Renault Twingo - Con il facelift diventa più tecnologica

4 Ruote - Gen 22,2019

Con oltre un mese d'anticipo sul Salone di Ginevra, la Renault ha svelato la versione aggiornata della Twingo. Il restyling ha migliorato alcuni dettagli della piccola francese, rendendola più pratica ed efficiente: un nuovo design del frontale e del posteriore ha reso più attuale lo stile della cinque porte, mentre nuove dotazioni tecnologiche, come l'Easy Connect, offrono soluzioni di connettività aggiuntive.

Nuova davanti e dietro. A livello estetico la Twingo è stata aggiornata con un nuovo paraurti anteriore, ora dotato di prese d'aria laterali e di una calandra che si fonde visivamente con i nuovi fari con luci diurne a Led. I designer francesi hanno rivisitato anche lo stile del retro, introducendo nuove finiture decorative, un'inedita maniglia per l'apertura del portellone e gruppi ottici a forma di C che riprendono lo stile dei proiettori anteriori. L'assetto è stato ribassato di 10 mm e insieme alle nuove soluzioni stilistiche contribuisce a migliorare l'aerodinamica, a tutto vantaggio di efficienza e prestazioni. A listino saranno disponibili otto colorazioni, le Starry Black, Flame Red, Lunar Grey, Crystal White, Pistachio Green, Pale Blue e le inedite Mango Yellow e Quartz White. I clienti potranno scegliere anche dei Colour Pack per personalizzare la carrozzeria, abbinandoli anche ai nuovi cerchi di lega da 16" negli stili Juvaquatre o Monega.

La turbo è anche Edc. Anche la gamma propulsori è stata aggiornata e comprende tre differenti motori a tre cilindri, tutti omologati Euro 6D-Temp. Il 998 cm3 già disponibile viene proposto nelle versioni SCe 65 e SCe 75. La prima ha 65 CV a 6.250 giri/min e 95 Nm a 4.000 giri/min, mentre la seconda arriva a 75 CV e 95 Nm erogati agli stessi regimi della versione meno potente. In gamma sarà presente anche un 898 cm3 turbo da 93 CV a 5.500 giri/min e 135 Nm a 2.500 giri/min: il TCe 95 sarà l'unica motorizzazione disponibile anche con cambio automatico Edc a sei rapporti, oltre che con il manuale a cinque marce che caratterizza tutte le versioni della gamma.

Piccoli dettagli migliorano la praticità. Lunga 3.614 mm, la Twingo è larga 1.646 mm (specchietti esclusi), alta 1.544 mm e dispone di un passo di 2.492 mm. Il bagagliaio ha un volume minimo variabile dai 174 ai 219 litri ma, abbattendo gli schienali dei sedili posteriori, è possibile arrivare a 980 litri, dimensioni del tutto simili a quelle del modello già sul mercato. Tra le modifiche interne apportate dal restyling si contano dei nuovi scompartimenti, come il portadocumenti sul lato passeggero, ora dotato di sportello su tutte le versioni, o il pozzetto centrale all'interno del quale è possibile posizionare il proprio smartphone, collegandolo a una delle due prese Usb integrate al di sotto dei controlli del climatizzatore. Sugli allestimenti più completi sarà presente di serie l'infotainment Easy Link con schermo da 7" e compatibilità con Android Auto e Apple CarPlay. Il nuovo sistema multimediale dispone di un navigatore TomTom connesso con database Google Places e può essere aggiornato over-the-air. Il proprietario può infine controllare da remoto svariati parametri della propria auto, visualizzandone tramite un'app la posizione o impostando nel navigatore le proprie destinazioni.

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Elettriche - Anche l'India punta sulla gigafactory

4 Ruote - Gen 22,2019

Con lindiscrezione dei giorni scorsi da parte di Toyota e  Panasonic, a proposito della nuova joint venture per le batterie per auto elettriche con lobiettivo di recuperare terreno sui rivali cinesi e a breve distanza dall'annuncio della Tesla per quanto riguarda la gigafactory da realizzare a Shanghai, sono diverse le aziende che hanno messo in campo ambizioni simili. Ora, nel business delle batterie e del futuro elettrico, entra prepotentemente laltra superpotenza asiatica, ovvero l'India. La Magnis Energy Technologies Limited ha annunciato che sta concludendo un accordo con il governo dell'India, il Ministero delle industrie pesanti e le imprese pubbliche, per costruire una Gigafactory della batteria agli ioni di litio con Bharat Heavy Electricals Limited, di proprietà statale, e Libcoin, che è in parte di proprietà della stessa Magnis. Si parla di una fabbrica con una capacità fino a 30 GWh all'anno, paragonabile a quella di Tesla e Panasonic. Resta qualche incertezza sui tempi di realizzazione della fabbrica, non divulgati.

