SpaceX in Borsa: perché la maxi IPO riguarda anche Tesla
Wall Street si appresta a dare il benvenuto a una nuova matricola. Non una qualsiasi, perché si tratta della tanto attesa SpaceX, l'azienda di Elon Musk da anni sotto i riflettori per i suoi ambiziosi piani di esplorazione dello spazio. Anche il suo debutto sul listino del Nasdaq non sarà un evento qualunque: è la più grande IPO (Initial Public Offering) mai avvenuta nella storia della finanza globale.Il suo sbarco a Wall Street, però, riguarda anche Tesla, seppur indirettamente. Gli analisti finanziari sono tornati a valutare un'ipotesi già circolata in passato: la fusione tra le due aziende controllate dall'imprenditore di origini sudafricane, che, tra l'altro, proprio grazie alla quotazione di SpaceX ha superato la soglia dei mille miliardi di patrimonio personale. In altre parole, Musk può fregiarsi del titolo di primo trilionario della storia moderna. Numeri record e conti ancora in rosso Partiamo dai numeri dell'IPO. SpaceX ha concluso l'offerta di azioni raccogliendo nel complesso 75 miliardi di dollari: sono stati venduti 555,6 milioni di titoli al prezzo unitario di 135 dollari. Sarà questo il valore di ingresso sul Nasdaq quando suonerà la tradizionale campanella di avvio degli scambi. L'intera operazione ha portato a una valutazione della società di ben 1.770 miliardi di dollari, un livello mai raggiunto in passato da una matricola.In questo modo, SpaceX è diventata la settima società di maggior valore al mondo, dietro colossi già quotati come Nvidia o Apple e davanti a Tesla, ferma (se così si può dire) a 1.499 miliardi.Il valore, però, potrebbe salire già nelle prime fasi di contrattazione, nonostante alcuni analisti abbiano bollato come eccessivo il prezzo di 135 dollari anche alla luce di un bilancio non ancora florido. L'anno scorso i ricavi sono balzati del 33% a 18,67 miliardi di dollari e nel primo trimestre del 2026 sono aumentati del 15% a 4,69 miliardi, ma se nell'intero 2025 la perdita è stata di 4,94 miliardi, nei primi tre mesi si è attestata a 4,28 miliardi. Inoltre, SpaceX ha precisato, nel prospetto informativo dell'IPO, di aver accumulato perdite per 41,3 miliardi dalla fondazione nel 2002 e ha avvertito della possibilità di non raggiungere la redditività in futuro.Tuttavia, almeno per il momento, gli investitori non sembrano spaventati. Anzi. Sarà anche per Musk, con le sue continue promesse mirabolanti, ma molti vogliono partecipare all'ennesima scommessa finanziaria del Technoking di Tesla. Già in fase di offerta banche e istituzioni finanziarie hanno fatto a gara per accaparrarsi una quota: le richieste hanno superato i 150 miliardi di dollari. L'entusiasmo è confermato anche da alcune indicazioni basate sui derivati: al debutto SpaceX potrebbe arrivare a spuntare una valutazione di 2.400 miliardi di dollari, con un balzo di oltre il 35%. Si torna a parlare della fusione Ora bisogna solo aspettare l'avvio delle contrattazioni per avere delle conferme. Una cosa è certa: un eventuale rialzo delle azioni giocherebbe a favore di possibili operazioni tra le due aziende. Non a caso diversi analisti sono tornati a parlare proprio di questa ipotesi.Timothy Horan di Oppenheimer definisce un'integrazione plausibile, ma non nel breve termine. A suo avviso, le due società potrebbero restare separate pur mantenendo legami stretti, così da preservare un accesso indipendente al mercato dei capitali. Inoltre, una struttura distinta supporta meglio le ambizioni nel campo dell'intelligenza artificiale, grazie a