Opel Corsa GSE: comè fatta la hot hatch elettrica da 281 CV
Per chi ha qualche anno di passione sulle spalle, GSi - ovvero Grand Sport Injection - non è una sigla qualsiasi. un richiamo diretto a un'epoca in cui Opel sapeva essere leggera, irriverente e molto coinvolgente. Dalla Kadett E GSi alla Corsa A GSi, passando per la Astra F GSi, siamo nei primi anni '90 e la ricetta era tanto semplice quanto efficace: poco peso e tanto carattere. Poi il tempo è passato, le sigle si sono moltiplicate, le regole del gioco sono cambiate e quel mondo sembrava destinato a restare nei ricordi. Elettrica, sì. Ma con lo spirito giustoLa nuova Opel Corsa GSE - ora Grand Sport Electric - prende quel DNA e lo proietta nel 2026, con una ricetta inevitabilmente diversa, ma non meno ambiziosa. Qui non c'è più benzina né cambio manuale, ma 281 CV, 345 Nm e uno 0-100 km/h in 5,5 secondi. Numeri importanti, soprattutto considerando che resta una trazione anteriore.Il cuore del sistema è la batteria da 54 kWh (51 utilizzabili), accompagnata da una gestione termica studiata per reggere anche quando il piede destro diventa più pesante. C'è una modalità Sport che libera tutta la cavalleria e una Eco più rilassata, con velocità limitata a 150 km/h. Non solo numeriEd è qui che la nuova Opel Corsa GSE prova a cambiare passo. Non è solo questione di accelerazione: sotto la carrozzeria ci sono un differenziale autobloccante Torsen, un assetto ribassato, ammortizzatori specifici e un impianto frenante a quattro pistoni.Tradotto: non punta solo sullo scatto al semaforo, ma prova a costruirsi una credibilità anche tra le curve. Per questo sono stati rivisti anche sterzo e risposta dei pedali, con l'obiettivo di renderla più diretta e meno filtrata. Si fa riconoscere, ma non esageraEsteticamente resta una Corsa - ed è una scelta voluta. Alcuni dettagli, però, alzano il tono: paraurti più aggressivi, cerchi da 18 con pneumatici Michelin Pilot Sport 4S 215/40, pinze freno in evidenza e contrasti in nero sempre efficaci, soprattutto sulla vernice bianca come in foto.Dentro, invece, l'atmosfera cambia in modo più deciso: Alcantara, sedili molto profilati e accenti gialli, per ribadire che non si tratta della versione tranquilla. Per i prezzi bisogna aspettareAlla fine la domanda resta sempre quella: ha senso una hot hatch elettrica? La risposta di Opel è chiara: sì, se riesce ancora a strapparti un sorriso quando affondi il piede.Per capire se ci è riuscita davvero bisognerà aspettare di provarla. Intanto resta un ultimo dettaglio: il prezzo, che sarà comunicato più avanti.
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Ewiva lancia le tariffe dinamiche: ricarica ultraveloce da 0,77 /kWh fino a luglio
Al via la promozione di Ewiva, operatore di stazioni di ricarica ultraveloci del Gruppo Enel: un piano di tariffe dinamiche, differenziate in base alle fasce orarie e al giorno della settimana, valido fino al 31 luglio 2026. L'iniziativa riguarda i siti dotati di sistema di pagamento contactless che accettano carte (di credito, debito o prepagate) dei circuiti Mastercard, Visa, VPay e Maestro, oltre ad Apple Pay e Google Pay. Come funziona la promozione e i prezzi al kWhSe la tariffa standard è di 0,86 /kWh, quella dinamica funzionerà nel modo seguente: prezzo di 0,77 /kWh da lunedì a sabato nelle ore notturne dalle 21.00 alle 06.59 e tutta la domenica, e costo di 0,82 /kWh da lunedì a sabato dalle 07.00 alle 20.59. L'obiettivo della società (1.700 punti di ricarica da 100 kW a 400 kW in 480 stazioni nel nostro Paese) è anche quello di rendere il servizio più flessibile, soprattutto nei periodi di maggiore mobilità come i mesi estivi.
