Economia circolare - Batterie: entro il 2050 l'Europa dovrà riciclarne 8 milioni di tonnellate
Una valanga di batterie al litio da riciclare, come conseguenza diretta della progressiva elettrificazione del parco veicolare europeo. Il Joint Research Centre dell'Ue ha stimato per il 2050 oltre 8 milioni di tonnellate di rifiuti di batterie, a fronte del milione e mezzo registrato nel 2010. Già nel 2035 quelli al litio costituiranno metà dei rifiuti di accumulatori dell'Unione: una quota che salirà al 75% entro il 2040. Oltre alle batterie esauste generate dai veicoli al 100% elettrici ci sono quelle provenienti da veicoli ibridi, ciclomotori e biciclette elettriche, macchine industriali e da una vasta gamma di prodotti di uso quotidiano: smartphone, spazzolini elettrici, sigarette elettroniche, giocattoli e altri dispositivi. Allarme Cina. L'Europa non vede questi rifiuti come una minaccia, ma come un'opportunità di autonomia strategica, spiega Leonardo Colapinto di Safe-Hub delle economie circolari. La Cina, che già mette in difficoltà il settore automotive comunitario con i suoi veicoli elettrici offerti a prezzi più bassi, controlla de facto anche le filiere di approvvigionamento e raffinazione delle materie prime chiave delle batterie: soprattutto litio, ma anche cobalto e nichel. Grazie all'accurato riciclaggio delle batterie esauste, le nostre industrie strategiche, automotive e non solo, possono diminuire la loro dipendenza dalle materie vergini provenienti dalla Cina e da altri paesi extraeuropei. I regolamenti Ue. Obbedendo a questa visione geoeconomica, nell'ultimo biennio l'Europa ha messo in campo due importanti Regolamenti: il 2024/1252 sulle materie prime critiche e strategiche, che punta a facilitare l'estrazione interna e chiede agli Stati Membri di pianificare il massimo recupero di queste materie dai rifiuti, e il 2023/1542, che impone entro il 2031 il riciclaggio del 95% di cobalto, rame, piombo e nichel e l'80% del litio contenuti nelle batterie esauste; inoltre, le nuove batterie oltre i 2 kWh dovranno includere percentuali minime di contenuto riciclato: 85% di piombo, 16% di cobalto, 6% di litio e 6% di nichel. Attenti all'export. Le potenze industriali asiatiche, però, potrebbero sfruttare la loro posizione favorevole di mercato per fare incetta delle nostre materie secondarie: sia per alimentare la loro industria che per riesportarcele raffinate riproducendo il meccanismo della dipendenza. Per impedire questo scenario la Ue ha classificato come rifiuto pericoloso la cosiddetta black mass, la polvere derivata dalla triturazione delle batterie esauste che contiene litio, cobalto, manganese e nichel. Questa scelta ne impedisce l'esportazione verso paesi non Ocse, tra cui la Cina. Difficile recuperare. In Europa esistono già diverse decine di impianti dedicati al trattamento delle batterie, ma la capacità complessiva resta insufficiente, soprattutto per il recupero del litio, spiega Colapinto. Il grande impianto norvegese di Northvolt, sostenuto dall'Unione Europea con ingenti investimenti, è fallito nel 2024 con un passivo di 8 miliardi. In Germania, ad Aachen, si lavora alla creazione di un hub circolare dedicato. In Italia, invece, aziende come Midac Batteries, Stena e Seval hanno pianificato l'aumento della loro capacità di trattamento con l'obiettivo di soddisfare il fabbisogno nazionale.
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