una maggiore flessibilità finanziaria.Di sicuro non mancano sinergie, in particolare nei settori delle batterie, dei server e delle infrastrutture dati, che potranno aumentare nei prossimi anni. I sistemi di accumulo di energia di Tesla potrebbero, per esempio, svolgere un ruolo importante nel soddisfare il fabbisogno energetico e di calcolo dei data center di SpaceX. Quanto è realistica l'integrazione tra SpaceX e Tesla Dunque, è da escludere una fusione nel breve, ma è probabile che se ne parlerà molto nei prossimi mesi. Sempre più analisti e investitori considerano questa ipotesi una tesi ormai diffusa.Tra i fattori favorevoli emerge la possibilità di combinare i dati raccolti da Tesla con le infrastrutture computazionali di SpaceX, oltre all'obiettivo di Musk di rafforzare il controllo sull'intero ecosistema. Oggi, l'imprenditore detiene oltre l'82% dei diritti di voto di SpaceX, mentre in Tesla non supera il 15%. Un'eventuale fusione basata sullo scambio di azioni lo porterebbe a superare il 50% della nuova entità, conferendogli il pieno controllo.Secondo Dan Ives di Wedbush, questa operazione rappresenterebbe una sorta di Santo Graal, perché consentirebbe a Musk di gestire in modo più efficace le sue attività legate all'intelligenza artificiale. L'analista sottolinea anche i legami operativi già esistenti tra le due aziende e ritiene che le basi per una futura integrazione siano già state gettate. Arriva inoltre a stimare una probabilità tra l'80% e il 90% che Tesla e SpaceX possano unirsi entro il 2027.Ovviamente non mancano gli ostacoli. Musk potrebbe utilizzare le azioni SpaceX per acquisire o fondere Tesla, ma dovrebbe superare la possibile opposizione degli azionisti, in particolare degli investitori istituzionali. Le differenze operative restano rilevanti: il settore aerospaziale è percepito come più promettente, mentre quello automobilistico è caratterizzato da maggiore competizione, volatilità e intensità di capitale.Detto questo, il tema resterà al centro delle discussioni ancora a lungo. L'IPO non ha fatto altro che rafforzare le ipotesi di un possibile consolidamento delle diverse attività di Musk sotto un'unica holding. Ovviamente non mancano gli ostacoli. Musk potrebbe anche utilizzare azioni SpaceX per la acquisire o fondere Tesla, ma dovrebbe superare la possibile ostilità degli azionisti delle due società, in particolare degli investitori istituzionali, molto più sensibili a temi delicati come alcune grandi differenze operative: le attività di SpaceX, anche per la sostanziale assenza di concorrenti forti, sono considerate più promettenti di quelle di un costruttore di auto, ossia di una realtà che opera in un mercato contraddistinto da elevata volatilità, elevata competitività e alta intensità di capitale. Detto questo, l'argomento rimarrà al centro delle discussioni per mesi, se non anni. Del resto, si è iniziato a parlarne sin da quando SpaceX si è fusa con la startup di intelligenza artificiale xAI. L'Ipo non ha fatto altro che alimentare e rafforzare le voci su un possibile consolidamento delle diverse società di Musk sotto un'unica holding.
Categorie: 4 Ruote
Torna la Panda 4x4, ma non è l'integrale che ti aspetti