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Sunderland al 50%: Nissan taglia 900 posti, accorpa le linee e guarda a Chery
Nissan estende all'Europa le misure di ristrutturazione varate esattamente un anno fa dall'amministratore delegato Ivan Espinosa. La Casa nipponica ha confermato le indiscrezioni del Financial Times su un riassetto delle attività in Europa che porterà al taglio di circa il 10% della forza lavoro: l'obiettivo è eliminare 900 posizioni sulle 9.300 attive."Nell'ambito del piano di ripresa Re:Nissan abbiamo intrapreso azioni decisive per migliorare le prestazioni e creare un'azienda più snella e resiliente, in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato", ha spiegato un portavoce. "Come parte di questo approccio, abbiamo avviato un dialogo con i dipendenti europei al fine di semplificare le strutture, ridurre la complessità e garantire un'operatività sostenibile e redditizia". Sunderland: una sola linea di montaggioI tagli riguardano per ora solo attività d'ufficio, ma la ristrutturazione coinvolge anche quelle industriali e logistiche. Nissan ha comunicato ai rappresentanti dei lavoratori dell'impianto inglese di Sunderland (foto sopra) l'intenzione di accorpare le linee di montaggio, passando da due a una sola.La decisione, almeno per ora, non comporterà licenziamenti tra i circa 6 mila addetti della fabbrica, già ridotti di 250 unità l'anno scorso. Resta però il segnale di una situazione complessa: Sunderland produce Qashqai, Juke e Leaf, ma lavora a circa il 50% della capacità produttiva, un livello lontano dai minimi necessari per la sostenibilità economica. Arriva Chery?Sunderland è finita al centro di indiscrezioni sulla possibile condivisione di spazi produttivi con un costruttore cinese. Negli ultimi giorni sono emerse voci sull'ipotesi di un accordo con Chery, proprietaria dei marchi Omoda e Jaecoo, in forte crescita sul mercato britannico.Alcune testate inglesi indicano come possibile un'intesa già nei prossimi mesi. L'accorpamento potrebbe infatti spianare la strada a un accordo utile a migliorare la saturazione dell'impianto. Lo fa capire lo stesso portavoce di Nissan: "Abbiamo annunciato che accorperemo la produzione da due linee a una sola presso il nostro stabilimento di Sunderland, nell'ambito della valutazione delle future opportunità per garantire il pieno utilizzo dell'impianto".In ogni caso, la ristrutturazione non riguarda solo Sunderland, ma anche altri siti: è prevista, per esempio, la chiusura parziale del magazzino ricambi di Barcellona. Inoltre, saranno liquidate tutte le filiali nei mercati del Nord Europa, che verranno presidiati tramite partner commerciali esterni, come già avvenuto in Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania.
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Aston Martin DB12 S, oltre la granturismo: 700 CV e un carattere inatteso
Il nome stesso nasce da una vittoria: quella di Martin alla cronoscalata di Aston Clinton. l'imprinting genetico di un marchio che ha sempre visto nelle competizioni il proprio banco di prova. Ma è nel 1947 che Aston Martin diventa davvero Aston Martin. L'imprenditore David Brown acquista infatti l'azienda per 20.500 sterline, dando inizio all'era delle leggendarie sigle "DB". La DB2 e, soprattutto, la DB5 del 1963 - resa immortale dal sodalizio cinematografico con James Bond - proiettano il marchio nell'olimpo del lifestyle globale. Oggi la stirpe delle DB giunge al dodicesimo capitolo, che non rinuncia alla lettera S e che abbiamo messo alla prova sulle strade della Provenza. Più aggressiva, più funzionaleQuesta prova non può che iniziare con qualche minuto di autentica adorazione per il lavoro dei designer, che hanno reso la Aston Martin DB12 S uno spettacolo da ammirare. L'impatto estetico della