 

 

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Brand Finance - Ferrari è il marchio più forte al mondo

4 Ruote - Gen 22,2019

Dopo cinque anni la Ferrari torna a essere il marchio più influente al mondo tra i 500 brand con maggior valore economico. A stabilirlo è stata la società di consulenza Brand Finance nella tradizionale analisi di inizio anno sulla forza dei marchi a livello globale. 

Premiati gli investimenti. Il marchio della Casa di Maranello ha in particolare ottenuto 94,8 punti su 100 nell'analisi competitiva condotta da Brand Finance tenendo conto di investimenti, ritorno di immagine e relativo rendimento economico in proporzione alla dimensione d'impresa. A sostenere la Rossa sono stati lannuncio degli investimenti per la realizzazione di 15 nuovi modelli e la vendita, già a maggio scorso, dell'intera produzione pianificata per il 2018 e di parte di quella prevista per il 2019. 

Aumenta il valore del marchio. In tal modo la Ferrari ha distanziato altri brand 14 estremamente forti, ossia con rating AAA+, come Rolex, Coca Cola, Intel o McDonald's, e ha soprattutto aumentato il valore economico del suo marchio, che oggi vale 8,3 miliardi di dollari, il 27% in più rispetto al 2017.  Come primo produttore al mondo di auto di lusso, Ferrari ha un livello di riconoscimento indiscusso per design e innovazione", spiega Massimo Pizzo, direttore generale della filiale italiana di Brand Finance. "Il logo del Cavallino rampante è il simbolo perfetto della forza e della vitalità del brand che ha recentemente pianificato nuovi modelli ed è in grado di estendersi al di fuori del settore auto. 

Un settore in salute. Nella classifica generale, la Ferrari è uno dei pochi brand italiani presenti e comunque si piazza distante da un podio dominato dai giganti dell'high-tech e da società statunitensi e cinesi. Amazon, Apple e Google occupano, nell'ordine, i primi tre posti con un valore di marchio superiore ai 140 miliardi di dollari. Le analisi di Brand Finance coinvolgono comunque altre grandi realtà di un settore automotive, che, tra l'altro, mantiene una forte reputazione a livello globale nonostante gli ultimi scandali e  i numerosi problemi. Il mondo delle quattro ruote è secondo solo all'hotellerie in termini di reputazione, perché i suoi marchi sono riconosciuti per essere altamente innovativi e i tedeschi godono di una forte immagine tra i consumatori. La Mercedes, al 13esimo posto, è la prima società del settore auto della classifica con un valore di 60,335 miliardi di dollari (+25,9% sul 2017), seguita al 17esimo dalla Toyota con 52,291 miliardi (+19,7%), al 27esimo dalla Volkswagen con 41,739 miliardi (+4,5%) e al 29esimo dalla BMW con 40,5 miliardi (-3,1%). Seguono la Porsche (47), la Honda (57), la Hyundai (79), l'Audi (85), la Nissan (89), la Ford (93), la Volvo (122), la Chevrolet (128) e la Renault (156). Non mancano la Lexus, la Land Rover, la Subaru, la Buick e la Suzuki mentre la Tesla, tra le realtà di maggior spicco negli ultimi anni, figura solo al 266esimo posto pur guadagnando 44 posizioni in un anno.

Akio Toyoda tra i migliori manager. Brand Finance ha anche elaborato un indice dei migliori manager o imprenditori capaci di rafforzare i marchi delle rispettive creature e la relativa reputazione. Anche in questo caso sono le società tecnologiche a dominare come dimostrato dal primo posto occupato dal numero uno di Amazon, Jeff Bezos. Tuttavia, alle sue spalle, si piazza Akio Toyoda, ceo della Toyota. Non mancano nomi noti al grande pubblico delle quattro ruote. il caso di Dieter Zetsche della Mercedes o di Harald Krüger della BMW per non parlare di Mary Barra della General Motors, una delle sole cinque donne tra i 100 nomi che compongono la classifica.

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Mobilità e flotte - La Bridgestone acquisisce TomTom Telematics

4 Ruote - Gen 22,2019

La Bridgestone Europe ha stipulato un accordo con TomTom per acquisire la business unit Telematics, per un corrispettivo di 910 milioni di euro. La transazione unisce il più grande produttore al mondo di pneumatici e prodotti in gomma con il più grande fornitore di soluzioni digitali per le flotte in Europa. Lobiettivo dell'azienda è quello di combinare la vendita di pneumatici e soluzioni digitali, raggiungendo una clientela ancora più ampia, potendo contare su unimportante piattaforma dati per veicoli connessi. Inoltre, l'accesso ai dati dovrebbe migliorare anche la fase di sviluppo e testing e favorire linnovazione legata ai pneumatici connessi.