La Fiat Panda 4x4 è una delle utilitarie più amate di sempre, indistruttibile e inarrestabile, protagonista indiscussa delle stradine di montagna e non solo. A più di quarant'anni dal debutto, questo modello potrebbe tornare con il "vestito" della Grande Panda: sotto la carrozzeria, però, non ci sarà più l'albero di trasmissione che collega le ruote anteriori a quelle posteriori, ma una soluzione più moderna ed elettrificata.Fiat non ha ancora confermato ufficialmente lo sviluppo della Grande Panda 4x4 (ammesso che si chiami così), ma la concept presentata lo scorso anno lascia aperta la porta a un possibile arrivo sul mercato. Pur senza sbilanciarsi su un futuro di serie, la Casa torinese ha sottolineato che si tratta del "prossimo capitolo nella storia del marchio italiano". Il ritorno di un'icona (senza nostalgia) Già nella sua versione normale, con linee squadrate, la Grande Panda non manca di richiami alla Panda del 1980, nata dalla matita di Giorgetto Giugiaro. L'eventuale declinazione 4x4 non nasconde i legami con l'originale: cerchi bianchi in acciaio e colorazione bordeaux scuro con dettagli beige, come i profili sugli specchietti retrovisori e la scritta 4x4 sul portellone. 4x4 senza albero di trasmissione La Grande Panda è costruita sulla piattaforma Smart Car, che consente l'utilizzo di propulsori termici, elettrificati ed elettriche, ma non prevede una trazione integrale meccanica come sulle Panda 4x4. Per questo motivo, al propulsore ibrido da 110 CV all'anteriore, con cambio e-DCT a sei rapporti, potrebbe essere abbinato un secondo motore elettrico sull'asse posteriore, gestito dall'elettronica.Una soluzione che riprende, a livello tecnico, quella già adottata da altri costruttori, come nel caso di Toyota, ma anche da modelli del gruppo Stellantis, come Jeep Avenger 4xe e Alfa Romeo Junior Q4, costruite però sulla piattaforma CMP: difficile che la Grande Panda 4x4 adotti gli stessi 145 CV. Assetto rialzato e spirito off-road Rispetto alla versione a due ruote motrici, la Grande Panda 4x4 si distingue per l'assetto rialzato, i passaruota in plastica e le protezioni sottoscocca anteriori e posteriori. Il portapacchi sul tetto con luci LED resta una soluzione da showcar, mentre i piccoli fendinebbia quadrati sul frontale potrebbero essere confermati anche sul modello di serie. In ogni caso, Fiat non ha escluso la possibilità di arricchire questo modello con ulteriori accessori.Gli interni riprenderebbero lo stile della Grande Panda attuale: la concept anticipava soluzioni diverse, con plastiche azzurre per plancia e console centrale e rivestimenti in velluto a coste marrone chiaro. Per ragioni di praticità e di costo, la versione di serie potrebbe puntare su materiali più semplici, resistenti e lavabili. Quando arriva e quanto costerà Al momento non c'è una conferma ufficiale dello sviluppo di questo modello, men che meno delle tempistiche del suo arrivo sul mercato: se, come le nostre indiscrezioni lasciano intuire, la Grande Panda 4x4 si farà, la sua presentazione dovrebbe arrivare a cavallo tra il 2026 e il 2027. Difficile che debutti al Salone di Parigi di ottobre, però: lì l'attenzione sarà tutta per le nuove Grizzly e Grizzly Fastback, accanto alla concept che anticipa la nuova E-Car di casa Fiat. Sul fronte prezzi, è ragionevole attendersi un sovrapprezzo di qualche migliaio di euro rispetto alla versione ibrida a due ruote motrici, che parte da 19.900 euro. La Fiat Grande Panda 4x4 potrebbe restare sotto i 25.000 euro, collocandosi tra le vetture a trazione integrale più accessibili. Grande Panda 4x4 contro tutte Il segmento delle cittadine a trazione integrale è piuttosto limitato, ma la Grande Panda 4x4 dovrà comunque confrontarsi con modelli popolari, anche se molto diversi per soluzioni tecniche e vocazione: dalla Suzuki Swift 4WD alla Toyota Yaris Cross AWD-i, fino a KGM Tivoli e Dacia Duster 4x4.