versione "S" si distingue immediatamente per un'aggressività più marcata, derivata da un pacchetto aerodinamico discreto ma funzionale.Il frontale è dominato da un nuovo splitter a doppio elemento che, oltre ad abbassare visivamente il baricentro, svolge una funzione chiave nella gestione dei flussi: convoglia l'aria verso i passaruota anteriori per ridurre la portanza e stabilizzare l'avantreno, un aspetto fondamentale quando le velocità possono superare i 320 km/h.Sopra, il cofano introduce nuove feritoie pensate per facilitare l'estrazione del calore dal V8 biturbo, completando un look che richiama modelli iconici del recente passato, come le DBS Superleggera o le Vantage S V12.Il posteriore chiude il cerchio con uno spoiler fisso che integra il sistema Aeroblade, fondamentale per incrementare la stabilità nei curvoni veloci. Interni e personalizzazione: lusso su misuraCon il debutto della versione "S", la Super Tourer britannica evolve verso un livello più profondo di personalizzazione, non solo all'esterno ma anche nell'abitacolo. Oltre alle finiture di lusso, la firma stilistica della DB12 S è la trapuntatura "S Herringbone", arricchita da micro-perforazioni che migliorano la ventilazione dei sedili e creano un motivo dinamico anche a vettura ferma.Il programma Q by Aston Martin amplia ulteriormente le possibilità, offrendo combinazioni cromatiche quasi infinite, dall'eleganza tono su tono a soluzioni più audaci.L'attenzione al dettaglio si riflette anche nei comandi fisici: il selettore rotativo delle modalità di guida riceve un trattamento in metallo zigrinato con finitura anodizzata rossa. La qualità percepita è elevata, pur non raggiungendo i livelli di Ferrari, Bentley o Mercedes.Buona invece l'integrazione dello schermo dell'infotainment, discreta e poco invasiva, in linea con un design che privilegia eleganza e pulizia formale. Motore e sound: 700 CV e una voce raraDal 2013 Aston Martin e Mercedes-AMG collaborano strettamente. Sotto il cofano troviamo quindi il noto 4.0 V8, qui portato a 700 CV - 20 in più rispetto alla DB12 - con 800 Nm disponibili tra 2.800 e 6.000 giri/min.Il nuovo scarico sportivo in acciaio enfatizza le frequenze medio-basse, mentre con l'impianto opzionale in titanio si guadagnano 1,5 dB e si risparmiano 11,7 kg. Il risultato è una sonorità distintiva, sempre più rara oggi.All'avviamento, il V8 si fa sentire con decisione, mentre in marcia costruisce un crescendo sonoro che accompagna la guida: dai toni pieni ai regimi bassi fino a quelli più acuti verso la zona rossa. un'esperienza sorprendente per una granturismo: meno filtrata, più viscerale. Su strada: meno GT, più sportivaAnche la dinamica segue questa filosofia. L'assetto è tonico, lontano dall'effetto tappeto volante: la DB12 S privilegia il coinvolgimento, ristabilendo un legame diretto tra pilota e strada.Le sospensioni adottano una nuova taratura per gli ammortizzatori adattivi Bilstein DTX, con interventi su rollio e beccheggio. Una barra antirollio posteriore più rigida e la revisione delle geometrie completano il quadro.Il layout transaxle garantisce una ripartizione dei pesi 47:53, contribuendo a un avantreno preciso e a un posteriore ben ancorato. Il risultato è un'agilità sorprendente, capace di mascherare le dimensioni della vettura.A gestire la trazione interviene l'Electronic Rear Differential (E-diff), mentre il sistema Corner Braking Control (CBC) ottimizza stabilità e traiettoria anche nelle fasi più delicate, come il trail braking.La dinamica beneficia inoltre dei freni carboceramici di serie: oltre alla resistenza all'affaticamento, la riduzione di 27 kg di masse non sospese migliora la precisione dello sterzo.Il tutto è supportato dagli pneumatici Michelin Pilot Sport 5 S, sviluppati specificamente per il modello.