Nuova priorità strategica. La Bridgestone ha identificato soluzioni di mobilità digitale e soluzioni per le flotte come una priorità strategica, per venire incontro ai nuovi trend sociali, economici e tecnologici che stanno velocizzando i tempi del cambiamento nel settore automobilistico verso un futuro di veicoli connessi e autonomi. In questo contesto, si legge nel comunicato della Bridgestone, cresce limportanza delle flotte rispetto ai veicoli di proprietà individuale per il trasporto di persone e merci, e di conseguenza i gestori di flotte devono massimizzare la produttività e ridurre al minimo il costo di proprietà, ora più che mai. Questo investimento, dunque, sarebbe il logico risultato del lavoro portato avanti da Bridgestone per rafforzare le sue capacità digitali nell'area Emea. Nello specifico, l'azienda spiega di aver sviluppato competenze nella raccolta di dati provenienti da sensori, piattaforme dati e analytics, sviluppando una gamma di soluzioni e applicazioni digitali come Tirematics, Mobox, FleetPulse e Bridgestone Connect.

I numeri delle due aziende. TomTom Telematics, leader di mercato in un settore in crescita a due cifre, può contare su una base di utenti registrati di 860.000 veicoli, in crescita, e di cui oltre due terzi sono commerciali. Utilizza un sistema go-to-market personalizzato e punta su un'offerta digitale premium che include WebFleet e NextFleet. Le tecnologie che utilizza sono basate sull'analisi dei dati che dipendono da una piattaforma aperta, scalabile, sicura e basata su cloud. Gestisce in media oltre 800 milioni di posizioni Gps, 3,3 milioni di viaggi e 200 milioni di messaggi in arrivo al giorno. La Bridgestone, forte di 2.600 punti vendita nellarea Emea, punterà ad accelerare il business di TomTom Telematics attingendo a sua volta alla sua ampia base di clienti e potendo contare sul suo ruolo di leader di settore per gli investimenti in Ricerca&Sviluppo e sul Digital Garage basato a Roma, dedicato allo sviluppo di soluzioni di mobilità digitale.

 

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Formula 1 - Sessantanni fa la scomparsa di Mike Hawthorn

4 Ruote - Gen 22,2019

Il destino è beffardo, a volte, coi piloti. Oggi viene subito pensare alla sorte maligna di Michael Schumacher, illeso mille volte sulle piste e colpito nel modo più duro da una se si vuole banale caduta sugli sci. Ma proprio in questo giorno, esattamente sessantanni fa, la sorte si accaniva contro un altro grande campione, Mike Hawthorn. Mike era, a detta di tutti, non solo un pilota eccellente, ma anche quello che oggi chiameremmo un personaggio: sempre di uneleganza molto british, della quale facevamo inevitabilmente parte pipa, giacche di tweed e bicchiere di whisky, amava la vita brillante e le corse. Classe 1929, aveva debuttato nei Gran Premi nel 52 con la Cooper, guidando nelle stagioni successive Ferrari, le inglesi Vanwall, Maserati, BRM, prima di tornare alla corte di Maranello. Nella sua carriera ci saranno quattro pole position e diverse vittorie in Formula 1; nel 53, simpone con una Rossa in Francia, diventando allepoca il più giovane vincitore di un Gran Premio (a 24 anni). Lanno successivo, è primo al traguardo in Spagna, sempre con una Ferrari. Ma non sono tutti giorni sereni, i suoi.

Le tragedie. Le corse, ai tempi di Hawthorn, sono dannatamente pericolose. E Mike ne ha un assaggio nellaprile del 54 quando, portando al debutto sul circuito di Siracusa una nuova creatura di Maranello, va a sbattere contro un muro di protezione e riesce a sfuggire per miracolo alle fiamme. Provato anche dalla morte del padre, al quale era molto legato, Hawthorn corre la 24 Ore di Le Mans del 55 con una Jaguar D-Type: una mossa azzardata, unincomprensione, un attimo di fatalità, lo portano a scontrarsi con la Mercedes di Pierre Levegh. La carambola vede interi pezzi di vetture, compreso un motore, finire nelle tribune: i morti saranno oltre 80. Segnato da questi drammi, Mike affronta il Mondiale del 58 con lo squadrone della Ferrari che schiera, oltre a lui, Collins, Musso, von Trips, Phil Hill e Gendebien. Ma il destino è ancora in agguato.