Categorie: 4 Ruote
Leapmotor B05: come va la berlina elettrica da 482 km in offerta a 22.900 euro - VIDEO
Dopo le SUV, arriva una berlina a cinque porte: con la nuova Leapmotor B05, il marchio fa un passo importante nella propria offensiva europea. Dopo aver costruito la propria presenza sul mercato con modelli orientati soprattutto al rapporto qualità/prezzo, il costruttore cinese - in joint venture con Stellantis - ora guarda anche a un segmento particolarmente competitivo: quello delle berline dal carattere più dinamico. Leapmotor B05: esterni e dimensioni La Leapmotor B05 è una cinque porte lunga 4,43 metri, con una presenza visiva importante (è larga 1,88 metri), soprattutto a livello della carrozzeria sotto la linea di cintura. Si notano dettagli stilistici ricercati: portiere senza cornice, maniglie a scomparsa e cerchi aerodinamici da 19 pollici. Curata l'aerodinamica, con un coefficiente Cx dichiarato di 0,26. Sotto la pelle non ci sono sorprese: ritroviamo l'architettura Platform B, condivisa con la B10. Trazione posteriore, distribuzione dei pesi 50:50 e schema sospensivo con McPherson all'anteriore e multilink al posteriore, sviluppato con il contributo del team chassis globale di Stellantis, anche sulle piste di Balocco. Leapmotor B05: interni L'abitacolo punta sulla digitalizzazione, con display centrale da 14,6 pollici, strumentazione digitale da 8,8 pollici, compatibilità con Apple CarPlay e Android Auto e gestione remota tramite app dedicata. Buono lo spazio per chi siede dietro, meno convincente quello per i bagagli: il vano offre 345 litri dichiarati, non molti per le dimensioni e poco sviluppati in larghezza. Non è previsto un bagagliaio anteriore, ma resta lo spazio per un'eventuale unità a benzina in ottica Range Extender, soluzione al momento non confermata ma in valutazione. Leapmotor B05: motore e test drive Sul fronte delle prestazioni, il motore elettrico sviluppa fino a 218 CV e 240 Nm, consentendo uno 0-100 km/h in 6,7 secondi dichiarati con Launch Control. Due le batterie disponibili: una da 56,2 kWh, accreditata di 401 km WLTP, e una da 67,1 kWh che porta l'autonomia fino a 482 km.Colpisce soprattutto il lavoro sull'assetto: non è una sportiva pura, ma beneficia di una taratura delle sospensioni curata, capace di sostenerla anche quando si aumenta il ritmo, senza eccessivo rollio. Lo sterzo è reattivo, con pochissima zona morta e buona rapidità, superiore alle attese rispetto alla leggerezza del volante e alla demoltiplicazione. Leapmotor B05: prezzi e offerta Per il mercato italiano, la Leapmotor B05 parte da 26.900 euro, con una promozione di lancio che porta la versione Life (batteria da 56,2 kWh) a 22.900 euro con permuta o rottamazione, oppure 3.000 euro di sconto senza incentivi. Numeri che confermano la strategia: puntare sul prezzo per conquistare quote, affiancando contenuti tecnici e dinamici sempre più allineati alle aspettative europee
Categorie: 4 Ruote
Lultima auto in divisa non è elettrica: la Grandland plug-in entra nella polizia tedesca
In occasione del Gpec, Mostra e Conferenza Generale delle Attrezzature della Polizia che si sta svolgendo in questi giorni a Lipsia, in Germania, Opel ha presentato la SUV Grandland trasformata in veicolo per le forze di polizia, da utilizzare per le operazioni di pattugliamento quotidiano. La polizia ha scelto la plug-in La Grandland in dotazione alla polizia tedesca è la plug-in da 165 kW (225 CV) e 350 Nm di coppia, capace di scattare da ferma a 100 km/h in 7,8 secondi e di raggiungere la velocità massima di 220 km/h. La batteria da 17,9 kWh consente un'autonomia a zero emissioni di 82 chilometri. La versione utilizzata per la trasformazione è la top di gamma Ultimate, con fari a matrice di LED, sedili certificati AGR regolabili elettricamente, telecamera a 360 e navigatore connesso. La dotazione per il servizio d'ordine Oltre alla livrea ufficiale riservata alle auto della polizia tedesca, disegnata secondo lo standard Vesba2.0, la Opel Grandland comprende: lampeggianti a LED sul tetto Hänsch DBS 4000 con luci specifiche per i vicoli e sistema di avvisi con display a matrice anteriore e posteriore, lampeggiatori davanti e dietro e illuminazione a LED nel rivestimento del tetto e nel portellone posteriore, estintori, supporto per la paletta di segnalazione, radio Tetra Universal con antenna GPS/Tetra e altoparlanti esterni.