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Ferrari Luce, lelettrica è una miniera di brevetti: "Ne abbiamo registrati più di 60"
Benedetto Vigna torna a parlare di una delle novità più attese di Ferrari: la prima elettrica di Maranello. "La Ferrari Luce è molto più di un nuovo modello ed è molto più che elettrica", ha affermato l'amministratore delegato. " la perfetta concretizzazione dello scopo che ci motiva ogni giorno in Ferrari: ridefinire con audacia i limiti del possibile, fondendo tradizione e innovazione in modo unico. la convergenza di tantissime tecnologie straordinarie e della passione di tantissime persone"."Per Ferrari Luce abbiamo registrato oltre 60 brevetti in svariati ambiti, dai motori elettrici agli inverter, dalla dinamica del veicolo all'integrazione delle batterie nel telaio, dal volante ai display e a un'interfaccia utente più semplice, dai finestrini ai tergicristalli. Non c'è una singola dimensione dell'auto che non sia stata ripensata dal team in modo innovativo. Ancora qualche settimana di pazienza e poi sarà visibile a tutto il mondo", ha aggiunto Vigna, sottolineando che "anche la tecnologia più innovativa è priva di significato senza uno scopo. Il nostro è quello di creare emozioni. da qui che siamo partiti quando abbiamo immaginato per la prima volta Ferrari Luce e crediamo di esserci riusciti. C'è grande attesa e curiosità da parte dei clienti, sia storici sia potenziali. E non vediamo l'ora di iniziare questo nuovo capitolo alla fine del mese".La Luce sarà infatti presentata a Roma il 25 maggio prossimo. La corsa rallentaVigna ha parlato durante la conference call sui risultati di un primo trimestre non del tutto brillante, con diversi segnali di rallentamento della crescita, in particolare sul fronte della marginalità operativa, ma comunque indicativo della capacità di Ferrari di arginare le ripercussioni di problemi ormai comuni a tutti i costruttori. Le consegne, per esempio, sono scese del 4,4% a 3.436 unità a causa del "previsto cambio di modelli".La crescita delle famiglie 12Cilindri, Purosangue e SF90 XX e della F80 è stata accompagnata dal calo di 296 e Roma Spider, ormai prossime alla fine del loro ciclo di vita, mentre per 296 Speciale, Amalfi e 849 Testarossa le spedizioni ai clienti sono iniziate solo da poche settimane.Grazie alla flessibilità nell'allocazione geografica dei prodotti, Ferrari sottolinea di non aver risentito della crisi in Medio Oriente: le consegne sono rimaste stabili e le attività commerciali sono proseguite senza interruzioni. La contrazione delle spedizioni e l'impatto di un contesto valutario sfavorevole - particolarmente penalizzante per i costruttori più esposti al dollaro Usa e allo yen giapponese - sono stati compensati dal continuo arricchimento del mix di prodotto e dal rafforzamento delle personalizzazioni.Maranello è così riuscita a registrare una crescita dei ricavi del 3% a 1,848 miliardi di euro (+6% a cambi costanti), di cui 1,5 miliardi dalla vendita di automobili e parti di ricambio (+1%; +4% al netto dei cambi) e 218 milioni da sponsorizzazioni e altre attività (+14%). La redditivitàSulle principali voci reddituali hanno inciso diversi fattori. L'EBITDA, pari a 722 milioni, è cresciuto del 4%, per un margine del 39,1% (38,7% un anno fa), mentre l'utile operativo si è attestato a 548 milioni, con un aumento dell'1% (+8% a cambi costanti) e un'incidenza sul fatturato in lieve calo dal 30,3% al 29,7%.Le maggiori personalizzazioni e i mix geografico e di prodotto positivi - grazie alle Americhe, alla F80, alle Serie Speciali e alle attività racing - sono stati controbilanciati dall'aumento degli ammortamenti per l'avvio della produzione di nuovi modelli, dalle minori consegne, dal calo delle vendite della 499P Modificata, nonché da un aumento delle spese di marketing e dei dazi sulle importazioni negli Usa.L'utile netto è rimasto stabile a 413 milioni di euro, mentre risultano solide sia la generazione di cassa delle attività industriali, con flussi in crescita da 620 a 653 milioni, sia la posizione finanziaria netta, passata da un debito di 32 milioni al 31 dicembre a una liquidità di 388 milioni. Le prospettive per il 2026Nonostante un contesto operativo non del tutto favorevole, Ferrari ha confermato le previsioni per l'intero anno. La Casa emiliana punta su un ulteriore arricchimento del mix di prodotto e geografico per chiudere il 2026 in crescita rispetto all'anno scorso. Le stime indicano ricavi a 7,5 miliardi di euro, EBITDA a 2,93 miliardi, utile operativo a 2,22 miliardi, utile per azione a 9,45 euro e flussi di cassa per almeno 1,5 miliardi.Linee guida che, precisano da Maranello, si basano sulla visibilità attuale sugli effetti della crisi in Medio Oriente, che Ferrari sta gestendo attivamente."Il mix di prodotto ulteriormente arricchito e la domanda costante di personalizzazioni hanno contribuito ai solidi risultati del primo trimestre", aggiunge Vigna. "Con tali performance e con un portafoglio ordini che si estende ulteriormente verso la fine del 2027, confermiamo la nostra guidance per il 2026".L'amministratore delegato richiama infine i tre pilastri del modello Ferrari in una fase di forte volatilità: "Innanzitutto una chiara focalizzazione e una forte disciplina. In secondo luogo un approccio agile e flessibile. E in terzo luogo un team unito e coeso, con i piedi ben piantati per terra"."In tempi incerti le priorità possono cambiare rapidamente, con il rischio di perdere di vista ciò che conta davvero nel lungo termine. In Ferrari continuiamo ad agire secondo i nostri piani: che si tratti di lanciare un nuovo modello, aprire un nuovo negozio o gareggiare in pista, restiamo concentrati su ciò che rende il marchio più forte nel lungo periodo".