Dolore e trionfo. Orfano di altri grandi piloti, come Eugenio Castellotti (morto a Modena nel marzo 57) e Alfonso de Portago (protagonista della tragedia che, nel maggio 57, mette fine per sempre alla Mille Miglia di velocità), il mondo delle corse segue comunque con interesse un campionato che si preannuncia combattuto, con le inglesi BRM, Cooper, Lotus e Vanwall a sfidare le italiani Ferrari e Maserati. In Argentina, prima gara della stagione, simpone lastro nascente Stirling Moss, con la piccola Cooper-Climax; a Monaco, sempre con una Cooper, è la volta di Maurice Trintignant; in Olanda, tocca ancora a Moss, ma con una Vanwall; a Indianapolis, gara allora valida per il Mondiale, non scendono in lizza i piloti europei, mentre in Belgio il successo va a Tony Brooks, ancora con una Vanwall. In luglio, a Reims, è il turno di Hawthorn di assaporare per la terza e ultima volta in carriera lo champagne destinato al vincitore, mentre in Gran Bretagna lonore va al compagno di squadra Peter Collins. Arriva poi il terribile Nürburgring, dove si consuma unaltra tragedia: lamico-rivale Collins, lanciato allinseguimento di Brooks (che vincerà la gara con la Vanwall), esce di pista e perde la vita. Ma lo show deve proseguire. Hawthorn ottiene tre preziosi secondi posti, in Portogallo (a Oporto), Italia (Monza) e Marocco (a Casablanca), dove perde la vita un altro pilota, Stuart Lewis Evans. Grazie anche allaiuto della squadra, e in particolare di Phil Hill, Mike alla fine è campione del mondo, con un solo punto di vantaggio (tolti gli scarti, come da regolamento dellepoca) su Stirling Moss. Gli basta per annunciare il ritiro dalle corse e lintenzione di dedicarsi allattività di famiglia, il TT Garage. Ma il destino è in agguato: sopravvissuto alle piste, Mike muore in un incidente stradale il 22 gennaio del 1959, primo anno da ex pilota di F.1, schiantandosi con una Jaguar 3.4 litri berlina nei dintorni di Guildford, sulla strada per Londra. Il fondo è bagnato e un testimone dice di aver visto viaggiare la vettura ad alta velocità, mentre effettuava il sorpasso della Mercedes 300 SL guidata dal noto manager Rob Walker. Per Mike, la strada si era rivelata una trappola più pericolosa delle tante piste calcate nella sua brillante carriera.

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Tesla - Parziale dietrofront sul costo dei Supercharger

4 Ruote - Gen 22,2019

La Tesla ha fatto un parziale dietrofront sul tema degli aumenti dei costi dei Superchager. Dopo gli annunci ufficiali, la Casa californiana ha infatti deciso di rivedere gli aumenti delle tariffe dopo aver ricevuto un feedback negativo dai propri clienti.

Riduzione del 10% sugli aumenti previsti. Secondo le informazioni diffuse da Electrek, gli aumenti previsti saranno mantenuti, ma ridotti del 10%. Rimarrà quindi un incremento sostanzioso rispetto al passato con una percentuale inferiore: nel caso dell'Italia era stato deciso un rialzo del 37,5% sul costo dell'energia, ma anche una modifica importante sulle tariffe di occupazione dei parcheggi delle colonnine una volta terminata la ricarica.

Stop alle ricariche illimitate e al Referral Program. La politica della Tesla in merito alle proprie stazioni di ricarica ad alta velocità ha subito nel tempo diverse modifiche: inizialmente veniva fornita energia gratuitamente con l'acquisto del veicolo e più volte è stata proposta l'interruzione di questo servizio, rimandando l'attuazione proprio in relazione alle critiche dei clienti. Dalla fine del 2018 le ricariche illimitate sono state effettivamente sospese per quanto riguarda le vendite delle auto nuove, mentre nei giorni scorsi è terminato anche il Referral Program che permetteva di premiare i clienti con dei periodi gratuiti di ricarica.