Categorie: 4 Ruote
Benzina sotto 1,90 euro, diesel in calo: petrolio in discesa con spiragli Usa-Iran
La rete di distribuzione dei carburanti registra un nuovo calo dei prezzi di benzina e diesel. Il ribasso è legato all'andamento favorevole delle quotazioni dei prodotti raffinati, in particolare del gasolio, e del petrolio: i due indici di riferimento, Brent e Wti, si mantengono ampiamente sotto i 90 dollari al barile, anche grazie alle speranze di un accordo tra Iran e Usa alimentate dal presidente statunitense Donald Trump.Nel dettaglio, secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, nella mattinata del 12 giugno il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,899 euro al litro per la benzina (-5 millesimi rispetto a ieri) e 2,007 euro per il gasolio (-5). Sulla rete autostradale, la verde al fai-da-te si attesta a 1,994 euro (-4), mentre il diesel arriva a 2,087 euro.La testata specializzata segnala inoltre la decisione di IP di ridurre di 2 centesimi i prezzi consigliati di benzina e diesel, mentre Q8 ha applicato un taglio di 4 centesimi sul gasolio. Modalità di vendita e marchi Per quanto riguarda le diverse modalità di vendita, le medie dei prezzi praticati elaborate da Staffetta sulla base dei dati comunicati dai gestori all'Osservatorio del Mimit indicano la benzina self service a 1,906 euro al litro (compagnie 1,905; pompe bianche 1,908) e il gasolio a 2,015 euro al litro (2,020; 2,004). Al servito, la verde si posiziona a 2,045 euro al litro (2,081; 1,978), mentre il diesel raggiunge 2,155 euro al litro (2,198; 2,074). Completano il quadro il Gpl a 0,793 euro al litro, il metano a 1,563 euro/kg e il Gnl a 1,459 euro/kg.Lo spaccato dei principali marchi mostra Eni a 1,896 euro sulla benzina self service (2,106 al servito) e 2,024 euro sul gasolio (2,236). IP si posiziona a 1,915 euro (2,085) e 2,022 euro (2,192), Q8 a 1,904 euro (2,078) e 2,015 euro (2,187), mentre Tamoil registra 1,897 euro (1,979) e 2,002 euro (2,088).
Categorie: 4 Ruote
Monopattini, ancora una vittima: quasi 100 morti in meno di sei anni
Ancora una vittima su monopattino elettrico, mentre il bilancio continua a crescere: in meno di sei anni i morti sulle strade italiane hanno ormai sfiorato quota 100.L'ultimo episodio arriva da Milano, dove nella notte un 18enne, "passeggero" del mezzo guidato da un amico (comportamento non ammesso), ha perso la vita dopo lo scontro con un'auto: stando alle prime ricostruzioni, i due viaggiavano senza casco e non avrebbero dato la precedenza al veicolo.Un caso che si inserisce in una tendenza sempre più evidente, con numeri in aumento e un fenomeno che fatica a essere contenuto nonostante nuove regole e obblighi introdotti di recente. Strage senza fine Secondo l'Osservatorio Asaps (Amici Polstrada), c'è un'escalation di morti su monopattino elettrico: uno nel 2020, poi 9 nel 2021, quindi 16 nel 2022, per salire a 21 nel 2023 e a 23 nel 2024. Infine, 21 nel 2025 e 6 nel 2026 (si tenga presente che il numero di sinistri decolla con la bella stagione). Per un totale di 97 decessi in meno di sei anni. Inoltre, c'è un numero enorme di feriti lievi e gravi che sfugge a ogni statistica. Regole giuste, ma Per arginare il fenomeno, il ministero delle Infrastrutture ha di recente introdotto varie novità: in particolare, l'uso della targa per i monopattini (l'assicurazione sarà obbligatoria dal 17 luglio). Esiste poi l'obbligo delle luci in condizioni notturne, e quello di viaggiare da soli e col casco conforme alle norme UNI EN 1078 o UNI EN 1080; vietato inoltre marciare sul marciapiede e contromano. Diversi osservatori fanno tuttavia notare che sarebbe opportuna una maggiore opera di prevenzione sul campo, sia a Milano sia in altre città.