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Volkswagen Golf R 24H: la super hatchback per la 24 Ore del Nürburgring
Volkswagen ha svelato le prime immagini della Golf sviluppata in vista della 24 Ore del Nürburgring 2027. Per celebrare i 25 anni del sub-brand sportivo R, nato nel 2002 con la Golf R32, il marchio tedesco ha deciso di dare vita alla Golf R 24H, che sarà portata in gara dal team Max Kruse Racing. Un'anticipazione del 2027La vettura è definita una showcar, segno che alcuni dettagli verranno ulteriormente affinati prima del debutto in pista. Già ora sono evidenti il pacchetto aerodinamico estremo, gli allargamenti della carrozzeria e i grandi sfoghi d'aria sul cofano.Il progetto deriva dalla Golf R stradale e mantiene la trazione integrale, un passaggio chiave dopo tre anni di competizioni con la versione a due ruote motrici basata sulla Golf GTI Clubsport. La Golf R 24H sarà mostrata al pubblico in occasione della 24 Ore del Nürburgring 2026 (dal 14 al 17 maggio), nel Ring Boulevard. La variante stradale da 270 km/hL'ultima Golf R di serie, presentata nel 2024, è la Golf più potente mai prodotta. Il 2.0 turbo benzina eroga 333 CV e 420 Nm, gestiti da cambio DSG doppia frizione e trazione integrale 4Motion con Torque Vectoring e modalità Drift, pensata per massimizzare la trazione sull'asse posteriore. Con il pacchetto R-Performance, di serie per il mercato italiano, la vettura è autolimitata a 270 km/h.
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Dalla Matta alla Gazzella: ecco il nuovo libro sui 75 anni di Alfa Romeo con i Carabinieri
Il racconto di un'alleanza che ha accompagnato l'evoluzione della società italiana e la modernizzazione delle Forze dell'ordine è al centro del nuovo volume dedicato allo storico legame tra l'Alfa Romeo e l'Arma dei Carabinieri. Il nuovo libro, Carabinieri e Alfa Romeo - Al servizio del Paese, è stato presentato al Museo di Arese: un'opera che ripercorre 75 anni di collaborazione, celebrati a febbraio a Selva di Val Gardena in compagnia di una Giulia Quadrifoglio in livrea istituzionale.Durante l'evento, che ha visto la partecipazione del comandante generale Salvatore Luongo e del CEO di Alfa Romeo e COO di Maserati Santo Ficili, è stato svelato il logo ufficiale dell'anniversario. Il simbolo integra il brand con la Fiamma dei Carabinieri, esprimendo valori condivisi come dedizione, coraggio e italianità. Dalla Matta alla GazzellaIl libro, pubblicato da Giunti e Giorgio Nada Editore con i testi di Danilo Moriero e Lorenzo Ardizio, è strutturato in cinque capitoli. Attraverso le vetture in dotazione, il racconto segue la trasformazione dell'Italia repubblicana e dei suoi apparati di sicurezza.Si parte dalla 1900 M Matta del 1951, simbolo della ricostruzione postbellica, passando per la Giulia Super del boom economico e l'Alfetta Protetta degli anni di piombo, fino ad arrivare ai modelli contemporanei come Tonale e Stelvio. Il legame tra le due istituzioni ha contribuito a dare forma al concetto di Gazzella con la Giulia, diventata icona del pronto intervento e della presenza dello Stato sul territorio.Grazie a un'attenta ricerca archivistica e a numerose testimonianze, il volume costruisce un racconto capace di parlare sia agli appassionati di storia dell'automobile sia a chi desidera approfondire il ruolo dell'Arma dei Carabinieri nella vita civile del Paese.
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