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Dakar - Un italiano si prende cura della Mini di Despres

4 Ruote - Gen 22,2019

Il team x-Raid porta ha portato alla Dakar 2019 otto macchine, tre delle quali buggy e cinque Mini 4x4, cui si aggiungevano una Mini per un equipaggio russo dotato della propria assistenza e un side-by-side (categoria di quad chiusi, con roll-bar, due persone di equipaggio, di solito cambio automatico) affidato alle compagne di Peterhansel e di Sven Quandt, il patron del team. I camion erano undici, più un bilico; a queste si aggiungevano quattro auto e due pullmini per il trasporto delle persone. La squadra è composta da poco meno di cento persone, piloti compresi, di una ventina di nazionalità diverse: due sono italiani, uno di loro è il capomacchina di Cyril Despres. Di Claudio Centenari, questo è il suo nome, il direttore sportivo Marco Pastorino ci dice che è una roccia, scoperta in un altro team e portato alla xRaid dalla porta di servizio, finché non ha assunto un ruolo di responsabilità. Ecco come Claudio, 55 anni, casa nei dintorni di Como e lavoro in prevalenza in Germania, ci ha raccontato la sua Dakar al bivacco di San Juan de Marcona. 

A quante Dakar hai preso parte, finora?

Diciotto, iniziando in Africa: questa è la decima per il team xRaid. In precedenza ho lavorato nel mondo del fuoristrada e in quello dei rally, italiani, europei e mondiali. Ora sono il responsabile dei meccanici di Despres.

In quanti siete a lavorare su questa vettura? E quali attività di routine svolgete?

Come meccanici, in due; poi, però, ci sono gli specialisti, come motoristi, addetti a sospensioni, trasmissioni ed elettronica e gli ingegneri, divisi per gruppi. Io, come capomacchina, quando la vettura arriva al bivacco, dopo la prova speciale, seguo il briefing tra il pilota e lingegnere, nel quale il driver spiega gli eventuali problemi rilevati e si fa la lista dei controlli e delle cose da fare.

Che cosa prevede il vostro lavoro?

Allinizio, una check-list di controlli standard: bulloneria, livelli, sospensioni, trasmissione, eventuali perdite, tarature diverse per i differenti piloti, che cambiano di speciale in speciale. Ci sono diversi step di ammortizzatori, concordati con il fornitore.

Il cambio viene sostituito?

La sostituzione viene prevista dopo un certo numero di chilometri, a meno che non ci siano problemi; in genere, si approfitta del giorno di riposo per effettuarla.

Che differenze ci sono tra lavorare sulla Mini 4x4 e sul buggy?

Molte! Il buggy è tutta unaltra cosa Cè molta meno meccanica rispetto alla 4x4, che ha una doppia trasmissione. La Mini ha il motore davanti, il posteriore è pieno di radiatori: in generale, richiede molto più lavoro. Il buggy, invece, è più semplice: tolta la carrozzeria, hai tutto a vista. Sui motori, durante la gara gli specialisti non devono lavorare molto, a meno dinconvenienti. Le regolazioni riguardano piuttosto gli step dellassetto e dellaltezza, che è legata anche alla lunghezza della tappa e, quindi, alla quantità di carburante imbarcato.

Gare a parte, si lavora anche durante il resto dellanno?

Sì, per i test: questanno abbiamo cercato soprattutto percorsi di sabbia, rispetto allanno scorso in cui siamo andati in Bolivia e il terreno era più duro, con rocce e sassi. Si lavora tutto lanno, per il team x-Raid: il buggy lho visto nascere, curandolo fin dal primo esemplare (che poi è proprio quello di Despres) e dal suo montaggio iniziale. Alcuni di noi sono stati distaccati dalla fabbrica delle Mini 4x4 per seguire i buggy, di cui siamo diventati i tre capomacchina.

Viste le molte nazionalità del team, in che lingua parlate?

Linglese è la lingua ufficiale, però io lavoro soprattutto con portoghesi e spagnoli e spesso mi capita di parlare in portoghese, lingua che ormai conosco bene. Ma nella squadra ci sono tanti tedeschi, polacchi, greci e un brasiliano. Per questo, si parla soprattutto in inglese.

un lavoro faticoso? E attira i giovani?

Sì, durante le gare è duro, perché si lavora soprattutto di notte e cè poco tempo per riposarsi. E non è facile trovare dei ragazzi disposti a farlo: agli italiani piacciono le gare che durano due-tre giorni, come il Desert challenge di Abu Dhabi, ma quando inizi a parlare di notti perse, di sabati e domeniche lavorative, di grande freddo e grande caldo, molti si tirano indietro

Senti ancora il fascino della Dakar?

Sì, perché anche questa edizione è stata bella: tutti i piloti dicono che era molto dura. Certo, si è disputata quasi solo sulla sabbia, ma il livello dei partenti era molto alto, almeno quindici erano top driver. E a comandare, là davanti, sono sempre i soliti due-tre.

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