Categorie: 4 Ruote
La Pirelli resta fornitore unico della F1 fino al 2028
La Pirelli resterà in Formula 1 almeno fino alla fine del 2028. La FIA ha infatti esercitato l'opzione di estensione prevista nell'accordo firmato nel 2023, prorogando di un ulteriore anno il ruolo di fornitore unico di pneumatici e Global Tyre Partner del Mondiale.Il contratto già in essere copriva infatti il triennio 2025-2027. Con questa decisione, la presenza della Pirelli nella massima serie viene allungata fino al termine della stagione 2028, garantendo continuità tecnica non solo alla Formula 1, ma anche alle principali categorie di supporto.Una presenza a tutto tondoL'estensione riguarda anche le categorie propedeutiche al circus, quindi Formula 2, Formula 3 e F1 Academy, campionati nei quali la Pirelli continuerà a essere fornitore esclusivo. Un aspetto non secondario, perché conferma la volontà di mantenere una linea tecnica comune lungo buona parte della filiera che accompagna i piloti verso la Formula 1.Per la FIA, la proroga rappresenta soprattutto un elemento di stabilità. Il presidente Mohammed Ben Sulayem ha sottolineato il ruolo di Pirelli come partner di lungo periodo del Mondiale, evidenziando gli standard raggiunti in termini di prestazione, innovazione e sicurezza.Una fase tecnica delicataLa conferma arriva in un momento importante per il campionato, che sta attraversando una nuova fase di evoluzione regolamentare. Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato della Formula 1, ha ricordato il contributo tecnico di Pirelli negli ultimi anni, sottolineando come la qualità del lavoro del fornitore italiano rappresenti un punto di riferimento per team e categorie servite.Il rinnovo evita dunque discontinuità in un'area tecnica particolarmente sensibile. Le gomme, nella Formula 1 moderna, non sono soltanto un componente prestazionale: incidono sulla gestione della gara, sulle strategie, sul comportamento delle monoposto e sul tipo di spettacolo che il campionato vuole offrire in pista.Il laboratorio della Formula 1Per la Pirelli, la Formula 1 resta anche un banco di prova tecnologico. Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo dell'azienda, ha ribadito come il Mondiale rappresenti un laboratorio per sperimentare soluzioni avanzate, affinare i processi di ricerca e sviluppo e trasferire competenze anche verso gli pneumatici stradali del futuro.Il manager ha inoltre ricordato il superamento del traguardo dei 500 Gran Premi, raggiunto lo scorso anno, e il ruolo assunto da Pirelli non soltanto come fornitore, ma come partner strategico della crescita del campionato.Una storia iniziata nel 1950Pirelli è fornitore esclusivo della Formula 1 dal 2011, ma la sua presenza nel Mondiale risale alla gara inaugurale del 1950. In oltre 75 anni di storia, l'azienda ha accompagnato diverse generazioni di monoposto, adattandosi ai cambiamenti tecnici e sportivi della categoria.Con l'estensione al 2028, il legame tra Pirelli e Formula 1 proseguirà quindi per un'altra stagione, confermando una continuità industriale e sportiva ormai centrale nell'architettura del campionato.
Categorie: 4 Ruote
900 km, ricarica Flash in 10 minuti, 700 CV: Seal 08, l'ammiraglia BYD dai numeri record
La BYD Seal 08 è la nuova ammiraglia del costruttore cinese, una berlina lunga quasi 5,2 metri disponibile con motorizzazioni elettriche e ibride plug-in. In Cina sono stati aperti i pre-ordini del modello: come spesso accade sul mercato locale, i prezzi ufficiali non sono ancora stati comunicati e le prenotazioni vengono raccolte al buio, anche per misurare l'interesse del pubblico. Secondo alcune indiscrezioni, il listino potrebbe partire da circa 250.000 yuan, pari a poco più di 31.900 euro. Sterza anche dietro La Seal 08 misura 5.150 mm di lunghezza, 1.999 di larghezza e 1.505 di altezza, con un passo di 3.030 mm: dimensioni che la collocano nel segmento delle berline di grande taglia. Il design segue il linguaggio Ocean Aesthetics 2.0, con linee fluide e richiami alle onde del mare, visibili sia all'esterno sia nell'abitacolo. Tra gli elementi tecnici spicca l'asse posteriore sterzante, pensato per migliorare stabilità alle alte velocità e agilità in manovra.A bordo l'impostazione è in linea con gli altri modelli della gamma: piccolo display per la strumentazione, grande schermo centrale per l'infotainment e pochi comandi fisici, concentrati su volante e console centrale. Due motorizzazioni La versione elettrica è proposta con configurazioni single e dual motor, con potenze fino a circa 510 kW (693 CV) e uno scatto da 0 a 100 km/h in circa 3,3 secondi. La batteria Blade di seconda generazione consente un'autonomia dichiarata fino a circa 900 chilometri nel ciclo cinese e supporta la ricarica Flash, capace di portare la batteria dal 10 al 97% in meno di dieci minuti.La versione plug-in adotta il sistema ibrido DM-i, con un 1.5 da 156 CV abbinato a un motore elettrico da 200 kW. La batteria LFP da 45 kWh permette un'autonomia in modalità elettrica fino a circa 400 chilometri. In gamma è attesa anche la più potente versione DM-p, con due unità elettriche e una potenza complessiva nell'ordine dei 400 kW (544 CV).
