata a sospensioni posteriori multilink e a modalità di guida specifiche sui terreni più difficili (fango, neve o sabbia). Una variante full hybrid si unirà poi alla gamma nel 2026, offrendo funzioni come il Vehicle-to-Load (V2L) e introducendo il sistema Smart Regenerative Braking 3.0, che regola automaticamente la frenata rigenerativa in base al traffico e ai dati di navigazione, ottimizzando il recupero di energia. La nuova Suv coreana avrà una dotazione di sicurezza con Adas di livello 2 e aiuti elettronici come il Remote Park Assist, che permette di parcheggiare e uscire da spazi stretti controllando l'auto a distanza tramite la smart key.
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