Categorie: 4 Ruote
Made in Europe: big dell'auto in pressing su Bruxelles, ecco cosa chiedono Renault, Stellantis e VW
Si profila l'ennesima spaccatura tra l'industria automobilistica europea e le istituzioni comunitarie. A causarla sono i requisiti sul made in Europe proposti dalla Commissione Ue nell'Industrial Accelerator Act.I costruttori, tramite Acea, hanno già bocciato il dispositivo, quantomeno nella sua forma iniziale, ma nelle ultime settimane stanno emergendo ulteriori perplessità. Dopo BMW e Toyota, che, pur condividendo gli obiettivi finali, hanno espresso non pochi dubbi, altre aziende hanno preso posizione. il caso di Renault, Stellantis e Volkswagen.I tre gruppi, responsabili del 60% della produzione automobilistica europea, hanno sottoscritto un impegno comune sul made in Europe, inviando un messaggio ai membri del Parlamento (anticipato questa mattina dal Financial Times): sostengono con forza i requisiti di localizzazione europea, ma chiedono regole semplici e chiare e forti incentivi per potenziare la produzione nell'Ue. Serve un quadro realistico Nel messaggio i tre gruppi invitano per l'ennesima volta le istituzioni continentali ad adottare un approccio pragmatico. L'industria automobilistica europea è pienamente impegnata a garantire un futuro solido alla produzione in Europa, ma ciò richiede un quadro realistico, scrivono Renault, Stellantis e Volkswagen, lanciando la prima di tre richieste: il made in Europe deve sostenere la competitività, attrarre investimenti e riconoscere il divario di costi rispetto ai concorrenti globali. Se riusciremo a farlo nel modo giusto, l'Europa potrà rimanere una potenza automobilistica globale. Norme semplici e chiare Poi c'è un appello che non deve sorprendere. La proposta della Commissione europea è stata bocciata perché mancano i cardini fondamentali della semplicità e della chiarezza nell'applicazione delle regole, un errore ormai tipico di qualsiasi provvedimento elaborato a Bruxelles. Ora, i tre costruttori si rivolgono agli eurodeputati proprio per chiedere di intervenire: Un marchio made in Europe' credibile deve essere semplice, raggiungibile e coerente in tutta l'Ue.La semplicità deve riguardare, soprattutto, il requisito del 70%. A loro avviso, una soglia del 70% di contenuto di valore regionale fornisce un parametro di riferimento chiaro e praticabile, che riflette l'intera catena del valore, dalla progettazione alla produzione avanzata, e offre all'industria la chiarezza necessaria per investire.Tuttavia, l'attuale formulazione deve cambiare e i tre costruttori chiedono di creare un quadro volto a garantire che il 70% dei veicoli venduti dalle case automobilistiche in Europa provenga per il 70% dai 27 Paesi dell'Ue. La formula dovrà quindi essere la seguente: 70:70 nell'Ue27. Al contrario, il meccanismo proposto da Bruxelles, per quanto poco chiaro, è sintetizzabile in un'ipotesi del tipo 100:70 nell'Ue27. La richiesta di incentivi Infine, c'è una richiesta non nuova: Il marchio made in Europe' non dovrebbe limitarsi a compensare i costi, ma incentivare attivamente la localizzazione e il reshoring. Ciò significa un sostegno forte e mirato alle batterie europee, una flessibilità pragmatica - soprattutto per le auto di piccole dimensioni - e politiche che rendano i veicoli elettrici più accessibili, costruendo al contempo una filiera europea resiliente.
Categorie: 4 Ruote